Economia. Crediti deteriorati: gli scenari per affrontarli*

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Tratto da la voce.info

di Johannes Kasinger, capo del Policy Center del Leibniz Institute for Financial Research Safe
Jan Pieter Krahnen, professore di finanza presso il Leibniz Institute SAFE dell’Università Goethe di Francoforte
Steven Ongena, professore in Banking presso l’Università di Zurigo
Loriana Pelizzon, professoressa Ordinaria di Politica Economica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e di Diritto e Finanza presso il Leibniz Institute SAFE dell’Università Goethe di Francoforte
Maik Schmeling, professore di Finanza alla Goethe University di Francoforte e research fellow Cepr.
e Mark Wahrenburg, tenured professor e Chair of Banking and Finance presso la Goethe University di Francoforte.

Scadute moratorie e misure di sostegno, le banche europee dovranno presumibilmente affrontare un’ondata di crediti deteriorati. Mercati secondari del credito faciliterebbero la risoluzione delle crisi bancarie, come prevede la direttiva Brrd.

Analisi empirica dei livelli degli Npl

L’attuale crisi pandemica mette in difficoltà il sistema bancario lungo direttrici note e meno note. L’accumulazione di crediti deteriorati (o non-performing loans, Npl) nei bilanci delle banche è tipica delle crisi macroeconomiche che coinvolgono un intero paese, ma ci sono varie altre caratteristiche della pandemia che tipiche non sono: in primo luogo, le straordinarie differenze tra settori nell’impatto della crisi; in secondo luogo, il notevole sostegno fiscale ad aziende e famiglie; infine, l’elevata incertezza relativa alle conseguenze economiche di lockdown ripetuti.

La forte incertezza è anche la ragione per cui l’approccio dietro alle proposte di intervento sulla risoluzione degli Npl dovrebbe essere basato su scenari, cioè essere modellato come condizionale allo svolgersi degli eventi.

Nell’analisi empirica del nostro studio, basato sui dati disponibili più recenti (secondo trimestre 2020), troviamo che il capitale aggregato delle banche sembra essere sufficiente ad assorbire le potenziali perdite da Npl, anche in uno scenario avverso. Contrariamente a questi numeri aggregati, dai nostri risultati emerge però una sostanziale eterogeneità tra paesi, in termini sia della dimensione degli Npl sia della loro relazione con il capitale bancario (figura 1).

L’individuazione di una forte eterogeneità tra paesi suggerisce due problemi chiave, anche in completa assenza di fallimenti bancari. In primo luogo, i sistemi bancari nazionali meno capitalizzati sono particolarmente vulnerabili a situazioni di stretta creditizia, creando potenzialmente un rischio sistemico qualora una quota significativa dei crediti dovesse risultare deteriorata. In secondo luogo, c’è un rischio considerevole di “credito zombie” (cioè a imprese insolventi) da parte delle banche in risposta alla quota elevata di Npl e al capitale di rischio insufficiente. Qualsiasi misura adottata per affrontare i futuri Npl dovrebbe tenere conto di queste considerazioni.

Insieme all’elevata incertezza sull’andamento futuro della pandemia e alla disponibilità limitata di dati, ciò implica che è troppo presto per escludere scenari molto seri con livelli sostanziali di rischio sistemico, in cui l’intervento pubblico sarebbe giustificato. Suggeriamo quindi ai legislatori di pianificare per tempo e di prepararsi al peggio, al fine di stroncare sul nascere una crisi bancaria sistemica. Tuttavia, ci sono buone ragioni per cui le misure adottate per fronteggiare un possibile problema con gli Npl dovrebbero partire dall’interno del sistema bancario.

Lezioni dalle crisi passate

Per trovare una strategia efficace ed efficiente, esaminiamo le crisi precedenti e ne traiamo lezioni per identificare, riconoscere e risolvere gli Npl che probabilmente saranno importanti durante la pandemia da Covid-19.

Durante una crisi finanziaria ed economica, alcune imprese faticano a sopravvivere, generando un aumento degli Npl nei bilanci delle banche. In questi periodi e nel caso di incentivi inadeguati per le banche, queste tendono a procrastinarne l’identificazione e il riconoscimento, nel tentativo di dilazionarne la dichiarazione nel conto economico e nascondere così la perdita di capitale. Questo comportamento può portare a continuare a finanziare aziende insolventi, il cosiddetto credito zombie, e a ritardare tentativi di ristrutturazione dell’impresa, con conseguenze negative per la crescita economica.

I problemi sono ulteriormente esacerbati, impedendo l’avvio di misure più auspicabili, come rinegoziazioni interne o la transizione a soluzioni più di mercato, se la tolleranza perdura troppo a lungo.

I conseguenti costi per la società giustificano una generale raccomandazione a promuovere una gestione proattiva degli Npl, che miri a introdurre i giusti incentivi per la ristrutturazione al livello dell’impresa, ma anche della banca. Per evitare credito zombie e zombizzazione delle banche, regolatori e legislatori devono assicurare che queste valutino realisticamente gli attuali valori dei crediti, per esempio tramite asset qualityreview (Aqr) efficaci, stress test e regole contabili adeguate, come per esempio il nuovo standard Ifrs 9. In particolare, ciò promuoverà anche l’identificazione tempestiva e il riconoscimento degli Npl nei bilanci delle banche.

Il ruolo del mercato secondario del credito

Spingere le banche verso un riconoscimento tempestivo degli Npl promuove altresì lo sviluppo dei mercati secondari del credito, come discusso nel piano d’azione della Commissione europea per “affrontare i crediti deteriorati in seguito alla pandemia da Covid-19”. Più alto sarà il prezzo di cessione degli Npl, che sia direttamente tramite vendita sul mercato o tramite una fusione bancaria, più bassa sarà l’eventuale perdita di capitale subita dalla banca cedente. Un mercato secondario del credito forte e ben sviluppato contribuisce perciò alla stabilità del settore bancario e ha il potenziale per essere una componente rilevante di una efficace risoluzione degli Npl. Inoltre, migliora la disponibilità di informazioni sulla qualità dei crediti per investitori e cedenti allo stesso modo.

Siccome un mercato secondario del credito accrescerebbe il valore delle opzioni alternative e aumenterebbe l’informazione a livello del mercato, possiamo anche prevedere un effetto di retroazione positiva tra il mercato del credito secondario e il funzionamento della Bank Recovery and Resolution Directive (Brrd). Perciò, se l’aumento degli Npl nei bilanci delle banche sarà contemporaneo e significativo, alcune banche perderanno il loro capitale e potrebbero dover uscire dal mercato, come previsto dal Meccanismo unico di risoluzione (Srm). Più sviluppato, liquido e trasparente sarà il mercato secondario del credito, più sarà facile ottenere prezzi relativamente alti per i crediti e più sarà bassa, in ultima istanza, la perdita di capitale delle banche dovuta agli Npl. Di conseguenza, bisogna fare tutto il possibile per facilitare il funzionamento di un mercato secondario del credito, inclusi un aumento della trasparenza e l’accesso ai dati sui portafogli di prestiti e sui prezzi di scambio.

L’eventualità di un rischio sistemico

Se invece si ipotizza uno scenario pandemico estremamente grave, tutte o buona parte delle banche perderebbero il capitale simultaneamente. Ciò porterebbe potenzialmente a svendite, dal momento che tutte le banche si troverebbero dal lato delle vendite del mercato secondario del credito. Lo squilibrio che ne risulterebbe potrebbe compromettere il ruolo di sostegno del mercato secondario del credito alle banche con Npl. Infatti, un mercato secondario del credito sbilanciato sulle vendite peggiorerebbe ancor più la situazione delle banche, in quanto la conseguente prezzatura dei crediti originerebbe una spirale depressiva, andando a colpire la valutazione dei crediti in bilancio anche per banche altrimenti sane. Potrebbe perciò svilupparsi una dinamica auto-rinforzante di prezzi in caduta nel mercato secondario, calo nei valori delle attività creditizie e perdite di capitale che destabilizzerebbe l’intero sistema finanziario.

Questo processo è riassunto nella dicitura di rischio sistemico, una situazione in cui le proprietà di autoguarigione del mercato non possono operare. Un evento di rischio sistemico, infatti, è un’esternalità, che richiede un salvataggio pubblico. Il sostegno pubblico alle banche potrebbe dunque essere giustificato, perché un processo di ristrutturazione lasciato ai mercati secondo le regole della Brrd potrebbe non essere più fattibile.

Tuttavia, il sostegno pubblico può avere diverse forme. Per ragioni di sostenibilità, erogare fondi di salvataggio direttamente alle banche potrebbe non essere la soluzione ottimale. Sussidi diretti alle imprese e ai debitori sostenibili sembrano a nostro avviso più ragionevoli, in quanto ridurrebbero gli incentivi negativi nel settore bancario e si seguirebbe la Brrd. Di conseguenza, qualunque piano per gestire gli Npl dovrebbe considerare la ristrutturazione e la risoluzione bancaria come l’alternativa, con ogni probabilità la migliore alternativa, alla ricapitalizzazione o ad altre misure di salvataggio.

* Questo articolo è una traduzione non ufficiale di estratti del documento informativo “Non-performing Loans – New risks and policies?”, commissionato dal Comitato per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo, che ne detiene i diritti d’autore. Una versione simile del documento è riportata anche su Vox.eu.

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