1

Economia. Tassazione delle multinazionali, il sentiero stretto dell’Ocse*

 

Tratto da lavoce.info

DI FRANCESCA GASTALDI, professore Associato di Scienza delle Finanze presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza
MARIA GRAZIA PAZIENZA, professore associato di Scienza delle Finanze all’Università di Firenze
E ALBERTO ZANARDI, professore ordinario di scienza delle finanze presso l’Università di Bologna

 

Dopo il cambio di rotta dell’amministrazione Usa e l’accordo al G7 di giugno, anche in sede Ocse è stato raggiunto un risultato di rilievo nell’ambito della tassazione delle multinazionali. Il rischio però è che si tratti di una soluzione parziale.

Un accordo storico

La stragrande maggioranza dei paesi (130 su 139) che partecipano all’Inclusive Framework (If) su Beps (Base Erosion and Profit Shifting) nell’ambito dell’Ocse ha raggiunto la scorsa settimana, dopo anni di trattative, un accordo di grande rilievo sulle linee generali di revisione della tassazione dei redditi delle multinazionali (Mne). L’accordo segue quello di inizio giugno dei ministri delle finanze del G7 e soprattutto il radicale cambio di rotta su questi temi della nuova amministrazione Usa, che è stato la vera scintilla del processo di riforma. Tra i (pochi) paesi che per ora non hanno sottoscritto l’accordo, oltre a stati economicamente poco rilevanti, compaiono significativamente tre membri dell’Unione Europea: Irlanda, Ungheria ed Estonia, che applicano regimi di tassazione agevolata sulle imprese.

L’accordo della scorsa settimana si fonda su un duplice pacchetto di misure che ricalcano da vicino il lungo, ma finora infruttuoso, lavoro sviluppato in questi anni dall’Ocse nell’ambito del progetto Beps. In termini essenziali viene prevista l’introduzione:
1) di una Global Minimum Tax (Gmt) con una aliquota effettiva almeno del 15 per cento da applicare ai profitti delle Mne a livello di singolo paese;
2) di un meccanismo di più equa ripartizione internazionale delle basi imponibili (taxing rights) del prelievo sulle Mne, riconoscendone una quota ai paesi dove le Mne vendono beni e servizi (paesi market).

Il nuovo pacchetto di misure dovrebbe essere completato nei profili tecnici entro l’ottobre di quest’anno per poi essere applicato effettivamente già a partire dal 2023. La finalizzazione del nuovo assetto internazionale di tassazione delle Mne dovrà essere accompagnato dalla parallela cancellazione delle Digital Service Tax (Dst), adottate unilateralmente da diversi paesi, e di altri prelievi simili.

La global minimum tax

La Gmt (punto 1 dell’accordo), già prevista dal Pillar II del progetto Beps, ha l’obiettivo di arginare l’erosione delle basi imponibili e la pianificazione fiscale delle Mne con il loro spostamento verso i paesi a fiscalità privilegiata (profit shifting). Nel nuovo assetto ogni paese resterebbe libero di fissare la propria aliquota di imposta anche al di sotto del livello minimo del 15 per cento, ma i paesi di residenza delle Mne (sempre che queste abbiano ricavi non inferiori a 750 milioni di euro) avrebbero il diritto di integrare il prelievo fino almeno al livello minimo di tassazione, mitigando in tal modo gli incentivi al profit shifting. Nel lungo periodo anche i paesi con aliquote effettive inferiori al 15 per cento avrebbero incentivo ad adeguarsi per recuperare quote di gettito che andrebbero comunque ai paesi di residenza.

Il funzionamento della Gmt può essere meglio compreso rappresentando, a titolo di esempio e in termini stilizzati, una Mne che opera in tre diversi paesi (tabella 1): X (paese di residenza, come gli Usa, dove ha la propria sede legale e sviluppa le proprie tecnologie) e Y e Z, paesi dove produce e vende beni e servizi attraverso le proprie imprese controllate (paesi market). In corrispondenza di questi paesi il bilancio dell’Mne riporta ricavi rispettivamente per 1.000, 800 e 200 (riga 1) a cui corrispondono profitti di bilancio (assumendo per semplicità un margine di profitto omogeneo del 30 per cento) rispettivamente per 300, 240 e 60 (riga 2). Pertanto il bilancio consolidato globale della Mne riporta ricavi per 2 mila e profitti per 600. Nel sistema attuale ogni paese tassa la base imponibile di competenza (i profitti di bilancio – riga 2) secondo l’aliquota che decide di applicare. Qui si ipotizza che l’aliquota sia pari a 21, 12,5 e 24 per cento rispettivamente per X, Y e Z (riga 4). I gettiti risultanti saranno pari a 63, 30 e 14,4 e pertanto il prelievo complessivo sulla Mne sarà di 107,4 (riga 5). Nel nuovo regime della Gmt, assumendo un’aliquota del 15 per cento (cioè il livello minimo indicato dall’accordo del G7 e dei paesi dell’IF), Y e Z continueranno a tassare la Mne esattamente come prima mentre X (paese di residenza) applicherà, oltre al prelievo nazionale, un prelievo compensativo sui profitti nel paese Y con una aliquota del 2,5 per cento (pari alla differenza tra l’aliquota del 15 e quella del 12,5 per cento). Ne deriverà che il prelievo complessivo sulla Mne aumenterà a 113,4 a vantaggio del (solo) paese X che vedrà il gettito raccolto crescere a 69, recuperando in tal modo il tax deficit dovuto al regime agevolato praticato dal paese Y (riga 6). L’esempio evidenzia come l’introduzione della Gmt avvantaggi il paese di residenza (che applica l’aliquota minima sui profitti consolidati) ma lasci invariata (almeno nel breve periodo, come detto) la posizione degli altri paesi.

Va comunque sottolineato che l’effettivo impatto dell’introduzione della GMT sull’erosione e sulla pianificazione fiscale dipenderà da come verranno risolti i molti aspetti critici relativi alla definizione della base imponibile, come il trattamento degli aggiustamenti fiscali, per esempio, sugli investimenti e sugli incentivi (si veda Di Tanno e Giannini). Inoltre, un livello troppo basso dell’aliquota (il 15 per cento dell’accordo è già inferiore al 21 della recente proposta di riforma della Global Intangible Low-Taxed Income dell’amministrazione Biden) potrebbe lasciare ancora spazio alla convenienza al profit shifting rispetto ai paesi che continueranno ad applicare aliquote superiori al 15 per cento.

La soluzione della Gmt riguarda la generalità delle Mne e non risolve tuttavia i problemi specifici della tassazione dell’economia digitale, i quali richiedono un intervento mirato (punto 2 dell’accordo). In particolare, nella maggior parte dei paesi market le Mne digitali operano senza presenza fisica (permanent establishment – Pe), o con presenza fisica minima, che nei regimi convenzionali vigenti serve a definire il diritto (nexus) a tassare i redditi prodotti. Come è noto, in Europa le Mne digitali contabilizzano la maggior parte dei ricavi – a prescindere dal paese market dove vengono effettivamente realizzati – in paesi come l’Irlanda, che applica una tassazione privilegiata. Per molti paesi market quindi il problema fondamentale non è tanto il livello dell’aliquota di imposta (la Gmt, appunto) quanto il riconoscimento del proprio diritto a tassare una quota dei profitti consolidati (taxing rights). Per risolvere questa seconda questione, l’accordo del G7 e dei paesi dell’If prospetta una regola per una più equa ripartizione dei profitti a favore di tutti i paesi market sulla base dei ricavi effettivamente prodotti per superare la concentrazione dei ricavi contabili solo in alcuni paesi. Nell’accordo dell’If è specificato che i nuovi diritti possono essere assegnati a un paese market (nuovo nexus) solo se la Mne ne deriva almeno 1 milione di euro di ricavi (250 mila euro nel caso di paesi con un Pil inferiore a 40 miliardi).

In primo luogo, si stabilisce che ai paesi market debba essere comunque attribuita una quota, definita tra il 20 e il 30 per cento, dei profitti consolidati della Mne (se di grandi dimensioni, con un fatturato globale di almeno 20 miliardi di euro) ridotti di una frazione corrispondente a un margine di reddittività ordinaria sui ricavi del 10 per cento (residual profit) . Cioè, nell’ipotesi massima:

Taxing rights = (30%) * residual profit = (30%) * (profitti – 10% ricavi)

L’applicazione di questa formula è riportata nella seconda parte della tabella 1 dove si ipotizza che i ricavi effettivamente realizzati nei vari paesi, come tipicamente si verifica nell’economia digitale, siano diversi da quelli riportati nei bilanci della Mne. In particolare la Mne, per sfruttare la tassazione agevolata applicata dal paese Y (pari, nel nostro esempio, come detto, al 12,5 per cento, inferiore a quella applicata nei paesi X e Z) concentra i ricavi di bilancio maggiormente in quel paese rispetto a Z: nel paese Y i ricavi di bilancio sono il 40 per cento del totale (riga 3) e quelli effettivi solo il 10 per cento (riga 9), mentre nel paese Z si verifica il contrario. Nell’ipotesi massima dell’accordo (30 per cento del residual profit), e sempre con l’ipotesi che i profitti costituiscano il 30 per cento dei ricavi (600 per la Mne), i nuovi taxing rights attribuiti al complesso dei paesi market saranno pari a 120 (riga 10, prima colonna), appena il 20 per cento del profitto complessivo della Mne (riga 11, prima colonna).

In secondo luogo, si prefigura che la ripartizione del complesso dei nuovi taxing rights (nel nostro esempio, come detto, 120) tra i singoli paesi market che ne hanno diritto sia proporzionale alle vendite (ricavi effettivi – riga 9) nei vari paesi. Nel nostro esempio, ai tre paesi dovrebbero essere assegnati rispettivamente 60, 12 e 48 (riga 10). Ne deriva che ovviamente la semplice somma dei taxing rights previsti dalla formula con quelli attuali (che gonfierebbe erroneamente i profitti complessivi della Mne a 720 – riga 12) comporterebbe un problema di “doppia attribuzione” di base imponibile che dovrà essere risolto attraverso un meccanismo ancora non dettagliato di riallocazione dei taxing rights tra paesi. Nell’accordo è solo richiamato un meccanismo per definire un tetto all’attribuzione di taxing rights aggiuntivi nei paesi market dove la Mne già paga le imposte (marketing and distribuition profits safe harbour). Inoltre, si richiamano i meccanismi dell’esenzione e del credito per l’eliminazione della doppia imposizione.

Le criticità

La criticità più importante riguarda la capacità di questo meccanismo di garantire a paesi come Z (si pensi sempre all’Italia) un effettivo incremento della loro quota di prelievo rispetto ai loro profitti effettivi: nel nostro esempio, aumentando i taxing rights di 48 (riga 10), questi passerebbero nel complesso da 60 (riga 2) a 108 (riga 12) e di conseguenza la quota di Z passerebbe dal 10 (riga 3) al 18 per cento (riga 13), rimanendo ben lontani da quella dei profitti effettivi (40 per cento – riga 9).

Come si è visto nell’esempio, se anche la quota dell’extra-profitto che verrà effettivamente riservata ai paesi market dovesse collocarsi al livello massimo indicato dall’accordo del 30 per cento, la portata dell’attribuzione dei nuovi taxing rights sarà in realtà assai limitata. Una quota più elevata garantirebbe maggiore equità del prelievo nei paesi markets attualmente penalizzati, ma esacerberebbe il problema della “doppia attribuzione” rendendo evidentemente più complesso l’accordo tra paesi cedenti e beneficiari. Inoltre, tale portata dipende inversamente dal tasso di profitto normale (che nell’accordo, come detto, è stabilito al 10 per cento) in quanto più elevata è l’asticella fissata per il tasso di profitto normale, minore è il numero di Mne con un extra-profitto che può garantire taxing rights da attribuire ai paesi market. Per dare qualche riferimento reale, la tabella 2 illustra i margini di profitto sui ricavi riportati da alcune delle principali Mne digitali nel 2020: si va dal 12,8 per cento di Netflix al 33,9 per cento di Facebook con, tuttavia, Amazon che, con un margine di profitto di appena il 6,3 per cento resterebbe esclusa dal meccanismo di attribuzione. Applicando la formula di determinazione dei nuovi taxing rights, sempre nell’ipotesi minima del 30 per cento degli extra-profitti, i taxing rights attribuiti ai paesi market sui rispettivi profitti totali andranno dal 6,6 per cento di Netflix al 21,2 per cento di Facebook.

L’impegno del G7 e dell’If rappresenta un importante punto di svolta sul piano dell’affermazione del principio del coordinamento fiscale per evitare la race to the bottom delle aliquote di imposta. Tuttavia l’applicazione di questo meccanismo, molto complesso, rischia di essere una soluzione soltanto parziale ai problemi del sistema di tassazione delle Mne, soprattutto quelli delle imprese digitali, che riguardano la maggior parte dei paesi europei (compresa l’Italia). Le risorse in gioco nell’accordo sembrerebbero limitate non solo per i parametri su cui si sta definendo l’accordo, ma anche per il numero ristretto di imprese coinvolte. Infatti, le Mne digitali interessate devono esser grandi e comunque sono escluse le imprese finanziarie e quelle del settore estrattivo. Allo stesso tempo il tentativo di ampliare le risorse disponibili potrebbe mettere in discussione l’accordo raggiunto, in particolare tra gli Stati Uniti e i paesi europei, e inasprire le resistenze interne ai paesi dell’Unione Europea rendendo più difficile il raggiungimento di una prospettiva comune sui temi tributari.

*Le opinioni espresse in questo articolo sono personali degli autori e non coinvolgono in alcun modo l’istituzione di appartenenza.

 

Lavoce è di tutti: sostienila
Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!




Rimini. Festival del mondo antico dal 7 al 25 luglio

 

Rimini, ponte di Tiberio

Il calendario delle cose da fare a Rimini: dal 7 all’11 luglio

 

Conferenze, incontri e spettacoli dove l’antico viene filtrato dalla sensibilità dei contemporanei. Nell’edizione che celebra i 2000 anni dalla realizzazione del ponte di Tiberio, il Festival apre il calendario di eventi con tre eccellenze italiane che hanno fatto della cura del passato per trasmetterlo al futuro la loro missione: Antonella Gigli, Paolo Giulierini e Christian Greco. Tre direttori, tre grandi musei e collezioni a confronto. La settimana si chiude sabato 10 luglio con una Lectio magistralis di Roberto Vecchioni dal titolo ‘Sul Ponte’. Come sempre non mancherà l’attenzione ai bambini e ai ragazzi che in Piccolo Mondo Antico Festival trovano la possibilità di poter vivere esperienze proiettate nella storia più antica.
Da non perdere anche l’opportunità di ammirare a confronto le opere dedicate a San Giuseppe di Guercino e Guido Reni, in mostra al Tempio Malatestiano, dove, venerdì 9 luglio alle ore 21 è prevista una conversazione tenuta da Massimo Pulini sul dipinto raffigurante San Giuseppe con mandorlo fiorito del Guercino, mentre nell’ambito della rassegna Unicum. Racconti, al Museo viene presentata la seconda delle opere in mostra, il dipinto ‘Ritratto del Tassoni’ di Simone Cantarini. Nel Foyer del Teatro Galli apre invece questa settimana al pubblico una mostra particolare dedicata al grande maestro del cinema, ‘Omaggio a Fellini’, nell’ambito del progetto artistico del Gruppo Hera ‘SCART, il lato bello e utile del rifiuto’. Non mancheranno come di consueto gli appuntamenti con la musica al Parco degli Artisti, a Vergiano di Rimini e con il cinema all’Arena Lido. Appuntamento a Rimini anche per Santarcangelo Festival, manifestazione che festeggia la sua 50a edizione e che a Rimini prevede una performance liberamente ispirata al film di Federico Fellini del 1986, ‘Ginger e Fred’ in sala Pamphili e una mostra fotografica a cura di Uliano Lucas alla Galleria dell’Immagine.
Per chi vuole trascorrere piacevoli serate in centro storico il mercoledì e il venerdì i musei comunali sono aperti al pubblico anche la sera, dalle ore 21. Il mercoledì sono aperti anche i negozi con l’ormai tradizionale iniziativa Rimini Shopping Night e da mercoledì 7 luglio parte anche il mercatino dei bambini, mentre il venerdì in piazza Tre Martiri si svolge il Mercato di antiquariato, modernariato, vintage, artigianato artistico.

Focus sul FESTIVAL DEL MONDO ANTICO

 

7 – 25 luglio
Rimini, centro storico

Antico / Presente. Festival del Mondo Antico
‘Attraversare i ponti’
La rassegna di conferenze, incontri e spettacoli, che giunge nel 2021 alla XXIII edizione, ha come focus il ponte di Tiberio, in occasione delle celebrazioni per i duemila anni dalla sua costruzione (tra il 14 e il 21 d.C.). Gli eventi sono proposti in un’inedita formula organizzativa con diversi appuntamenti estivi distribuiti nel mese di luglio, e non solo, e ambientati all’aperto. Le iniziative serali partiranno dal 7 luglio e saranno ospitate nel giardino Lapidario del Museo della Città e nella incantevole Piazza sull’acqua, a ridosso del ponte, dove si svolgeranno anche due proposte del programma Tiberio 2000 che si articoleranno in incontri spettacolo, live, paesaggi sonori e narrativa digitale e organizzati in collaborazione con il Laboratorio Aperto Rimini Tiberio. Tra gli appuntamenti della settimana:
Mercoledì 7 luglio
ore 18:30 incontro con l’autore Cristina Simonelli – Presentazione del volume “Eva, la prima donna” – Museo della Città, Giardino Lapidario
ore 21:30: ‘Storie che vengono da lontano’ Prestigiosi musei italiani raccontati dai loro direttori con Antonella Gigli, Paolo Giulierini Christian Greco. Introduce e modera Brunella Torresin. – Piazza sull’acqua, Ponte di Tiberio
Giovedì 8 luglio
ore 17:30 Laboratorio di mosaico per bambini – Museo della Città
ore 18:30 incontro con l’autore Michele Dantini – Presentazione del volume “Sulla delicatezza”- Museo della Città Giardino Lapidario
ore 20:30 Spettacolo di teatro di strada con tante bolle di sapone e un clown eccentrico e sognatore, per ragazzi di tutte le età A cura di Compagnia Gambe in spalla – Giardino del Museo della Città.
Venerdì 9 luglio
ore 18:00, Nei panni del… legionario. A cura dell’Associazione Culturale Legio XIII Gemina-Rubico – Piazza sull’Acqua invaso Ponte di Tiberio
ore 21:30 Un ponte tra le generazioni. Lia Celi dialoga con Enrico Galiano presentando Felici contro il mondo – Piazza sull’Acqua Ponte di Tiberio
Sabato 10 luglio
ore 21:30 Roberto Vecchioni: ‘Sul Ponte’ Lectio magistralis’ – Piazza sull’Acqua Ponte di Tiberio
Info: www.antico.comune.rimini.it Prenotazioni su www.ticketlandia.com

 

 

 

 




Pesaro. Fotografia, i viaggi di Bertozzini nello spirito di Ulisse

Giancarlo Bertozzini con l’inseparabile macchina fotografica
Traghettamento di animali lungo il Niger

di Giorgio Girelli *

Il tempo corre, il presente incombe, il passato, anche recente, viene avvolto dalla trappola dell’oblio. Ma se abbiamo sempre detto che il passato è essenziale anche per il nostro futuro è legittimo tornare su un libro, prevalentemente fotografico, di Giancarlo Bertozzini riguardante uno dei suoi rocamboleschi ma affascinanti viaggi in territori per lo più sconosciuti come “Lungo il fiume Niger. Repubblica del Mali 1980. Fotografie e appunti di viaggio” (Argalia editore, 2013) e dedicato alla moglie Ada. Il libro appunto si sostanzia in una serie di fotografie a colori bellissime che offrono al lettore la visione di panorami inediti del Mali ma soprattutto un quadro delle condizioni di vita della gente di questo paese che oggi non vive più la realtà pacifica descritta dall’imprenditore pesarese. Il Mali è ora afflitto da una guerra infinita, che ebbe inizio nel 2012. Con la dichiarazione di secessione del cosiddetto Azawad e poi con la successiva invasione del Nord da parte di estremisti islamisti appoggiati da formazioni autoctone, il Paese è ora praticamente spaccato a metà, dilaniato da stragi di civili e da violenti assalti. Val la pena soffermarsi sulle caratteristiche del Mali, ma ciò che prioritariamente colpisce è la propensione di Giancarlo Bertozzini per un “viaggio di avventura – uno dei vari effettuati – attraverso la savana, il deserto e lungo il fume Niger, dormendo in tenda e con cene al campo sotto le stelle” precisa egli stesso, aggiungendo: “portavo sempre con me binocolo, bussola altimetro, uno specchio per radere la barba ma anche per fare segnalazioni, una lente per accendere il fuoco, thermos, borraccia, sacco a pelo e salviette detergenti, oltre a medicinali e cibo”. Insomma c’è da giurare che l’esploratore pesarese Antonio Cecchi lo avrebbe ben accolto come suo prezioso collaboratore. Quale spirito spinge l’uomo alla ricerca di tali avventure?
Ad un altro libro di viaggi (Cina 1996-1997) svolti attraverso tre regioni della Cina (Yunnan, Guanxgi, Hainan) egli premette queste parole di Leonardo da Vinci: “Che ti muove, o uomo, ad abbandonare le proprie tue abitazioni della città, a lasciare parenti e amici, ed andare in luoghi campestri per monti e valli se non la naturale bellezza del mondo, la quale, se ben consideri, sol col senso del vedere fruisci?”. In effetti nell’animo dell’uomo e in particolare degli uomini forti è da sempre presente un desiderio: la sete di conoscere. Per soddisfare questo bisogno, il viaggio rappresenta un mezzo peculiarmente efficace perché esso genera in chi lo pratica una doppia serie di sensazioni. Da un lato curiosità, attrazione, ricerca e dall’altro anche ansietà, per l’ignoto che sta di fronte. Nella lingua inglese il termine viaggio viene comunemente tradotto con la parola “travel”, che in francese diventa “travail” assumendo il significato di “lavoro” mentre in italiano diviene travaglio. Ciò per evidenziare che il viaggio comporta anche impegno, fatica, persino sofferenza e rischio. Ecco perché l’amore per il viaggio (non quello delle crociere e degli alberghi a cinque stelle) appartiene specialmente agli uomini dall’animo forte. Nonchè alle donne altrettanto “forti”, visto che il nostro “viaggiatore” è stato spesso accompagnato dalla moglie Ada.
Tutto questo coacervo di emozioni e di sentimenti, che in fondo, emblematicamente, richiamano il mito di Ulisse – l’eroe non solo astuto, ma coraggioso, amante dell’ignoto e assetato di conoscenza – debbono aver provato Giancarlo e Ada al momento di intraprendere il viaggio in Mali nonché durante il complesso itinerario. E già Dante fa dire ad Ulisse “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”, nella convinzione che il desiderio di viaggiare e di conoscere – rileva Simone Beta – sia ciò che distingue l’umano. Ed a partire dal XV secolo i protagonisti dei “viaggi di scoperta” cominciarono ad essere identificati come dei nuovi, moderni Ulisse. La stessa figura di Ulisse cominciò ad essere presa come modello in molte opere scientifiche e filosofiche. Nello scorrere del tempo lo spirito di questo mito ha ispirato scrittori, poeti, pittori, scultori, registi, musicisti. E’ di questi giorni la rappresentazione al Maggio fiorentino del “Ritorno di Ulisse” di Claudio Monteverdi. Il viaggio di Ulisse è giunto a stimolare anche rappresentazioni del “Teatro patologico”, entità animata e sorretta da quel personaggio eccezionale che è Dario D’Ambrosi.
Ebbene, quell’impulso a conoscere (che lo ha condotto anche in impervie zone dello Yemen del Nord di cui ha riferito con “La via dell’incenso e delle spezie”) fa emergere anche le allettanti testimonianze di Bertozzini. A corredo delle splendide foto sul Mali l’Autore svolge osservazioni e riflessioni sulla popolazione del Mali, su quel “crogiolo di etnie” che la costituiscono: Bambara, Khassonkè, Malinkè, Bozo, Peul, Tuareg, Dogon ed altre. In particolare l’attenzione è posta su due etnie: i Tuareg e i Dogon. I Tuareg, alti, di pelle chiara, in verità rifiutano questo nome dato loro dagli arabi, e preferiscono chiamarsi Imohag, cioè “uomini liberi”. Detti anche “figli del vento” per la velocità con cui cavalcano i loro cammelli. Grandi conoscitori del Sahara – puntualizza il libro -“in cui riescono a trovare ogni polla d’acqua e ricordare ogni pietra o albero secco che possa indicare una pista”. Questo popolo è diviso in caste, aventi ciascuna proprie mansioni. Ai piedi della piramide sociale sono situati i servi e gli schiavi addetti ai lavori più umili e faticosi. All’ultimo gradino stanno “I figli del diavolo” ovvero i fabbri che maneggiando il fuoco vengono apparentati al diavolo. I Tuareg, pur praticando la religione musulmana che prevede più mogli, sono monogami. Le donne sono molto rispettate e possono mostrare il volto non avendo l’obbligo del velo. Secondo la consuetudine, la sposa porta in dote la tenda , tappeti e stoviglie e, qualora lo desideri, ha facoltà di divorziare. “In questo caso” – osserva l’Autore – “il malcapitato marito deve abbandonare il tetto coniugale e trovare rifugio dai parenti”. Non diversamente quindi da quanto spesso capita oggi in Italia ai mariti separati, stando almeno a molte cronache giornalistiche.
Venendo ai Dogon, essi si definiscono “il popolo delle stelle”. La tradizione, infatti, racconta che i loro antenati siano arrivati sulla terra in una palla di fuoco per trasmettere conoscenze agli uomini. Ed è stupefacente considerare di quali rilevanti competenze nel settore dell’astronomia siano dotati i capi villaggio (pur senza conoscere la scrittura). Risulterebbe non solo che i Dogon erano già famosi quali esperti astronomi al tempo dei faraoni, e per questo chiamati a corte, ma anche che in alcune caverne del loro territorio siano disegnate mappe stellari in modo perfetto. Tanto che soggiunge Bertozzini – stupito e quasi incredulo – “la scienza ufficiale ancora oggi non è stata in grado di spiegare questo mistero”.
Dal volume nel suo insieme, sia dalle immagini che dalle annotazioni emerge che il lungo viaggio nel Mali (da Bamako, attuale capitale del paese, a Gao), durato 16 giorni, è vissuto dal protagonista come in un sogno: la scoperta di un mondo così lontano e diverso dal suo da fargli dimenticare la routine, da indurlo a guardarlo con discrezione quasi per non contaminarlo con tracce di civiltà esterne. Non si registra nel libro neppure un autoscatto o una foto del piccolo gruppo di persone che viaggiavano insieme a lui. Ad eccezione di una fotografia, che ritrae la moglie Ada con una donna del Mali, ad apertura di libro e separata peraltro da tutte le altre fotografie. Questa immagine si spiega perché il volume è dedicato ad Ada, per la ricorrenza dei cinquant’anni di matrimonio. Probabilmente questa dedica non è casuale, né nasce solo dalla circostanza della coincidenza della pubblicazione con l’anniversario del matrimonio. Essa ha forse anche un significato più profondo. Il viaggio, infatti, è anche un percorso che spinge a guardare dentro sè stessi, a ripensare alla propria esistenza, a tracciare un bilancio della propria vita, nel silenzio di terre lontane, distanti dalla propria città, dagli affanni o dalla incolore quotidianità.

*Presidente Emerito del Conservatorio Statale “G. Rossini”