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Provincia di Rimini. Covid: 68 nuovi positivi (40.431 il totale). Terapia intensiva: 7. Decessi: uno

di Marino Bonizzato

 

AGGIORNAMENTO DEL 9 SETTEMBRE 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Covid: 68 nuovi positivi (40.431 il totale). Terapia intensiva: 7. Decessi: uno

 

 

Emilia Romagna
Coronavirus, 449 nuovi positivi su oltre 30mila tamponi (1,5%). Aumentano i guariti, diminuiscono ancora i casi attivi. Stabili i ricoveri
Età media dei nuovi positivi 38,3 anni. Tre decessi. Vaccinazioni: 6 milioni e 68mila dosi somministrate
Bollettino Coronavirus 9 settembre 2021Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 416.228 casi di positività, 449 in più rispetto a ieri, su un totale di 30.175 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore (1,5%).

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, estesa a tutti i cittadini sopra i 12 anni di età. Il conteggio progressivo delle somministrazioni di vaccino effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quanti sono i cicli vaccinali completati. Tutte le informazioni sulla campagna: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 6.068.753 dosi; sul totale sono 2.856.421 le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei 449 nuovi contagiati, 125 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.
Complessivamente, tra i nuovi positivi 151 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 236 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 38,3 anni.

Sui 125 asintomatici, 79 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 3 con lo screening sierologico, 26 tramite i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 2 con i test pre-ricovero. Per 15 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 94 nuovi casi, seguita da Reggio Emilia (71). Poi Rimini (68) e Bologna (62); quindi Parma (40), Ravenna (27), Ferrara (25), Piacenza (20). Infine, Forlì (16), Cesena e il Circondario Imolese (entrambe con 13).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 11.450 tamponi molecolari, per un totale di 5.615.984. A questi si aggiungono anche 18.725 tamponi antigenici rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 534 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 387.807. Diminuiscono i casi attivi, cioè i malati effettivi, che oggi sono 15.022 (-88 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 14.575 (-87), il 97% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano tre decessi: 1 in provincia di Parma (un uomo di 81 anni), 1 in provincia di Bologna (una donna di 88 anni), 1 nel riminese (una donna di 92 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia, i decessi in regione sono stati 13.399.

Invariato, rispetto a ieri, il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva (45); 402 quelli negli altri reparti Covid (-1).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 4 a Piacenza (+1 rispetto a ieri), 4 a Parma (-1), 4 a Reggio Emilia (+1), 5 a Modena (-1), 12 a Bologna (+1), 2 a Imola (invariato), 5 a Ferrara (-1), 1 a Ravenna (invariato), 1 a Forlì (+1), 7 a Rimini (invariato). Nessun ricovero in terapia intensiva a Cesena (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 25.784 a Piacenza (+20 rispetto a ieri, di cui 9 sintomatici), 31.487 a Parma (+40, di cui 26 sintomatici), 50.351 a Reggio Emilia (+71, di cui 50 sintomatici), 70.343 a Modena (+94, di cui 63 sintomatici), 87.376 a Bologna (+62, di cui 50 sintomatici), 13.324 casi a Imola (+13, di cui 7 sintomatici), 25.214 a Ferrara (+25, di cui 14 sintomatici), 32.700 a Ravenna (+27, di cui 24 sintomatici), 18.142 a Forlì (+16, di cui 13 sintomatici), 21.076 a Cesena (+13, di cui 11 sintomatici) e 40.431 a Rimini (+68, di cui 57 sintomatici).




Rimini. Sgr, premiata con il Welfare index pmi (attenzione verso collaboratori e territorio)

La cerimonia

 

Sgr, premiata con il Welfare index pmi (attenzione verso collaboratori e territorio).

Micaela Dionigi: “La centralità del personale impiegato nel Gruppo è il cardine della strategia di sviluppo”.

Anche quest’anno Gruppo SGR si conferma Welfare Champion nell’ambito della sesta edizione di Welfare Index PMI, l’indice che valuta il livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane. Per Gruppo SGR un ulteriore riconoscimento prestigioso: la Menzione Speciale Welfare di Comunità. La cerimonia di consegna dei riconoscimenti s’è svolta questa mattina a Roma, nel Teatro Eliseo, preceduta dalla presentazione del rapporto 2021.

È stato Demis Diotallevi, vice-direttore generale del Gruppo SGR, ad intervenire alla cerimonia con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando e l’onorevole Anna Ascani, sottosegretaria di Stato al ministero dello Sviluppo Economico impegnati nella consegna dei premi.

“Siamo orgogliosi di esserci distinti anche quest’anno all’interno di questa prestigiosa ricerca che approfondisce un tema a noi caro come il welfare aziendale – dice Micaela Dionigi, presidente del Gruppo SGR –. In particolare è motivo di grande soddisfazione l’aver ricevuto la Menzione Speciale Welfare di Comunità. La centralità dei nostri dipendenti è da sempre il cardine della strategia aziendale, così come l’impegno verso il cliente e l’attenzione al territorio in cui operiamo e sul quale cerchiamo di lasciare un’impronta significativa in termini di risorse e azioni”.

È la quarta volta che il Gruppo SGR è premiato col prestigioso riconoscimento, risaltando sulle oltre 6.000 imprese italiane valutate. Il rating di 5W – Welfare Champion, il livello massimo che identifica le aziende, 105 quest’anno, premia le aziende che si sono maggiormente distinte nelle iniziative realizzate per i dipendenti, in vari ambiti.

In questa edizione Gruppo SGR ha inoltre ricevuto la Menzione Speciale Welfare di Comunità, una delle cinque Menzioni Speciali assegnate alle aziende che, nelle aree oggetto di menzione, hanno colpito il Comitato Scientifico con le proprie iniziative.

 

CHE COS’È WELFARE INDEX PMI

Welfare Index PMI è l’indice che valuta il livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane. Per realizzare l’indice vengono intervistate aziende italiane di tutti i settori produttivi in merito alle iniziative da loro realizzate per i dipendenti in vari ambiti.

La metodologia di ricerca e di costruzione dell’indice sono sottoposte al controllo del Comitato Guida, costituito da Generali Italia, Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e da esperti dell’industria e del mondo accademico.

L’indagine e l’elaborazione dell’indice sono effettuati dalla società Innovation Team.

La valutazione tiene conto di tre fattori: l’ampiezza e il contenuto delle iniziative attuate per ognuna delle 12 aree del Welfare Aziendale, il modo con cui l’azienda coinvolge i lavoratori e gestisce le proprie scelte di Welfare, l’originalità delle iniziative e la loro distintività nel panorama italiano.




Provincia di Rimini. Emilia Romagna, vaccini anti-Covid: ciclo completo per il 74% (una dose per l’83%)

Bologna, sede della Regione

 

Vaccini anti-Covid, in Emilia-Romagna ciclo completato per il 74% delle persone, almeno una dose per l’83%
3 milioni di immunizzati. Balzo in avanti nelle somministrazioni ai più giovani: prima dose al 66,4% dei 12-19enni
Vaccino astrazenecaSono quasi 3 milioni gli emiliano-romagnoli che hanno completato il ciclo di vaccinazione anti Covid-19: un numero che, rapportato alla platea complessiva delle persone vaccinabili, quindi quelle dai 12 anni compiuti in su, alza la percentuale di copertura con seconda dose in regione al 74,4%, e all’82,7% considerando coloro che hanno ricevuto almeno una dose.

In particolare, queste le percentuali di copertura per fasce d’età: 12-19 anni, prima dose 66,4% e seconda dose 46,3%, aumentata di 6 punti percentuali nell’ultima settimana (era al 40% lo scorso 2 settembre); fascia 20-29, prima dose 81,5% e seconda 63,2%; 30-39 anni 74,4% prima e 60,7% seconda; 40-49 anni 75,5% e 66.6%; 50-59 anni 83,6% prima e 78,8% seconda; 60-69 anni 88,8% prima e 86,6% seconda; 70-79 anni 92,8% prima e 91,0% seconda; over 80: 99,5% prima dose e 97,6% seconda.

Nell’occasione, è stato anche confermato che la Regione è pronta a riconsegnare le dosi di vaccino AstraZeneca in giacenza, come richiesto dalla stessa Struttura Commissariale. Delle 139.600 attualmente disponibili sul territorio regionale, 131.200 non utilizzate e in scadenza a fine ottobre saranno restituite, e verranno prelevate direttamente dalla Struttura commissariale. Circa 1.260 dosi vengono trattenute perché destinate, come previsto dalla programmazione del piano vaccinale, a completare il ciclo con la somministrazione delle seconde dosi per cittadini che hanno già in programmazione la seconda dose, e le rimanenti 7mila vengono conservate per il proseguimento della campagna vaccinale per le categorie cui AstraZeneca è indicato.




Economia. Ripresa tedesca: i meriti del taglio dell’Iva

Vignetta di Cecco

 

Tratto da lavoce.info

DI ALBERTO CHIUMENTO, laureato in Scienze dell’Economia all’Università Cattolica di Milano scrive per alcune testate nazionali

All’uscita dal primo lockdown, la Germania ha sostenuto la sua economia facendo ricorso anche allo strumento della riduzione temporanea dell’Iva. Un intervento inusuale, reso efficace dal comportamento delle imprese. I riflessi sull’inflazione.

Il taglio temporaneo dell’Iva

Il 3 giugno 2020 il governo tedesco annunciò un piano di aiuti per sostenere la popolazione e l’economia dal valore di 130 miliardi di euro. L’intervento, che seguiva un primo sostegno statale stanziato a marzo, mirava a facilitare la ripresa dopo le limitazioni imposte per evitare la diffusione del Coronavirus.

Le principali forme di sostegno prevedevano per le famiglie un’indennità una tantum da 300 euro a figlio, il cui costo totale è stato di 4,3 miliardi di euro; per le imprese la possibilità di rinviare il pagamento delle tasse; e per i comuni circa 10 miliardi di euro da investire nella spesa pubblica e nelle infrastrutture.

A sorpresa, il governo introdusse anche una riduzione temporanea dell’Iva nel tentativo di rilanciare i consumi: dal 1° luglio 2020 fino al 31 dicembre 2020 l’Iva ordinaria venne abbassata dal 19 al 16 per cento e l’imposta ridotta, che si applica in particolare a molti tipi di alimenti e bevande, passò dal 7 al 5 per cento, con un costo previsto per lo stato di 20 miliardi di euro.

L’obiettivo era stimolare la domanda interna attraverso la creazione di incentivi per spingere i consumatori ad anticipare le loro spese. Secondo la teoria economica, questo può avvenire se il taglio dell’Iva raggiunge i consumatori attraverso una riduzione del prezzo finale dei beni. Le imprese – sulle quali il governo non può intervenire – hanno quindi un ruolo chiave: possono sia abbassare i prezzi di vendita trasmettendo lo stimolo fiscale ai consumatori e dunque all’intero sistema economico oppure mantenere i prezzi fissi, aumentando i propri margini di ricavo. Per esempio, Starbucks scelse la seconda opzione: dopo la riduzione dell’Iva la società dichiarò l’intenzione di non modificare i suoi prezzi, dirigendo però parte dei maggiori guadagni sui dipendenti, aumentandone gli stipendi.

A distanza di nove mesi dalla conclusione del progetto, e a poche settimane dalle elezioni federali, che efficacia ha avuto sull’economia la scelta del governo tedesco?

Perché ha funzionato

Ridurre l’Iva è una misura di politica economica non convenzionale, adottata raramente dai governi nazionali, anche per via dell’elevato costo. È la particolarità della crisi dovuta al Covid, in cui molti settori economici sono stati costretti a fermarsi per mesi, che ha spinto Berlino a utilizzarla.

In precedenza, l’esempio più importante di taglio dell’Iva temporaneo proviene dal Regno Unito. Il governo britannico decise di ridurre l’Iva di 2,5 punti percentuali per 13 mesi poco dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008. Durante la crisi pandemica, invece, il Regno Unito non ha ripetuto la stessa scelta e ha abbassato l’Iva in modo mirato, solo nel settore dell’ospitalità.

In Germania, l’Iva ordinaria si applica a quasi due terzi dei beni che compongono il paniere su cui si calcola l’indice Hicp dell’inflazione, compresi ad esempio i prodotti del settore energetico. L’Iva ridotta, invece, riguarda circa il 15 per cento dei beni, prevalentemente cibi e bevande.

La Bundesbank stimava che qualora le aziende avessero passato in modo completo lo stimolo ai consumatori attraverso la modifica dei prezzi, l’indice Hicp sarebbe diminuito di 1,8 punti percentuali nei mesi tra luglio e dicembre.

Per giudicare l’efficacia della decisione tedesca è necessario guardare contemporaneamente a due aspetti: le variazioni dei prezzi e l’andamento dei consumi.

La variazione dei prezzi permette di capire quanto lo stimolo dovuto all’abbassamento dell’Iva abbia raggiunto i consumatori. Osservare solo l’inflazione, che in Germania è calata durante tutti i sei mesi di riduzione dell’Iva, non è però sufficiente poiché la dinamica dei prezzi dipende da numerosi fattori.

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Per isolare l’effetto che il taglio dell’Iva ha generato sui prezzi, l’economista Clemens Fuest ha confrontato i prezzi dei beni dei supermercati tedeschi con quelli dell’Austria, paese in cui l’Iva non è stata ridotta, ma dove le riaperture hanno seguito una dinamica simile a quella tedesca. I beni considerati rappresentavano più del 25 per cento della spesa totale delle famiglie tedesche. Il lavoro di Fuest mostra che i prezzi sono diminuiti dell’1,3 per cento, suggerendo che quasi il 70 per cento della riduzione dell’Iva sia stata trasmessa ai consumatori. I prezzi sono poi risaliti nella prima settimana del 2021, ma meno di quanto fossero diminuiti: ne consegue che i produttori hanno passato buona parte della riduzione dell’Iva ai consumatori finali, mentre il ripristino delle aliquote Iva non ha avuto un effetto altrettanto forte.

La trasmissione dello stimolo ai consumatori è avvenuta in modo simile anche nel settore dei carburanti, dove si è propagato circa l’80 per cento della riduzione dell’Iva, come dimostrano Felix Montag e Monika Schnitzer, che hanno confrontato i prezzi di diesel e benzina tedeschi con quelli francesi, non sottoposti a modifiche nell’Iva.

Entrambe le analisi mostrano inoltre che nei settori più concorrenziali, dove l’attenzione per il prezzo è superiore, la trasmissione del taglio dell’Iva sui prezzi finali è stata maggiore. Invece nei mercati in cui è presente un numero minore di aziende i prezzi sono diminuiti di meno e dopo il ripristino dell’Iva alle aliquote standard sono tornati rapidamente al livello iniziale, mentre sono aumentati in modo più contenuto nei mercati con molti concorrenti.

Anche secondo la Bundesbank i consumatori sono stati raggiunti dallo stimolo fiscale: la banca centrale tedesca stima che la modifica dell’Iva si sia trasferita per il 60 per cento del suo peso sull’indice Hicp. L’effetto si è propagato attraverso quasi tutti i prodotti alimentari e quelli industriali, mentre i servizi si sono dimostrati più rigidi.

L’andamento dei consumi

Il secondo aspetto da analizzare riguarda i consumi, che hanno registrato un aumento nel periodo di riduzione dell’Iva. Secondo Destatis, l’ufficio di statistica nazionale tedesco, col tempo è aumentata la percentuale di persone che, grazie alle condizioni di prezzo favorevoli, hanno anticipato un “acquisto o una spesa importante”, passando dal 15 per cento degli intervistati di agosto al 20 per cento di dicembre. In particolare, sono state le famiglie con figli a sfruttare maggiormente l’opzione: il 30 per cento circa ha dichiarato di voler anticipare una spesa programmata, un effetto in parte legato anche al bonus di 300 euro. Gli acquisti anticipati hanno riguardato in particolare gli elettrodomestici come televisioni, frigoriferi e computer.

La riduzione temporanea dell’Iva sembra quindi avere contribuito a facilitare la ripresa economica tedesca.

L’aumento inflattivo previsto dalla Bundesbank sia per il ripristino del valore originario dell’Iva sia per il miglioramento delle condizioni sanitarie ha per ora rispettato le aspettative, che lo ponevano intorno all’1 per cento nei primi mesi del 2021 e al 3 per cento nella seconda parte del 2021. Mentre buona parte dell’ampio (e inaspettato) aumento dell’inflazione che la Germania ha vissuto a gennaio 2021, passando da -0,7 per cento a 1,6 per cento, è da imputare, secondo Destatis, a motivi statistici: i pesi alla base dell’indice Hicp vengono aggiornati ogni anno nel mese di gennaio e la pandemia ha modificato fortemente la composizione dei consumi, con la crescita della spesa per cibo e il crollo di quella per servizi, abbigliamento e turismo.

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Santarcangelo di Romagna. Addio a Paesini, partigiano di 99 anni

Werter Paesini col sindaco Alice Parma

 

Addio a Werter Paesini, partigiano di 99 anni;  si è spento nella notte. Era cerimoniere ufficiale del Comune e decano delle associazioni combattentistiche. Reduce di guerra e partigiano all’estero, era stato insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di Ufficiale.

Nato il 3 ottobre 1922 a Santarcangelo, fu chiamato alle armi nel gennaio 1942 e destinato in Albania. Dopo l’8 settembre 1943, insieme a numerosi commilitoni, si unì ai partigiani albanesi, combattendo nelle fila della Resistenza locale fino al settembre 1944, per poi unirsi alla brigata italiana “Antonio Gramsci”. In seguito prestò servizio presso il circolo “Giuseppe Garibaldi” di Tirana, base operativa per il salvataggio e il rimpatrio dei soldati italiani dispersi in territorio albanese, che in meno di un anno riuscì a far tornare in Italia circa 13.000 connazionali. Tornato a Santarcangelo nel luglio del 1945, Paesini non ha mai abbandonato la vocazione incontrata al circolo “Garibaldi”, proseguendo il suo impegno nell’Associazione Combattenti e Reduci della Seconda Guerra mondiale e nell’Associazione Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra, delle quali ha presieduto fino alla fine le sezioni santarcangiolesi.

Insignito dei titoli di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2004 e del titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Sergio Mattarella nel 2017, a Paesini l’Amministrazione comunale aveva conferito nel 2012 una Benemerenza “per l’impegno civile profuso quotidianamente divulgando i valori della pace, della fratellanza e della memoria”. Attivo partecipante ai lavori del Comitato cittadino antifascista di Santarcangelo, in collaborazione con l’Amministrazione comunale Paesini aveva promosso la realizzazione della “Stele degli addii” presso il Cimitero centrale della città nel 2005, nonché del “Viale delle Rimembranze” nel vialetto di accesso allo stesso Cimitero, inaugurato nel 2011 con i cippi commemorativi dedicati ai santarcangiolesi caduti nelle due guerre mondiali. Cerimoniere ufficiale del Comune per le cerimonie istituzionali, era solito guidare i cortei del 25 Aprile e del IV Novembre per poi presentare gli interventi dal palco.

Così Werter Paesini sintetizzava il proprio impegno: “Grazie ai miei amici e alla mia famiglia sono riuscito a reintegrarmi nella vita di tutti i giorni, ma sentivo che dovevo fare qualcosa di più. Per questo sono entrato nelle associazioni per i reduci e i dispersi e ho dato il mio contributo, soprattutto perché molti miei amici erano morti e mi sentivo in dovere verso di loro e delle loro famiglie. Mi occupai di molti incarichi, soprattutto dell’aiuto alle vedove e agli orfani di guerra per tutte e due le guerre mondiali. Aiutare queste persone è per me molto importante e il mio scopo è mantenere vivo nelle persone il ricordo dei soldati caduti in guerra”.




Cattolica. Politiche per la salute, arriva l’assessore regionale Donini

Raffaele Donini

 

Politiche per la salute, arriva l’assessore regionale Raffaele Donini venerdì 10 settembre, alle 21 presso la sala conferenze della Casa del Pescatore. Ha organizzato il Pd di Cattolica; è un confronto pubblico dove si parlerà di sanità. Presente anche la candidata sindaca del centrosinistra Franca Foronchi, che ragionerà su un settore strategico per la vita delle persone, ancora di più in questo particolare momento storico.

“Per il PD il tema della sanità, insieme alla scuola e al lavoro, che nel nostro territorio è sinonimo di turismo, commercio, pesca e industria, è una priorità nell’agenda politica e nel programma elettorale – dichiara Alessandro Belluzzi segretario PD Cattolica. Sulla base di questo abbiamo ritenuto utile costruire momenti di confronto pubblico con i vari Assessori Regionali di riferimento e la candidata sindaca Foronchi, venerdì 24 settembre alle h.18.30 arriveranno a Cattolica l’assessore Regionale al Turismo, Commercio Andrea Corsini e al Bilancio Paolo Calvano, proprio perché la Regione è uno snodo strategico per scelte ed investimenti che toccano da vicino i territori e i suoi cittadini. Questa pandemia ci ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale il settore della sanità e il personale che ci lavora ed è per questo che devono essere fatti tutti gli sforzi non solo per preservare ma anzi per valorizzare i presidi territoriali e le sue competenze professionali che nel nostro caso si chiamano ospedale Cervesi ed RSA, ricordo che il primo è un punto di riferimento per tutta la Valconca e territori vicini marchigiani come Gabicce Mare e Gradara”.