Dante Alighieri primo turista in Romagna fra Valconca e Valmarecchia

angelochiaretti-danteLa relazione fra Dante e la Romagna – si legge nella presentazione dell’evento – ha molteplici sfaccettature; nella Commedia Dante cita luoghi, personaggi ed episodi di storia politica di una terra dove più volte aveva trovato ospitalità dopo l’ esilio da Firenze, durante gli anni del suo peregrinare tra le corti dell’Italia centro-settentrionale ma conosceva la Romagna in lungo e in largo per averla visitata fin da giovane quando faceva parte delle allegre brigate che qui venivano a godersi uno stile di vita che a Firenze non c’ era più.

La conferenza pubblica vede come relatore Angelo Chiaretti (foto),  presidente del Centro Dantesco San Gregorio in Conca. Presenta Gianloris Cresti autore della mostra fotografica “In religioso silenzio” e si svolgerà domenica prossima 3 aprile alle 17,30 presso lo Spazio di Radio Talpa (via Del Prete, 7 – Cattolica). La stessa sarà trasmessa  in diretta su www.radiotalpa.it Lingresso è libero fino ad esaurimento dei posti.

 




Non solo mare, le dieci meraviglie della provincia di Rimini. Le opinioni degli esperti

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Il Tempio Malatestiano

“Chi viene in riviera lo fa per il mare. Vuole dimenticare la macchina in garage e girare in mutande. E’ un po’ come chi va in montagna; ci si va per sciare e non per una capatina ai monumenti di Trento”. Lo afferma Luigi, una delle menti più raffinate del Riminese sulle ragione per le quali il nostro entroterra non viene molto solcato dai turisti, se non con delle eccezioni. Ed un’eccezione; una coppia di anziani tedeschi che ha scelto un bed & breakfast di Villa Verucchio come punto logistico. E da qui ogni mattina partono per un borgo malatestiano diverso. Sono scesi una sola volta a Rimini, soffermandosi sulla Domus del Chirurgo ed il Museo della Città; a parere degli addetti ai lavori la più importante istituzione museale della Romagna. In caso di pioggia e nuvole basse, oltre che la stranote Gradara, San Marino e San Leo, quale altra bellezza appuntarsi?

Pier Giorgio Pasini è lo storico dell’arte con la “S” maiuscola. Non ce n’è uno più appassionato, preparato e competente. Conosce di persona ogni pietra e mattone del territorio provinciale, allungandosi anche a San Marino e non solo. Quando una persona che lo stima gli dice: “Professore, tutto quello che fa lei è eccellente…”. Si schermisce. “Non lo so”. A chi gli chiede quali sono le sue dieci opere del cuore, afferma: “Non ho dubbi. Il Tempio Malatestiano, l’arco di Augusto e la Rimini romana. In provincia abbiamo borghi straordinari: Verucchio e Pennabilli in Valmarecchia e Saludecio e Montefiore in Valconca”. E scendendo tra le opere d’arte? Risponde con una voce sorridente: “Gli affreschi riminese del 1300 nella chiesa di Sant’Agostino, il Crocefisso di Giotto nel Tempio Malatestiano, la Pietà di Giovanni Bellini al Museo della Città a Rimini, la pala dei Carmelitani del Cagnacci nella chiesa di San Giovanni, sempre a Rimini”.

Autore di numerosissime pubblicazioni sulle bellezze del Riminese, per il settimanale della curia, “il Ponte” ha pubblicato dieci guide veloci e piacevoli. L’undicesima in uscita in questi giorni racconta il santuario della Madonna di Bonora (Montefiore Conca). Presto in stampa, almeno così ci si augura, un lavoro sul Tempio Malatestiano; sei secoli nel 2017. Ne è autore Oreste Delucca, il più grande archivista della provincia di Rimini. Gli sono passati per le mani centinaia di migliaia di documenti. “In assoluto – esordisce Delucca, studioso anche di vino e olio nel Medio Evo – il più importante, bello e significativo del nostro territorio è il Tempio Malatestiano”. “Si possono mettere anche i paesaggi”, chiede il raffinato e meticoloso studioso? “Allora ricordo tra le cose da non perdere per un turista le vedute da Montefiore e Verucchio nelle belle giornate. Da non dimenticare le Grotte di Onferno, in quel di Gemmano”. “Abbiamo tante cose belle – continua Delucca -. Come non citare San Leo e San Marino, anche se quest’ultimo è il meno genuino e il più artificioso. Montegridolfo è un castrum gustoso. In provincia abbiamo anche cose da conquistare come Maioletto, vicino Maiolo. Nel 1700 una frana si porta via tutto; non restano che i ruderi di una Rocca. Da lontano, data la forma triangolare della montagna, si fa fatica a distinguere i ruderi. Per arrivare lassù ci vuole una scarpinata bestiale. Sempre lì vicino c’è la cappella di Talamello, con bellissimi affreschi del 1400. A Talamello anche un Cristo di scuola riminese. Ora vorrei scendere a Rimini con l’Arco di Augusto ed il Ponte di Tiberio. Banali, a portata di mano ma che tutto il mondo ci invidia. Per rimanere a Rimini, come ambiente e suggestione, Borgo San Giuliano vale una mattinata. Infine, toccata a Santarcangelo. Qui almeno due tappe: le grotte tufacee ed il mangano del 1600, ma di concezione romana, con il quale ancora oggi la ditta Marchi pratica la stampa ruggine”.

 

Montefiore è stupenda. La sua Rocca è un capolavoro. La piazza circolare di Mondaino è bellissima. E che cosa dire di Sant’Agata Feltria? Semplicemente da visitare. Sono alcuni dei borghi malatestiani nel cuore di Marino Bonizzato, il decano degli architetti della provincia di Rimini. Forse il suo lavoro più importante a livello provinciale è la nuova darsena. Aveva vinto il concorso per il nuovo teatro Galli (un auditorium moderno lontano dalle paure del futuro), ma poi gli è stato preferito il “dov’era com’era”. Il vecchio. Giovane studente a Firenze, osa polemizzare con il grande architetto Quaroni. I due diventeranno amici. Succede. “I borghi malatestiani provinciali sono tutti belli; è difficile stilare delle classifiche. Ha un suo fascino anche Montegridolfo, famoso per essere stato snaturato. Ma dato che tu vuoi i borghi del cuore, ci metterei dentro anche Saludecio. Nella Valmarecchia sceglierei Torriana, Montebello e Sant’Agata Feltria”. “Grazie al fatto che lo sviluppo economico è arrivato tardi lassù non hanno seguito lo scempio della costa degli anni ’50, ’60 e ’70. Poi la sensibilità, non più ad appannaggio delle élite, è aumentata e si sono salvati. Le nuove strade che rendono facilmente raggiungibili le bellezze italiche portano il turismo di massa che non sempre fa bene. In ogni caso mi stupisco delle bellezze del territorio ed è un vero peccato che non vengano messe in circolazione in modo intelligente”. “Dobbiamo anche vivere – continua Bonizzato – l’archeologia in modo nuovo, come la nostra storia sotto i piedi, come qualcosa che ci appartiene profondamente. Deve essere vissuta prima ancora che studiata e letta. Deve essere vissuta come un contenitore di pensieri utile e creativo”.

Riccardo Gresta: “I miei monumenti del cuore”

Riccardo Gresta è tra i massimi storici di ceramica istoriata del Rinascimento. Allievo di Pietro Zampetti, suoi studi sono citati in ogni
libro che racconta la ceramica. Professore in pensione, traccia le sue 10 opere d’arte del cuore.
1) Trionfo della Croce (pluteo frammentario – Santa Maria in Pietrafitta, Chiesa parrocchiale); 2) Crcefisso dell’Agina (Chiesa Parrocchiale di Misano Adriatico); 3) Boccale con lettera K entro ghirlande con bacche (Collezione Cassa di Risparmio di Rimini); 4) Matteo de’ Pasti, medaglia
per Isotta degli Atti (Musei Comunali di Rimini); 5) Giovanni Bellini, Cristo morto sorretto da quattro angeli (Musei Comunali di Rimini); 6) Claudio Ridolfi, La decollazione del Battista (Saludecio, chiesa parrocchiale); 7) Norberto Pazzini, Ora di pace (Rimini, Collezione privata); 8) Filippo De Pisis, Piazza Cavour (Rimini, Musei Comunali); 9) Elio Morri, Ritratto di Maria Luisa Zennari (Rimini, Collezione privata); 10) Vincenzo Cecchini, Dilatazione-incastro (Cattolica, Collezione Carla e Sergio Battarra).




Gli stranieri ‘assaltano’ l’entroterra, centinaia in cerca della loro “Toscana”

di FRANCESCO TOTI

“Non c’è, è nella vigna, provi più tardi per l’ora di pranzo”. “Buongiorno, ci dobbiamo risentire attorno alle tre del pomeriggio perché c’è la pasta in tavola”. Costumi italiani per il pittore Phelan Black, insieme alla sua famiglia fu uno dei primi stranieri a raggiungere la Valconca (campagna di Mondaino) in pianta stabile. Siamo nel lontano 1983. Da allora sotto il cielo della Valconca e della Valmarecchia, per rubare un’immagine di una scrittrice americana, Frances Mayes, hanno trovato la loro Toscana decine e decine di stranieri: inglesi, tedeschi, svizzeri, svedesi, olandesi. Un vero e proprio boom negli ultimi anni. Gli svedesi hanno acquistato e restaurato abitazioni nel borgo di Mondaino e Saludecio. Gli inglesi invece hanno preferito la campagna. Ci sono poi svizzeri, tedeschi. Enrico, teutonico, ha optato per l’abbandonato Castelnuovo nei mesi estivi e Montefiore negli invernali. Traduce autori italiani: Paolo Volponi, Italo Calvino. Lo si incontra negli angoli dei bar caratteristici con un bicchiere di rosso in mano. “Non potranno mica stare nel casino della riviera”, il commento di un morcianese davanti all’edicola con decine di testate estere in bella mostra.

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Una bella immagine di Saludecio, borgo tra i più amati in Valconca

Nelle edicole di Morciano si trovano quotidiani e periodici in inglese, tedesco, olandese e qualcosina anche in francese. Tra le testate c’è anche l’Economist, uno dei più prestigiosi giornali economici del mondo. Son riservati e molti di più di quanto mai ci possiamo immaginare. Racconta Giorgio, un idraulico di Cattolica: “Una sera ero nei pressi di Granarola, suono il campanello, mi viene incontro un’attraente signora che mi indica il cancello giusto. Della Svizzera tedesca la provenienza. Raccontava che per lei quella zona è più bella della Toscana, dove vivono troppi stranieri e le case sono molto più care che da noi”. A Perticara, da molto tempo, il campeggio è gestito da una famiglia olandese che hanno inondato la vallata con le targhe arancioni. Piccolo inciso.

Non è straniero, ma anche uno dei massimi intellettuali al mondo, Umberto Eco, ha scelto l’Alta Valconca come luogo dove ritemprarsi. Per l’esattezza quel di Montecerignone. La famiglia Phelan Black forse è stata la prima a mettere radici nella campagna della Valconca. A chi gli chiede quanti inglesi conosce risponde con una voce sorridente: “So che ce ne sono molti, soprattutto a Cattolica per matrimonio, ma io non li frequento per scelta. Preferiscoessere parte della comunità italiana; esclusivamente con gli stranieri non è vita”. A chi gli chiede com’è arrivato
nei primi anni Ottanta lassù, racconta: “Ho sbagliato strada… no scherzo. Ero amico del pittore romano Ferruccio Marchetti, uno che aveva studiato a Brera, a Milano. Prima di me aveva comprato a Montespino. Facciamo una mostra insieme mi dice di prendere casa quassù dato che la zona è bellissima e potrebbe essere motivo di ispirazione”. Oltre a dipingere, Black fa bed & breakfast, coltiva la campagna e fa ottimi vini: sangiovese, verdicchio e passerina (quest’ultimo vitigno appena impiantato). “Quando abbiamo aperto il bed & breakfast – continua l’artista inglese che ha anche dipinto uno dei primi Pali di Mondaino – a maggioranza i nostri ospiti erano stranieri; ora ci sono anche moltissimi
italiani. Non male per uno straniero”. A chi gli chiede il classico confronto con la Toscana, risponde, anzi non risponde: “Gli amici inglesi che mi vengono a trovare dicono che qui è bellissimo; però lo è anche la Toscana. Ma è una meraviglia anche Rimini. Questo paesaggio davvero sorprendente per bellezza ispira molto la mia pittura”. Inglesi in campagna e svedesi nei borghi. Nelle mura di Mondaino hanno acquistato casa ben sette famiglie svedesi: due architetti, il consigliere finanziario del re svedese. Hanno recuperato alcuni dei palazzi nobiliari in abbandono più blasonati dell’Alta Valconca.

A Saludecio, sempre una famiglia svedese, è stato restaurato un’antica dimora vista mare di una bellezza mozzafiato. La presenza in pianta stabile degli stranieri sta alimentando un turismo di livello medio alto che sta mutando anche l’economia e le relazioni interpersonali. Insomma, la cultura sta modificando i costumi. Sono sorti tantissimi bed & breakfast. E’ arrivata, soltanto in Valconca e non ancora in Valmarecchia, un’associazione di una civiltà unica. Si chiama “Woof”. Gli associati ospitano nelle loro aziende agricole biologiche ragazzi che arrivano da tutto il mondo; persone alla ricerca di stili di vita in armonia con la natura. Ogni anno, nelle campagne di Mondaino, Saludecio e Montegridolfo, approdano circa 150 persone. Per inciso il figlio di Black lavora in questa associazione mondiale; la sorella invece insegna inglese.

 

 

 




Paesaggio della Gioconda, una finestra aperta sulla Valmarecchia?

gioconda_valmarecchia-montefeltroRosetta Borchia e Olivia Nesci hanno individuato nella valle riminese il paesaggio dipinto da Leonardo alle spalle di Monna Lisa, che in realtà sarebbe stata Pacifica Brandano, cortigiana di Urbino. Una finestra aperta sulla Valmarecchia, da Urbino fino ai due Sassi e Pennabilli, lungo il letto del fiume e su a toccare le cime dell’Appennino. Con un po’ di fantasia possiamo immaginare che fosse la vista di cui godeva dalla sua finestra o dal balcone la Gioconda dipinta da Leonardo Da Vinci.

La Gioconda, il sorriso più misterioso della storia dell’arte italiana, ora ha un enigma in meno da svelare. Le “cacciatrici di paesaggi” Olivia Nesci e Rosetta Borchia, ricercatrici urbinati, sono riuscite infatti a riconoscere e individuare nello scorcio dipinto da Leonardo alle spalle di Monna Lisa (ma è questo il suo vero nome? sembrerebbe proprio di no) le alture e i corsi d’acqua della Valmarecchia. Una conclusione alla quale sono giunte dopo un lungo studio, durato quattro anni (in libreria col titolo “Codice P. Atlante illustrato del reale paesaggio della Gioconda”).

Ma chi è, realmente, quella che da tutti è conosciuta come Gioconda? Il nome le deriva, è noto, da una figura storica, Monna Lisa Gherardini, nobile italiana moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo. Recenti studi hanno avanzato l’ipotesi che invece non si tratti di lei ma di una dama della corte urbinate, Pacifica Brandano, amante di Giuliano De’ Medici durante il suo esilio dalla città toscana. Una tesi che confermerebbe anche la ricostruzione di Borchia e Nesci che hanno riconosciuto proprio una porzione del Ducato riprodotto in molti dettagli a sfondo del ritratto e ne farebbero un contesto molto coerente con “Monna Pacifica”. Non paesaggi immaginari, dunque, ma corsi d’acqua, rilievi, edifici e percorsi reali. Sono la Valmarecchia e uno scorcio di Marche osservati da uno stesso punto di vista, il Ducato, verso due direzioni poco differenti.

Olivia Nesci e Rosetta Borchia sono due ormai esperte cacciatrici di paesaggi. Hanno già individuato e riconosciuto gli sfondi di diversi dipinti di Piero della Francesca (come il Dittico dei duchi e il Battesimo di Cristo), Raffaello e Bellini. Ma la portata di questa rivelazione è davvero straordinaria, trattandosi del ritratto e del quadro più famoso, ammirato e fotografato al mondo. “Della Gioconda non avevamo proprio intenzione di occuparci – hanno raccontato – perché è troppa l’attenzione e tanti i rischi”. E invece, come spessissimo accade, le grandi scoperte arrivano quasi per caso. Questa è avvenuta durante una ricognizione: due rupi, un ponte. L’illuminazione è un lampo: è il paesaggio della Gioconda. Il tassello destro del dipinto sono le rupi di Pozzale. Il ponte attuale ha aiutato parecchio l’identificazione, è in un luogo distante solo poche centinaia di metri dal sito di un ponte molto più antico, quello che avrebbe potuto vedere Leonardo in uno dei suoi viaggi in queste zone, all’inizio del ‘500, al seguito di Cesare Borgia o proprio Giuliano De’ Medici nel 1516.

Lo stesso ponte che ritorna anche a sinistra del ritratto, con una prospettiva differente. Questa è stata la prima tessera del mosaico. Poi, cercando tutto attorno, sono venute le altre. Il lavoro è stato lungo e complesso perché serve una chiave interpretativa: “Per capire come Leonardo ha inteso rappresentare il paesaggio serve una ‘password’ – spiegano ancora le studiose – che noi abbiamo ritrovato studiando i codici. Il metodo è quello della compressione”. Un po’ come stirare o stringere un’immagine. Lo si osserva per esempio nella parte superiore destra, dove si trova il monte Aquilone, che sulla tela Leonardo ha schiacciato, deformandolo, ma senza privarlo del suo profilo caratteristico. Una ulteriore scoperta nella scoperta le ha aiutate a confermare che erano sulla strada giusta. Alcuni disegni preparatori rinvenuti nel codice Arundel, alla Royal Library di Londra. Uno dei quali è un abbozzo proprio della valle del Senatello, affluente del Valmarecchia, anch’esso presente nella Gioconda. Sulla sinistra ancora i profili inconfondibili della Valmarecchia e della dorsale appenninica: il Sasso Simone, il Simoncello, il colle di Bascio e la torre. E a fondo valle ancora il fiume Marecchia che scorre. Lo studio di Rosetta Borchia e Olivia Nesci racconta anche di un Leonardo geologo, geomorfologo e osservatore delle trasformazioni del territorio. A conferma, se mai ce ne fosse bisogno, dell’immenso ingegno riconosciuto a quest’uomo.

Il volume è un volo affascinante, ben documentato attraverso tantissime immagini, confronti con l’attuale aspetto del paesaggio, fonti storiche e scientifiche, studi geologici e archeologici a supporto e conferma della validità di questa teoria. E ora che Monna Lisa non è più Lisa, Pacifica semmai, e sembra aver traslocato dalle rive dell’Arno alle alture della Valmarecchia, cosa resta da fare? Perché no cogliere al volo un’occasione troppe volte rimandata. L’entroterra come Paesaggio della Gioconda (continueremo a chiamarla comunque così nei secoli a venire, statene certi) potrebbe essere un volano di incredibile fascino, portare il territorio ad essere scoperto e riscoperto per dare una spinta nuova a un turismo con una spina dorsale più forte di prima. È il proposito lanciato anche dal presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali con l’auspicio che la società civile, prima ancora della politica, sappia cogliere la palla al balzo. Vedi mai che sia proprio una cortigiana feltresca del Rinascimento, per giunta Marchigiana, aprendo la sua finestra, a portare finalmente un po’ d’aria fresca nell’entroterra romagnolo.

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A Maiolo il primo Smart Bike Park d’Italia

Il primo Smart Bike Park italiano è nel cuore della Valmarecchia. Si tratta di “un sistema di telecontrollo delle linee elettriche e dei proiettori di pista” che con un’apposita tecnologia permetterà di ottenere alti livelli di efficienza energetica (oltre 35% di risparmio energetico) e di attivare servizi nel parco tecnologico. L’inaugurazione è prevista per il prossimo fine settimana, il 23-24 novembre. Smart Bike Park di Maiolo è un progetto promosso dal Comune di Maiolo con il supporto della Cooperativa Ecoservizi l’Olmo, con il patrocinio della provincia di Rimini – con il supporto di aziende private, tra cui Umpi azienda leader nel settore dell’innovazione e della tecnologia Smart e altri sponsor come ITAB, Agriturismo la Boscara e GAL Montefeltro che hanno dato un contributo per l’evento.

“Siamo orgogliosi di patrocinare questo progetto che da vita a Maiolo, al primo Bike Park Smart italiano – ha dichiarato Marcello Fattori, Sindaco del Comune di Maiolo – che si accende in via permanente proprio nel cuore della Valmarecchia, questo innovativo sistema di luce intelligente e di servizi Smart per partecipanti e turisti, permetterà di ottenere alti livelli di efficienza energetica e di dare tutta una serie di innovativi supporti tecnologici, che contribuiranno a fare della nostra città e del nostro Bike Park un modello di riferimento per tutto l’entroterra. Grazie a questo progetto, che consentirebbe di realizzare il 35% di risparmio energetico e di abilitare nel contempo le reti elettriche esistenti a diventare una sorta di LAN estesa e capillare capace di interconnettersi alle dorsali di comunicazione presenti (ADSL, Hiperlan ecc..), verranno attivati nel Bike Park servizi ai clienti e ai visitatori italiani e stranieri, attratti sempre più dalla innovazione tecnologica e dai servizi Smart. In questo impianto, avremo modo di vedere quali sono in pratica le applicazioni più innovative della interattività con le luci e con gli apparati multimediali interconnessi fino ad applicazioni di Wifi distribuito e di servizi a valore aggiunto. Questa piattaforma intelligente se estesa anche sulla città della Valmarecchia potrebbe contribuire a limitare fortemente gli sprechi, garantendo di conseguenza risparmi di gestione tra energia e ottimizzazione dei processi manutentivi, oltre a ridurre l’emissione di GAS serra, contribuendo così a migliorare la qualità dell’aria, nel pieno rispetto del Protocollo di Kyoto e delle direttive Europee per il 2020”. Questo il programma. Sabato 23 novembre alle 9.30 apertura piste e inizio risalita per gli atleti. Ore 11.00 presentazione del progetto Bike Park Valmarecchia e saluto degli sponsor e alle 12.30 cerimonia di inaugurazione del Bike Park Valmarecchia, dalle ore 13.00 alle ore 16.30 riapertura piste. Dalle 20.00 alle 23.00 Pump Tack illuminata a disposizione dei Bikers.

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Impara a fotografare, incontri in biblioteca

Il Comune di Gemmano e l’Associazione Giovani Insieme organizzano un corso base di fotografia che si terrà a partire dal prossimo 20 novembre 2013. Con il corso si apprenderanno le nozioni base, si approfondiranno le conoscenze e si acquisiranno nuovi metodi. Il corso si tiene in aula una volta a settimana per sei settimane e poi due esercitazioni pratiche all’aperto. Le iscrizioni si ricevono presso la biblioteca comunale, Largo Pillitteri, a Gemmano negli orari di apertura (martedì e venerdì dalle 14,30 alle 17,00) oppure presso il Comune di Gemmano, Ufficio segreteria tutti i giorni feriali dalle 8,00 alle 13,00. Le iscrizioni devono pervenire entro il 16 novembre prossimo ed ha un costo, simbolico, di 15 euro. Per informazioni telefonare al 0541854060 – 3387953341.




Si parte con la Valmarecchia del futuro

 

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di DANIELE BARTOLUCCI

C’erano una volta Malatesta e Montefeltro a contendersi il primato lungo il fiume. Poi con l’avvento dell’Unità d’Italia la storia ci ha consegnato per un secolo la “bassa” e “alta” Valmarecchia, divise da un confine che i cittadini hanno deciso di cancellare con il referendum del 2006 e dal 2009 il territorio è tornato sotto un’unica bandiera, quella dell’Emilia Romagna. Ma non ancora unito, almeno fino a primo gennaio del 2014, quando, salvo colpi di scena, partirà la nuova Unione dei Comuni che ricomprenderà tutti gli undici enti fino ad oggi divisi tra Comunità montane e vecchie Unioni.

AI NASTRI DI PARTENZA  – Per la verità ai nastri di partenza saranno in dieci, visto che come scelto (con un altro referendum a inizio ottobre) Poggio Berni e Torriana daranno vita, in contemporanea, alla nascita della prima fusione di Comuni della Romagna, dopo che Savignano e San Mauro hanno scelto di No, in attesa che gli ammiccamenti tra Verucchio e San Leo favoriscano se non un muovo “matrimonio”, almeno un primo fidanzamento. Un doppio battesimo, insomma, per l’Unione a 10 e per Poggio Torriana (così si chiamerà infatti il nuovo Comune). Ma non sarà per tutti una festa: questa è pur sempre l’Italia dei “mille campanili” e decidere di buttarne giù dieci (o undici) in una volta sola è impresa ardua.

NUOVE REGOLE – Ci sono da stabilire, e lo stanno facendo i vari consigli comunali, le nuove regole dell’ente, come ad esempio la rappresentatività dei vari Comuni: perché se è vero che il nuovo Consiglio dovrebbe essere costituito da 22 consiglieri più un presidente, è anche vero che i vari Comuni potranno contare su “quote voto” diverse a seconda della grandezza, come è il caso di Santarcangelo che con 4 consiglieri (2 di maggioranza e 2 di minoranza) avrà ben 15 “quote voto” su un totale di 51 (34 di maggioranza e 17 di minoranza). Ma anche le funzioni associate rappresentano un rebus: la normativa regionale lascia infatti un po’ di spazio di manovra ai singoli Comuni, nello scegliere ad esempio di associarsi solo con alcuni e non con tutti. Ma questo comporta poi un calcolo complesso per il costo e le spese degli stessi, da suddividere poi tra chi ci sta. Ed è su questo piano che ora si sta discutendo nei Consigli comunali, dopo oltre due mesi di discussioni all’interno delle Commissioni. Nel nuovo statuto, insomma, dovranno essere inserite tutte queste cose, che per certi versi (si pensi all’Altavalmarecchia) rappresentano delle novità assolute. Così come di novità assoluta si parla per lo statuto del futuro Comune di Poggio Torriana: una volta che la Regione approverà la legge della fusione, scatteranno i due mesi finali per gli amministratori per redigere lo statuto e consegnarlo nelle mani del Commissario prefettizio che subentrerà alle due amministrazioni odierne (affiancato dai due sindaci, però) fino alle prossime elezioni. Già, quelle elezioni dove quasi tutti gli stessi Comuni (esclusi dalla competizione Novafeltria e Pennabilli che lo faranno nel 2016) dovranno rinnovare sindaci e consiglieri comunali. Anche per questo l’attuale dibattito e “gestazione” rappresenta un passaggio politico anche in vista di questa tornata elettorale.

LA CAMPAGNA ELETTORALE – Una tornata che si preannuncia già prima ancora che parta la campagna elettorale, un unicum nella storia della Valmarecchia: ben tre Comuni degli otto che predisporranno le urne, arriveranno all’appuntamento guidati da un Commissario. Santarcangelo, che ha visto cadere in Consiglio comunale il sindaco Mauro Morri; Casteldelci, che dopo l’arresto del sindaco Mario Fortini ha visto anche le dimissioni dei consiglieri comunali proprio in queste settimane; Poggio Torriana, che per scelta dei cittadini, dal 1 gennaio vivrà una transizione “prefettizia”. Insomma, ci sarà da “pedalare” per tutti, sia per chi deve recuperare credibilità sia per chi volesse approfittare della debolezza dell’avversario. Sarà una competizione serrata, perché disegnerà non solo il futuro dei singoli Comuni, ma anche la futura composizione dell’Unione a 10, che sarà, dovesse venire abolita la Provincia, l’organo decisionale più “pesante” della zona.

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Viaggi e itinerari, la Valmarecchia sotto una luce diversa

A metà strada tra guida turistica e saggio filosofico – spiega una nota di presentazione –  il libro “In Cammino con Francesco” di Massimo Fucci e Simona Dell’Aquila è un invito a riscoprire la Valmarecchia inseguendo le tracce del passaggio di San Francesco nel nostro territorio, come la testimonianza dell’episodio della donazione del monte della Verna avvenuta a San Leo 800 anni fa, monte su cui, secondo la tradizione, il Santo ricevette le stigmate nel settembre del 1224.

Ripercorrendo alcuni luoghi che la tradizione vuole toccati dal Santo risalendo da Rimini a La Verna, tratto inedito di quel cammino che unisce La Verna ad Assisi e percorso ogni anno da migliaia di pellegrini, il libro dipinge un ritratto più che mai vivo di San Francesco, con la Valmarecchia a fare non solo da sfondo ma a suggerire e testimoniare una presenza. Borghi medievali, conventi, chiese, alberi e fonti miracolose, eremi, persone che con la loro vita si sono fatte interpreti delle parole del Santo. Non soltanto, quindi, le leggende legate a San Francesco e i lasciti dell’arte francescana: il percorso tracciato nel libro mira ad approfondire alcuni insegnamenti francescani declinati nell’attualità, come il farsi straniero e pellegrino sulla terra e l’amore per la natura e gli animali. Il tutto nel segno del cammino: partendo dai benefìci propri dello svolgimento di un’attività fisica all’aria aperta, si delinea nel libro una breve storia del camminare, dalle origini nomadi dell’uomo fino alle marce per la pace e i cortei dei giorni nostri, riproposizioni laiche degli antichi pellegrinaggi, dove le richieste di riforme politiche hanno sostituito le motivazioni spirituali trasformando in un pubblico l’uditorio composto da Dio o dagli dèi.

Realizzato tramite l’unione di testo e fotografia e corredato da una mappa con indicati i luoghi francescani citati nel percorso, il libro vuole essere il primo volume di una collana, un progetto di guide turistiche per riscoprire alcuni luoghi nascosti d’Italia valorizzando aspetti inediti del territorio legati al paesaggio, alla storia, all’arte e alla cultura del nostro Paese.

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Turismo in Valmarecchia, il nuovo trend dell’ospitalità diffusa

di MILENA ZICCHETTI

Come poter promuovere una ospitalità diffusa nel nostro territorio? Quanto è importante la collaborazione fra pubblico e privato affinché si possa garantire un turismo legato alle tradizioni, ai prodotti tipici territoriali, al patrimonio storico-culturale e paesaggistico che la nostra Valmarecchia ha e che occorre sfruttare al meglio?

Domande ampie, tutte da approfondire, a cui si è cercato di dare una risposta. Ad aprire l’incontro che si è tenuto lo scorso 9 maggio presso la giunta comunale di Santarcangelo, è proprio l’assessore del turismo del comune ospite, Simona Lombardini che ha sottolineato come dagli incontri ci sia una importante possibilità di confronto. Ad entrare nei dettagli tecnici ci ha pensato Ivano Panigalli, responsabile provinciale della CNA, che oltre ad elencare le varie tipologie di ospitalità diffusa (B&B, agriturismi, affittacamere, alberghi diffusi, case per vacanze…), ha anche spiegato nel dettaglio i requisiti e le formalità necessarie per la partenza e la gestione dell’attività.

Ma è al prof. Alessandro Sistri, docente di Teoria e Tecniche della Promozione Territoriale dell’Università di Urbino, che è stato affidato il compito più importante: spiegare il tipo di turismo più idoneo per il nostro entroterra. Il suo intervento è stato senza ombra di dubbio quello più interessante e a testimoniarlo, il silenzio assoluto in sala. “Quello del turismo è un tema di portata universale. L’obiettivo è quello di realizzare un sistema di ricettività turistica diffusa di qualità, utilizzando edifici esistenti quali potenziali strutture ricettive ,senza doverne costruire di nuovi. Occorre inoltre iniziare a promuovere il nostro territorio e tutto quanto esso può offrire, ma per fare questo dobbiamo partire prima da noi stessi, tirare fuori l’orgoglio di appartenenza e, cosa più importante: crediamoci! Abbiamo sempre pensato con i piedi a bagno nel mare, ora iniziamo a pensare con i piedi in collina”. Tre i punti fondamentali considerati dal professore: l’individuazione del prodotto, il saper vendere il nostro territorio e la creazione di un progetto sociale. “Essere belli e bravi non basta più, il turismo è cambiato e la Romagna non può più vivere di rendita col solo mare” prosegue il professore “Molti turisti ormai decidono cosa fare prima ancora di dove andare, quindi diventa importante saper proporre il nostro territorio al meglio, dal mare ai monti. Basta pillole o ricette magiche di marketing. Serve un vero e proprio progetto sociale che tenga conto delle differenze tra i vari comuni creandone al contempo una forte unità e unicità, un qualcosa che renda la Valmarecchia interessate e riconoscibile a tutti”.

A concludere l’incontro, la testimonianza di Silvia Santolini, imprenditrice di Verucchio, che ha raccontato la sua esperienza, le soddisfazioni e le difficoltà nella realizzazione, assieme al marito, del primo albergo diffuso in Valmarecchia. Dal suo racconto, proprio perché vissuto in prima persona, è emersa l’importanza della conoscenza del proprio territorio anche da parte di chi ci abita e ancora più degli esercenti che, per questo tipo di turismo, diventano sempre più spesso dei veri e propri punti di riferimento per i turisti, preferendoli agli uffici di informazione spesso troppo ‘costruiti’ e meno folcloristici. Il prossimo e ultimo incontro si terrà a Casteldelci giovedì 30 maggio alle ore 21:00 presso il Palazzo Comunale in P.zza San Nicolò.

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Maratona in Altavalmarecchia

La presentazione della speciale Maratona

Tutti in Valmarecchia per “Altavalmarecchia da vivere”. Tre giorni consecutivi (venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 settembre) per 42,195 chilometri. Si corre, su tracciati nuovi, attraverso paesaggi bellissimi a contatto con la natura dove il tempo sembra non trascorrere, lontano dal traffico e dallo stress quotidiano nella splendida Altavalmarecchia. La prima tappa di 14 km si svolge in linea da Novafeltria a Perticara, dove si ricorderà l´amico Ludovico Molari scomparso nei giorni scorsi. Alle 17.00 scatterà la tappa d´avvio da Piazza Vittorio Emanule mentre l´arrivo è posto al Campo Sportivo del Parco Minerario. Nella 2° giornata, sabato alle 17, da Piazza degli Artisti si disputerà il Giro di Pennabilli di 12 chilometri. Domenica mattina è in cartellone, la terza e conclusiva tappa, il Giro di Sant´Agata Feltria 16 chilometri dove si toccherà anche Petrella Guidi. Partenza ed arrivo dalla suggestiva Piazza Fabbri mentre le premiazioni della Maratona dell´Altavalmarecchia si svolgeranno nel Teatro Angelo Mariani. In campo maschile i favoriti sono Massimiliano Sfondalmondo, Fabio Montanari, Martino Venerandi, Enrico Benedetti ed i fratelli Roderto e Stefano Dominici. Nella gara rosa la favorita d´obbligo è l´umbra Lorena Piastra senza dimenticare la milanese Chiara Zoppelli e la romana Nicoletta Jelmoni. Tra le iscritte anche la messicana Eva Miriam De la Teja. Alla presentazione il 17 settembre,  presso la sala Italo Nicoletti del Comitato Provinciale Coni di Rimini, sono intervenuti Donato Mantovani (Presidente Coni di Rimini) l´assessore provinciale al turismo Fabio Galli, l´assessore Alta Valmarecchia Stefania Sabba, Imara Castaldi (Presidente Cai Rimini) e Gionni Schiaratura per il Golden Club Rimini. Nella folta platea diversi amministratori tra cui il Sindaco di Pennabilli Lorenzo Valenti.