Nuovo sistema di compavendita azioni Carim

Detto e quasi fatto. Era uno degli obiettivi dichiarati dal nuovo consiglio di amministrazione presieduto da Sido Bonfatti. Con una nota l’istututo di Piazza Ferrari fa sapere di avere disposto la creazione di una piattaforma informatica che consentirà alla Banca di raccogliere dai clienti eventuali ordini di acquisto o di vendita delle azioni. Un sistema, gestito da un soggetto terzo, per “evitare l’insorgere di un qualsivoglia conflitto di interessi”. Gli ordini verranno eseguiti al prezzo di equilibrio tra domanda e offerta, con le modalità tipiche di un sistema ad asta a chiamata con frequenza settimanale. Il nuovo sistema prenderà avvio dopo il consolidamento dei risultati dell’esercizio 2013, in esito all’approvazione del relativo bilancio.

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Banche, cambia il volto “buono” della finanza

PRESIDENTI Maurizio Focchi (a sinistra) e Sido Bonfatti (foto Riccardo Gallini)

Cambia il volto “buono” della finanza etica in città. Come è ancora presto per dirlo. Di fatto con l’operazione iniziata a metà gennaio 2013, Banca Carim ed Eticredito hanno dato risposta e reciproche a differenti esigenze che, ufficilamente, rappresentano per la prima quella di “produrre valore economico e sociale e un importante passo nell’ambito del progetto imprenditoriale di Carim” e, quanto alla seconda, per intraprendere “un momento di svolta”. “Per Eticredito – commenta infatti il presidente Maurizio Focchi – la fusione non è un epilogo o una conclusione, ma un momento di cambiamento, una tappa fondamentale in cui trova compimento la strategia di crescita e si rinnova la missione etica in una diversa prospettiva di sviluppo. La ‘dote’ è assai significativa: una esperienza straordinaria al servizio della comunità e che negli ultimi anni s’è concretizzata nell’accesso al credito di 1.757 famiglie in difficoltà e il finanziamento di oltre 70 progetti sociali”.

“L’unione fra le due realtà – dice il presidente di Banca Carim Sido Bonfatti – consente di creare la prima banca commerciale che opererà istituzionalmente anche con finalità etiche. Da oggi convivono le peculiarità di Eticredito, ossia le esperienze di microcredito e finanza etica, la capacità di tenere insieme la dimensione imprenditoriale e il contributo sociale, valorizzando la collettività, le reti, la sussidiarietà, con la struttura riordinata di Banca Carim, efficiente, con una rete distributiva capillare e mezzi necessari per promuovere iniziative su ampia scala. La nuova Banca Carim testimonierà una nuova cultura di impresa, capace di stare fra mercato ed etica, coniugando efficienza ed equità”.

Nel segno della continuità con Eticredito – si legge nella nota dell’istituto – Carim redigerà un Bilancio Sociale per evidenziare l’impatto sociale prodotto sulla collettività, come strumento di gestione della fiducia degli stakeholders e per rendere conto del perseguimento degli obiettivi e delle azioni compiute in coerenza con la missione etica. Banca Carim – leggiamo – continuerà le iniziative di credito sociale e finanza etica attraverso la propria rete di filiali (circa cento). Ripercussione anche sui conti. In tema di effetti economici, per effetto della fusione Carim ritiene che si raggiungeranno anche “sinergie di costo” ottimizzando attività ora frazionate e poste in carico ad entrambe le banche. Grazie al miglioramento dei coefficienti patrimoniali derivanti dall’operazione, Carim – fanno notare i vertici della banca con sede in Piazza Ferrari – potrà creare ulteriori condizioni positive a sostegno dell’economia del territorio e il marchio Eticredito, patrimonio simbolico che distingue e identifica un modello culturale e imprenditoriale che nessun’altra banca può vantare, sarà al centro delle attività etiche realizzate da Carim come elemento qualificativo nella comunicazione nelle iniziative di credito sociale, di finanza etica, di mutualismo e solidarietà. (d.c.)

I conti di Eticredito. Nel 2012 l’isituto di Via Dante ha chiuso con un utile di euro 8.708, negativo dopo il calcolo delle imposte (-24.869). Tale risultato confrontato con la perdita 2011 pari a euro 461.229 – si legge nella relazione di esercizio – registra un netto miglioramento dovuto principalmente al risultato dell’attività di negoziazione che ha recuperato in gran parte le perdite subite per la stessa voce negli anni precedenti. Rispetto alla raccolta, sempre a fine 2012, la banca attesta tale valore globale a 40,0 milioni (+13,54% rispetto al 2011). Bene anche gli impieghi a clientela ordinaria, pari 35,108 milioni di euro con un incremento sull’anno precedente del 6,81%. (d.c.)

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Banca Popolare Etica, assemblea dei soci e dibattito: obiettivi e priorità della finanza etica

Se c’è un merito che va riconosciuto a Banca Popolare Etica è sicuramente la trasparenza. Lo dimostra anche la prossima occasione d’incontro (aperto al pubblico) tra tutti i soci della della Provincia  di Rimini  e della Repubblica di San Marino che si svolgerà domani martedì 7 maggio con inizio alle 18,30 presso la Sala Conferenze della CGIL (via Caduti di Marzabotto, 30) in occasione dell’assemblea annuale. L’incontro verte – scrivono gli organizzatori – sugli obiettivi e le priorità della finanza etica nell’attuale contesto di crisi economica. Quindi si dibatterà di come la finanza etica può conciliarsi con l’economia e la finanza tradizionale, partendo proprio dall’esperienza concreta di Banca Popolare Etica.

A condurre le riflessioni anche un nutrito gruppo di riminesi, giunti in breve tempo a ricorpire ruoli di primo piano nell’istituto nato nel 1999 con sede a Padova ispirato esclusivamente ai principi di finanza etica. Prenderanno quindi la parola Anna Fasano (Consigliere d’amministrazione) con un aggiornamento istituzionale sulle attività di Banca Etica, Gigliola Ricci (Banchiere Ambualnte) per fare il punto della situazione sulle attività a livello locale e Ivan Pesaresi (Responsabile culturale d’area) che illustrerà la Campagna “Con i miei soldi”. A seguire, a cura di Nazzareno Gabrielli (Responsabile Area Innovazione), il tema legato alle prospettive di innovazione della banca. Chiuderà l’incontro la presentazione, a cura di Andrea Zanzini, di una realtà locale finanziata da Banca Etica.

Sempre nella stessa sala alle 21,00 ci sarà la presentazione in anteprima nazionale dello spettacolo “Pop Economix. Da dove allegramente vien la crisi e dove va”. Prodotto dal Teatro Popolare di Torino e da Banca Etica, racconta i fatti storici e i meccanismi del sistema economico attraverso una comunicazione diretta tra narrazione e dialogo con il pubblico. Una sorta di conferenza-spettacolo, spiegano i promotori dell’iniziativa, per riflettere sull’uso responsabile del denaro a partire dalle vicende della crisi, che vengono affrontate in maniera approfondita ma con un taglio ironico e accattivante, offrendo chiavi di lettura e spunti per stili di vita più sostenibili.

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SPECIALE ECONOMIA RIMINI Perchè non si riparte (1)

Speciale Economia del 17 febbraio 2013

Parlando di obbligazioni bancarie emesse da Monte dei Paschi di Siena, qualcuno potrebbe pensare: l’avete presa un bel po’ alla larga come Speciale Economia locale! In un certo senso è vero. Ma in un batter d’occhio arriveremo al dunque. Ecco perchè. Ciò che ci interessa è indagare la realtà locale, per cercare di capire quali siano, ancora oggi, i principali ostacoli che impediscono al terriorio della Provincia di Rimini di impostare piani di sviluppo economici e occupazionali coerenti (e che facciano leva) sulle proprie specificità e potenzialità. Rimini ha già dimostrato, in passato, di saper fare “miracoli”. Uno di questi è avvenuto (e tocchiamo un tasto delicato) proprio nell’edilizia. Va ricordato, infatti, che nel periodo 2005-2009 il settore delle costruzioni è cresciuto ad un ritmo di circa il 5% annuo quando, nello stesso periodo in Emilia Romagna e in Italia, lo stesso è calato di oltre 1 punto percentuale (fonte: Rapporto Economico Camera di Commercio di Rimini). Non solo. Nello stesso periodo l’economia riminese ha registrato dati positivi superiori alla media regionale e italiana anche in altri settori. Questo a dimostrazione del fatto che la macchina c’è e sa correre.

Nel 2008 l’incantesimo si rompe. E nonostante da allora siano trascorsi ormai 4 anni e pur disponendo di analisi sempre più raffinate sulle origini della crisi e sulle possibili vie d’uscita, la macchina dell’economia riminese stenta a ripartire. Cosa c’è che non va? Nel sistema economico si realizza, all’ennesima potenza, un fitto intreccio di relazioni, che mettono in moto anche importanti quantità di denaro e di interessi, pubblici e privati. Tutti gli attori li immaginiamo intorno a un tavolo (virtuale) alla costante ricerca di soddisfare un proprio bisogno (generalmente economico). Chi vince e chi perde in questo gioco?

Il fattaccio Monte dei Paschi è esploso proprio nei giorni immediatamente precedenti l’avvio di questo Speciale così abbiamo colto la palla al balzo per entrare “a gamba tesa” in argomento. Il passo successivo sarà, invece, analizzare le emissioni obbligazionarie degli istituti di credito locali anche per capire se (e come) vengono proposte alla propria clientela. Ci riferiamo naturalmente a Cassa di Risparmio di Rimini, Banca di Rimini, Banca Bcc Valmarecchia, Banca Popolare Valconca, Banca Malatestiana.

Eccoci quindi con la seconda parte relativa alle obbligazioni bancarie che affrontiamo con la collaborazione di Paolo Calcinari Ansidei, partner di Azimut Consulenza Sim Spa sede di Rimini. Per due motivi. Primo: le obbligazioni bancarie rappresentano ancora oggi (giustamente) un porto sicuro per gli investimenti (piccoli e grandi) di migliaia di cittadini. Secondo: perchè grazie a questa raccolta le nostre banche locali possono esercitare l’attività tipica, quella di intermediazione creditizia. Quindi le banche finanziano le imprese e se gli affari vanno bene, ecco che le imprese possono pagare dipendenti e fornitori, assolvere a tutti gli obblighi previsti dalla legge. I lavoratori  torneranno in banca a depositare le proprie entrate ed una parte di queste potrà anche diventare risparmio investito a breve e medio lungo termine. Così la banca raccoglie risparmio dunque potrà continuare ad erogare credito. In buona sostanza è così che funziona. Facile intuire quale disastro sia, per la collettività, se questo circolo virtuoso s’interrompe. Come purtroppo è accaduto.

Redazione Online
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Le obbligazioni bancarie, come decidere e di chi fidarsi (seconda parte)

di PAOLO CALCINARI ANSIDEI *

Riprendiamo il tema dell’investimento in obbligazioni bancarie ricordando, brevemente, che le banche, da metà degli anni ’90, hanno iniziato a fare concorrenza allo Stato italiano nell’accaparrarsi i risparmi degli italiani. Già nel 2009 la quota di risparmio degli italiani investita in obbligazioni bancarie aveva superato il 10%, dal 2% del 1995, tanto da spingere la Consob nell’avvertire i risparmiatori di non sottovalutarne i rischi. Purtroppo la crisi finanziaria del 2008 e poi la sfiducia sul debito dei paesi periferici dell’Area Euro, ha colpito seriamente la capacità di raccolta a tassi bassi delle banche italiane, nonostante la Banca Centrale Europa abbia portato il tasso di riferimento allo 0,75%.

VOLATILITA' Un titolo obbligazionario MPS. E' evidente quanto possano essere marcate le oscillazioni di valore.

La necessità di migliorare i parametri patrimoniali, unito all’aumento delle sofferenze (crediti non rimborsati dei clienti), ha spinto e sta spingendo le banche italiane a collocare presso la clientela miliardi di euro di obbligazioni subordinate, allettandoli con tassi elevati. Oltre al rischio emittente, spesso si aggiunge il fatto che molte obbligazioni bancarie sono illiquide, cioè hanno pochi scambi sul mercato, complicando non poco la vita all’investitore che le volesse vendere prima della scadenza.

Riprendendo l’esempio dell’obbligazione MPS già considerato nella prima parte di questo intervento (emessa nel 2008 con scadenza agosto 2018, di tipo subordinato Upper Tier 2, a tasso variabile con pagamento della cedola semestrale), il titolo non viene negoziato sul mercato regolamentato. MPS per fare fronte alle richieste degli obbligazionisti utilizza, come altre banche, un sistema interno di scambi organizzato (Deal Done Trading) gestito da MPS Capital Services.

In sostanza è la stessa Banca Monte Paschi a comprare il titolo che l’investitore vuole vendere, per poi girarlo ad un altro compratore all’interno della propria clientela, ma solo fino al 10% dell’ammontare totale dell’emissione, superato il quale si dovranno trovare acquirenti esterni.

Per la cronaca il titolo venerdì 1° febbraio ha chiuso a 84,75 in perdita di quasi il 15% rispetto al nominale 100 e, notizia di oggi (l’articolo è stato chiuso in redazione il 07/02/2013, ndr) che MPS ha comunicato di non procedere al pagamento delle cedole su una delle proprie obbligazioni subordinate (Tier 1). Nulla di irregolare, perchè tale facoltà è prevista dal contratto che l’investitore sottoscrive. Di certo non è una bella notizia.

L’estrema volatilità delle obbligazioni del Monte Paschi è evidente (vedi grafico sopra). Si potrebbe pensare che si tratti di un’azione ma invece è un’obbligazione bancaria, considerata risparmiatori un investimento sicuro. L’effetto Monte Paschi negli ultimi giorni ha fatto ripiegare i prezzi di tutte le obbligazioni bancarie italiane, dopo che queste alla fine del 2012 avevano segnato un picco di rialzo dai minimi del novembre 2011. Grazie al supporto della Banca Centrale Europea, 1.000 miliardi di euro all’1% tra novembre 2011 e marzo 2012, e al ritorno di fiducia sui titoli di stato italiani, le obbligazioni delle principali banche italiane hanno beneficiato di un importante recupero.

Cosa fare quindi? Diversificare, diversificare a ancora diversificare, senza cercare delle facile soluzioni o delle scorciatoie. Evitare di concentrare il proprio risparmio in poche obbligazioni e pure illiquide, frazionare il rischio emittente e quindi di “default” tra tanti titoli obbligazionari, possibilmente selezionati da professionisti esperti sulla base di parametri oggettivi (esempio il rating). Sforzarsi di non “comprare” il tasso, cioè scegliere un’obbligazione per il tasso offerto, seppure elevato ed appetibile. Ultima regola diffidare di chi parla solo di rendimento senza menzionare la parola “rischio”. (Articolo chiuso in redazione il 11/02/2013)

*Partner Azimut Consulenza Sim Spa – paolo.calcinari@azimut.it

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SPECIALE ECONOMIA Focus Obbligazioni bancarie

Domenica 17 febbraio 2013 online lo “SPECIALE ECONOMIA”

Le Obbligazioni bancarie emesse dalle banche locali. Quali e come sceglierle?

SPECIALE ECONOMIA L’economia a 360 gradi con analisi e approfondimenti a cura di esperti interpellati dalla piazzarimini.it

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Le obbligazioni bancarie, come decidere e di chi fidarsi (prima parte)

di PAOLO CALCINARI ANSIDEI *

Tutta la vicenda relativa alla Banca Monte dei Paschi ha portato ancora una volta l’attenzione dei risparmiatori sul rischio che riveste non solo l’investimento nel capitale delle banche (azioni) ma anche nel loro debito (obbligazioni). I politici e le autorità si sono affrettati a rassicurare che non sussiste pericolo per i risparmiatori che hanno depositi presso il Monte Paschi, come se non si sapesse che sono già tutelati dal fondo di garanzia depositi della Banca d’Italia, però fino a 100 mila euro. A parte riportare l’andamento delle azioni della banca Monte Paschi ormai azzerate nessuno, a parte il Sole 24 Ore, si è preso l’impegno d’informare sull’andamento delle obbligazioni della banca.

Ne vogliamo parlare, oppure è un argomento tabù? Gli obbligazionisti di una banca sono quelli che hanno prestato i loro capitali-risparmi a medio-lungo termine alla banca stessa, tramite l’acquisto di loro obbligazioni. Prendo ad esempio la storia di un cliente, probabilmente preoccupato come tanti obbligazionisti, che qualche giorno fa mi chiede informazioni su un’obbligazione Monte Paschi che ha in portafoglio, presso la stessa banca. Si tratta di un’obbligazione emessa nel 2008 con scadenza agosto 2018, di tipo subordinato Upper Tier 2, a tasso variabile con pagamento della cedola semestrale. Il tasso è stato fissato in collocamento (aprile 2008) al 2,5% + il tasso Euribor a 6 mesi. Allora offriva un tasso cedolare che sfiorava il 7%, mentre ora non supera il 3% (0,38% + 2,5%).

RISCHIO Le obbligazioni Tier 2 e Tier 1, in termini di rischiosità si avvicinano alle azioni.

Cosa sono le Obbligazioni Subordinate? Premesso che è importante conoscere il rating assegnato ad un’obbligazione, che ne stabilisce l’affidabilità nel pagamento delle cedole interessi e del rimborso del capitale a scadenza (a questa specifica obbligazione invece non era stato assegnato nessun rating), nel caso delle obbligazioni bancarie è forse più importante conoscere se si tratta di un’obbligazione Senior (ordinaria o non subordinata), oppure “subordinata”, denominate Tier 3, Tier 2 o Tier 1. Dalla tabella (qui a lato) si nota che le obbligazioni Tier 2 e Tier 1, in termini di rischiosità si avvicinano alle azioni. In pratica la banca potrebbe non restituire il capitale e/o gli interessi agli obbligazionisti, senza per questo essere considerata insolvente, cioè che vada incontro al default-fallimento. Il rischio minore è vedersi sospeso il pagamento delle cedole.

Nella prima pagina della nota di sintesi del prospetto di collocamento dell’obbligazione depositato presso la Consob, reperibile sul sito della banca, che ovviamente non è stato fatto oggetto d’informativa al cliente nelle sue parti fondamentali, si legge: “possibilità che il pagamento del capitale e degli interessi siano sospesi al verificarsi di eventi determinati, quali le perdite di bilancio che determinino una diminuzione del capitale al di sotto del limite consentito per l’esercizio dell’attività bancaria ed in caso di andamenti negativi della gestione che posso causare una perdita di esercizio.” Tornando alla “seniority” delle obbligazioni, mi preme ricordare che con le obbligazioni ordinarie o “Senior” l’investitore è creditore della banca con uno status di priorità di rimborso in caso di fallimento, le obbligazioni saranno rimborsate nei limiti del patrimonio della banca (titoli mobiliari, immobili e altri attivi).

Le obbligazioni subordinate danno all’investitore una priorità di rimborso inferiore alle Senior, le più sicure sono le Tier 3, poi ci sono le Tier 2 e in ultimo le Tier 1. Su queste obbligazioni il rischio di non essere rimborsati esiste, ne sanno qualcosa gli obbligazionisti delle 4 banche irlandesi e di alcune banche spagnole (esempio Bankia), per non parlare della famosa Lehman Brothers. Ultima in ordine di tempo la 4° banca olandese (SNS REAAL), specializzata nei mutui ipotecari, che è stata nazionalizzata dallo stato olandese venerdì. A perderci non solo gli azionisti della SNS ma anche gli obbligazionisti subordinati. Non sono esenti dai suddetti rischi chi acquista un contratto di Pronti Contro Termine (PCT), di solito a tasso fisso scadenti entro i 12 mesi, che hanno come sottostante molto spesso obbligazioni bancarie.

Rischio Emittente. Senza soffermarci sulla possibilità, ora lontana, che il suddetto evento si verifichi per il Monte Paschi, la domanda da porsi è: ma il risparmiatore era consapevole del “rischio emittente” che si doveva sobbarcare comprando questa obbligazione? Sempre nella nota di sintesi si legge: “Qualunque decisione d’investire nelle obbligazioni dovrebbe basarsi sull’esame da parte dell’investitore del Prospetto nella sua totalità.” Suona quasi come una presa in giro, soprattutto considerando che l’obbligazione è stata venduta al cliente dalla stessa banca, in palese conflitto d’interesse, cui viene dedicata per legge una parte dello stesso prospetto. Nella nota di sintesi dedica spazio proprio al Rischio Emittente, riportando: si tratta del rischio connesso all’eventualità che l’Emittente, per effetto di un deterioramento della sua solidità patrimoniale, non sia in grado di adempiere alle proprie obbligazioni relative all’emissione in oggetto quali, a titolo meramente esemplificativo , il pagamento delle cedole e interessi e/o rimborso del capitale a scadenza. Durante la scrittura dell’articolo Moodys ha messo sotto osservazione il rating Monte Paschi per un potenziale “downgrade” (taglio del rating del merito creditizio) dall’attuale Ba2, che identifica già i titoli della banca come speculativo o “non investment grade”. Fitch invece ha confermato il rating BBB, corrispondente a una qualità del credito medio-bassa, con prospettive stabili.

Ovvio che chi ha subito già le conseguenze delle difficoltà della banca sono stati gli azionisti, i quali rischiano fino anche all’azzeramento del capitale nel caso in cui la banca sia nazionalizzata. Un’ipotesi prevista dai Monti Bond, prestito fatto di recente dallo stato italiano alla banca senese, che nel caso non fosse rimborsato potrà essere convertito in capitale azionario della banca fino all’83% (di fatto una nazionalizzazione della banca). Agli azionisti attuali, che andrebbero in minoranza, rimarrebbero solo le briciole, poiché la loro quota verrebbe diluita, generando ulteriori perdite. Un motivo in più per non considerare un affare l’acquisto delle azioni del Monte Paschi, perché sono scese tanto, a meno che non si voglia provare l’ebbrezza del Casinò. (articolo chiuso in redazione il 04/02/2013)

*Partner Azimut Consulenza Sim Spa

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Banca di Rimini, bene la raccolta: + 3,85%

Considerazioni più approfondite si potranno fare tra qualche mese, quando il bilancio 2012 sarà presentato ufficialmente. Tuttavia, Banca di Rimini, questa mattina ha voluto anticipare i numeri del proprio operato.  Alla conferenza stampa erano presenti: Cesare Frisoni, Presidente Banca di Rimini; Anna Maria Annibali, Vice Presidente Banca di Rimini; Francesco Cavalli, Consigliere d’Amministrazione Banca di Rimini; Giancarlo Morelli, Direttore Generale Banca di Rimini; Giacomo Pula, Responsabile Area Commerciale Banca di Rimini.

BILANCIO Da sinistra: Francesco Cavalli, Cesare Frisoni, Anna Maria Annibali e il Direttore Generale Giancarlo Morelli

Eccoli, i numeri: gli impieghi totali della Banca sono rimasti invariati (+ 0,01%), mentre la raccolta è aumentata del 3,85%. Il numero delle (anche in questo caso vi è un incremento rispetto al 2011 quando era dell’88,16%). Il 100% della Raccolta è impiegato a favore di famiglie e Imprese del territorio, e precisamente al 70% a favore delle piccole e medie imprese e al 30% alle famiglie: queste ultime tuttavia rappresentano per possesso di prodotti il 74% della clientela.

E’ stato inoltre ribadito il ruolo sociale della Banca che, sempre nel 2012, come previsto dal proprio Statuto, ha erogato oltre 100mila euro in contributi a favore di associazioni e attività di beneficienza, sostenuto diverse associazioni sportive e svolto un’attività di impulso alle attività culturali, a cui si aggiungono le spese di pubblicità e sponsorizzazioni per un totale di circa 330mila euro.


 

 

 

 

 

 




Parte la fusione tra Eticredito e Banca Carim. Si punta a concludere l’iter prima dell’estate

Il presidente di Banca Carim Sido Bonfatti

Maurizio Focchi

Il presidente di Eticredito Maurizio Focchi

Alla fine l’intesa è stata raggiunta. Ora per dare il via al processo operativo servono le necessarie autorizzazioni. I vertici degli istituti puntano a concludere l’iter prima dell’estate. In pratica la fusione è fatta. La prima impressione è  che i Soci di Eticredito potranno stare tranquilli. Anche se – si legge nella nota di Banca Carim – la creazione di un Comitato Etico all’interno di Banca Carim rimane “una previsione statutaria”. Tuttavia l’esigenza che i principi e le attività caratterizzanti (finanziamenti al terzo settore ed attività di microcredito, ecc.) trovino continuità rimane più che realistica. Banca Carim, infatti, si è impegnata a modificare nel proprio Statuto che punti, in sostanza, a salvaguardare lo spirito che ha guidato la nascita di Eticredito e la “mission” intrapresa dai soci fondatori.

L’articolo – che verrà inserito – recita testualmente: “Nell’osservanza dei principi del merito creditizio e della economicità della relazione, la Società presterà attenzione al sostegno con il credito delle attività di promozione umana, sociale ed economica, anche mediante il sostegno finanziario ad organizzazioni non-profit, nonché agli investimenti in attività rivolte alla tutela, alla salvaguardia ed alla promozione delle risorse naturali ed ambientali, ed ai finanziamenti, realizzati anche attraverso il microcredito, nei confronti di quanti potrebbero avere difficoltà di accesso al credito”.

“Il percorso per arrivare all’intesa è stato complesso – commenta Maurizio Focchi, Presidente di Eticredito – ma oggi si è arrivati ad un ottimo risultato condiviso tra Soci di Eticredito e auspicato dai vertici di Banca Carim”. La prima impressione è  che i Soci di Eticredito potranno stare tranquilli. L’esigenza che i principi e le attività caratterizzanti (finanziamenti al terzo settore ed attività di microcredito, ecc.) trovassero una continuità e magari un ulteriore sviluppo sembra essere tutelata perchè Banca Carim si è impegnata a modificare nel proprio Statuto che punti, in sostanza, a salvaguardare lo spirito che ha guidato la nascita di Eticredito e la “mission” intrapresa dai soci fondatori.

“Il progetto Eticredito – continua Focchi – con questo accordo non andrà svilito, ma anzi sarà valorizzato, perché, caso unico in Italia, entrerà a far parte di una delle più importanti e storiche banche del territorio, che ha condiviso la necessità di portare avanti l’iniziativa. Attraverso questa intesa avremo l’occasione di sviluppare ulteriormente il credito sociale all’interno di Carim, con risvolti positivi in prospettiva per le persone che in questo periodo di crisi hanno difficoltà ad accedere al credito. Aspettiamo quindi con fiducia di vederne i frutti. Colgo l’occasione – conclude Focchi – per ringraziare i Soci, CdA, Comitato Etico, i Dipendenti e tutti i Clienti che in questi anni ci hanno sostenuto e concesso la loro fiducia. Il nostro auspicio è quello di mantenere un rapporto privilegiato con voi e di assicurare continuità all’operatività e al progetto di Eticredito”.

Anche il presidente del Cda di Banca Carim Sido Bonfatti esprime soddisfazione. “Dopo appena cento giorni di insediamento del nuovo Cda di Banca Carim – dichiara – giunge al termine un percorso al quale abbiamo lavorato con grande impegno, nel rispetto degli interessi di Banca Carim e della mission di Eticredito. Ora c’è il semaforo verde per una fusione che ci arricchisce in termini patrimoniali e di autorevolezza, accentuando il ruolo di banca leader del territorio ancor più vicina alle famiglie e alle imprese. Con la concretezza dei fatti, seppure talvolta faticosi da concretizzare, stiamo lavorando per dare risposte adeguate ai bisogni, superando la superficialità di parole e proclami che si ripetono sull’argomento del credito. Banca Carim ogni giorno affronta direttamente con le imprese i problemi che la grave crisi introduce, alla ricerca di soluzioni che la fusione con Eticredito, con i valori che essa trasferisce, si connotano ulteriormente. Ringrazio il Cda e il management di banca Carim per l’ottimo lavoro svolto che oggi consente nuova propulsione verso gli obiettivi ambiziosi che ci siamo prefissi ”.

Oltre a mantenere l’operatività della sede di via Dante, saranno anche allestiti dei corner all’interno di filiali di Banca Carim dedicati alle attività sociali tipiche di Eticredito, che potranno così beneficiare di un’ulteriore valorizzazione. Tali attività, di indiscussa rilevanza sociale, rappresenteranno per Banca Carim anche l’occasione per sviluppare un’attività rispondente agli originari principi che ispirarono i Fondatori della Cassa di Risparmio di Rimini stessa. (d.ch.)

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Fine di un’epoca, Sido Bonfatti riorganizza Banca Carim. In vista nuove regole del “gioco”

Il nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Carim, il Prof. Avv. Sido Bonfatti. Foto Riccardo Gallini

di DOMENICO CHIERICOZZI

RIMINI – Più attenzione ai piccoli azionisti, alle piccole medie imprese e alle famiglie. Sostegno alle start up, privilegi economici riservati a coloro che sono stati e saranno al fianco della Banca. Ma soprattutto stop a prassi “non rispettose” del ruolo istituzionale della banca dove la stessa si è impegnata con la concessione del credito.

E’ stato  il nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Carim, Sido Bonfatti (foto) venerdì scorso a stilare il primo “bilancio” post commissariamento dopo poco più di settanta giorni di gestione ordinaria. L’ha fatto in maniera franca, diretta, lucida. Ambiziosa. Evidenziando il lavoro e delineando, senza retorica, le strategie future. (NOTIZIA – IL NUOVO CDA DI BANCA CARIM). “In attesa del nuovo piano industriale pronto nei primi mesi del 2013 è in corso un lavoro molto intenso” ha detto Bonfatti. Tante le novità. Innanzi tutto i vertici della banca stanno mettendo a punto l’aggiornamento del piano strategico ideato e programmato dai Commissari straordinari di Banca d’Italia redatto – secondo i vertici di Piazza Ferrari – su uno scenario di “timida ripresa”.

I conti. Sui conti dell’istituto “la situazione è ancora molto grave – ha detto con sereno realismo il presidente. – Non credo ci sia un valore positivo a fine anno ma contiamo di averlo con l’esercizio 2013. In ogni caso sarà difficile distribuire il dividendo. Ricordo che questa scelta è una fonte di redditività.”. Infatti. Ma facciamo un passo indietro. Gli accertamenti ispettivi svolti dalla Banca d’Italia si sono svolti dal  3 febbraio 2010 al 24 giugno 2010. E’ il 29 settembre 2010 quando l’istituto di vigilanza nomina i Commissari Straordinari che si sono poi insediati il 4 ottobre 2010. Di fatto per tutta l’amministrazione straordinaria – conclusasi a settembre scorso con il ritorno alla gestione ordinaria – si è puntato, in particolare oltre alla riorganizzazione interna, al rafforzamento patrimoniale. Condizione essenziale senza la quale non è possibile, per legge, esercitare l’attività bancaria. Il patrimonio di vigilanza con le rettifiche sui crediti e con la svalutazione  di importanti partecipazioni (il CIS in primis)  si era ridotto a 175,1 milioni di euro contro un consolidato, al 31 dicembre 2009, ultimo bilancio approvato, pari a 396,6 milioni. Da questo si evince la necessità fondamentale rafforzare le fondamenta della banca. Quanto all’obiettivo dell’utile a fine 2013, si tratta certamente di un traguardo ambizioso se si considera che il Cda della banca, prima del suo scioglimento, aveva approvato la semestrale al 30 giugno 2010 (non sottoposta a revisione contabile da parte della società di revisione) che evidenziava una perdita di 30,81 milioni contro un dato certo e positivo relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2009 di un utile netto pari a 18,17 milioni.

Gli sportelli e le filiali.Quanto alla riorganizzazione della rete non ci sarà nessuna chiusura di nessuno degli attuali 96 sportelli (pre-crisi Carim ne aveva 116, ndr), semmai – spiega Bonfatti – una strategia di scambio con un altro gruppo bancario per razionalizzare  le rispettive reti”. I territori interessati alla riorganizzazione non sono quelli del presidio storico della banca ma Molise, Abruzzo, Lazio. Regione in cui la banca si allargò durante il ciclo di espansione economica dei primi anni duemila. Altro tema il personale dipendente.  “Gli esuberi di personale ci sono” ha detto Bonfatti ma non è previsto “nessun alleggerimento di trattamenti e di unità”. Tuttavia “certi benefit non saranno più permessi”. A questo proposito va tuttavia ricordato che col commissariamento “in un’ottica di razionalizzazione sul piano organizzativo e di consolidamento su quello gestionale” Banca Carim ha già provveduto a “ridefinire le strutture della Banca, con riduzione del numero delle direzioni (da 4 a 3), delle aree territoriali (da 9 a 5), delle filiali (da 116 a 106) e dei dipendenti (da 828 a 772). Insomma, un po’ di lavoro di è già stato fatto dai “tecnici” di Banca d’Italia.

Il governo della Banca. Un tema sul quale il presidente Bonfatti si è soffermato con una particolare enfasi riguarda il  governo della banca. “E’ stato necessario – ha detto – rifissare le regole perchè siano chiare le assunzioni di responsabilità tra chi delinea le strategie e chi le mette in pratica”. Sono stati diversi i nodi arrivati al pettine di Banca d’Italia nel periodo dal 3 febbraio 2010 al 24 giugno 2010. “E’ stato condotto – scrissero nella loro relazione i Commissari – un approfondito esame sul portafoglio crediti del Gruppo” da cui si emerge “un eccessivo sbilanciamento sugli impieghi a medio e lungo termine in particolare verso i settori immobiliare e alberghiero e  una elevata concentrazione su singoli nominativi o su gruppi di nominativi tra loro collegati”. Da questo punto di vista il presidente Bonfatti ha detto con chiarezza che “la banca non ha nessuna intenzione di ridurre il sostegno finanziario in determinati settori ma certamente diluirne la concentrazione andando verso altre tipologie di clienti e settori. Non vogliamo mettere in difficoltà nessuno ma serve un contesto di impieghi più differenziato”. E’ la fine di un’epoca.

I rapporti con le imprese locali. Strettamente correlato a questo argomento, i rapporti con le imprese. E si questo tema Bonfatti non ha dubbi. La banca non può fare tutto. “Non conosco bene la realtà locale e quanto contribusicono la proprietà al risanamento delle proprie aziende. Di sicuro in una situazione come questa la proprietà  dovrà mettere mano al portafoglio e ricapitalizzare, questo è un punto su cui riflettere, poco dibattuto il tema della ricapitalizzazione, ma è di fondamentale importanza. Si definisce sorpreso di come si potuto accadere che in operazioni di grande importanza nei quali Banca Carim garantisce la gran parte dei debiti, la stessa non è stata adeguatamente coinvolta nelle scelte strategiche“. E’ intenzione di Banca Carim agire su tre fronti – dice Bonfatti. Primo: rappresentare la volontà di vederle riconosciuto il ruolo adeguato. Secondo: riepilogare con i partecipanti al capitale delle imprese sostenute una più idonea modalità operativa. Terzo: attivare una concertazione fra istituti di credito per affrontare in modo più efficace le situazioni di crisi all’insegna della tempestività e dell’efficienza.”

Il valore delle azioni e i piccoli azionisti. Quanto al valore delle azioni, letteralmente precipitato, Bonfatti considera “giustificato” lo stato d’animo dei piccoli azionisti per tale perdita ma “non comprensibili le arrabbiature” perchè nello stesso periodo tutte i titoli azionari delle banche hanno perso valore. Attualmente il capitale sociale di di Banca Carim, interamente sottoscritto e versato, è pari a 234.730.925 milioni di euro suddiviso in 46.946.185 milioni di azioni ordinarie del valore nominale di Euro 5,00 cadauna, di cui n. 1,3 milioni, per un controvalore di 6,5 milioni, nel proprio forziere in piazza Ferrari. Quanto al loro valore, da quello che si legge nei documenti ufficiali della banca è che il 29 aprile 2010 il Consiglio di Amministrazione era stato autorizzato dai soci all’acquisto e alla vendita di massime 1,3 milioni di azioni Banca Carim “ad un corrispettivo per minimo di 13,00 e massimo di 23,00”.  Valori coerenti col bilancio 2009. Nettamente superiore al prezzo di 5,35 euro per azione fissato  dopo l’aumento di capitale approvato il 29 gennaio 2012 sulla base del patrimonio netto consolidato per azione al 30 settembre 2011.

Ma quanto Sido Bonfatti parla dei piccoli soci (7431), spezza a loro favore diverse lance. Non potrebbe essere altrimenti visto che nel nuovo Cda compare anche Paolo Conti, da sempre “paladino” dei piccoli azionisti. Bonfatti avverte: “è irriproducibile il sistema di favorire il collocamento delle azioni dei soci con la Banca che ricompra le azioni (ora è anche vietato dalla legge, ndr). Per cui è stato avviato lo studio, per individuare un sistema che offra agli azionisti un sistema trasparente, disciplinato e relativamente tempestivo per l’esecuzione di ordini di compravendita delle azioni della Banca.” Naturalmente non si parla di mercai regolamentati né di quotazione in borsa, ma di sistemi interni. Altro punto a favore dei piccoli azioni, prima di tutto Bonfatti ha riconosciuto che “in passato non c’è stata nei loro confronti la giusta attenzione” mentre un azionista socio è “da valutare come un cliente di serie A perchè la relazione di partecipazione societaria è un elemento da valorizzare”.

Fusione Eticredito. Sulla questione della fusione con Eticredito, Banca d’Italia ha auspicato il perseguimento dell’operazione di integrazione di Eticredito in Banca Carim, in considerazione dei reciproci benefici. “Il Cda di Banca Carim – specifica la banca in una nota – ha proposto dettagliati contenuti tecnici della possibile operazione di integrazione e li ha puntualmente sottoposti ad Eticredito. In attesa di una risposta ufficiale, sulla quale dovrà poi nuovamente pronunciarsi il CdA di Carim, è doveroso precisare che non sono mai state poste preclusioni sulla costituzione di un ‘comitato etico’. Banca Carim è certamente interessata all’operazione. Tuttavia, poiché la stessa non rappresenta una necessità poiché Banca Carim ha già ampiamente superato i parametri stabiliti dalla Banca d’Italia, anche in virtù dell’avvenuta cessione delle azioni proprie detenute in portafoglio, il suo compimento sarà possibile solo a condizioni che la rendano sostenibile, fattore che Carim non ha potere di condizionare poiché la sua partecipazione in Eticredito è inferiore al 10%. Banca Carim è interessata a che la prospettata integrazione abbia la massima condivisione possibile da parte dei soci : ed è a questo obiettivo che sta lavorando”.

Il quadro d’insieme. Con l’occasione è stato fornito anche un aggiornamento sulla situazione societarie e delle partecipazioni. Sono attualmente 7431 i Soci di Banca Carim. La maggioranza delle azioni è detenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, oggi al 58,73%. Altri azionisti istituzionali sono Banca Popolare dell’Etruria (2,77%), Chiara Assicurazioni SpA, Cassa di Risparmio di Cesena SpA, CSE Consulting Srl, Banca Interprovinciale SpA, Consultinvest SpA, Cassa di Risparmio di Cento SpA e Cassa di Risparmio di Ferrara SpA (tutti con partecipazioni inferiori al 2%). Banca Carim è presente in sei regioni (Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio e Umbria) con 96 sportelli ed occupa circa 750 dipendenti. Sotto il profilo gestionale il Consiglio di Amministrazione ha, tra l’altro, aggiornato l’assetto organizzativo delle funzioni di direzione generale dell’organigramma aziendale tenendo conto della necessità di porre le strutture nelle condizioni più idonee per affrontare la fase di rilancio della Banca e dare concreto supporto alla rete delle filiali, che peraltro è già in fase di riorganizzazione. Inoltre, sempre al fine di una operatività più snella e aderente alle richieste della clientela, sono stati razionalizzati e snelliti alcuni processi e sono stati approvati nuovi regolamenti interni sulla concessione e gestione del credito, sulla gestione del portafoglio titoli e della liquidità, sulla gestione delle spese.

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Alberto Mocchi primo direttore di Banca Carim post-commissariamento

E’ stata effettuata quest’oggi da parte del Commissario Straordinario di Banca Carim, Dott. Piernicola Carollo, la nomina del Dott. Alberto Mocchi a Direttore Generale dell’istituto. La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini – in una nota stampa – esprime piena soddisfazione per la nomina e per il profilo manageriale del neo direttore “presentando caratteristiche, competenze ed esperienze coerenti con il profilo della banca”.
Da Palazzo Buonadrata, sede della Fondazione, vanno “gli auguri di buon lavoro per il percorso di pronta ripresa che la Cassa di Risparmio è chiamata ad imboccare nell’interesse della clientela, degli azionisti, dell’economia del territorio.”

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