Tutto esaurito per Bottura a Casa Artusi, sala colma di giovani aspiranti chef

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di MILENA ZICCHETTI

E’ il più blasonato cuoco italiano, con tre stelle Michelin e terzo miglior ristorante del mondo nella classifica dei World’s 50 Best Restaurants nel 2013 e nel 2014. Massimo Bottura (nella foto di  Alice Magnani), chef dell’Osteria La Francescana di Modena, mercoledì 18 febbraio è stato ospite a Casa Artusi a Forlimpopoli per presentare il suo nuovo libro ‘Vieni in Italia con me’. Sala piena (soprattutto di giovanissimi aspiranti chef) ad attendere quello che universalmente è riconosciuto come il più intellettuale dei cuochi nostrani ed ambasciatore per eccellenza del cibo italiano nel mondo. Bottura è stato accolto con un fragoroso applauso che lo ha accompagnato fino al palco, dove ad attenderlo c’era il sindaco di Forlimpopoli Mauro Grandini e lo storico Massimo Montanari, presidente del Comitato scientifico di Casa Artusi e massimo esperto della cultura del cibo, i cui libri sono tradotti in tutto il mondo.

‘Vieni in Italia con me’, uscito già lo scorso 26 ottobre è, a detta di Montanari, “un libro scritto con amore e che si legge con passione”. Si snoda lungo la carriera venticinquennale dello chef emiliano e vuole rendere omaggio ai suoi successi e a quanti hanno condiviso con lui il lavoro e la cucina, contribuendo all’evoluzione dell’Osteria Francescana. Quattro capitoli, ognuno incentrato su un diverso periodo della carriera dello chef modenese, e 48 ricette accompagnate da testi e corredate da illustrazioni di Stefano Graziani e Carlo Benvenuto, fotografi d’arte (e non di cibo), che raccontano le ispirazioni, gli ingredienti e le tecniche di Bottura secondo un percorso ben preciso, che introduce alla sua personalissima filosofia della ‘Tradizione in evoluzione’. Una cucina, quella dello chef, con radici emiliane, che parte sì dalla tradizione, ma grazie al suo genio culinario è stata rivista e rivisitata in chiave moderna perché “non possiamo perderci nella nostalgia, ma dobbiamo portare il passato nel futuro, in modo che la tradizione sia in continua evoluzione” afferma e poi, rivolgendosi ai giovani cuochi in erba: “ricordatevi sempre che anche in cucina la cultura è fondamentale. Anche il sapere le nostre radici, il punto da cui si deve partire. Perché se non sapete chi siete, non potrete mai esprimere al meglio voi stessi”.

Durante la serata Massimo Bottura ha poi scherzosamente raccontato la ‘pazzia’ che sta dietro ad ogni suo singolo piatto, a partire dalla scelta del nome, degli ingredienti, gli accostamenti, la preparazione, fino ad arrivare all’impiattamento. Un racconto fra tanti, con uno stile quasi pittorico, è quello del piatto ‘bollito non bollito’ e di come il bollito misto emiliano, una volta nel piatto, si trasforma nello skyline di Central Park. Sentire raccontare da Bottura come nasce una ricetta, è quasi come sentire leggere una poesia. Si rimane estasiati e non si vede l’ora che ricominci con un’altra. E davvero ci si rende conto, come lui stesso afferma, di come nella stessa persona convivano serietà ed ossessione (soprattutto per le nuove tecnologie), con spirito ironico e il suo sapersi prendere un po’ in giro. Un concetto molto importante che Massimo Bottura ha voluto ribadire, sempre e soprattutto rivolgendosi ai giovani, è la scelta della materia prima. “Va bene fare vedere quanto si è bravi, utilizzando tecniche particolari, impiattamenti scenografici… ma quello su cui davvero un bravo cuoco deve concentrarsi è la materia prima. E’ lei la regina. A volte, perché un buon piatto possa riuscire e avere successo, occorre mettere l’ego da parte e fare prevalere il cibo, cucinandolo nel migliore dei modi, affinché possa rimanere il più intatto possibile per gusto, proprietà nutritive e odore”. Che dire: Massimo Bottura si è rivelato alla fine una persona umile, un vero e proprio cuoco-artista, con una passione e un orgoglio per la sua terra e per l’Italia che trasuda.  Il libro, ‘Vieni in Italia con me’, è stato tradotto anche in inglese con un titolo colmo di humor ‘Never Trust A Skinny Italian Chef ‘ (non fidarti mai di un cuoco italiano magro). E’ edito da Ippocampo e costa 39,90 euro.




Processo a Pellegrino Artusi, il primo “foodblogger” della cucina italiana

processopellegrinoartusidi MILENA ZICCHETTI

Chissà cosa direbbe Pellegrino Artusi, il padre della cucina italiana, se fosse ancora tra noi e si trovasse per la prima volta a doversi sedere sul banco degli imputati di un vero e proprio processo. L’accusa che gli viene fatta è di essere ormai sorpassato. Ad argomentare le loro tesi, personaggi illustri nei panni dell’accusa e della difesa, ma rimane un verdetto dal difficile pronostico, tanto più davanti ad una giuria popolare.

Allora, Pellegrino Artusi è moderno o superato? E’ questo l’interrogativo che il 10 agosto dalle ore 21.00, aleggerà su di lui nella corte di Villa Torlonia a San Mauro Pascoli (in caso di maltempo, l’iniziativa si svolgerà nella Sala degli Archi sempre alla Torre) proprio nel paese natale di quel Giovanni Pascoli che fece del Passatore (Stefano Pelloni) una icona ‘cortese’, quel Passatore da cui l’Artusi subì sulla propria pelle le atrocità del personaggio e che fu causa principale della sua fuga da Forlimpopoli e dalla Romagna, dove visse per i primi trent’anni.

“Con le sue 790 ricette, l’Artusi è il libro più letto e famoso sulla cucina italiana e ha contribuito a creare l’essenza dell’identità culturale gastronomica del nostro paese”, ha dichiarato Laila Tentoni, vice presidente di Casa Artusi. “E’ colui che per primo ha raccolto, in quello che può essere tranquillamente considerato un manuale ‘scientificamente testato’, le diverse tradizioni culinarie d’Italia e, prima ancora di un ricettario, lo si può considerare un vero e proprio romanzo della cucina, non scritto per gli italiani, ma scritto dagli italiani. Pellegrino Artusi infatti, altro non è che il padre degli attuali food blogger. Non ha fatto altro che riportare nel suo libro le ricette inviate dagli italiani, ma non senza prima averle testate personalmente e più volte e averle ‘condite’ di particolari ed esilaranti aneddoti”. Ovvia e di parte, naturalmente, la posizione di Laila Tentoni che tiene a sottolineare quanto “igiene, economia domestica e buon gusto sono i principi alla base dell’Artusi, gli stessi principi su cui ci si basa tutt’oggi e che sono pertanto assolutamente attuali”.

Dello stesso parere si è dimostrato anche il sindaco di San Mauro Pascoli, Luciana Garbuglia, che rimarca il fatto che Pellegrino Artusi sia stato il primo ad aver pensato di tutelare il Made in Italy, mettendo insieme il meglio della cucina italiana. “E’ grazie a lui – afferma infatti – che il nostro paese ha una identità così forte anche all’estero. Insomma, bisogna dargli atto che è stato il primo ad aver intrapreso una operazione di marketing senza precedenti! E’ un verdetto, questo, di difficile previsione ma credo di alto interesse pubblico. Le singole ricette sono forse superate, ma il suo pensiero e alcune sue tecniche sono ancora piuttosto attuali”.

Ritorniamo al questito iniziale. Moderno o superato? Saranno i protagonisti del processo a darci tutte le delucidazioni del caso. La formula è quella già collaudata nelle tredici edizioni precedenti: un’accusa, una difesa e il verdetto emesso dal pubblico presente munito di paletta. Negli scomodi panni di accusatore, lo scrittore e giornalista enogastronomico Alfredo Antonaros Taracchini che non vuole assolutamente mettere in dubbio il fatto che l’Artusi sia il padre della cucina italiana. L’accusa si domanda infatti se il suo celebre manuale oggi sia ancora attuale, oppure se sia giunto il momento di metterlo da parte e passare oltre. Taracchini in merito non ha dubbi. “Artusi non è più moderno e attuale e, probabilmente, è del tutto superato. Non per colpa sua, ovviamente, bensì perché i tempi sono cambiati, in primis il rapporto col cibo. Ce lo vedete voi oggi il suo Manuale in un’epoca che ha sempre fretta e che ha fatto del web la sua religione?”. Nei panni del difensore, si presenterà lo studioso riminese Piero Meldini, membro del Comitato scientifico di Casa Artusi. Secondo Meldini “Artusi è attuale non solo come letterato, ma anche per la sua idea di cucina. La sua non è una cucina di campanile, esclusivamente legata alla tradizione romagnola, ma è invece una cucina eclettica, aperta all’Italia e al mondo”.

Per la prima volta nella storia del processo, l’accusa e la difesa si avvarranno di due grandi nomi della cucina quali ‘consulenti’. A sostenere la difesa, lo chef stellato Alberto Faccani del Magnolia di Cesenatico, mentre l’accusa si avvarrà della presenza e testimonianza di Silverio Cineri, chef del ristorante Silverio di Faenza e tra le firme più illustri della cucina emiliano-romagnola. Presidente del Tribunale, Gianfranco Miro Gori. E voi, cari lettori, che cosa ne pensate?

 milenazicchetti@yahoo.it

Un po’ di storia del Processo. Fondato da Gianfranco Miro Gori e organizzato da Sammauroindustria (in questa edizione in collaborazione con Casa Artusi), il Processo è nato nel 2001 dall’idea di riaprire il caso sull’omicidio di Ruggero Pascoli, padre del poeta Giovanni Pascoli, assassinato in un agguato il 10 agosto del 1867. Da quella prima intuizione si sono susseguiti, il 10 agosto di ogni anno, altri Processi su personaggi che hanno fatto la storia della Romagna (e non solo): il Passatore di Romagna (2002), La cucina romagnola (2003), Mussolini (2004), Mazzini (2005), Secondo Casadei (2006), Garibaldi (2007), Togliatti (2008), Badoglio (2009), il Romagnolo (2010), Cavour (2011), Processo d’Appello Pascoli (2012), Rubicone (2013).

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Il premio ‘Buon Vivere’ all’alberghiero di Forlimpopoli

di MILENA ZICCHETTI

Carlo-CraccoQuando la buona cucina si sposa con il Buon Vivere. E’ quanto è avvenuto alla cena di gala di lunedì 30 settembre al teatro Verdi di Cesena, una serata davvero speciale in occasione della Settimana del Buon Vivere in corsa tra Forlì e Cesena fino a domenica prossima 6 ottobre. Tutto esaurito per l’evento intitolato “Se vuoi fare il figo… metti il Buon Vivere a tavola”, dove ospite d’onore è stato lo chef Carlo Cracco (foto piccola), senza dubbio uno dei personaggi del momento in ambito culinario. La serata ha visto i team degli Istituti Alberghieri di Forlimpopoli, Cervia e Cesenatico confrontarsi in una originale sfida culinaria con la preparazione di un menu del Buon Vivere a base di prodotti del territorio. Nelle vesti di mentore, guida e critico gastronomico, proprio lui, lo chef Carlo Cracco. E chi meglio di lui per una serata dedicata al Buon Vivere secondo la tradizione? E’ proprio dalla tradizione infatti che partono i suoi piatti, proposti poi in una chiave innovativa, giocando sui contrasti di sapori. Tanta tecnica e originalità, caratteristiche che lo hanno portato in poco tempo alle due stelle Michelin. Poi la presenza scenica non manca, come è emerso nella conduzione di MasterChef Italia su Sky, grazie alla quale è diventato una icona internazionale. Diversi inoltre i libri scritti e pubblicati, tra cui l’ultimo “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno” (da cui l’ispirazione per il nome della serata),  pubblicato lo scorso anno e arrivato in poco tempo in cima alle graduatorie di vendita. Diversi gli ospiti di spicco presenti in sala, fra cui l’ideatrice della Settimana del Buon Vivere Monica Fantini e il Sindaco di Cesena Paolo Lucchi, oltre alle blogger internazionali del #buonvivere tour. Tante le presenze femminili, elettrizzate e pronte alla richiesta di autografi e foto con uno degli chef più sexy della cucina italiana. Tanti anche i giovani aspiranti chef che, con il suo libro alla mano, si sono fatti fare un autografo e chiesto qualche consiglio. Ciò che più ha colpito, sono state la simpatia e la disponibilità dello chef, contrariamente a quanto si potesse aspettare dal personaggio televisivo conosciuto come il “cattivo” di Masterchef. Reduce da diversi viaggi di lavoro in giro per il mondo, lo chef ha svelato sin da subito il suo legame con la Romagna, dove per anni, da giovane, ha trascorso le vacanze. Nonostante i numerosi impegni, ha accettato di presenziare all’evento per “un atto d’amore”, come l’ha definito, “perché affezionato al territorio romagnolo e perché terra di grandi cuochi e letterati di cucina”. settimanadelbuonviver_vincitoricraccoA condurre la serata il simpaticissimo Tinto, co-conduttore della trasmissione enogastronomica Radio Due Decanter, che ha “duettato” con lo chef Cracco in collegamento, con maxi schermo, dalla cucina, attento ai vari passaggi di preparazione e impiattamento dei giovani cuochi. A fine serata, dopo un severo e attento giudizio da parte dello chef Carlo Cracco, sono stati tre i premi assegnati. Il premio principale, quello del Buon Vivere, è stato vinto dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Forlimpopoli (FOTO) che hanno preparato una “Lasagnetta d’autunno con zucca, patate e porcini”. Il premio per il migliore equilibrio tra salute e sapore è andato al team dell’Istituto Alberghiero di Cesenatico e al loro “Scamone di vitellone dell’Appennino centrale steccato al formaggio di fossa, topinambur e salsa al Sangiovese”. Per ultimo, il premio per la rappresentatività del territorio è andato al dessert “Sviluppando la zuppa inglese” preparato dai ragazzi dell’Alberghiero di Cervia. Fuori concorso un fresco e gustoso antipasto di “pomodoro emulsionato al cetriolo e basilico” preparato dal resident chef  del Teatro Verdi Denis Ferrari. Carlo Cracco si è complimentato infine con tutti i ragazzi definendoli “giovani ma molto sicuri e abili nell’affrontare le difficoltà di un mestiere pieno di incognite e contrattempi, cucinando per tantissime persone e, oltretutto, alla presenza di un personaggio famoso a giudicarli”.

LA SETTIMANA DEL BUON VIVERE. Proseguono ancora fino a domenica 6 ottobre gli eventi della Settimana del Benessere. Da segnalare, questa sera alle ore 20:30 presso il Teatro Diego Fabbri di Forlì il divertente spettacolo di Max Paiella de “Il Ruggito del Coniglio”, trasmissione radiofonica in onda su Rai RadioDue. Lo showman, tramite i vari personaggi che porterà in scena, condividerà col pubblico un dubbio amletico: siamo vicini alla fine del mondo o è l’inizio di un’altra epoca? Doppio appuntamento invece previsto per sabato 5 ottobre presso il Teatro Apollo di Forlì in compagnia dell’attrice Lella Costa. Nel primo incontro, previsto per le ore 10:00, partendo dalla lettura di alcuni brani tratti da “Ferite a Morte” di Serena Dandini, si affronteranno i temi della parità tra i sessi e del superamento di ogni forma di violenza. Nel pomeriggio, alle ore 15:30 il dibattito verterà invece sul tema dell’integrazione e la responsabilità dei ruoli a partire dai media. La conclusione della settimana verrà celebrata con un grande evento previsto per domenica 6 ottobre alle ore 14:30 presso la Sala Europa alla Fiera di Cesena. Un momento di incontro e dibattito fra illustri esponenti di religioni diverse in cui integrazione, convivenza, tolleranza e rispetto delle differenze saranno i temi centrali e, come emergerà dal dibattito stesso, fondamentali affinché possa esserci pace.

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Festa Artusiana 2013, nove giorni e 150 eventi dedicati alla cucina italiana

di MILENA ZICCHETTI

STORIA Pellegrino Artusi rievocato da un attore nelle vie del centro storico di Forlimpopoli

Gemellaggio di sapori con la Bosnia Erzegovina, il Museo nel piatto, i libri sui detti romagnoli di Mario Maiolani, le Bollicine del Franciacorta e quattro proposte musicali. Sono questi i temi previsti per la giornata di domani lunedì 24 giugno alla festa Artusiana che  si sta svolgento da ieri a Forlimpopoli e che sarà per nove giorni il luogo d’incontro e di riferimento per tutti gli appassionati di cucina italiana.

Giunta quest’anno alla sua 17a edizione (22 al 30 giugno), la Festa Artusiana – per chi non la conoscesse – è la festa con cui Forlimpopoli (che si trova tra Forlì e Cesena) rende omaggio a Pellegrino Artusi, autore nel 1891 del celebre “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“, conosciuto in tutto il mondo. Nove giorni nel centro storico del piccolo Comune (che a Pellegrino Artusi ha dato i natali) che si trasformerà in “Artusopoli: una città da gustare”, con una serie di incontri, laboratori e la possibilità di assaggiare e degustare prodotti tipici del territorio e alcune tra le famose ricette del manuale artusiano.

“Siamo partiti dal niente 17 anni fa” ha detto in occasione della presentazione della nuova edizione Franco Mambelli, collaboratore della Festa Artusiana e componente del Comitato Scientifico di Casa Artusi -. Ora questa festa è un grande successo e ogni anno ci sono soddisfazioni in più. Non è stato facile, ma avere Pellegrino Artusi come materia prima su cui lavorare è sicuramente un grande pro. Ma non è possibile rendersi conto di cosa sia diventata ora questa festa se non si partecipa. Dico solo una cosa: saranno 9 giorni con 150 eventi. Sono numeri che parlano da soli”.

Tema principale è “La cucina italiana nel mondo: ieri e oggi”, per mettere a fuoco il tema della cucina italiana vista e interpretata nel mondo, un tema poco approfondito nei suoi aspetti culturali, nonostante la cucina e i prodotti italiani siano celebrati ovunque. Una identità gastronomica ricca di solide tradizioni e stimolanti innovazioni. Ma Forlimpopoli sarà anche baricentro della cucina nazionale con laboratori, degustazioni, veri e propri percorsi gastronomici e una ventina di incontri in cui si parlerà del cibo come cultura. E’ proprio il vicepresidente di Casa Artusi, Laila Tentoni, che sottolinea l’importanza di quest’ultimo aspetto “Il cibo stesso è cultura, un punto di riferimento per il nostro territorio. La nostra intenzione non è quella di parlare di cibo, non è una fiera, un mercato ma è una festa in cui si vuole sottolineare il cibo come tradizione, come cucina di casa, quel tipo di cucina che ha il grande potere di portarci indietro nel tempo, nei ricordi dell’infanzia”.

Tre le novità principali di questa edizione: gli App-eritivi a Casa Artusi. Dalle 19 alle 20 sarà possibile unire il piacere del buon cibo a quello della lettura, in compagnia di personaggi noti e protagonisti della cultura gastronomica nazionale. In particolare, l’App-eritivo di ieri sabato 22 giugno è stato dedicato proprio a Federico Fellini con la lettura di “A Tavola con Fellini” – Ricette da Oscar della sorella Maddalena, riedizione 2013, un volume illustrato con 240 fotografie a colori che guidano passo a passo alla realizzazione di alcune ricette, più una parte introduttiva con alcuni ricordi e l’esclusivo album di famiglia di Casa Fellini. A presentare il libro e leggerne alcuni passi, la nipote del regista Francesca Fabbri Fellini.

Altro appuntamento dedicato al grande maestro all’interno della Festa Artusiana, sarà poi la visione del cibo nell’opera di Federico Fellini. In collaborazione con la Fondazione Federico Fellini, Comune di Rimini e Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, la città di Forlimpopoli vuole ricordare il grande regista nel ventennale della sua scomparsa con un video e una mostra a tema. Il video vuole essere un percorso sulla visione del cibo di Fellini tramite alcune sequenze memorabili tratte da alcune delle sue opere più famose. La mostra è invece composta da 20 tavole con disegni realizzati dal regista in diversi momenti della sua vita, diversi dei quali provenienti dal famoso “libro dei sogni”.

Per tornare alla giornata di domani lunedì 24 giugno appuntamento alle 19.00 nella scuola di cucina di Casa Artusi con il direttore del Museo civico di Tesanj (Bosnia Erzegovina) illustra una ricetta tipica della cucina domestica dell’ex stato jugoslavo. I laboratori del gusto alle 20,45 propongono le Bollicine del Franciacorta (Torrioni della Rocca), alle 21,00 nella piazzetta Berta e Rita i libri che Mario Maiolani ha dedicato ai modi di dire, ai detti e proverbi romagnoli, raccolti nell’ultima fatica, “Perchè in Romagna si dice così” (Società Editrice Il Ponte Vecchio di Cesena). Condurrà la serata Gabriele Zelli che per l’occasione proporrà nuovi e divertenti aneddoti sulla Romagna e i romagnoli. La serata sarà allietata dal fisarmonicista Giuseppe Tedaldi. Per le proposte musicali, si inizia alle 20,00 con Giacomo Toni (sala Mostre) e i Suonatori Longevi (Circolo Bevitori). Alle 21,30 ci si trasferisce nell’arena della Rocca insieme al quartetto romagnolo dei Bevano Est, si chiude delle 22,30 i Marcabru (Fossato della Rocca). Sei infine le proposte per i più piccoli, dal laboratorio Artusiano di Simone Toni, all’animazione, ai giochi e ai mestieri di ieri e di oggi, passando per l’animazione musicale con “La grande orchestra” (Fossato della Rocca, ore 20,45).

Uscendo per un attimo dalla cronaca culinaria, c’è da segnalare che proprio mercoledì scorso 19 giugno si è svolto l’incontro per rinnovare il Consiglio di amministrazione di Casa Artusi per i prossimi tre anni. Il Comune di Comune di Forlimpopoli, in qualità di socio di maggioranza, ha riconfermando Giordano Conti, Laila Tentoni e Sara Fusco. La Provincia di Forlì-Cesena ha confermando Mario Riciputi, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha riconfermando Maria Grazia Silvestrini. Revisore dei conti Elisa Toni, anch’essa riconfermata così come il presidente e legale rappresentante, Giordano Conti. “Squadra vincente che non si cambia – ha affermato il sindaco Paolo Zoffoli. – Siamo soddisfatti del lavoro svolto in questi anni e per questo motivo abbiamo deciso di dare continuità confermando il consiglio di amministrazione di Casa Artusi che ha raggiunto i traguardi che avevamo condiviso. Ora abbiamo davanti nuove sfide: questa squadra saprà affrontarle nel miglior modo possibile”.

La Festa Artusiana, che appunto è organizzata dalla città di Forlimpopoli, gode del patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e con il contributo della Provincia di Forlì-Cesena e della Regione Emilia-Romagna. Per informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Cultura telefonando allo 0543.749234 oppure inviando una mail a info@festartusiana.it

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Una lunga tagliatella tra Romagna e Toscana

“La nutrizione, essendo il primo bisogno della vita, è cosa ragionevole l’occuparsene per soddisfarlo meno peggio che sia possibile”. Così recita la ricetta n°9 di Pellegrino Artusi e la Romagna, con Forlimpopoli e la Toscana con la provincia di Firenze, hanno preso proprio la parola e la cucina del maestro Artusi come filo conduttore per il loro nuovo progetto: le eccellenze ed i valori dei territori connessi in proposte turistiche che hanno appunto Pellegrino Artusi e l’enogastronomia come filo conduttore.

La novità nata dal progetto “Romagna Artusiana”, realizzato dal comune di Forlimpopoli col sostegno della Regione Emilia Romagna ed il patrocinio della Provincia di Firenze, è l’uscita della guida cartacea “La Via Artusiana, una lunga tagliatella tra Romagna e Toscana” (PrimaPagina Editore), che accompagnerà il lettore lungo due articolati itinerari tra queste due bellissime regioni. che risalgono l’Appennino verso Firenze, attraverso le valli del Lamone, Tramazzo, Rabbi, Bidente, Savio e Rubicone.

Lungo tutto il percorso, una commissione di esperti ha effettuato sopralluoghi in rigoroso anonimato e riconosciuto 59 tra ristoranti, agriturismi, osterie e trattorie che rispettano le tradizioni e i canoni della cucina artusiana e in cui verranno proposte, tra le altre, anche ricette realizzate secondo il manuale di Pellegrino Artusi. Di questi, 42 si trovano in Romagna e17 in Toscana. La Guida potrà essere richiesta e acquistata presso l’Ufficio Turistico Forlimpopoli (via A. Costa 23, tel 0543-742059) oppure presso la Casa Artusi (via A. Costa 27, tel. 0543-743138). (M.Z.)

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In memoria di Pellegrino Artusi la rassegna “Menù Italia”

di ALBERTO BIONDI

Fosse nato un secolo e mezzo più tardi, Pellegrino Artusi sarebbe stato conteso a suon di contratti dalle più grosse case editrici italiane. Perché? Ma che domande! Il Signor Artusi è considerato (prima che critico letterario) il primo gastronomo dell’Italia unita e il suo celeberrimo trattato positivista La scienza in cucina e l’arte di mangiar beneavrebbe dato del filo da torcere ai best-seller di Clerici, Parodi e compagnia bella, che riempiono gli scaffali delle librerie.

La città natale di Pellegrino Artusi, Forlimpopoli, da sempre lo ricorda con feste e manifestazioni a suon di cultura e prelibate pietanze. Quest’anno, il Comune e Casa Artusi coglieranno l’occasione del 25 gennaio (data non casuale) per presentare in prima nazionale un nuovo libro appena stampato, Artusi e la sua Romagna, note d’archivio realizzato dal lavoro congiunto di Luciana Cacciaguerra, Piero Camporesi e Laila Tentoni. “Menu Italia”, questo il titolo della rassegna, rientra nel circuito di incontri AutorJtinera e fissa l’appuntamento per domani venerdì 25 gennaio alle 20.15 a Casa Artusi. Come già accennato, la data non è scelta casualmente: lo stesso giorno, nell’anno 1851, il famigerato brigante Stefano Pelloni detto “Il Passatore” faceva il suo ingresso violento a Forlimpopoli macchiandosi di rapine e stupri. Pellegrino Artusi, quel giorno, abbandonò la cittadina ritirandosi a Firenze sino alla fine dei suoi giorni.

Artusi e la sua Romagna, note d’archivio è un’opera che vuol rispondere ai diversi misteri che avvolgono la vita del “ghibellìn fuggiasco”. Dalle malcelate ostilità e viscerali rancori verso Artusi, alle oscure vicende testamentarie, il libro verrà presentato dagli autori e da Alberto Capatti, del Comitato Scientifico di Casa Artusi, Dino Mengozzi, Università di Urbino e arricchito dalle letture di Denio Derni. In occasione dell’evento, il testo verrà donato a tutti i presenti.

“Il mondo ipocrita non vuol dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio” diceva il gastronomo, e rispettando questo spirito il ristorante di Casa Artusi (ai fornelli, Andrea Banfi) organizzerà dopo la presentazione del libro una “cena artusiana” a tutti coloro che vorranno parteciparvi. Per lasciarci, vi offriamo un’altra perla del baffuto Pellegrino: “Due sono le funzioni principali della vita: la nutrizione e la propagazione della specie”. Confessatelo: vi è venuta fame eh?

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MANGIARE BENE

La ristampa, curata dal professor Alberto Capatti, de La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene (edizione BUR) è disponibile solo in Casa Artusi e presso il nuovissimo centro commerciale della capitale dedicato al cibo di qualità, Eataly Roma. Alberto Capatti aggiunge a un’opera che festeggia il suo 121esimo compleanno note di rare chiarezza ed efficacia, rendendoci un lavoro senza tempo, se possibile, ancora più familiare. Ancora oggi, il libro presente e utilizzato nelle cucine di tutti gli italiani e di coloro che all’estero vogliono comprendere la natura più profonda del fenomeno che tutti conosciamo e apprezziamo come cucina italiana.




CUCINA ROMAGNOLA

Ritornano le Domeniche delle Mariette a Casa Artusi, percorsi di conoscenza e degustazione per recuperare e conservare le tradizioni gastronomiche romagnole promossi dall’Associazione delle Mariette. Domenica 29 aprile 2012 alle 15,30 l’appuntamento in Casa Artusi è con Gabriele Papi, giornalista romagnolo di lungo corso, che presenta il suo ultimo lavoro: “La vera storia della cucina romagnola” – breviario fuori dal coro dei luoghi comuni. Introdotto da Maurizio Castagnoli, il giornalista propone un interessante punto di vista sulla cucina di casa, specchio quotidiano della fatica e della storia di ogni territorio. Dopo la presentazione del volume, seguirà una degustazione.Giunte al quinto anno, le Domeniche delle Mariette sono proposte al pubblico con un successo ormai consolidato dall’Associazione delle Mariette, che continua ad operare per la valorizzazione della cucina domestica in Casa Artusi e in importanti iniziative in Italia e all’estero.