Rimini. Gianni Quondamatteo, presentazione dell’archivio dell’intellettuale-politico

(Rimini, 19 marzo 1910-19 gennaio 1992)

 

Gianni Quondamatteo, presentazione dell’archivio dell’intellettuale-politico. Lo studioso, il politico, “lo scrittore di vita romagnola”

sabato 3 ottobre, ore 16.30, Sala del Giudizio, Museo della Città

La Biblioteca Gambalunga, deposito secolare delle memorie della comunità riminese, presenta ai cittadini e agli studiosi il ricco archivio di Gianni Quondamatteo (Rimini, 19 marzo 1910-19 gennaio 1992), che raccoglie la vastissima documentazione prodotta nella sua cinquantennale attività politica e culturale. Antifascista e partigiano, Quondamatteo militò nel partito comunista (sino all’espulsione nel 1968), ricoprì la carica di primo sindaco di Riccione dopo la Liberazione (1944-1949), e nel 1947 fondò insieme al pittore e scenografo Paolo Bignami il Premio Riccione per il Teatro, per premiare la scrittura teatrale italiana contemporanea. I suoi ideali politici si tradussero in amore e passione per la cultura e il “parlare popolare” della Romagna, inteso, scrisse il grande linguista Tullio De Mauro, come uno strumento di “militanza democratica e intelligente e appassionata”.

La sua fu un’attività di ricerca “corale”, fondata su testimonianze di ‘colti’ e ‘incolti’, di specialisti quali Friedrich Schürr e Tullio De Mauro. Ne nacquero: il vademecum gastronomico Mangiari di Romagna, scritto con Luigi Pasquini e Marcello Caminiti (1960), in cui si disquisisce anche di letteratura, tradizioni, usi e costumi, seguito, dopo quasi un ventennio, dal Grande dizionario (e ricettario) gastronomico romagnolo (1978); il recupero meritorio della poesia di Giustiniano Villa (1962, 1971), l’esplorazione delle svariate parlate romagnole e degli aspetti sociali della Romagna, che originò Tremila modi di dire dialettali (1973-74) e la raccolta di racconti dialettali intitolata E’ viaz. Racconti e fiabe di Romagna (1974). Quondamatteo, che dall’esperienza giornalistica derivò competenza e sensibilità divulgativa, cercò di distanziarsi dal cliché e dalla idealizzazione della Romagna, per raccontare una terra fatta di miseria e di ingiustizie sociali. Dalla proficua collaborazione con un giovane Giuseppe Bellosi, che sarebbe divenuto uno dei massimi studiosi dei dialetti romagnoli, nacquero Cento anni di poesia dialettale romagnola (1976), Romagna civiltà (1977), Le parlate dell’Emilia e della Romagna (1979), con cui continuò la perlustrazione sui vari aspetti socio-linguistici che sarebbe sfociata nel Dizionario romagnolo (ragionato) (1982-83), “summa” di oltre vent’anni di ricerca e incontri con collaboratori provenienti dalle diverse città romagnole, la supervisione del glottologo Friedrich Schürr.

Grazie alla donazione della famiglia alla Biblioteca Gambalunga, gli studiosi, gli amateurs di cose dialettali e romagnole potranno indagare l’Archivio Quondamatteo, curiosare fra carte, diari, quaderni, pieghevoli, fotografie, manifesti politici, disegni, ecc. (50 buste d’archivio) attraverso il catalogo on line della Biblioteca Gambalunga: (https://opac.provincia.ra.it/SebinaOpac/resource/archivio-gianni-quondamatteo).

Oggi che i dialetti sono usciti dal rango di lingue subalterne, e si sono rivelati un elemento fondamentale della cultura italiana, una forma per arricchire il nostro modo di esprimerci e guardare le cose, esplorare l’archivio di Quondamatteo, che non volle abbandonare le voci del suo Dizionario a se stesse, ma intese farne motivo di storia locale, di costume e ambiente, significa leggere la nostra storia, ma anche esercitarci al plurilinguismo. Aspetto che secondo Tullio De Mauro è “la via per la felicità”.

A guidarci alla conoscenza di Gianni Quondamatteo e della sua opera saranno l’etnologo, glottologo e poeta Giuseppe Bellosi (Gianni Quondamatteo, studioso della Romagna popolare e dialettale), lo scrittore e saggista Piero Meldini (I mangiari di Romagna), la bibliotecaria Mara Sorrentino (L’Archivio di Gianni Quondamatteo), il saggista e poeta Gianfranco Miro Gori (Più che un vocabolario. il Dizionario romagnolo di Quondamatteo), il ricercatore storico Paolo Zaghini (Il politico), Fabio Bruschi, già direttore del Premio Riccione (Il Sindaco che inventò il Premio Riccione).

 

L’incontro sarà preceduto dai saluti dell’assessore alla Cultura Giampiero Piscaglia e dei famigliari Quondamatteo. Coordinamento di Oriana Maroni, direttrice della Biblioteca Gambalunga.

La partecipazione è libera, con prenotazione obbligatoria (massimo 2 posti)

Info e prenotazioni dal 21 settembre: tel. 0541.704477/704486 dalle 9 alle 13 archivio.fotografico@comune.rimini.it

Per maggiori dettagli: www.bibliotecagambalunga.it; www.facebook.com/bibliotecagambalungarimini




Rimini. Rimini e Bologna Fiere, verso la fusione?

 

Dichiarazione del sindaco di Rimini Andrea Gnassi: “La prossima settimana abbiamo in programma un incontro con il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e il sindaco di Bologna, Virginio Merola, per fare il punto sulla situazione Fiere. Il percorso di integrazione di IEG e Bologna Fiere per realizzare un soggetto fieristico in grado di giocare da protagonista sul piano internazionale è una grande e innovativa operazione strategica non solo di Rimini-Bologna, ma è l’unica del sistema Italia in campo fieristico. Il Covid è piombato sul mercato fieristico mondiale con la forza e gli effetti di un gigantesco meteorite. Ancora adesso, e non si sa ancora per quanto tempo, viaggi, voli, fiere saranno forzate allo ‘stand and still’ come e più delle manifestazioni sportive e dell’intrattenimento che viveva e contava su grandi flussi di pubblico. Se pensiamo ai numeri di Riminiwellness, Sigep e gli altri appuntamenti del calendario di IEG siamo ai livelli di eventi sportivi mondiali. La crisi e le difficoltà sono vere, evidenti e rendono il quadro estremamente preoccupante e incerto. Condivido in questo senso i timori espressi dal sindaco di Bologna che chiede sostegno e assicurazioni per il settore, così come sostegno e assicurazioni sono state e sono garantite ad altri comparti dell’economia in bilico causa lockdown. Prendo atto che, a tutt’oggi, ufficialmente, il Governo ha destinato all’intero settore nazionale fieristico – a cospetto di altri paesi come Germania, Inghilterra, Usa, ecc. – un fondo complessivo, e sottolineo complessivo, di 63 milioni di euro per compensare le perdite avute finora. Lo giudichiamo del tutto insufficiente, anche alla luce della lettera firmata dai Presidenti di regione di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia in cui si chiedeva la costituzione di un Fondo pari a 800 milioni di euro. Verrebbe, se la questione non fosse così seria, di usare l’ironia. Per un sistema fieristico come il nostro che si è pagato sul campo con la redditività gli investimenti e i mutui fatti (ce la siamo fatta e pagati da soli), 63 milioni sono risibili. Sono la scelta, cioè, di non sostenere il sistema fieristico.

L’incontro della prossima settimana servirà a mettere a punto una strategia comune: il Governo deve avere più attenzione verso realtà industriali come la nostra alle prese con un programma di sviluppo particolarmente innovativo. Questi progetti dovrebbero essere premiati e sostenuti adeguatamente. Occorre un segnale forte da parte dell’Autorità centrale , condiviso anche dalla Regione Emilia Romagna che, sul fronte del sostegno a progetti innovativi, ha sempre speso il proprio impegno. Per quanto riguarda il processo di fusione mi permetto di dire questo: se ne parla da anni e da anni è condivisa l’idea di compattare e unire le forze. Abbiamo ragioni industriali vere e non chiacchiere. Gli approfondimenti in corso delineeranno se ci sono e quali sono le condizioni. L’esigenza e l’urgenza è lì e non solo da febbraio 2020. Io credo che essere pronti su questo aspetto, di cui a trarre vantaggio saranno i territori, si debba andare avanti e non rallentare. Anzi proprio il Covid mette ancora più in evidenza le ragioni industriali dell’integrazione tra queste due realtà. Se noi diciamo ‘andiamo avanti’ è chiaro che dobbiamo avere un Paese dietro che ci dia una mano seria.




Rimini. Rimini Fiera (Ieg), in arrivo “l’infinito futuro” con Ecomondo e Key Energy

 

Rimini Fiera (Ieg), in arrivo “l’infinito futuro” con Ecomondo e Key Energy, dal vivo dal 3 al 6 novembre alla fiera di Rimini.
Il presidente Italian Exhibition Group, Lorenzo Cagnoni: «Senza la fiducia delle imprese, sarebbe stato impossibile un risultato tanto significativo»

E domani, al via la più grande manifestazione di green technology della Cina occidentale:
Chengdu International Environmental Protection Expo (CDEPE) basata sull’expertise di Ecomondo

ecomondo.com keyenergy.it

Rimini, 23 settembre 2020 – Profondamente innovative: come sempre. In presenza e digitali, accessibili e sicure, per liberare il potenziale di mercato e conoscenza che il Green Deal europeo mette al centro delle agende governative in Europa. Così saranno Ecomondo e Key Energy 2020, i saloni di Italian Exhibition Group dedicati all’economia circolare e alle fonti energetiche rinnovabili.

«Abbiamo reagito al massimo delle nostre energie, come sappiamo fare – dice Lorenzo Cagnoni, presidente di Italian Exhibition Group –, ed eccoci qui, grazie alla fiducia degli espositori e delle aziende che hanno voluto confermare la loro partecipazione. Ecomondo e Key Energy mostreranno quanto il sistema fieristico sia essenziale per il business e le aziende. Lo abbiamo sperimentato recentemente sul campo a VOICE, l’evento per l’oreficeria e la gioielleria che si è svolto nel quartiere fieristico di Vicenza con la convinta soddisfazione di tutti gli operatori».

«A Ecomondo – ha detto il sindaco di Rimini Andrea Gnassi – racconteremo la nostra case history. Abbiamo preso a modello esempi nel nord Europa, come il quartiere Vauban a Friburgo. Oggi Rimini si presenta come un hardware con 16 chilometri di costa con 400 milioni di investimenti per la depurazione delle acque. Il nostro lungomare si è trasformato in un percorso che porta al Parco del mare, su cui sono state ricostruite le dune, ma su cui si trovano anche le Health Urban Station, dove ricevere informazioni di prevenzione sanitaria personalizzata. Anni fa, d’intesa con la Fiera, che ringrazio, abbiamo cambiato modelli di business concentrandoci su settori oggi rivelatisi strategici».

«Una parola che abbiamo imparato a declinare in questi mesi – ha sottolineato l’Amministratore delegato di IEG Corrado Peraboni – è innovazione. E noi abbiamo introdotto una forte dose di innovazione per organizzare queste manifestazioni. Abbiamo lavorato su differenti protocolli di sicurezza, dal montaggio degli stand al catering, per rendere sicura l’esperienza anche prima di entrare in fiera. IEG ha preso in carico tutti i costi dello sforzo organizzativo per i protocolli di sicurezza, perché i nostri espositori possano pensare solo a incontri di business e conoscenza. Ecomondo e Key Energy saranno manifestazioni ibride: in presenza e con un nostro canale digitale finalizzato al b2b che presenteremo a breve».

«Rispetto al 2019 avremo il 70% degli spazi occupati – ha annunciato Alessandra Astolfi, Group Brand Manager Green and Technology Division di IEG – un dato che in un momento come questo appare davvero straordinario. Abbiamo analizzato i bisogni di espositori, associazioni d’impresa e comunità scientifica, predisposto tre ingressi, 26 sale per Ecomondo e 10 per Key Energy, allestito un set televisivo per la trasmissione in streaming degli appuntamenti. Sottolineo la spinta sulle start up, la presenza della Commissione europea e dei nostri Ministeri di riferimento».

«Il Green Deal – ha spiegato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – si configura come chiave fondamentale per l’utilizzo dei 209 miliardi del Recovery Fund, un’occasione storica per il cambiamento del modello di sviluppo. Perciò l’edizione di quest’anno degli Stati Generali della green economy dovrà contribuire a cogliere questa opportunità. Se pensiamo al nuovo target europeo di riduzione delle emissioni al 55 per cento, potete immaginare il cambiamento nel sistema energetico. E poi la mobilità sostenibile, la qualità ecologica del sistema alimentare, i temi climatici, ma anche la qualità della vita. Le politiche di green economy hanno efficacia se riescono a insediarsi nelle città».

«La scelta europea di alzare gli obiettivi climatici – ha sintetizzato il professor Gianni Silvestrini, presidente del Comitato scientifico di Key Energy –, ci obbliga ad accelerare moltissimo su rinnovabili, efficienza e mobilità elettrica. È una grande opportunità per questa manifestazione, se pensiamo solo al potenziale di crescita del settore fotovoltaico, mercato destinato a decuplicare la potenza annua installata grazie al combinato disposto di riduzione dei prezzi e del nuovo traguardo proposto dalla Commissione. Elementi che fanno sperare solidamente nella crescita di settore e di una manifestazione che ha i suoi capisaldi nelle rinnovabili, l’efficienza energetica e la mobilità elettrica e la smart city».

«Questa edizione – ha concluso il professor Fabio Fava, presidente del comitato scientifico di Ecomondo – parte con una buona notizia, e cioè che l’economia circolare è al centro delle strategie dell’Europa e del nostro Paese. L’impatto del Covid19 sulle filiere e sull’innovazione delle stesse, come la digitalizzazione industriale, nei servizi e la rigenerazione ambientale, saranno fattori decisivi nell’implementazione di questo paradigma. Ecomondo è una manifestazione pioniera da sempre, per cui raccogliamo la sfida del Green Deal europeo, ci confrontiamo con l’irruzione della pandemia, per mostrare come l’industria e suoi servizi hanno reagito a questa crisi».




Misano Adriatico. Doppio MotoGp, crea ricchezza per circa 14 milioni di euro. Immagini in 200 nazioni

Doppio MotoGp, si ipotizza che crei ricchezza per circa 14 milioni di euro.

Nei due weekend sono stati 42.219 gli spettatori alla MotoGP (oltre 158.000 in un solo weekend nel 2019).

Da qui la richiesta di MWC a Trademark Italia, società già autrice dei precedenti studi sull’indotto economico prodotto dall’autodromo e dalle singole manifestazioni organizzate, di adeguare i criteri ormai consolidati ai nuovi parametri di questa doppia edizione così insolita.

Ne è scaturita la cifra di 13,550 milioni di euro per l’indotto complessivo, nel quale sono conteggiate le 53.600 presenze turistiche legate ai due gran premi. I consumi per alloggio, ristorazione varia e shopping sono stimati in circa 8 milioni di euro.

Le presenze che nei giorni della vigilia dei due gran premi hanno frequentato gli eventi del programma The Riders’ Land Experience organizzati in Repubblica e dai comuni della Riviera di Rimini. E poi il ‘popolo del paddock’, 1.400 persone che per una decina di giorni sono stati ospiti nelle strutture della Riviera di Rimini e a San Marino senza poter frequentare luoghi pubblici, in adesione ai protocolli di sicurezza disposti da Dorna Sport per chi aveva accesso al paddock e alla pista.

La strategia di comunicazione, col pubblico fortemente limitato, ha puntato forte sulla visibilità mediatica. Dall’inizio di settembre a lunedì scorso, sono stati 7.460 gli articoli di stampa sui media italiani cartacei e online rilevati ufficialmente da Ecostampa, ai quali si aggiungeranno quelli esteri che arriveranno dal media report della Dorna.

Imponente anche la copertura televisiva: 80 broadcaster internazionali hanno distribuito le immagini in 200 Paesi. L’audience televisiva per SKY Sport è stata molto soddisfacente e sui canali in chiaro ha superato gli otto milioni di telespettatori nei due weekend.

 

E proprio per sfruttare l’evento come veicolo promozionale e sopperire all’impossibilità delle troupe TV di muoversi fra paddock e territorio, sono stati prodotti sette video che raccontavano la Rider’s Land e che sono stati resi disponibili sull’hub di Dorna Sport, dal quale le piattaforme di tutto il mondo prelevano servizi e immagini.

I video sono stati anche diffusi dai social network ufficiali e rilanciati da tutti quelli del sistema turistico dell’Emilia-Romagna e di San Marino. In totale hanno raggiunto oltre 246 mila contatti, ottenuto 70 mila visualizzazioni e incassato più di 5.600 like. Particolare successo ha avuto il video “Riders’ Land – Dove tutti si sentono piloti”, che ritrae una gara goliardica di mosconi tra bagnini, capace di ottenere 24 mila visualizzazioni e 2.500 reazioni, per una copertura di 70 mila persone.

Enorme il successo sui social network. La pagina Facebook di Misano World Circuit, seguita da quasi 177.000 follower, ha registrato nei due weekend oltre 2,4 milioni interazioni e più di 124 milioni visualizzazioni. La provenienza delle maggiori interazioni, dopo l’Italia, arriva maggiormente da Spagna, Indonesia, India, Francia e Germania.

Il profilo Instagram di MWC ha superato i 63.000 follower totali. Le visualizzazioni sono state oltre 1,4 milioni e oltre 31.000 le interazioni con i post, col primato di oltre 2.000 per quello dedicato alla vittoria di Franco Morbidelli in MotoGP. Su Instagram si aggiungono anche Regno Unito e Brasile fra i principali bacini dell’audience sui social.




Misano Adriatico-Cattolica. Ponte sul Conca, vandali distruggono l’illuminazione

Uno dei cilindri distrutti

L’unico a testimoniarne la bellezza…

 

Ponte sul Conca, vandali distruggono l’illuminazione. Sono dei bassi cilindri di design. Li hanno danneggiati tutti eccetto uno. Forse, lo hanno lasciato per mostrare quanto fosse bello immacolato. Un danno economico, inferiore solo alla tristezza per tale sciocco atto…

Dato i tempi, dato gli uomini, non è possibile essere migliori…




Pesaro. Girelli: “Buon compleanno, senatrice Segre”

La senatrice Liliana Segre a Pesaro

Gentile e cara Senatrice,
ho tenuto dinanzi a me per qualche giorno le pagine del “Corriere” con la Sua
intervista, che fa seguito alla elegante immagine pubblicata in prima. Incerto
però se e cosa dirLe, come non mi sono fatto vivo dopo la sua recente e ricca
conversazione televisiva: più infatti prendo atto delle Sue testimonianze più si
fa insistente il monito di Primo Levi: “La nostra lingua manca di parole per
esprimere questa offesa”. Anche se in passato ho avuto modo di esprimerLe a
voce o per iscritto la mia profonda, ammirata solidarietà. Ma con espressioni
che il tempo mi fa apparire piuttosto rituali, poco incisive, appunto perchè il
vocabolario non soccorre, non riflette il turbamento dello spirito. Ed il Suo
quesito è anche il mio: “Ma come ha fatto?” A cui aggiungo : ” Ma come l’uomo
può giungere a tanto diabolica efferatezza?”. Riscontro comunque che rispetto
a chi ha considerato non superabile la condizione anche dei “salvati”
perchè anch’essi “sono sommersi”, Lei ha avuto la forza di “uscire” e
diventare luce di conoscenza, riflessione e speranza. Azione non facile
sia perchè, come è stato detto, “sono più pericolosi (degli aguzzini) gli uomini
comuni pronti a credere e obbedire senza discutere”, e questa componente
umana non è certo estinta; sia perchè spesso l’uomo si fa ammaestrare solo
dalle esperienze vissute sulla propria pelle, e non trae profitto, insensatamente,
da quelle altrui. Questo non significa che informare e sensibilizzare non abbia
una forte carica pedagogica da cui soprattutto i giovani
vengano sollecitati e incoraggiati a seguire valori e sane linee di vita. Per cui il
Suo impegno è stato ed è prezioso.
Trovandomi lontano da Pesaro non ho potuto fisicamente presenziare alla
cerimonia del murales a Lei dedicato dalla città e che dovrà indurre a ”
pensare al ponte tra il bene e il male da Lei lasciato nella Sua vita”. E quindi
sono stato indotto a scriverLe anche per assicurarLe la mia
spirituale partecipazione e vicinanza. Soprattutto poi non potevo tacere i più
sentiti e affettuosi rallegramenti per i Suoi novant’anni, brillantemente portati :
ciò ci assicura che il Suo generoso ed elevato “magistero” continuerà a lungo,
proponendoci i suoi benefici effetti.
Suo
Giorgio Girelli
Presidente Emerito Conservatorio




San Giovanni in Marignano. La Pro Loco presenta il libro “I mulini idraulici della Bassa Valconca” di Delucca

 

La Pro Loco presenta il libro “I mulini idraulici della Bassa Valconca” di Oreste Delucca

Sabato 12 settembre alle ore 18 arriva l’evento di chiusura delle proposte estive marignanesi: viene presentato nell’Arena. Anche questo evento si realizza a cura della Pro Loco che si è occupata dell’intera rassegna e con il patrocinio del Comune di San Giovanni in Marignano.

Lo studio illustra la presenza e la diffusione dei mulini ad acqua nel nostro territorio dal Medioevo e ne testimonia la sopravvivenza fino agli anni ’80 del ventesimo secolo. Il libro, documentatissimo come è nello stile dell’autore, presenta, oltre alla descrizione del funzionamento del mulino e della sua diffusione nella Bassa Valconca, un imponente apparato iconografico con una preziosa raccolta di fotografie del Mulino Balzi di San Giovanni in Marignano risalenti al 1980, all’epoca ancora in attività, con interviste agli ultimi mugnai.

Al termine dell’incontro i produttori locali Frantoio Bigucci e Fattoria Poggio San Martino offrono una degustazione dei loro prodotti.

Oreste Delucca, riminese, da oltre quarant’anni è impegnato nello studio delle fonti d’archivio per documentare l’ambiente, l’economia, l’urbanistica, gli insediamenti, le strutture sociali della sua terra, con particolare riferimento ai secoli finali del Medioevo, quelli della Signoria malatestiana e del passaggio all’Età moderna. Membro della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna, della Società di Studi Romagnoli e della Società di Studi Storici per il Montefeltro, ha fatto della ricerca d’archivio una ragione di vita e dell’Archivio di Stato “una seconda casa”. Autodidatta, ha incentrato la sua curiosità e la sua ricerca su aspetti legati alla cultura materiale: l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la demografia e gli insediamenti, la vita e il lavoro della gente comune, le condizioni abitative, l’igiene, le istituzioni dedite alla salute e all’assistenza, le migrazioni, la giustizia, il fisco.

Afferma Aps Pro Loco: “Si tratta di un volume prezioso per la conoscenza del nostro territorio che raccoglie e preserva la testimonianza di tecnologie che hanno segnato e plasmato l’ambiente e l’economia locale. Siamo quindi orgogliosi di presentare il libro qui a San Giovanni insieme all’autore e di aver contribuito alla sua pubblicazione”.

Afferma l’amministrazione comunale: “Siamo convinti che lo studio della storia e delle nostre origini siano fondamentali e che non si conosca mai abbastanza. Siamo dunque davvero grati ad Oreste Delucca per questa nuova pubblicazione, a Edizioni La Piazza che da sempre sostengono la cultura locale e soprattutto alla nostra Pro Loco attiva su diversi fronti e sempre propositiva. In un anno così particolare ritornare alle origini, parlare di cultura e storia riveste un grande valore che noi tutti ci dobbiamo impegnare a preservare e diffondere”.




Misano Adriatico. Gelsi centenari: “Egregio signor Carlo Colaiacovo, perché ogni anno ci capitozza per la MotoGp? Non faremmo saltare nessuno””

I gelsi prima del taglio dei rami

 

LETTERA APERTA

Gelsi centenari: “Egregio signro Carlo Colaiacovo proprietario dell’autodromo Santamonica, buon giorno.

Siamo certi che lei non sappia nulla di quello che ci capita. Anzi.  Ogni anno veniamo  capitozzati dai suoi collaboratori per la MotoGp, ma noi non faremmo saltare nessuno a scrocco per la semplice ragione che i nostri rami sono troppo esili per essere usati come scaletta. Siamo lì, lungo via Ca’ Raffaelli (purtroppo addossati alla sua recinzione) da centinaia d’anni. Una volta le nostre foglie servivano per allevare il baco da seta; compito riservato a donne e bambini. Poi anche come cibo per le bestie nelle stalle. Insomma, eravamo utilissimi. ci permettiamo di dire che siamo la pianta che forse più rappresenta la Romagna. Anzi, nel dna fisico del romagnolo, tozzo e slanciato, sono saltate le nostre caratteristiche. Adornavamo l’aia delle case coloniche e dei filari delle viti. Senza rami, senza foglie, noi soffriamo. Sofferenza inutile che non va ad intaccare i suoi affari, che sono importanti anche dal nostro punto di vista. Papa Bergoglio afferma che l’uomo deve essere sensibile al creato; noi ne siamo una piccolissima parte. Caro Colaiacovo, ci scusi lo sfogo. Speriamo che questa nostra le possa giungere e che dall’anno prossimo ci faccia assaporare l’inverno. Poi saremmo felici di essere potati in febbraio.  Un caro saluto”.




San Leo (Rimini). La pala è attribuile a Sandro Botticelli per Annalisa Di Maria

 

La pala è attribuile a Sandro Botticelli

La scoperta è sostenuta dalla ricercatrice e studiosa d’arte Annalisa Di Maria

Un incontro ricco di emozioni domenica 6 settembre, a San Leo, nell’ambito della Giornata di Studi e Ricerca sulle Opere di Arte Sacra.

Sarebbe, infatti, attribuibile a Sandro Botticelli la Pala di San Leo. La sensazionale scoperta relativa all’opera conservata al museo di Arte Sacra della Città è sostenuta ed è stata rivelata ieri dalla studiosa d’arte Annalisa Di Maria, nella conferenza focalizzata sull’attribuzione dell’opera.

La studiosa e ricercatrice da anni si occupa di studi sul movimento artistico e culturale legato al neoplatonismo fiorentino e ai suoi massimi esponenti in ambito artistico.

Moltissimi i commenti positivi alla ricerca da lei condotta, in collaborazione con il dott. Andrea da Montefeltro e il Comune di San Leo.

Alla conferenza sono intervenuti le autorità, studiosi da tutta Italia e rappresentanti del Centro per l’UNESCO di Firenze, di cui la Di Maria è membro nel Comitato di esperti di Arte e Letteratura.

Durante il convegno sono stati illustrati i passi che l’hanno condotta a confermare l’attribuzione della tavola al grande maestro toscano Sandro Botticelli a cui seguirà una pubblicazione nella quale saranno messi in chiaro tutti gli studi di ricerca condotti.

Un mistero, dunque, svelato che attendeva da tempo di essere rivelato. E dalle parole della studiosa: “E’ giusto che quest’opera riacquisti il suo naturale splendore e che si prenda l’importanza che merita”.




Economia. Cpi in ogni quartiere: non sprechiamo i fondi NextGen

 

Tratto da lavoce.info

di Pietro Garibaldi, Professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Torino

Il dispiegamento senza precedenti di risorse europee è l’occasione giusta per provare a colmare l’atavica distanza tra domanda e offerta di lavoro in Italia. Una proposta per potenziare davvero i centri per l’impiego e non sprecare un’occasione storica.

Come investire le imponenti risorse dei Next Generation Eu Funds (NextGF) è una delle più importanti decisioni di politica economica che il governo dovrà assumere nelle prossime settimane, mesi e forse anni. Il paese non ha bisogno di investimenti poco significativi in ognuno dei suoi migliaia di comuni, ma di riforme per affrontare le sue grandi inefficienze. Uno dei nodi strutturali dell’Italia riguarda la distanza tra domanda e offerta di lavoro. Secondo le stime dell’Ocse, l’Italia è caratterizzata dal più alto indice di mismatch, un indicatore che tiene conto della differenza (in termini di skill e competenze) tra le caratteristiche della domanda di lavoro di cui le imprese hanno bisogno e le caratteristiche dei lavoratori in cerca di lavoro. Provare a migliorare l’efficienza allocativa del mercato del lavoro sarebbe un utilizzo saggio dei fondi europei. L’occasione dei NextGF è unica. Abbiamo a disposizione più di 200 miliardi tra prestiti europei e sussidi. Non possiamo sprecarli.

La tenuta dell’occupazione durante la pandemia

Per capire la posta in gioco, facciamo un passo indietro. Dallo scoppio della pandemia, l’intervento nel mercato del lavoro ha avuto due iniziative principali: il divieto di licenziamento e l’estensione della cassa integrazione a tutte le imprese, indipendentemente dal settore di appartenenza e dalla sua dimensione. A distanza di un quadrimestre, possiamo dire che i risultati sono stati tutto sommato positivi. Nonostante un crollo del Pil previsto su base annua di quasi il 10 per cento, l’occupazione ha per ora tenuto. Il tasso di occupazione è diminuito di poco più di un punto percentuale, dal 59 al 57,7 percento secondo le stime Istat di luglio 2020. I risultati negativi sono relativi all’occupazione a termine e all’occupazione giovanile. I primi sono crollati di 500 mila unità in sei mesi, mentre l’occupazione giovanile è diminuita rispetto a giugno 2019 di 250 mila unità, pari al 6 percento su base annua. Come ben sappiamo, la maggior parte dei giovani entra nel mercato con un contratto a termine.

La grande sfida è quella di come dare un futuro ai giovani. Mario Draghi lo ha detto chiaramente al meeting di Rimini ad agosto. Ursula von der Leyen e l’Europa hanno intestato il primo debito europeo alla prossima generazione. In Italia la disoccupazione giovanile è ora vicina al 30 percento e il rapporto tra disoccupazione giovanile e disoccupazione totale è sopra 3, uno dei valori più alti in Europa. Inoltre, i tempi medi della transizione scuola lavoro sono tra i più lunghi del continente. Non deve quindi sorprendere che l’indice di mismatch italiano sia tra i peggiori dell’Ocse.

I centri per l’impiego oggi

I NextGF devono essere destinati a grandi riforme strutturali che, ove necessario, possono richiedere spesa pubblica nel breve periodo. Una priorità assoluta dovrebbe essere quella di dare un ruolo preciso ai centri per l’impiego. Oggi quasi nessuno sa cosa siano, dove siano e a cosa servano. A Torino e Milano ve ne sono solo soltanto due. Oltre a essere pochi, i centri oggi hanno anche poche risorse. Una recente analisi dell’Anpal documentata da lavoce.info, mostra che le risorse umane sono poco qualificate (solo il 20 percento degli addetti è laureato) e con scarse dotazioni infrastrutturali (un addetto su cinque sostiene di avere un hardware a software inadeguato). Fortunatamente il problema è ben conosciuto dalla politica economica. Nel piano strutturale di riforme del 2019 sono previste 11.600 assunzioni per 1,2 miliardi. L’esperienza controversa dei navigator non deve scoraggiare a far sì che lo stato faciliti l’incontro tra domanda e offerta. Nel caso dei navigator e del reddito da cittadinanza, il vero fallimento è stato confondere e mischiare l’assistenza alla povertà con la ricerca di un lavoro adeguato.

Centri per l’impiego in ogni quartiere: come l’ufficio postale

Se utilizziamo bene i NextGF, i centri per l’impiego possono diventare come gli uffici postali: un ufficio in ogni quartiere che tutti sanno dove sia e a cosa serva. L’ufficio postale non è un luogo divertente, ma un posto necessario per accedere a un grande network. I centri per l’impiego dovranno essere il luogo principe per l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. Qualunque disoccupato frequenterà il centro non solo per essere profilato, formato quando necessario e disposto a testimoniare la sua disponibilità a lavorare. Entrerà nei centri soprattutto perché in quei luoghi e in quegli edifici troverà le informazioni sui posti vacanti adatti alle sue competenze. Al tempo stesso, ogni impresa dovrà contattare i futuri centri dell’impiego perché convinta di trovare il giusto lavoratore.

Serve creare un grande network digitale

Sia chiaro, un intervento di questo tipo richiede non solo edifici e personale qualificato, ma soprattutto un investimento infrastrutturale in creazione di database. Per quest’ultimo investimento è necessario un grande coordinamento tra regioni: è forse questa la vera difficoltà burocratica. Oggi i centri per l’impiego sono gestiti dalle singole regioni, e ciascuna regione tende ad avere il proprio database. Per aiutare la mobilità, la base di dati deve essere unica per il paese. Idealmente, una volta creata la rete, alla base dati potrebbero poi accedervi anche gli operatori privati. L’esperienza positiva di Germania e Giappone – due paesi con forti e capillari centri per l’impiego e scarsi problemi di disoccupazione giovanile – suggerisce che la strada è giusta.

L’occasione che abbiamo è unica. Possiamo investire per risolvere uno dei problemi strutturali del mercato del lavoro. Non sfruttarla sarebbe non solo un peccato veniale, ma quasi mortale.