Etica e responsabilità: dialogo tra Salvatore Settis e Stefano Pivato

Un faccia a faccia da non perdere domani sabato 9 gennaio (ore 17.00) presso il Museo della Città “L.Tonini” (Sala del Giudizio) tra Salvatore Settis, storico dell’arte della Scuola Normale Superiore di Pisa, e Stefano Pivato, storico e già Rettore dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino. A fare da cornice la presentazione  dei libri del prof. Settis ‘Se Venezia muore’ (Einaudi, 2014) e ‘Il mondo salverà la bellezza? Responsabilità, anima, cittadinanza’ (Ponte alle Grazie, 2015). L’incontro è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, dal Centro Studi Vitruviani di Fano e dal Comune di Rimini (Musei Comunali).




Quali indicatori per una “nuova economia”?

euro_monetenewE’ possibile misurare in senso economico l’etica di un territorio? Con quali indicatori? Il tema della “qualità della vita” è entrato nel dibattito che riguarda la vita di tutti: famiglie, imprese, cittadini. La classifica generale, da oltre quindici anni, è elaborata dal quotidiano Sole 24 Ore. Se ne parlerà sabato  Sasso Erminia dalle ore 15,30 (via Volta, 90 Secchiano di Novafeltria tel. 329-2103296) nel corso di un incontro-laboratorio organizzato dai soci locali di Banca Popolare Etica. Incontro al quale sono invitate a partecipare tutte le realtà economiche locali, anche provenienti anche dal mondo profit purché eticamente orientate, per descrivere e illustrare la propria attività.

L’obiettivo, prima teorico poi pratico, sarà quello di individuare quali siano i parametri più coerenti per costruire un indice che misuri “quanta” etica c’è nell’economia del territorio. L’indice, aggiornabile trimestralmente con informazioni provenienti da banche dati pubbliche e ufficiali, potrà servire ad indicare a cittadini ed amministratori in quale direzione si muove la comunità locale sulla base dei principi e i valori dell’economia e della finanza etica.

 




Idee e riflessioni di responsabilità sociale d’impresa, a Rimini il salone nazionale

societàresponsabileNell’Italia dalle mille mazzette, se ci fosse un “codice” della responsabilità sociale d’impresa, il primo articolo potrebbe (dovrebbe) declamare quanto segue: qualunque azienda deve essere socialmente responsabile, pena la nullità della sua stessa esistenza. Punto. Quindi: attenzione all’ambiente, alle esigenze di dipendenti e fornitori, alle operazioni finanziare che vengono messe in atto (possibilmente eticamente orientate) e, ovviamente, al rispetto di tutte le leggi. In realtà, lo sappiamo, le cose vanno assai diversamente. Ergo: c’è ancora molto da fare. Spunti, idee e riflessioni ce le ritroviamo proprio “sotto casa”, domani pomeriggio, con il terzo appuntamento de “Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale” si tiene dalle 16 alle 19 ospitato dall’Università degli Studi di Bologna – Campus di Rimini realizzato con la collaborazione di Camera di commercio di Rimini, Figli del Mondo, Provincia di Rimini e Campus di Rimini dell’Università di Bologna.

Molti e autorevoli i relatori della giornata: Maria Gabriella Baldarelli, Professore Associato Economia Aziendale, Campus di Rimini; Sergio Brasini, Vice Presidente Scuola di Economia, Management e Statistica e Direttore Campus di Rimini; Rossella Sobrero, Presidente di Koinètica; Franco Vannini, Consigliere Delegato di Sodalitas; Maurizio Temeroli, Segretario Generale Camera di Commercio di Rimini; Lino Sbraccia, Presidente Figli del Mondo; Enzo Mataloni, Quinc – Rete Economica di Scambio; Grazia Sapigni e Chiara Mini, Riviera Green Passion; Luca Grossi, Verso, Valori e RSI.

Due i temi principali al centro del dibattito riminese: la necessità di collaborare con modalità innovative tra i diversi attori del territorio e le opportunità offerte, a imprese, istituzioni, organizzazioni non profit e cittadini, da un approccio orientato all’innovazione sociale.

Fra i progetti più innovativi che verranno presentati c’è Quinc – Rete Economica di Scambio, un’iniziativa che si propone di facilitare la collaborazione e i rapporti commerciali fra le aziende del territorio riminese attraverso forme di transazione non monetarie. L’evento di Rimini conclude infatti ufficialmente la fase di sperimentazione che ha coinvolto 60 aziende del territorio di vari settori (dalla manifattura ai servizi, dal mondo cooperativo alle imprese del comparto turistico) attivando un circuito di scambio attraverso il meccanismo del buono sconto riutilizzabile e, quindi, circolante sul territorio Provinciale. Non solo: con la tappa riminese del Salone della CSR e dell’innovazione sociale si apre una nuova fase del progetto: la convenzione con, inizialmente, 9 associazioni di categoria (AIA Rimini, AIA Riccione, CIA, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Legacoop, Unindustria) che prevede la promozione dei servizi Quinc presso gli associati, un punto di supporto informativo sulla Rete Quinc e anche il riferimento per eventuali offerte e richieste di forniture. Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale è promosso da Università Bocconi, Alleanza delle Cooperative Italiane, CSR Manager Network, Fondazione Sodalitas, Unioncamere e Koinètica. Nella foto lapiazzarimini.it un bar dove si gioca “allegramente” alle slot machine.

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“E tu cosa c’entri?” Incontri su giustizia, pace e integrità del creato

La Commissione GPIC della famiglia francescana dell’Umbria, formata dai Frati Minori, dalla Gioventù Francescana e dall’ Ordine Francescano Secolare, si è riunita ed ha elaborato una proposta di formazione per tutte quelle persone interessate a comprendere sempre meglio quello che stiamo vivendo nel nostro mondo ed in particolare nella società Italiana.

eticaevalorifrancescaniumbriaSono moltissime le sfide che la realtà in cui viviamo ci pone davanti e molte volte il nostro approccio è deresponsabilizzante, cioé demandiamo ad altri la soluzione di problemi che ci appaiono molto più grandi di noi. Ma è proprio vero che noi non c’entriamo niente con quello che sta accadendo alla nostra Terra, alla nostra politica, alla nostra economia? E’ proprio vero che possiamo essere al massimo spettatori passivi di scelte perverse che significano povertà per migliaia di famiglie, inquinamento dilagante, e gestione politica che mira solo al bene di pochi? Il percorso di formazione che proponiamo vuole essere l’inizio di un cammino che risponda al desiderio di essere uomini e donne che si interessano al mondo in cui vivono e che si chiedono come poter diventare attori di un cambiamento sociale e non solo spettatori di scelte apparentemente altrui.

Il programma. 16 Marzo 2014 incontro su “Come la finanza casinò si sta giocando il pianeta”. Relatore Andrea Baranes, fondazione culturale di Banca Etica. Il 27 Aprile 2014 “Cristiani perseguitati nel mondo” con P.Bernardo Cervellera, direttore di Asia News. L’11 Maggio 2014 “Risorse ambientali, economia e stili di vita”, interverrà Monica De Sisto, docente di ONG e Politiche nazionali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e giornalista sociale professionista.

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Banche, cambia il volto “buono” della finanza

PRESIDENTI Maurizio Focchi (a sinistra) e Sido Bonfatti (foto Riccardo Gallini)

Cambia il volto “buono” della finanza etica in città. Come è ancora presto per dirlo. Di fatto con l’operazione iniziata a metà gennaio 2013, Banca Carim ed Eticredito hanno dato risposta e reciproche a differenti esigenze che, ufficilamente, rappresentano per la prima quella di “produrre valore economico e sociale e un importante passo nell’ambito del progetto imprenditoriale di Carim” e, quanto alla seconda, per intraprendere “un momento di svolta”. “Per Eticredito – commenta infatti il presidente Maurizio Focchi – la fusione non è un epilogo o una conclusione, ma un momento di cambiamento, una tappa fondamentale in cui trova compimento la strategia di crescita e si rinnova la missione etica in una diversa prospettiva di sviluppo. La ‘dote’ è assai significativa: una esperienza straordinaria al servizio della comunità e che negli ultimi anni s’è concretizzata nell’accesso al credito di 1.757 famiglie in difficoltà e il finanziamento di oltre 70 progetti sociali”.

“L’unione fra le due realtà – dice il presidente di Banca Carim Sido Bonfatti – consente di creare la prima banca commerciale che opererà istituzionalmente anche con finalità etiche. Da oggi convivono le peculiarità di Eticredito, ossia le esperienze di microcredito e finanza etica, la capacità di tenere insieme la dimensione imprenditoriale e il contributo sociale, valorizzando la collettività, le reti, la sussidiarietà, con la struttura riordinata di Banca Carim, efficiente, con una rete distributiva capillare e mezzi necessari per promuovere iniziative su ampia scala. La nuova Banca Carim testimonierà una nuova cultura di impresa, capace di stare fra mercato ed etica, coniugando efficienza ed equità”.

Nel segno della continuità con Eticredito – si legge nella nota dell’istituto – Carim redigerà un Bilancio Sociale per evidenziare l’impatto sociale prodotto sulla collettività, come strumento di gestione della fiducia degli stakeholders e per rendere conto del perseguimento degli obiettivi e delle azioni compiute in coerenza con la missione etica. Banca Carim – leggiamo – continuerà le iniziative di credito sociale e finanza etica attraverso la propria rete di filiali (circa cento). Ripercussione anche sui conti. In tema di effetti economici, per effetto della fusione Carim ritiene che si raggiungeranno anche “sinergie di costo” ottimizzando attività ora frazionate e poste in carico ad entrambe le banche. Grazie al miglioramento dei coefficienti patrimoniali derivanti dall’operazione, Carim – fanno notare i vertici della banca con sede in Piazza Ferrari – potrà creare ulteriori condizioni positive a sostegno dell’economia del territorio e il marchio Eticredito, patrimonio simbolico che distingue e identifica un modello culturale e imprenditoriale che nessun’altra banca può vantare, sarà al centro delle attività etiche realizzate da Carim come elemento qualificativo nella comunicazione nelle iniziative di credito sociale, di finanza etica, di mutualismo e solidarietà. (d.c.)

I conti di Eticredito. Nel 2012 l’isituto di Via Dante ha chiuso con un utile di euro 8.708, negativo dopo il calcolo delle imposte (-24.869). Tale risultato confrontato con la perdita 2011 pari a euro 461.229 – si legge nella relazione di esercizio – registra un netto miglioramento dovuto principalmente al risultato dell’attività di negoziazione che ha recuperato in gran parte le perdite subite per la stessa voce negli anni precedenti. Rispetto alla raccolta, sempre a fine 2012, la banca attesta tale valore globale a 40,0 milioni (+13,54% rispetto al 2011). Bene anche gli impieghi a clientela ordinaria, pari 35,108 milioni di euro con un incremento sull’anno precedente del 6,81%. (d.c.)

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Criminalità e amministrazioni locali

di PIERGIORGIO MOROSINI *

“Vulcano”, “Re Nero”, “Titano”, “Mirror”. Non sono insegne di locali notturni o titoli di campagne pubblicitarie, ma i nomi di operazioni di polizia. Da qualche tempo, arresti, sequestri, blitz sono il “pane quotidiano” della cronaca locale di Rimini e dintorni. Finanziarie che prestano soldi a “strozzo”, estorsioni, traffico di droga e armi, riciclaggio di danaro “sporco” in società di ogni tipo. Le trame dei camorristi e degli ‘ndranghetisti aggrediscono una riviera che risente da anni della crisi economica. Immobili e attività passano nelle mani di fior di criminali collegati ai clan di Casal di Principe, Gricignano e Acerra. E’ a rischio la nostra “comunità”, tradizionalmente sana. Dobbiamo reagire. In gioco c’è la libertà di fare impresa. La sicurezza di famiglie oneste che, con sacrificio, hanno costruito le loro “fortune” nella ristorazione, nell’alberghiero, nell’industria del tempo libero. Ma non solo.

La “contaminazione mafiosa”, la sua proiezione nelle attività imprenditoriali, può deteriorare i diritti di chi lavora. Meno sicurezza sui cantieri, meno tutele dal sindacato, meno prerogative per i dipendenti. E poi, anche le pubbliche amministrazioni si trovano più esposte alla enorme forza corruttiva dei boss in affari.

A Rimini e dintorni, da tempo, il problema non viene più negato. Si moltiplicano le occasioni pubbliche di confronto sui nodi più spinosi. Abbiamo da oltre un anno un “Osservatorio” sulla legalità. Il lavoro corale di amministratori locali, rappresentanti delle categorie professionali e del sindacato evitano l’“isolamento” di forze dell’ordine e magistratura. La circolazione delle informazioni su condotte finanziarie anomale o su presenze criminali nel territorio è importante. Solo con questo metodo possiamo spuntarla su criminali “camaleontici” che si mimetizzano e si avvalgono di insospettabili complicità locali.

Il prefetto Claudio Palomba, di recente, ha chiesto la collaborazione del governo centrale. Gli hanno fatto eco il presidente della nostra Provincia, i sindaci e vari rappresentanti delle forze dell’ordine. Rimini è una realtà particolare. Servono consapevolezza e responsabilità per costruire una “diga anticriminalità” davvero resistente per la riviera. E’ giusto chiedere rinforzi specializzati a Roma. Servono competenze particolari per le indagini. Bisogna saper leggere nelle pieghe dei bilanci societari, comprendere le negoziazioni sospette, “mappare” gli investimenti e i flussi di denaro. Senza mai sottovalutare cosa accade nelle amministrazioni locali.

L’operazione “Titano” che, all’inizio di aprile, ha portato a una decina di arresti e al sequestro di alcuni complessi immobiliari. Quel blitz ci consegna un dato su cui riflettere che coinvolge proprio la gestione urbanistica dei nostri comuni. Secondo le investigazioni dei carabinieri, il figlio di un noto boss dei casalesi stava creando una struttura satellitare stabile per la gestione degli affari tra le Marche e l’Emilia Romagna. Per sfuggire al sequestro di ingenti capitali, il clan puntava moltissimo sugli investimenti nel settore immobiliare. In altri luoghi ciò ha significato per i boss investire nell’edilizia privata.

Mentre cala l’incidenza mafiosa sui pubblici appalti per via dei controlli istituzionali sempre più stringenti con la legislazione degli ultimi anni, i boss si fanno costruttori, avvalendosi anche di prestanome locali. Comprano immobili da imprenditori locali in crisi di liquidità e sono intenzionati a farli fruttare per monopolizzare l’economia del territorio. Così cercano la simbiosi con professionisti-progettisti della zona che hanno entrature negli uffici tecnici comunali. Fanno pressioni sui funzionari e i burocrati delle amministrazioni, preposti al governo del territorio.

Coltivano con questi rapporti subdoli, nascosti. “Comprano” la loro collaborazione. Le tangenti sono in denaro o “mascherate” ad esempio dalla assunzione di un figlio in uno studio tecnico o in un impresa, oppure da qualche altra diavoleria. E la triangolazione tra mafiosi-costruttori, professionisti-progettisti e burocrati locali frutta, frutta eccome a tutti i protagonisti di questo circuito illegale. Il valore dei terreni e degli investimenti può lievitare con una diversa colorazione del pennarello. Un semplice tratto di penna è sufficiente a modificare il piano strutturale del territorio o la destinazione d’uso di una mappa dell’ufficio tecnico. Si tratta di escamotage facilitati da una normativa urbanistica assolutamente farraginosa e contraddittoria che permette al funzionario disinvolto di sostenere tutto e il contrario di tutto.

Se questa è la lezione, anche nelle nostre zone, è oggi il settore “urbanistica” delle amministrazioni ad attrarre fatalmente ogni tipo di appetito mafioso. E allora il monito della operazione “Titano” è: se il sistema locale è già corrotto, le logiche mafiose nell’edilizia privata potranno penetrare più facilmente. La mafia è come i pidocchi cresce dove c’è lo sporco.

In attesa di una legislazione anticorruzione più efficace, spetta alle amministrazioni locali fare opera di prevenzione. Come? Ad esempio, intervenendo sui criteri di selezione del personale degli uffici tecnici. I funzionari devono essere non solo formati professionalmente, ma anche controllati. E occorre prevedere dei meccanismi di “rotazione” negli incarichi, per evitare “incrostazioni” e la costituzione di vere e proprie “satrapie” negli uffici tecnici.

Si tratta di un modello alternativo per le politiche della sicurezza. Alternativo negli obiettivi e nei modi, rispetto a quello imperante da tempo nelle amministrazioni locali. Per troppi anni ci siamo preoccupati solo di lavavetri, venditori ambulanti abusivi, scippatori e spacciatori, considerati il pericolo maggiore, persone da “tolleranza zero”. Siccome le risorse per la sicurezza non sono illimitate, occorre distribuirle razionalmente anche su altri obiettivi. In caso contrario, assisteremo ad una metamorfosi mafiosa delle nostre belle realtà. Siamo ancora in tempo. Il futuro, tutto sommato, è ancora nelle nostre mani.

* Magistrato della Procura di Palermo

(Altro articolo sull’Osservatorio antimafia nelle pagine di Cattolica)

 




Lavoro nero e irregolare, protocollo d’intesa nel settore edile

Con la firma del “ Protocollo d’intesa per lo sviluppo delle attività coordinate e congiunte per la prevenzione e il contrasto del lavoro nero e irregolare nel settore edile” si compie in provincia di Rimini un uleriore passo verso la legalità nel mondo del lavoro. Che punta anche oltre: verso la possibilità di fissare criteri che identifichino “l’azienda etica”, quella cioè che impronta la propria azione imprenditoriale a criteri di responsabilità, correttezza e trasparenza.

Hanno aderito Prefettura, Provincia di Rimini, Direzione Territoriale del Lavoro, Direzione provinciale Inail, Direzione provinciale Inps, Direzione provinciale Agenzia Entrate, Azienda Usl di Rimini, Camera di Commercio, C.g.i.l., C.i.s.l., U.i.l., Cassa edile Rimini, Ance, Confartigianato, C.n.a., Cassa edile artigiana, Legacooperative e Confcooperative.

L’atto, sottoscritto da tutte le principali realtà del territorio – si legge in una nota della Prefetture – prende anche atto delle mutate tipologie di irregolarità e, di conseguenza, della necessità di una rimodulazione delle azioni di contrasto, che oggi devono necessariamente contemplare anche l’impropria classificazione di lavoro autonomo per celare rapporti lavorativi a tutti gli effetti subordinati. Oltre a ciò anche il parziale o totale occultamento della prestazione lavorativa (c.d. lavoro grigio) tale da configurare condizioni di elevato sfruttamento e il prolungamento dell’orario di lavoro nei contratti part-time.

Dal punto di vista operativo sarà predisposto un “piano d’azione per l’attività di vigilanza congiunta”, attraverso il quale saranno previste una serie di attività congiunte e coordinate, al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni di interventi e massimizzare l’efficacia dell’attività di controllo sul territorio (a tali attività, oltre all’impegno delle forze dell’ordine, prenderanno parte l’azienda sanitaria, la direzione territoriale del lavoro, l’inail, l’inps, i vigili del fuoco). Tra gli impegni assunti dai soggetti firmatari vi è anche quello di verificare la possibilità di attivare uno sportello per offrire assistenza ed informazioni ai lavoratori, alle aziende, ai professionisti ed alla cittadinanza in genere, sul rispetto delle norme e delle disposizioni mirate alla sicurezza e alla salute negli ambienti di lavoro. I risultati derivanti dal protocollo in argomento saranno oggetto di monitoraggio, anche ai fini di eventuali correttivi operativi, da parte di un Osservatorio permanente istituito presso la Prefettura.

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Elezioni, manuale per un voto razionale senza ipocrisie. di Ecci

LA VIGNETTA DEL MESE Fiore all'occhiello della prima pagina della Piazza in edizione cartacea, quella di febbraio non poteva che essere dedicata alle urne. Buon voto a tutti.

di Ecci

Una campagna elettorale che spesso si trasforma nel Paese dei balocchi. C’è il grande burattinaio che la butta lì: niente Imu. Niente tasse. Ci potrebbe aggiungere, anche donne e champagne. E baldoria tutto l’anno. Solo che non verrebbe preso sul serio. Ma come dicono i contadini: senza soldi non si canta neppure messa. E dove si attingono i soldi per l’ospedale quando ci si ammala, per le scuole dei figli, per i parchi, per le piscine, per le strade, per le pensioni, per i monumenti? Un cittadino consapevole dovrebbe mandare al diavolo il pifferaio magico che dal ’94 promette lustrini e cuccagna. E poi quando ha il potere cambia le carte in tavola e pensa ad altro. Data l’età dovrebbe optare a come sollazzarsi con il tempo che il Signore o la natura gli ha concesso in prestito. Perché come dice qualcuno sul lungo periodo siamo tutti morti.

Manuale per un voto razionale senza ipocrisie

Quelle del 24 e 25 febbraio sono elezioni decisive per il futuro dell’Italia, ma sono solo interlocutorie rispetto ai nuovi assestamenti destinati a ridefinire la geografia politico-partitica. Il voto è un bene prezioso della democrazia, la sua sacralità sta nella garanzia del suo esercizio. Il voto ideale da tempo, si dice, non esiste più, sempre più spesso si sceglie il meno peggio. Allora il voto dovrebbe essere interpretato come uno strumento pragmatico per premiare chi è più vicino al proprio sentire e contrastare l’avversario. Dunque il voto come strumento è un voto pro e contro. Un buon criterio sarebbe quello di favorire le persone oneste e preparate, anche al di là dei simboli partitici, ma questa legge elettorale impone di votare solo candidati designati dalle segreterie. Le primarie che hanno coinvolto qualche milione di cittadini le ha fatte solo il Pd e il centrosinistra.

Tutti i commentatori dicono che alla Camera la partita sia chiusa, mentre tutto si giocherebbe al Senato, in modo particolare in Lombardia, Campania e Sicilia. Lo sbarramento alla Camera è del 4% con premio di maggioranza al partito-coalizione che ottiene più voti su scala nazionale. Al Senato lo sbarramento è l’8% secco con premio di maggioranza regione per regione. Tutti i partiti puntano ad azzoppare una vittoria piena del centrosinistra, concentrando liste e propaganda sul Senato. Lo fa il Pdl (è l’unico che ancora può sperare di vincere le elezioni) per rientrare nel gioco di governo, lo fa Monti perché vuole rimescolare trasversalmente le carte nelle coalizioni (col pensierino di ritornare a fare il presidente del Consiglio, magari con un nuovo governissimo), lo fa Ingroia per sperare in un condizionamento da sinistra (alla Camera è probabile che riesca farcela a superare il 4%, ma al Senato i sondaggi lo danno competitivo solo in Campania. Dunque nel resto delle regioni i suoi voti sono, brutalmente parlando, buttati via. Va riconosciuto però ad Ingroia di avere coalizzato in un unico simbolo, tutto quello che era rimasto dell’Idv, Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi, per dare una prospettiva più credibile).

Siccome la matematica non è un’opinione, il voto come strumento pragmatico richiede una piccola e facile riflessione: chi voglio fare vincere? Chi assolutamente voglio che non vinca? Se si vuole fare vincere il centrosinistra o il centrodestra non va disperso il voto ad altre liste minori che non sono in coalizione con i due maggiori partiti: Pd e Pdl. Al Senato, in particolar modo in Lombardia, Sicilia e Campania, ogni voto sottratto al centrosinistra va a favorire l’ingovernabilità del Parlamento favorendo nuove maggioranze, compromessi… col rischio nefasto di nuove elezioni anticipate (lo spread non è un’opinione!). La maggioranza in Senato prevede 158 seggi, ma per governare con un minimo di tranquillità ce ne vogliono un’altra decina (Pd-Sel, con almeno tre regioni in bilico, dai sondaggi, ne otterrebbero 143/145). Conti alla mano l’unica alleanza fattibile di governo diventerebbe Pd-Centro-Monti. Significativo è un recente sondaggio del Corriere della sera: per il dopo elezioni il 75% vede un governo Bersani-Monti.

Nell’augurare a Rivoluzione civile di Ingroia il superamento del 4% alla Camera, la sua insistenza al Senato conferma la tradizionale vocazione masochista della sinistra (Pd-Sel compresi), dove i rancori e i personalismi spesso dettano l’agenda politica. C’è anche il voto “contro tutto e tutti” di Grillo che sottrae voti un po’ a tutti gli schieramenti, ma anche all’astensione (e questa è una buona cosa). Che effetto avrà sul nuovo Parlamento? Intanto qualcuno ricorda maliziosamente che tre anni fa il pugno di voti ottenuti dal M5S “regalarono” la regione Piemonte al leghista Cota. Poi c’è il voto ideale di pura testimonianza (rassicura la propria coscienza ma può fare anche danni) col quale si possono ottenere risultati opposti a quelli sperati o dichiarati. Esempio: Rivoluzione civile è contraria a Monti, ma senza una vittoria piena di Pd-Sel al Senato, l’alleanza con Monti diventa inevitabile. Non potendo puntare su una propria affermazione (oltre l’8% al Senato pertanto col rischio di non avere senatori), per Rc coerenza e interesse sarebbe votare in massa Sel per rafforzare nel centrosinistra la componente anti-Monti.

Va riconosciuto che Monti è l’unico che porta via voti a Berlusconi. Senza di lui e la rottura dei centristi dalla casa madre Pdl, non ci sarebbe stata partita: Berlusconi avrebbe già stravinto. Infatti con grande abilità è riuscito ad unire tutti i cocci, e anche di più, di un centrodestra che sembrava allo sbando. L’“incantatore di serpenti” sta giocando il tutto per tutto.

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INCHIESTA Economia, salvi con l’export

di FRANCESCO TOTI

Si chiama Bicma. Ha sede a Mondaino e sfida colossi come 3M. Produce catarifrangenti, pannelli di sicurezza per veicoli commerciali ed industriali. E’ leader in molti mercati dell’Europa dell’Est. In uno stabilimento di 6.500 metri quadrati, impiega più di 50 persone. E’ una delle imprese che fanno intravedere una luce in fondo al tunnel della crisi scoppiata nel settembre del 2008, ma con avvisaglie già nella primavera dello stesso anno.

E a leggere con la lente del buon senso prima ancora delle competenze, l’intreccio sociale italiano sorgeva spontanea una riflessione negli anni del boom, semplice quanto banale: non può durare. Non può durare una società solista, con un’organizzazione pubblica spesso inefficiente e con tangibili vizi di corruzione. Dove ogni città ha un aeroporto (ce ne sono una novantina) ed un’Università (sempre attorno alle 90). La sintesi economica e sociale scandita dalle asettiche statistiche è questa: l’Italia è la nazione più iniqua e corrotta dell’Occidente. Malessere sempre meno tollerati dagli italiani. Archiviata la riflessione del buon senso, il Paese, sempre quel Paese corrotto ed inefficiente, che mai diresti, fa cose meravigliose. Come la Bicma e le quasi 40mila aziende del tessuto produttivo del Riminese.

Il riccionese Piero Manaresi acquista e vende aziende. I suoi clienti sono i fondi internazionali; l’80 per cento delle compravendite delle imprese è nelle loro mani. Già perito del Tribunale di Parma per venire a capo dei labirinti societari della Parmalat dopo il crack, Manaresi analizza i bilanci delle imprese e poi ne propone l’affare. A chi gli chiede come sono i bilanci delle aziende più grandi della provincia (le prime 500 per fatturato), racconta: “Ho visto gli indicatori del 2011, pensavo peggio. Mi hanno meravigliato in positivo”.

E questo positivo passa per i mercati esteri. Infatti, le principali fonti di previsione sugli andamenti economici affermano che il 2013, per l’Italia, sarà ancora un anno di recessione: meno 1,1% il Pil (Prodotto interno lordo), a fronte di un meno 2,1% del 2012. Solo nel 2014 ci dovrebbe essere una minima inversione di tendenza con un più 0,6%. In questo quadro di magre vacche interne, gli imprenditori del territorio cercano le vie dell’export. Gli indicatori evidenziano che la quota export è in netto aumento. Ma nuovi mercati significano tensione psichica, fatica e tempo. Investimenti.

Il trend è confermato anche dai dati Istat (l’Istituto nazionale di statistica). Secondo i quali l’export della provincia di Rimini, nel primo semestre del 2012, si attesta ad oltre 914 milioni di euro, contro i circa 860 dell’anno precedente. Un incremento del 6 %, che porta Rimini ad essere la seconda provincia, assieme a Ferrara, per aumento percentuale in Emilia Romagna, precedute soltanto da Piacenza. La percentuale sale analizzando i numeri dell’indagine congiunturale di Confindustria Rimini, dove si evidenzia che l’export nel primo semestre del 2012 ha registrato una crescita del 9,9%, rispetto allo stesso semestre del 2011.

Per quanto riguarda le esportazioni, l’Europa Comunitaria continua ad essere la principale area di riferimento, per quanto in lieve decremento rispetto al 2011. Significativo è il trend positivo riguardante l’Europa dell’Est, quella non comunitaria. Francia e Germania si confermano i paesi verso cui sono prevalentemente destinati i prodotti delle imprese riminesi, rispettivamente il 54,3% e il 50,4%. Balza al terzo posto la Russia. In una indagine di Confindustria, le imprese puntano al mercato russo, segnalato dal 32 % del campione; seguono il Brasile (22,4% contro il 18,2% del 2011), la Cina (15,6% contro il 15% dello scorso anno), gli Stati Uniti (12,9% contro il 9,8% dello scorso anno), Arabia Saudita (11,6%), Germania (10,9%), India (9,5%), Francia (8,8%), Emirati Arabi Uniti (8,2%), Turchia (7,5%). Da rimarcare il forte calo di interesse per la Spagna che rispetto al 14,7% di preferenze dell’indagine 2011, nel 2012 registra soltanto il 4,1 dei consensi.

Maurizio Focchi, titolare di un’azienda che fa facciate continue, con una robusta presenza in Gran Bretagna, chiama le istituzioni. Dice in qualità di presidente di Confindustria Rimini: “In questa situazione riteniamo necessaria un’azione di collaborazione e di solidarietà, con l’assunzione di responsabilità istituzionali, collettive e anche individuali. In concreto, proponiamo alle più importanti autorità etiche e civili di facilitare la costituzione di un ‘Gruppo di lavoro’ che abbia l’unico obiettivo di contribuire all’attraversamento di questo grave momento: tramite analisi accurate della situazione in atto, ma specialmente con proposte di sinergie ed azioni concrete per affrontare e risolvere problemi ed emergenze. Il fine è far sopravvivere le imprese, unico strumento per garantire il futuro e attutire gli squilibri sociali che stiamo vivendo”.

Uomo fuori dai canoni, da sempre impegnato nel sociale, chiude la sua proposta con una citazione: “Augurando a tutti un buon 2013, concludo con una riflessione dello storico britannico Thomas Fuller 1650: E’ sempre più buio appena prima dell’alba”. Queste autorità etiche e civili, come le chiama Focchi, è la politica, sono le istituzioni pubbliche. Sorge di getto una domanda: ma se hanno fatto poco finora, perché dovrebbero cambiare nottetempo? Qualcuno ci infila dentro anche le banche ed il sistema finanziario internazionale, ma questi due attori sono più la conseguenza di una politica debole che le cause.

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Parte la fusione tra Eticredito e Banca Carim. Si punta a concludere l’iter prima dell’estate

Il presidente di Banca Carim Sido Bonfatti

Maurizio Focchi

Il presidente di Eticredito Maurizio Focchi

Alla fine l’intesa è stata raggiunta. Ora per dare il via al processo operativo servono le necessarie autorizzazioni. I vertici degli istituti puntano a concludere l’iter prima dell’estate. In pratica la fusione è fatta. La prima impressione è  che i Soci di Eticredito potranno stare tranquilli. Anche se – si legge nella nota di Banca Carim – la creazione di un Comitato Etico all’interno di Banca Carim rimane “una previsione statutaria”. Tuttavia l’esigenza che i principi e le attività caratterizzanti (finanziamenti al terzo settore ed attività di microcredito, ecc.) trovino continuità rimane più che realistica. Banca Carim, infatti, si è impegnata a modificare nel proprio Statuto che punti, in sostanza, a salvaguardare lo spirito che ha guidato la nascita di Eticredito e la “mission” intrapresa dai soci fondatori.

L’articolo – che verrà inserito – recita testualmente: “Nell’osservanza dei principi del merito creditizio e della economicità della relazione, la Società presterà attenzione al sostegno con il credito delle attività di promozione umana, sociale ed economica, anche mediante il sostegno finanziario ad organizzazioni non-profit, nonché agli investimenti in attività rivolte alla tutela, alla salvaguardia ed alla promozione delle risorse naturali ed ambientali, ed ai finanziamenti, realizzati anche attraverso il microcredito, nei confronti di quanti potrebbero avere difficoltà di accesso al credito”.

“Il percorso per arrivare all’intesa è stato complesso – commenta Maurizio Focchi, Presidente di Eticredito – ma oggi si è arrivati ad un ottimo risultato condiviso tra Soci di Eticredito e auspicato dai vertici di Banca Carim”. La prima impressione è  che i Soci di Eticredito potranno stare tranquilli. L’esigenza che i principi e le attività caratterizzanti (finanziamenti al terzo settore ed attività di microcredito, ecc.) trovassero una continuità e magari un ulteriore sviluppo sembra essere tutelata perchè Banca Carim si è impegnata a modificare nel proprio Statuto che punti, in sostanza, a salvaguardare lo spirito che ha guidato la nascita di Eticredito e la “mission” intrapresa dai soci fondatori.

“Il progetto Eticredito – continua Focchi – con questo accordo non andrà svilito, ma anzi sarà valorizzato, perché, caso unico in Italia, entrerà a far parte di una delle più importanti e storiche banche del territorio, che ha condiviso la necessità di portare avanti l’iniziativa. Attraverso questa intesa avremo l’occasione di sviluppare ulteriormente il credito sociale all’interno di Carim, con risvolti positivi in prospettiva per le persone che in questo periodo di crisi hanno difficoltà ad accedere al credito. Aspettiamo quindi con fiducia di vederne i frutti. Colgo l’occasione – conclude Focchi – per ringraziare i Soci, CdA, Comitato Etico, i Dipendenti e tutti i Clienti che in questi anni ci hanno sostenuto e concesso la loro fiducia. Il nostro auspicio è quello di mantenere un rapporto privilegiato con voi e di assicurare continuità all’operatività e al progetto di Eticredito”.

Anche il presidente del Cda di Banca Carim Sido Bonfatti esprime soddisfazione. “Dopo appena cento giorni di insediamento del nuovo Cda di Banca Carim – dichiara – giunge al termine un percorso al quale abbiamo lavorato con grande impegno, nel rispetto degli interessi di Banca Carim e della mission di Eticredito. Ora c’è il semaforo verde per una fusione che ci arricchisce in termini patrimoniali e di autorevolezza, accentuando il ruolo di banca leader del territorio ancor più vicina alle famiglie e alle imprese. Con la concretezza dei fatti, seppure talvolta faticosi da concretizzare, stiamo lavorando per dare risposte adeguate ai bisogni, superando la superficialità di parole e proclami che si ripetono sull’argomento del credito. Banca Carim ogni giorno affronta direttamente con le imprese i problemi che la grave crisi introduce, alla ricerca di soluzioni che la fusione con Eticredito, con i valori che essa trasferisce, si connotano ulteriormente. Ringrazio il Cda e il management di banca Carim per l’ottimo lavoro svolto che oggi consente nuova propulsione verso gli obiettivi ambiziosi che ci siamo prefissi ”.

Oltre a mantenere l’operatività della sede di via Dante, saranno anche allestiti dei corner all’interno di filiali di Banca Carim dedicati alle attività sociali tipiche di Eticredito, che potranno così beneficiare di un’ulteriore valorizzazione. Tali attività, di indiscussa rilevanza sociale, rappresenteranno per Banca Carim anche l’occasione per sviluppare un’attività rispondente agli originari principi che ispirarono i Fondatori della Cassa di Risparmio di Rimini stessa. (d.ch.)

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