Scuole e nidi comunali, 3 milioni di pasti dalla Gemeaz alla Dussmann

di BERNADETTA RANIERI

scuolepastigemeazdusmannDa gennaio i pasti delle 21 strutture comunali tra scuole d’infanzia e nidi inizieranno ad essere preparati dalla Dussmann Service Srl. A passare il testimone è la Gemeaz Elior Spa che dal 2009 è la ditta affidataria del servizio. Ma facciamo un passo indietro. E’ l’estate del 2013. Il Comune pubblica il bando di gara per l’affidamento del servizio mensa nelle scuole dell’infanzia e nidi per il triennio 2013-2016. Tra le ditte partecipanti ci sono la Gemeaz, ditta milanese titolare del bando per il triennio precedente, la Dussmann Service con sede a Capriate S. Gervasio (BG) che opera già nel territorio del Rubicone e presso gli ospedali di Cesena e Cesenatico, La Ghirlandina Srl, società bolognese di ristorazione e la cooperativa riminese La Formica. A vincere il bando, ancora una volta, è la ditta milanese. A pochi giorni dall’uscita della graduatoria, però, le altre tre società segnalano irregolarità formali e incompletezza di informazioni da parte della ditta vincitrice. Tra i tanti documenti da presentare in alcune pagine non sono state apposte delle firme e, inoltre, le dichiarazioni previste dall’art. 38 del Codice Appalti Pubblici sul possesso di requisiti di ordine generale in materia di documentazione amministrativa mancano.

Parte il ricorso al Tar Emilia Romagna e la sentenza dà torto al Comune di Rimini annullando gli atti impugnati: sia la “determina dirigenziale del primo luglio 2013 di aggiudicazione del servizio”, sia dei “verbali di gara, nonché di ogni altro atto connesso, e o consequenziale”. L’assegnazione del servizio mensa è dunque annullato. Si tratta di una situazione molto delicata se si considera che il numero complessivo stimato è di 253mila pasti all’anno per un totale di 3 milioni e 750 mila euro spalmati nei tre anni. Non solo: in bilico ci sono anche 32 donne assunte dalla Gemeaz per lavorare nella preparazione e nel trasporto dei pasti.

A questo punto, in via provvisoria, il Comune affida il servizio a Gemeaz in attesa di conoscere il verdetto finale del ricorso al Consiglio di Stato. A metà novembre arriva la sentenza che conferma l’accoglimento del ricorso della Dussmann Service, Ghirlandina, Formica Cooperativa Sociale. Pertanto, cambio ai fornelli ma l’Amministrazione comunale di Rimini afferma che “la decisione non comporterà alcun cambiamento né per quanto attiene alla qualità del servizio, né negli aspetti organizzativi e logistici (lavoratori compresi), dovendo l’azienda subentrante rispettare gli stessi termini del capitolato previsti dal bando”. Lieto fine, tranne che per la Gemeaz.




Incentivi e formazione per 30 giovani talenti

Si è svolta questa mattina la cerimonia conclusiva dell’edizione di “Ricerca Talenti” 2014, l’evento ideato da Unindustria Rimini in collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria Rimini e Assoform Rimini per la promozione della cultura di impresa. E’ stato consegnato un assegno di duecento euro a ciascuno dei quindici migliori diplomati degli istituti tecnici della provincia di Rimini e un voucher per frequentare due corsi di formazione organizzati da Assoform per trenta studenti meritevoli.

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“Realizziamo Ricerca Talenti – ha spiegato il Presidente Paolo Maggioli – nella convinzione che oltre alla valorizzazione della meritocrazia e quindi alla premiazione dello sforzo e dell’impegno dei giovani, sia necessario stimolare i ragazzi alla sana competizione. L’iniziativa rientra nell’ampia proposta formativa di Unindustria Rimini e Assoform e possiamo con orgoglio sottolineare che oggi, anche grazie a queste attività, impresa e scuola sono sempre più vicine e collaborative. Solo agendo insieme possiamo aiutare i giovani ad affacciarsi al mondo del lavoro con l’approccio giusto”.

Alla cerimonia di premiazione sono intervenuti la Maria Teresa Colombo Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Rimini, Clemente Di Nuzzo Vice Prefetto di Rimini, la Nadia Rossi, Assessore politiche del lavoro e formazione del Comune di Rimini, Gabriele Boselli Ispettore Ufficio Scolastico Provinciale, i professori Fabio De Angeli e Massimo Urbinati, Preside e Vicepreside ITIG “Belluzzi-Da Vinci” professore Tiziano Serra e Marco Marchini IIS “Tonino Guerra” Novafeltria, e la professoressa Maria Giacinta Rubini ISISS “Gobetti” Morciano.

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Rimini Campus, alle scuole medie si sperimenta il tempo prolungato

di BERNADETTA RANIERI

Settembre. Mese in cui tutta la macchina scolastica si rimette in moto e si torna sui banchi di scuola. Quest’anno a Rimini le scuole pubbliche secondarie di primo grado, le cosiddette scuole medie, riapriranno con una novità: il “Rimini Campus”, un progetto sperimentale che prevede la possibilità di richiedere il tempo prolungato. Ad essere interessati 3.361 alunni delle classi quinte di scuola primaria e prime e seconde delle scuole secondarie di primo grado ai quali è stato inviato un apposito questionario per verificare il potenziale impatto sulle famiglie della sperimentazione.

carla_franchini_500x750 primo pianoSi tratta di un progetto presentato nel dicembre 2013 dal consigliere M5S Carla Franchini (nella foto) e che vede la sua realizzazione già per l’imminente anno scolastico 2014-15. Il tutto nasce dall’esigenza di coniugare famiglia e lavoro. Dato che lo stesso MIUR prevede la possibilità di predisporre il tempo prolungato per le scuole medie e dal momento che sul territorio riminese non vi sono attualmente scuole medie che offrono questa possibilità, a differenza di quanto avviene per la scuola primaria, ecco che è partita la proposta di sperimentazione. Non si tratta semplicemente di dare un aiuto concreto alle famiglie, ma è soprattutto un modo per offrire ai ragazzi un luogo sicuro e qualificato che favorisca la socializzazione. Le attività pomeridiane saranno scandite da tre momenti ben precisi: il pranzo, i compiti e lo sport. Per la gestione del servizio il Comune di Rimini ha indetto un bando, ma prima di fare ciò la proposta progettuale è stata vagliata attraverso uno studio di fattibilità avviato da un tavolo tecnico comprendente tecnici del Comune e Istituzioni scolastiche.

Il Comune di Rimini metterà a disposizione lo spazio didattico e coprirà le spese relative all’ordinaria e straordinaria manutenzione degli immobili e la gestione degli stessi (acqua, energia elettrica, riscaldamento). “Tutti i costi attivi (educatori, pasti portierato e pulizie) – ha tenuto a sottolineare il consigliere Franchini – in assenza di contributi del Comune resteranno ad esclusivo carico delle famiglie. E’ evidente che questo influirà sul costo finale del servizio e sarà certamente questo a fare la differenza nell’ambito della sperimentazione”. Tutto ciò perché, continua la Franchini, “quando ho sviluppato il progetto l’ho fatto a invarianza finanziaria per il Comune, vale a dire senza prevedere costi per l’ente, per evitare che potesse essere “archiviato” sulla base di valutazioni connesse ai costi”.

Dunque, l’inizio delle lezioni è alle porte e la prima scuola secondaria di primo grado che ha dato la propria disponibilità alla sperimentazione del tempo prolungato è la “Bertola” in Via Euterpe che organizza già da anni attività extracurriculari in orario pomeridiano.

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Pistola alla tempia di Baricco, l’editoria non è un ascensore sociale

di ALBERTO BIONDI

ascensoresocialeE’ guerra aperta al sistema editoriale italiano. Lo scenario bellico ricorda le Termopili di Serse e Leonida, in cui la marea persiana s’infranse su un pugno di coraggiosi kamikaze ante-litteram. Stessa battaglia spudoratamente impari, stessa missione suicida, ma da che mondo e mondo sono i pazzi a passare alla storia. Michele Mengoli, che con Guaraldi ha appena pubblicato Iene di Carta. Invettiva contro l’editoria (72 pagg. 6,90 euro), è tra le fila dei pochi opliti a marciare contro questa maestosa compagine di poteri. Un’armata con i suoi sergenti e caporali, manovrata dai biechi meccanismi del mercato e, come ogni istituzione nostrana, affetta dalla piaga del clientelismo. Ebbene sì, padrini e “patroni” pure tra i libri. Possibile?

Il quarto appuntamento di “All’Arme!” organizzato la settimana scorsa alla Mondadori di Piazza Tre Martiri ha gravitato attorno a questo spinoso argomento. Mengoli, in compagnia di Davide Brullo e del presidente della consulta studentesca Giacomo Morigi, ha iniziato smascherando i retroscena delle scuole di scrittura. Laboratori in cui, al pari delle tecniche narrative, si impara a tessere una “trama” di relazioni che un giorno tornerà utile ai fini della pubblicazione. Niente a che vedere con “fucine del talento”, quindi, ma pura e semplice occasione per autori affermati di vestire i panni del maestro, del guru-santone e venire celebrati (e remunerati) da aspiranti scrittori in cerca di pubblicazione. Un trampolino per scalare i ranghi del sistema editoriale.

Nel nostro Paese se ne contano diverse di queste scuole, ma la più patinata è senza dubbio la Holden di Alessandro Baricco, che previo superamento di un esame di ammissione si propone di trasformarti da sfigato scribacchino alla scoperta letteraria degli ultimi vent’anni. Il tutto alla modica cifra di 7mila euro all’anno, per due anni. Se qualcuno si stesse chiedendo che razza di scuola sia, il suo sito internet ne comunica perfettamente l’essenza. Anglicismi zuccherosi, belle fotografie, ma soprattutto le parole del suo eminente Preside: “La scrittura si può insegnare perché è un mestiere. Poi, la Scuola ha moltissime altre funzioni: rompere l’isolamento, servire da ascensore sociale”.

Ascensore sociale, detto tutto. “Il problema non è nelle scuole di scrittura creativa, ma nel meccanismo Italia che dimentica sempre l’aspetto meritocratico delle cose” dice Mengoli, che in Iene di Carta ha inserito un personaggio di nome Holden in un (non troppo velato) riferimento a Baricco stesso. La prova del delitto? Il fac-simile di una lettera riportata nel libro che propone all’aspirante scrittore di pubblicare la sua opera con la casa editrice affiliata alla scuola. Pagando. Perché in definitiva ruota tutto attorno a questo, un gioco di ricatti e velleità che anziché alla letteratura assomiglia a Wall Street.
Il dibattito si è poi spostato sul tema della crisi (economica e identitaria) dell’editoria; un settore ormai incapace di comunicare con le nuove generazioni, che abituate alla democrazia digitale di internet non si fermano più al nome griffato, al personaggio di grido, ma vanno direttamente alla sostanza di ciò che leggono. “Francamente, mi interessa poco se un libro è pubblicato da Mondadori o stampato clandestinamente da un mio amico: mi interessa cosa c’è scritto” ha detto Giacomo Morigi alla testa di una piccola delegazione di liceali riminesi. Perciò che sia Baricco, Moccia o Fabio Volo, che il talloncino in copertina annunci vendite a sei zeri, la tendenza è demistificante.

Emerge così un aspetto positivo della rete, quello di aver stimolato nelle persone la capacità di setacciare l’informazione spazzatura per concentrarsi sui contenuti validi. È il naturale cortocircuito della società dell’immagine, che raggiunto un bombardamento intollerabile di stimoli sviluppa nella gente gli anticorpi per immunizzarsi. La parola scritta, per salvarsi dal suo apparente declino, deve incardinarsi al principio di qualità. Che sia (finalmente) l’inizio di una nuova era?

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Scuole pubbliche, pronti i progetti di Valgimigli e Savioli

La Provincia di Rimini ha reso noti gli ultimi aggiornamenti sull’edilizia scolastica. Due i progetti principali: la nuova sede del Liceo Pedagogico Valgimigli di Rimini e l’Ipsarr Savioli di Riccione. L’assessore ai lavori pubblici e all’Istruzione della Provincia di Rimini, Meris Soldati, ha reso noto che, nel quinquennio che va dal 2009 ad oggi, la cifra impegnata dalla Provincia di Rimini per lavori di ampliamento e manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edilizia scolastica locale ammonta ad un totale di 20.188.000 euro.

Per l’Istituto Alberghiero nato a Riccione nel 1959, se tutto va bene i lavori inizieranno il prossimo giugno e dureranno 215 giorni per un totale di 10 aule. Il progetto prevede la realizzazione di un primo piano e un piano rialzato di 700 mq per 5 aule, un corridoio di smistamento, uno spazio che andrà a unire la parte esistente con quella nuova.Per quanto riguarda i costi, l’importa base dell’asta è pari a 951.519,17 euro, gli oneri della sicurezza sono 9.871,81 euro. Le somme a disposizione dell’amministrazione provinciale ammontano a 238.609,02. Il totale ammonta dunque a 1,2 milioni di euro.

Per il pedagogico Valgimigli, la nuova sede sarà a Viserba nel contesto di un polo che comprenderà anche la scuola dell’infanzia, elementare, media e secondarie di secondo grado. Priva di barriere architettoniche, l’accesso è previsto da via Sacramora. Nel piano interrato previsti anche 18 posti auto e 52 per motocicli. Il Valgimigli disporrà di tre laboratori linguistici, uno di fisica, uno di chimica, una biblioteca, 1 aula magna polivalente, cinque uffici, sei aule insegnanti, un’aula di sostegno, un ambulatorio, area bar. Al primo piano si troverebbe l’area bar, 20 aule, un laboratorio di informatica, uno di audiovisivi. Al secondo altre 20 aule, poi ancora aula di informatica e audiovisivi. Per realizzare l’opera sono necessari, a oggi, quasi 9,3 milioni di euro. La base d’asta è pari a 6.666.064,10 euro, la sicurezza di 176.175,83. Le somme a disposizione della Provincia sono 2.603.036,31. Il bando sarà pronto verso la metà di marzo prossimo.

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Ladri di rame in azione con un nuovo colpo a Viserba

I ladri di rame sono tornati a prendere di mira le scuole pubbliche. A dare la notizia è la PRovincia di Rimini che segnala l’ultimo caso nel centro studi di Viserba. Purtroppo – si legge nella nota – non si tratta di un evento isolato. Poco prima del Natale 2013 infatti la Provincia di Rimini aveva già presentato denuncia per un caso analogo. Oltre al danno relativo al furto delle strutture in rame, quantificabile in diverse migliaia di euro, tali azioni creano ulteriori guasti di tipo infrastrutturale, in particolare relativi ai tetti che, oltre ad aumentare il costo economico, causano problemi logistici alla scuola.

Nel caso dell’ultimo furto avvenuto al centro studi di Viserba la Provincia di Rimini è già intervenuta per riparare i danni del tetto (il rischio era che potesse piovere all’interno), scongiurando in tal modo l’interruzione del servizio scolastico. Ovviamente anche in questo caso l’episodio è stato segnalato agli organi di vigilanza competenti. Per scongiurare ulteriori casi la Provincia di Rimini ha inoltre intensificato i controlli in tutte le sue strutture scolastiche, richiedendo particolare attenzione anche alle forze dell’ordine.

 

 




Met Santarcangelo e Biblioteca di Riccione vincitori a “Io amo i beni culturali”

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di BERNADETTA RANIERI

La terza edizione del concorso “Io amo i beni culturali” incorona tra i vincitori il Museo degli usi e costumi della gente di Romagna (MET) con il coinvolgimento dell’Istituto di istruzione superiore “Luigi Einaudi” – polo scolastico di Novafeltria e il Premio “Ilaria Alpi” – Biblioteca comunale di Riccione insieme al Liceo statale “Alessandro Volta – Federico Fellini” di Riccione. I progetti presentati sono stati 46 e 220 gli enti coinvolti in tutta l’Emilia Romagna. Tra questi sono stati scelti 12 progetti: sei nella sezione musei e sei nella sezione archivi. Ad ogni progetto vincitore è riconosciuto un premio in denaro: 1.500 euro alla scuola capofila e 1.500 euro al museo o all’archivio che ha assunto il coordinamento scientifico dell’iniziativa.

Per la sezione “Musei”, si aggiudica il premo l’Istituto superiore “Luigi Einaudi” di Novafeltria con il progetto “Tracce di Valmarecchia”, coadiuvato dal Museo degli usi e costumi della gente di Romagna – MET. Nella stessa sezione, gli altri progetti vincitori sono: “Radio Museo” di Carpi; “Occhio ai chiostri di San Pietro” dei Musei civici di Reggio Emilia; “In museo dall’oggetto al con-testo” nel bolognese; “La partecipanza agraria di Nonantola” del Museo di Nonantola; “Cantami o diva l’ira funesta” del Museo civico archeologico di Bologna. La biblioteca comunale di Riccione con il Premio Ilaria Alpi e il Liceo statale “Alessandro Volta – Federico Fellini” hanno vinto il premio della sezione “Archivi” con il progetto “In-coscienza civile”.

Gli altri cinque progetti vincitori sono: “Imola Express” della biblioteca di Imola; “80° Alda Costa 1933-2013″ di Ferrara; “LibertAria: libertà negata, libertà combattuta, libertà ricercata, libertà celebrata” del Museo civico del Risorgimento di Bologna; “Smart Lazzaro”, dell’Archivio dell’ex Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia; “Archivisti per strada: tracce cartografiche, identità urbana, archeologia industriale” nel parmense.

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Il Patto di stabilità che stoppa i Comuni

A Riccione si parla di una capacità di contrarre mutui di 10 milioni di euro, però il Patto di stabilità lo vieta. Il Comune di Cattolica potrebbe fare investimenti per alcuni milioni di euro, ma il Patto di stabilità glielo impedisce. Il Comune di Saludecio è nella stessa situazione. Addirittura avrebbe le potenzialità per accendere mutui tra i 2-4 milioni di euro, ma il benedetto Patto di stabilità dice che non è possibile. San Giovanni in Marignano, nonostante il fardello dei mutui (circa 20 milioni di euro) potrebbe aprire il rubinetto e far uscire un milione in opere pubbliche. Invece, impossibilitato, ha dovuto rinunciare ad un contributo dagli enti superiori per la nuova scuola elementare. Quasi un’assurdità.

Nelle stesse situazioni si trovano anche Rimini, Riccione, Misano, la Provincia di Rimini e i restanti comuni del territorio. Insomma, se tutti gli enti locali potessero usufruire del disco verde un aiuto all’economia, quella che tutti chiamano crescita, potrebbe arrivare. Metterebbero in moto un circolo virtuoso in poco tempo. “Svalicata la crisi – afferma Giuseppe (Pino) Sanchini, sindaco di Saludecio (una sciocchezza di debito di 1,4 milioni) -, a piccoli passi, comuni, province, regioni e Stato hanno il dovere di abbattere il debito pubblico”. “Con il nostro bilancio in ordine – continua Sanchini – potremmo fare mutui per 2-4 milioni. Il diktat romano è assurdo; chiudere i rubinetti così, significa chiudere la democrazia. A rimetterci sono soprattutto i piccoli comuni; di certo più virtuosi dei grandi. Sembra che a Roma non sappiano le conseguenze dei loro atti, eppure noi abbiamo spiegato la nostra situazione. C’è un assurdo gioco di forza. Io ente superiore decido, anche se è ingiusto. I grandi spesso solo per studi e consulenze spendono milioni di euro. Con i 5 milioni di concorsi e progettazione del teatro Galli di Rimini, io rifaccio il mio comune, ad esempio”.

“Il debito di Cattolicarimarca il sindaco Piero Cecchini – è stato contratto per le opere pubbliche; non avremmo l’ospedale, non avremmo una città accogliete, non ci sarebbe un patrimonio immobiliare privato di valore. E’ vero negli anni addietro sono state fatte patacate come gli swap. Se comuni e province sono sotto la tagliola dello spending review, lo Stato centrale di sobrietà ne ha fatta poca. Anche col nostro debito/investimenti (32 milioni nel 2012, erano 35,7 nel 2010), senza il patto potremmo, almeno potenzialmente, fare mutui per 3-4 milioni. Fossimo nell’eventualità, opterei solo per un milione. Ci vuole prudenza e visione del futuro, come per un’azienda e una famiglia [ndr, Cecchini è innovativo e accorto titolare dell’Umpi, tele-controllo delle reti elettriche]. Però è questione di scelte; più mutui significano meno spese correnti. Cioè si fa il grosso investimento per un’infrastruttura, però poi devi tagliare le spese dei servizi”.

Con mutui apri a 13 milioni (1.070 euro per famiglia), Misano ha uno delle migliori situazioni finanziarie della provincia di Rimini. Il sindaco Stefano Giannini: “Impossibilitati a contrarre mutui, grazie al patto non di stabilità ma di stupidità negli ultimi tre anni, perché costretti, abbiamo tagliato il debito di oltre 3 milioni di euro (da 16,5 a 13 milioni), invece con gli investimenti potevamo dare una mano a far ripartire l’economia. Le spese dei comuni entrano subito nel circolo. Questo patto tra Stato, regioni, province e comuni, solo sullo Stato non pesa, che dal 2008 al 2011 ha fatto balzare il debito dal 103 del Pil al 121%”.

San Giovanni è uno dei comuni con più mutui, circa 20 milioni, ma la cittadina è stata rivoltata come un calzino. Si potrebbe quasi dire che basterebbe cambiare i gerani nelle fioriere. Il sindaco Domenico Bianchi: “Un milione in opere pubbliche noi le potremmo fare. Fermi al palo. Nel nostro piccolo qualcosa però contro la crisi è stata fatta: saldate tutte le fatture emesse entro lo scorso 31 dicembre. Siamo nel mezzo di un’assurdità; se lo Stato tagliasse i suoi costi (è lì che si annidano gli sprechi) e desse la possibilità di spendere ai comuni, un aiuto alla ripresa ci sarebbe. Auspico un allentamento della cintura nel 2013”. Riccione. Il sindaco Massimo Pironi: “Riccione avrebbe la forza per sostenere investimenti per 3-4 milioni l’anno. La spesa darebbe da una parte sviluppo, dall’altra riqualificherebbe la città, le scuole; si investirebbe sulle fonti rinnovabili. Il vincolo lo pone lo Stato e questo i cittadini lo devono sapere. Come dice Visco di Bankitalia siamo un paese indietro di 25 anni. Non è possibile che Roma aumenti il suo debito, tagli i trasferimenti ai comuni e vieta loro anche le spese sostenibili nel nome del patto di stabilità”.

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Tre scuole chiuse, 300 interventi di soccorso e agricoltura messa in ginocchio dalla grandine

Guai seri per le campagne dell’entroterra riminese. Colpa della grandine che non lascia speranze: distrugge. Troppo presto per dire con precisione fino a che punto, se rimediabilmente o irrimediabilmente. La Provincia parla del settore priamario che ha “messo in ginocchio le colture di pregio”. Anche le associazioni di categoria (CIA, Coldiretti e Confagricoltura) hanno presentato un primo resoconto. Nelle aree comprese tra i fiumi Marecchia e Marano (comuni di Rimini e Coriano) – si legge in una nota della Provincia – le zone più colpite sono state: zona carceri (Via Santa Cristina), San Martino in Venti, Montecieco, Covignano-Grotta Rossa, Sant’Aquilina, Gaiofana e Ospedaletto. Le colture maggiormente danneggiate – in molti casi, per il 100 per 100 della produzione – sono state: i vigneti e gli oliveti (fra le colture arboree); i cereali (grano, mais, sorgo); le colture portaseme e il girasole.

Così già si parla di come rimediare tant’è che si stanno valutando tutte le possibili forme di intervento, non escluse le iniziative di solidarietà locale. Si cercherà – spiega ancora la Provincia – di fare pressione sulle autorità competenti per mettere in campo, ad esempio, forme di sgravi fiscali: IMU, Tares, esenzioni dall’imposta sul reddito agrario, esenzione dal contributo di registro imprese presso la Camera di Commercio; nonché le eventuali possibilità di attivazione di aiuti-sgravi dal Fondo di solidarietà nazionale. “Si tratta degli interventi minimi ipotizzabili – ha spiegato l’assessore provinciale all’Agricoltura Juri Magrini -. Oltre alle autorità attive sul territorio, il mio appello va anche agli Istituti di credito: infatti, non possiamo dimenticare le ricadute che un evento simile potrebbe comportare sull’occupazione. E’ purtroppo già prevedibile un calo di richiesta di manodopera su scala provinciale nel settore agricolo da oggi a fine anno, con gravi ripercussioni sul sistema economico locale”.

Non è al momento pervenuta formalmente alcuna allerta meteo per i prossimi giorni, la situazione è comunque costantemente monitorata; secondo le previsioni meteo, dopo una timida tregua tra oggi e domani, sono previste nuove precipitazioni, ma di intensità decisamente ridotte rispetto al nubifragio di ieri, tra le giornate di giovedì e venerdì prossimo.

Nel frattempo per tutta la giornata è proseguita in Prefettura l’attività del Tavolo di Coordinamento (Centro coordinamento soccorsi) presieduto dal Prefetto, con la partecipazione del Sindaco di Rimini, dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine e della Protezione Civile provinciale. Particolare attenzione è stata prestata agli istituti scolastici con sopralluoghi che si sono succeduti durante tutto il corso della notte. E’ stata quindi disposta la chiusura a puro titolo precauzionale, per la sola giornata odierna, degli asili “Aquilone”, “XX Settembre” e “Do Re Mi”. Controlli sono stati disposti anche per le scuole medie, senza che siano stati riscontrati problemi di inagibilità, per cui i relativi esami hanno potuto avere regolare svolgimento.

Il Prefetto e il Sindaco – comunica la Prefettura – hanno richiesto alla Regione il raddoppio delle squadre di intervento del volontari di Protezione Civile, che quindi passano dalle attuali otto (quattro per turno) a sedici (otto per turno). Hanno altresì verificato con la Protezione Civile regionale che tali squadre fossero tutte autosufficienti e dotate di idrovore. Straordinario anche l’impegno dell’intero corpo dei Vigili del Fuoco che opera con ben 17 squadre (circa cento uomini), delle quali 11 del comando provinciale e 6 provenienti da altri comandi della Regione (3 da Forlì-Cesena, 1 da Reggio Emilia, 1 da Bologna e 1 da Ravenna). Sul piano operativo, dopo la fase emergenziale, gli interventi dei Vigili del Fuoco si concentreranno sulle condizioni delle autorimesse di cui alcune con numerosi veicoli sommersi dall’acqua e degli scantinati, oltre a fornire la consueta disponibilità e assistenza per le altre situazioni di disagio segnalate anche dai privati.

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Nubifragio a Rimini, le immagini dal web

 

 

 

 




Interventi edilizi nelle scuole, troppi lacci

Partendo dal caso dell’alberghiero Savioli di Riccione, Emma Petitti, segretario provinciale del PD, sottolinea come Province e Comuni abbiano le mani legate in tema di messa in sicurezza e ristrutturazione delle strutture scolastiche. “Anche se le risorse ci sono, non possono essere spese per i lacci troppo stretti del patto di stabilità interno che, altrimenti, verrebbe sforato. 50 milioni di interventi pubblici sono attualmente “congelati” solo nella Provincia di Rimini e proprio per questo vogliamo che i nostri enti locali vengano sgravati dalle spese di edilizia scolastica. L’intento è quello di destinare l’otto per mille dei cittadini a opere di questo genere, come già proposto da noi in Parlamento. Snellire le procedure per l’ottenimento e la spesa delle risorse, aprire nuovi cantieri per la messa a norma e ristrutturazione degli istituti scolastici e, dove possibile, edificare nuove scuole, rappresenterebbero investimenti con un chiaro impatto sull’economia e l’occupazione. Con la Regione e gli enti locali è necessario programmare una razionalizzazione e un rinnovamento radicale delle strutture scolastiche, e la proposta del PD prevede investimenti cantierabili in sei mesi e la copertura del 60% fornita dalla riduzione delle spese per il Ministero della Difesa e dall’uso di fondi strutturali europei. Sarà consentito anche ai privati di partecipare al programma di investimenti e quelli che supereranno i cinque milioni di euro godranno di una consistente agevolazione fiscale”. (al.b.)