Economia, inizia il ritardo consegne. Più che una luce in fondo al tunnel

di FRANCESCO TOTI 

Più che una luce in fondo al tunnel. Sensazioni positive da Fabrizio Moretti, presidente della Camera di Commercio e Paolo Maggioli, presidente di Unindustria Rimini.

 

Ritardiamo le consegne”. Se la parola crisi significa cernita, selezione, svolta, ben si attaglia ad una delle aziende metalmeccaniche fiore all’occhiello del tessuto produttivo del Riminese. La bottega di cui si parla è leader tra i terzisti della metalmeccanica in Italia. Ha una forza lavoro di circa 120 dipendenti, come clienti una mezza dozzina di multinazionali (due le straniere) ed una proprietà che non si toglie nulla (vacanze, sfizi, villa) ma il massimo lo immette dove si crea ricchezza (l’azienda) e non scialba rendita. In questo periodo di crisi ha continuato a fare buoni affari partendo dagli acquisti; ha messo in casa quattro centri di lavoro costati almeno 4 milioni di euro. Gli sono statti proposti a prezzi di realizzo. Se si salvano i marchi che esportano (anche se nel primo trimestre l’export provinciale è sceso del meno 3.7%), questo settembre dà buone sensazioni. Insomma, qualcosa si sta muovendo nonostante i ritardi e gli slogan della politica, che per aver effetto hanno anche bisogno di un po’ di terreno fertile che sono gli italiani. Che non si sa per quali ragioni si lasciano sedurre dal piazzista di turno. Sarebbe utile rifarsi ad una massima della cultura più profonda della Romagna: “Da niente non nasce niente”.

 

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L’incipit di Maggioli. “Gli indicatori dicono che è salita l’occupazione, sono aumentati i fatturati e sono ripartiti gli ordini. Per continuare, la politica deve portare avanti il discorso delle riforme”

Maggioli. Dalla torre d’osservazione di Unindustria Rimini, ci sono segnali e sensazioni che fanno immaginare un cambiamento in positivo. Racconta Paolo Maggioli, Amministratore Delegato del Gruppo Maggioli e Presidente di Unindustria Rimini: “Quest’autunno sembra iniziare con un po’ di ottimismo sebbene siamo in attesa dei risultati dei dati numerici ancora in elaborazione. Le riforme nazionali, a partire dal Jobs Act, fanno intravedere un po’ di luce. Gli indicatori del primo semestre dicono che è salita l’occupazione, sono aumentati i fatturati e sono ripartiti gli ordini. Ma per tornare ai livelli pre-crisi è importante portare avanti il discorso delle riforme a livello nazionale, da quella della pubblica amministrazione a quella del senato, senza ovviamente dimenticare la necessità di alleggerire la pressione fiscale sulle aziende . “Poi – continua Maggioli – si spera che riparta il settore immobiliare: questo darebbe una sterzata decisiva. In particolare nel comune di Rimini c’è molto da fare per riqualificare, dall’area mare al centro storico.Il Piano del Mare per Rimini è decisivo. Se ne parla da anni, solo che finora non era mai stato affrontato nella maniera giusta”. A chi gli chiede del governo di Rimini, argomenta: “Dobbiamo dare atto che vengono affrontati diversi temi: il piano del traffico, il sistema fognario, la riqualificazione del centro con la valorizzazione delle testimonianze storiche e culturali. Tutte iniziative utili a far partire un meccanismo di crescita e sviluppo di tutto il territorio. La stagione estiva, dai dati, sembra mediamente positiva. Con la riqualificazione del lungomare, Rimini potrebbe sorprendere ed essere una bel volano di rinascita economica ” .

 

Paolo Maggioli è a capo di un’impresa familiare che rappresenta una delle avanguardie del made in Rimini. “Siamo soddisfatti – dice parlando
del Gruppo Maggioli leader in Italiana nelle pubblicazioni e servizi per la pubblica amministrazione – Abbiamo investito in innovazione e nuove tecnologie. Continuiamo ad essere in crescita. Da qualche anche anno ci stiamo rivolgendo anche all’estero. Abbiamo aperto una filiale a Bruxelles con cinque persone per seguire i progetti europei. Insieme a partner locali siamo partiti in Albania dove si aprono prospettive interessanti e stiamo sondando anche la possibilità di entrare in altri paesi tipo Spagna, Francia ed Belgio. Inoltre, crediamo di avere un know how molto interessante per tutti questi paesi che necessitano un ammodernamento della una pubblica amministrazione o. Ad oggi, l’estero vale il 5% del nostro fatturato. E’ nostra speranza farlo crescere di più: lavoriamo per arrivare al 20%. Il Gruppo Maggioli continua a raggiungere importanti risultati: questa estate ha ricevuto dall’Agenzia per l’Italia Digitale il formale accreditamento a svolgere la conservazione dei documenti informatici e relativa iscrizione nell’elenco dei conservatori accreditati”.

 

 

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L’incipit di Moretti. “Eliminare la corruzione, i sistemi m a l a v i t o s i ; sburocratizzare la pubblica amministrazione per rendere davvero efficiente e veloce. Fare innovazione e ricerca”

Moretti. Un altro avamposto d’osservazione attendibile è il comando della Camera di Commercio. La presiede Fabrizio Moretti, titolare del colorificio “Mp”, acronimo dei due cognomi di famiglia. “Andiamo ad iniziare l’annata economica del dopo ferie – afferma il viserbese Moretti – con mille incognite. Non ho i dati aggiornati, ho le sensazioni personali: si iniziano ad intravedere piccoli segnali di ripresa. Continuano ad andare bene le aziende che si sono posizionate sui mercati internazionali e che hanno puntato sull’innovazione e sulla ricerca. Nella nostra provincia si parte con un certo ottimismo perché sembra che la stagione sia andata bene; e questo, come ben sappiamo, è davvero ossigeno

per chiunque”. Moretti è una persona prim’ancora che un imprenditore con un certo coraggio, dato i tempi, dato gli uomini. “Ritengo che per far partire l’azienda Italia – afferma con voce forte – vada eliminata la corruzione che ancora pervade; vanno eliminati i sistemi malavitosi; va sburocratizzata la pubblica amministrazione per rendere davvero efficiente e veloce. La giustizia, inoltre, dovrebbe assicurare i tempi di pagamento europei e non da terzo mondo. Non è possibile avere ragione dopo 5-10 anni; in questo arco di tempo spesso chi deve dare si è dileguato. Così si aiuta l’illegatlità e la corruzione. Ancora: da noi si paga a 90, 120, 180 giorni; contro tempi europei di 30 al massimo 60 giorni. I pagamenti lunghi concedono troppo a chi inganna”. “Inoltre – continua nella sua arringa Moretti, un appassionato di bicicletta – ci vuole l’espansione del credito, facendo salva l’affidabilità finanziaria”. A chi gli chiede che cosa fa la Camera di Commercio per aiutare le imprese ad esportare, dice: “Fa tante cose; a volte è faticoso coinvolgere la piccola impresa che difetta di una certa cultura per affrontare l’estero. Ad esempio, l’istituzione dà finanziamenti a chi va a fare workshop all’estero; il massimo dell’erogazione, per legge, è del 40 per cento”. In molti non sono preoccupati del futuro, hanno paura che è un sentimento peggiore che annichilisce l’anima. “Vedo stagioni non proprio difficili davanti – argomenta Moretti -. Ce la faremo tutti insieme soltanto se riusciremo a stanare l’evasione fiscale, a attenuare la corruzione, ad essere più equi, ad abbattere le tasse. All’estero il made in Italy è molto apprezzato. Se facciamo quello di cui sopra potremo, finalmente, tornare a crescere. Da non dimenticare di far dialogare le imprese con le Università. E’ su questo doppio binario che si può fare grande innovazione”.




Un giovane su tre oggi non lavora. Ermeti (Rimini Venture) ottimista: “Siamo ai blocchi di partenza”

di SIMONA CENCI

 

I dati del 21° Rapporto sull’Economia della provincia di Rimini 2014/2015, promosso dalla Camera di commercio di Rimini e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, mostrano ancora un territorio dentro una crisi che perdura dal 2009. Analizzando gli indicatori economici presentati lunedì scorso emerge, come ha illustrato Massimo Guagnini, Partner di Prometeia, che la disoccupazione è all’11% e, dato ancor più preoccupante, che quella giovanile è al 28%. Questo, in concreto, significa che un giovane su tre oggi non lavora. Nel 2014, in provincia di Rimini, gli avviati (lavoratori che hanno instaurato almeno un rapporto di lavoro dipendente nell’anno) segnano un decremento, rispetto al 2013, dell’1,4%, mentre gli avviamenti (numero dei rapporti di lavoro dipendente instaurati nell’anno) rimangono sostanzialmente stabili (-0,1%). La precarietà si evince anche dalla tipologia contrattuale: il contratto di lavoro dipendente a tempo determinato, con il 64,1% sul totale, costituisce la tipologia più diffusa mentre scende ancora il peso del lavoro a tempo indeterminato, attestandosi al 5,5% (contro il 6,3% del 2013). L’utilizzo complessivo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria, Straordinaria e in Deroga) diminuisce, rispetto al 2013, dell’1,6%, ma vi è un forte incremento delle ore autorizzate di CIG Straordinaria (+19,4%). Cala anche lievemente il tasso di disoccupazione totale, attestandosi all’11,1% (era l’11,4% nel 2013), ma cresce decisamente quello giovanile  portandosi al 28,1% nella classe 15-29 anni (dal 24,8% del 2013); in forte crescita, infine, i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (+46,2% sul dato “provvisorio” 2013).

 

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Maurizio Ermeti, Presidente Rimini Venture-Piano Strategico Rimini

Il 2014 è stato nell’insieme un anno ben al di sotto delle aspettative: le imprese attive sono scese per la prima volta sotto le 35.000 unità (-2,6%). Con riferimento ai flussi d’impresa, le cessazioni, con 3.367 unità, hanno nettamente superato le iscrizioni, arrivate a 2.429 unità, determinando un saldo nati-mortalità delle imprese alquanto negativo (-938 imprese) Il settore manifatturiero ha presentato un trend negativo del 2%.  Solo l’export ha dato segnali di risveglio segnando una percentuale in aumento pari al 2,4%. Sono stati cinque i principali prodotti oggetto di esportazione: articoli di abbigliamento, escluso l’abbigliamento in pelliccia (26,9% sul totale), macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (12,7%), navi e imbarcazioni (8,3%), altre macchine di impiego generale (forni e bruciatori, sistemi di riscaldamento e refrigerazione, macchine e attrezzature per ufficio esclusi computer, macchine di sollevamento e movimentazione) (7,9%) e articoli di maglieria (3,9%).
Il settore turistico ha rilevato un aumento degli arrivi ma una diminuzione delle presenze, cioè dei pernottamenti, effetto che, come ha sottolineato il Sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, si può legare alla ovvia diminuzione di disponibilità economica del turista dettata dalla crisi. Si rileva una diminuzione di stranieri, russi, tedeschi in particolare, rispetto agli italiani. Le previsioni per i prossimi anni lasciano però intravedere dati crescenti relativamente all’agricoltura (+1,1%), all’industria in senso stretto (+1,3%), alle costruzioni (+0,8%) ai servizi (+1,3%) e agli occupati (+0,8%), dati inferiori alla media della Regione Emilia Romagna ma superiori alla media nazionale. Il mercato immobiliare riminese ha dato nel 2014 timidi segnali di svolta soprattutto per il mercato residenziale (+ 3,6% si evidenzia dal confronto con i capoluoghi di provincia). Di fronte al quadro piuttosto sconsolante bisogna quindi chiedersi quale sia il modo per riprendere lo sviluppo e far ripartire l’economia.

 

Ad integrazione dei dati statistici, presentati da Massimo Guagnini, Partner di Prometeia, Camera di commercio e Fondazione Carim si sono poste quest’anno l’obiettivo di operare una riflessione sull’esigenza di rilanciare una forte cooperazione, un patto, tra società civile, imprese e istituzioni quale condizione essenziale per ogni percorso di ripresa. In questo senso, centrale rimane il valore dei cosiddetti ‘corpi intermedi’, la rete organizzata a livello sociale ed economico che con diverse responsabilità rappresenta un moltiplicatore di opportunità per i cittadini e le imprese.  Per un confronto su queste tematiche è stato organizzato un talk show condotto dal giornalista di San Marino RTV Sergio Barducci, con la partecipazione in collegamento video del Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, di Stefano Zamagni, Ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, Ruggero Frezza, Cofondatore di M31 Italia srl, Maurizio Ermeti, Presidente Rimini Venture-Piano Strategico, Fabrizio Moretti, Presidente Camera di commercio di Rimini e Leonardo Cagnoli, Vice Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.

Stefano Zamagni ha sottolineato che nel 2017 l’Europa raggiungerà probabilmente il suo tasso naturale di sviluppo pari al 2% e avrà un tasso di disoccupazione naturale collocato al 10%, a cui, in Italia, si dovrà aggiungere la percentuale pari al 6% relativa agli “scoraggiati” nella ricerca di un lavoro. Queste previsioni devono destare grossa preoccupazione poiché, anche a fronte della crescita del PIL, il tasso di disoccupazione pari al 16% non pare essere accettabile. Bisogna allora aumentare l’occupazione e creare posti di lavoro, e per farlo si devono favorire gli investimenti e quindi favorire l’accesso ai capitali e alle risorse di finanziamento. Rimini è ultima in Emilia Romagna in ordine agli investimenti.  C’è poi un dato che su cui sarà necessario riflettere: l’occupazione femminile a Rimini è solo pari al 53% a fronte della media in Emilia Romagna che arriva invece al 66,1%, conforme alla media europea. E non è un dato che dipende dalla crisi economica, ma è strutturale. Leonardo Cagnoli ha auspicato una collaborazione tra società civile, imprese e istituzioni per progettare, lavorare e aiutarsi con un cambio di cultura e che l’università e il mercato possono colloquiare per la crescita culturale del territorio, partendo dalla ricerca quale elemento fondante e necessario per lo sviluppo.  Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, intervenuto via video, ha parlato di Unione di Comuni per lo svolgimento di servizi associati, della creazione di un’Area Vasta della Romagna, in relazione all’accorpamento degli enti pubblici come le stesse Camere di Commercio, e di una ipotesi di gestione associata delle fiere della regione. Sarà necessario abbandonare sterili campanilismi e promuovere la collaborazione e non la competizione tra i diversi territori.

 

Nel corso del suo intervento, Ruggero Frezza ha invece  fatto notare come le famiglie italiane siano ricche e come tale ricchezza rimanga improduttiva, mentre ci sarebbe un gran bisogno di “venture capital”, capitale di ventura, di rischio, relegando alle banche il compito di creare e facilitare relazioni. Maurizio Ermeti ha sottolineato come Rimini debba lavorare sulle proprie eccellenze e peculiarità, nel rispetto della propria identità territoriale. Questo è quello che ha cercato di fare il Piano Strategico in questi anni, e che deve essere il frutto di una governance condivisa, dal basso, secondo un modello partecipativo, e non di un sistema di decisione top down, dettato dall’alto, con l’obiettivo di una rigenerazione urbana contro il consumo del suolo, di una redditività di impresa in contrapposizione alla rendita immobiliare. Per il Presidente della Camera di Commercio, Fabrizio Moretti, è importante anche la collaborazione tra enti e come si debba investire sul capitale umano. “Rimini oggi è ben posizionata ai blocchi di partenza per vincere la sua corsa” ha chiosato Maurizio Ermeti, ribadendo che serve coraggio perché Rimini ha di fronte grandi prospettive, mentre Ruggero Frezza ha concluso affermando che Rimini è una specie di start-up, lanciando senza dubbio un segnale di ottimismo.

 

Aggiornati a febbraio 2015, gli scenari previsionali evidenziano, tra il 2015 e il 2017, sia la crescita del tasso medio annuo del valore aggiunto in provincia di Rimini, che toccherà +1,3%, (inferiore al valore atteso medio annuo del +1,5% per l’Emilia-Romagna ma superiore al +1,1% atteso per l’Italia) sia un incremento dell’export in misura media annua del 4,3% (presentando però una crescita inferiore rispetto al trend regionale del +4,9% e nazionale del +4,6%). Nel mercato del lavoro riminese si evidenzierà, tra il 2015 ed il 2017, una minima crescita delle unità di lavoro, quantificabile in un +0,8% medio annuo, variazione inferiore a quella che si registrerà sia in ambito regionale (+1,1%) ma superiore a quella che si avrà in ambito nazionale (+0,6%). Nel 2017, inoltre, in provincia di Rimini si attende un calo del tasso di disoccupazione che scenderà sotto la soglia del 10%, risultando pari al 9,7%; tale percentuale risulterà superiore a quella attesa per l’Emilia-Romagna (6,8%) e inferiore a quella che si avrà in Italia (11,5%).

 




Il mondo della ceramica a Rimini con Tecnargilla

Conto alla rovescia per Tecnargilla, fiera delletecnologie applicate all’industria ceramica e del laterizio. Una vera e propria kermesse dell’innovazione che si terrà dal 22 al 26 settembre prossimi al quartiere fieristico riminese. La manifestazione, giunta alla ventiquattresima edizione, è organizzata da Rimini Fiera in collaborazione con Acimac coinvolgendo le maggiori aziende attive nella fornitura di processi, macchine e soluzioni estetiche per la produzione di piastrelle, sanitari, stoviglieria, laterizi e ceramica tecnica.

Le nuove proposte tecnologiche saranno suddivise nelle consuete sezioni tematiche: Tecnargilla, dedicata alle tecnologie per piastrelle, sanitari e stoviglieria, Kromatech, la vetrina del colore e della creatività in ceramica e  Claytech, la sezione dedicata alla tecnologie per il laterizio. L’ultima edizione ha radunato a Rimini 450 espositori provenienti da 29 Paesi, 30.458 visitatori di cui 14.822 stranieri arrivati da 110 nazioni.

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SPECIALE RAPPORTO ECONOMICO 2012-2013 / Cassa integrazione e mobilità

Per ciò che concerne la Cassa Integrazione Guadagni, Ordinaria e Straordinaria (rappresentanti i due strumenti di intervento previsti dalla legislazione ordinaria), nel 2012, in provincia di Rimini, si è avuto un incremento complessivo del numero di ore autorizzate dell’82,5% (da 3.111.648 ore del 2011 a 5.677.306 ore del 2012). Nel dettaglio aumenta la CIG Ordinaria del 31,2% (da 909.462 ore del 2011 a 1.193.355 ore del 2012) e la CIG Straordinaria del 103,6% (da 2.202.186 ore del 2011 a 4.483.951 ore del 2012). Per ciò che riguarda, invece, la cosiddetta Cassa Integrazione in Deroga (espressamente prevista sulla base dell’accordo tra Regione Emilia-Romagna, UPI, ANCI e parti sociali del 18 maggio 2009), si riscontra una diminuzione del numero di ore autorizzate del 10,4% (da 3.916.849 ore del 2011 a 3.509.602 ore del 2012).

Il “settore” che maggiormente ha risentito del ricorso alle tre tipologie di CIG è stato quello manifatturiero con oltre 5,7 milioni di ore autorizzate (in particolar modo quello dell’abbigliamento e della meccanica con più di due milioni di ore ciascuno) mentre quello che fa registrare la più alta variazione percentuale, sul 2011, è quello del commercio (+180,7%) seguito dall’edilizia (+64,0%); la “tipologia di occupati” maggiormente interessata alla CIG è quella degli operai con oltre 5,6 milioni di ore autorizzate, mentre il maggiore incremento percentuale, sul 2011, riguarda gli impiegati (+51,2%). Nel complesso, nel 2012, in provincia di Rimini, l’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria, Straordinaria e in Deroga) aumenta, rispetto al 2011, del 30,7%, passando da 7.028.497 ore autorizzate del 2011 a 9.186.908 ore autorizzate del 2012. Il dato veramente preoccupante è quello relativo alla CIGS, la cui crescita esponenziale evidenziata nel 2012 in provincia di Rimini costituisce un’anomalia sia rispetto al lieve aumento rilevato in Emilia-Romagna (+3,1%), sia rispetto alla variazione negativa riscontrata a livello nazionale (-5,5%); poiché la Cassa Integrazione Straordinaria rappresenta sovente per l’azienda il primo passo verso una riduzione del personale, tale peculiarità del sistema produttivo riminese potrebbe generare ulteriori conseguenze negative sul piano occupazionale.

Altro dato che fotografa l’andamento dell’occupazione è rappresentato dai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (lavoratori cioè che hanno subito, a seconda dei casi, un licenziamento individuale o collettivo), che nel 2012, in provincia, sono risultati essere 2.470 (dato provvisorio) rispetto ai 2.176 iscritti nel 2011, con una variazione percentuale del +13,5%. Questo dato conferma le persistenti difficoltà in cui versano molte imprese del territorio, in quanto questi licenziamenti sono anche l’esito conclusivo di crisi aziendali iniziate nel triennio 2009-2011 e per le quali il ricorso alla Cassa Integrazione non è riuscito ad evitare l’espulsione di una parte della manodopera o addirittura il fallimento dell’impresa.




SPECIALE RAPPORTO ECONOMICO 2012-2013 / I movimenti turistici

I dati elaborati dall’Ufficio Statistica della Provincia di Rimini ci dicono che nell’anno 2012, in provincia di Rimini, si sono registrati 3.196.584 arrivi – 2.462.977 arrivi italiani (77,1% sul totale) e 733.607 arrivi esteri (22,9%) – e 15.983.745 presenze – 11.968.098 presenze italiane (74,9% sul totale) e 4.015.647 presenze estere (25,1%). In termini di variazioni percentuali 2012-2011, per ciò che riguarda gli arrivi, si evidenzia un aumento dell’1,8% mentre per ciò che concerne le presenze, si rileva una diminuzione dell’1,6%; nello specifico: +0,1% gli arrivi italiani e +8,2% gli arrivi esteri, -3,8% le presenze italiane e 5,7% le presenze estere.

Si riscontra, quindi, una maggiore difficoltà nella domanda nazionale a cui si contrappone una buona performance nella domanda estera. Entrando nel dettaglio della “principale clientela estera”, si registrano incrementi di turisti russi arrivi: +19,7%, presenze: +17,5%), tedeschi (arrivi: +7,0%, presenze: +5,5%), svizzeri (arrivi: 11,3%, presenze: +9,0%), austriaci (arrivi: +3,0%, presenze: +3,5%), belgi (arrivi: +7,8%, presenze: +4,4%) e olandesi (arrivi: +5,8%, presenze: +9,4%); calano, invece, i turisti francesi arrivi: -1,8%, presenze: -3,9%), gli arrivi polacchi (-7,0%, presenze: +4,0%) e le presenze rumene 0,2%, arrivi: +11,8%).

Interessante è il dato riguardante i giorni di permanenza media (rapporto presenze/arrivi) del turista: il rapporto, che si assesta a 5,0 giorni, risulta essere maggiore per il turista straniero (5,5 gg.) rispetto al turista italiano (4,9 gg.) e decisamente più alto nelle strutture complementari (6,2 gg.) rispetto a quelle alberghiere (4,9 gg.).

 




SPECIALE RAPPORTO ECONOMICO 2012-2013 / Il sistema bancario

A fine dicembre 2012 – su dati Banca d’Italia – la consistenza degli Impieghi totali erogati dalle banche a livello locale ammontava a 11.800 milioni di euro con una variazione percentuale, rispetto a dicembre 2011, del 5,8% (da 12.532 milioni di euro a dicembre 2011 a 11.800 milioni di euro a dicembre 2012). Gli Impieghi alle Imprese (che rappresentano il 68% degli Impieghi totali), quantificabile in un -8,5% (da 8.761 milioni di euro a dicembre 2011 a 8.020 milioni euro a dicembre 2012).

Riguardo alla consistenza dei Finanziamenti per cassa, in provincia di Rimini, ammontano, al 30/09/12, a 11.092 milioni di euro, con una variazione percentuale negativa, rispetto al 30/09/11 (12.947 milioni di euro accordati), del 14,3%; tale calo risulta essere superiore quello di tutte le altre province emiliano-romagnole, dell’Emilia-Romagna e dell’Italia. Anche le garanzie reali che assistono tali finanziamenti sono diminuite, passando 5.967 milioni di euro del 30/09/11 a 5.280 milioni di euro del 30/09/12 (-11,5%).

Per ciò che riguarda, poi, la consistenza dei Finanziamenti oltre il breve termine, in provincia Rimini, si passa da 8.656 milioni di euro del 3° trimestre 2011 a 7.726 milioni di euro del trimestre 2012 (di cui il 99,0% a tasso non agevolato), con una diminuzione del 10,7%; come finanziamenti per cassa, anche in questo caso è il territorio riminese che fa registrare il maggior decremento percentuale rispetto alle province emiliano-romagnole, all’Emilia-Romagna e all’Italia. Anche per ciò che concerne, inoltre, la consistenza dei finanziamenti agevolati la situazione, provincia, non è confortante, passando da 89 milioni di euro del 3° trimestre 2011 a 79 milioni euro del 3° trimestre 2012, con una diminuzione dell’11,2%.

Alla riduzione del credito concesso da parte delle banche, si aggiungono, per contro, i dati Sofferenze bancarie che spiegano la difficoltà della clientela (imprese e non) nel restituire finanziamento avuto dalle medesime banche; i dati dicono che, in provincia di Rimini, al 30/09/Sofferenze ammontano a 835 milioni di euro, con un incremento, rispetto al 30/09/del 23,3%. In questo complesso scenario l’intervento dei Confidi è stato molto importante per le imprese, anche se contraddistinto da crescenti difficoltà. Il loro compito tradizionale è quello di agevolare ottenimento del credito da parte del sistema bancario e attenuare la rischiosità dell’operazione finanziamento attraverso il rilascio di garanzie a costi accessibili.

Il perdurare della crisi ha iniziato però a farsi sentire ed il profilo di rischio delle garanzie rilasciate è costantemente aumentato negli ultimi anni. L’incidenza delle partite deteriorate è cresciuta costantemente e rappresenta la voce che maggiormente sta influenzando in negativo la chiusura dei conti economici dei Confidi, erodendo l’entità dei patrimoni a presidio dei rischi in essere. Il perdurare della crisi, inoltre, ha fiaccato la resistenza dei Confidi. Il ruolo che hanno svolto in particolare negli ultimi 5 anni ha permesso al mondo delle PMI di prendere respiro e di resistere di fronte alle difficoltà summenzionate. Tutto questo peraltro ha un prezzo che si chiama “credito deteriorato”. Il profilo di rischio dei portafogli confidi è aumentato costantemente e le risorse finanziare rischiano di non essere più sufficienti per svolgere con immutata efficacia l’attività fideiussoria. I Confidi hanno bisogno di fondi freschi, un problema che supera i confini provinciali e regionali.

 

 




SPECIALE RAPPORTO ECONOMICO 2012-2013 / Il mercato del lavoro

Nel 2012, in provincia di Rimini ci sono stati 63.538 avviati (lavoratori che hanno instaurato almeno un rapporto di lavoro dipendente nell’anno) con un decremento, rispetto al 2011 (64.601 avviati) dell’1,6%. Gli avviamenti (numero dei rapporti di lavoro dipendente instaurati nell’anno) si sono attestati a 106.759 con un incremento, rispetto al 2011 (102.503 avviamenti) del 4,1%.

Il settore del turismo, inteso come alberghi e ristorazione raccoglie il 51,5% degli avviamenti e ciò conferma la forte propensione a questo settore dell’economia riminese. E’ tra aprile e giugno che si sono maggiormante verificati (45,3%). Il 54,5% degli avviamenti risulta essere a “tempo determinato” e il 25,0% degli stessi assunto con contratto di lavoro “intermittente”. Progressiva la riduzione nell’incidenza del lavoro dipendente a tempo indeterminato (quello che sino a ieri rappresentava il contratto ‘standard’) con aumento dei rapporti a termine, anche attraverso l’utilizzo delle forme contrattuali atipiche introdotte o modificate dalla Legge n. 30/2003 (Legge Biagi).

Altri dati anagrafici e di genere. Il 53,3% degli avviati risulta essere di sesso femminile, il 28,8% essere compreso nella classe di età 25-34 anni, il 67,2% risiedere in provincia e il 70,7% essere di nazionalità italiana; in particolare riguardo alla classe di età, aumentano dell’8,1% gli avviati over 45 e dell’1,7% gli avviati tra i 35 e i 44 anni mentre diminuisce del 3,6% il gruppo dei 25-34enni e del 12,7% i lavoratori under 25; all’interno di quest’ultima classe, si evidenzia il “crollo” delle assunzioni dei ragazzi fra i 15 e 19 anni (- 33,9%). Riguardo alla nazionalità è utile rilevare l’incremento del peso dei lavoratori stranieri sul totale; nel complesso, la presenza dei lavoratori provenienti dall’estero è cresciuta dal 26,4% del 2007 al 27,8% del 2009 sino al 29,5% del 2011, mentre nell’ultimo anno questo valore si attesta al 29,3%.

I dati relativi agli esiti occupazionali successivi al licenziamento mostrano nel dettaglio, il 60,1% dei lavoratori iscritti alla mobilità durante il 2012 non ha più avuto avviamenti alle dipendenze mentre il restante 39,9% è, invece, riuscito a farsi assumere (il 26,4% è rimasto occupato sino alla fine del 2012 e il 13,5% ha concluso il rapporto di lavoro entro il mese di dicembre). In sostanza – secondo gli analisti del Rapporto Economico – i lavoratori licenziati nel 2012 non hanno avuto tanto una maggiore difficoltà di reinserimento professionale rispetto all’anno precedente quanto, piuttosto, una minore probabilità di ritrovare una continuità lavorativa.

Interessanti sono anche i dati sui cosiddetti “scoraggiati”, cioè di quelle persone che hanno smesso di cercare lavoro dopo che a lungo non lo hanno trovato; secondo le stime provenienti dall’Ires (l’istituto di ricerca della Ggil) risulta che, in provincia di Rimini, nel 2012, ve ne sono 5.099, in crescita, rispetto al 2011 (4.721 unità), dell’8,0%; gli “scoraggiati” sono soprattutto giovani (dai 25 ai 35 anni) e spesso si tratta di donne.

Quanto al tasso di occupazione, questo si si è attestato, al 63,7% (era al 64,6% nel 2011), con valori più alti riguardo al genere maschile (73,5%) e più bassi per il genere femminile (54,1%); Anche in questo caso a soffrire maggiormente sono i giovani, con un tasso di disoccupazione che arriva in provincia di Rimini al 15,8% nella fascia di età 15-29 anni (8,5% maschile e 26,4% femminile) e addirittura al 20,5% nella fascia di età 15-24 anni (13,7% maschile e 29,0% femminile).

 




ALTA VALMARECCHIA, QUALE FUTURO?

Si svolgerà venerdì 18 maggio dalle 16.30 al Teatro Sociale di Novafeltria un incontro dal titolo: “L’Altavalmarecchia: tra processi di integrazione e prospettive future”. Voluto da Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e Camera di Commercio, nel corso dell’incontro la presentazione di uno studio curato dal ricercatore Silvio Crociati da tempo impegnano nell’analisi dell’integrazione economica e sociale dei sette nuovi comuni dell’alta Valmarecchia recentemente entrati a far parte della Regione Emilia Romagna e nella provincia di Rimini. Modera l’incontro il giornalista Sergio Barducci.

Breve profilo del ricercatore. Nato a Rimini il 12 giugno 1969, Silvio Crociati si è laureato in Scienze Statistiche all’Università di Bologna nel 1994 con una tesi sui sondaggi di opinione. Svolge ricerca economia e statistica e realiizza sondaggi per una pluralità di enti ed istituzioni pubbliche e private. Oltre ad aver collaborato a vari progetti di ricerca applicata con la Facoltà di Scienze Statistiche e col Dipartimento di Discipline Aziendali della Facoltà di Economia e Commercio di Bologna, dal 1997 al 2000 vanta una specifica collaborazione col prof. Beniamino Andreatta.

 




GIORNATA DELL’ECONOMIA

Manlio Maggioli

In occasione della 10^ Giornata dell’Economia, che si è svolta questa mattina, il presidente della Camera di Commercio, Manlio Maggioli, ha stilato l’agenda. Impegni, secondo Maggioli, non più differibili. 8 i punti chiave proposti dal numero uno di via Sigismondo per uscire dalla crisi e dare nuova forza alla nostra economia. Primo: accesso al credito e pagamenti della P.A. Il denaro messo a disposizione delle imprese dal sistema creditizio è diventato sempre meno e sempre più costoso. Anche i Consorzi fidi hanno difficoltà ad ottenere i finanziamenti da parte delle banche. E’ necessario ribadire con forza che il rapporto di collaborazione tra banche e impresa è fondamentale per garantire la prosecuzione delle attività economiche e che, pertanto, regole che rendono eccessivamente complessa e selettiva la concessione del credito, rischiano di soffocare quel sistema economico e produttivo che, nelle pubbliche dichiarazioni, si afferma di volere salvaguardare e sostenere. Inoltre, le imprese hanno problemi anche a riscuotere i crediti che vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni locali soggette al “patto di stabilità”: nel 2011 ammonta a più di 40 milioni di euro il totale dei crediti vantati da imprese locali. Occorre pertanto riformulare il “Patto di Stabilità”, come non è più accettabile il ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Secondo, il Mercato del lavoro. Ci sono, a livello locale, preoccupazioni sulla recente riforma del mercato del lavoro, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta “flessibilità in entrata”. Le associazioni d’impresa temono che l’aggravio dei costi e la stretta rispetto alle attuali forme contrattuali penalizzino fortemente alcune attività e in particolare le piccole imprese che operano nel settore del turismo, del terziario e dei servizi in genere, oltre che dell’artigianato. Alcune forme di contratti “flessibili” sono fondamentali per l’organizzazione del lavoro che caratterizza una parte importante della nostra economia locale. La loro riduzione può trasformarsi, in realtà come la nostra, in un aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile. Terzo: snellimento della burocrazia. Si tratta di un problema che non è conseguenza diretta della crisi economica ma che aggrava sensibilmente le difficoltà che le imprese devono affrontare per restare sul mercato. Regole spesso poco chiare, procedure eccessivamente complesse e periodi di attesa troppo lunghi per ottenere autorizzazioni, sono lamentati da tutte le categorie economiche e soprattutto dalle imprese che operano nell’edilizia, un grande motore  per lo sviluppo economico provinciale nell’ultimo decennio e che ora versa in uno stato preoccupante di crisi. Occorre quindi, per esempio, che siano sbloccate le aree previste dai Piani strutturali dei Comuni. Accanto a questo, ci vuole una politica che favorisca il riuso dell’esistente residenziale e turistico. Quarto: salvaguardia della legalità e di una corretta competizione di mercato. Naturalmente, come diverse associazioni hanno segnalato, lo snellimento burocratico deve procedere di pari passo con la salvaguardia della legalità e di una corretta competizione di mercato, soprattutto nelle procedure di appalto e di gara pubblica, in contrasto con ogni forma di abuso del diritto e di elusione delle norme a presidio del benessere dell’economia, della salute del mercato e del migliore rapporto qualità/prezzo a favore degli enti pubblici. Quindo: riduzione della pressione fiscale, taglio degli sprechi. Le imprese necessitano di una riduzione della pressione fiscale. L’ulteriore eventuale incremento dell’IVA si trasformerebbe in un’altra riduzione dei consumi. Il commercio e il turismo, settori fondamentali dell’economia riminese, ne uscirebbero fortemente penalizzati, aggravando una crisi dei fatturati già largamente conclamata. L’incremento della pressione fiscale su imprese e famiglie non può più, in nessun modo, costituire un’alternativa praticabile ad interventi di riduzione degli sprechi e della spesa corrente, oltre che al recupero dell’evasione, a beneficio dell’impiego di risorse destinate agli investimenti e alla crescita. L’imposta di soggiorno: le associazioni di rappresentanza degli operatori turistici sono fortemente contrarie perché la considerano un aggravio di spesa in grado di scoraggiare i turisti e rendere meno competitive le nostre destinazioni. Più in generale, il turismo sente il bisogno di un progetto di rilancio che interessi sia la riqualificazione dell’offerta che la qualità urbana. Sesto: dotazione di infrastrutture e Gestione unica Palazzi dei Congressi. L’accessibilità al nostro territorio è inadeguata rispetto ai molti motivi di attrazione esercitati dalle diverse forme di turismo e ospitalità che abbiamo saputo creare nel tempo. Siamo carenti per quanto riguarda tutte le principali via tradizionali di comunicazione: strade, linee aeree e ferroviarie. E lo siamo anche dal punto di vista della diffusione delle nuove vie di comunicazione, quelle cosiddette immateriali, come la presenza della banda larga. È necessaria, infine, nell’ottica di una riorganizzazione territoriale, per una perfetta integrazione del Sistema Congressuale Riminese, una gestione comune dei due Palazzi dei Congressi. Altre soluzioni non faranno il bene della nostra economia. Settimo: tutela della qualità delle acque di balneazione. Parlando di questi temi che attengono alle condizioni generali necessarie per offrire adeguate opportunità di sviluppo alle imprese, non si può non ricomprendere anche il tema della qualità delle acque di balneazione che per Rimini, e il suo territorio, rappresentano un fattore primario di identità storica e sociale ancor prima che di prosperità economica. Ottavo ed ultimo punto: tutela del territorio e del reddito agricolo. Altro tema, che le associazioni agricole segnalano, è quello della tutela del territorio e del reddito agricolo. Preoccupante il forte consumo di territorio che si è verificato negli anni trascorsi e che ha ridotto notevolmente le potenzialità produttive dell’agricoltura, soprattutto nelle aree di pianura. D’altra parte, molto più incisive dovrebbero essere le azioni per far incontrare l’offerta assai qualificata di prodotti tipici con la domanda proveniente dagli alberghi e dai ristoranti della zona costiera.

 

 

 




Riminiterme, approvato il bilancio 2011

Lo stabilimento visto dal mare. Foto Paritani

Riminiterme va bene, molto bene. L’utile netto, pari a 142.470 euro, rispetto al 2010 è cresciuto dell’ 11%. Segno più anche per  il fatturato (+1,8%), clienti (+1,6%), investimenti per oltre 750 mila euro con una trasformazione strutturale e organizzativa, tuttora in essere. In vista di nuovi investimenti l’assemblea ha deliberato di non distribuire dividendi ai soci mantenendo le risorse al proprio interno. Riminiterme nell’ultimo anno è stata oggetto di una trasformazione strutturale e organizzativa, tuttora in essere. Gli ultimi ammodernamenti hanno interessato sia il Reparto di Fisioterapia e Rieducazione Funzionale, con l’aggiunta di una nuova piscina per bagni termali, per riabilitazione in acqua e corsi di ginnastica dolce, sia il Centro Benessere che oggi rappresenta, nella sua architettura d’insieme e con i suoi 1200 metri quadri tutti collegati internamente e con lo stabilimento balneare Bluebeach, la nuova immagine di Riminiterme.