Operazione antidroga della Polizia municipale: 87 arresti. Bar Arcobaleno una delle basi. Zona per zona chi spaccia

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L’operazione della Polizia municipale di Rimini “Kebab connection” che nel dicembre 2013 portò a 53 arresti, ha portato a nuovi fermi.  Tra ieri e oggi sono state altre 87 le misure cautelari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari Sonia Pasini sullo spaccio di sostanze stupefacenti in alcune zone della città. Una città, che gli spacciatori, hanno pensato bene di dividersi: dal centro città – spiega una nota di Palazzo Garampi – fino al quartiere di Bellariva ed era prevalentemente sotto il controllo di stranieri provenienti dalla città di Tunisi; quella dal quartiere di Bellariva fino a Miramare, era prevalentemente presidiata da stranieri provenienti dalla regione tunisina di Sfax, così come una terza zona – quella di San Giuliano, Rivabella e Viserba – era territorio di spaccio di nord africani di varia provenienza. Quanto alle zone lo scambio di sostanze stupefacenti avveniva per lo più all’interno dei parchi cittadini o, per le zone più periferiche, tra le cabine della zona a mare, la stazione ferroviaria e nei giardini prossimi alle vie e piazze più centrali. Un’azione criminosa in cui gli indagati erano supportati anche dalle proprie compagne-conviventi italiane. L’attività investigativa ha anche consentito di individuare nel Bar Arcobaleno di Corso d’Augusto – oggi chiuso – un ulteriore luogo di incontro e di spaccio. All’interno del locale, nel piano superiore, alcuni clienti utilizzavano tale spazio sia per la preparazione dello stupefacente da cedere, sia per le transazione dello stesso.

Sofisticato e complesso il lavoro delle indagini che, oltre al tradizionale pedinamento, ha visto 69 linee intercettate con oltre 50 mila conversazioni telefoniche raccolte, 60 mila ore di registrazione audio, 3 mila ore di registrazione con video telecamere e altrettante di ascolto audio. Il tutto con 14 sequestri amministrativi, 10 arresti in flagranza. Attività che si sono svolte sotto il coordinamento del Procuratore della Repubblica Dr. Paolo Giovagnoli e dal sostituto procuratore Dr. Marino Cerioni. L’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari Sonia Pasini compendia in oltre 1.500 pagine le motivazioni che hanno indotto a disporre le misure cautelari nei confronti degli indagati.

In particolare col provvedimento è stata disposta la custodia cautelare in carcere per 45 indagati (36 tunisini, 6 marocchini, 1 italiano, 1 palestinese, 1 albanese; in maggioranza già destinatari dello stesso provvedimento due anni fa); l’obbligo di dimora e divieto di uscire dalla abitazione nelle ore serali e notturne per 14 indagati (11 italiani, di cui 4 donne , e 3 albanesi); il divieto di dimora nel territorio provinciale per 27 indagati (in prevalenza marocchini e tunisini), l’obbligo di firma presso la Stazione Carabinieri per una indagata (italiana). 13 inoltre le denunce a piede libero e un minore deferito alla Procura della Repubblica per i minorenni, che portano così a 101 i soggetti complessivamente coinvolti dall’operazione “Kebab 2”.

“Queste sono quelle azioni – ha commentato il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi nel corso della conferenza stampa a cui, oltre al Comandante della Polizia municipale di Rimini Fabio Mazzotti e al Commissario Maria Carla Tavella, che ha coordinato dal suo nascere l’operazione “Kebab 2”, hanno voluto essere presenti anche il Procuratore della Repubblica Dr. Paolo Giovagnoli e accompagnato dal suo Sostituto Dr. Marino Cerioni – in cui si dimostra che c’è uno Stato, che c’è un Paese che funziona. Per questo mi sento di rivolgere, a nome dell’intera collettività riminese, un encomio alla Polizia Municipale di Rimini: avete dato una dimostrazione di professionalità e di cosa è in grado di fare la Polizia Municipale. Oltre cento agenti uniti, motivati, che hanno dimostrando uno spirito di corpo straordinario. Vi ringrazio per quello che avete fatto e che state continuando a fare. Non solo per l’operazione di oggi ma per l’attività multiforme che portate avanti tutti i giorni a servizio della città.

 

 




Clandestino e pregiudicato, ancora violenza sulla ex compagna

La Polizia Municipale ha eseguito questa mattina il fermo del cittadino tunisino (clandestino pregiudicato) per una serie di reati commessi nell’ultimo mese. In tre occasioni diverse, aveva sequestrato una donna, la sua ex compagna, rinchiudendola contro la sua volontà in una casa disabitata, ed in quelle occasioni l’aveva picchiata, minacciata e ferita, procurandole delle lesioni da punta sulle gambe con un coltello, arroventando poi il coltello stesso per bruciarle la carne al fine di cancellare un tatuaggio col nome di un ragazzo e colpendola con una pala. Con la minaccia di percosse l’aveva inoltre costretta ad avere rapporti sessuali non consenzienti. L’uomo è stato denunciato per sequestro di persona, violenza sessuale, rapina, lesioni, atti persecutori e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Già nel 2013 l’uomo era stato arrestato in quanto, nonostante pendesse su di lui una denuncia per stalking, aveva avvicinato la donna ed aveva tentato di colpirla con un coltello. Domenica scorsa incontrando la giovane sotto casa, dopo averla malmenata le aveva strappato la borsa contenente soldi, cellulare e documenti. L’uomo è stato accompagnato presso la locale Casa Circondariale in attesa della convalida. Le indagini sono state coordinate dalla Dott.ssa Elisa Milocco.




Finanza etica, convegno: “Terra Viva: finanza ed economia al servizio del pianeta”

Andrea Baranes

Andrea Baranes

Si svolgerà mercoledì 23 Settembre 2015 a Castel Sismondo (Piazza Malatesta) ore 21.00 il convegno dal titolo “Terra Viva: finanza ed economia al servizio del pianeta”. L’attuale sistema finanziario – spiega una nota degli organizzatori – arriva a speculare persino sul prezzo di cibo e materie prime, mentre dall’altra parte milioni di contadini sono esclusi dall’accesso al credito. Occorre cambiare radicalmente strada, da una finanza intesa come un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi a uno strumento al servizio dell’economia e della società.  Interverrà Andrea Baranes Presidente della Fondazione Banca Etica (foto). Conduce Nelson Bova: giornalista TG3 Emilia Romagna.

 

Il convegno è preceduto dall’assemblea annuale dei Soci della Provincia  di Rimini  e della Repubblica di San Marino di Banca Popolare Etica con un  incontro, aperto al pubblico, sugli obiettivi e le priorità della finanza etica. Si dibatterà di come la finanza etica può conciliarsi con l’economia e la finanza tradizionale, partendo proprio dall’esperienza concreta di Banca Popolare Etica. A condurre la riflessione, gli interventi di: Nazzareno Gabrielli (Vice Direttore Generale di Banca Etica) che aggiornerà gli intervenuti su Banca Etica, mentre il Banchiere Ambulante, Gigliola Ricci riporterà numeri e risultati specifici a livello locale. Ivan Pesaresi (Responsabile Culturale Area Nord Est), illustrerà le iniziative socio culturali in atto, farà una panoramica circa gli obiettivi e le prospettive del Gruppo di Iniziativa  Territoriale dei soci di Banca Etica della Circoscrizione di Rimini-RSM. Chiuderà l’incontro la presentazione di una realtà riminese socia di Banca Etica, la Bottega Poco di Buono. Ad oggi in Provincia di Rimini e Repubblica di San Marino Banca Etica ha circa 400 soci, per un totale di oltre 400 mila euro di capitale sociale, una raccolta di quasi 5,5 milioni di euro ed impieghi per circa 6 milioni.

 

A fine serata è previsto, in anteprima nazionale, il monologo prodotto da Roberto Mercadini, “Noi siamo il suolo, noi siamo la terra”. Il monologo si rifà al documento Terra Viva promosso da Banca Etica, Etica SGR, Navdanya International e Cascina Triulza, il quale indica una nuova strada per superare la crisi ambientale ed economica che colpisce il pianeta.  Il manifesto “Terra Viva” è frutto del lavoro e dell’elaborazione guidata dall’ambientalista Vandana Shiva, di un panel di ricercatori ed esperti provenienti da tutto il mondo.

 

 

 

 

 




Rifiuti, differenziata al 59,35% (media regionale 53%)

I dati pubblicati dal Sole 24 Ore di oggi sono positivi per Rimini. L’amministrazione comunale li commenta così. “Rimini è al 25esimo posto tra i territori più virtuosi sul fronte della raccolta differenziata. Il dato positivo emerge dalla classifica pubblicata dal Sole 24 ore nella sua analisi odierna incentrata sulla produzione e il riciclo dei rifiuti e che compara 110 province italiane. Stando ai numeri raccolti da Infodata infatti, Rimini fa segnare una percentuale di raccolta differenziata pari al 59,35%, oltre sei punti in più rispetto alla media regionale, che arriva a 53%. Nello specifico, ogni cittadino del territorio riminese differenzia 449,7 kg di rifiuti all’anno a fronte di una produzione di rifiuti urbani di 757,8 kg per abitante. Numeri quindi che evidenziano come Rimini abbia una forte capacità di differenziare, in linea con le regioni del nord est più ‘riciclone’, conferma dell’efficacia dei diversi strumenti messi in campo e di una maggiore sensibilità da parte dei cittadini, in un contesto peculiare peraltro come il nostro che vede per molti mesi all’anno un aumento effettivo dei residenti e dunque dei consumi. Basti ricordare i dati che riguardano il solo territorio comunale, che negli ultimi cinque anni ha registrato un balzo di oltre il 15% passando dal 48,35 di raccolta differenziata del 2010 al 63,50% certificato del 2015, vicini quindi all’obiettivo del 67% fissato dalla Regione. Dalle classifiche di Info data emergono anche alcune curiosità, come ad esempio il 4° posto tra le realtà che differenziano più plastica (44.5 kg per abitante all’anno) e il 5° posto invece nella graduatoria della raccolta della carta (108,7 kg per abitante). Segnali dunque positivi di un’attenzione crescente alla differenziazione dei rifiuti, necessaria a controbilanciare una produzione ancora troppo alta a livello regionale (con l’Emilia Romagna ai vertici di questa classifica) e che nel caso di Rimini è inevitabilmente, storicamente condizionata dalla forte presenza turistica su tutto il territorio. Ciò non toglie la necessità di proseguire nel percorso avviato, ovvero mettendo a punto servizi specifici per le diverse realtà – dalla raccolta porta a porta nelle zone a mare a quella sperimentale avviata in alcuni quartieri del forese – potenziando i controlli per il giusto conferimento dei rifiuti nei cassonetti e soprattutto insistendo sul fronte dell’educazione ambientale, ricordandosi che fare la raccolta differenziata è un dovere morale a tutela dell’ecosistema e delle vivibilità della nostra città”.




Moria di imprese, 582 attività cessate

La Camera di commercio, che ne tiene i conti, ha tirato le somme delle imprese iscritte al 30 giugno 2015: 34.498 contro le 35.080 dello stesso semestre del 2014. Il decremento è di 582 unità (-1,7%). I comparti che hanno risentito maggiormente del calo sono il settore secondario, ovvero settore manifatturiero e costruzioni (-286), il commercio al dettaglio e all’ingrosso (-120), il macro settore dei servizi (-114) e il settore agricoltura (-73). Rimini è la peggiore rispetto alle altre province emiliano-romagnole che, tuttavia,  registrano decrementi ma quello del territorio riminese (-1,7%) è il più alto, sia rispetto alle altre province che alla variazione media regionale (-0,9%). La diminuzione media nazionale è ancor più contenuta e pari a -0,3%. Inoltre nei primi sei mesi dell’anno in corso il saldo delle imprese iscritte e cessate a Rimini (considerando tutti i tipi di cessazioni) è di -127 (1.644 iscritte e 1.771 cessate). Analizzando la distribuzione dei movimenti per forma giuridica delle imprese (saldo natimortalità) risultano in crescita le società di capitale (+181), in forte diminuzione le società di persone (-304), mentre sono sostanzialmente costanti sia le imprese individuali (-5) che le altre forme rappresentate da cooperative-associazioni-consorzi (+1). Saldo negativo anche in Emilia-Romagna (-812), mentre a livello Italia si riscontra un +3.185.




Jobs Act, le novità in tema di conciliazione famiglia-lavoro

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Jobs act: sotto questo nome rientrano i provvedimenti e il piano di riforme del governo Renzi (nella foto) su lavoro, welfare, ammortizzatori sociali e pensioni.

Novità riguardo la conciliazione tra impegni di famiglia e lavoro. Sono contenute nel Jobs Act che con un Decreto del Governo ha approvato ulteriori importanti opportunità che la Commissione Diritto del Lavoro – Comitato Parità di Genere dell’Ordine dei Commercialisti di Rimini ha sintetizzato in un documento utile ai lavoratori e alle imprese. Fra gli altri, completamente nuovo è il ‘Congedo per le donne vittime di violenze di Genere’. Da un’indagine del dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri emerge che nel corso del 2014 ci sono state 8739 segnalazioni da parte di vittime di violenza di cui 8197 sono donne e il 34% ha un regolare impiego.

Per questo viene prevista la possibilità per le lavoratrici, comprese le Co.Co.Co., inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, debitamente certificati dai servizi sociali, di usufruire di un periodo di astensione dal lavoro retribuito e coperto da contribuzione figurativa, per un periodo massimo di tre mesi. Il periodo di preavviso minimo è di 7 giorni e potrà essere usufruito anche su base oraria. Le stesse lavoratrici avranno anche diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time, con successivo ripristino a tempo a richiesta della lavoratrice.

Importanti le novità introdotte in tema di donne e maternità. Il congedo può essere sospeso in caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, fino alla data di dimissione del bambino. Inoltre viene riconosciuto, anche al licenziamento per colpa grave della lavoratrice madre, la possibilità di ricevere l’indennità di maternità da parte dell’INPS.

Altre opportunità per quanto riguarda le famiglie alle prese con l’adozione. Una coppia che procede all’adozione internazionale, può vedere riconosciuta al padre lavoratore un congedo non retribuito anche quando la madre non sia lavoratrice, per permettere ad entrambi i genitori di recarsi all’estero.
In materia di tutela per i genitori adottanti o affidatari, è previsto il non obbligo di prestare lavoro notturno nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre i 12 anni di età.

Per quanto riguarda il congedo parentale (ex maternità facoltativa), viene esteso da 8 a 12 anni di vita del bambino il periodo entro il quale si può usufruire di tale astensione; medesima estensione viene riconosciuta in caso di figli minori con handicap in situazione di gravità, la cui durata di tre anni rimane invariata.
Sempre in merito al congedo parentale lo stesso potrà essere usufruito con un periodo di preavviso più breve consistente in 5 giorni ridotti a due in caso di godimento ad ore.




Vinitaly: l’Emilia-Romagna punta sulla qualità della “Via Emilia”

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di MILENA ZICCHETTI

 

VERONA – Un viaggio lungo la Via Emilia, attraverso sette banchi d’assaggio tematici, per raccontare le eccellenze della Regione. Dal Sangiovese, in grande crescita per fatturato, al Pignoletto, che proprio al Vinitaly ha presentato la nuova Doc per tutelare il prodotto, per arrivare al Lambrusco, il più venduto nella grande distribuzione. Anche quest’anno, grazie all’Enoteca Regionale Emilia Romagna, l’enogastronomia emiliano romagnola si è rivelata una grande protagonista del Vinitaly, il Salone Internazionale del vino e dei distillati in corso in questi giorni a Verona e che terminerà oggi 25 marzo.

 

Un padiglione di circa 4.000 mq (il più grande della fiera) interamente riservati alla nostra regione, con 200 operatori, oltre 400 vini e un filo conduttore che ha caratterizzato questa particolare edizione: la Via Emilia, uno dei simboli italiani più celebri e antichi, oltre ad essere l’arteria stradale più lunga e importante d’Italia. “Lungo tutto il suo percorso – ha dichiarato Pierluigi Sciolette, Presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna, nel corso dell’inaugurazione, avvenuta domenica mattina – la Via Emilia da una continuità alla nostra regione, unendo cultura, gastronomia, paesaggi e tradizioni”. A rappresentare questo viaggio nel buongusto, nella parte centrale del padiglione, sette banchi d’assaggio circolari dove poter degustare le varie tipologie di vino, assistiti da una quindicina di esperti sommelier. “La scelta di organizzare i banchi per aree – ha spiegato il Direttore dell’Enoteca Regionale Ambrogio Manzi – è stata fatta per permettere ad ogni visitatore di percorrere il proprio personale viaggio e poter decidere in autonomia da quale punto cominciare a degustare”.

 

Il nostro itinerario all’interno del padiglione Emilia-Romagna. Noi ovviamente siamo partiti dalla Romagna con il suo indiscusso protagonista: il Sangiovese, in crescita del 5,5% rispetto agli anni precedenti con 6,7 milioni di litri venduti, per 23 milioni di euro di fatturato. Siamo quindi passati per l’Albana, primo tra i bianchi in Italia ad avere la DOCG nel 1987, per proseguire con il Pignoletto, la cui crescita, negli ultmi due anni, è avenuta in maniera esponenziale fino ad arrivare a 3,4 milioni di litri prodotti. Ed è proprio a Vinitaly 2015 che il consorzio ha deciso di presentare la ‘Pignoletto Doc’, marchio nato per tutelare il prodotto dalle imitazioni e favorirne una immediata riconoscibilità. Classico, frizzante o passito, ora il Pignoletto si potrà imbottigliare quindi solo sui Colli Bolognesi, dove resta la Docg principale, sotto cui sono riunite le Doc Colli di Imola, Reno e Modena. Uscendo per un attimo dalla Via Emilia, una tappa è stata dedicata anche al Ferrarese, dove si produce il Fortana, definito anche ‘vino delle sabbie’. Eccoci quindi nella zona di produzione del vitigno emiliano romagnolo più conosciuto e venduto al mondo: il Lambrusco, “la bollicina che pulisce il palato ad ogni sorso”, il rosso frizzante che contraddistingue in maniera particolare il modenese e che di anno in anno sta conquistando sempre più consensi tra gli esperti, oltre ad essere diventato uno tra i vini più venduti (nel nostro paese) nella grande distribuzione. Nella vasta area compresa tra Modena, Reggio Emilia e Parma, troviamo poi la Malvasia, dolce o secca, frizzante o ferma, per terminare con il Gutturnio, ottenuto dall’uvaggio di Croatina e Barbera, vino simbolo dell’enologia Piacentina.

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Diversi poi i dati emersi nel corso di questa edizione di Vinitaly che interessano il vino emiliano-romagolo. Uno fra tutti la grande crescita sui mercati esteri: oltre il 74% dal 2009 al 2013 per un valore che è passato da 222,78 milioni di euro a 387,78 milioni di euro, a fronte di un dato nazionale del +43% (da 3 miliardi 511 milioni a poco più di 5 miliardi di euro). Con 6 milioni 660mila ettolitri, l’Emilia-Romagna si è poi confermata nel 2014 seconda regione produttrice di vino in Italia, dopo il Veneto (7 milioni 780mila), su un totale nazionale di circa 40 milioni di ettolitri. Il vino emiliano-romagnolo inoltre, ha visto da alcuni anni anche una significativa crescita da un punto di vista qualitativo. A confermarlo i diversi riconoscimenti ricevuti dalle principali Guide enologiche. Tra i vari banchi d’assaggio, presenti infatti i dodici ‘Tre Bicchieri Gambero Rosso 2015’, tra cui cinque Lambrusco di Sorbara datati 2013 e altrettanti Sangiovese di Romagna, e i dieci segnalati dalla Guida dell’Espresso.

 

A fare da corollario al vino, non poteva mancare il ‘food’. Anche quest’anno il Padiglione dell’Emilia Romagna è stato l’unico ad essere dotato di un proprio ristorante, curato dagli allievi e dai docenti dell’Istituto Alberghiero ‘Pellegrino Artusi’ di Riolo Terme. Ma non poeva essere diversamente, per la prima regione europea per numero di prodotti DOP e IGP (ben 41!), soprannominata addirittura la ‘Food valley d’Europa’.




E’ il fenomeno del momento: Drink&Talk, aperitivi che parlano inglese

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di ALBERTO BIONDI

Non bastano i libri di grammatica per imparare una lingua. Che sia l’inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco o il giapponese, lo scoglio che prima o poi tutti dobbiamo superare è sempre lei, la conversazione, regina di tutte le fobie quando la persona davanti a noi non parla italiano. Perché se è vero che quando leggiamo possiamo prenderci tutto il tempo che ci serve per capire lo scritto, spulciando con calma le nozioni che ci hanno fatto studiare, in una conversazione bisogna interagire sul momento, a tu-per-tu, e per molti la sensazione è quella di una pistola puntata alla tempia. Non esistono scorciatoie: si apprende a parlare solo parlando. Questione di allenamento, puro e semplice.

 

Ora, alcuni possono ovviare al problema grazie alla loro professione, ai viaggi o ai corsi di lingua… ma la verità è che il più delle volte mancano le occasioni concrete per fare un po’ di pratica, specie nella nostra zona. Così l’Associazione Culturale Cambia-Menti si è inventata gli aperitivi “Drink&Talk”: niente di diverso dai soliti a cui siamo avvezzi, lo spritz, la musica e i salatini non mancano di certo; l’unica regola che vige è parlare esclusivamente in lingua inglese. L’iniziativa (partita solo un anno fa, ndr) ha raccolto un successo inaspettato grazie al passaparola e alla promozione sui social network, tanto che per far fronte al crescente numero dei partecipanti si pensa di raddoppiare l’attuale appuntamento settimanale del mercoledì. Volevamo saperne di più su “Drink&Talk” e abbiamo intervistato Alexia Bianchi, coordinatrice del progetto e nostra interlocutrice per Cambia-Menti.

 

Prima domanda: dove e quando avvengono gli incontri?

“Ci troviamo ogni mercoledì a partire dalle 19.30 nella saletta interna del locale “Due Come Noi” (Corso D’Augusto 207, Rimini). Per partecipare è necessario prenotarsi sulla nostra pagina Facebook, via mail o telefono, oltre a versare una quota complessiva di otto euro che include anche il da bere”.

 

Perché degli aperitivi in inglese?

“Perché prima di noi a Rimini non c’era niente di simile. Drink&Talk è nato sulla scia di iniziative che all’estero, ma anche a Milano e a Roma, raccolgono una grande partecipazione. Noi abbiamo inventato qualcosa sui generis qui. Sentivamo il bisogno di sprovincializzare il nostro territorio, che per quanto passi per meta turistica aperta e accogliente è in verità ancora abbastanza chiuso. Come italiani siamo famosi per non amare particolarmente l’inglese e i riminesi non sono molto abituati ad aprirsi, ma poi basta dar loro le occasioni”.

 

In quanti partecipano a Drink&Talk? C’è un target prevalente?

“All’inizio come puoi immaginare eravamo quattro gatti, anche perché abbiamo pubblicizzato l’evento solo su Internet, ma poi è partito un incredibile passaparola ed ora stiamo pensando di dividere i partecipanti in due gruppi, uno il mercoledì e l’altro il giovedì, per ragioni di comodità. In totale siamo una quarantina, assolutamente di ogni età ed estrazione sociale, dai giovanissimi ai signori più maturi. Vengono professionisti, cuochi, ingegneri, insegnanti di inglese, attori… Gli aperitivi sono una formula divertente e fuori dagli schemi per socializzare e far pratica con l’inglese”.

 

Immagino che non tutti riescono a rompere il ghiaccio le prime volte…

“Sì, è così. Vincere la vergogna è il primo passo, ma chi desidera partecipare non ha l’obbligo di dover parlare per forza. Può anche ascoltare gli altri, se non se la sente subito. I livelli di inglese sono molto variegati e l’iniziativa non è pensata come un corso. Non valutiamo nessuno, ci mancherebbe”.

 

E i madrelingua hanno aderito all’iniziativa?

“Al momento sono una decina, chi dall’Inghilterra, chi dalla Scozia, l’Irlanda, gli Stati Uniti… Sono persone trasferitesi qui da noi e anche per loro Drink&Talk è diventata una buona occasione per ritrovarsi e chiacchierare. Costituiscono una risorsa preziosa, perché ascoltandoli si impara moltissimo. Ad ogni appuntamento nominiamo un ospite d’onore, che di solito è un madrelingua o una persona con un buon livello di inglese, il quale può decidere liberamente un tema da discutere per iniziare la conversazione. Alcuni preparano anche dei materiali che poi provvediamo a far girare su Facebook a tutti i partecipanti. La consuetudine vuole che l’ospite d’onore non paghi il suo drink”.

 

Cosa bolle in pentola per il prossimo appuntamento?

Domani 12 febbraio sarà presente il fotografo Erik Gande, che illustrerà i vari progetti a cui si sta dedicando. Dopo l’aperitivo gli ospiti potranno seguire Erik e raggiungerlo alla “Lavanderia Ricircolo dei Cervelli”, il locale dov’è allestita la sua mostra “City in Motion”. Tutto, naturalmente, in inglese. Segnalo anche l’iniziativa parallela a Drink&Talk, “Movie&Talk” di domenica 22 febbraio e 1 marzo in Galleria d’Arte Primo Piano in via Garibaldi in cui guardiamo film in lingua originale con i sottotitoli in inglese”.

 

In futuro gli aperitivi parleranno anche lingue diverse?

“Non escludiamo la possibilità di organizzare degli aperitivi in spagnolo, visti gli interessati e la presenza di una nutrita comunità latina nella nostra città”.

 

 




La Guardia Finanza sequestra 34 milioni di euro per il fallimento dell’aeroporto Fellini. Associazione a delinquere per i soci pubblici.

Un macigno. Sono oltre 34 i milioni di euro che la Guardia Finanza di Rimini ha posto sotto sequestro per il fallimento di Aeradria, la società che controllava l’aeroporto di Rimini con i libri in tribunale dal novembre 2013. Dopo una lunga inchiesta, è notizia di oggi la notifica degli obblighi di dimora per i vertici della società: il presidente, Massimo Masini, al suo vice Massimo Vannucci e all’ex presidente della società collegata Air, Alessandro Giorgetti. L’inchiesta, come è noto, ha toccato giocoforza anche i soci pubblici. Tra loro spiccano nomi eccellenti e l’accusa è pesantissima: associazione finalizzata alla truffa di erogazioni pubbliche, articolo 640 bis del codice penale. Per l’attuale sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, l’ex primo cittadino Alberto Ravaioli, Lorenzo Cagnoni presidente della fiera, Manlio Maggioli ex presidente di Camera di commercio e gli ex presidenti della Provincia Stefano Vitali e Nando Fabbri si parla di sequestri in solido per circa 750 mila euro.

 

“Questa mattina, prima di partire per Roma per un importante incontro su canoni pertinenziali e beni demaniali, scrive in una nota il sindaco Andrea Gnassi, mi è stato notificato un decreto di sequestro dei beni in ordine alla vicenda Aeradria. Nell’atto, insieme al mio, ci sono i nomi di altri 33 indagati tra amministratori societari, ex sindaci e sindaci in carica, privati, presidenti e ex presidenti di associazioni di categoria, ex presidenti di Provincia, cittadini. Lo stato d’animo e il mio giudizio non cambiano rispetto a quanto dichiarato circa un mese fa alla notizia dell’ipotesi di reato di ‘associazione a delinquere’ dal 2005 al 2013. Lo stato d’animo è quello di chi si sente a posto con la propria coscienza, avendo sempre e costantemente agito con atti e iniziative alla luce del sole per tutelare e salvaguardare un’infrastruttura strategica per il nostro territorio come l’aeroporto. E non muta il mio giudizio. Trovo l’accusa di appartenere a una ‘associazione a delinquere’ così totalmente infondata, financo abnorme, da apparire inaccettabile e umiliante allo stesso tempo. Credo di non apparire eccessivo se dico che ‘leggere’ alla stregua di una cupola criminale (addirittura pensata nel 1999 e architettata propulsivamente da ‘registi’ istituzionali nel 2005), un rapporto di governance pubblico/privata lineare per sostenere l’aeroporto di Rimini – va detto, al pari di molte altre realtà nazionali e europee- sia qualcosa di più simile a un teorema che a un atto di accusa. Associazione a delinquere con una gestazione e esecuzione lunga quasi 15 anni per sostenere e rilanciare una infrastruttura pubblica fondamentale per l’economia del territorio, decine di persone diverse coinvolte tra cui 4 sindaci in carica, nessuno che ci abbia guadagnato un euro: sono queste e molte altre le cose che lasciano perplessi, pur rispettando il difficile compito degli investigatori. Ai quali, se mi si permette, andrebbe fatto semmai un appunto sul metodo di interpretare leggi e garanzie, preferendo da due anni a questa parte (due anni in cui, nonostante lo screditamento continuo, non sono mai stato sentito da alcuno sui fatti in questione) il lampo mediatico ad annunciare il tuono agli interessati. In ogni caso, ho giù consegnato al mio legale di fiducia il decreto per la sua analisi e per la richiesta di riesame ai giudici del Tribunale.”.

 




Un “Caffè Culturale” risolleverà il crocevia del degrado

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L’area oggetto di riqualificazione a due passi dalla Stazione ferroviaria accanto al sottopassaggio che collega il centro storico con il lungomare (foto lapiazzarimini.it)

 

di ALBERTO BIONDI

Per anni è stato il rifugio di clochard, immigrati clandestini, tossicodipendenti. Un crocevia di degrado e abbandono a pochi passi dalla stazione, un angolo di città lasciato a sé stesso per la mancanza di un solido progetto di risanamento. Parliamo di Piazzale Cesare Battisti e dei Giardini Silver Sirotti, la zona adiacente al sottopassaggio che raccorda il mare al centro storico. Erbacce, immondizia, calcinacci, lampioni moribondi che nottetempo rischiarano a malapena il marciapiede, di sicuro una brutta vetrina da mostrare alle migliaia di turisti e visitatori che in un senso di marcia o nell’altro si trovano a dover passare da qui. Ora però è in arrivo un’interessante novità che, come si dice in urbanistica, dovrebbe dare vita ad un piccolo “Effetto Bilbao”, cioè ad una riqualificazione mediante opere architettoniche di respiro artistico e culturale. Sempre se si troveranno dei valenti mecenati disposti a metter mano al portafoglio.
Andiamo al sodo: il Comune di Rimini ha indetto un’asta d’appalto per convertire il fabbricato già esistente in Piazzale Cesare Battisti, l’ex ristorante pizzeria Marina Grande, nel Caffè Culturale. Un centro, come leggiamo nel bando, di “attrazione a vocazione culturale, nella forma di pubblico esercizio, per la valorizzazione turistico/commerciale della città e del centro storico in particolare”. I vincitori della concessione, che dura 9 anni dopodiché va rinegoziata, dovranno utilizzare l’immobile sia per la vendita di cibo e bevande, sia come location di eventi concordati con il Comune. La superficie commerciale complessiva è di 228,38 mq. (l’area verde Sirotti sarà utilizzabile qualora il progetto comprenda l’installazione di arredi e giochi per bambini, ndr) e mentre agli assegnatari spetteranno tutte le spese di risanamento e messa a nuovo dei locali, il Comune ha in programma il rifacimento del marciapiede antistante con un nuovo sistema di illuminazione.
La base d’asta per il canone annuo è fissata a 17mila euro, ma per aggiudicarsi il Caffè Culturale non basta mettere più soldi sul tavolo; infatti la Direzione Cultura e Turismo valuterà i diversi progetti di gestione scegliendo quello con il ventaglio di manifestazioni più appetibili. Tra queste dovranno figurare mostre temporanee, incontri con autori, cineforum, corsi tematici, iniziative musicali, di canto, di danza, eventi di promozione turistica, appuntamenti per bambini e ragazzi. Maggiore la diversificazione dell’offerta, sia per genere che per target d’età, maggiori punti si guadagneranno nella graduatoria. In più verrà prestata particolare attenzione alla tipologia dei prodotti enogastronomici che si potranno consumare in loco e che, se possibile, dovranno includere le eccellenze del nostro territorio. Immancabile la postazione wi-fi, ma severamente vietata l’istallazione di videogiochi, slot machines e qualsivoglia apparecchio “automatico, semiautomatico ed elettronico da intrattenimento e gioco”. D’altronde se si chiama “Culturale” scordatevi i flipper e i videopoker.Ogni onere per la gestione dell’attività culturale e commerciale, leggiamo nei moduli di partecipazione, sono a carico del Concessionario, come pure l’ottenimento delle autorizzazioni amministrative necessarie a tali scopi. Il polo aggregativo che si verrà dunque a creare fungerà da “nuova porta” della città, sperando che l’Effetto Bilbao si diffonda anche nell’area circostante.

Nota di colore: tra le altre prerogative del Caffè Culturale troviamo la collocazione di un ‘totem’ (sic) all’esterno, con tutte le informazioni turistiche sul centro storico, zone limitrofe e zona mare; in tanti anni un banale ‘cartello’ all’altezza dell’attraversamento pedonale avrebbe senza dubbio facilitato l’orientamento dei visitatori, ora costretti a decifrare i criptici graffiti direzionali del sottopassaggio, ma finalmente si stanno muovendo i primi passi su questa strada.
Chi intende lanciarsi nell’impresa dovrà presentare la propria candidatura entro le ore 13.00 del giorno 3 marzo 2015, consegnando il proprio plico di documenti (a mano o via posta) all’indirizzo: Comune di Rimini – Direzione Patrimonio U.O. Espropriazioni e Affitti – via Rosaspina 7, 47923 Rimini (RN). Tutta la modulistica necessaria, tra cui il bando, il disciplinare di concessione e gli allegati, possono essere scaricati dal sito del Comune.