La Porta dei Merli chiude e va sul “mercato”

portadeimerli-sanclementePronto il bando pubblico per affidare a privati la gestione della nota enoteca Porta dei Merli, di proprietà del Comune di San Clemente. “In questi anni – spiega l’amministrazione comunale – la Porta dei Merli ha contribuito a dare vita all’antico e affascinante borgo di San Clemente. Ci sono state, è vero, delle problematiche con alcuni vicini dovute in particolare ai rumori che pervenivano dall’enoteca però, per risolvere una volta per tutte questo problema, il Comune di San Clemente ha deciso di eliminare tutti i vizi tecnici che hanno portato disagio. A tal fine – precisa la nota – il Comune ha impegnato risorse economiche affidando, già nel mese di giugno, un apposito incarico a un tecnico professionista, nel dettaglio una consulenza acustica, il cui risultato è stato consegnato il 29 luglio. Tale attività è stata finalizzata a trovare la soluzione definitiva al problema dei rumori e degli altri eventuali disagi che i vicini hanno avuto in questi anni. E’ evidente che affrontare in modo serio e definitivo il problema comporta dei tempi non limitati a poche settimane di lavoro, ecco perché il Comune è già operativo da tempo per chiudere tutte le questioni aperte. Naturalmente non sarebbe stato possibile intervenire prima della scadenza del contratto visto che i lavori da eseguirsi nell’immobile avrebbero reso impossibile l’attività dell’enoteca. Non appena tutte le valutazioni e soluzioni tecniche saranno portate a compimento, l’enoteca riaprirà”. Per informazioni 0541 862004

 

 




Coconuts “piazza privilegiata” per spaccio e consumo di droga. Nei guai Lucio Paesani, presidente del Consorzio Rimini Porto

coconuts-chiuso-droga

All’alba di oggi la Squadra Mobile di Rimini, in collaborazione con le Questure di Milano, Ancona, Ravenna, Pesaro ed Agrigento, ha dato esecuzione a 29 provvedimenti restrittivi della libertà personale emessi dal G.I.P. del Tribunale di Rimini Dott.ssa Fiorella Casadei nei confronti di altrettanti soggetti – italiani e stranieri – sgominando così un’organizzazione criminale dedita allo smercio di ingenti quantità di sostanze stupefacenti  in riviera. L’operazione, denominata “Titano” (in ragione della località sanmarinese ove risultava domiciliato il primo spacciatore identificato) ha permesso di individuare ed evidenziare precise responsabilità a carico di tutti gli indagati – 41 in totale fra cui i 29 destinatari delle misure cautelari odierne e altri 12 denunciati a piede libero – i quali, a vario titolo, dovranno rispondere in concorso tra loro di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, spendita di banconote false, estorsione e porto abusivo di armi. L’indagine durata oltre un anno e coordinata dal Sostituto Procuratore Dott. Paolo Gengarelli, ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile di Rimini di sequestrare, sino ad ora, oltre un chilo di cocaina e 23 mila euro di banconote false.

 

Nel contesto dell’operazione, avendo constatato nel corso delle indagini il suo utilizzo anche quale “piazza privilegiata” per l’attività di spaccio e consumo, è stato notificato ai proprietari – uno dei quali posto agli arresti domiciliari e l’altro indagato a piede libero – del “COCONUTS”, noto locale notturno di Rimini, un decreto di chiusura per 30 giorni dell’attività ex art. 100 Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. La misura si inserisce nell’ambito dell’operazione odierna finalizzata allo smantellamento di un’organizzazione criminale dedita allo spaccio, nel riminese, di ingenti quantità di sostanze stupefacenti, principalmente cocaina e marijuana, destinate soprattutto ad alimentare il mercato della movida notturna, in cui il locale chiuso con provvedimento dell’autorità di P.S. rappresentava un ambiente privilegiato di consumo. Il decreto di chiusura compendia non solo le risultanze delle indagini della Squadra Mobile riminese, bensì anche  i numerosi episodi di violenza accaduti negli ultimi due anni all’interno del locale e proseguiti all’esterno, da ultimo la rissa con l’accoltellamento, il 17 maggio scorso, di due ragazzi, di cui uno minorenne. Nell’operazione scattata all’alba, contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi a Rimini ed in varie città d’Italia – 18 custodie cautelari in carcere, 8 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora nel comune di Rimini ed 1 obbligo di presentazione alla P.G. – sono state eseguite anche numerose perquisizioni, che hanno permesso di rinvenire e sequestrare materiale – droga, armi e munizioni – ritenuto dagli investigatori utile a comprovare ulteriormente il quadro probatorio già delineato. Nelle operazioni sono stati  impegnati oltre 100 poliziotti, con l’ausilio di unità cinofile antidroga e di un elicottero.

 

 




Riziero Santi: “Quella della Valconca è una Unione di carta”

rizierosanti-unionevalconcaSanti oggi guarda in faccia la realtà e propone due strade.

di BERNADETTA RANIERI

“L’Unione che ho ereditato qualche mese fa è un armadietto di convenzioni messe lì, gestite da una struttura burocratica inconsistente. I primi sei mesi del mio mandato li ho usati per mettere un po’ d’ordine sul piano organizzativo, funzionale e burocratico” – è ciò che scrive Riziero Santi (foto), attuale presidente dell’Unione della Valconca nonché sindaco del comune di Gemmano, spingendo a riflettere gli altri 7 comuni costituenti l’Unione: Mondaino, Montecolombo, Montescudo, Morciano di Romagna, Montefiore Conca, Montegridolfo, San Clemente. L’Unione ha già affrontato più volte il pericolo di andare in frantumi, di essere cancellata, ma finora si è sempre rialzata e c’è sempre stata la volontà di rilanciarla seppur in maniera zoppicante. Non dimentichiamo che l’Unione Valconca, nata nel novembre del 1996, fu la prima Unione d’Italia con il principale obiettivo di traghettare i Comuni partecipanti verso la nascita di un comune unico di vallata entro i dieci anni dalla sua creazione. Ma a poco meno della scadenza dei 10 anni, l’allora presidente Andrea Pula si era trovato in una situazione simile a quella attuale: una Unione al bivio. Seppur a fatica, aveva trovato la forza di rialzarsi e di esser spinta dall’allora presidente della provincia Ferdinando Fabbri con l’idea di sviluppare un territorio unico sotto diversi punti di vista: turistico con la valorizzazione delle tipicità, una buona viabilità per raggiungere tutti i luoghi anche nell’entroterra e, soprattutto, una riorganizzazione strutturale con la gestione associata delle funzioni principali.

 

In questi anni, dunque, l’Unione è andata avanti tra alti e bassi.  Il presidente Riziero Santi oggi guarda in faccia la realtà e propone due strade: “tenere in vita rilanciando l’Unione, rendendone effettivo lo svolgimento delle funzioni convenzionate e aggiungendone altre strategiche previste dalla Legge (Pianificazione territoriale, ecc.); oppure chiudere l’Unione e riportare tutte le funzioni dentro i singoli comuni”.  Lo ha ripetuto anche nell’incontro organizzato dal Gruppo Coordinamento Movimento 5 stelle della Valconca rivolto a tutti e dove i grandi assenti son stati proprio gli amministratori dei comuni interessati: se i primi cittadini dei comuni della Valconca pensano positivo, allora si dovrà approvare un progetto organizzativo che metta in gioco una redistribuzione (non un aumento) delle risorse gestionali necessarie. Chiudere l’Unione invece, oltre che essere politicamente miope, significherebbe perdere subito contributi annuali per 350.000euro (100.000 Stato, 200.000 Regione, 50.000 in contro capitale) che a quel punto dovrebbero essere prelevati dalle tasche dei cittadini, perdere nuove ulteriori opportunità di finanziamenti, riportare le funzioni nei comuni dedicandovi risorse economiche ed umane proprie, mantenere in carico ai comuni il costo dei mutui e del patrimonio, aprire contenziosi sui rientri. Oppure, altra possibilità, convenzionale fra comuni – a “geometria variabile” – le funzioni, come fa già qualcuno che ha affettato il suo comune in più parti e dandone in gestione ognuno di queste a un comune diverso.

 

Il Coordinamento Movimento 5 stelle Valconca dal canto suo spalleggia in qualche modo il presidente Santi sostenendo che la situazione venutasi a creare è paragonabile a “un bel caos che determinerà probabilmente la disgregazione dell’Unione nata con un intento nobile ma schiacciata da interessi politici e campanilistici. A rimetterci ovviamente sono sempre i cittadini, spesso ignari di ciò che accade nelle stanze dei bottoni”. Dall’altra parte si alza la voce del consigliere Alfonso Scala (civica) secondo il quale “la strada giusta da percorrere è quella della fusione dei comuni. La nascita di un Comune Unico, infatti, a differenza dell’ ipotetico “Ambito Valconca”, porterebbe immediati vantaggi in termini di incentivi e benefici che, sommati ai conseguenti risparmi di gestione, in una fase economica come quella in corso, rappresenterebbero un potenziale che, gestito con lungimiranza, inciderebbe in maniera determinante sulle strategie di investimento della nostra vallata”. L’ipotesi dunque di chiusura dell’Unione c’è e verrà portata nei prossimi giorni in discussione nella riunione di Giunta dell’Unione. “Se si vuole evitare il fallimento definitivo è possibile – sottolinea ancora una volta Riziero Santi –  ma solo assumendo atti concreti”.




Lutto culturale, cala la ghigliottina sull’800 Festival

di ALBERTO BIONDI

È una Waterloo per tutti gli amanti del diciannovesimo secolo: l’800 Festival di Saludecio non si farà più. Manifestazione sospesa, almeno per quest’anno. A darne il triste annuncio è stata la stessa neoeletta Amministrazione comunale nel corso della riunione di lunedì sera con le associazioni, dopo il consiglio. “Una scelta sofferta ma di grande responsabilità, – ha giustificato il sindaco Dilvo Polidori con i bilanci in una mano e un Malox nell’altra – dettata dalle esigenze di adempiere ai punti del nostro mandato elettorale, rispettando le priorità di welfare”. L’800, che avrebbe festeggiato quest’anno la 32° edizione, stava evidentemente assumendo le proporzioni galattiche di un buco nero: parliamo di perdite che oscillano sui 55mila euro, con picchi di 90mila. Cifre che in un piccolo comune muovono profonde riflessioni in materia di risorse e razionalizzazione, tanto più in anni di vacche magre.

E il Festival? “Negli ultimi anni ha perso il suo lustro” scrivono gli amministratori, che in futuro si auspicano di riportare la manifestazione ai livelli di altissimo tenore e importanza che caratterizzavano le edizioni degli anni ’90. Il Comune non poteva più farsi carico dei rischi (altissimi, aggiungiamo noi) di 800 Festival, soprattutto in assenza di una formula che invertisse la tendenza per un nuovo rilancio. Perché in definitiva il problema è questo: se la manifestazione tinge di rosso i bilanci comunali significa che i difetti ci sono, a livello di spesa come di offerta e organizzazione, quindi oltre ad una sistemata dei conti è necessario un ripensamento generale della proposta. Come si può migliorare l’evento? Quali scelte di promozione adottare? Questi sono i punti su cui la giunta deve interrogarsi, perché i ritorni si vedono solo quando si punta alla qualità, quando si dà vita a un Festival capace di rigenerarsi ad ogni edizione. Se manca questo, manca tutto. Per sopperire all’occasione mancata dell’800, il comune ha comunque programmato un cartellone di eventi turistico-culturali che promuovano Saludecio e il territorio. Sarà la fine di un secolo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 




Ponte di via Coletti, si va verso la chiusura del cantiere

pontecolettiaperturaPreseguono nel “rispetto dei tempi prefissati” i lavori per la costruzione del ponte di via Coletti. Secondo le ultime informazioni da Palazzo Garampi, si sta completando il montaggio dei cassoni in carpenteria metallica lato mare e la realizzazione dei due cordoli che delimitano la pavimentazione carrabile. La prossima settimana “salvo imprevisti” sarà possibile dare avvio ad altre operazioni fino alla stesura dell’asfalto della pavimentazione carrabile, l’installazione dei guard-rail e della pubblica illuminazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 




Delfinario si, delfinario no

di MILENA ZICCHETTI

La riapertura, presunta o effettiva, del delfinario, sta diventando un vero e proprio giallo. Stando alle recentissime dichiarazioni della proprietaria Monica Fornari, riaprirà eccome, in quanto pare non ci sia nessuna bocciatura da parte del Ministero che impedisca di riaprire la struttura, questa volta ospitando leoni marini, foche e otarie.

Alla notizia diffusa nei giorni scorsi dalle associazioni animaliste Enpa e Lav, secondo cui ‘il Ministero dell’Ambiente non ha ritenuto idoneo il Delfinario di Rimini alla licenza di giardino zoologico (Dlgs 73/2005) disponendone la chiusura’, la stessa Fornari ha ribattuto che le cose non stanno così e che lei non ha ricevuto nessun documento dal Ministero. “Mi chiedo come mai le associazioni animaliste siano a conoscenza di una cosa che io non conosco” sostiene, “io confido nella mia assoluta integrità, sia morale che di permessi che di tutto”.

Dello stesso parere anche l’onorevole Sergio Pizzolante del Nuovo Centrodestra che, già da ieri, avvalendosi dei social network, si è espresso pro delfinario e contro le due assocazioni e le loro “notizie fuorvianti, se non false”, come lui stesso ha commentato. Secondo il deputato infatti, il Ministero si sarebbe riferito ad un fatto vecchio, che riguardava i delfini e la possibilità dell’impianto di diventare giardino zoologico. Sul nuovo progetto di riapertura, sembra non ci sia alcun pronunciamento.

Non è d’accordo invece Marco Affronte, Naturalista e divulgatore scientifico, candidato alle Europee per il Movimento 5 Stelle che si domanda come sia possibile che “per riqualificare l’immagine turistica di questa città, servano degli animali rinchiusi, da mostrare, a pagamento, ad un pubblico pagante” perché, sostiene “gira tutto lì attorno, non possiamo più farne a meno. Affronte rilancia, dunque, “invitando ancora una volta le sorelle Fornari e l’Amministrazione comunale a prendere in considerazione l’idea di studiare un nuovo progetto, culturale, educativo e innovativo, dedicato al nostro mare, ma che non preveda più animali in cattività”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 




Lo Stato mette la parola “fine” al Delfinario di Rimini

delfinariorimini

di MILENA ZICCHETTI

A meno di un anno dalla chiusura, arriva il nuovo e definitivo “no” alla riapertura del delfinario di Rimini con leoni marini, otarie e foche come nuovi “ospiti”. E’ infatti con la frase “Arrivederci al 2014” che il sito del delfinario saluta i visitatori. Lo scorso luglio, il Corpo Forestale dello Stato ha disposto il sequestro preventivo dei quattro delfini per un presunto maltrattamento ed evidenti violazioni del decreto, che stabilisce le modalità di detenzione e gestione dei tursiopi in cattività, oltre all’assenza di autorizzazione e il riconoscimento della struttura quale zoo-delfinario. Ma per i titolari del delfinario, l’illusione di una nuova riapertura è durata davvero poco.

“Il Ministero dell’Ambiente non ha ritenuto idoneo il Delfinario di Rimini alla licenza di giardino zoologico, disponendone la chiusura”. Così Enpa e Lav comunicano infatti la firma del decreto ricevuta dal Ministero. “E’ quindi stata posta la parola fine ad ogni tentativo di riapertura della struttura. Il Delfinario di Rimini, quindi, non potrà riaprire, né con i delfini né con animali appartenenti a qualunque specie. Questo, grazie al nostro intervento e alle azioni mirate contro la riapertura tanto pubblicizzata quanto illegale”. Su tutta la faccenda, la proprietà, ad oggi, ha scelto di non commentare.

Alta la sensibilità della cittadinanza sul tema, resa evidente anche dal risultato di una recente petizione on line, destinatario il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, in cui si chiedeva di impedire la riapertura della struttura che ha raggiunto, nel giro di pochi giorni, oltre 15mila firme. Non sono mancate poi anche proposte alternative sul riutilizzo dello stabile, inviate all’Amministrazione comunale già l’estate scorsa. Tra queste, le proposte del WWF di Rmini che chiedeva di demolire la struttura “vecchia e superata, per dare spazio ad una spiaggia pubblica a disposizione di tutti, con una fascia di verde alle spalle, oppure, con i necessari adeguamenti, ricavarne una struttura a valenza regionale per il recupero e la cura delle tartarughe, a servizio di tutta la costa, affidato a Fondazione Cetacea e aperto anche alla visita delle scuole e del pubblico”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 




Delfinario, Affronte: è tempo di rilanciare un nuovo progetto culturale

di MARCO AFFRONTE *

marcoaffronteLeggendo i titoli dei quotidiani, stamattina ma anche nei giorni scorsi, relativamente alla questione del Delfinario, se ne ricava l’impressione che tutta la città di Rimini si sia mobilitata per riavere i “suoi” delfini. Scrivo per testimoniare che c’è invece chi ritiene, come me, che la città si sia finalmente liberata di una proposta di intrattenimento obsoleta, ed eticamente ormai impresentabile. Ho espresso più volte le mie perplessità sulle modalità e sulla spettacolarizzazione con cui è stato effettuato il sequestro. L’ho fatto a parole e nei fatti, al punto da avere deciso, quel giorno, di accettare l’offerta dei legali e dei rappresentanti del delfinario, ad agire come consulente di parte della struttura stessa, ma con il compito ben preciso di controllare che le operazioni di cattura e di trasporto degli animali dalla vasca al camion avvenissero nel massimo rispetto della sicurezza e del benessere degli animali.

Capisco la volontà della proprietà di ribattere alle tremende accuse di maltrattamento, accuse nel merito delle quali non intendo entrare, così come capisco le preoccupazioni di chi vede seriamente minacciato il proprio posto di lavoro o la propria azienda. Ma invito le sorelle Fornari e l’Amministrazione comunale, tra le quali sembra improvvisamente essere scoppiato l’amore, a prendere in considerazione l’idea di rilanciare un nuovo progetto, culturale, educativo e innovativo, dedicato al nostro mare, ma che non preveda più i delfini. La nostra città langue dal punto di vista dell’offerta culturale, e non ha una vera e propria cultura del mare (e quella che ha, la tratta pure male). Una svolta di questo tipo, che si lasci indietro vecchi modelli di “divertimento” non etico, diseducativo e anacronistico, sarebbe la benvenuta.

A me hanno sconcertato le dichiarazioni del sindaco di Rimini, ad aprile scorso, secondo cui “il delfinario è una realtà strategica, qualificante e coerente con la natura e gli obiettivi turistici di questa città”. Non sarebbe invece ora di puntare su modelli di turismo e culturali molto più attuali, validi ed educativi? Cosa c’è di qualificante nel vendere ai turisti lo spettacolo di quattro delfini che saltano a comando in una vasca di cemento?

A chi mi fa notare che i delfini sono comunque in un altro delfinario, e per loro non cambia nulla, rispondo che purtroppo è vero. E’ ora che si pensi alla maniera di mandare queste strutture a termine. Basterebbe impedire l’importazione di delfini nel nostro paese. In questo modo, visto che quasi ovunque le morti di delfini superano le nascite, nel tempo il problema si risolverebbe da solo. Stabilito questo però, io affermo che 4 delfinari, nel nostro paese, sono meglio dei 6 che c’erano un anno fa (ha chiuso anche il delfinario di Gardaland). Meno luoghi dove ai nostri bambini viene passata l’idea che gli animali sono “a disposizione” dell’uomo, per profitto e per divertimento. Meno luoghi dove viene calpestata l’idea di rispetto e comprensione che dobbiamo ai nostri coinquilini su questo pianeta, valori che cerchiamo con fatica di trasmettere ai nostri ragazzi e nelle iniziative vi divulgazione e sensibilizzazione.

Il mondo corre in avanti, così come va avanti, progredisce e si modernizza il nostro rapporto con le altre creature viventi del pianeta. I delfinari sono sempre più anacronistici, obsoleti, superati. Non hanno più molto senso, sono anzi diseducativi. Passano un’idea culturale retrograda: gli animali al servizio dell’uomo per divertimento. Se questo è “coerente con la natura e gli obiettivi turistici di questa città” siamo destinati a essere lasciati indietro. Più della metà delle nazioni Europee se ne sono già sbarazzati da tempo. L’uomo ha mille e più modi diversi per divertirsi, modi che non contemplano la sfruttamento e la lesione della dignità di altre creature viventi. La città, con il delfinario, perde uno dei suo simboli? Può darsi, ma arriva un momento che anche i simboli fanno il loro tempo, e vale la pena di lasciarseli alle spalle, e di crearne di nuovi, attuali e magari anche più profondi e veri di una scatola di cemento con un triste circo dentro.

* Naturalista e divulgatore scientifico

 

 




E’ finita, addio ai delfini e al Delfinario di Rimini

delfinariorimini_cassacaricata

I delfini sono stati rinchiusi in comuni casse di legno e caricati su un normalissimo camion per trasporto alimentare (FOTO LAPIAZZARIMINI.IT)

E’ finita nel peggiore dei modi per la storica struttura al porto di Rimini. Con un’imponente operazione di polizia giudiziaria, che ha visto impegnati una trentina di agenti del Corpo Forestale dello Stato a seguito di proprie indagini, si è provveduto al sequestro preventivo degli animali, 4 delfini, Alfa con i suoi tre figli. Azione eseguita su disposizione dalla magistratura riminese. Il reato accertato è pesante: maltrattamenti. Per il Delfinario di Rimini è la chiusura e reato penale per la proprietà e il veterinario della struttura. Ci sono volute dodici ore di lavoro, dalle sette di questa mattina alle sette di sera, per caricare i quattro mammiferi su un camion che da Rimini li porterà all’Aquario di Genova. Mentre scriviamo sono ancora in viaggio, è probabile che arrivino a destinazione nel cuore della notte. Secondo i veterinari erano nelle condizioni di poter viaggiare. Un sequestro inevitabile, ci dice un esperto del settore ben informato. Insomma, un epilogo diverso non ci poteva essere.

delfinariorimini_fornari

Monica Fornari ha seguito minuto per minuto le operazioni dall’esterno della vasca (FOTO LAPIAZZARIMINI.IT)

“Amici, giornata da film – scrive Monica Fornari (foto) sulla propria pagina Facebook in qualità di proprietaria della struttura. Mi hanno sequestrato i miei quattro delfini e li stanno portando a Genova. Gli esecutori materiali sono stati gli ispettori Cites, armati ed erano tantissimi, con tantissime macchine e venivano perlopiù da Roma. La cosa più arrogante fra le tante che son riusciti a fare è stata l’impossibilità per me di andarli a salutare per l’ultima volta, son stata considerata persona non idonea. Li hanno messi dentro un camion tir per il pesce congelato, imbottiti di valium. Dal 1° al 4° delfino son passate 2 ore e mezza, e dovranno fare almeno 8-10 ore di viaggio per arrivare a Genova.” La proprietà assicura, tramite il proprio legale Massimiliano Bacillieri, di presentare ricorso ed opporsi a questo provvedimento. Le operazioni si sono svolte in un clima tutto sommato sereno, anche se non sono mancati momenti di tensione e urla di “vergogna, vergogna” da chi considera la chiusura del Delfinario una grave perdita per la città sia sotto il profilo occupazionale, che imprenditoriale. Pesanti anche diversi giudizi verso la classe politica dirigente al governo della città, ‘incapace’ di gestire questa (e altre) situazioni. Tanti i riminesi presenti sulla strada sotto il sole, in una giornata calda. Anche diversi turisti si sono avvicinati, molti stranieri, per chiedere che cosa stesse succedendo. Ma anche tanta, tanta indifferenza e persone infastidite da tutto quel ‘caos’. In molti si sono chiesti dove fosse il sindaco. L’avrebbero voluto sul posto, non certo per dissuadere o interferire nelle operazioni previste per legge, quanto piuttosto per essere presente in un momento così delicato. Una nota stampa arriva nel bel mezzo delle operazioni. “La vicenda è una pagina triste per la nostra città – scrive il sindaco Andrea Gnassi. L’amministrazione comunale seguirà con attenzione l’iter giudiziario del caso e non nascondiamo la preoccupazione per la salute dei quattro delfini, animali fragili e delicati, che già nelle prossime ore saranno sottoposti ad un viaggio lungo e non previsto”. Il sindaco poi passa alla ricostruzione della vicenda. “Sul Delfinario, la cui competenza – è bene ancora una volta ribadirlo – è demaniale e non comunale in questi giorni si è detto tanto. I problemi strutturali hanno ormai radici antiche, che poggiano su stratificazioni, sovrapposizioni, contraddizioni amministrative e normative accumulate in quasi mezzo secolo. Erano gli anni Novanta quando si è cominciato a discutere di un ampliamento, più necessario che auspicato. Problemi che si sono trascinati fino all’entrata in vigore della legge 496 del 2001. Probabilmente se in passato ci si fosse resi conto della situazione, non si sarebbe arrivati a un punto così critico.

delfinariorimini_direttore

Il direttore del Delfinario Massimo Muccini finito sotto inchiesta (FOTO LAPIAZZARIMINI.IT)

Non si può adeguare con la sola buona volontà alle normative più recenti una attività così particolare: occorreva che per tempo, ovvero immediatamente dopo l’entrata in vigore della legge, si individuasse una soluzione tecnica e amministrativa fattibile, concordata tra proprietà, Comune, Regione e Stato, visto che tutte le aree pertinenziali al Delfinario sono di proprietà del Demanio e l’Amministrazione su quelle aree non può materialmente e legalmente nulla. Non sta a questa Amministrazione chiedersi perché non si sia fatto tutto ciò per tempo.” Poi in un certo senso si smarca dalle responsabilità. “Però questa Amministrazione, in carica dal 2011, nonostante l’intrico di competenze e la poca possibilità di manovra, non ha mai mancato di dare l’appoggio alla società che gestisce il Delfinario. Emblematica in questo senso la lettera inviata lo scorso ottobre al Ministero della Salute, nella quale io stesso ho sollecitato il rilascio di una proroga ai concessionari proprio per l’adeguamento della struttura alle normative vigenti. Gli amministratori e i tecnici comunali sono stati nei mesi scorsi e sono tuttora disponibili ad un confronto aperto per valutare insieme le strade che possano consentire al Delfinario di vivere e di rinnovarsi, pur- come detto sopra- nell’ambito di un discorso più articolato che vede coinvolti direttamente e in prima battuta altri enti pubblici competenti, a partire da Stato e la Regione.”

delfinariorimini_jeepforestale

Con il dispositivo del sequestro il Delfinario è stato presidiato giorno e notte dagli agenti della Forestale (FOTO LAPIAZZARIMINI.IT)

Poi la novità. “A tale riguardo si attendeva con fiducia l’incontro che ho avuto proprio ieri a Roma con il direttore dell’Agenzia del Demanio per l’acquisizione del Lungomare, un tassello fondamentale per la gestione diretta di una parte strategica della nostra cartolina balneare e per la riqualificazione urbana di una parte pregiata della città. Un incontro dal quale è emersa la possibilità concreta e a breve termine (autunno 2013) di potere contare finalmente e formalmente sulla proprietà di un’area strategica di Rimini, consentendo quindi di attuare i progetti di riqualificazione, ampliamento e rinnovamento che gli imprenditori che insistono su quel quadrante urbano, compresi quindi i gestori del Delfinario, vorranno intraprendere”.

Nel corso della giornata di oggi sono emerse anche le sensibilità di chi ragiona né da un un punto di vista imprenditoriale, né turistico o di immagine. Ma semplicemente con l’apprensione di chi gli animali li ama per quello che sono e per come dovrebbero vivere, solo e semplicemente nel proprio habitat naturale. Ci spiega meglio Veronica Corsini. “Il pomeriggio è trascorso tra i preparativi degli addetti ai lavori, i camion, il vittimismo dei gestori del delfinario e i commenti di molte persone preoccupate per il danno economico e d’immagine della città di Rimini. La cosa più triste è stato sentire i numerosi commenti di coloro che si preoccupavano di un simbolo di Rimini che chiudeva i battenti, dell’enorme fonte di reddito preclusa alla città e nessuno che abbia speso una sola parola per i delfini. Di fatto il delfinario di Rimini ha chiuso, ma per i motivi sbagliati. Non è stato chiuso perchè è stata riconosciuta l’ingiustizia nell’aver per anni tenuto prigionieri gli animali, ma per carenze strutturali e maltrattamenti di vario tipo. Ma la privazione della libertà è il maltrattamento per eccellenza, a prescindere dalla specie sulla quale ci si accanisce. Probabilmente in tutta questa vicenda non ha vinto nessuno: non hanno vinto le “norme”, buone solo a proibire alcune modalità di trattamento dei delfini e a sanzionarne altre, senza mai riconoscere che la libertà non dovrebbe essere preclusa a nessuno; non hanno senz’altro vinto i gestori del delfinario, che finalmente dovranno cercarsi un altro mestiere. Ma soprattutto non hanno vinto i delfini, che passeranno da una gabbia a un’altra, da uno sfruttatore a un altro. E mentre la gru caricava le casse con all’interno gli animali sul camion, in mezzo a una folla urlante e concitata, era impossibile non pensare ai tanti altri animali, forse anche più sfortunati di loro, di cui nessuno si preoccupa, che ogni giorno vengono fatti nascere, crescere e infine uccisi unicamente per l’egoismo umano.” Una pagina triste per Rimini quella di oggi, una città sempre più ‘lacrime e sangue’. (D.C.)

FOTO E AGGIORNAMENTI SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Chiude il Delfinario di Rimini, oggi il blitz della Forestale

Chiuso prima di Ferragosto – vai in archivio alla NOTIZIA – nel tardo pomeriggio di oggi gli uomini della Forestale – secondo quanto riportato dal ilrestodelcarlino.it – si sono ripresentati per procedere con il sequestro dei delfini su provvedimento del pm Marino Cerioni. Le motivazioni: maltrattamento degli animali. Due delfini saranno trasferiti a Genova ed altri due prenderanno la strada di Roma. Secondo una recente indagine sui Giardini Zoologici (ripresa con una nostra inchiesta QUI) di cui i delfinari fanno parte, la maggior parte delle strutture oggi in Italia esercitano la propria attività senza aver ottenuto una licenza e senza essere soggetta a regolamentazione e non è conforme alle leggi vigenti. In regola ci sarebbero solo 5 giardini zoologici su 87.

Immagini e aggiornamenti sulla nostra pagina Facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA