Tornatore firma Amarcord, domani anteprima a Rimini

Dopo il debutto in anteprima mondiale sabato a Venezia in occasione del Festival del Cinema, ecco che la versione restaurata del celebre film di Federico Fellini, Amarcord, dai lidi veneziani torna a casa. Domani sera a Rimini è prevista l’anteprima nazionale (buio in sala al Teatro Novelli ore 21 con ingresso libero), poi successivamente  inizierà a circolare nelle sale di tutta Italia.

 

Una versione con montaggio firmato dal premio Oscar Giuseppe Tornatore.  La pellicola – spiega una nota – riporta così in luce i celebri  personaggi di Amarcord di Federico Fellini: lo zio “pataca” e la Volpina, la tabaccaia e Calzinazz, Scureza ad Corpolò e la Gradisca. Restituite alla brillantezza delle loro tinte originarie e ripulite dalle scorie del tempo, quelle figure oramai leggendarie hanno incantato, divertito e commosso il pubblico del festival, che ha gremito, nel pomeriggio sala Volpi, poi in serata, sfidando il freddo e la pioggia, il giardino del Casinò. Un restauro complesso, condotto dal laboratorio dell’”Immagine ritrovata” e che “non avrebbe visto la luce – ha sottolineato  il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli – senza la collaborazione della famiglia Cristaldi e senza la generosità e lungimiranza di yoox.com e del Comune di Rimini”, rappresentato, nell’occasione, dal Sindaco Andrea Gnassi e dall’Assessore alla Cultura Massimo Pulini. A introdurre le proiezioni sono intervenuti il premio Oscar Giuseppe Tornatore e Bruno Zanin, l’interprete di Titta, il protagonista ispirato all’amico di Fellini, Luigi Benzi. “Lavorare su questo materiale sorprendente – ha detto Giuseppe Tornatore – è stato come avere il diritto di rovistare nell’armadio di uno zio che ha lasciato la casa aperta”.

 




“La Verità brucia”: tre giornate con il giornalismo d’inchiesta

DIG-GIORNATE-RICCIONE-2015L’inchiesta e l’approfondimeno, principali prerogative del giornalismo, saranno protagonisti alla prima edizione de Le Giornate del giornalismo di Riccione (4-6 settembre), organizzate da DIG – Documentari Inchieste Giornalismi, nata dall’esperienza dell’associazione Ilaria Alpi e dell’omonimo Premio giornalistico intitolato all’inviata Rai uccisa insieme al cameraman Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio (Somalia).

 

Per tre giorni a Riccione si discuterà di immigrazione, Isis, economia criminale, lotta alle mafie, stragi di Stato e delitti impuniti della storia repubblicana, ma anche di televisione, fumetto, calcio e satira. Workshop e proiezioni avranno sede nelle sale del Cinepalace (viale Virgilio, 19), le iniziative, gli incontri e gli eventi prenderanno vita nella centralissima piazzale Ceccarini, trasformata in un salotto della comunicazione, con tavolini, poltrone, libreria e corner. Le Giornate porteranno a Riccione i più grandi reporter internazionali, che nel corso di 22 workshop insegneranno le principali tecniche del giornalismo investigativo: dall’intervista alla camera nascosta, dalla pre-produzione dell’inchiesta televisiva all’agguato. In programma, un concorso per premiare le migliori inchieste dell’anno, l’approfondimento dei temi più caldi dell’attualità con le grandi firme del reportage internazionale, l’alta formazione sul giornalismo e un contorno ricco di spettacoli, mostre e documentari inediti.

 

Sabato 5 settembre in piazzale Ceccarini si svolgerà la cerimonia di premiazione dei DIG Award, un vero e proprio evento unico condotto da Sabrina Nobile, inviata delle Iene e reduce dalla conduzione del Dopofestival di Sanremo. La consegna dei premi sarà seguita dal concerto cult del combo C’mon Tigre, accompagnati dai visual di Gianluigi Toccafondo. Nel corso della serata saranno consegnati due riconoscimenti speciali: il Premio Coop “Cibo, Consumi e Ambiente” e il DIG Data Award per il miglior lavoro di Data Journalism. A contendersi il DIG Data Award tre opere finaliste Il prezzo dell’Amianto (di Guido Romeo, Rosy Battaglia, Davide Mancino, Gianluca De Martino e Emanuele Cremaschi), E-waste republic (Iacopo Ottaviani e Isacco Chiaff), People’s Republic of Bolzano (Matteo Moretti, Fabio Gobbato, Sarah Trevisiol, Gianluca Seta, Daniel Graziotin).

 

Le Giornate si apriranno con una serie di appuntamenti nati dalla collaborazione fra DIG e la Regione Emilia-Romagna per il contrasto alla criminalità organizzata e per l’educazione alla legalità. Due le tematiche: la sicurezza nelle città che vedrà la partecipazione del viceministro all’Interno Filippo Bubbico e dei sindaci: Paolo Dosi, Renata Tosi e Enzo Ceccarelli. Nel pomeriggio il racconto delle mafie con Alberto Nerazzini ne discuterà con alcuni cronisti in prima linea: Fabio Abati, Daniele Autieri, Claudio Cordova, Pino Maniaci e Giovanni Tizian.

Le Giornate del Giornalismo hanno il supporto della Regione Emilia Romagna, del Comune di Riccione e della Repubblica di San Marino, con il patrocinio dell’ Ordine dei Giornalisti, della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. In collaborazione con Riccione Teatro, Associazione Amici di Roberto Morrione, Associazione Carta di Roma, Associazione Stampa Estera, Scuola Holden, Qcode Mag, Il Reportage, Bla Bla Car. Con il contributo di TIM, Coop Italia e Coop Adriatica. Media Partnership: Rainews24, Internazionale, laeffe, TgCom24, Sky Italia, Twitter Italia, Repubblica.it, Radio Capital.

 




“Una canzone per Leo”, i giovani si fanno il loro festival

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Non hanno alle spalle né case discografiche nè mega produttori,  ma tanta voglia di fare. E con quella forza e energia che è  propria della gioventù mettono in scena il loro festival. L’appuntamento è per il 19 aprile alle 15.30 al Teatro Amici al Lago di Monte Colombo. L’evento dal titolo “Una canzone per Leo” è sostenuto dalla Fondazione Leo Amici e dall’Associazione Dare. Non è un talent – spiegano gli organizzatori –  né una gara, ma un’occasione per i ragazzi per esprimersi davanti ad un nutrito pubblico, inserire in  un doppio cd i propri brani,  esibirsi in diretta streaming con a disposizione gratuitamente per la preparazione del festival, oltre a tutta l’ospitalità,  numerosi professionisti dello spettacolo e tecnici, compreso lo stesso regista Carlo Tedeschi  che da sempre presta la propria opera in forma gratuita per i giovani. Nell’appuntamento sono coinvolti tantissimi ragazzi, dai 15 al 25 anni,  provenienti per l’occasione da tutta Italia.

 

Così il Teatro Leo Amici si conferma dal 1989 come fucina di talenti e laboratorio avanzato per coloro che vogliono approcciarsi al mondo dello spettacolo, come è stato più volte in passato con la messa in scena di musicals originali italiani di gran successo, scritti e diretti da Carlo Tedeschi, che hanno visto sul palcoscenico di diversi teatri italiani, numerosi giovani artisti a fianco di professionisti di grande esperienza, uno per tutti, l’indimenticabile Gino Bramieri. Giovani artisti usciti dal laboratorio del Teatro Amici hanno calcato le scene in altri spettacoli come quelli che hanno visto protagonisti Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Chiara Noschese, Lorella Cuccarini e molti altri. Con il festival l’associazione Dare offrirà gratuitamente tutto il necessario per l’approntamento della manifestazione,  risponde alle finalità della sua costituzione, ovvero promuovere  attività di aggregazione e prevenzione per i giovani così come indicato dal suo fondatore, Leo Amici, a cui il festival è dedicato.  Ingresso è gratuito, è consigliata la prenotazione al 0541-986133 info@teatroamici.it




Dall’800 a oggi, ma quanta ne ha fatta di strada lo Squacquerone!

di MILENA ZICCHETTI

È il prodotto caseario tipico dell’Emilia Romagna, in particolare delle province di Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena, Bologna e parte del territorio di Ferrara. Stiamo parlando dello ‘Squacquerone’, un formaggio fresco e cremoso a pasta molle che ‘squacquera’ appunto e cioè, come l’acqua, per la sua consistenza tende ad assumere la forma dell’oggetto in cui è contenuto. Da qui, il suo nome. Lo Squacquerone rappresenta la 35esima Denominazione di Origine Protetta dell’Emilia-Romagna e sembra non sia stato nemmeno così tanto facile ottenerla, a causa di forti contrasti da parte di aziende concorrenti.

squacquerone2Secondo il disciplinare di produzione approvato dalla UE, lo Squacquerone di Romagna DOP “non ha una forma specifica, proprio per le caratteristiche della pasta, cadente, senza nervo. La forma è quindi quella dell’involucro. Il peso varia fra 0,1 e 2 kg. La superficie è evidentemente umida, dal colore bianco madreperla”. L’ingrediente principale è il latte vaccino intero, ricavato dalle razze bovine allevate nell’area di interesse come la Frisona italiana, la Bruna Alpina e la Romagnola. A questo vengono innestati i fermenti lattici, assolutamente autoctoni, che conferiscono acidità e che costituiscono il segreto di questo prodotto. Quindi viene fatto coagulare con caglio animale e si lascia riposare, per poi passare il tutto alla ‘formatura’. Sempre secondo il disciplinare, lo Squacquerone di Romagna DOP si può presentare in diverse consistenze: a volte compatta, altre gelatinosa, oppure spalmabile, tutto in funzione della maturazione.

Ma il sapore? Quello è sempre uguale? Un dubbio amletico. Al Festival della Cucina Italiana, che si è tenuto al Parco della Galvanina i primi di settembre, ad attirare la mia attenzione è stato lo stand del ‘Molino Spadoni’, lo specialista delle farine. Se vi state chiedendo cosa c’entra, vi assicuro che c’entra eccome! Da qualche anno il gruppo ravennate ha infatti diversificato i suoi prodotti con l’apertura di Officine Gastronomiche Spadoni, un ambizioso progetto con sede a Imola che mira alla valorizzazione delle eccellenze locali, tra cui anche l’arte casearia.

Da qui l’idea di comparare lo Squacquerone di Romagna DOP de “I Formaggi Dialettali” delle Officine Gastronomiche Spadoni con lo Squacquerone di Romagna DOP del conosciutissimo Caseificio Pascoli di Savignano sul Rubicone, vincitore nel 2014 della medaglia di bronzo al concorso ‘Alma Caseus’ svoltosi alla Fiera Cibus di Parma. Un terzo posto più che soddisfacente arrivato tra l’altro dopo neanche due anni dal riconoscimento europeo e nonostante il panorama nazionale ricchissimo di formaggi.

Su entrambe le confezioni sono perfettamente indicati gli ingredienti base, quelli previsti dal disciplinare e che sono: latte pastorizzato, fermenti lattici, caglio e sale. E’ sottolineato l’utilizzo esclusivo di latte proveniente dalla zona d’origine, l’utilizzo esclusivo di fermenti autoctoni e l’assenza di conservanti. Ma veniamo ora alle differenze. La prima è visiva e interessa la scelta della confezione. Mentre le Officine Gastronomiche Spadoni scelgono una confezione in atmosfera protettiva e da diverse misure, il Caseificio Pascoli preferisce un involucro tipo carta per alimenti ai soli fini igienici, quindi riposta in una normale vaschetta non sigillata in plastica trasparente. Una differenza la si riscontra poi anche nella lettura dei valori nutrizionali medi (per 100gr di prodotto), naturalmente indicati per legge sulla confezione. Risulta subito evidente che lo Squacquerone delle Officine Gastronomiche Spadoni (Valore Energetico: 259Kcal – 1084Kj, Proteine: 12,9g, Grassi: 22,2g, Carboidrati: 1,9g) è molto più calorico e grasso rispetto a quello del Caseificio Pascoli (Valore Energetico: 213Kcal – 834 Kj, Proteine: 14g, Carboidrati: 1g, Grassi: 17g).

A questo punto non resta che aprire la confezione e passare ad una comparazione fisica, che appare subito enormemente diversa. Da una consistenza morbida, cremosa e di elevata spalmabilità dello Squacquerone del Caseificio Pascoli, che difficilmente si riesce a prendere con una forchetta, si passa ad una pasta sì cremosa, ma molto più compatta di quello delle Officine Gastronomiche Spadoni. Alcune differenze le ho riscontrate anche all’assaggio. Partendo dallo Squacquerone del Caseificio Pascoli, il gusto è molto più delicato e dolce, tipico del latte, rispetto al concorrente, dove l’acidità e il salato risultano invece più marcati. Punto in comune, una sottile nota erbacea, tipica di questo particolare formaggio, dalla produzione molto umile ma capace di conquistare anche i palati più raffinati, di oggi come di ieri. Dello Squacquerone se ne parlava addirittura già ai primi dell’800. Sono state trovate infatti delle lettere scritte dal Cardinale Bellisomi, allora Vescovo di Cesena, al suo Vicario in cui, a seguito di un lungo periodo di assenza dalla sua Diocesi, chiese l’invio di una provvista di Squacquerone. Spalmato sulla Piadina con l’aggiunta di rucola è come lo vuole la tradizione romagnola, anche se personalmente lo preferisco abbinato a dei buoni fichi caramellati che, come si dice, “sono la morte sua”. Voi invece, come lo preferite?

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Al via il SI Fest#23, primo “incubatore” della nuova fotografia italiana

di MILENA ZICCHETTI

Dopo l’attenzione dedicata alla dimensione internazionale degli ultimi anni, la 23a edizione del SI Fest torna ad occuparsi della scena italiana e lo fa con un ambizioso programma del tutto inedito: una articolata scansione di eventi in cui, ai giovani collettivi, si affianca l’esempio dei grandi maestri italiani e stranieri che hanno fotografato l’Italia.

“Il tema scelto per questa edizione del Festival della Fotografia, intitolato ‘Laboratorio Italia’, è di particolare importanza – ha sottolineato in conferenza stampa il presidente dell’Associazione Cultura e Immagine Mario Beltrambini – soprattutto se rapportato al particolare momento storico che il nostro Paese sta vivendo, caratterizzato da una stasi economica, culturale, politica e sociale. E’ infatti in questo particolare periodo che nel mondo della fotografia è successo un qualcosa mai avvenuto prima: l’aggregazione. – Prosegue Beltrambini – Fotografi, artisti, curatori, studiosi, hanno cercato nuove strategie e nuove strade nel lavoro collettivo. Un fenomeno che sta caratterizzando, e sempre più caratterizzerà in futuro, la fotografia italiana, superando la dimensione individuale”. Ed è proprio questa la forza dei 35 giovani collettivi (Adriatic Project, Calamita/à, Cesuralab, Confotografia, Corpi di Reato, Deaphoto/Notturni urbani, DER Lab, Documentary Platform, Exposed, Fotoromanzo Italiano, Habitat Project, Lab, Laboratorio Irregolare, Landscape Stories, LNM10, Lugo Land, Lungofiume, Micamera, Micro, Natynasty/Blisterzine, Osservatorio Fotografico, Pelagica, Presente Infinito, Planar, Punto di svista, Officine Fotografiche, Questo Paese, Rorhof, Spazio Labo’, Synap(see), Terra Project, The view from Lucania, Urbanautica, 150, 3/3) che, raccolti nella mostra ‘Atlante.it‘, presso lo Spazio Mir Mar a San Mauro Pascoli, racconteranno i tratti principali di queste giovani esperienze italiane, pronti al confronto e al dibattito con i grandi autori italiani ed internazionali.

sifest2014_1956 - John Phillips, Pier Paolo Pasolini, Roma

Pier Paolo Pasolini in uno scatto di John Phillips a Roma nel 1965. Foto gentile concessione del SI Fest

Altre importanti mostre completano ed arricchiscono il programma. Tra questa, la mostra ‘Urbanspace Garden‘, una collettiva pensata appositamente per gli spazi del SI Fest da Vincenzo Castella, un’importante figura nel panorama della fotografia italiana, assieme a quattro dei suoi allievi. “Il tema base di questa collettiva – spiega il Direttore dell’ICS Paola Sobrero – è la fotografia vista come linguaggio insostituibile per una progressiva comprensione dell’estrema complessità della realtà. Un passaggio dal modo tradizionale di fare fotografia, ad un nuovo modo di vedere e capire il paesaggio, inteso in senso antropologico del termine, filtrato attraverso gli occhi dei nuovi fotografi”.

Il dialogo con i grandi maestri, trova uno spazio privilegiato nella collettiva ‘Tredici fotografi per un itinerario Pasoliniano (e altre storie)‘, pensata da Italo Zannier già verso la metà degli anni novanta. La mostra si compone di una serie di immagini realizzate in Friuli da autori come Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin e molti altri, che si sono confrontati con i luoghi cari a Pier Paolo Pasolini, consentendo di ripercorrere alcuni momenti della vita del grande regista e poeta.

In questa 23a edizione del festival, trovano ampio spazio anche le produzioni di Savignano Immagini con il progetto ‘Adriatic Coast to Coast‘, ideato dal Dipartimento di Architettura di Bologna, in collaborazione con Ravenna 2019. Una mappatura fotografica del paesaggio costiero dell’Adriatico attraverso una serie di collaborazioni nazionali ed internazionali, tra cui nomi di spicco come l’australiano Max Pam, l’anglo-argentino Seba Kurtis e lo svedese Gerry Johansson. Presso il Consorzio di Bonifica, un progetto di Jacopo Benassi, presenza ormai assidua del Festival. Un suggestivo affiancamento tra fotografia e due performance di musicisti di grande rilievo come Jozef von Wissem da New York (venerdì 3 ottobre) e Chris Imler da Berlino (sabato 4 ottobre).

“Un altro aspetto di particolare importanza in questa edizione tutta italiana – prosegue Paola Sobrero – è legato all’editoria. A questa è stata dedicata una esposizione che parte dai principali cataloghi prodotti negli anni ’70, base di studio e di formazione dei grandi fotografi di oggi, fino ad arrivare all’editoria contemporanea, con un focus particolare sui più interessanti libri di autori italiani usciti negli ultimi anni. A questo si aggiunge poi la possibilità di incontrare i principali editori indipendenti italiani”.

A fianco del tradizionale SI Fest, anche quest’anno ci sarà il SI Fest Off, la sezione indipendente di fotografia contemporanea e arti visive, a cura di Tomas Maggioli e Daniele Lisi, che vuole valorizzare giovani fotografi e artisti emergenti. “Il tema di questa edizione – anticipa Daniele Lisi – è la ‘consapevolezza’ e rappresenta il culmine di un percorso nato nei due anni precedenti. Lo scopo vuole essere quello di mantenere un focus attivo sulle problematiche della fotografia, quale stimolo per l’intuizione di una visione progettuale alternativa dello spazio. Le richieste di partecipazione all’esposizione è sempre maggiore – prosegue Lisi – e non nascondo che è stata una selezione davvero difficile e sofferta: su 170 progetti, ne sono stati selezionai solo 40, tra video, installazioni, fotografia e performance”. Gli spazi espositivi saranno allestiti come gli anni scorsi nel complesso Don Baronio nel Borgo San Rocco e in parte di Corso Vendemini, sfruttando il Ponte Romano come punto di collegamento.

Novità assoluta dell’edizione 2014, è la prima edizione del SI Fest After, “non una semplice colonna sonora, ma un veicolo musicale dei contenuti culturali del festival”. Dopo il dj set in contemporanea dell’apertura delle mostre, venerdì 3 ottobre, dalle 19 alle 24, l’After prosegue sabato 4 ottobre con una serie di etichette indipendenti italiane che occuperanno gli scorci più suggestivi della città, dalle 19 alle 24. Da segnalare in particolare in Piazza Amati, alle 22:00, la band folk rock italiana dei Nobraino che si esibirà in un inedito spettacolo acustico con cui concluderà il suo tour per l’Italia. Dopo le 24, lo show proseguirà allo spazio Mir Mar a San Mauro Pascoli fino a tarda notte. Domenica 5 ottobre, conclusione alla Vecchia Pescheria con un brindisi di fine festival.

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Alla Galvanina il Festival della Cucina Italiana

Ci siamo. Dal 5 al 7 settembre Rimini ospiterà il Festival con una 14a edizione particolarmente ricca di novità. Una tra tutte, la presenza di un’ospite d’eccezione: lo chef riminese Gino Angelini, attualmente ai vertici della cucina in America. Tanti gli eventi e le proposte culinarie, degustazioni, incontri, ma anche musica, spettacoli, convegni, benessere e tanto altro ancora. Non mancherà l’assegnazine del Trofeo Galvanina, tra i più prestigiosi nel panorama nazionale (ricordiamo tra i premiati delle precedenti edizioni Tonino Guerra, Vittorio Sgarbi e Pierluigi Celli per la cultura, Gianfranco Vissani, Pino Cuttaia, Gino Angelini, Niko Romito per la cucina, Joe Vitale, Leonardo Spadoni e Surgital per l’imprenditoria, Anna Scafuri, Gioacchino Bonsignore, Luigi Cremona, Bruno Gambacorta per il giornalismo).

Gualtiero MarchesiI quattro personaggi che verranno premiati in questa edizione saranno: lo chef Carlo Cracco per la carriera, il duo Fede e Tinto di Rai Uno e Decanter per il giornalismo, Saclà per l’imprenditoria e il Maestro Gualtiero Marchesi (nella foto), uno dei nomi più illustri della cucina italiana, a cui verrà consegnato il premio alla cultura e celebre per la sua particolare affermazione “la cucina è di per se scienza, sta al cuoco farla divenire arte”. La motivazione circa la premiazione è ben precisa: dopo Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana, Gualtiero Marchesi, lo si può considerare il figlio e come tale ne ha segnato il nuovo corso.

Tra le diverse proposte, ritornerà il sempre più apprezzato Cibo di Strada nelle sue declinazioni tipiche regionali, un modo semplice e poco costoso di degustare le espressioni più tradizionali della cucina ‘povera’. Grande importanza verrà data ai prodotti di qualità. Ecco dunque che troveremo la porchetta e gli arrosticini di pecora abruzzesi, il brodetto di pesce, le olive e il fritto ascolano delle Marche, il cono di pesce fritto dei pescatori romagnoli, le profumate verdure pugliesi e gli arancini di riso siciliani, il tutto affiancato da produttori di sottoli, marmellate, salumi, formaggi e tante altre specialità alimentari come naturalmente la piadina romagnola, cibo di strada per antonomasia, che sarà possibile degustare sia semplice che farcita con salumi, formaggi o salsiccia.

E poi ancora la rassegna di carni eccellenti a confronto tra loro: la Mora Romagnola, regina incontrastata della tipicità del territorio e la prestigiosa Chianina toscana, a cui se ne aggiunge un’altra d’oltre confine, l’autentica Carne Scozzese. Particolare attenzione verrà data anche alla pasta, il prodotto più rappresentativo della cucina italiana: secca o ripiena, tirata a mano o prodotta da ottimi pastifici, verrà proposta nelle più svariate versioni. Tra le regine del Festival anche la pizza, specialità incontrastata del ristorante Pomod’Orodi Rimini. Proprio all’ingresso del Parco verrà allestito un grande spazio in cui tutti i veri appassionati, potranno sbizzarrirsi. E poi il pesce, ma solo quello italiano e a tracciabilità garantita. Per l’occasione, i pescatori di Mazara del Vallo porteranno i loro famosi gamberi rossi, i pesci in carpaccio, i fasolari e la famiglia dei grandi mitili da degustare crudi e… le ostriche italiane!

Per chi invece vorrà cimentarsi nella preparazione di piatti particolari e complessi, ci sarà un’area dedicata alla Scuola di Cucina, dove grandi chef si alterneranno ai fornelli, insegnando e facendo degustare i piatti che li hanno resi famosi. A fare da sottofondo, musica e spettacoli coordinati dall’attore e comico Andy Luotto che intratterrà il pubblico con gustosi siparietti.

Evento nell’evento, anche quest’anno, in occasione del Festival della Cucina Italiana, verrà eccezionalmente riaperto il reparto di cure idropiniche del Parco, dove sarà possibile dissetarsi gratuitamente con le famose Acque Termali e digestive della Galvanina. Potranno inoltre essere visitati l’adiacente Museo Archeologico con i reperti dell’antica Civiltà Romana, trovati negli scavi dello stesso Parco Terme Galvanina, e le Antiche Sorgenti Romane e le camere di captazione e sedimentazione, attraverso il complesso di gallerie sotterranee di adduzione. Il Festival della Cucina Italiana partirà venerdì 5 settembre dalle ore 16 alle ore 24, per proseguire l’intera giornata di sabato, dalle ore 10:30 alle ore 24 e terminerà domenica 6 settembre, dalle ore 10:30 alle ore 22:00. L’ingresso alla manifestazione è gratuito. (M.Z.)

 




Retorica e politica, il libro curato da Marcello Di Bella

Quanto volte è capitato di dire: quello sì che è uno che sa parlare! L’esempio classico riguarda i politici. Ore e ore a parlare … Per dire poi che cosa? La retorica è un arte. Ma può anche essere un’attività priva di autentico impegno intellettuale. Per saperne di più si potrebbe anche accettare questo invito.

Quello che si presenterà domani 22 agosto alle 21.15 nella Corte della Biblioteca Oliveriana di Pesaro è la raccolta di interventi occorsi nell’omonimo convegno tenutosi a Pesaro nel luglio 2011 nell’ambito della seconda edizione del Salone della parola, una manifestazione che recava come sottotitolo Festival della filologia, ideata e organizzata dalla Biblioteca Oliveriana. A commentare il testo, oltre al curatore, ci saranno Paolo Ercolani, Manuela Marini, Giulia Mazza. Con Retorica. La macchina del dire nellacomunicazione pubblica e privata si dava inizio all’edizione 2011 della manifestazione: con un titolo che si pensava adatto a un confronto sui meccanismi che intrecciano verità, opinione e persuasione nell’era digitale.

Il profilo dei relatori. Paolo Ercolani  insegna Storia della filosofia e Teoria e tecnica dei nuovi media all’Università di Urbino “Carlo Bo”. Collabora all’inserto culturale del “Corriere della sera” (“La Lettura”), scrive per “Il Manifesto” e “Micromega”;  è redattore della rivista “Critica liberale”. Collabora con il canale filosofia di Rai educational. E’ fondatore, membro del Comitato scientifico e Presidente  dell’Osservatorio filosofico . Manuela Marini, è docente di Materie Letterarie presso il Liceo “T. Mamiani”. Si occupa attivamente di storia dell’arte e letteratura e della loro didattica. Da alcuni anni cura per il liceo dove lavora  il progetto didattico “Incontro con l’autore” per avvicinare gli studenti della scuola superiore alla lettura anche attraverso il dialogo diretto con poeti e prosatori come  Silvia Avallone, Enzo Fileno Carabba, Mariangela Gualtieri, Mariapia Veladiano, Tiziano Scarpa, Marcello Fois. Giulia Mazza, laureatasi nel 2008 ad Urbino in Teoria della conoscenza, della morale e della comunicazione, ha conseguito a Ferrara il Master MuSec in Cultural Management, ed è attualmente iscritta al Master Insegnare italiano a stranieri. Mediatrice interculturale, ha insegnato lingua e cultura italiana a Lione, e si occupa di progettazione per l’integrazione nel settore educativo e scolastico, svolgendo attività di didattica ermeneutica, filosofia interculturale e facilitazione linguistica. Collabora al progetto filosofiacoibambini.

L’ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili. L’iniziativa si realizza con il patrocinio e la collaborazione di Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino, Comune di Pesaro, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, Associazione “Amici della Biblioteca Oliveriana”. Per eventuali informazioni: 0721 33344.

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Con la Notte Rosa anche “Insieme Fuori dal Fango”

La cultura non ha colore, si dice spesso. Ma non è vero. Ce l’ha eccome ed è un problema, se non “il” problema. Ma questo è un altro discorso. Parliamo allora di “Insieme Fuori dal Fango”. E’ una tre giorni con le idee ben precise. Nato per “colpa” della pioggia, prima, e del fango, poi. Esattamente con il nubifragio a giugno dell’anno scorso. Per scoprirlo, questo festival che più che “resistente” sembra “promettente”, occorrerà da domani attraversare una delle zone più belle di Rimini: il Borgo San Giuliano, il Ponte di Tiberio che, per l’occasione, verrà pedonalizzato nel pomeriggio e nella serata di domenica 6 luglio.

fuoridalfango2014“Impossibile” dicono gli organizzzatori “elencare tutti gli appuntamenti in programma”. L’evento di apertura noi lo segnaliamo come “obbligatorio”. A Rimini un festival culturale vero e proprio non c’è. L’appuntameto è alle 18,00 di domani venerdì 4 luglio quando al ristorante La Marianna di Viale Tiberio verrà presentata l’edizione in cofanetto (dvd/libro) dello spettacolo teatrale “Rimini Ailoviù” di Tamara Balducci e Linda Gennari. Presenti all’incontro Marco Missiroli (scrittore), Massimo Pulini (assessore alla cultura del comune di Rimini), Linda Gennari e Tamara Balducci (autrici), Eron (artista). Modera la scrittrice Lorella Barlaam.

Per la giornata di sabato sempre alle 18,00 ci sarà una “ricca” tavola rotonda a cura di Marco Fratoddi, direttore del mensile La Nuova Ecologia. Si parlerà ancora di “Resistenza Culturale” e ruolo della cultura oggi in Italia con esponenti di “primo piano” della politica: la deputata Emma Petiti e della cultura: Fabio Biondi (L’Arboreto), Silvia Bottiroli (Festival di Santarcangelo dei Teatri), Giorgia D’Errico (Associazione Lavoro&Welfare), un esponente dell’Angelo Mai Occupato di Roma. A seguire, lungo la Via San Giuliano si terrà la prima edizione di “Villaggio Bio” cibi bio e naturali al Borgo, con la presenza eccezionale della foodstarblogger riminese FedricaGif.

Decine gli appuntamenti per la serata conclusiva di domenica 6 luglio tra cui spicca la presenza di Massimo Zamboni dei CCCP/CSI che per l’occasione ripercorrerà tra aneddoti e racconti l’incredibile storia del duo rock più famoso d’Italia degli ultimi trent’anni (Ferretti&Zamboni). Da non perdere Pino Scaccia, giornalista RAi,  che “senza peli sulla lingua” parlerà delle infiltrazioni mafiose russe in Italia. Gran finale con i Dj del Velvet e la mostra mercato “dell’editoria di qualità” lungo tutto Viale Tiberio.

Sempre venerdì segnaliamo, per chi ancora non l’avesse visto, alle ore 21,00 nella Banchina invaso del Ponte di Tiberio, Piazzetta Pirinela la proiezione del Film “L’altro Fellini” di Roberto Naccari e Stefano Bisulli. Prima della proiezione breve incontro con i registi e con Giuseppe Ricci e Francesca Fabbri Fellini. Domenica dalle 18,00 alle 20,00, in vari locali e piazzette del Borgo si svolgeranno decine di presentazioni di libri e incontri a tema. Ci incuriosisce alle 18,30 (Trattoria La Marianna) “Ucraina terra di confine” (Il sirente edizioni) di Massimiliano Di Pasquale (autore) e l’editore Francesco Benvenuti che presentano un libro che vale tre libri, un sapiente mix tra la guida di viaggio, il reportage giornalistico e il saggio storico-sociale per conoscere più da vicino un territorio particolare e cruciale, al confine con due mondi. Tappa “d’orgoglio” locale alle 18,45 in Piazzetta Ortaggi, tra l’osteria Dinein e L’Enoteca del teatro. Letture, recite, presentazioni di libri sul e di Dialetto Romagnolo. Tra passato e futuro, incontriamo la lingua dei padri, quella che da sempre racconta le storie di Rimini e del Borgo. Incontro con Vincenzo Baietta e Gabriele Bianchini a cura di Paolo Morolli.

Il festival insieme fuori dal fango è curato e ideato da Massimo Roccaforte (nella foto un momento della conferenza di presentazione) in collaborazione con NdA i libri fuori dai libri, Associazione Culturale Interno4, Borgo Cultura, Assaggi Divini, La Compagnia del Beato Enrico, Fluxus per il Ponte di Tiberio, Velvet Rock Club, La locanda di Miranda, Caffè Pasticceria Vecchi, Trattoria La Marianna, Dinein, Enoteca del teatro, Osteria de Borg, Nud e Crud, Osteria Angolo diVino, Gelateria del Borgo, PaniPizza, Ristorante da Marco, I cerchi nel grano, Conad Tiberio.

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Tra l’ascesa della rete e il declino dei media cartacei

informazionestatistichedi ALBERTO BIONDI

Nessuno immagina quanto possa essere interessante un documento power point che riporta una batteria di grafici dal titolo: Temi e Fonti dell’Informazione Culturale. D’altronde lo sappiamo, le percentuali mancano da sempre di un certo appeal; e tuttavia quello che da fuori poteva sembrare il classico sciorinamento di dati statistici si è rivelato una perfetta radiografia antropologica della società in cui viviamo.

News Italia 2014 è una ricerca condotta dall’Università di Urbino e diretta da Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, organizzatori del Festival del Giornalismo Culturale in programma in questi giorni a Urbino. Intervistando un campione rappresentativo di italiani maggiorenni per quattro anni, sono state individuate le tendenze di come nel nostro paese ci si rapporta con l’informazione (in generale) e più specificatamente con quella culturale. Noi abbiamo raccolto i dati più significativi dell’analisi News Italia 2014 ed, estrapolandoli dai grafici, abbiamo dato loro vita. L’appeal che mancava.

Il primo aspetto a emergere è che la TV, regina incontrastata dei media “caldi” e “freddi”, per dirla alla McLuhan, considera per la prima volta l’eventualità di abdicare. Pur mantenendo un saldo primato sul campione generale, con un 92,3% (2013) da elezioni bulgare nell’utilizzo, rispetto a vent’anni fa il mezzo televisivo ha subito una flessione del 5%. Ben poca cosa sui grandi numeri, si dirà, ma individuare il responsabile è tutt’altro che difficile. Ovviamente parliamo di Internet, che dall’iniziale 27% del 2001 ha registrato un’impennata di quasi venticinque punti piazzandosi al 54,8% di utilizzo. Una crescita, quella della rete, che non ha lasciato immutata la monarchia televisiva: si pensi soltanto al passaggio al digitale, alla proliferazione dei canali tematici e alla pay-per-view. Internet ha mutato il carattere della TV e contribuisce a minare l’oligopolio delle reti televisive nel diffondere informazione. Soprattutto tra i più giovani, come si vedrà in seguito.

Se però la TV è stata capace di resistere allo tsunami di nuove connessioni, le vere vittime di Internet sono i quotidiani cartacei. Una Caporetto: negli ultimi tre anni l’informazione veicolata in Italia dai giornali nazionali è passata dal 63% al 47%, mentre per la stampa locale dal 59% al 44%. Da questa mattanza la rete ha guadagnato un bottino di ben undici punti percentuali, schizzando dal 51% del 2011 al 62% del 2014. Complice l’utilizzo di smartphones e tablets, di cui otto utenti su dieci fanno regolarmente uso per navigare. Rimasta fuori dalla mischia, la radio se la passa decisamente meglio mantenendosi abbastanza stabile con un 57,3% di utilzzo tra gli intervistati, vuoi anche grazie alla sua onnipresenza nelle auto e nei locali pubblici.

Se questa era la prospettiva generale sull’informazione, la ricerca News Italia 2014 si è focalizzata sul consumo di notizie inerenti alla cultura in senso lato (libri, cinema, teatro, arte, viaggi ecc.). Solo il 22% del campione dichiara di cercare notizie culturali più volte al giorno, mentre sale sensibilmente a 33% il numero di chi lo fa qualche volta a settimana. Numeri che, vista la portata del campo d’indagine, non lasciano spazio ad autocompiacimenti. Per quanto riguarda le piattaforme utilizzate per fruire d’informazione culturale, il 75% degli intervistati lo fa attraverso i TG delle reti nazionali (quindi passivamente, ndr), il 64% sempre seguendo approfondimenti televisivi, mentre prima di trovare un medium cartaceo bisogna scendere di qualche girone infernale fino ad arrivare al magro 45% di chi legge le pagine culturali sui quotidiani nazionali e dell’ancor più magro 42% di chi compra gli inserti (La Domenica del Sole 24 Ore, per fare un esempio). Decisamente meglio invece chi cerca cultura su Internet (57%), in cui il 32% si indirizza verso i siti dei quotidiani nazionali, il 30% sui portali e il 27% su siti specializzati. Ancora pochi quelli che seguono i profili Facebook e Twitter dei giornalisti (14%) anche se si registra una crescita considerevole delle visite ai blog (benchè qui rientrino tematiche non esclusivamente culturali). Analizzando i temi più cliccati al primo posto troviamo la categoria Viaggi, turismo e cibo (71%), seguita dal Patrimonio Culturale e l’Editoria (65-60%), Prodotti Audiovisivi (57%) e Spettacoli dal Vivo (55%). Interessanti anche i numeri sul “target” di utenti della rete, dove la fascia 18-29 si mostra più a suo agio con Internet rispetto alle categorie più mature (89% di utenze). Niente di nuovo sotto al sole, anche se il gap generazionale si sta riducendo progressivamente e tenderà col tempo a sparire. Dovendo tirare le fila, il dato che emerge in maniera preponderante è l’approccio diverso all’informazione tra chi utilizza più media e chi si appella ad un’unica voce (più spesso quella della TV). Gli italiani che utilizzano Internet dimostrano una minore assuefazione alla televisione, preferiscono muoversi su più piattaforme e si approcciano a linguaggi diversi con più facilità. Se è vero che la TV ha inglobato la rapidità della rete e sta compiendo la sua metamorfosi, tutto il peso del cambiamento sembra cadere come una ghigliottina sui quotidiani cartacei. I giornali sono per loro stessa natura più lenti, meno motili, conservativi fino al midollo, e in una società liquida come la nostra devono risolvere un indovinello edipico per continuare a sopravvivere. É possibile l’esistenza dei media cartacei nel XXI secolo? Quale dev’essere la loro funzione? Come garantirne (se è lecito) la tutela? Può la cultura continuare ad arroccarsi sugli elzeviri di terza pagina e snobbare la rete? Nella diffusione di contenuti di spessore, che sono “informazione pesante” come Augias l’ha definita, c’è da chiedersi se la rete con la sua rapidità sia in grado o meno di svolgere questa funzione.

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Il giornalismo culturale torna a Urbino

beppesevergninigiornalismoculturaledi ALBERTO BIONDI

L’anno scorso la prima edizione, un battesimo del fuoco superato alla grande. Tra pochi giorni la seconda, con un interessante ventaglio di ospiti e conferenze. Stiamo parlando del Festival del Giornalismo Culturale di Urbino, una tre giorni (25, 26 e 27 aprile) dedicata a chi sta a cuore l’informazione “di spessore” e a chi desidera approfondire le sfide dei media nel nuovo millennio. L’evento è curato dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Scienze Umanistiche dell’Università di Urbino ed è aperto a tutti coloro che volessero partecipare. Un manipolo agguerrito di giornalisti, scrittori e accademici si confronterà sui temi più disparati, cercando di definire non solo l’odierno stato di salute del giornalismo culturale in Italia, ma anche le sue prospettive future e gli eventuali rischi e benefici del progressivo slittamento on-line dell’informazione. Iniziato ieri, in anticipo, con Piero Dorfles tornato nella città dei Montefeltro per presentare la sua ultima fatica “I cento libri” (Garzanti) presso la Libreria Montefeltro con Giovanni Bogliolo.

Oggi l’inaugurazione presso la Sala del Trono del Palazzo Ducale è prevista alle 16.30, con i direttori del festival Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini che presentano i dati della loro ricerca sull’informazione culturale degli italiani. A seguire il discorso del Magnifico Rettore Stefano Pivato su “La cultura consumata” e gli intermezzi musicali di Simone Zanchini dell’Ente Concerti Pesaro. Alle 17.15 prende la parola Beppe Severgnini (Corriere della Sera, nella foto) nella lectio d’apertura “La vita è un viaggio (e gli italiani viaggiano soli)”. Alle 19 ci si sposta nelle Grandi Cucine del Palazzo Ducale, dove Davide Paolini e Stefano Ciotti presentano “Il buono, il gustoso e il sano”.

Il Festival del Giornalismo Culturale continua sabato 26 presso la Sala Raffaello del palazzo Legato Albani, dove alle 9.30 lo scrittore e critico letterario Marco Belpoliti tiene “Il pulviscolo e la cornice. Come fare cultura nel prossimo futuro”. Successivamente lo scrittore Christian Raimo e il giornalista del Corriere Luca Mastrantonio si interrogano su cosa dovrebbe occuparsi l’informazione culturale. Alle 11.30 inizia la tavola rotonda con ospiti d’eccezione: Giovanni Boccia Artieri (Università di Urbino), Derrick de Kerckhove (MediaDuemila), Raffaella De Santis (La Repubblica), Piero Dorfles (giornalista e critico), Anna Longo (Giornale Radio Rai), Luigi Mascheroni (Il Giornale) e Marco Pivato (giornalista scientifico). Nel pomeriggio ci si sposta al Teatro Sanzio per una riflessione generale sul rapporto tra gli intellettuali e il pubblico, la qualità e i mass media. Alle 15 la lectio di Italo Moscati (scrittore, regista, sceneggiatore) dal titolo “Coccodrilli e sfere di cristallo” mentre a seguire il dibattito tra Mariarosa Mancuso (Il Foglio) e il critico Michele de Mieri, mentre alle 16.45 ulteriore tavola rotonda con Massimo Panarari (La Stampa), Alberto Saibene (Doppiozero), gli scrittori Alessio Torino e Wu Ming 2. Alle 18 uno speciale sull’Unione Europea in cui si approfondisce la relazione tra cultura italiana e internazionale. Per le 19.15 è prevista la conferenza “Chi la dice e chi la canta” con David Riondino (attore, cantautore e scrittore) e Pietro Del Soldà (Rai Radio3), mentre alle 21.45 c’è la mezzosoprano Anna Maria Chiuri che si esibisce in un concerto lirico sempre a cura dell’Ente Concerti Pesaro.

Domenica 27 aprile, in chiusura della tre giorni, si parla di cultura come motore di sviluppo. Alle 9.30 Armando Massarenti (Il Sole 24 Ore) è al palazzo Legato Albani per discutere sul ruolo degli intellettuali. Alle 10.15 l’editore Giuseppe Laterza e la scrittrice Elena Stancanelli dialogano sul tema. A seguire Giorgio Zanchini incontra Isabella Donfrancesco (Rai Educational) e Renata Giannella (Direttrice Biblioteca Senato Della Repubblica) per intavolare un dibattito sul rapporto tra istituzioni e cultura. In chiusura, alle ore 12, “Un millimetro più in là”: tavola rotonda a cui prendono parte la storica Alessandra Tarquini, Alessandro Zaccuri (Avvenire), lo scrittore Flavio Soriga e Marino Sinibaldi di Rai Radio3. A Urbino si respira cultura.

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