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Violenza sulle donne, l’intervento di Emma Petitti

emmapetitti2015Riceviamo e pubblichiamo l’ampio intervento dell’On. Emma Petitti (Pd) in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne che si celebra oggi in tutto il mondo e che a Rimini vedrà sfilare un corteo sabato 29 novembre con ritrovo alle 14,30 alla Casa delle Donne in piazza Cavour.

 

Il ripetersi con frequenza di delitti che hanno come vittime le donne dimostra che nonostante gli sforzi di questi anni ci troviamo ancora al centro di una emergenza che affonda le sue radici nella cultura diffusa e nelle disparità di potere tra uomini e donne. La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne non deve essere una mera ricorrenza, ma un importante momento di riflessione sulla condizione della donna e una ferma denuncia nei confronti di qualsiasi forma di violenza. La ratifica della Convenzione di Istanbul è stato uno dei primi atti del Parlamento in questa legislatura, a cui è seguita l’approvazione della legge cosiddetta sul femminicidio. Eppure l’Italia resta tra le nazioni europee con gli indicatori peggiori per la condizione femminile. Il 2013 è stato un anno pesante: il Rapporto Eures sul femminicidio in Italia conta 179 donne uccise, il 70% in famiglia e il 92,4% per mano di un uomo. Una su sei uccisa dopo la decisione di lasciare il proprio partner. Una su dieci era una collega o una dipendente del suo assassino.
Mentre la ricerca “Rosa Shocking – Violenza, stereotipi e altre questioni del genere” presentata alla Camera e realizzata da WeWorld Intervita per ipsos racconta che per un italiano su tre la violenza domestica sulle donne è un fatto privato, che si risolve in famiglia. Per uno su cinque è accettabile denigrare una donna con uno sfottò a sfondo sessuale. Uno su 10 pensa che se le donne non indossassero abiti provocanti non subirebbero violenza. Uno su 4 è convinto che se una donna resta con il marito che la picchia, diventa lei stessa colpevole.
In Emilia Romagna sono tredici i centri antiviolenza e dal 1° gennaio al 31 ottobre scorso hanno accolto 2.867 donne. La sola ‘Rompi il Silenzio’, che si occupa a Rimini di assistenza alle donne vittime di violenza, ne ha seguite ad oggi 173, in linea con lo scorso anno.
Affrontarle la violenza sulle donne significa mettere in discussione stereotipi e luoghi comuni e promuovere una relazione diversa tra i generi, un modo diverso di concepire i rapporti tra uomini e donne, nella vita pubblica e privata. Con la Convenzione di Istanbul, per la prima volta, la violenza sulle donne è stata definita una violazione dei diritti umani fondamentali, si è indicata la strategia per la prevenzione, l’accoglienza delle donne, la punizione del colpevole. Si fissa l’obiettivo di costruire una rete territoriale attraverso il coinvolgimento di tanti soggetti e la valorizzazione delle politiche migliori.
Come affermato anche in occasione della visita della presidente della Camera Laura Boldrini alla Casa delle Donne di Rimini nei mesi scorsi, ora dobbiamo lavorare con forza per dare attuazione a questi impegni e per monitorare costantemente i problemi aperti e i risultati raggiunti. Potenziare il lavoro dei centri antiviolenza è imprescindibile. Il piano Nazionale antiviolenza, previsto dalla Legge sul femminicidio ma non ancora approvato, sarebbe uno strumento per costruire, con i centri antiviolenze e le case rifugio, una seria politica di contrasto al fenomeno, sul piano degli aiuti materiali per le donne vittime e soprattutto in termini di diffusione di una cultura fondata sul rispetto e sulla parità. Ma vi sono ancora ritardi che vanno colmati.
Occorre agire per finanziare i centri antiviolenza, per inasprire pene e controlli, per valutare l’impatto di genere della politiche pubbliche, ma soprattutto per produrre un cambiamento profondo di contesto culturale, mentalità, abitudini e sistemi di potere che sono oggi maschilisti e discriminatori. Dobbiamo agire per migliorare le effettive condizioni di vita e di lavoro delle donne per consentire davvero libertà, autonomia e autodeterminazione facilitando l’accesso a lavoro e carriera, ridisegnando il welfare, partendo dalle persone, e dalle persone che lavorano, agendo quindi su servizi, conciliazione e condivisione dei tempi privati e di lavoro.
Bisogna insegnare il valore positivo delle differenze ai bambini, formare insegnanti ed operatori, fare della scuola il primo centro di prevenzione alla violenza di genere (in parlamento abbiamo di recente depositato una proposta di legge per l’introduzione dell’insegnamento della non violenza e del rispetto della parità), lavorare affinché anche i media si pongano il tema di una comunicazione rispettosa della dignità delle donne.
Sabato 29 novembre sarò anche io alla marcia contro la violenza alle donne “E’ per te”, promossa a Rimini dall’amministrazione comunale e dalle associazioni. Serve uno sforzo politico e culturale, lavorare dentro e fuori le istituzioni per promuovere una nuova cultura fondata sul rispetto, sulla libertà e sull’autonomia femminile”.




E’ per te, Rimini continua il cammino contro la violenza sulle donne

donne_violenzarimini2013-2Centinaia di donne si sono ritrovate nel pomeriggio di ieri per celebrare la giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricorre oggi 25 novembre. L’iniziativa a livello locale è stata promossa dall’Assessorato alle Politiche di genere del Comune di Rimini e dall’associazione Rompi il Silenzio. Sono oltre un centinaio le associazioni, comitati, i gruppi riminesi che hanno aderito alla manifestazione che, tra i suoi partecipanti, avrà l’attrice Lella Costa, protagonista nella serata al teatro Novelli dello spettacolo “Ferite a morte”, dove Serena Dandini, attingendo dalla cronaca e dalle indagini giornalistiche, ha ridato voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un “ex”, facendole, per una volta, parlare in prima persona. L’itinerario ha toccato i borghi della città, fino al borgo San Giuliano, lungo corso d’Augusto e via Tiberio, per poi proseguire verso borgo Marina, lungo via Matteotti e via dei Mille; borgo San Giovanni, lungo via Roma e parco Cervi; borgo Sant’Andrea e raggiungere piazza Tre Martiri. “Mi piace pensare che l’aumento del numero delle donne che quest’anno si sono rivolte ai centri antiviolenza della nostra provincia sia dovuto perché oggi nella società ci sia più coscienza ed anche più fiducia che insieme ce la si possa fare” ha detto Paola Gualano, presidente dell’associazione Rompi il Silenzio. Il numero di donne che si son rivolte alla rete Dafne nel 2012 è stato di 255 di cui 181 hanno usufruito di un percorso di presa in carico. INCONTRI – Prosegue il ciclo di incontri “Parla con lei: dialoghi con le autrici. Sapienza contro violenza”. I prossimi appuntamenti: venerdì 29 novembre, ore 17.30 in Biblioteca Gambalunga, Sale Antiche Letizia Mencarini D. Del Boca, L. Mencarini, S. Pasqua presenteranno il libro “Valorizzare le donne conviene. Ruoli di genere nell’economia italiana” (Mulino 2012); venerdì 6 dicembre, stesso luogo e ora, Marisa Ombra presenta “Libere sempre. Una ragazza della Resistenza a una ragazza di oggi” (Einaudi 2012).

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Violenza contro le donne, si rafforza il sistema di contrasto

L’iniziativa, lanciata dalla città di Torino lo scorso 25 novembre con la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne” e appoggiata dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani, desidera coinvolgere i sindaci di ogni Comune, invitandoli a diventare testimonial della Campagna, assieme a tutti i concittadini, in una presa di posizione decisa e condivisa contro la violenza sulle donne.

Il Comune di Bellaria Igea Marina non intende essere da meno, e sottoscrive i seguenti propositi: promuovere iniziative ed azioni volte a prevenire ogni forma di violenza, rimuovendo le cause che possono scatenarla; istituire reti allo scopo di coinvolgere il più ampio numero di enti, istituzioni, servizi e associazioni, collaborando alla scelta di giuste strategie per offrire aiuti concreti alle donne vittime di violenza, rendere operativi sul territorio Centri Antiviolenza e Case Rifugio; diffondere una cultura non discriminatoria in genere, soprattutto per i più giovani, nelle scuole e nei centri ricreativi; sostenere gli organismi impegnati a prevenire e contrastare la violenza, anche mediante il recupero degli uomini maltrattanti, incoraggiandoli ad un comportamento non violento nelle relazioni interpersonali. Organizzare, coinvolgendo gli organismi di parità, corsi di informazione e sensibilizzazione rivolti a tutte le persone che ricoprono ruoli nelle amministrazioni comunali; inserire regole che vietino messaggi pubblicitari contenenti immagini o frasi offensive per le donne o che istighino alla violenza.

Vogliamo credere in una catena senza anelli deboli, perché la motivazione ce lo permette, vogliamo credere che il rispetto fra esseri umani, senza discriminazioni di sorta, è ancora e sempre in cima alla nostra lista personale. (ev.pa.)

 




Donne, violenze e stupri in aumento

di BERNADETTA RANIERI

Quello della violenza sulle donne è un tema caldo più che mai. E’ stato presentato nei giorni scorsi il bilancio dell’attività svolta nel 2012 dallo “Sportello Dafne”: un progetto della Ausl di Rimini, attivo dal 2005, con punti di ascolto presso i consultori di Rimini e Riccione (0541-747604 e 0541-698722) , per le donne che subiscono violenza. A illustrare i dati e il lavoro svolto è stata la dott.ssa Maria Maffia Russo (foto), responsabile dello Sportello e direttore del Programma Aziendale di Psicologia della Asl di Rimini, che ha sottolineato come il numero di donne che si son rivolte alla rete Dafne resti alto anche per l’anno appena trascorso: 255, di cui 181 hanno usufruito di un percorso di presa in carico. I Pronto Soccorso e Pronto Intervento del territorio aziendale hanno rilevato 58 casi di violenza fisica; l’unità operativa di “Ostetricia e Ginecologia” dell’Ospedale di Rimini 16 casi di violenza sessuale, in incremento rispetto allo scorso anno (9 casi). Anche lo Sportello Dafne della rete rileva un incremento di violenze stupri ( 8 nel 2012 e 3 nel 2011).

La dottoressa Russo durante la presentazione dei dati

Come nelle precedenti rilevazioni la tipologia prevalentemente della violenza è quella fisica e psicologica o combinata; più frequentemente alla violenza fisica e psicologica si aggiunge quella economica; rimangono stabili le percentuali relative allo stalking, in aumento le rilevazioni delle violenze sessuali e stupri. Rispetto alla nazionalità delle donne la prevalenza rimane italiana (il 54,5 per cento dei casi); rispetto alle donne straniere in carico ai nodi della rete Dafne si rileva un aumento del numero di donne irregolari in Italia rispetto all’anno precedente (30 per cento contro il 5 per cento del 2011); sarebbe positivo poter interpretare questo dato come una maggior fiducia delle donne straniere verso i servizi territoriali. In linea con i dati nazionali ed internazionali, quelli locali continuano a confermare come la violenza contro le donne sia trasversale per ciò che riguarda la nazionalità e la classe sociale. La scolarità in prevalenza medio/alta delle donne, connessa all’insufficiente o assente accesso al reddito, può mostrare la fatica da parte delle donne vittime di violenza ad impiegare le proprie risorse per una autonomia personale. Sono stati 19, nell’ultimo triennio, i casi di donne che hanno reiteratamente subito violenza prima di rivolgersi ai servizi. Si mantiene stabile ma alto il dato della violenza verso le donne in gravidanza; nel 2011 il 22 per cento delle donne maltrattate, in carico alla rete Dafne erano in gravidanza, nel 2012 il 21,5 per cento. Una di queste donne ha anche perso il bambino.

Questi, dunque, i dati per quanto riguarda le donne vittime di violenza. Nella stessa occasione la dott.ssa Russo ha annunciato il convegno che si terrà il prossimo 24 maggio dal titolo “Liberi dalla violenza: un progetto per uomini che vogliono cambiare”. Perché a dover e voler essere aiutati non sono solo le vittime, ma anche gli aggressori. Anche nella realtà locale, “sono diversi gli uomini che chiedono di essere presi in carico, che chiedono, a noi ma anche alle forze dell’ordine, con le quali, voglio sottolinearlo, vi è un rapporto ottimo, di essere aiutati ad uscire dalla sindrome della violenza – spiega la dottoressa Russo – poi capita che, quando capiscono l’impegno che serve per affrontare questo percorso, si scoraggiano e lasciano. Però un primo passo è stato comunque fatto”.

Questi soggetti si rivelano agenti soprattutto nelle relazioni di intimità con una percentuale del 88,4 per cento: in particolare nel 35,3 per cento dei casi il maltrattante è il coniuge, nel 25,4 per cento il partner, nel 17 per cento dei casi l’ex partner, nel 9,9 per cento l’ ex coniuge; a seguire le violenze sono perpetrate dai familiari: i dati quindi confermano che la donna è a maggiore rischio all’interno delle relazioni primarie. Anche i dati circa le caratteristiche socioeconomiche del maltrattante confermano quelli emersi lo scorso anno: un partner italiano, con occupazione lavorativa. Rispetto alla professione, il dato è assolutamente trasversale, dal lavoro manuale a quello intellettuale, dalla professione subalterna a quella dirigenziale.

L’obiettivo del presente progetto è, dunque, la creazione di un gruppo di auto aiuto per uomini che agiscono violenza, che ha come principale finalità la cessazione e la prevenzione delle azioni violente da parte dei maltrattanti, previa assunzione di responsabilità su dette azioni. La pratica clinica suggerisce come lo strumento gruppale sia in grado di offrire un setting privilegiato per costruire modalità relazionali alternativi all’uso violenza. Possono entrare a far parte del gruppo tutti gli uomini che agiscono violenza, fisica e psicologica, nei confronti della propria compagna. Il bacino di utenza è rappresentato dal territorio provinciale. La domanda di partecipazione al gruppo può essere spontanea o su invio da parte di operatori che, a diverso titolo, si occupano della tematica della violenza.

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