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Tari, con la crisi 10 milioni di insoluto. Brasini: ” A rischio l’intero bilancio comunale”

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Gian Luca Brasini, assessore al Bilancio del Comune di Rimini.

I conti non tornano più e il “banco” rischia di saltare. Con una lunga e dettagliata nota politica, l’assessore al Bilancio del Comune di Rimini Gian Luca Brasini (foto) non usa mezzi termini e, nel ricostruire la situazione dei conti pubblici locali, parla di rischi sulla tenuta di un bilancio già messo a dura prova  da tagli “indiscriminati” che per Rimini –  secondo i conti di Palazzo Garampi – sono stati pari a 27 milioni di euro in quattro anni. “Da quando si è insediata l’amministrazione Comunale – spiega l’assessore Brasini nella sua ricostruzione – ha scelto di non venire meno ad un principio fondamentale: garantire l’equità fiscale, tutelando le fasce deboli e perseguendo nella strada, difficile e decisamente in salita, di non aumentare la pressione fiscale a carico dei cittadini e delle imprese”. A guastare la festa a questo scenario più che auspicabile, pare siano i conti sulla Tari, tassa destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Mancano all’appello 10 milioni di euro.

“La  tassa sui rifiuti – precisa Brasini – che dallo scorso anno è tornata in gestione diretta del Comune ha consentito di conseguire un risparmio di quasi 500 mila euro utilizzato poi per contenere la tariffa. Per il 2013 e il 2014 il mancato introito derivante dal tributo sui rifiuti si è attestato intorno ai dieci milioni di euro; un pesante insoluto sulla quale incide in maniera determinante la difficoltà delle piccole e medie imprese del territorio, alcune delle quali costrette a chiudere i battenti o al fallimento. Alla crisi economica si associa indubbiamente anche un atteggiamento elusorio da parte soprattutto di operatori economici; questo lo si può riscontrare dal fatto che i mancati pagamenti riguardano circa il 20% di utenze domestiche mentre l’80% è addebitabile alle attività. Inutile negare che il venire a meno di questi dieci milioni di euro rischia di creare nei prossimi mesi evidenti difficoltà finanziarie, che potrebbe mettere a serio rischio l’intero bilancio comunale e quindi la sostenibilità dell’articolata rete di servizi”. Un effetto a catena della crisi con difficili operazioni di recupero.

 

“Il Comune di Rimini – spiega ancora Brasini nella sua nota – ha scelto l’approccio della tax compliance, che prevede di agevolare i contribuenti nell’adempimento degli obblighi tributari, lasciando solo come extrema ratio il recupero forzoso, ma sul fronte della Tari i risultati sono stati scarsi. Basti pensare che a fronte di solleciti per un milione di euro verso le categorie morose, sono stati  recuperati attraverso la tax compilance appena 50 mila euro. Nonostante dunque le agevolazioni e l’imponente attività di recupero dell’evasione (che, almeno parzialmente, funge da ‘cuscinetto’ al problema degli insoluti), oggi è a fortissimo rischio di mancata riscossione una cifra imponente che inciderà in percentuale anche sulla Tari 2015.  A questo proposito le linee guida del Ministero delle Finanze impongono ai Comuni, in presenza di un insoluto, di imputare alla tariffa complessiva dell’anno successivo una percentuale pari al 5%  dell’importo del piano finanziario, percentuale che nel nostro caso corrisponde a circa 1,8 milioni di euro.  Alla luce di tutto questo, per il prossimo anno dunque si può già prevedere un aumento della tariffa Tari che, per Rimini, nell’arco quinquennale tra il 2010 e il 2014 ha registrato un aumento del 9,08%, più contenuto rispetto a gran parte dei capoluoghi in Emilia Romagna e/o limitrofi”. Insomma, è in arrivo un aumento della tassa. A ricordarci un principio economico e sociale talvolta dimenticato: che la crisi non è di qualcuno, ma di tutti. (D.C.)

 

 




Banca Carim taglia 60 dipendenti e 11 filiali

di LUCA RIGHETTI

La tagliola è arrivata nel tanto atteso Piano Industriale 2015-2016, presentato ufficialmente dal Consiglio di Amministrazione della Società qualche giorno fa. Un piano che, nelle linee tracciate, dovrebbe avere il compito di impostare il rilancio produttivo e migliorare i fondamentali di bilancio, con l’obiettivo di dare una risposta alla profonda crisi che sta colpendo l’intero sistema bancario, causata dal ristagno economico, dalla rigidità dell’impianto dei costi e dalle nuove esigenze regolamentari.

banca carim “Il Piano Industriale 2015-2016 – si legge in una nota del Gruppo – dà naturale prosecuzione alle attività realizzate nell’ultimo biennio e definisce per Carim i passi conclusivi di un percorso di risanamento per la costruzione di una Banca nuova e più efficiente, che oggi si propone al mercato perseguendo obiettivi di sviluppo commerciale e di eccellenza nel servizio alla clientela, definendo le strategie per la creazione di valore solido e sostenibile: rafforzamento patrimoniale e costante presidio della qualità del credito, aumento del livello di offerta alla clientela e miglioramento del modello distributivo, riordino territoriale ed efficientamento delle strutture”.

Diversi gli interventi messi in campo, con l’obiettivo dunque di favorire la concessione del credito a famiglie e piccole e medie imprese, sostenendo la patrimonializzazione e migliorando la qualità dei servizi offerti con potenziamento del wealth management ed introduzione di un servizio di consulenza ad elevato contenuto professionale, senza tralasciare lo sviluppo dei servizi digitali di banca multicanale che aiuteranno il consumatore nella gestione delle operazioni bancarie tradizionali.

La scure della spending review, come avviene spesso in regime di riassetto aziendale, anche in questo caso non si è fatta attendere. Il Piano Industriale approvato non è certo indolore. Sono stati messi in cantiere infatti una sessantina di esuberi e la chiusura di 11 filiali tra Abruzzo e Molise, nelle città di Pescara, Chieti, Teramo, Vasto, Campomarino, Campobasso, Sant’Elia a Pianisi, Mirabello Sannitico e Jelsi, agenzie – continua la nota stampa – che “presentano margini operativi non soddisfacenti e scarse potenzialità di crescita per la banca”.

A Rimini le persone interessate dai tagli sono meno di una ventina, in massima parte dirigenti. Dai piani alti della sede centrale di Piazza Ferrari viene comunque ribadito che si farà di tutto per avviare il dialogo con le organizzazioni sindacali, garantendo una via di uscita dall’organico il meno dolorosa possibile. Di certo c’è che il dimagrimento dell’istituto di credito riminese è veramente ingente, se si pensa che in poco tempo da 116 agenzie si è scesi a sole 86. Nelle due Regioni interessate dai tagli delle filiali, i malumori per gli esuberi annunciati non hanno tardato ad emergere. “Tutto ciò – si legge in una comunicazione dei sindacati – è scandaloso. Tale decisione rappresenta un danno economico e sociale per le lavoratrici e i lavoratori, le loro famiglie e per il territorio, oltre a costituire un’offesa inaudita alla clientela. Si esercitano continuamente forti pressioni commerciali sui dipendenti delle banche affinché, in nome del budget, questi ultimi acquisiscano nuova e sempre più numerosa clientela, per poi abbandonarla, come nel caso di Carim, al proprio destino”.

Dal canto suo il Consiglio di Amministrazione della banca tiene a precisare “di aver profuso ogni sforzo, negli ultimi due anni, per mantenere i livelli occupazionali contando sull’aumento della produttività-redditività pro capite e sulla ripresa dell’economia; oggi, in uno scenario di perdurante recessione, non essendosi realizzate tali condizioni, si rende necessaria l’attuazione di una diversa strategia”. Il CdA si aspetta che questi dolorosi provvedimenti possano ridare comunque nuova linfa allo sviluppo di Banca Carim nella certezza che l’istituto di credito “possa riaffermare la propria identità distribuendo valore agli azionisti e alla comunità”.




LA LETTERA “Sanità fai da te? E poi?”

La Regione si sta impegnando nella ricerca di soluzioni che le consentano di abbassare i costi della sanità, un proposito più che condivisibile, è però necessario che queste scelte non penalizzino i pazienti, ma intervengano in maniera più efficace sulla parte più burocratica e organizzativa delle Asl. L’ultima trovata sono gli annunciati corsi di formazione di 14 ore e mezza rivolti in particolare a badanti e parenti dei pazienti o ai pazienti stessi attraverso i quali insegnare loro alcune prestazioni sanitarie che sino ad ora venivano effettuate esclusivamente da personale infermieristico. In questo modo gli infermieri professionali e il personale specializzato che si occupano di assistenza domiciliare potranno essere surrogati da chiunque abbia alle spalle queste 14 ore e mezzo di corso, un calcio alla professionalità e ad anni di formazione, specializzazione, tirocini e pratica del personale infermieristico. Indubbiamente il malato cronico che viene assistito e medicato da un parente o da una badante o che si arrangia da solo, rappresenta un bel risparmio per l’Asl, ma quali garanzie qualitative ci sono per il paziente stesso?

Se questo è l’andazzo allora perché non abilitiamo anche macellai e cuochi che sono già avvezzi al taglio e al sezionamento delle carni ad effettuare piccoli interventi chirurgici? E perché prima di ogni intervento chirurgico non sostituiamo l’anestesia  con qualche bicchierino di brandy? Anzi visto che anche il brandy ha un costo, forse tramortire il paziente con una bottigliata in testa potrebbe essere una soluzione ancor più economica. Sarà questo il futuro della sanità pubblica?

Purtroppo ancora una volta la Regione sembra sensibile al solo aspetto economico, una scelta che si aggiunge a quella di trasformare i piccoli ospedali in ospedali di comunità, svuotandoli di servizi e depotenziandole ulteriormente sino a trasformarli in una sorta di dormitorio assistito, col timore che nell’individuazione delle strutture da convertire non si tenga conto dell’ampio bacino di utenza che gravita attorno a queste. Dopo la scelta di trasformarci in pendolari della salute ora quella dell’assistenza fai da te mentre di scelte inerenti al riordino e alla riorganizzazione di tutto ciò che è di back office non v’è traccia.

Loris Dall’Acqua

Caro Dall’Acqua, “l’andazzo” non piace neanche a me. Temo tuttavia che sia iniziato un percorso irreversibile. E’ vero, i tagli ci sono ed è necessario razionalizzare. Ma la legge istitutiva dell’Ausl unica ha promesso che le decisioni finali sarebbero state prese nel rispetto delle esigenze dei cittadini. Non ci rimane che sperare e continuare a pungolare chi di dovere. Cordiali saluti. (dc)




Bilancio, Brasini: “La manovra non incide sui cittadini”

brasini_taresL’assessore Gian Luca Brasini (foto) vede il bicchiere mezo pieno e annuncia diverse buone notizie. Nel presentare questa mattina la manovra di assestamento del bilancio, ha dichiarato: “Ci presentiamo con una manovra di assestamento di bilancio che non incide sui cittadini: non ritocchiamo le aliquote al rialzo come sono costretti a fare certi Comuni, ma al contrario continuiamo con le esenzioni. Questo nonostante il contesto incerto in cui ci troviamo, con un quadro normativo in continuo cambiamento, con un sistema tributario non definito, dove mancano persino certezze sulla copertura della seconda rata dell’Imu. Un contesto dunque dove i Comuni pagano un prezzo troppo alto”. Non poteva mancare la litania, più che giustificata, dei tagli. “Il 3 novembre scorso ci è stato comunicato l’ulteriore taglio al fondo di solidarietà per 2,9 milioni – ha spiega Brasini – che porta così a quasi 21 milioni e mezzo il conto dei tagli statali subìti nel triennio. Tagli che abbiamo compensato in parte anche grazie al recupero dell’evasione fiscale, per cui quest’anno abbiamo incassato 624 mila euro, di cui 581 utilizzati per coprire i minori trasferimenti”. Quanto al piano triennale dei lavori pubblici 2013-2015 “è compatibile con il patto di stabilità”. In previsione un’aliquota Imu per i terreni e i capannoni agricoli colpiti dal nubifragio del giugno scorso al minimo consentito 0,76% (da 0,99). TAGLI AGLI INCARICHI – La spending review locale sul fronte della spesa per gli incarichi, l’amministrazione comunale dichiara un “netto calo” sia in parte corrente (da 1.693.888,05 euro del 2010 a 545.552,76 euro del 2013) sia in parte straordinaria (da 1.458.788,18 euro del 2010 a 398.966,39 euro). “Non accendiamo il mutuo per la realizzazione della scuola del Villaggio I Maggio – ha così sottolineato Brasini – ma lo finanziamo con le nostre risorse, consentendoci quindi un risparmio in 20 anni al tasso fisso del 4.5% di 3.4 milioni di interessi passivi. Stessa cosa per il ponte di via Coletti, per cui investiremo 2.650.000 euro di nostre risorse”. Gli interventi iscritti a bilancio in parte straordinaria sono pari a circa 39 milioni, mentre nel 2012 le opere a consuntivo sono state pari a circa 17 milioni. IMPOSTA DI SOGGIORNO – Tra le entrate, Palazzo Garampi  segnala il buon risultato ottenuto dall’imposta di soggiorno, per cui al terzo trimestre risulta un gettito maggiore rispetto alle previsioni iniziali di 1,45 milioni di uro (la stima per il 2013 è di 5 milioni). I proventi del maggior gettito dell’imposta – si legge nella nota del Comune – saranno destinati a interventi di riqualificazione e arredo, manutenzione del verde pubblico, iniziative per il Capodanno e per il rilancio del centro storico.

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Sanità, incontro pubblico sui tagli e livello prestazioni

Si terrà domani sera, venerdì 8 febbraio alle ore 20,30 presso la sala della Circoscrizione 2 di Via Pintor n°7/b a Rimini, l’incontro pubblico dal tema “Sanità pubblica riminese, tra spending review e attese dei cittadini”. All’incontro, organizzato dalla lista civica Il Cuore di Rimini di Corrado Paolizzi, interverranno il dr. Marcello Tonini, Direttore Generale dell’Ausl di Rimini e il dr. Roberto Piva (foto), Vice Presidente Commissione Sanità della Regione Emilia Romagna.

Si tenga conto – ha già avuto modo di dichiarare il consigliere in un precedente incontro pochi giorni fa a Riccione – che il 2013 sarà il primo anno nel quale l’entità dei finanziamenti statali sarà inferiore in valore assoluto rispetto all’anno precedente. Per la nostra Regione il 2013 vedrà una riduzione delle risorse pari a 260 milioni di euro, che poteva arrivare a 410 milioni se il bilancio della regione Emilia – Romagna non avesse fatto la coraggiosa scelta di confermare anche per il 2013 un contributo di 150 milioni al fondo sanitario regionale, per gli extra LEA e altre azioni.

Ma la Regione – ha rassicurato Piva – intende adottare alcune azioni che non comporteranno sicuramente aumenti dei ticket sanitari e neanche riduzione dei servizi. Partecipando all’incontro sarà possibile entrare nel merito di questi provvedimenti e verificare la loro fattibilità. (B.R.)

 

 




Le scuole di Rimini scendono in piazza. Tramite Facebook invito a partecipare trasmesso a più di 4 mila persone

Non c’è pace. Le proteste arrivano da ogni dove.  Civili, violente, efficaci e inefficaci. Fatto sta che sabato prossimo 24 novembre a partire dalle ore 16 a scandire il loro “no” ai “tagli”, “classi pollaio”,  “concorso truffa”, orari, contratto nazionale e via dicendo ci saranno insegnanti, studenti e genitori appartenenti alle scuole della Provincia di Rimini. L’appuntamento è in piazza Tre Martiri per una manifestazione “in difesa della scuola pubblica” e ” il rispetto della nostra autonomia” scrivono su Facebook due promotrici dell’evento da cui risultano “invitate” oltre 4 mila persone.

 

 




Gnassi: “Ma quale spending review, sono tagli lineari”

“Dicono spending review, in realtà sono puri, semplici, drammatici tagli lineari – ha detto il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi intervenendo quest’oggi a Roma alla manifestazione indetta dall’Anci contro i tagli ai Comuni e agli Enti locali, decisi nei giorni scorsi senza alcuna concertazione dal Governo -. Non producono risparmi strutturali ma colpiscono indistintamente i Comuni, non distinguendo i virtuosi da quelli che non lo sono, penalizzando gravemente la quantità e la qualità dei servizi e in definitiva i cittadini.”. Gnassi, che è stato chiamato dall’Anci ad intervenire sul palco insieme ai Sindaci delle città italiane più grandi, ha proseguito: “Si dica la verità: tra tagli lineari agli enti locali e Patto di stabilità i Comuni italiani hanno già dato in pochi mesi allo Stato 20 miliardi di euro. Hanno fatto la loro parte, non altrettanto ha fatto l’Amministrazione centrale e i suoi vari enti. Il 70% della spending review e del sacrificio finanziario è sulle spalle di Regioni, Province e Comuni mentre uffici governativi, agenzie centrali e periferiche, aziende e aziendine pubbliche e parapubbliche, Parlamento stringono la cinghia per meno della metà. A questo Governo diciamo che non possiamo fare i gabellieri di Roma, chiediamo più autonomia organizzativa e fiscale, più responsabilità, più federalismo. Chiediamo atti per le dismissioni degli immobili inutili dello Stato.”
“Ha ragione il presidente dell’Anci Del Rio quando dice che l’Italia è sotto attacco – ha spiegato poi il Sindaco Gnassi, intervenuto dopo Del Rio, Alemanno, Fassino, Zedda, Merola, Orsoni davanti ai tanti sindaci che hanno partecipato indossando la fascia tricolore -. Se c’è un incendio da spegnere il Governo non può spostare il fuoco in periferia. Non possiamo accettare tagli lineari senza che vengano lette le specificità dei territori come ad esempio quelli turistici.

Il nostro compito lo abbiamo già fatto come sindaci e il Governo deve ringraziare la responsabilità civica dei cittadini che hanno pagato l’Imu, l’hanno versata ai comuni perché credono nei comuni. Noi l’abbiamo girata a Roma, ma se i cittadini riminesi avessero dovuto pagare l’Imu in base all’affidabilità dei provvedimenti del Governo probabilmente non avrebbero pagato. Non hanno ancora sbloccato il Patto di stabilità per i comuni terremotati e – si pensi un po’ – non hanno ancora stanziato i soldi promessi per la neve.

“Come sindaci – ha precisato il sindaco di Santarcangelo Mauro Morri a Roma con Gnassi alla manifestazione – chiediamo che l’Imu rimanga sul territorio, che si sblocchi la tagliola del patto di stabilità. Si sappia che siamo un pezzo della Repubblica e non un pezzo dello Stato che prende ordini sovraordinati. Non siamo sotto processo. La nostra parte, i nostri cittadini e il Comune, l’abbiamo fatta.”
“E’ a dir poco scandaloso spacciare tagli lineari per risparmi – ha poi continuato il Sindaco Gnassi – ed è altrettanto scandaloso e moralmente inaccettabile tentare di far passare i comuni come fonte di spreco tirando fuori tabelle inesatte e paradossali, come quelle pubblicate ieri dal più autorevole quotidiano economico nazionale. Questo giochino di cavare dal cilindro, alla vigilia della manifestazione odierna, dati e tabelle bizzarre e senza alcuna scientificità da dare in pasto all’opinione pubblica per motivare ulteriori tagli ai comuni non è nuovo perché lo si è tentato anche con l’ipotesi di sforbiciata agli ospedali ma non passerà.

Caro Monti, non abbiamo l’anello al naso. Non sono solo le difficoltà statistiche che non colgono, penalizzandola, le peculiarità di una realtà come quella riminese che ai suoi 141mila abitanti aggiunge durante l’arco dell’anno oltre 7 milioni di ‘ospiti’ sballando completamente i conti. I dati riferiti all’anno 2011 a cui fanno riferimento le tabelle pubblicate dal Sole 24Ore sono tratti dal sistema “Siope” e si riferiscono alla cassa, cioè ai pagamenti, che, come tali, riguardano le spese sia dell’esercizio 2011 che quelle riferite a contratti di anni precedenti. Sono dati caratterizzati da un forte elemento di casualità e sono spesso legati alla liquidità e alla capacità degli enti di pagare con rapidità, tanto da poter persino far apparire virtuoso chi invece ha solo “rallentato” i pagamenti e non chi, come noi, ha fatto fronte alle proprie spese con puntualità e correttezza. Le modalità di gestione delle attività, poi, sono molto diversificate e quindi difficilmente confrontabili, se non accompagnati da analisi puntuali che la rilevazione effettuata non evidenzia. Solo per le spese riguardanti gli incarichi, ad esempio, balza agli occhi come nei dati delle tabelle per il 2011 riferite a Rimini rientrino quelle per la stesura del PSC e del RUE del tutto straordinarie e non certo ricorrenti.”

Andrea Gnassi ha chiuso l’intervento spiegando come se le proposte dell’Anci non verranno accettate dal Governo “si aprirà un evidente e gravissimo conflitto tra Istituzioni. Per questo il nostro appello è anche rivolto ai partiti e ai parlamentari, affinché non si rifugino in uno strabismo per cui a Roma si sostengono provvedimenti che sul territorio hanno effetti devastanti”.




UFFICIALE, ADDIO PROVINCIA. Vitali: “Con senso di responsabilità collaboreremo “

Il presidente del Consiglio Mario Monti

In Emilia Romagna rimangono Bologna, Parma, Modena e Ferrara; l’accorpamento riguarda Reggio Emilia, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e Piacenza. Nelle Marche, salve Ancona, Pesaro e Urbino. Stop a Ascoli Piceno, Macerata e Fermo. Lo ha stabilito oggi il Consiglio dei Ministri.

Immediata la replica-dichiarazione congiunta di Stefano Vitali, presidente della provincia di Rimini e del sindaco del capoluogo Andrea Gnassi. “Il Governo ha emanato i criteri per la razionalizzazione delle Province e, nella sostanza, non c’è scostamento rispetto a quanto annunciato una decina di giorni fa. Quindi ora la palla passa ai comitati regionali affinché questi criteri vengono tradotti nella pratica nel giro di un anno e mezzo, superando gli enormi problemi amministrativi e territoriali che questa razionalizzazione comporta.

Mi spiego con qualche esempio: i centri per l’impiego, le scuole superiori, la formazione, il trasporto per l’handicap, i piani sovraordinati di urbanistica, l’agricoltura, che fine faranno? Passeranno ai Comuni e se sì con quale personale? Non solo: le partecipazioni negli asset strategici dello sviluppo del territorio riminese (Fiera, palas, aeroporto, Università) a chi verranno trasferiti con tutto il carico, anche economico, di tale partecipazione azionaria? Non sono questioni secondarie, anzi sono a tutti gli effetti questioni su cui il nostro territorio si gioca una fetta vera di futuro e il suo ruolo in una scala più ampia di quella provinciale. Non a caso, vedi le partecipate, le risorse sono quelle della nostra comunità. Io mi auguro che questi problemi vengano affrontati con meno superficialità e improvvisazione di quanto fatto finora dal Governo, altrimenti il rischio è quello di creare danni talmente seri al nostro territorio da squilibrare anche il patto sociale che sinora è stato la chiave della nostra fortuna.

Con senso di responsabilità, collaboreremo lealmente con il Governo italiano in questa fase molto difficile e delicata ma tenendo ben saldo il principio della tutela di un territorio che dovrebbe essere importante anche per il Paese. Ogni discussione su future architetture oggi è prematura visto che primariamente vengono le decisioni sui contenuti, vale a dire le funzioni, le risorse e il fondamento popolare. Certo è che, al di là di tutto questo, non è certo un buon viatico registrare come il Governo abbia addirittura già stabilito per decreto il capoluogo di una eventuale, nuova provincia accorpata. Alla faccia di ogni federalismo e di ogni coinvolgimento territoriale. Per questo non possiamo non confermare il nostro giudizio critico su almeno due questioni: la prima è quella della scelta di parametri statici (popolazione-territorio) che non leggono il dinamismo del territorio che nel nostro caso 16 milioni di presenze, un altissimo rapporto tra cittadini e imprese e altro di cui abbiamo parlato in questi giorni.”




Conti pubblici, per eleggere i sindaci revisori si usi il nuovo sistema del sorteggio

Come prevede la nuova legge, per l’elezione del collegio dei sindaci revisori dei conti del Comune di Rimini si proceda col nuovo sistema del sorteggio. A chiederlo è il consigliere di Sel Fare Comune, Fabio Pazzaglia che specifica: “Giovedì prossimo in Commissione discuteremo la delibera per la nomina del collegio dei revisori dei conti. Non ci sarebbe nulla di strano se non che la nuova legge prevede a partire dal prossimo ottobre che i revisori dei conti vengano scelti mediante estrazione a sorte. L’estrazione avverrà tramite un elenco nel quale possono essere inseriti i soggetti che ne fanno richiesta e che possiedono i requisiti di legge. Stiamo parlando del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 marzo scorso (Decreto 23/2012) che è destinato a produrre un importante cambiamento nel sistema di controllo dei conti del Comune. Tali conseguenze sono assai temute da chi (partiti e amministratori) vorrebbe continuare col vecchio metodo delle nomine per evitare di trovarsi “tra i piedi” revisori estratti a sorte e magari non malleabili. In pratica al prossimo mese di ottobre i Comuni dovranno segnalare alla Prefettura la scadenza dei revisori in carica consentendo così alla stessa di indire le operazioni di sorteggio dall’elenco in una pubblica sessione. Considerato che il collegio uscente scade nel mese di agosto, pensiamo sia giusto dare loro una proroga di 45 giorni come prevede la legge. Se poi in Consiglio Comunale qualche anima bella dovesse obiettare che il Consiglio non può sottrarsi al suo compito istituzionale di eleggere i revisori allora proponiamo che i Consiglieri anziché procedere col vecchio sistema delle nomine optino subito per il nuovo sistema del sorteggio, impegnandosi a ratificare in Consiglio i nominativi estratti a sorte dalla graduatoria presente nella delibera in allegato. Estrazione da effettuare dinanzi al Segretario Comunale.” Così vedremo – chiosa Pazzaglia – chi sono veramente gli innovatori e i conservatori.




Taglio delle società in house. Anche Rimini ha le sue. In Italia sono 2444 con 34 miliardi di debiti e 25 di fatturato

Chiediamo al Sindaco Gnassi – scrive il Consigliere Comunale Eraldo Giudici dei Popolari Liberali nel PDL – di spiegare in Consiglio le conseguenze che deriveranno dalla cancellazione effettuata dal Governo Monti delle società “in house” per la gestione di servizi pubblici locali.
Come Anthea costituita nel marzo 2008, a seguito dell’acquisizione di rami d’azienda appartenenti alla struttura di Hera Spa e di Hera Rimini, che ci aveva lasciato alquanto perplessi. Ci preoccupano poi le possibili ricadute del provvedimento  taglia spesa su altre società quali ad esempio Holding S.p.A., costituita nel febbraio 2010, su cui avevamo espresso in Consiglio non poche riserve. Se dal punto di vista della contabilità pubblica tali tipi di aziende rappresentano bombe a scoppio ritardato  ora il Governo  vuole disinnescarle, prima che sia troppo tardi, anche alla luce di quanto rappresentato dalla Corte dei Conti, nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2012, che ne individua 2444, con un debito di 34 miliardi di euro su un fatturato di 25.

Monti non vuole rischiare di  fare i conti con una politica  locale che, con le società in house, sfora sistematicamente ogni patto di stabilità.
Ecco allora il divieto alle pubbliche amministrazioni di detenere partecipazioni in società controllate direttamente o indirettamente, che abbiano conseguito per l’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90%.

Tutto quindi dovrà rientrare nel bilancio della pubblica amministrazione o ci si dovrà rivolgere al libero mercato, é previsto infatti che le società in house dovranno essere sciolte entro il 31 dicembre 2013, ovvero, in caso di mancato scioglimento, non potranno ricevere affidamenti diretti di servizi. Forse che allora  i servizi dovranno tornare alla pubblica amministrazione in gestione diretta? Come pensa di organizzarsi il nostro Comune?