Rimini. Compleanno di Fellini il 20 gennaio; sarebbero stati 101… Nelle librerie bella biografia di Rosita Copioli

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Federico Fellini

Compleanno di Fellini il 20 gennaio; sarebbero stati 101…

Nelle librerie biografia di Rosita Copioli

 

– Il prestigioso regista riminese Federico Fellini raccontato in libro da un altro prestigioso riminese, la poetessa Rosita Copioli. La biografia si intitola “Gli occhi di Fellini” (Vallecchi, 416 pagine, 28 euro). Reca, il volume, “uno scritto” di Pietro Citati, tra i più stimati intellettuali italiani.
– Il prestigioso regista riminese Federico Fellini raccontato in libro da un non meno prestigioso riminese, la poetessa Rosita Copioli. La biografia si intitola “Gli occhi di Fellini” (Vallecchi, 416 pagine, 28 euro). Reca, il volume, “uno scritto” di Pietro Citati, tra i massimi intellettuali italiani. Scrive Citati: “Lo trovo bellissimo: è un meraviglioso ritratto di Fellini, una toccante rievocazione di Rimini, una storia del cinema e della civiltà italiana nell’ultima guerra e, di scorcio, una storia del mondo. Racconta molteplici incontri: libri, rapporti con la letteratura, amici scrittori, artisti, sceneggiature, musiche, progetti editi e inediti: infiniti aspetti del lavoro, della personalità, delle passioni di Fellini attraverso tutti i film, man mano che lui si trasformava insieme a loro; insegue quel cinema fatto dalla luce – ‘pittura, ancor prima di essere letteratura o drammaturgia’ – e forma un’arte ‘mista’, quasi verso l’opera totale. Il lettore intelligente ci trova tutto ciò che desidera, sebbene non sia mai sazio della lettura. Rosita Copioli è uno dei migliori poeti italiani di oggi, sebbene non sia abbastanza conosciuta (ma, quando tutti esaltano scrittori mediocrissimi, chi conosce, chi legge, i veri poeti)”.
Il lavoro si divide in due parti. Nella prima, si racconta Fellini a 360 gradi: prima l’uomo, poi l’uomo di cultura che usa la magia dello schermo per aiutare a riflettere. L’autrice va ad incominciare con un aneddoto personale. Lo fa con precisione; ricorda anno, mese e giorno. Forse anche l’ora, ma non l’ha scritta. Siamo nel 1989: “(…) Alle due di pomeriggio di domenica 3 settembre mi giunse una telefonata: ‘Sono Federico Fellini…’. La voce era delicata pensai ad uno scherzo, e buttai giù il telefono. La voce richiamò. Era proprio lui. Da quel momento iniziò un’amicizia dove – soprattutto nei primi tempi – lui esercitò tutto il suo potere di sirena. Tra le telefonate e gli incontri – nel suo studio di corso Italia o nel mio a Rimini, ai ristoranti, a casa mia o in macchina – uno degli argomenti di conversazione più nutriente furono i libri.
Non che fosse l’unico argomento (…)”.
La seconda parte è una cronologia di storie e fatti attraverso i suoi lavori: “Film, libri nascosti, e non solo”. Non ci si può non fermare sul film forse più caro ai riminesi e non solo: Amarcord. “(…) Rimini e la sua popolazione: ‘La quale nelle vene ha sangue romano e celtico e un carattere esuberante, generoso, leale e tenace (…)’”. Ancora: “(…) Amarcord diventa il perfetto ritratto della provincia italiana – e non solo di quella italiana, visto che, di certo per la sua forza poetica – di film riesce a ‘passare’ perfino in altri continenti. Dall’altra, è il perfetto esempio di categorie del fascismo: quello storico e quello perenne. Paradossalmente, credo che sia proprio il carattere vernacolare a dargli verità geografica e storica. Insieme alla parodia della cultura fatta di indottrinamento e ignoranza, di stereotipi letterari e pigrizia, dà forma precisa, individuale e assoluta alla sua evidenza simbolica, di realtà che è contingente e si travalica. Il fascismo pesca nei fondi delle paure e dei desideri popolari, nei pregiudizi, nelle velleità, bello scaricare le responsabilità e le colpe, nella prepotenza e nella violenza, nell’incapacità di autonomia, di crescita libera: è il mettersi in gruppo uniti dal rito comune”.
Volume di valore, il quotidiano Repubblica gli ha dedicato le due pagine centrali; a firmarle Pietro Citati, storico collaboratore.
Fellini sa parlare al mondo, perché sa raccontare il borgo natio (Tolstoj). La professoressa Copioli pure.

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