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Provincia di Rimini. Covid: 70 nuovi positivi (40.062 il totale). Terapia intensiva: 6. Decessi: nessuno

di Marino Bonizzato

 

AGGIORNAMENTO DEL 2 SETTEMBRE 2021, ORE 12

 

 

Provincia di Rimini

Covid: 70 nuovi positivi (40.062 il totale). Terapia intensiva: 6. Decessi: nessuno

 

Emilia Romagna

Coronavirus, l’aggiornamento: 529 nuovi positivi su 28.109 tamponi (1,9%). Aumentano ancora i guariti (+297)
Stabili i ricoveri (-2), un decesso a Ferrara. Vaccinazioni: oltre 5 milioni e 900mila dosi somministrate
Bollettino Coronavirus 2 settembre 2021Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 412.791 casi di positività, 529 in più rispetto a ieri, su un totale di 28.109 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 1,9%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, estesa a tutti i cittadini sopra i 12 anni di età. Il conteggio progressivo delle somministrazioni di vaccino effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quanti sono i cicli vaccinali completati. Tutte le informazioni sulla campagna: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/.

Alle ore 14 sono state somministrate complessivamente 5.903.432 dosi; sul totale, 2.741.559 sono le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 210 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 193 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 271 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 34,8 anni.

Sui 210 asintomatici, 141 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 1 con gli screening sierologici, 44 tramite i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 5 con i test pre-ricovero. Per 19 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 116 nuovi casi, seguita da Reggio Emilia (79) e Rimini (70); poi Bologna (57), Parma (44), Ferrara (37) e Piacenza (36); quindi Ravenna (31), Cesena (29) e Forlì (22) e, infine, il Circondario Imolese (8).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 11.020 tamponi molecolari, per un totale di
5.546.820. A questi si aggiungono anche 17.089 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 297 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 383.462.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 15.957 (+231 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 15.521 (+233), il 97,3% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registra un decesso a Ferrara: un uomo di 74 anni.

In totale, dall’inizio dell’epidemia, i decessi in regione sono stati 13.372.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 48 (-3 rispetto a ieri), 388 quelli negli altri reparti Covid (+1).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 3 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri); 6 a Parma (invariato); 3 a Reggio Emilia (+1 rispetto a ieri); 8 a Modena (-3); 12 a Bologna (-1); 1 a Imola (invariato); 6 a Ferrara (invariato); 1 a Ravenna (invariato); 2 a Cesena (invariato); 6 a Rimini (invariato). Nessun ricovero a Forlì (come ieri).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 25.537 a Piacenza (+36 rispetto a ieri, di cui 16 sintomatici), 31.122 a Parma (+44, di cui 21 sintomatici), 49.940 a Reggio Emilia (+79, di cui 52 sintomatici), 69.735 a Modena (+116, di cui 62 sintomatici), 86.775 a Bologna (+57, di cui 49 sintomatici), 13.242 casi a Imola (+8, di cui 3 sintomatici), 25.022 a Ferrara (+37 di cui 14 sintomatici ), 32.394 a Ravenna (+31, di cui 21 sintomatici), 18.032 a Forlì (+22, di cui 14 sintomatici), 20.930 a Cesena (+29, di cui 25 sintomatici) e 40.062 a Rimini (+70, di cui 42 sintomatici).

 




Rimini. Guardia di Finanza provincia di Rimini, il comandante Garaglio lascia a Coscarelli

Passaggio delle consegne

 

Cambio di vertice della Guardia di Finanza della provincia di Rimini.

Il colonello Antonio Giuseppe Garoglio dopo 6 anni cede il testimone ad Alessandro Coscarelli.

Cerimonia questa mattina, presso la Caserma sede del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, in via Augusto Grassi 10, alla presenza del Procuratore della Repubblica, dottoressa Elisabetta Melotti, del Prefetto vicario, Dottoressa Patrizia Claudia De Angelis e del Sindaco, Dott. Andrea Gnassi – la cerimonia di avvicendamento nella carica di comandante provinciale della Guardia di Finanza tra il Colonnello t. ISSMI Antonio Giuseppe Garaglio e il Col. t. ST Alessandro Coscarelli, nuova guida del Comando riminese delle Fiamme Gialle.
Sono intervenuti all’evento il Comandante del Reparto Operativo Aeronavale di Rimini e tutti i Comandanti e gli ufficiali dipendenti dal Comando Provinciale di Rimini, insieme ad una folta rappresentanza di Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri dei Reparti della Guardia di Finanza operanti nella provincia (Comando Provinciale, Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini, Gruppo di Rimini e Tenenza di Cattolica); alla cerimonia hanno presenziato anche i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia in congedo – Sezioni di Rimini e Riccione.
Il Colonnello Garaglio – titolato “ Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze” – giunto a Rimini l’8 settembre 2015, nel lasciare stamane il Comando Provinciale di Rimini per accingersi ad andare a ricoprire il nuovo importante incarico di Comandante Provinciale di Asti, ha salutato e ringraziato le Autorità intervenute e rivolgendosi a tutti i Finanzieri della provincia, esprimendo sentimenti di stima e considerazione per i successi operativi degli ultimi 6 anni specie nell’attività di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dalla criminalità, li ha ringraziati per tutto quanto hanno fatto e per quello che continueranno a fare, per il bene dei cittadini e a tutela del bilancio dell’Unione Europea, dello Stato e degli Enti locali, nel rispetto delle leggi e onorando gli impegnativi compiti affidatigli, collaborando costantemente l’Autorità Giudiziaria e le autorità istituzionali, in unità di intenti con tutte le forze di polizia. Garaglio ha dato il benvenuto ed augurato infine ogni bene e fortuna al nuovo comandante provinciale, il Colonnello t. ST Alessandro Coscarelli, che arriva dalla Sicilia dove ha retto per 4 anni l’incarico di Comandante del Gruppo di Palermo.
Coscarelli, 53 anni, di Grosseto, coniugato con 2 figlie, nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di comando, sia operativi che di staff, in tutti i settori caratterizzanti l’attività istituzionale del Corpo con esperienze anche all’estero.
Titolato “Corso Superiore di Polizia Tributaria”, abilitato all’esercizio della professione forense e di dottore commercialista, nonché all’insegnamento di discipline giuridiche ed economiche, il Colonnello Coscarelli è laureato in Giurisprudenza, Economia Aziendale, Scienze Politiche e Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria con master nei settori giuridico, economico e del management. Già Cultore Universitario di Politica Economica, è iscritto al Registro dei Revisori Contabili ed autore di numerosi manuali ed articoli professionali.




Economia. Fed, una exit strategy rassicurante

Vignetta di Cecco

 

Tratto da lavoce.info

DI ANGELO BAGLIONI, professore ordinario di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano

A Jackson Hole il presidente della Fed ha annunciato l’uscita dal Quantitative easing, ma i mercati festeggiano. Il merito è della chiarezza e della gradualità della exit strategy. La Bce potrebbe ricavare indicazioni utili dalle scelte americane.

L’annuncio di Powell

Il presidente della banca centrale americana, Jerome Powell, nel suo intervento al convegno di Jackson Hole del 27 agosto, ha annunciato che la Fed è orientata ad avviare entro la fine di quest’anno l’uscita dal programma di acquisto su larga scala di attività finanziarie, il cosiddetto Quantitative easing, che aveva introdotto in reazione alla pandemia Covid-19. Si prefigura così la fine di un periodo di stimoli monetari eccezionali, con acquisti di attività finanziarie (titoli pubblici e asset-backed securities) per 120 miliardi al mese. I mercati finanziari hanno accolto positivamente la notizia, salutandola con rialzi delle quotazioni di borsa. Come mai? La ragione sta nella gradualità della strategia di uscita dal Qe annunciata, con molta trasparenza, dalla Fed.

Le fasi della exit strategy

L’uscita dal Qe avverrà in fasi successive. Prima ci sarà il tapering: la riduzione del ritmo al quale avvengono ogni mese gli acquisti netti di titoli (cioè al netto di quelli in scadenza). Anche quando la riduzione avrà portato gli acquisti netti a zero, il rinnovo dei titoli in portafoglio, che andranno via via a scadere, continuerà per un lungo periodo, assicurando condizioni finanziarie accomodanti (“accomodative financial conditions”). È il cosiddetto “roll-over”: quando un titolo scade, la Fed ne compra un altro analogo, in modo che la consistenza del portafoglio-titoli non si riduca. Questo assicura che le attuali condizioni di liquidità abbondante rimangano inalterate nel tempo.

L’eventuale aumento dei tassi di interesse avverrà in una fase successiva al tapering e a condizioni più rigorose (“more stringent test”). Per avviare il tapering, basta che l’organismo direttivo della banca centrale (il Federal Open Market Committee, Fomc) osservi sostanziali progressi verso il duplice obiettivo (dual mandate) della Fed: massima occupazione e stabilità dei prezzi. Per avviare un rialzo dei tassi occorrerà che le condizioni economiche siano coerenti con la massima occupazione e che l’inflazione abbia raggiunto, anzi superato per un certo periodo, l’obiettivo del 2 per cento (dando così attuazione alla strategia di average inflation targeting introdotta un anno fa). Per il momento le due condizioni non sono soddisfatte. Il mercato del lavoro ha fatto notevoli progressi di recente, ma nonostante ciò il numero di occupati è tuttora inferiore di sei milioni (di cui cinque nel settore dei servizi) rispetto al livello pre-pandemia (febbraio 2020). Il tasso di inflazione ha toccato livelli ben superiori al 2 per cento nei mesi estivi, ma la Fed ritiene che ciò sia da attribuire a fattori transitori e in parte statistici. La Fed può quindi rinviare a data da destinarsi il temuto aumento dei tassi di interesse di policy, cioè il target range per il tasso interbancario (federal funds rate), attualmente allo 0-0,25 per cento.

Il decoupling tra moneta e tassi

Il disallineamento (decoupling) tra la fine delle operazioni di acquisto di titoli e l’aumento dei tassi di interesse sfrutta un principio ben noto nella teoria monetaria. L’estrema abbondanza di liquidità, creata nel tempo attraverso gli acquisti di titoli sul mercato, produce un eccesso di offerta sul mercato monetario che spinge i tassi di interesse al loro limite inferiore: lo zero lower bound (Zlb). L’eccesso di offerta rimane anche di fronte a un abbandono degli acquisti netti di titoli e, in prospettiva, a una riduzione della loro consistenza. La banca centrale può così avviare una stretta della quantità di moneta senza aumentare i tassi di interesse. Un tempo non era così: una stretta monetaria comportava necessariamente un aumento dei tassi di interesse. Il decoupling è una caratteristica del nuovo assetto (new normal) della politica monetaria, che usa strumenti chiamati “non convenzionali”, ma ormai entrati stabilmente nella “cassetta degli attrezzi” del banchiere centrale.

L’esperienza passata

La exit strategy dal Qe annunciata da Powell fa tesoro dell’esperienza accumulata dalla Fed. Nel gennaio del 2014 la Fed attuò un tapering, riducendo il ritmo degli acquisti di titoli previsti dal programma Qe3 (partito nel 2012) fino ad azzerarli nell’ottobre dello stesso anno. L’aumento dei tassi di interesse di policy venne avviato due anni più tardi, nel dicembre 2015, quando iniziarono a risollevarsi dallo Zlb. Il roll-over dei titoli in portafoglio continuò integralmente fino all’ottobre del 2017, quando la Fed dette inizio a una fase di riduzione dello stock di titoli detenuti (nota come “Quantitative Tightening”) peraltro solo parziale. La consistenza del portafoglio-titoli si ridusse del 15 per cento nell’arco di un paio di anni: da 4.500 miliardi di dollari (ottobre 2017) a 3.800 miliardi (agosto 2019). Da allora lo stock di titoli detenuti dalla Fed non si è più ridotto, anzi è aumentato leggermente, anche prima della pandemia, come mostra la figura 1. Ciò consente alla Fed di mantenere le condizioni di abbondante liquidità previste dal new normal della politica monetaria.

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Lezioni per la Bce

L’esperienza statunitense, passata e presente, fornisce indicazioni utili alla Banca centrale europea. Primo, una eventuale uscita dal programma di Qe introdotto per far fronte alla pandemia (il Pandemic Emergency Purchase Programme – Pepp) dovrà essere annunciato con chiarezza e attuato con la dovuta gradualità. Da questo punto di vista, sarebbe opportuno che la Bce si esprimesse con una voce sola anziché con dichiarazioni sparse dei membri del suo Consiglio direttivo. Secondo, la normalizzazione della politica monetaria non richiede di disfarsi del portafoglio-titoli accumulato con le operazioni di acquisto fatte con il Qe. Se ciò fosse reso chiaro nella politica di comunicazione della Bce (come lo è per la Fed) i timori, legati alla prospettiva di una futura vendita sul mercato dei titoli di stato detenuti dalla Bce, potrebbero essere fugati.

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San Giovanni in Marignano. Capodanno del Vino e Palio della Pigiatura, si fanno

 

Capodanno del Vino e Palio della pigiatura, si fanno. Appuntamento: domenica 26 settembre.

La manifestazione che dà il benvenuto all’autunno e celebra i sapori della tradizione.

Questo evento, che nasce nel 2000 per celebrare i tanti vini doc e relativi produttori presenti nel territorio marignanese, si svolgerà domenica 26 settembre, contemporaneamente a “Il Vecchio e l‘Antico”.

Saranno presenti cantine e produttori locali che proporranno il loro vino in degustazione, in particolare il vino novello accanto a quello della tradizione romagnola, come Sangiovese e Pagadebit.

Contemporaneamente, in collaborazione con Aps Pro Loco di San Giovanni in Marignano, si prepara anche la rievocazione storica del primo Novecento.

Il momento più atteso del pomeriggio è da alcuni anni rappresentato dal “Palio della Pigiatura” tra le storiche frazioni marignanesi, Pian di Ventena, Pietra Fitta, La Cattolica e Monte di Conca, tutte rappresentate da una coppia, che si sfideranno per aggiudicarsi il Palio di Marignano.

II Palio sarà vinto dalla frazione la cui coppia riuscirà a produrre la maggiore quantità di mosto pigiando l’uva a piedi scalzi nella botte. Anche il Corpo Bandistico è pronto a celebrare questa tradizione facendoci immergere con musiche della tradizione in una festosa atmosfera.