Donne, appello alle partorienti: donate il sangue del cordone ombellicale

auslrnsoroptmistdi DOMENICO CHIERICOZZI

I numeri sono ancora molto piccoli ma importanti. Nel corso del 2013 all’Ospedale “Infermi” di Rimini sono state “reclutate” 298 partorienti, che hanno accettato di donare il sangue cordonale. La raccolta del sangue cordonale è stata possibile per 212 di esse ed è stata inviata alla Banca del Cordone, banca pubblica con sede a Bologna. Delle 212 sacche di sangue cordonale inviate, 16 (pari solo all’8%) sono risultate idonee a scopo trapiantologico. Le donazioni di sangue cordonale raccolte a Rimini rappresentano il 28,5 per cento di quelle raccolte negli ospedali abilitati di tutta la Romagna e il 5,4 per cento di quelle raccolte nell’intera regione. Numeri che dimostrano come le potenzialità sarebbero “enormi” se ci fosse un maggiore ricorso alla donazione. Da qui “l’appello” lanciato in occasione di una piccola cerimonia che si è svolta giovedì scorso presso l'”Infermi” di Rimini.

Per spiegare, in maniera semplice l’iter e le procedure per effettuare nella massima sicurezza la donazione, Soroptimist di Rimini, ha realizzato e donato al presidio riminese un video relativo al trapianto autologo di cellule del sangue cordonale, nonché di due grandi monitor, che verranno collocati nel reparto di “Ostetricia Ginecologia” dell’Ospedale “Infermi” di Rimini e presso il Consultorio di Rimini (a breve anche su lapiazzarimini.it nella sezione Video dell’home page).

Il sangue cordonale, infatti, è ricco di cellule staminali emopoietiche. Tali cellule sono oggetto di studi e ricerche che hanno ampiamente dimostrato “la capacità di generare cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), simili a quelle del midollo osseo e utilizzate principalmente per curare bambini, e adulti di basso peso, affetti da malattie tumorali del sangue, come la leucemia, i linfomi (tumori del sistema linfatico), patologie non tumorali come la talassemia (malattia ereditaria del sangue), l’aplasia midollare (mancata produzione delle cellule del sangue) e le immunodeficienze congenite (malfunzionamento del sistema immunitario che causa una maggiore predisposizione alle infezioni)”.

“Rispetto al tema delle staminali – ha dichiarato il dottor Stefano Busetti Direttore Medico del Presidio Ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria – siamo di fronte ad una materia che sta al crocevia di molte cose, tra la realtà e la fantasia, tra l’altruismo e l’interesse personale. C’è però un fatto. Le staminali all’interno del sangue del cordone ombellicale, l’esistenza di una banca pubblica del nostro sistema sanitario, e una serie di trattamenti che si possono fare nel campo delle malattei ematologiche, tumorali e non. Fuori da questo il panorama è variegato, di utilizzo ipotetico, futuro, con possibilità infinite”.

Presenti alla cerimonia anche il dottor Giuseppe Battagliarin (Direttore dell’”Ostetricia Ginecologia”), la dottoressa Simonetta Nucci (Direttore del Servizio Trasfusionale di Rimini) e la signora Diana Cesari, Presidente Soroptimist Rimini e molte donne impegnate con la stessa associazione (foto). Il club di Soroptimist  Rimini è nato nel 1977 e attualmente conta 40 socie. Tra le varie attività, il Club promuove services alcuni dei quali rivolti a beneficio della difesa della salute .

Il dottor Battagliarin e la dottoressa Nucci hanno spiegato che il sangue cordonale è il sangue che resta nei vasi cordonali e placentari dopo che il cordone ombelicale del neonato è stato reciso. Questo sangue, che normalmente viene scartato insieme alla placenta, ora può essere raccolto, conservato e donato. Un’operazione questa, che “non comporta rischi né per la madre, né per il bambino, esso viene raccolto dopo la nascita e la raccolta può avvenire sia durante il parto naturale sia durante il parto cesareo”. Rimini, che è un punto di nascita autorizzato ad eseguire queste procedure, raccoglie il sangue direttamente in sala parto. Dalla sacca di sangue, adeguatamente conservata, le staminali vengono estratte e conservate a -140 gradi. Dopo un periodo di quarantena di 6 mesi e dopo ulteriori controlli, i dati raccolti entrano in una banca dati internazionale.

Nel corso dell’incontro è merso che “donare il sangue cordonale è molto importante e rappresenta un gesto di grande solidarietà e lungimiranza” perchè “può infatti aiutare a salvare la vita di altri bambini e adulti ammalati e può contribuire alla ricerca sulla cura di numerose malattie che ancora oggi ci affliggono. “Inoltre – ha detto ancora il dottor Battagliarin – qualora il bambino che ha donato il sangue un domani ne avesse bisogno, si riesce pressochè sempre a recuperare le sue cellule staminali poiché tutto il percorso donativo è monitorato e tracciato”.

Nel corso degli ultimi anni sono state 101 le sacche di sangue cordonale “bancate” in Emilia Romagna utilizzate in tutto il mondo: di queste 2 sono finite addirittura in Australia, 15 nelle Americhe, 29 in Italia, le altre nel resto d’Europa.

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Ricetta rossa addio, arriva quella elettronica

ricettamedicoLa rivoluzione, oggi attiva solo in alcuni comuni, è prevista dal Decreto legislativo “Crescita 2.0” ed è un obiettivo dell’Agenda digitale del Governo insieme al Fascicolo sanitario elettronico. Riguarda le prescrizioni di farmaci da parte del medico di famiglia. In questa fase transitoria, per il cittadino non cambia nulla: invece della ricetta rossa, ora utilizzerà un “promemoria”. Quando il medico di famiglia prescrive farmaci (o visite o esami specialistici) utilizzando la ricetta elettronica, all’assistito consegna invece della ricetta rossa un foglio “promemoria” che riporta le stesse informazioni. Quando il cittadino deve ritirare un farmaco o prenotare una visita o un esame consegna il promemoria così come faceva con la ricetta rossa. I farmacisti e gli operatori delle Aziende sanitarie recuperano nel computer la ricetta e possono consegnare il farmaco o effettuare la prenotazione della visita o dell’esame.

In una fase successiva, quando il sistema sarà a regime, il promemoria non sarà più necessario: ci sarà solo la ricetta elettronica in rete. Per informare i cittadini, la Regione Emilia-Romagna ha realizzato una campagna informativa, che prevede la distribuzione in questi giorni di 300.000 opuscoli e 5.800 locandine nelle sedi aperte dei servizi delle Aziende sanitarie e nelle farmacie.

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Patologie reumatiche, in Romagna 20 mila visite nel 2013

Dati ufficiali non ci sono ma secondo una stima attendibile sarebbero più di settemila i pazienti nella sola Romagna, considerando poi “solo” 7 delle 120 patologie in campo reumatologico. Si ha un totale di oltre 20mila visite nel 2013 nell’Ausl Unica della Romagna. Per entrare nel merito di queste problematiche, segnaliamo il convegno pubblico a ingresso libero “Focus sulle malattie infiammatorie croniche: Artriti, Spondiloartriti, Connettiviti”, che riunisce in un’unica sede tutti i medici e gli specialisti dell’area vasta Romagna, ma anche esperti di fama internazionale. L’iniziativa è in programma sabato 12 aprile 2014, dalle 8,45 alle 13,30, nella sala Energia Centro Congressi Sgr, in via Chiabrera 34.

Conoscere le patologie reumatiche, spiega una nota informativa che annuncia l’incontro,  spesso facilita il percorso di cura aiutando il paziente a riorganizzare il proprio stile di vita. Ecco perché durante il convegno, l’idea è offrire degli strumenti per poter affrontare in maniera più consapevole questa malattia cronica che richiede una diagnosi precoce. In particolare si parlerà di artrite reumatoide, spondiloartriti, sclerodermia e les. Si cercherà di inquadrare queste malattie con un focus sugli aspetti legati alla prevenzione e alla presa in carico del paziente, partendo non tanto da un’analisi puramente tecnica e scientifica, ma piuttosto dal coinvolgimento diretto del paziente. Il linguaggio sarà semplificato, senza troppi tecnicismi, con un’attenzione particolare ai malati e alle persone che sospettano la malattia, i quali potranno anche confrontarsi e interrogare gli esperti su tematiche come diagnosi, cura e prevenzione.

I reumatismi si pensano sempre collegati alle persone anziane, in realtà sono patologie che compromettono il sistema immunitario (possono coinvolgere oltre l’apparato muscolo-scheletrico molteplici organi come cute, cuore, polmoni, intestino) e quindi riguardano anche i giovani. Un 80 per cento di persone affette è in età lavorativa. Sono malattie sottovalutate e poco conosciute, non di facile diagnosi e difficoltose da riconoscere. Il convegno è aperto a tutti fino a esaurimento posti. Per informazioni Amrer Emilia-Romagna (tel. e fax 051 249045 – cell. 335 6223895 – 349.5800852 – ass.amrer@alice.it)

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Cambio di sede per le urgenze pediatriche

deaospedaleriminiL’Ambulatorio per le Urgenze Pediatriche (Aup) cambia sede. Noto come pronto soccorso pediatrico e attualmente situato al primo piano della Scala D dell’Ospedale “Infermi” di Rimini, sarà trasferito presso il Dipartimento di Emergenza Accettazione (Dea) dell’Ospedale stesso, accanto al Pronto Soccorso Generale (nella foto la via per arrivarci). Per accedervi occorre rivolgersi preliminarmente al Triage del Pronto Soccorso; l’ambulatorio è aperto tutti i giorni della settimana, 24 ore su 24 ed è riservato alle problematiche urgenti dei bambini fino a 14 anni di età. L’Ausl informa che a supporto degli utenti, saranno comunque ovviamente collocati appositi cartelli informativi sia presso l’attuale, che presso la nuova sede.

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Addio alle lastre in celluloide. Cavagna: “Rivoluzione copernicana”

Le nuove tecnologie hanno raggiunto tutta la sanità pubblica riminese semplificando anche la vita dei pazieti. Almeno per quel che riguarda la diagnostica che comporta la creazione di immagini come la Radiologia. Costo del sistema: 4 milioni di euro che “si sta pagando coi soldi che si risparmiano su lastre, costi di magazzino e altro” spiega in una nota l’Auls di Rimini. “Raggi X, Tac, risonanze, ecografie – si legge – possono essere immagazzinate su cd o dvd, e consultabili in rete” e il sistema “sta funzionando a pieno ritmo”. Lo consentirà il sistema “Pacs” ovvero “un’apparecchiatura che consente l’immagazzinamento e la consultazione di tali esami da parte dei professionisti direttamente dal computer”.

radiologiapacsrimini“Si tratta – spiega il dottor Enrico Cavagna, direttore del Dipartimento di Patologia Clinica e Radiologia di Rimini – di una vera e propria rivoluzione copernicana. Pacs è l’acronimo di Picture Archiving and Communication System: sistema per l’archiviazione e la comunicazione di immagini radiologiche (picture). Alla base vi è un enorme contenitore di immagini che non sono più su pellicola bensì digitali. Con il Pacs è scomparso il problema dell’archiviazione delle lastre di pellicola, che sono estremamente ingombranti, pesanti, inquinanti e anche pericolose perché infiammabili. Per recuperare le immagini di un esame precedente non è più necessaria una persona dedicata che vada a rovistare negli archivi: bastano pochi click del mouse. Non solo: nell’archivio digitale le immagini non si smarriscono, come poteva succedere per le pellicole. E sono disponibili 24 ore su 24, sette giorni a settimana, in quanto non dipendono dalle persone. Tutto ciò è importante anche dal punto di vista medico-legale. Nell’ archivio digitale gli esami precedenti sono subito visibili e ciò è importantissimo per tutti i medici ma specie per il medico radiologo che deve refertare gli esami, in quanto in tutti i pazienti (ma soprattutto negli oncologici) è fondamentale confrontare gli esami attuali con quelli precedenti (che il paziente potrebbe aver dimenticato o che potrebbero essere rimasti in reparto). Tutto ciò è stato superato”.

I vantaggi sono facilmente intuibili: gli esami di diagnostica per immagini, assieme al loro referto, possono essere immediatamente visibili da qualsiasi computer della rete aziendale, consentendo l’ingrandimento dei dettagli, misurazioni, modifica del chiaro-scuro. Con la possibilità di trasmettere le stesse ad un altro professionista per una seconda valutazione. Nei prossimi sei anni – secondo una stima della locale Ausl – è stimabile un numero di esami, per tutti e cinque gli ospedali provinciali superiore ai sei milioni. Naturalmente gli archivi di lastre presenti dovranno continuare ad essere mantenuti per dieci anni, per obblighi medico – legali, ma poco alla volta saranno smaltiti e i relativi spazi riconvertiti.

Ma cosa cambia per il paziente? “Anche per il paziente ci sono molti vantaggi – continua il dottor Cavagna -. Tutti i suoi esami e i relativi referti potranno essere contenuti in cd o in dvd, assai più comodi da portare quando si andrà ad un controllo, senza rischio di dimenticare qualcosa. E i pazienti, in futuro, potranno ritirare i propri cd o referti in uno qualunque dei cinque ospedali provinciali, quello più vicino a casa, indipendentemente da dove l’esame è stato fatto. La possibilità di accesso all’archivio centrale, previo permesso del paziente, è in capo anche ai medici di famiglia”.

Il progetto, realizzato grazie alla stretta collaborazione con l’”Ingegneria Clinica” e il Ced aziendali, ha previsto la fornitura di 41 stazioni di refertazione (21 a Rimini, 9 a Riccione, 5 a Cattolica, 3 a Santarcangelo e 3 a Novafeltria) con 4 “cervelli” in ogni Ospedale, un “cervellone centrale”, che funge da archivio generale a Rimini e un “super-cervellone disaster recovery” situato lontano da Rimini (per la precisione in Val d’Aosta vicino al Gran Paradiso) che in caso di black-out, malfunzionamento della rete interna o eventi catastrofici mantiene la continuità del servizio (business continuity) e impedisce la perdita di dati.

Il progetto Pacs – riferisce nelle sue conclusioni l’Ausl –  riguarda in primis la Radiologia, ma coinvolge trasversalmente tutte le Unità Operative poiché il sistema può immagazzinare anche immagini non radiografiche come ad esempio le gastroscopie, i filmati diagnostici e altro. Il Dipartimento dell’Emergenza, per fare un solo esempio, potrà averne un vantaggio operativo maggiore, legato alla maggiore velocità ed utilizzabilità delle immagini per confronto e consulenza.

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La sanità pubblica locale in TV

Accrescere la conoscenza dei cittadini rispetto ai servizi sanitari presenti sul territorio. Con questo obiettivo andranno in onda su Vga – Rete 8 (canale 86 del digitale terrestre) tre trasmissioni su altrettanti servizi ospedalieri: l’unità operativa di “Chirurgia della Spalla e del Gomito” dell’Ospedale “Cervesi” di Cattolica, la “Chirurgia Generale e Toracica” dell’Ospedale “Ceccarini” di Riccione e la “Cardiologia” dell’Ospedale “Infermi” di Rimini. Le trasmissioni sono realizzate in collaborazione con la Banca di Credito Cooperativo di Gradara. La prima puntata andata in onda giovedì 13 marzo con un’intervista al dottor Giuseppe Porcellini, direttore della “Chirurgia della Spalla e del Gomito” di Cattolica, seguirà con interviste rispettivamente al dottor Luca Garulli e al dottor Giancarlo Piovaccari, andranno in onda domani lunedì 17 e lunedì 24 marzo alle ore 22:30 e saranno replicate giovedì 20 e giovedì 27 marzo alle ore 19.

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Ospedale, addio alla sosta gratuita arriva quella automatizzata

di BERNADETTA RANIERI

Chi si recherà nei prossimi giorni presso uno dei presidi ospedalieri della provincia di Rimini dovrà tenere a mente questo promemoria: dal 6 marzo i parcheggi attorno all’ospedale di Rimini saranno a pagamento; dal 12 marzo anche quelli a corredo degli ospedali di Riccione (100 posti), Cattolica (100 posti) e Santarcangelo di Romagna (50 posti). Per Rimini i parcheggi in questione sono quelli di via Flaminia (50 posti), di via Ovidio (40 posti), di via Settembrini (250 posti) e il parcheggio a corredo del Pronto Soccorso Nuovo Dipartimento di Emergenza Accettazione – Dea (40 posti).

La nota dell’Ausl, che ricorda l’avvio della novità, sottolinea che è prevista la possibilità di soste brevi gratuite della durata massima di 15 minuti per consentire agli utenti dei nosocomi di andare ad accompagnare o riprendere i familiari. Inoltre, l’Azienda ha fissato il costo del parcheggio a 1 euro all’ora per le prime 4 ore, dopodichè gratuità fino al giorno successivo.

La nuova regolamentazione sarà accompagnata da un servizio di cortesia, che prevederà il temporaneo mantenimento del personale della gestione manuale al fine di ridurre i disagi iniziali per l’utenza. Si tratterà in pratica di effettuare il pagamento attraverso apposite casse automatiche invece che agli operatori. Rimarrà comunque sempre attivo un servizio citofonico di aiuto alle operazioni, raggiungibile da tutte le postazioni (sbarre di ingresso e uscita e cassa automatica). I lavoratori delle cooperative sociali che fino ad ora gestivano i parcheggi, passeranno gradualmente all’esecuzione di nuovi e più utili compiti, quali la pulizia delle aree di parcheggio e delle aree verdi, lo scassettamento e la manutenzione delle apparecchiature automatiche, la raccolta dei rifiuti.

In questo modo si opera un’omogeneizzazione nelle tariffe e nelle modalità di riscossione dei parcheggi ospedalieri sopra elencati, evitando che – cosa che capitava soprattutto per quelli incustoditi – siano utilizzati anche da chi non deve recarsi in ospedale. L’obiettivo è anche di cercare di limitare la presenza di parcheggiatori abusivi, che in alcune circostanze hanno assunto comportamenti aggressivi nei confronti dell’utenza e di permettere – come già avviene nella maggior parte degli ospedali italiani e non, e sebbene le tariffe di sosta siano calmierate – di ripagare i costi della manutenzione dei parcheggi stessi.

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Ospedale in Valmarecchia, Piva (PD) e Lombardi (FI) si prendono l’impegno

“Mi farò portavoce insieme a Marco Lombardi – dichiara Roberto Piva che è anche vice presidente della commissione regionale Sanità – delle legittime esigenze espresse dai cittadini dell’alta Valmarecchia per quanto riguarda la sanità e, nello specifico, l’ospedale di Novafeltria, presidio fondamentale per la tutela della salute del territorio”. E’ questa la sintesi della posizione emersa ieri nell’incontro tra i sette sindaci dell’alta Valmarecchia e i consiglieri regionali Roberto Piva (PD) e Marco Lombardi (FI). Insomma, pare ci siano ancora una volta le rassicurazioni del caso. L’antefatto: il “Sacra Famiglia”, ospedale pubblico di riferimento per gli abitanti della zona più impervia della provincia di Rimini con 63 posti letto, ormai è ufficiale, potrebbe essere ‘declassato’ a ospedale di comunità. Lo prevede il ‘riordino’ in seguito alla nascita, il 1° gennaio scorso, dell’Ausl della Romagna. E questo spaventa i residenti.

La questione non è di poco conto, e la ‘politica’ conosce bene la situazione. Cosa deciderà di fare? “I cittadini lamentano forti disagi – spiega Piva -. Da Novafeltria, quindi dal punto più facilmente accessibile, all’ospedale di Rimini ci vogliono infatti circa 50 minuti nelle migliori condizioni atmosferiche e di viabilità. Se poi consideriamo Pennabilli, Sant’Agata Feltria, Maiolo, Casteldelci e altri comuni, i tempi di percorrenza si allungano ulteriormente. Bisogna quindi concentrarsi sulle problematiche relative all’accessibilità, potenziando il servizio di pronto intervento e aumentando le prestazioni specialistiche e i ricoveri ospedalieri per le patologie acute”.

Il sindaco Lorenzo Marani non ne vuole neanche sentire parlare. “Abbiamo già dato” – ha avuto modo di dichiarare in una recente intervista. In effetti pensare ad un depotenziamento ulteriore del “Sacra Famiglia” (che serve il 40% del territorio provinciale) suona un po’ male. Anche per il bacino di utenti. Le lancette demografiche provinciali puntano (dati al 1° gennaio 2013) alla percentuale del 21,1% di popolazione anziana (oltre i 65 anni). Quindi circa 71 mila persone (70836 per la precisione) con punte rilevanti proprio nei comuni montani: Pennabilli (25,8%) e Sant’Agata Feltria (26,7). Fatto 100 i ‘senior’ ben il 22,7% vive in questi sette comuni (tra parentesi gli abitanti totali): Casteldelci (460), Maiolo (846), Novafeltria (7.343), Pennabilli (3.063), San Leo (3.033), Sant’Agata Feltria (2.293), Talamello (1.095). Sulla carta sembra che le decisioni siano ancora da prendere.

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Ospedali: “Salviamo il Franchini e il Sacra Famiglia”

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Sanità è uno dei temi più sentiti dalla cittadinanza, le strutture ospedaliere presenti in Valmarecchia ovvero l’Ospedale Franchini a Santarcangelo e il Sacra Famiglia a Novafeltria (nella foto lapiazzarimini.it) rappresentano due presidi importanti ed irrinunciabili, l’ipotesi che possano essere depotenziati è inaccettabile. Purtroppo come noto le nostre realtà ospedaliere sono inserite nella lista delle 25 strutture che hanno i requisiti per essere trasformate in ospedali di comunità, non si tratta di una condanna scritta, ma rappresenta il rischio di avviarsi verso un ulteriore impoverimento delle due strutture che nei fatti è già iniziato anni fà con la soppressione di diversi reparti. Gli Ospedali di Comunità sarebbero quasi completamente svuotati dei servizi che siamo abituati a ricevere oggi, svuotati anche del significato stesso di ospedale; con ogni probabilità gli unici elementi che li caratterizzeranno saranno un punto di pronto intervento e posti letto rivolti a quelle persone che devono ricevere cure che non potrebbero ricevere a domicilio, corsie in cui la figura che sarà più facile incontrare non sarà il medico, ma l’infermiere, una risposta che riteniamo inadeguata alle esigenze del territorio. La salute e l’interesse del paziente devono essere il perno attorno al quale ruotano le azioni della politica in materia, troppe volte invece accade che la politica porti in corsia ragioni economiche che invece non dovrebbero in alcun modo condizionare il lavoro ospedaliero, l’interesse economico dell’azienda non può e non deve sovrastare quello del paziente, la trasformazione dell’ Unità Sanitaria Locale in Azienda Sanitaria Locale sembra invece averlo dimenticato. Il riordino del sistema sanitario, il contenimento della spesa sono sì da perseguire, ma non sulla pelle dei cittadini. Vogliamo ricordare che in Alta Valmarecchia è già stato presentato un importante documento politico, redatto in maniera condivisa da tutte le forze politiche in favore del Sacra Famiglia di cui la Regione deve tenerne conto, vogliamo un pronto soccorso degno di questo nome, una diagnostica e cura poliambulatoriale completa e seria, una specializzazione in BIABETOLOGIA – AUXOLOGIA con una divisione ospedaliera di cura utilizzando e convertendo i 30 posti letto che rimarranno liberi dopo l’agognata RSA che da 30 anni attende di essere realizzata. Allo stesso modo devono essere prese in considerazione le istanze presentate dalle forze politiche santarcangiolesi condivise anche dalle amministrazioni dei comuni limitrofi i cui cittadini usufruiscono dei servizi del Franchini affinché venga mantenuto l’assetto del reparto di chirurgia per interventi a basso e medio rischio, che si provveda alla nomina di un primario tenendo conto delle esigenze operative anche della chirurgia generale e non della sola senologia seppur rappresenti un’eccellenza della struttura da valorizzare.

Loris Dall’Acqua Sandro Polidori Valmarecchia Battle Group

 

 

 




Ausl Romagna, Des Dorides incontra i rappresentanti locali

Andrea Des DoridesPrimo incontro ufficiale mercoledì scorso tra il Direttore Generale dell’Azienda Unità Sanitaria Locale della Romagna, Andrea Des Dorides (FOTO), e i rappresentanti dei Comitati di Distretto di Rimini e di Riccione. Si è trattato del primo vero momento di confronto tra il Direttore Generale e i gli amministratori pubblici del territorio, l’occasione per il dottor Des Dorides per entrare maggiormente in contatto con la realtà provinciale.

“Abbiamo apprezzato l’iniziativa del dottor Des Dorides di promuovere questo incontro – commentano i rappresentanti dei due Comuni capidistretto, Gloria Lisi (vicesindaco di Rimini), Massimo Pironi (sindaco di Riccione) e Federica Torcolacci (Assessore alle Politiche per la Salute e Sociali del Comune di Riccione). – Si tratta infatti di un interlocutore fondamentale per le politiche di programmazione e integrazione nei campi sanitario e sociale che costruiremo insieme. Nel corso dell’incontro è emersa la volontà comune di attivare percorsi di ulteriore valorizzazione dei Distretti e dei servizi di cura e presa in carico rivolti alla cittadinanza, in particolare all’interno della nuova Azienda Sanitaria Romagnola che si è da poco costituita”.

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