Spese “pazze” in Regione, Marco Monari si dimette da capogruppo del Pd

di BERNADETTA RANIERI

marco-monari-dimissioniIn attesa dei primi risultati ufficiali dalla Guardia di Finanza per l’inchiesta avviata dalla Procura di Bologna per peculato sulle spese di tutti i consiglieri regionali, la fuga di notizie non si placa e comincia ad avere i suoi primi effetti. Il primo a farne le spese è Marco Monari (foto), alla guida del gruppo PD, che ha affidato in queste ore le proprie dimissioni a una nota. Travolto dallo scandalo su presunte spese pazze per cene e week end a Venezia, Monari si è dimesso da capogruppo del PD, ma non da consigliere regionale. Le accuse che lo hanno indotto a lasciare il ruolo di leader del consiglieri democratici è quello di aver accreditato alla Regione la somma di 1100 euro per un soggiorno di due giorni (5 e 6 giugno 2011) in un hotel di Venezia e anche i 30mila spesi per pranzi e cene in 19 mesi (dal giugno 2010 al dicembre 2011). Tutte somme che non sono oggetto di contestazione da parte della magistratura, ma che la stampa locale continua ad attribuirgli come “spese pazze”. Nella nota Monari spiega il motivo di questa sua decisione: “Il mio senso di responsabilità viene male inteso e persino interpretato come un mio tentativo di nascondere, a riparo di un ruolo pubblico, mie responsabilità personali che rivendico insussistenti. Ogni mia azione dal momento in cui ho assunto la guida del Gruppo regionale del Pd è stata ispirata all’assorbimento di tale pesante responsabilità. Questa è la motivazione che mi ha impedito di imboccare la via facile delle dimissioni di fronte a quel processo mediatico che già ho dovuto denunciare. Molte, troppe, dichiarazioni disinformate quanto contraddittorie su indiscrezioni incontrollate e incontrollabili – aggiunge – mi convincono che il mio senso di responsabilità, innanzitutto nei confronti del Partito, viene male inteso e, persino, interpretato come un mio tentativo di nascondere a riparo di un ruolo pubblico mie responsabilità personali che rivendico insussistenti”.

Per la cronaca, proprio domani in Consiglio comunale, è prevista un’interrogazione per il sindaco Gnassi firmata dal consigliere Fabio Pazzaglia (Sel-Fc-). “In queste ore – scrive il consigliere anticipandoci il testo della missiva – assistiamo alla difesa, oseremmo dire maldestra, del Presidente Errani il quale afferma che l’Istituzione Regione non può finire nel frullatore delle polemiche mediatiche. Ma il Presidente dovrebbe chiedersi chi ce l’ha messa! Anche in questo caso la risposta è chiara a tutti: lui e i Consiglieri regionali sono gli unici responsabili di questo sperpero di danaro pubblico. Se la dovrebbero prendere solo con se stessi. Invece tentano di difendersi a testa bassa e in queste ore si giustificano, a nostro parere penosamente, affermando che tali rimborsi sono previsti dal Regolamento. Linea difensiva irricevibile visto che si tratta di Regolamenti approvati dagli stessi Consiglieri. E’ come ammettere di esserselo fatti su misura.” E poi la proposta. ” Le chiediamo di inviare al Presidente Errani e a tutti i Consiglieri Regioanli la copia del nostro Regolamento comunale così potranno vedere che a Rimini nessun Consigliere Comunale può mangiare e viaggiare a scrocco dei contribuenti, con tanto di rimborsi da parte del nostro Ente. Le chiediamo di scrivere una lettera aperta a tutti i Consiglieri regionali invitandoli a fare un doveroso passo indietro. Perchè per i cittadini non c’è nessuna differenza tra questo caso e i casi della Regione Lazio e della Regione Lombardia. Noi abbiamo fiducia che Lei possa diventare l’elemento di rottura rispetto al malcostume, tutto italiano, di sprecare quantità incredibili di risorse pubbliche in ingiusti privilegi. Tempo fa sulla fusione Hera-Acegas Le chiedemmo di mettersi alla testa del dissenso e Lei fu brillante protagonista del NO alla fusione, che partì proprio da Rimini. Oggi Le chiediamo di stare dalla parte giusta e di mettersi alla testa dell’onda di indignazione che attraversa la cittadinanza tutta e che sale di ora in ora.”

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Spese pazze in Regione, indagati tutti i capigruppo

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di BERNADETTA RANIERI

Le spese dei capigruppo dei vari partiti in regione entrano nel mirino della Guardia di Finanza. Trentanovemila le voci di uscite registrate. C’è un po’ di tutto: un asciugacapelli, un divano letto, diverse penne tra cui una da 500 euro, ma anche alcune bottiglie di vino da oltre 100 euro, salumi, frutta e verdura, pacchetti di caramelle e, dulcis in fundo, anche scontrini dei wc pubblici del valore di 50 centesimi. Sono spese su cui stanno indagando le Fiamme Gialle coordinate dalle pm Antonella Scandellari e Morena Piazzi sotto la supervisione del procuratore Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini. L’obiettivo è capire se tali spese siano o meno di natura personale.

L’inchiesta, aperta dalla Procura di Bologna nell’autunno 2012 sulle spese dei vari gruppi consiliari della Regione Emilia Romagna, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per peculato i capi dei 9 partiti, non si salva nessuno: Pdl, Pd, Lega, Idv, M5S, udc, Gruppo Misto, Fds, Sel e Verdi. Più precisamente Luigi Giuseppe Villani (Pdl), Marco Monari (Pd),  Mauro Manfredini (Lega nord), Liana Barbati (Idv), Andrea Defranceschi (M5S), Silvia Noé (Udc), Matteo Riva (Gruppo Misto), Roberto Sconciaforni Fds) e Gianguido Naldi (Sel-Verdi). Questo perché, dato che l’obbligo di firma delle richieste di spesa fatte da ogni gruppo e dai singoli consiglieri ricade sui capigruppo, sono loro i primi a farne le spese. Inoltre, le spese su cui si sta indagando provengono anche dall’acquisizione di alcuni documenti e copia dei contratti di collaborazione e di consulenza ed elenco dei lavoratori a contratto o progetto stipulati dai partiti. Questo per capire se le collaborazioni fossero o meno fittizie. In alcuni casi ci sono state collaborazioni e consulenze sostanziose e ripetute decine di volte sempre dalle stesse persone. Tutto ancora da dimostrare e, almeno secondo i primi rilievi, ci sono posizioni assolutamente differenti.

Se dovesse emergere che in effetti delle somme sono state utilizzate per scopi estranei alle finalità istituzionali dei gruppi consiglieri, il Codacons ha fatto sapere che si costituirà parte civile nel procedimento penale che ne dovesse scaturire, come del resto ha già fatto nel procedimento penale a carico dei capigruppo della Regione Lazio (caso Fiorito). E in caso di rinvio a giudizio dei consiglieri regionali si attiverà per ottenere la decadenza dell’intero consiglio e andare così a nuove elezioni regionali da tenersi in concomitanza con le elezioni Europee. Infine il Codacons – si legge in una nota – si dichiara disposto a ospitare, presso la propria sede regionale di Bologna, a titolo di servizio sociale alternativo al carcere, tutti i consiglieri che verranno condannati affinché lavorino gratis a favore dei consumatori.

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