Beni confiscati alla mafia, a Rimini esiti sconfortanti. Caso per caso cosa sta succedendo

confisca_beni_mafia_riminidi BERNADETTA RANIERI

Molti dei beni sequestrati e confiscati rimangono nelle mani dei mafiosi o dei loro famigliari. Si parla di appartamenti, ville, garage, aziende, capannoni e terreni edificabili. E per quanto riguarda la Romagna i dati più sconfortanti provengono proprio dalla provincia di Rimini. “Nell’insieme i beni confiscati sul territorio riminese – ci dice Patrick Wild, vicepresidente dell’associazione di promozione sociale Gruppo Antimafia Pio La Torre – rischiano l’abbandono o comunque il non-riutilizzo per finalità sociali o addirittura, come in alcuni casi, la confisca viene revocata all’ultimo momento”.

 

Ma facciamo un pò di ordine. Fino a qualche tempo fa chiunque parlasse di presenza della mafia nel riminese veniva accusato di fare inutile allarmismo. Il vento è cambiato. Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria inversione di tendenza. La Romagna certamente non è più l’isola felice di una volta. La provincia di Rimini in particolare è da sempre terra di agricoltura, edilizia e turismo, tutti settori che fanno gola alle principali organizzazioni malavitose che si sono anche trasferite in zona per controllare e operare meglio.

 

Proprio in questi giorni si è tornati a parlare di mafia in Emilia Romagna, di colonizzazione territoriale e di appropriazione illecita di beni immobili da parte di clan mafiosi. E le sorprese non mancano. In generale, lo Stato ha due strumenti principali per contrastare il dilagare del crimine organizzato: il processo alla persona e il processo al patrimonio e, quindi, il sequestro e la confisca di beni immobili. Su questa seconda modalità abbiamo voluto concentrare maggiormente l’attenzione e fare il punto della situazione sulle condizioni attuali dei beni confiscati alla mafia nella provincia di Rimini. Secondo l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati, con sede a Reggio Calabria e con distaccamenti a Roma e Milano, i beni sottratti al circuito illegale in Emilia Romagna sono in crescendo negli ultimi anni e superano le cento unità. Capofila delle province emiliano-romagnole è Bologna con poco meno di 50 immobili confiscati, seguita da Forli-Cesena con circa 30 beni, Ferrara con meno di 20 confische e in fondo alla lista troviamo le province di Modena, Parma, Piacenza, Ravenna e Rimini con un numero di proprietà tolte dalle mani della mafia, per il momento, molto esiguo che va da 2 a 8.

 

Parlando di Rimini e partendo dalla zona nord troviamo un caso di revoca della confisca. Si tratta del ristorante sito a Bellaria “Ristorante degli Artisti”, sequestrato nel 2009 e confiscato nel novembre 2012 ad Agostino Briguori, esponente della ‘ndrangheta. “Nonostante il Comune avesse già in mano la proposta di riutilizzo a scopi sociali – ci dice Patrick Wild – ovvero far diventare quell’esercizio commerciale una “casa della salute” , è giunto un provvedimento illogico che ha ritenuto congruo l’acquisto della proprietà da parte del Briguori. Quindi tutto è ritornato nelle sue mani”. Nel comune di Rimini i beni confiscati e fermi per impossibilità di riutilizzo sono 4. Un appartamento si colloca a Marina Centro e il Comune ha già sollecitato la Prefettura, affinché l’immobile possa essere riassegnato per scopi collettivi, come per il progetto di Housing First. “Ma sembra – continua il vice presidente dell’associazione – che sull’appartamento gravi un’ipoteca a favore di Unicredit che blocca l’iter burocratico. E a complicare il tutto c’è anche il fatto che sembra impossibile che il Comune possa riscattare esso stesso l’ipoteca per poter finalmente utilizzare l’immobile per fini sociali o istituzionali”. Altri 3 immobili confiscati alla mafia, ma senza possibilità di riutilizzo, sono presenti in Via Moretti e nella zona di Villaggio I Maggio e sono tutti riconducibili allo stesso soggetto, Vincenzo Franco. “Per un difetto di coordinamento tra organi ed enti i famigliari del mafioso abitano ancora lì senza pagare l’affitto”. Dunque, tutto è fermo.

 

Spostandosi più a sud di Rimini, un’altra situazione ancora tutta da risolvere riguarda una villetta bifamiliare e un’autorimessa site a Cattolica. Ancora una volta, entrambi gli immobili appartengono a un unico proprietario, un criminale albanese. Dopo la confisca dei beni, questi vengono assegnati alla Guardia di Finanza. Ad oggi, però, la GdF non ha mai preso possesso e non si capisce per quale motivo. “In più c’è l’aggravante – a detta di Patrick Wild – per cui sembra che la villetta sia abitata (da chi non si sa) e che siano state effettuate anche delle ristrutturazioni”.

Sembra che i casi nel riminese siano un “unicum”, dal momento che invece le confische effettuate nelle province adiacenti di Pesaro-Urbino e Forli-Cesena siano andate tutte a buon fine e i beni sono rinati a nuova vita. I casi riportati sono tutti presenti nel dossier “Emilia Romagna – cose nostre” pubblicato lo scorso settembre a spese dell’associazione “Pio La Torre”. Nell’ultimo anno, però, i beni confiscati alla mafia nel riminese sono aumentati e si parla di immobili presenti nei comuni di Riccione e Misano Adriatico. “Nel giro due mesi – conclude Patrick Wild – uscirà un aggiornamento da parte dell’osservatorio provinciale sulla criminalità organizzata”.




Met Santarcangelo e Biblioteca di Riccione vincitori a “Io amo i beni culturali”

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di BERNADETTA RANIERI

La terza edizione del concorso “Io amo i beni culturali” incorona tra i vincitori il Museo degli usi e costumi della gente di Romagna (MET) con il coinvolgimento dell’Istituto di istruzione superiore “Luigi Einaudi” – polo scolastico di Novafeltria e il Premio “Ilaria Alpi” – Biblioteca comunale di Riccione insieme al Liceo statale “Alessandro Volta – Federico Fellini” di Riccione. I progetti presentati sono stati 46 e 220 gli enti coinvolti in tutta l’Emilia Romagna. Tra questi sono stati scelti 12 progetti: sei nella sezione musei e sei nella sezione archivi. Ad ogni progetto vincitore è riconosciuto un premio in denaro: 1.500 euro alla scuola capofila e 1.500 euro al museo o all’archivio che ha assunto il coordinamento scientifico dell’iniziativa.

Per la sezione “Musei”, si aggiudica il premo l’Istituto superiore “Luigi Einaudi” di Novafeltria con il progetto “Tracce di Valmarecchia”, coadiuvato dal Museo degli usi e costumi della gente di Romagna – MET. Nella stessa sezione, gli altri progetti vincitori sono: “Radio Museo” di Carpi; “Occhio ai chiostri di San Pietro” dei Musei civici di Reggio Emilia; “In museo dall’oggetto al con-testo” nel bolognese; “La partecipanza agraria di Nonantola” del Museo di Nonantola; “Cantami o diva l’ira funesta” del Museo civico archeologico di Bologna. La biblioteca comunale di Riccione con il Premio Ilaria Alpi e il Liceo statale “Alessandro Volta – Federico Fellini” hanno vinto il premio della sezione “Archivi” con il progetto “In-coscienza civile”.

Gli altri cinque progetti vincitori sono: “Imola Express” della biblioteca di Imola; “80° Alda Costa 1933-2013″ di Ferrara; “LibertAria: libertà negata, libertà combattuta, libertà ricercata, libertà celebrata” del Museo civico del Risorgimento di Bologna; “Smart Lazzaro”, dell’Archivio dell’ex Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia; “Archivisti per strada: tracce cartografiche, identità urbana, archeologia industriale” nel parmense.

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