Valentino, la sua denuncia dei redditi fa ricca Tavullia

TAVULLIA – Curiosità

Balza all’occhio la scalata del Comune di Tavullia (al secondo posto nelle Marche dopo Ancona con 24.518 euro a testa) che balza dal 755° al 41° posto nella classifica.
L’amministrazione comunale ha visto un incremento di gettito in un solo anno di oltre 300mila euro.
I motivi? Valentino Rossi dopo le vicende col fisco ha riportato la residenza da Londra a Tavullia. Una vicenda conclusa con una pace fiscale con l’agenzia delle Entrate da 35 milioni di euro.
Caro Valentino, benvenuto tra i contribuenti italiani. Benvenuto a Tavullia, esulta il sindaco Bruno Del Moro.




Ifi, gioiello del Made in Italy a Tavullia

ECONOMIA

Progettata dall’italo-giapponese Makio Hasuike, la comunicazione della Tonda, un banco gelato a pianta circolare, è stata affidata a Michele Provinciali, un creativo che ha scandito il successo progettuale del Bel Paese. Presentazione avvenuta alla Triennale di Milano.
La pubblicazione è un modello di travaglio intellettuale applicato alla produzione che dovrebbe stare sul comodino di ogni imprenditore

– I dirigenti dell’Ifi erano insoddisfatti. Avevano realizzato un oggetto industriale straordinario: la Tonda, un banco gelato a pianta circolare progettata da Makio Hasuike un italo-giapponese. Recava in sé la forza del Made in Italy vero, quello che ha fatto grande il Paese ed è oggetto di ammirazione nei cinque continenti: la bellezza del design e la raffinatezza artigianale, non meno che la semplicità nell’utilizzo.
Erano insoddisfatti della comunicazione. “Un oggetto così – ricorda Gianfranco Tonti, cattolichino, amministratore delegato di Industrie Ifi – aveva la necessità di essere presentata al pubblico in modo diverso. Non sapevamo come, però”.
A Pesaro vive Michele Provinciali, un parmense di 86 anni, una delle bandiere del design italiano. Nel ’55 ha vinto il Compasso d’oro (il Nobel per i designer) con l’orologio Solari. Era stato art-director di fior di aziende: Kartell, Zanotta, Cassina, Pirelli, Arflex, Snaidero, Splügen Bräu, Rai Tv, Banca d’Italia.
E collaborato con architetti di riconosciuto prestigio: Giò Ponti, Alberto Rosselli, Vico Magistretti, i fratelli Castiglioni, i fratelli Arbizzoni.
Gli insoddisfatti dirigenti dell’Ifi bussano alla porta; non solo vengono accolti a braccia aperte, ma convincono l’anziano signore nella loro idea.
Provinciali si mette al lavoro. Dopo travagliati mesi di riflessioni che vanno e vengono, si giunge alla conclusione: nasce la comunicazione. Il suo percorso: “Tondità, donna, pera, gelato, bambino, gioia, gusti, colori”.
Tutto questo viene raccontato in un bel libro scritto da Francesco Pellizzari: “Michele Provinciali, il poeta di immagini e la Tonda”. La pubblicazione viene presentata lo scorso maggio nel salone d’onore della Triennale (raccoglie i più importanti pezzi del design italiano) a Milano, con la voce recitante di Luca Barbareschi.
Le pagine dovrebbero stare sul comodino degli imprenditori, dei progettisti, degli amanti della cultura perché c’è molto da imparare.
Il lungo filo che le lega è quello del dubbio, di non essere all’altezza, della paura di fallire: prima del risultato finale. In sintonia con quel bellissimo passaggio biblico raccolto nell’Ecclesiaste, il più umano, dicono gli studiosi: “Lì sopra gli uomini si affaticano, senza poter trovare. Ed i sapienti che pur dicono di sapere, neppure loro hanno trovato”.
Industrie Ifi è uno dei gioielli del Made in Italy. Sede a Tavullia, è leader in Europa nella costruzione dei banchi bar, gelateria. Oltre all’Ifi, fanno parte del gruppo i marchi Lai, Rossi Dimension, Coletti, Metalmobil, Steelmobil, L&R, Dsl.
Nata nei primi anni Sessanta, nel ’65 venne rilevata da Umberto Cardinali, un signore che oggi ha 99 anni.
Da allora una crescita continua. Ha legato la sua filosofia all’innovazione, nel solco del Made in Italy. Industrie Ifi sono un autentico gioiellino che si avviano verso i 100 milioni di euro di fatturato.
A Michele Provinciali è stato assegnato il Compasso d’oro alla carriera lo scorso giugno.




Tavullia, il mare in collina con la gastronomia “Il Faro”

Il “Faro” offre un’ampia scelta per l’asporto. Basta mettere in tavola. Antipasti: insalate di mare e polipo, il san pietro alla catalana, mazzancolle al guazzetto, cus cus. Primi: cannelloni e lasagne di pesce, risotti caldi e freddi. Secondi: fritto di mare, spiedini, baccalà in vari modi, codini alla primavera. Infine, per uscire dalla tipicità tutta romagnola, una puntata nella terra di Spagna, con quel classico che è la paella.
Pesce fresco, tutti i giorni, arriva da tre mercati: Cattolica, Fano e Rimini. E occhio, alle giornate delle offerte.
Il “Faro” significa fratelli Raffaelli. Da anni nel settore, professionisti che amano il proprio lavoro, hanno altri due punti: a Gabicce Mare e Morciano.




Premio Metauro, vincono i Keine

La band, formata da Demetrio Vianelli voce e basso, Federico Pala alla chitarra e Giorgio Pala alla batteria, propone una musica definibile indie-post-punk d’avanguardia. Il trio si è aggiudicato il premio a Sant’Angelo in Vado, piazza che ha ospitato la serata del Premio e prima tappa della 7^ edizione del Festival itinerante di musica indipendente ‘Territorio Musicale’ lo scorso giugno.




Rio Salso Calcio e non solo, 30 anni di storia in un bel libro

– Una costruzione rabberciata alla bell’e meglio sullo sfondo, con un mattone a non far volare un frammento di copertura. Una rete distorta sulla quale sono appoggiate delle persone. In primo piano quattro giocatori su un campo zolloso e dall’erba alta, un carabiniere e, forse, un dirigente. E’ una foto in bianco e nero che racconta la Rio Salso dei primi anni Settanta; dall’impatto forte perché stampata su due pagine.
Su due mezze pagine, stampa a colori, la Rio Salso di oggi: bei tetti in mezzo al verde, in alto la dolce collina pettinata come un giardino, con in basso a sinistra il centro sportivo, sede della squadra oggi. Le due immagini racchiudono 30 anni di storia di Rio Salso: dai primi insediamenti allo sviluppo economico. Sono due pezzi forti di “Riolé: 30 anni di vita, tifo e passioni per lo sport e la nostra terra”. Il libro, appena pubblicato, è il regalo per il passaggio in Promozione del Rio Salso. In tutto sono 144 pagine ricche di immagini e d’informazione; cosa che sta a significare il lungo e meticoloso di ricerca e passione. Tre le sezioni: la storia, il bello di stare insieme, campionato 2004-2005: una stagione da incorniciare.
Come è riportato nel titolo, la nostra terra, la pubblicazione racconta lo sviluppo umano e sociale di una comunità ed anche di una provincia. Inoltre, per ogni annata c’è la classifica finale: un pro-memoria anche per le altre società. Insomma, un libro che ogni famiglia di Rio Salso, e non solo, dovrebbe custodire: frammenti di bella memoria narrati col cuore.




Tavullia non è solo Valentino

Oltre agli splendidi panorami, Tavullia conserva testimonianze storico-artistiche, segni di un passato che affonda le radici nel Medioevo. “Monte Peloso” e “Tomba”, due toponimi storici di antichi borghi al confine del territorio di Gradara e delle Marche con la Romagna, sono le origini del Comune di Tavullia. In un documento del 1283, tratto da un registro molto più antico, viene citato “Castrum Tumbae e Montis Pilosi” riferentesi al Castello di Tomba (Tavullia), che sorge alle pendici del Monte Peloso. Tra i possedimenti di Pesaro e Rimini, il confine è oggetto di continue battaglie e saccheggi tra i Malatesta e i Montefeltro. Famosa per la cruenza degli scontri e il gran numero di morti, la battaglia di Monteluro del 1443, vinta dalle truppe di Francesco Sforza e Sigismondo Malatesta contro le milizie della Chiesa e di Federico da Montefeltro e condotte da Alfonso d’Aragona.
Per una singolare coincidenza le stesse località nel 1944 furono teatro delle operazioni belliche delle truppe canadesi per lo sfondamento della Linea Gotica. Due mesi di combattimenti e tanti morti, prima di avere ragione delle munite difese tedesche. Da questi avvenimenti potrebbe sorgere l’idea della realizzazione di un Parco storico-turistico-culturale nel luogo stesso ove si svolsero le famose battaglie, magari in collaborazione con il vicino Comune di Gradara. L’originale soggetto, i luoghi e la massa della popolazione estiva ospite dei vicini centri balneari, opportunamente informata, gradirebbe sicuramente un’alternativa di qualche ora nel meraviglioso entroterra con gli antichi centri, le memorie storiche di tesori d’arte nascosti: rocche intatte o ruderi di santuari, pievi ai margini dei boschi e vecchie corti ducali. Cittadine ricche di civiltà e manifestazioni, reminiscenze delle culture del passato. Gente industriosa e tenace affezionata alla propria terra.
I parchi storici nelle Marche sono già collaudate manifestazioni. Tra le altre nel 1996 “Tolentino 815” ha realizzato la rievocazione della “Battaglia di Tolentino” presso il Castello della Rancia, alternando col raduno di bande storiche militari e di inziative collaterali. Vi hanno partecipato gruppi italiani e stranieri in divisa con equipaggiamenti e armi dell’epoca. Sfilate, manovre e simulazioni di scontri. Pollenza nella sua manifestazione ricorda la battaglia del 1815 presso la collina del Cantagallo (Macerata) ricreando gli scontri dell’esercito napoletano, la cattura del generale Sailliè, aiutante di campo di Gioacchino Murat. Spettacolari le cariche del 2° Reggimento cavalleggeri. Altri centri hanno realizzato sentieri e itinerari storico-turistico-naturalistici al Parco nazionale dei Monti Sibillini, ai Monti della Laga, al Monte Conero, alla Gola della Rossa, Frasassi e a Pesaro sul colle San Bartolo.

di Sergio Tomassoli




Rio Salso, 30 anni di magie

– Ottocento abitanti ed un piccolo miracolo di passione e tenacia nel mondo del calcio. Questo rappresenta il Rio Salso, Tavullia. Ha ben tre squadre: il mitico Rio Salso (maschile e femminile, quest’ultima, l’unica del Pesarese, partecipa al campionato di C in Emilia Romagna) e l’Atletico Fogliense (Terza categoria).
La squadra del paese per eccellenza è il Rio Salso maschile. Gioca in Prima e veleggia con le squadre migliori. Nelle ambizioni dei dirigenti c’è la disputa dei play off per il passaggio di categoria.
“Il nostro è un campionato – dice Andrea Rossi, il direttore generale – difficile, equilibrato, avvincente. E’ molto compatto verso il vertice; basta una partita per essere in alto, o in basso”.
Allenatore Alberto Bellagamba, modulo 3-5-2, la bontà della squadra sono giocatori di talento in ogni reparto. Davide Lodo Vichetti (carriera tutta nell’Eccellenza) e Francesco Cesarini (già Riccione e Cattolica) sono i gioielli dell’attacco. La difesa è coordinata da Luca Batocetti, un marcatore bravo ed intelligente. In formazione anche un ragazzo di talento uscito dal vivaio (viene dall’Azzurra di Colbordolo, affiliata all’Inter) Gianluca Bologna, centrocampista.
I risultati sportivi sono legati ai dirigenti della società. Negli ultimi anni hanno creato un’organizzazione da fare invidia: sia nella gestione dei ragazzi, sia nella gestione degli impianti, sia per gli orizzonti degli obiettivi. Uno dei cardini tra i dirigenti è Valerio Bellazecca, grande lavoratore ed ancora di più portatore di idee.
Gli obiettivi forti sono due. Il primo, la costruzione della tribuna coperta, ad impreziosire un bel campo e spogliatoi altrettanto belli. Hanno messo sul piatto del Comune il progetto ed anche la disponibilità di molte migliaia di euro. I lavori dovrebbero partire dopo l’estate.
Il secondo, uscire con un libro per raccontare i 30 anni di vita della società. Ci si sta lavorando da un paio di anni con un’applicazione degni dei migliori certosini; già stese 100 pagine e raccolte molte fotografie.
La storia del Rio Salso inizia alla fine degli anni Settanta con i tornei estivi: Valle del Foglia e Montefeltro. Quando nel ’69-’70 si vense il Montefeltro ci furono due giorni di festa con spaghettata e salsicciata. La società d’oggi invece nasce nel ’73, con Ferrino Scatolari primo presidente. E dal campionato ’90-’91 viaggia stabilmente in Prima, un autentico record per un abitato così piccolo. La squadra nelle partite interne raccoglie un centinaio di tifosi che diventano circa 200 in ocacsione del derby dei derby, quello con il Montecalvo, un chilometro e mezzo da Rio Salso. E il livello dell’organizazione si può verificare visitando il sito: www.riosalso.it.
La società. Presidente: Bruno Pontellini; presidente onorario: Ersilio Rossi; vice-presidenti: Giovanni boccalini, Paolo Palazzi, Menotti Macchini, Ferrino Baffoni; direttore sportivo: Marco Pacassoni; cassiere: Rino Giulianelli; direttore generale: Andrea Rossi.




Tavullia, la storia in due libri

Sono stati presentati ai cittadini lo scorso 3 aprile. Editi dal Comune, uno si intitola “Tavullia ‘900” e va a chiudere un trittico iniziato 18 anni fa con “Tavullia, tra Montefeltro e Malatesti”. Tre anni fa uscì il secondo volume: “Tavullia (Tomba Montelevecchie Monteluro) nei secoli XVI-XIX”.
L’altro invece reca “U come uomini, I come immagine”.
Presentazione dell’ex sindaco Giancarlo Borra, curato da Nando Cecini, il primo libro ha 200 foto e 172 pagine. Racconta la storia del secolo scorso, prendendo come vie guida: la popolazione, l’economia, la storia, la cultura, le curiosità. Ad esempio il territorio di Tavullia detiene un piccolo record. Nel secolo scorso ben due località hanno cambiato nome. Tavullia fino al 13 dicembre del ’38 si è chiamata Tomba (parola di origine latina che significa altura). L’aneddotica vuole che sia stato Mussolini a perorarne la causa. Il Duce è a San Giovanni. Una massaia lo implora: “Duce, la vogliamo a Tomba!”. Si scrisse anche al poeta Gabriele D’Annunzio (a lui si deve la “Rinascente”) per un suggerimento che non arrivò mai. Come Pesaro (da Pisaurus, l’antico nome del Foglia) e Rimini (Ariminus, Marecchia), Tavullia ha preso la propria locuzione da Tavullus, il fiumiciattolo che separa la Romagna dalle Marche. La scelta tra San Pio in Colle e Tavullia fu di Mussolini.
Cambiamento con nome scelto da Mussolini anche per Belvedere Fogliense. Prima si chiamava Montelevecchie. Troppo dispregiativo per uno dei balconi più belli d’Italia. In Inghilterra tali cambiamenti non sarebbero mai avvenuti: la tradizione, la storia, va rispettata, sia nel bene, sia nel male. Nel libro si legge: “E da certe meschine preoccupazioni estetizzanti la storia esce sempre tradita…”.
Il prezioso testo è corredato da molte foto storiche e da un capitolo scritto da quel signore che è Franco Bertini dedicato all’eponimo tavulliese moderno: Valentino Rossi.
Curatrice Cristina Ortolani, il secondo libro è completamente dedicato al capoluogo Tavullia e raccoglie uomini e fotografie, particolari e memorie. E’ materiale di una mostra allestita nel 2001 da Cristina Ortolani e Simonetta Bastianelli. Molto civile che una comunità così piccola abbia avuto l’idea di fermare la propria memoria. Senza non c’è presente.




Sempre guerra al terrorismo

– Una bandiera di pace di quattro colori: azzurro (simbolo della libertà), nero (lutto, per onorare le vittime innocenti), arancione (le divise fatte indossare ai terroristi catturati) e bianco (la purezza, la chiarezza, la limpidezza: la pace). Sulla quale campeggia la scritta: “Forever war on terrorism” (Sempre guerra al terrorismo). E’ il vessillo creato da Gabriele Pirro, Tavullia.
Ma perchè un’associazione di pace quando ce n’è già un’altra? Pirro: “Quando per la prima volta l’ho vista sbandierare ai quattro venti ho pensato ad una cosa giusta, ma poi non sono riuscito ad accettarne la strumentalizzazione”.
“Nasce così – continua Pirro – la mia presuntuosa iniziativa di creare un’alternativa, una bandiera sotto cui riunire tutti coloro che combattono in prima persona il terrorismo, tutti coloro che si impegnano per la pace, lottando se necessario per ottenerla…”




Gambini, un uomo di pace

– Serafino Gambini è morto lo scorso 8 agosto, domenica. Aveva 92 anni, 7 figli (tutti i nomi iniziano con la lettera “A”: Antonio, Alberto, Alberta, Antonietta, Agnese, Alfredo) ed ha vissuto come uomo di pace e vicino agli umili. Tutta Tavullia lo ha accompagnato al cimitero: donne, uomini, anziani, bambini. Gente di destra, di sinistra, di centro. Un abbraccio che testimonia la sua vita: sincera, aperta, quanto battagliera. Capace di farsi voler bene perché persona giusta, ma con le proprie idee da argomentare e portare avanti con ardore. Ad esempio, era solito regalare ai clienti che acquistavano il Corriere della Sera, il quotidiano della borghesia illuminata, Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista.
E’ stato un personaggio prima di Valentino Rossi, che bambino andava a comperare le figurine nella sua bottega.
Un personaggio a Tavullia e fuori. Era solito scrivere, con il candore di un fanciullo, lettere di pace ai giornali Pravda (Unione Sovietica) e New York Times (Stati Uniti), alle testate italiane, ai capi dei partiti. Per certi versi, centro Tavullia, ha avuto una vita eccezionale; e di certo è stato una delle coscienze della sua comunità: capace, onesto, ricco di ideali.
Uno degli 8 figli del calzolaio del paese, Serafino Gambini era nato al castello della Tomba (così si chiamava Tavullia) nel 1913. La sua mente sveglia frequenta fino alla terza elementare; cosa rara per uno della sua classe sociale ai tempi, rispetto ai contadini delle campagne ed a tanti suoi concittadini. Impara il mestiere del babbo (le scarpe nuove che lo hanno accompagnato nell’ultimo viaggio se le era risuolate due anni fa), a fare il barbiere.
Da 50 anni, proprio davanti al Valentino Fan Club di Tavullia, è stato il signore di una bottega dove si vendevano le scarpe, si facevano barba e capelli, si vendevano i giornali, si giocava al Totocalcio. Soprattutto era un salotto dove si discuteva di tutto, dagli argomenti più impegnati fino a quelli più leggeri: giustizia, dell’uomo, di politica, di sport. E ci si poneva la domanda: a che cosa serve l’uomo? I segni dei mestieri si leggono ancora oggi che è soltanto edicola: una sedia di barbiere, la forma delle scarpe. Alle pareti molte foto di Tavullia.
Autodidatta innamorato di Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Giacomo Leopardi, sempre elegante, suonatore di clarinetto nella banda del paese, la pace e lo stare dalla parte dei poveri, Gambini l’ha messa in campo facendo politica. Negli anni sessanta è stato vice-sindaco comunista di Tavullia. Una politica fatta di molto sociale ed intuizioni attualissime: la circonvallazione attorno a Tavullia, la ricostruzione della torre civica. Era solito dire: “La torre rappresenta la testa di un paese”.
Anticlericale con un amore per papa Giovanni XXIII, compagno di briscola e tressette col prete al bar, un’altra delle sue passioni era scrivere ogni giorno un pensiero su un fogliettino che era solito firmare col nome ed infilare in un chiodo. Gli ultimi: “Ringrazio per quello che ho vissuto”, “Da oggi basta”, “Il capitalismo ha rovinato il mondo”, “Fate il meglio”, “Non ho combattuto il sistema, l’ho capito”.
Grande comunicatore, la capacità di attaccar bottone con chiunque, geloso delle sue cose, dopo la famiglia l’amore più grande era per Tavullia. Un amore disinteressato. Aveva scritto una poesia: “Tavullia fra cielo e mare circondata di verde / la vorrei vedere sempre ordinata e pulita / Mi è stata sempre cara”. Aveva fatto stampare 500 cartoline con una vecchia immagine del paese con sotto i suoi versi. Le ha regalate ai suoi compaesani ed ai tanti affezionati che abitualmente si fermavano ad acquistare il giornale nella sua bottega.
Era solito raccogliere immagini, documenti e testimonianze su Tavullia. Grazie alle sue foto sono stati pubblicati molti libri su Tavullia. Lo scorso 8 agosto se n’è andato una persona fuori dal tempo ma dentro la grande storia dell’umanità. “Che la terra gli possa essere lieve”.

di Giovanni Cioria