Beato Amato, bronzo monumentale

“Semplicità e freschezza della spiritualità”. E’ quanto afferma lo scultore Umberto Corsucci a proposito della sua statua in bronzo che reca il beato Amato, collocato nell’omonimo ospizio lo scorso 7 maggio, con una bella cerimonia. L’opera è stata donata dal riminese Magnani, in memoria della moglie, devota del beato Amato.




Saludecio, partono i lavori pubblici

Tributi locali e servizi a domanda individuale fermi. In epoca di tagli non è da poco. Saludecio ci è riuscito, pur mantenendo importante quote di bilancio per gli investimento nei lavori pubblici. Sono molti i lavori che stanno per essere terminati e quelli che partiranno a breve, dopo l’estate e l’800 Festival. Molte le zone interessate dai lavori. Il centro storico innanzitutto, con la ristrutturazione della piazza Beato Amato e di un’ala del Municipio e la messa a norma del teatro comunale, i lavori dovrebbero vedere la fine al termine dell’estate. Poi il recupero del castello di Cerreto, recupero della palestra, l’attrezzamento a verde pubblico di un’area a S. Ansovino. Infine la risistemazione del laghetto sportivo a Meleto, quella del campetto di Santa Maria del Monte, la nuova pavimentazione di piazza Gioco del Pallone e illuminazione pubblica che interesserà tutto il territorio comunale.




Pierpaolini, il provocatore

– Massimo Pierpaolini provoca, fa discutere ed anche litigare. Mazziniano, repubblicano, ha corso per Forza Italia quale candidato a sindaco alle elezioni comunali del ’99. Mentre, sempre nel ’99, nel collegio di Bellaria, è stato eletto consigliere provinciale.
A chi gli chiede come mai uno con la sua storia culturale e politica è con Forza Italia, racconta: “Con Forza Italia avevo fatto un patto, cosa che è stata mantenuto finora. All’inizio avevo detto che sulle ideologie non avrei mediato. Quando avrò dei veti tirerò delle conseguenze. La mia azione politica è cambiare la faccia degli amministratori che durano da troppo tempo. Farei un patto col diavolo pur di vedere un rinnovamento della classe politica provinciale. E sono per l’alternanza che è il sale della democrazia e della trasparenza. Quanto al futuro: tutti sanno che una settimana in politica è un tempo lunghissimo”.
Lei in Consiglio provinciale vota sempre contro la maggioranza di centrosinistra, mentre a Saludecio vota sempre a favore di Dilvo Polidori, perché?
“Il bilancio di un piccolo comune è ingessato. Dunque oltre a votare a favore, mi viene voglia di fare anche altro. Il sindaco ha talmente tante difficoltà che non posso che stare con lui. Inoltre, gli ho dato i voti quando i popolari lo ricattavano. Credo che a Saludecio, come in qualsiasi altro piccolo comune, il voto non è politico, ma di buon senso”.
Si sente contestare?
“Più che contestare ne faccio questioni di principio; mi rendo conto impopolari. Non posso accettare che il prefetto che rappresenta lo stato sia subalterno rispetto al vescovo. Come don Benzi che se la smetta col suo gruppo di preghiera contro l’aborto, lo dovrebbero arrestare. Come non credo nella sua operazione di pulizia dei marciapiedi dalle prostitute. Credo che siano una strumentalizzazione anche i colori delle bandiere della pace. Si ritiene universale ma è di parte. Di fronte a questa vengono bruciate le bandiere americane ed israeliane”.
Ci sono i liberali in Forza Italia?
“Un mare: Gianluca Spigolon, Walter Ciabò, Rino Mosconi. E’ che io mi trovo a destra perché il maggioritario ha tirato una riga. Fossi stato a sinistra, sarei stato al destra della sinistra. Di là sono la sinistra della destra”.
Quali sono i suoi rapporti con la sinistra?
“Ottimi. Con Rifondazione abbiamo fatto delle battaglie laiche. Non ho difficoltà a trovarmi d’accordo con gli ordini del giorno di Rifondazione. Io insulto i diessini dicendo che sui temi laici arrossiscono ma non parlano”.
La sua compagna è diessina come convive?
“Condivido il 99 per cento delle soluzioni di un problema politico”.




Salus Erbe, inno alla natura

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/aprile/salus_saludecio.jpg[/img] La Piazza delle Erbe, la Via delle Piante, la Via della Salute, la Piazza dei Sapori, la Strada delle Officine. Mostre ed incontri culturali, il mercatino e cibi e delizie verdi. Spettacoli: teatro di strada, con siparietti musicali negli angoli più suggestivi.
Insomma: ritornare alla natura per ritrovarsi. L’aprile di Saludecio ne è un inno. Il 25, 26 e 27 aprile, infatti, le strade del centro storico ospitano la XVI edizione del Salus Erbe, rassegna che si è ritagliata un suo importante spazio. Quest’anno tre i temi: il biologico, la bioarchitettura e l’acqua fonte di sicurezza alimentare.
Nell’affascinante rinascimentale Palazzo Albini è in cartellone una mostra di pittura naturalistica, con una vetrina di profumate rose antiche.
Saludecio, uno dei borghi più belli della provincia di Rimini, è la cornice ideale delle erbe in tutte la loro espressione. Gli appassionati potranno ristorarsi nei classici punti allestiti per l’occasione: Antica Taverna di Levante, Locanda di Porta Marina, Piccolo Forno, Piadineria del Re Sole, Bottega dei Cascioni, Cantinetta dei Sapori, Sala del Thè del Chiostro delle Delizie.




Orazione del Gallo

Quando il gallo cantò, Gesu Cristo si levò.
Si vestì, si calzò per andare in gelosia per trovar Madre Maria.
Madre Maria la era spessa una cisa
cla aspitteva al su car sureglie.
Al su car sureglie agli andeva via, cosa fate voi sarà la mia.
Chinemce giù, cavemce le scarpette bianche
per andè a truvè e Figliol mii.
S’lè viv all’ammirarem, s’lè mort al sippilerem.
Per disgrezia num ca ne farem.
Quant la Madona la ha camnè un pez,
la incuntrò Giovanni per la via.
E gli disse: voi Giovanni che siete benedetto,
datemi la nuova del mio Figliol carissimo Maestro.
Oh sè Madona che io vi possa dir.
Vostro Figliolo l’ho veduto e son stato es,
sul legn di croce è stato mes.
Perchè voi Giovanni non gli aiutaste
al mio caro Figliol e voi non l’amaste?
Oh Madona an l’ho pudù aiutè!
Della gente ce n’era fuor di misura.
E quando fu mezzogiorno si fece notte scura
e cademmo tutti in terra di paura.
Quant che la Madona la vid isè, la cascò in tera e la tramurtè.
La fu bagnata con l’acqua rosa inviolata, Madre Maria fu resuscitata.
Si alzò su e si mise in capo di quella via, i capelli del capo si tirava via.
Si mise ai piedi al collin di croce,
chiamando per tre volte il suo Figliol ad alta voce,
dicendo: perchè Figliol mio non mi rispondete?
Son pur la vostra madre sconsolata?
Se siete la mia madre sconsolata
andatevene a casa perchè i Giudei in vi facia de mel.
A chesa an voi andè, sno ichè a voi ristè.
A chesa an voi gì, sno ichè a voi murì.
Posto che a casa non volete andare,
una goccia d’acqua mi potreste dare!
Non ho nè rio nè fontana, nè amici da poter mandare.
Se il vostro capo si abbassasse, una zena in bocca vi metteria
e il cuor si rinfrescheria, le labbra della bocca si bagneria.
Quand i Giudei i vid issè ci dan da bere aceto e fiele con la sponga.
Quando da bere gli fu dato, la corona d’or gli fu levato
e quella di spine presentato.
Quant che la Madona la vid issè, las vultò vers e fabre.
Voi fabbro che fate le chioda, fatele ben corte e ben sottil
ca glià da passè stal carnen gentil.
Oh sè Madona, ades vò cam l’avì dett
tre lir di fer più al crissarem
e la vita del vostro Figliolo all’anciudarem.
Misricordia che sia mio figlio che ha da patir tanto martirio,
misericordia che sia il mio figliol che abbia a patir tanto dolor.
Piange il verde, piange il sec, piange la luna, piange il sol.
Piange la passion di Gesù Cristo benedet.
Non piange già sto’ crudo, falso traditor.
Chi dirà st’urazion, l’andarà in bon log d’usservazion,
chi la dirà, e chi u la farà dì per 46 matten, un avrà mai fallì.
Di mala morte non potrà morir,
le porte dell’inferno non le vederà
e quelle del Paradiso aperte le sarà.




Cerreto, il Carnevale della natura nel borgo intatto

di Arianna De Nicolò

– Torna, a grande richiesta, il Carnevale più imprevedibile della Valconca?Visto il successo riscosso dalla passata edizione, a cui hanno preso parte più di 1000 persone, l’associazione Alta Val Ventena organizza per sabato 6 aprile lo storico Carnevale di Cerreto (Saludecio), le cui origini antichissime mescolano il valore storico della tradizione all’insolita voglia di divertirsi in periodo di Quaresima. Trattandosi di una festa di origine pagana, che aveva lo scopo di rendere propizio il raccolto, il Carnevale conserva ancora oggi una forte connotazione agreste che trova corrispondenza nell’unicità delle sue maschere.
L’Uomo edera, il Pagliaccio, il Gagiotto per fare solo alcuni esempi, sfileranno in allegra compagnia su carri e trattori che trasporteranno personaggi più o meno tradizionali, ma sicuramente divertenti e inusuali. Per le vie del borgo artisti di strada e musicisti faranno compagnia agli avventori. Mentre nelle cantine aperte apposta per l’occasione, sarà possibile ammirare, esposto in bauli d’epoca, il corredo di una volta, così come i quadri dei pittori della Valconca.
Sotto le mura, nel frattempo, si potrà gustare la leggendaria polenta di pozzo e, sorseggiando un bicchiere di vino, si potrà ballare al ritmo delle musiche dei “Cantori della Tradizione” di Viserba o sfidare la sorte con la pesca della “polenta del giudizio” del quale i cerretani sono, loro malgrado, considerati sprovvisti.
Lo storico Carnevale di Cerreto, oltre ad essere una delle più antiche e preziose testimonianze della cultura popolare romagnola, rientra nel programma di valorizzazione e recupero del patrimonio culturale del nostro entroterra.
L’edizione 2003 si inserisce in un contesto di promozione del borgo in relazione agli interventi urbanistici di prossima realizzazione.
Grazie ai contributi del Fondo Sociale Europeo per le zone “Obiettivo2”, infatti, l’antico borgo di Cerreto sarà oggetto di un importante intervento di restauro. Non si tratterà semplicemente di un recupero fine a se stesso.
Infatti, intervenire per salvare l’antico castello significa contribuire a mantenere vivo il legame con una tradizione unica, mediatrice di valori culturali e popolari di cui si rischia di perdere memoria. Si tratterà, dunque, di un momento importante per caratterizzare in maniera ancora più forte il legame con il territorio e la sua identità.
Un ringraziamento particolare va a tutti gli sponsor, pubblici e privati, che continuando a credere nel significato non solo ludico del Carnevale, permetteranno anche quest’anno di respirare quell’allegria spontanea che rende questo appuntamento un unicum nel calendario degli eventi di tutta la Provincia. Per informazioni 0541.70 97 92




San Rocco, quel semplice capolavoro del 1600

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E’ la acciata di mattoni, sopra il portale reca una ceramica seicentesca con gli emblemi della basilica di San Giovanni in Laterano e la scritta : “Sacro Sanctae/Lateranensis/Ecclesiae.
I parrocchiani della frazioncina che per certi versi è la prosecuzione di Madonna del Monte hanno celebrano la festa di Sant’Antonio Abate lo scorso 17 gennaio, con una giornata bella e coinvolgente: messa (mattina e pomeriggio), ciambella, pane benedetto e chiusura serale con i fuochi d’artificio. Ora, si pensa di festeggiare San Rocco il 19 luglio, come accadeva fino a pochi anni fa.




Sciròl, la morte della semplicità

Il critico d’arte
Un piccolo racconto lo voglio dedicare al mio amico Ettore Mariani, detto “Scirol”. Questo piccolo grande uomo non ha mai finito di stupirmi, per non parlare poi di Birbi, il suo fedelissimo cagnolino, che gli somilia in modo impressionante. Scirol è un “senza fissa dimora”, una volta abita qui e una volta abita là, a seconda delle stagioni e delle circostanze.
Prima che acquistassi la casa a San Leone, lui ne aveva fatto la sua “residenza estiva”. In una stanza c’erano un letto, un tavolo, tanti vestiti e bottiglie, una sedia, e stranamente un televisore: stranamente perché non c’era elettricità.
Quando cominciai i lavori di restauro fui costretto ad allontanarlo, cosa che mi dispiacque molto. Lui però, intelligentissimo e furbo com’è, capì che era giunta l’ora di andarsene. Ciò nonostante diventammo buoni amici. Ettore, durante la mia ultima mostra, è venuto a vedere i miei quadri più volte. La prima volta disse al suo cagnolino: “Te sta bon i lè (Tu stai buono lì)”, ed entrò.
Dopo aver guardato i quadri mi si avvicinò e disse – “Ostcia, Cavalli, ac bei quesdre! Ti fe te?” (“Ostia”, Cavalli, che bei quadri! Li fai te?). “Sì, Ettore, ti piacciono?”. “Jè bel!” (Sono belli!).
Ettore è sincero e schietto come il vino che beve. E detto da lui, che di vino se ne intende, devo pensare che forse è stato il miglior critico d’arte che ha visitato la mia ultima mostra.
L’arte
L’arte mostra nuovi volti, nuove lingue, nuovi suoni balbettanti. Una nuova gestualità. Ne ha abbastanza di continuare a parlare la lingua di ieri, vuole per una volta anche ballare, passare il limite, mettersi il cappello di sghembo e andare a zig-zag.
Praticamente tutto quello che fa Ettore Mariani, detto “Sciròl”, quotidianamente, è arte, arte nell’affrontare la vita con il cappello di sghembo, ballare, camminare a zig-zag.
Quando beve un po’ troppo, passa il limite, ma soprattutto mostra ogni volta un nuovo volto, vestendosi in modo fantasioso e comodo, senza badare troppo agli influssi della moda, e agli altri.
“L’inizio di ogni arte è l’amore. Il valore e la portata di ogni arte saranno decisi innanzitutto dalla capacità d’amore dell’artista”.
Hermann Hesse, famoso scrittore svizzero.




Saludecio

La festa delle Noci è la festa della casa di riposo con 25 ospiti del beato Amato di Saludecio. Tenutasi lo scorso ottobre vi lavorano una cinquantina di volontari, arrivano perfino da Misano e Riccione. Dicono le persone vicino all’istituto: “Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla festa. I nonni ospiti ne iniziano a parlare mesi prima”. La Smart in palio è stata vinta da una mondainese, una delle oltre 100 signore che ha donato la torta (le suore regalano ad ognuna un biglietto). La gara della noce più grande (come una mela) è andata a Saludecio; per la più piccola (osso di oliva) a Sant’Ansovino.