Benvenuti nell’era del “social food” e del vino “pop”

di MILENA ZICCHETTI

Un binomio sempre molto interessante quello tra Food e Web, soprattutto in un’era in cui il food è sempre più ‘digital’ e sempre più ‘shared’. E per quanto riguarda il vino on line, qual’è il linguaggio più adatto per fuggire la rigidità del mondo dell’enologia? E poi ancora, il vino… può essere pop?

Possiamo tranquillamente dire che la nostra epoca è caratterizzata da una forte centralità del cibo, non più considerato solo come un bisogno, ma come un vero e proprio desiderio, se non addirittura un’ossessione. Non per niente è diventato infatti uno dei protagonisti indiscussi del web, quel luogo dove ogni nostra domanda, dubbio o perplessità sull’argomento, può trovare una risposta e dove ricette, app e blog stanno davvero spopolando. Negli ultimi anni poi, a tutto questo si sono affiancati fenomeni eclatanti come le grandi vendite di libri di ricette e il moltiplicarsi di programmi come Master Chef & Co. Di quanto il cibo, anzi il ‘Food’, sia diventato ormai una costante nel quotidiano, lo ha dimostrato la presenza, oltre ogni aspettativa, di addetti ai lavori e non solo ai vari contest della Festa della Rete che si è svolta a Rimini nei giorni scorsi.

Diversi sono stati i dibattiti a cui abbiamo partecipato. Tra questi l’interessante e controverso mondo dei ‘Foodblogger’ che, a quanto pare, spuntano davvero come funghi. Solo in Italia, sembra siano addirittura oltre 3mila i blog dedicati al cibo, per non parlare poi dell’invasione nei vari Social Network dei ‘#foodigers’, cioè quegli appassionati di food che non mangiano senza prima aver scattato una foto al proprio piatto, per poi divulgarlo con le varie hashtag di riferimento e condividerlo con i propri amici e follower. Tema centrale della discussione è stato proprio quella della ‘Professione Foodwriter’ e di quanto, per scrivere di cibo, non basti (più) aprire un semplice blog. A parlarne giornalisti enogastronomici, foodblogger, foodwriter e disegnatori, tutti concordi sul fatto che sono molti i blog in cui il modo di scrivere viene curato davvero troppo poco. “Non basta saper scrivere bene – afferma infatti la giornalista Sara Porro – occorre anche saper scrivere di cibo, utilizzando il suo particolare linguaggio”. Assolutamente d’accordo Gianluca Biscalchin, giornalista e illustratore gastronomico, che sostiene quanto sia importante usare il cibo come veicolo di espressione, ma prima di scrivere occorre saper ascoltare le storie del cibo, perché “la curiosità verso il cibo c’è – conclude – ce l’abbiamo noi italiani come cultura, ma dobbiamo essere in grado di trasmetterla”.

Altro fenomeno in costate crescita, sia per motivi etici, ma anche economici (ossia di risparmio), è l’Autoproduzione Green, dove autoprodurre significa prima di tutto prendere coscienza del cibo che consumiamo quotidianamente e di tutti gli ingredienti che lo compongono. Salute e ambiente sono state quindi altre due componenti centrali di discussione nell’ambito di questa edizione della Festa della Rete. “L’autoproduzione non è più un qualcosa di nicchia – sostiene Riccardo Astolfi, ingegnere gestionale prestato al mondo del food, come ama definirsi, e appassionato di lievito madre – ci sono anzi sempre più persone che scelgono di utilizzare la materia prima per prodursi poi quello che di norma si compra al supermercato, come il pane e la pasta fresca ad esempio”.

Qualità della materia prima come sinonimo di qualità in tavola, è anche la teoria di Gianni Gaggiani, ideatore e fondatore di Grow the Planet, un interessante progetto on line sulla coltivazione di orti, con una bella idea di base: recuperare le conoscenze e le tradizioni del passato, come rilancio per un progressivo miglioramento. “Basterebbe anche un semplice orto, tanto per cominciare – afferma – perché coltivare un orto non vuol dire tornare indietro anzi, è un nuovo progresso, senza considerare poi quanto c’è dietro: meno trasporti e più aria pulita, meno chimica e più salute, meno acquisti al supermercato e più risparmio e più stagionalità. E poi c’è il gusto di mettere in tavola qualcosa di coltivato con le proprie mani, cosa che davvero non ha prezzo”.

vinocalice

Poi si è parlato del vino che, assieme al cibo, è uno dei temi particolarmente trattati nel mondo del web. Due le principali domande a cui si è cercato di dare una risposta: qual’è il linguaggio più adatto da utilizzare sul web per fuggire a quell’autoreferenzialità tipica del mondo dell’enologia? Ancora più importante: il vino può essere ‘pop’? Tra gli esperti intervenuti, personaggi del calibro di Francesco Zonin, vicepresidente dell’omonima Casa Vinicola, Adua Villa, enogastronoma e wine consulting, Dan Lerner, ricercatore, selezionatore, divulgatore e seller di vini e Jacopo Cossater, wine blogger e giornalista. Durante il dibattito si è cercato di capire se è possibile che un prodotto così pregiato e raffinato come il vino, possa essere anche ‘popolare’ e cioè di largo consumo, sdoganato quindi dai luoghi comuni che lo vorrebbero associato a cucine raffinate ed esclusive.
Tutti d’accordo sul fatto che sia necessario trovare un linguaggio che non spaventi ma che anzi, al contrario, faccia avvicinare sempre più persone. Per colpa di certe terminologie infatti, il semplice bere un bicchiere di vino, rischia spesso di non essere più un piacere, ma un qualcosa di intellettualmente troppo difficile da capire.

Sdoganato questo, “il vino è assolutamente pop – sostiene a gran voce Jacopo Cossater – dove per pop si intende popolare. E basta con la convinzione secondo cui il vino debba essere abbinato solo ed esclusivamente a cucine raffinate”. Sulla stessa onda di pensiero, anche Adua Villa che, nonostante la rigida scuola da sommelier, del vino ama parlare in maniera molto pop perché, come afferma, “prima di tutto viviamo in un paese in cui dal nord al sud si produce vino e poi, credo sia particolarmente importante cercare di fare capire quanto sia semplice, piacevole, immediato aprire una bottiglia e condividerla”. Un simpatico test ad alzata di mano, l’ha fatto chi invece ha avuto la fortuna di nascere in mezzo ad una vigna, Francesco Zonin, con una semplice domanda: quanti tra i presenti di solito bevono vino. L’alzata di mano plenaria ha dimostrato quanto già immaginava: “il vino è pop e lo abbiamo appena dimostrato!”

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Internet, sei giovani testimonianze di ordinaria navigazione (al femminile)

di ALBERTO BIONDI

“Come stanno crescendo le generazioni con internet”. L’argomento è stato oggetto di un panel al Festival della Rete in corso in questi giorni a a Rimini (nell’edizione 2013 ha registrato 10 mila presenze, nella foto sotto una delle location all’Embassy a Marina Centro). Tema, quello delle giovani generazioni e Internet,  dentro cui confluiscono tutte le sfide e le contraddizioni di un mondo che cambia con la rapidità di un tweet, o al ritmo martellante dei nuovi smartphone in commercio. I giovani e la Rete, un’affinità elettiva che ha stravolto le forme stesse della comunicazione, delle interazioni sociali, arrivando a sfumare i confini (sempre più labili) tra realtà online e offline. Insomma, era l’argomento degli argomenti che più attuale di così non si può, affrontato da voci giovani e a misura di giovane; eppure nella sala del Teatro Novelli dove era stato organizzato l’evento, la brughiera di poltrone vuote lanciava un segnale abbastanza chiaro: che Internet lo si usa molto, a volte anche troppo, ma quando arriva il momento di parlarne si è sempre una manciata.

blogfest2014embassySpecifichiamo: siamo al Festival della Rete, che per tre giorni raduna a Rimini internauti da tutta la Penisola. Qui vengono discusse le mille sfaccettature della Rete, si azzardano risposte alle domande di oggi e si guarda al futuro cercando di intuirne il tracciato. Tra i finanziatori c’è Tim (partner ufficiale) e poi Microsoft, Edison, Philips, Dmax ecc. Sul palco del Novelli sei ragazze, che presto scopriamo essere il team del blog tutto al femminile “Soft Revolution”, intervengono a ruota sulle questioni più diverse che Internet pone: dalla semplice gestione di un webzine a come reagire agli insulti di chi online sfoga liberamente la propria idiozia. “Vorremmo sfatare un mito che oggi si è diffuso a macchia d’olio, – dice Margherita Ferrari, caporedattrice di Soft Revolution – quello dei cosiddetti ‘nativi digitali’. Non siamo poi così convinte della sua veridicità. Molti giovani, aldilà di Facebook, non sono tanto abili nella navigazione in Internet, si limitano ad un utilizzo elementare delle nuove tecnologie e spesso gli si vuole attribuire una conoscenza del computer che non hanno. C’è sì un “gap” generazionale, ma dovuto semplicemente ad un fattore di esposizione e non ad una propensione innata per le tecnologie”. La discussione si sposta quindi sugli onnipresenti social network e Valeria incalza: “Oggi è praticamente impossibile, per gente della nostra età, concepire una vita sociale senza Facebook (ndr, chi scrive è forse l’unico esemplare ventenne romagnolo a non esservi iscritto, senza che la sua vita sociale ne sia in alcun modo compromessa). Se una volta le persone ad usare internet erano viste come ‘socialmente inette’, oggi tutti navigano, tutti postano foto e commentano, e l’immagine – aggiunge Anna Laura – ha preso definitivamente il sopravvento sul testo”.

La Rete era nata come luogo di dibattito e confronto, puntualizza Sara rievocando gli ormai moribondi forum, ma oggi i social hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti e la qualità del materiale che finisce online è sempre più scadente. Come lei la pensa Marta, che sottolinea come la completa libertà di espressione che vige su Internet abbia abbassato il livello dei contenuti, tanto che insulti e ingiurie la fanno da padroni nell’arcipelago sterminato dei post. Sofia tocca poi un tema centrale e spesso poco oggetto di approfondimento, la discriminazione verbale con oggetto le donne: “A volte mi meraviglio di come certe ragazze possano continuare a tenere tra gli ‘amici’ di Facebook persone che tirano fuori tanta cattiveria, che spesso si accaniscono sul loro aspetto o atteggiamento senza pensare alle enormi conseguenze emotive delle loro parole. Come che in fondo vi sia un’accettazione dell’insulto e non venga preso per quello che è”. A riprova che lo schermo attraverso cui guardiamo il mondo può ingannare tanto gli altri quanto noi stessi.

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Tra l’ascesa della rete e il declino dei media cartacei

informazionestatistichedi ALBERTO BIONDI

Nessuno immagina quanto possa essere interessante un documento power point che riporta una batteria di grafici dal titolo: Temi e Fonti dell’Informazione Culturale. D’altronde lo sappiamo, le percentuali mancano da sempre di un certo appeal; e tuttavia quello che da fuori poteva sembrare il classico sciorinamento di dati statistici si è rivelato una perfetta radiografia antropologica della società in cui viviamo.

News Italia 2014 è una ricerca condotta dall’Università di Urbino e diretta da Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, organizzatori del Festival del Giornalismo Culturale in programma in questi giorni a Urbino. Intervistando un campione rappresentativo di italiani maggiorenni per quattro anni, sono state individuate le tendenze di come nel nostro paese ci si rapporta con l’informazione (in generale) e più specificatamente con quella culturale. Noi abbiamo raccolto i dati più significativi dell’analisi News Italia 2014 ed, estrapolandoli dai grafici, abbiamo dato loro vita. L’appeal che mancava.

Il primo aspetto a emergere è che la TV, regina incontrastata dei media “caldi” e “freddi”, per dirla alla McLuhan, considera per la prima volta l’eventualità di abdicare. Pur mantenendo un saldo primato sul campione generale, con un 92,3% (2013) da elezioni bulgare nell’utilizzo, rispetto a vent’anni fa il mezzo televisivo ha subito una flessione del 5%. Ben poca cosa sui grandi numeri, si dirà, ma individuare il responsabile è tutt’altro che difficile. Ovviamente parliamo di Internet, che dall’iniziale 27% del 2001 ha registrato un’impennata di quasi venticinque punti piazzandosi al 54,8% di utilizzo. Una crescita, quella della rete, che non ha lasciato immutata la monarchia televisiva: si pensi soltanto al passaggio al digitale, alla proliferazione dei canali tematici e alla pay-per-view. Internet ha mutato il carattere della TV e contribuisce a minare l’oligopolio delle reti televisive nel diffondere informazione. Soprattutto tra i più giovani, come si vedrà in seguito.

Se però la TV è stata capace di resistere allo tsunami di nuove connessioni, le vere vittime di Internet sono i quotidiani cartacei. Una Caporetto: negli ultimi tre anni l’informazione veicolata in Italia dai giornali nazionali è passata dal 63% al 47%, mentre per la stampa locale dal 59% al 44%. Da questa mattanza la rete ha guadagnato un bottino di ben undici punti percentuali, schizzando dal 51% del 2011 al 62% del 2014. Complice l’utilizzo di smartphones e tablets, di cui otto utenti su dieci fanno regolarmente uso per navigare. Rimasta fuori dalla mischia, la radio se la passa decisamente meglio mantenendosi abbastanza stabile con un 57,3% di utilzzo tra gli intervistati, vuoi anche grazie alla sua onnipresenza nelle auto e nei locali pubblici.

Se questa era la prospettiva generale sull’informazione, la ricerca News Italia 2014 si è focalizzata sul consumo di notizie inerenti alla cultura in senso lato (libri, cinema, teatro, arte, viaggi ecc.). Solo il 22% del campione dichiara di cercare notizie culturali più volte al giorno, mentre sale sensibilmente a 33% il numero di chi lo fa qualche volta a settimana. Numeri che, vista la portata del campo d’indagine, non lasciano spazio ad autocompiacimenti. Per quanto riguarda le piattaforme utilizzate per fruire d’informazione culturale, il 75% degli intervistati lo fa attraverso i TG delle reti nazionali (quindi passivamente, ndr), il 64% sempre seguendo approfondimenti televisivi, mentre prima di trovare un medium cartaceo bisogna scendere di qualche girone infernale fino ad arrivare al magro 45% di chi legge le pagine culturali sui quotidiani nazionali e dell’ancor più magro 42% di chi compra gli inserti (La Domenica del Sole 24 Ore, per fare un esempio). Decisamente meglio invece chi cerca cultura su Internet (57%), in cui il 32% si indirizza verso i siti dei quotidiani nazionali, il 30% sui portali e il 27% su siti specializzati. Ancora pochi quelli che seguono i profili Facebook e Twitter dei giornalisti (14%) anche se si registra una crescita considerevole delle visite ai blog (benchè qui rientrino tematiche non esclusivamente culturali). Analizzando i temi più cliccati al primo posto troviamo la categoria Viaggi, turismo e cibo (71%), seguita dal Patrimonio Culturale e l’Editoria (65-60%), Prodotti Audiovisivi (57%) e Spettacoli dal Vivo (55%). Interessanti anche i numeri sul “target” di utenti della rete, dove la fascia 18-29 si mostra più a suo agio con Internet rispetto alle categorie più mature (89% di utenze). Niente di nuovo sotto al sole, anche se il gap generazionale si sta riducendo progressivamente e tenderà col tempo a sparire. Dovendo tirare le fila, il dato che emerge in maniera preponderante è l’approccio diverso all’informazione tra chi utilizza più media e chi si appella ad un’unica voce (più spesso quella della TV). Gli italiani che utilizzano Internet dimostrano una minore assuefazione alla televisione, preferiscono muoversi su più piattaforme e si approcciano a linguaggi diversi con più facilità. Se è vero che la TV ha inglobato la rapidità della rete e sta compiendo la sua metamorfosi, tutto il peso del cambiamento sembra cadere come una ghigliottina sui quotidiani cartacei. I giornali sono per loro stessa natura più lenti, meno motili, conservativi fino al midollo, e in una società liquida come la nostra devono risolvere un indovinello edipico per continuare a sopravvivere. É possibile l’esistenza dei media cartacei nel XXI secolo? Quale dev’essere la loro funzione? Come garantirne (se è lecito) la tutela? Può la cultura continuare ad arroccarsi sugli elzeviri di terza pagina e snobbare la rete? Nella diffusione di contenuti di spessore, che sono “informazione pesante” come Augias l’ha definita, c’è da chiedersi se la rete con la sua rapidità sia in grado o meno di svolgere questa funzione.

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Internet e i pericoli in rete, ciclo di incontri “La Rete siamo noi”

Il primo appuntamento del ciclo di incontri “La Rete siamo noi”  promosso da Corecom Emilia Romagna, in collaborazione con Provincia di Rimini, l’Ufficio Scolastico della Provincia di Rimini e Centro Zaffiria si svolgerà questo pomeriggio lunedì 12 novembre alle 17 presso la Biblioteca di Misano. Titolo: “Navigare orientati: come educare ai media figli e alunni” con la presentazione “La Rete siamo noi, guida per genitori” illustrata da Rossella Tirotta, sociologa del Corecom Emilia Romagna.

Gli incontri proseguiranno domenica 18 novembre ore 10.30, sempre in biblioteca a Misano, con l’incontro “Perdersi in una rete di storie” (letture animate per bambini dai 6 ai 10 anni). Lunedì 19 novembre ore 17, biblioteca di San Giovanni in Marignano “Bambini e media: tra tutela e azione educativa”. Previsti gli interventi di Primarosa Fini, dirigente Corecom Regione Emilia RomagnaInterventi su “La tutela dei minori nei media”. Domenica 25 novembre ore 10.30, biblioteca di Morciano “Intreccio di fili… e di storie” con racconti, filastrocche e un gioco per bambini dai 6 ai 10 anni (con iscrizione, massimo 20 bambini). Domenica 25 novembre ore 16,30, biblioteca di San Giovanni in Marignano “Schermi da ridipingere”, laboratorio sui media per bambini dai 6 ai 10 anni (sempre su iscrizione massimo 20 bambini). Infine lunedì 26 novembre ore 17, biblioteca di Morciano “Genitori nella Rete” con anche un saluto di Mario Galasso, assessore alle Politiche Sociali Provincia di Rimini e l’intervento di Alessandra Falconi del Centro Zaffiria.




Una serata con Giovanni Ronci

Per il ciclo “I giovedì della biblioteca” giovedì 18 ottobre –alle ore 21 serata con Giovanni Ronci (ICT Manager, blogger. Fondatore di ScrivereSuiVetri.it ) sul tema “Evoluzione di Internet. Realtà aumentata e tecniche di mpersuazione del comportamento”. Esempi di realtà aumentata e di come il digital marketing influenzi il nostro comportamento. Ingresso libero

 




PANE E INTERNET VANNO A RUBA

Irina Imola (prima a destra) con al centro l'assessore provinciale Meris Soldati e la responsabile regionale del progetto azzeccatissimo "Pane e Internet"

Oggi arrivano diverse buone notizie. E questa ci piace in particolare.  83 gli iscritti in quattro ore all’iniziativa “Pane e Internet” (per sapere di che cosa si tratta vai alla nostra NOTIZIA). Ma non è finita. Perchè molte persone che hanno ritirato i depliant informativi per studiarseli a casa e decidere con calma. Tra i nuovi iscritti riminesi, sono in stragrande maggioranza gli aspiranti cyber nonni: persone attorno ai settant´anni, con due signori che di anni ne hanno addirittura 81, ma con tanta voglia di restare attivi. Le donne sono più degli uomini: 53 contro 30, mentre 8 sono i cittadini stranieri. I primi corsi di “Pane e Internet” inizieranno a Rimini il 12 marzo presso l´Istituto tecnico industriale Leonardo Da Vinci e proseguiranno nei prossimi mesi fino ad arrivare alle otto edizioni previste entro l´anno. Secondo l´assessore ai servizi al cittadino Irina Imola, “garantire a tutti l´accesso alle nuove tecnologie significa mettere tutti i cittadini su un piano d´uguaglianza e di parità. Il progetto Pane e Internet è una prima bellissima risposta a questo bisogno di formazione da parte di tante persone che, per età o condizione sociale, vivono il computer come un ostacolo e rischiano di restare escluse da un mondo di relazioni che si sta sempre più trasferendo sul web”.  Ne sono un esempio le pagine del Comune di Rimini su face book e twitter schizzate, con l´ultima emergenza neve, dal migliaio di contatti abituali agli oltre 6.500 moltiplicatisi poi, con un effetto a catena, ad un numero indefinito di cittadini. Sul territorio della provincia riminese si prevede di iscrivere ai corsi di Pane e internet almeno 700 persone entro il 2013. A questi dobbiamo aggiungere i 330 partecipanti alla precedente edizione svoltasi tre anni fa, per un totale di oltre mille nuovi cyber nonni attivi nel mondo digitale.

Al momento c´è ancora disponibilità di posti. Per iscriversi basta chiamare il numero verde 800 590 595 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. E per esercitarsi poi, anche senza avere il computer in casa, basta andare in Piazza Cavour. Presso l´Urp del Comune ci sono sei postazioni informatiche a disposizione dei cittadini perché, come dice l´assessore Imola  “adesso che ci sono le macchine, occorre formare i guidatori”.




Nuove tencologie, arriva Pane e Internet

Sul territorio della Provincia di Rimini i corsi inizieranno nel mese di marzo e interesseranno, in questa prima tornata, 8 Comuni: Rimini, Riccione, Cattolica, San Giovanni In Marignano, Bellaria, Montescudo, Novafeltria, Pennabilli. Un altro corso si è concluso da poche settimane a Santarcangelo, mentre altre edizioni si svolgeranno nei prossimi mesi a Misano, Morciano e Verucchio.  Complessivamente, entro il 2013, saranno organizzati nella provincia riminese 45 corsi di Pane e Internet con una previsione di 700 partecipanti complessivamente. Per iscriversi basta chiamare la segreteria organizzativa al numero verde 800 590 595 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. La chiamata è gratuita. Le iscrizioni saranno accettate secondo l’ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei posti disponibili, e si chiuderanno circa una settimana prima dell’inizio dei corsi.

“Pane e internet” è un progetto di formazione e alfabetizzazione digitale promosso e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con le Province di Bologna, Modena, Ferrara, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. Sostengono l’iniziativa le Associazioni degli Enti locali (Anci, Upi, Lega autonomie, Uncem), il Forum delle Associazioni del Terzo settore e i Sindacati pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp, Cupla.

Organizzazione dei corsi
I corsi di Pane e Internet sono rivolti a tutte quelle persone che per età o condizione sociale non hanno dimestichezza con le nuove tecnologie, in particolare anziani, casalinghe, immigrati. Il corso è articolato in 10 lezioni di due ore ciascuna per un totale di 20 ore. Sono previste due lezioni settimanali per una durata complessiva di circa cinque settimane. Le lezioni si terranno presso scuole, biblioteche, centri sociali e culturali del territorio regionale. I corsi sono completamente gratuiti e al termine verrà rilasciato agli allievi un attestato di partecipazione. Durante il corso gli allievi apprenderanno le funzioni base del computer raggiungendo gradualmente un livello minimo di autonomia. In particolare impareranno a navigare in rete, usare la posta elettronica, ricercare informazioni, archiviare dati, utilizzare i servizi on line delle Pubbliche Amministrazioni. Le lezioni saranno tenute da insegnanti con almeno cinque anni di esperienza nel settore della formazione informatica per adulti. Accanto all’insegnante, sarà presente anche un tutor che aiuterà gli allievi nelle esercitazioni da svolgere singolarmente o in gruppo.

Il camper di Pane e Internet

Per pubblicizzare i corsi in partenza e raccogliere iscrizioni, il camper di Pane e Internet sta effettuando un tour promozionale all’interno della provincia riminese, con il seguente calendario:

Lunedì 20 febbraio                 San Giovanni in Marignano
Mercoledì 22 febbraio           Rimini
Sabato 25 febbraio                Cattolica
Domenica 26 febbraio           Montescudo
Lunedì 27 febbraio                 Novafeltria
Mercoledì 29 febbraio           Bellaria
Sabato 3 marzo                      Pennabilli

 

 

Gli operatori presenti sul camper forniranno informazioni ai cittadini ed effettueranno dimostrazioni di utilizzo del computer e di navigazione in rete.
Gli interessati potranno iscriversi ai corsi lasciando il proprio recapito per essere successivamente richiamati dalla segreteria di Pane e Internet.

Nella foto Davanti al camper di pane e internet Agostina Betta, Responsabile del progetto per la Regione Emilia Romagna, L’Assessore alla formazione della Provincia di Rimini Meris Soldati, L’Assessore ai servizi del cittadino del Comune di Rimini Irina Imola.