Pellegrino Artusi è “moderno”, ma non amava il mondo contadino

di MILENA ZICCHETTI

“La Scienza in Cucina e l’Arte di mangiare bene”, meglio conosciuto come “L’Artusi”, è stato pubblicato per la prima volta nel 1891. Le ricette in esso contenute e che hanno seguito le nostre nonne e prima ancora le nostre bisnonne, fanno ancora parte della nostra tavola e del nostro vissuto quotidiano? In definitiva: la cucina di Pellegrino Artusi, è moderna o superata? E’ questo l’interrogativo con cui ci siamo lasciati prima del “Processo”, tenutosi ieri sera a La Torre – Villa Torlonia. A decidere se fosse superato, come ha sostenuto l’accusa, o moderno, secondo la tesi formulata dalla difesa, è spettato al pubblico presente, non semplice spettatore ma parte attiva del processo. Su 372 presenti, ben 288 hanno votato per l’assoluzione di colui che è stato più volte definito il padre della cucina italiana. 76 sono stati coloro che lo hanno considerato ormai superato e 8 gli indecisi e quindi astenuti al voto. Poteva la Romagna “tradire” uno dei suoi simboli?

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PROCESSO ARTUSI – Da sinistra Alberto Faccani e Piero Meldini (difesa), Alfredo Antonaros (accusa), Gianfranco Miro Gori (Presidente Sammauroindustria) e Silverio Cineri (accusa). Foto Prima Pagina

Il primo capo di imputazione è arrivato da Silverio Cineri, chef e titolare dell’omonimo ristorante in quel di Faenza. Come tecnico dell’accusa, ha premesso che non si può nascondere il fatto che l’Artusi sia un manuale di spessore e di valore, ma al contempo “è anche vero che Pellegrino Artusi “è stato un gourmet, non un cuoco, pertanto un punto di condanna c’è – sostiene Cineri. – Ha infatti trasformato la cucina italiana in una cucina tutta sua, prendendo solo le ricette che gli piacevano particolarmente e trasformandole a suo piacimento, seguendo i suoi gusti e adattandole al suo particolare stato di salute”. Concludendo, non ha creato nulla di nuovo, ha semplicemente riportato le ricette di altri, ricette peraltro oggi assolutamente superate, negli ingredienti, nei pesi e nelle preparazioni, “non abbiamo più il metabolismo dei nostri avi – conclude – per non parlare poi del suo utilizzo eccessivo di noce moscata, che copre in modo eccessivo i sapori”.

Per niente d’accordo il giovane chef Alberto Faccani, poco più che trentenne ma con un forte attaccamento alle tradizioni nonostante la cucina moderna e all’avanguardia praticata presso il suo ristorante Magnolia di Cesenatico. Esordisce annunciando che “è un grande onore difendere Artusi e il suo manuale”. Secondo Faccani infatti, mettere in discussione l’attualità di Artusi, significa mettere in discussione le radici culturali dell’intera cucina italiana. “Ha tutte le carte in regola per vincere il processo ed essere ancora attuale – prosegue infatti lo chef. – Se per attualità si intende il copia-incolla delle ricette, allora è evidente la sua non attualità: i tempi sono cambiati, così come gli ingredienti, le tecniche… ma non le basi che lui insegna nel suo manuale, quali l’utilizzo di soli ingredienti di stagione e l’importanza delle materie prime di qualità, un ragionamento assolutamente all’avanguardia per il tempo in cui lui viveva”.

Interessante e nuova la definizione risultata dal dibattito di un Pellegrino Artusi “raccoglitore dilettante di ricette”. A pronunciare questa frase d’effetto, che non ha lasciato indifferenti gli esponenti di Casa Artusi presenti in giuria, è stato l’avvocato dell’accusa, il giornalista esperto in gastronomia Alfredo Antonaros che nonostante la sua posizione, ha dichiarato apertamente di “non avere l’assoluta certezza della sua colpevolezza”. Secondo l’accusa, Artusi non può comunque essere considerato attuale, ma non per colpa sua, sono i tempi che sono cambiati, così come il nostro rapporto col cibo. “E’ anche vero – da detto ancora Antonaros – che a Pellegrino Artusi, già di per sè, come persona e come uomo, non gli interessava forse essere attuale. Basta guardare quell’unica immagina esistente che lo ritrae con quei suoi lunghi basettoni, già antica e superata anche per la sua stessa epoca”.

C’è dell’altro. ” Il manuale dimentica la cultura popolare, Artusi non ama il mondo contadino. Così come Artusi non ama la modernità. Il suo libro esce nel 1891, anno di grandi eventi in Italia e nel mondo, vissuti da lui con distacco e con l’unica preoccupazione rappresentata dalla sorbettiera”, ha detto con ironia. Infine l’affondo: “Artusi dimentica il vino: com’è possibile che un volume con 790 ricette citi solo una decina di vini, in anni nei quali l’enologia era in pieno rigoglio nella sua Toscana e in Piemonte? Questo è il vero peccato capitale dell’Artusi”.

Per lo storico riminese Piero Meldini, avvocato della difesa e membro del Comitato Scientifico di Casa Artusi, “l’Artusi è come il libro de I Promessi Sposi del Manzoni: non ha una ruga”. Dalla relazione è emersa l’indubbia importanza del manuale sotto il profilo letterario per il linguaggio utilizzato, “ma l’Artusi è ancora attuale per la sua idea di cucina – specifica Meldini – una cucina eclettica, aperta non solo all’Italia, ma al mondo intero, per non dimenticare poi che è stato il primo a coniugare piacere e salute nelle ricette. Se per attuale si intende moderno, allora convengo col fatto che l’Artusi non lo sia. Ma se così non fosse, il 70% dei piatti da lui proposti sono ancora attuali e si possono ancora oggi cucinare seguendo passo a passo la ricetta o al limite apportando giusto qualche modifica”. Ma Meldini “cattura” la giuria nell’ultimissima battuta del suo intervento. “Se si condanna Artusi si condannano tagliatelle, passatelli, cappelletti: decenni di cucina. La Romagna non può voler questo”.

Cosa ne pensano altri chef di tutto questo? Secondo lo chef Alberto Faccani, “qualsisasi cuoco deve partire dall’Artusi”, ma a quanto pare non tutti la pensano allo stesso modo. Il primo a fare outing è stato lo chef Pier Giorgio Parini del Povero Diavolo di Torriana che, in una intervista ad un quotidiano locale, ha sottolineato quanto Pellegrino Artusi sia “un personaggio superato, che rappresenta oltre tutto solo una parte della tradizione gastronomica, quella legata alla cultura borghese e non certo a quella popolare”. Una stella Michelin contro l’altra, quindi. A portare il punteggio “pro-Artusi” ci pensa lo chef Gian Paolo Raschi del ristorante Guido di Miramare di Rimini che l’ha definito la memoria del gusto. “Io nasco dalle idee di Pellegrino Artusi e dalla sua cultura gastronomica – ci rivela – per cui non posso assolutamente essere d’accordo con chi afferma che è superato. Non lo è assolutamente e certi parametri che lui utilizza sono quelli e non possono essere diversamente. Poi certo, ognuno di noi parte magari dalla ricetta base per poi modificarla e renderla più moderna e adatta ai giorni nostri, ma… voglio dire… il cappelletto romagnolo è il cappelletto romagnolo! Credo di aver detto tutto”. Dello stesso parere anche Massimiliano Mussoni, chef de La Sangiovesa di Santarcangelo che esordisce con un “bravo Alberto! Penso che noi cuochi non possiamo rinnegare la figura di Pellegrino Artusi. Solo dal passato arrivano le più grandi innvazioni e chi rinnega la storia non potrà mai essere innovativo, sia che si tratti della cucina della tradizione o d’autore. Teniamolo stresso e, ogni tanto… ringraziamolo!” (Nella foto di copertina il pubblico mentre vota – lapiazzarimini.it).

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Processo a Pellegrino Artusi, il primo “foodblogger” della cucina italiana

processopellegrinoartusidi MILENA ZICCHETTI

Chissà cosa direbbe Pellegrino Artusi, il padre della cucina italiana, se fosse ancora tra noi e si trovasse per la prima volta a doversi sedere sul banco degli imputati di un vero e proprio processo. L’accusa che gli viene fatta è di essere ormai sorpassato. Ad argomentare le loro tesi, personaggi illustri nei panni dell’accusa e della difesa, ma rimane un verdetto dal difficile pronostico, tanto più davanti ad una giuria popolare.

Allora, Pellegrino Artusi è moderno o superato? E’ questo l’interrogativo che il 10 agosto dalle ore 21.00, aleggerà su di lui nella corte di Villa Torlonia a San Mauro Pascoli (in caso di maltempo, l’iniziativa si svolgerà nella Sala degli Archi sempre alla Torre) proprio nel paese natale di quel Giovanni Pascoli che fece del Passatore (Stefano Pelloni) una icona ‘cortese’, quel Passatore da cui l’Artusi subì sulla propria pelle le atrocità del personaggio e che fu causa principale della sua fuga da Forlimpopoli e dalla Romagna, dove visse per i primi trent’anni.

“Con le sue 790 ricette, l’Artusi è il libro più letto e famoso sulla cucina italiana e ha contribuito a creare l’essenza dell’identità culturale gastronomica del nostro paese”, ha dichiarato Laila Tentoni, vice presidente di Casa Artusi. “E’ colui che per primo ha raccolto, in quello che può essere tranquillamente considerato un manuale ‘scientificamente testato’, le diverse tradizioni culinarie d’Italia e, prima ancora di un ricettario, lo si può considerare un vero e proprio romanzo della cucina, non scritto per gli italiani, ma scritto dagli italiani. Pellegrino Artusi infatti, altro non è che il padre degli attuali food blogger. Non ha fatto altro che riportare nel suo libro le ricette inviate dagli italiani, ma non senza prima averle testate personalmente e più volte e averle ‘condite’ di particolari ed esilaranti aneddoti”. Ovvia e di parte, naturalmente, la posizione di Laila Tentoni che tiene a sottolineare quanto “igiene, economia domestica e buon gusto sono i principi alla base dell’Artusi, gli stessi principi su cui ci si basa tutt’oggi e che sono pertanto assolutamente attuali”.

Dello stesso parere si è dimostrato anche il sindaco di San Mauro Pascoli, Luciana Garbuglia, che rimarca il fatto che Pellegrino Artusi sia stato il primo ad aver pensato di tutelare il Made in Italy, mettendo insieme il meglio della cucina italiana. “E’ grazie a lui – afferma infatti – che il nostro paese ha una identità così forte anche all’estero. Insomma, bisogna dargli atto che è stato il primo ad aver intrapreso una operazione di marketing senza precedenti! E’ un verdetto, questo, di difficile previsione ma credo di alto interesse pubblico. Le singole ricette sono forse superate, ma il suo pensiero e alcune sue tecniche sono ancora piuttosto attuali”.

Ritorniamo al questito iniziale. Moderno o superato? Saranno i protagonisti del processo a darci tutte le delucidazioni del caso. La formula è quella già collaudata nelle tredici edizioni precedenti: un’accusa, una difesa e il verdetto emesso dal pubblico presente munito di paletta. Negli scomodi panni di accusatore, lo scrittore e giornalista enogastronomico Alfredo Antonaros Taracchini che non vuole assolutamente mettere in dubbio il fatto che l’Artusi sia il padre della cucina italiana. L’accusa si domanda infatti se il suo celebre manuale oggi sia ancora attuale, oppure se sia giunto il momento di metterlo da parte e passare oltre. Taracchini in merito non ha dubbi. “Artusi non è più moderno e attuale e, probabilmente, è del tutto superato. Non per colpa sua, ovviamente, bensì perché i tempi sono cambiati, in primis il rapporto col cibo. Ce lo vedete voi oggi il suo Manuale in un’epoca che ha sempre fretta e che ha fatto del web la sua religione?”. Nei panni del difensore, si presenterà lo studioso riminese Piero Meldini, membro del Comitato scientifico di Casa Artusi. Secondo Meldini “Artusi è attuale non solo come letterato, ma anche per la sua idea di cucina. La sua non è una cucina di campanile, esclusivamente legata alla tradizione romagnola, ma è invece una cucina eclettica, aperta all’Italia e al mondo”.

Per la prima volta nella storia del processo, l’accusa e la difesa si avvarranno di due grandi nomi della cucina quali ‘consulenti’. A sostenere la difesa, lo chef stellato Alberto Faccani del Magnolia di Cesenatico, mentre l’accusa si avvarrà della presenza e testimonianza di Silverio Cineri, chef del ristorante Silverio di Faenza e tra le firme più illustri della cucina emiliano-romagnola. Presidente del Tribunale, Gianfranco Miro Gori. E voi, cari lettori, che cosa ne pensate?

 milenazicchetti@yahoo.it

Un po’ di storia del Processo. Fondato da Gianfranco Miro Gori e organizzato da Sammauroindustria (in questa edizione in collaborazione con Casa Artusi), il Processo è nato nel 2001 dall’idea di riaprire il caso sull’omicidio di Ruggero Pascoli, padre del poeta Giovanni Pascoli, assassinato in un agguato il 10 agosto del 1867. Da quella prima intuizione si sono susseguiti, il 10 agosto di ogni anno, altri Processi su personaggi che hanno fatto la storia della Romagna (e non solo): il Passatore di Romagna (2002), La cucina romagnola (2003), Mussolini (2004), Mazzini (2005), Secondo Casadei (2006), Garibaldi (2007), Togliatti (2008), Badoglio (2009), il Romagnolo (2010), Cavour (2011), Processo d’Appello Pascoli (2012), Rubicone (2013).

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Il Consorzio Vini di Romagna al Vinitaly di Verona

consorzioviniromagnavinitaly1Al Vinitaly non si può mancare. E ha fatto bene il Consorzio Vini di Romagna a fare di tutto per esserci. «Le attese per Vinitaly sono sempre elevate – sottolinea Giordano Zinzani, presidente del Consorzio Vini di Romagna –, si tratta dell’unica manifestazione nazionale di rilievo mondiale e ogni espositore vuole presentarsi al meglio. Il nostro Consorzio affronta questa edizione con uno sforzo economico importante, sull’onda di una campagna stampa 2013 che ha lasciato il segno e che riproporrà per il 2014, deciso a ribadire coi suoi 103 soci di credere nella Romagna del vino e in un percorso di valorizzazione delle nostre DOP in Italia e nel mondo».

Saranno 24 le aziende romagnole presenti, “un pool rappresentativo di una realtà produttiva importante in grande fermento”, che spazia in tutto il territorio romagnolo per tutelare e promuovere le DOP e IGP del vino.  Oltre alla parte “espositiva” con i diversi banchi d’assaggio, ogni giorno il Consorzio vini di Romagna organizza eventi e iniziative che non mancheranno di coinvolgere e appassionare il pubblico del Vinitaly. Domenica 6 si svolgerà la degustazione “Albana DOCG: perla dei grandi bianchi italiani, rara e preziosa”; lunedì 7 ci sarà la presentazione di un’importante scoperta “Le radici del Sangiovese nel ‘600 romagnolo”, con lo storico Giuseppe Sangiorgi; martedì 8 altra degustazione “Romagna Sangiovese Riserva 2011: l’eccellenza romagnola, ora con menzione geografica”; mercoledì 9 la presentazione “Anteprima del Romagna Sangiovese, Riserva Storica e Albana Dei: rinnovare i fasti della Romagna dei vini”.

Ecco infine l’elenco delle aziende del Consorzio Vini di Romagna partecipanti al Vinitaly 2014: Bartolini, Braschi Eroica, Tenuta Casali (Mercato Saraceno), Galassi Maria Daniela (Cesena), Bissoni, Campodelsole, Celli, Fattoria Paradiso, Madonia, Tenuta La Viola, Villa Trentola (Bertinoro), Fattoria Nicolucci (Predappio), Marta Valpiani (Castrocaro), Ancarani, Campanacci, Conti Leone, Gallegati, La Sabbiona, Spinetta (Faenza), Tenuta Uccellina (Russi), Longanesi (Bagnacavallo), Zuffa (Imola), Branchini (Dozza), Palazzona di Maggio (Ozzano).

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A Cesena il Web Economy Festival

Week end dedicato all’economia. Il Web Economy Festival si terrà il 21, 22 e 23 Marzo a Cesena dalle 9:30 alle 13 e dalle 14:30 alle 18:30. Creaato per realizzare un dialogo tra gli esperti di web economy (tecnici, imprenditori, nazionali e internazionali) ed i responsabili delle imprese del territorio, dei giovani, delle associazioni e delle istituzioni, il forum si propone di “trasferire la conoscenza scientifica, tecnica e imprenditoriale sul tema della web economy in modo coinvolgente, documentando e offrendo istruzioni pratiche di lavoro affinché vengano percepiti concretamente i vantaggi dell’utilizzo del web per lo sviluppo del business”.

Il badge si ritira presso l’Aula Magna della Facoltà di Psicologia (piazzale Karl Marx 180). Sono previsti incontri e i tanti eventi collaterali con un “Web Economy Festival Lunch” all’interno della Biblioteca Malatestiana riservato a relatori, ospiti e giornalisti che potranno pranzare insieme e fare networking. Luca_De_Biase_foto-bn1Il Comitato scientifico del Festival è composto da Luca De Biase, giornalista ed editor di innovazione al Sole 24 Ore e Nova24 (del quale è stato fondatore e che ha guidato dal 2005 al 2011) e presidente della Fondazione Ahref. Con lui Maria Grazia Mattei, giornalista, anche lei esperta di nuove tecnologie della comunicazione, amministratore unico di Mattei Digital Communication Srl e che dirige dal 2005 il progetto Meet The Media Guru di Milano, ciclo di incontri con personaggi internazionali della cultura digitale. Attualmente è anche Digital Economy Advisor per la Camera di Commercio di Milano e vicepresidente della associazione Assintel Digitale. Terzo membro Rodolfo Baggio, con una ventennale esperienza nell’industria informatica, oggi e’ docente di Informatica presso l’Università Bocconi di Milano dove coordina l’area di Sistemi Informativi e Tecnologie della Comunicazione al Master in Economia del Turismo.

Il progetto Web Economy Forum è promosso dallo Studio Giaccardi & Associati e ideato dal suo titolare Giuseppe Giaccardi, associazione tra professionisti fondata nel 1999 con sede a Ravenna e a Sassari. L’evento vanta la collaborazione delle tre Camere di Commercio romagnole, Rimini, Ravenna e Forlì Cesena ed altri autorevoli partner come Unindustria Forlì-Cesena, Confindustria Ravenna, Confindustria Rimini, Itway Spa Ravenna.

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“E tu cosa c’entri?” Incontri su giustizia, pace e integrità del creato

La Commissione GPIC della famiglia francescana dell’Umbria, formata dai Frati Minori, dalla Gioventù Francescana e dall’ Ordine Francescano Secolare, si è riunita ed ha elaborato una proposta di formazione per tutte quelle persone interessate a comprendere sempre meglio quello che stiamo vivendo nel nostro mondo ed in particolare nella società Italiana.

eticaevalorifrancescaniumbriaSono moltissime le sfide che la realtà in cui viviamo ci pone davanti e molte volte il nostro approccio è deresponsabilizzante, cioé demandiamo ad altri la soluzione di problemi che ci appaiono molto più grandi di noi. Ma è proprio vero che noi non c’entriamo niente con quello che sta accadendo alla nostra Terra, alla nostra politica, alla nostra economia? E’ proprio vero che possiamo essere al massimo spettatori passivi di scelte perverse che significano povertà per migliaia di famiglie, inquinamento dilagante, e gestione politica che mira solo al bene di pochi? Il percorso di formazione che proponiamo vuole essere l’inizio di un cammino che risponda al desiderio di essere uomini e donne che si interessano al mondo in cui vivono e che si chiedono come poter diventare attori di un cambiamento sociale e non solo spettatori di scelte apparentemente altrui.

Il programma. 16 Marzo 2014 incontro su “Come la finanza casinò si sta giocando il pianeta”. Relatore Andrea Baranes, fondazione culturale di Banca Etica. Il 27 Aprile 2014 “Cristiani perseguitati nel mondo” con P.Bernardo Cervellera, direttore di Asia News. L’11 Maggio 2014 “Risorse ambientali, economia e stili di vita”, interverrà Monica De Sisto, docente di ONG e Politiche nazionali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e giornalista sociale professionista.

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Eataly, la città del cibo entro il 2014 anche a Forlì

di MILENA ZICCHETTI

Una Eataly romagnola in arrivo a Forlì entro il 2014. Duemila metri quadri con spazi riservati non solo alla ristorazione, ma anche alla vendita di prodotti tipici ed all’organizzazione di corsi di enogastronomia e di cucina in collaborazione con Casa Artusi. EatalyforlìEataly, colosso enogastronomico di fama mondiale specializzato nella vendita e somministrazione di generi alimentari tipici e di qualità, arriverà entro il 2014 anche a Forlì in Piazza Saffi (nella foto il negozio di Bologna). Tutto è partito con la firma, dell’accordo tra Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ed Eataly. “Farinetti è uno straordinario uomo di impresa, con un grande retroterra culturale” spiega il presidente della Fondazione Roberto Pinza.- La Fondazione è molto contenta che egli investa nella nostra città, qualificandola e rendendola più importante e sicuramente più attrattiva”.

Il luogo prescelto è Palazzo Talenti Framonti, il complesso ottocentesco che si affaccia sulla piazza principale della città e che la Fondazione ha acquisito e rifunzionalizzato per farne uno dei motori trainanti della rivitalizzazione del Centro Storico cittadino. Accanto alla libreria Feltrinelli aperta nel 2012, ed al chiostro coperto che ospita con successo, già da due anni, eventi musicali e teatrali, si sta lavorando per un Eataly di grandi dimensioni. Oltre 2.000mq disposti su quattro piani, con il dolce al piano terra, pasta e pizza al primo piano, carne e pesce al secondo piano, una osteria tipica romagnola nel sottotetto e la scuola di cucina nel piano ammezzato. Il 40% dei prodotti (trasformati e direttamente venduti) saranno di provenienza locale, mentre il 57% verrà da altre località italiane ed il 3% dal resto del mondo. Tutto rigorosamente di origine controllata. Piergiuseppe Dolcini, presidente di Civitas, società firmataria dell’accordo in nome della Fondazione, sostiene che “l’apertura di Eataly, rappresenta l’occasione per quel salto di qualità nella vita quotidiana del Centro Storico cui tutti ambiamo, confermando la vocazione di Palazzo Talenti come palazzo della conoscenza: quella della cultura immateriale e del lavoro intellettuale del marchio Feltrinelli e quella della cultura materiale e del lavoro fisico della terra di Eataly. Inoltre Eataly a Palazzo Talenti, insieme alle mostre al San Domenico, possono davvero rappresentare l’avvio di un nuovo Rinascimento per la nostra città”.

Ed è proprio il gusto della sfida di rivitalizzare un luogo centrale come piazza Saffi che rientra tra i vari motivi che hanno spinto Oscar Farinetti ad accettare di venire a Forlì. “Partendo da questa splendida piazza” ha infatti comunicato in occasione della firma “creeremo un volano capace di lanciare Forlì e gli ottimi prodotti della sua terra, nell’olimpo del Made in Italy”. A questo si aggiunge l’amicizia con la famiglia Silvestrini (gli imprenditori del Marcopolo), partner del progetto, la bellezza del palazzo ospitante e la vicinanza di Casa Artusi. In occasione della firma, Farinetti ha però voluto anche ricordare, che quella di Forlì non sarà solamente l’unica apertura di Eataly in Romagna, ma anche una delle ultime in Italia. La sua ambizione è infatti quella di volersi dedicare d’ora in poi a portare e far conoscere le tipicità italiane e la grande biodiversità della tradizione culinaria nazionale, nel resto del mondo.

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“La cooperazione” di Sandro Pertini

Grazie ad un accurato lavoro di ricerca, è stata recuperata la tesi di laurea, dedicata alla cooperazione, che Sandro Pertini, indimenticato Presidente della Repubblica Italiana, conseguì all’Istituto Alfieri di Firenze nel 1924; esattamente un anno dopo essersi laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Modena. Ora, questa tesi è diventata un volume, edito da Ames – Associazione per lo studio del mutualismo e dell’economia sociale con sede a Genova, con il contributo di Fondazione Unipolis, Fondazione De Mari, Coop Liguria, Legacoop Liguria.

La pubblicazione – “La cooperazione”- verrà presentata venerdì 7 febbraio 2014, alle ore 15.30, a Modena, nell’Aula Magna del Palazzo del Rettorato dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in via Università 4. L’iniziativa, promossa da Fondazione Unipolis e Ames, in collaborazione con Legacoop Modena , si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Dopo i saluti di Angelo Oreste Andrisano, Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di Luigi Foffani, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza di UNIMORE, interverranno: Gianluigi Granero, presidente Legacoop Liguria, Sebastiano Tringali, curatore del volume, Valdo Spini, presidente Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, Lauro Lugli, presidente Legacoop Modena, Pierluigi Stefanini, presidente Gruppo Unipol e Fondazione Unipolis.

L’incontro, patrocinato dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, assume un particolare valore simbolico per Modena e l’intera comunità perché si svolge nella stessa Aula nella quale Sandro Pertini conseguì la sua prima laurea in Giurisprudenza nel 1923. Ai partecipanti sarà offerta una copia del libro.

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Expo Riva del Garda, l’edizione 2014 fa +18%

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Un bel segno più quello registrato dall’Expo Riva Hotel 2014 rispetto all’anno scorso. Nei padiglioni della fiera che per quattro giorni dal 26 al 29 gennaio ha convocato a Riva del Garda il mondo dell’Ospitalità e della Ristorazione, oltre 20mila operatori hanno visitato le 453 aziende in esposizione, per un complessivo +18% sull’edizione 2013.

Un dato in controtendenza se si considerano le difficoltà del settore turistico e in particolare fieristico. Ha dichiarato il presidente Roberto Pellegrini: “I numeri ottenuti in questa edizione lasciano intravedere qualche segnale di ripresa. Il percorso di crescita è in atto e si conferma l’obiettivo di consolidare la fiera tra i leader nazionali del settore”. Soddisfatto anche il direttore generale Giovanni Laezza, che sottolinea l’importanza di professionalizzare sempre più questo importante appuntamento fieristico. Calamita di forte attrazione i numerosi seminari che hanno coinvolto gli operatori del settore, dai Mastri Birrai alle Associazioni di categoria, in aperto dialogo con i ragazzi degli istituti alberghieri nell’ottica di un futuro ingresso nel mondo del lavoro.

Quest’anno ASAT e Servizio Formazione della Provincia di Trento si sono presentati con il progetto “Cibo e Bellezza In-Formazione”, uno spazio espositivo di più di 340mq visitato da oltre 1000 studenti (700 da fuori Provincia). Tra gli ospiti in visita anche una delegazione di albergatori di Jesolo che, tra i vari allestimenti, ha espresso il suo particolare entusiasmo per ECOlogicalSUITE, un’installazione eco-compatibile che si avvale della tecnologia domotica. Uno spunto stimolante per il futuro. Giunto al quinto anno di presenza, SOLOLIO – mostra dell’eccellenza olearia italiana ha catturato i palati di assaggiatori e ristoratori, anche grazie alla collaborazione di ASSAM (Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Marche) e l’Associazione Cuochi Trentini. Bene anche La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, che ha stuzzicato i buyer stranieri presenti. Degno di nota l’intenso lavoro promozionale avviato dagli organizzatori, soprattutto online, attraverso l’invio di newsletter e di biglietti d’ingresso riservati agli associati. Il prossimo appuntamento con la 39° edizione è in programma, come sempre, per l’ultimo fine settimana di gennaio: da domenica 25 a mercoledì 28 gennaio 2015.

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Turismo, tutto pronto per la 38^ edizione di Expo Riva Hotel

stand     37 expo riva hotel riva fiere congressiPUBLIREDAZIONALE

Se c’è un settore in cui l’Italia non è seconda a nessuno è quello dell’Ospitalità e della Ristorazione. Un paese che scommette sull’offerta turistica e sull’alta cucina deve sapersi rinnovare continuamente, investendo non già sulle materie prime (che mantengono costanti gli standard qualitativi di sempre) ma sulla promozione delle nostre eccellenze attraverso i nuovi media. In due parole: internet e comunicazione. Su questo e su molto altro ancora punta la 38^ edizione dell’Expo Riva Hotel, la fiera allestita a Riva del Garda (TN) che si rivolge al mondo dei servizi alberghieri e che apre i battenti domenica 26 gennaio. Installazioni ecosostenibili, seminari interattivi sul web, master formativi sulle tendenze del bere e dei consumi; sono solo alcuni “assaggi” di ciò che attende i visitatori nei 34.000 mq di spazi espositivi.

Il quartiere fieristico è stato suddiviso in quattro grandi aree tematiche: Riva Contract&Design, Riva Benessere Hotel, Riva Eco Hotel e Riva Food&Beverage con Sololio, mostra dell’eccellenza olearia italiana. Le novità per il 2014 sono numerose, quindi andiamo per gradi nell’elencarle tutte. Sfogliando il ricco programma di quest’anno notiamo subito “Le parole alle Aziende”: speciali allestimenti nei padiglioni C1, B3 e C2 riservati per incontri B2B (business-to-business) fra espositori ed operatori in visita.

Fulcro di questa edizione è creare un ambiente di interattività per il visitatore, fornendo spunti di approfondimento e dirette occasioni di formazione. Gli albergatori in visita non possono perdersi la ECOlogicalSUITE, 400 mq di allestimento dentro al Riva Benessere – Riva Eco Hotel in cui rilassarsi e scoprire i vantaggi dei materiai ecosostenibili che si avvalgono della tecnologia domotica. Inoltre sono riconfermati i momenti di degustazione “Speedtasting” a cura di Strada del Vino e Sapori del Trentino, in collaborazione con il consorzio vinicolo della regione, pensati per dieci selezionatissimi buyer stranieri. Parola d’ordine: internazionalizzazione.

Se da una parte è stata rinnovata la collaborazione pluridecennale con Pizza e Pasta e l’Associazione Italiana Celiachia Trentino, dall’altra faranno la loro comparsa la Federazione Italiana Pasticceri (con i campioni del mondo di intaglio e scultura) e l’inedita partecipazione di una celebre cake designer. Segno che le ultime tendenze non sfuggono all’occhio degli organizzatori.

Torna anche Sololio, giunto alla sua quinta edizione, la mostra dei migliori prodotti oleari italiani che prevederà incontri con produttori da tutto il Paese. In più non mancano minicorsi di avvicinamento all’olio aperti a tutti. “Olio nella Gastronomia” è un percorso organizzato da ASSAM (Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche) e dai membri dell’Associazione Cuochi Trentini, pronti a dare i migliori suggerimenti per un perfetto abbinamento olio-cibo. Per chi desidera, grazie alla collaborazione di barman professionisti sarà possibile seguire nel padiglione Beverage un master sul gin, il re dei distillati, previa iscrizione.

Sempre sulla scia dei corsi formativi torna Riva Formazione, che dedica il quattordicesimo anno di presenza consecutiva all’approfondimento del mondo online, con uno sguardo alle tecniche e ai modelli informatici per acquistare competitività sul mercato (mercoledì 29 gennaio, ore 9.00).

Spazio anche per il meglio dell’enogastronomia trentina, che come da tradizione consente ai visitatori di percorrere la Strada del Vino e dei Sapori. Più di venti produttori provenienti dalle diverse realtà territoriali della regione faranno assaggiare ogni giorno (alle 11 e alle 16) salumi, formaggi, vini, grappe, farina di mais, trote, aceti, miele, confetture, frutta, succhi e tisane. La filosofia di fondo è consumare a chilometro zero o quantomeno “ravvicinato”.

Dagli sforzi conginuti di AMIRA (Associazione Sommellerie Professionali), ONAG, ONAS e ONAF (Organizzazioni Nazionali di Assaggiatori) per la prima volta si apre una finestra di dialogo pensata per gli allievi degli istituti alberghieri e per i professionisti. Un utile punto di raccordo tra studenti e mondo del lavoro. Per ogni giornata della fiera saranno organizzati nei diversi padiglioni numerosissimi convegni che toccheranno i temi più disparati, dalla Green Economy ai consumi energetici, dalla gestione degli hotel alle nuove frontiere del Travel Online. Con un totale di 453 espositori e un impegno crescente sui social network, l’Expo Riva Hotel ha tutte le carte in tavola per continuare a crescere. Per vedere il programma completo della fiera visitare il sito www.exporivahotel.it

Il patrocinio è di Federalberghi e Federturismo Confindustria. 38° Expo Riva Hotel, 26-29 gennaio, Quartiere Fieristico Riva del Garda (TN). Biglietto di ingresso: 12 euro. PRENOTA HOTEL

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I protagonisti dell’ortofrutta, dal Veneto all’Emilia Romagna

paolo de castroTorna “Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana”, l’evento proposto per la prima volta lo scorso gennaio da ‘Corriere Ortofrutticolo’, la prima rivista italiana di settore, che entra nel 2014 nel suo cinquantesimo anno di attività. Dalle colline della Valpolicella, in Veneto, l’evento si trasferisce in Emilia Romagna, a Dozza, sui pendii dell’Appennino tra Bologna e Imola. La data è il 24 gennaio 2014. Il luogo: il resort ‘Monte del Re’ di Dozza. Con il patrocinio della Regione ospite e la partnership strategica del CSO, ‘Protagonisti’ si avvarrà del supporto di ITALIA ORTOFRUTTA, unione nazionale di Organizzazioni di produttori , e di alcune realtà leader della filiera ortofrutticola italiana.

L’evento si arricchisce di uno spazio di particolare attualità: un talk-show con Paolo de Castro (foto), ex ministro e attuale presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, sul tema: “Nuova PAC e ortofrutta. Cosa cambia per le imprese”. De Castro avrà come interlocutori Lorenzo Frassoldati, direttore della rivista, e Claudio Scalise, direttore della Sg Marketing Agroalimentare di Bologna. Le “considerazioni finali” saranno di Tiberio Rabboni, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.

La serata sarà coordinata dal presidente del CSO, Paolo Bruni. I dieci Protagonisti, a ognuno dei quali verrà consegnato un riconoscimento, sono Angelo Benedetti (presidente e dg UNITEC), Pino Calcagni (presidente Gruppo Besana), Gerhard Dichgans (direttore generale VOG), Luigi Mazzoni (Gruppo Mazzoni), Luigi Mion (gruppo Eurospin-Migross), Francesca Nadalini (Azienda Ortofrutticola Nadalini), Francesco Nicodemo (presidente Assofruit e Nicofruit), Michelangelo Rivoira (Gruppo Rivoira), Luciano Torreggiani (presidente PeraItalia) e Nicola Zanotelli (direttore FROM). L’evento sarà preceduto da una visita alle cantine dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna nella Rocca Sforzesca di Dozza. Il vincitore del premio “Ortofrutta d’Italia” sarà reso noto solo nel corso della serata. ‘Protagonisti’ si avvale anche della collaborazione dell’agenzia Fruitecom.

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