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Provincia di Rimini. Covid: 24 nuovi positivi (35.994 il totale). Terapia intensiva: 9. Decessi: nessuno

 

AGGIORNAMENTO DEL 28 MAGGIO 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Covid: 24 nuovi positivi (35.994 il totale). Terapia intensiva: 9. Decessi: nessuno

 

Emilia-Romagna

Su 22.685 tamponi, 258 nuovi positivi (1,1%). Aumentano i guariti (+1.220), calano ancora casi attivi (-966), pazienti in isolamento domiciliare (-903) e ricoveri (-63). Vaccinazioni: superate le 900mila persone completamente immunizzate con anche il richiamo

Quasi il 96% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 37,2 anni. Quattro i decessi. Complessivamente, 2 milioni e 555mila dosi di vaccino somministrate

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 383.282 casi di positività, 258 in più rispetto a ieri, su un totale di 22.685 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’1,1%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid. Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Per tutte le informazioni sulla campagna: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 2.555.692 dosi; sul totale, 920.735 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 89 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 103 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 145 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 37,2 anni.

Sugli 89 asintomatici, 58 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 11 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 5 con gli screening sierologici, 3 tramite i test pre-ricovero. Per 12 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 65 nuovi casi, seguita da Modena (37) e Parma (36). Poi Reggio Emilia (26), Rimini (24) e Forlì (21); quindi Cesena (15), Ravenna (13) e Piacenza (10). Infine, il Circondario Imolese (6) e Ferrara (5).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 11.138 tamponi molecolari, per un totale di 4.748.795. A questi si aggiungono anche 11.547 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.220 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 353.718.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 16.390 (-966 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 15.721 (-903), il 95,9% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano quattro nuovi decessi, di cui 1 in provincia di Piacenza (un uomo di 76 anni), 1 nel parmense (una donna di 57 anni) e 2 in provincia di Modena (una donna di 89 anni e un uomo di 95). Nessun decesso a Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 13.174.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 109 (-2 rispetto a ieri), 560 quelli negli altri reparti Covid (-61).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 7 a Piacenza (+4), 11 a Parma (-2),12 a Reggio Emilia (-1), 17 a Modena (invariato rispetto a ieri), 36 a Bologna (-2), 3 a Imola (invariato), 5 a Ferrara (invariato), 2 a Ravenna (-1), 2 a Forlì (invariato), 5 a Cesena (invariato) e 9 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.497 a Piacenza (+10 rispetto a ieri, di cui 3 sintomatici), 28.061 a Parma (+36, di cui 19 sintomatici), 46.656 a Reggio Emilia (+26, di cui 22 sintomatici), 65.207 a Modena (+37, di cui 24 sintomatici), 81.807 a Bologna (+65, di cui 47 sintomatici), 12.564 casi a Imola (+6, di cui 3 sintomatici), 23.069 a Ferrara (+5, di cui 1 sintomatico), 30.245 a Ravenna (+13, di cui 12 sintomatici), 16.814 a Forlì (+21, di cui 18 sintomatici), 19.368 a Cesena (+15, di cui 9 sintomatici) e 35.994 a Rimini (+24, di cui 11 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, è stato eliminato 1 caso, positivo a test antigenico ma non confermato dal tampone molecolare.




Economia. Interventi mirati sul Codice degli appalti

 

Tratto da lavoce.info

di Francesco Decarolis, professore Associato all’Università Bocconi
e Alberto Heimler, Alberto Heimler insegna metodi di valutazione economica alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione

Il Codice degli appalti pubblici non va sospeso. Bisogna però intervenire su alcune previsioni contrarie al perseguimento dell’efficienza, responsabili dei tempi lunghi delle gare. E allo stesso tempo va rivisto anche il regime del danno erariale.

Regole nazionali sugli appalti

L’obiettivo del diritto comunitario è garantire la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone nell’Unione europea, rimuovendo le restrizioni di natura regolamentare agli scambi tra stati membri. Per quanto riguarda gli appalti pubblici, le direttive comunitarie si occupano solo della fase dell’aggiudicazione (perché altrimenti le procedure potrebbero essere strategicamente volte a favorire le imprese localizzate nello stato membro che bandisce la gara), lasciando alle norme nazionali l’ugualmente fondamentale compito di stabilire le modalità attraverso le quali pianificarli, eseguirli e controllarli.

Il suggerimento di sospendere temporaneamente l’applicazione del Codice dei contratti pubblici, come l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha di recente proposto – sia pure solo per gli appalti previsti per la realizzazione degli obiettivi perseguiti dai fondi europei del Next Generation EU – e di sostituirlo con le direttive europee del 2014 in materia di gare pubbliche non è praticabile per le incertezze amministrative che ne deriverebbero.

Meglio sarebbe intervenire su alcune previsioni del Codice effettivamente contrarie al perseguimento dell’efficienza e che impediscono all’amministrazione di conseguire valore in cambio di denaro.

Dove intervenire

La gestione del subappalto è oggi irrigidita da numerosi controlli volti a evitare il rischio di corruzione e di infiltrazioni mafiose per cui già in sede di gara l’impresa deve dichiarare i nomi dei subappaltatori e in ogni caso non le è consentito subappaltare più del 30 per cento del valore dell’appalto (elevato temporaneamente al 40 per cento dalla legge “sblocca cantieri”). Entrambe le previsioni sono in contrasto con il diritto comunitario (procedura di infrazione n. 2018/227), che le valuta in relazione all’impatto negativo che esercitano sulla libertà di iniziativa economica.

Il rischio di infiltrazioni mafiose non è però una semplice eventualità in Italia, pertanto non è auspicabile una totale eliminazione dei controlli.

Al posto delle norme generali attualmente in vigore, si potrebbero introdurre limiti ai subappalti differenziati tra regioni oppure legati alle procedure di aggiudicazione, ad esempio limiti meno stringenti quando le aggiudicazioni sono plausibilmente competitive, in quanto basate su procedure ordinarie, e limiti più rigorosi quando i margini negoziali aumentano.

Occorre anche eliminare il limite massimo di 30 punti su 100 da assegnare alle condizioni economiche dell’offerta e il corrispondente limite minimo di 70 punti per la valutazione delle caratteristiche tecniche. Questi limiti sono stati erroneamente introdotti pensando di obbligare le amministrazioni a dare un peso rilevante alla valutazione della qualità, senza però considerare che non sempre è possibile. In molte gare, assegnare 70 punti agli aspetti qualitativi è esagerato rispetto alle effettive caratteristiche del prodotto o servizio da acquistare, conducendo le amministrazioni a “inventarsi” criteri qualitativi per raggiungere gli obbligatori 70 punti, magari finendo poi per avvantaggiare ingiustificatamente qualcuno che “casualmente” si trova a poter soddisfare quei criteri. Una più ampia flessibilità da questo punto di vista, inclusa una maggior libertà nella scelta tra gare al minimo prezzo e gare sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sarebbe certamente preferibile.

Andrebbe poi reintrodotta la possibilità di ricorrere all’appalto integrato, impostando le gare sulla base del progetto definitivo, sia pure limitatamente ai casi di appalti particolarmente complessi o innovativi, dove l’amministrazione non potrebbe produrre progetti esecutivi, se non con significativi aggravi di costo.

Tra le riforme che meriterebbero un rapido intervento legislativo c’è il superamento dell’obbligo di rotazione negli inviti e nelle aggiudicazioni, che si scontra in modo lampante con quello che il Codice dovrebbe invece assicurare, ovvero allineare gli incentivi dell’impresa aggiudicatrice a quelli della stazione appaltante e promuovere così un’esecuzione contrattuale di elevata qualità. Se l’aggiudicatario sa che non potrà essere reinvitato alla gara, farà il meno possibile, con evidenti danni per l’amministrazione acquirente.

Classificazione delle stazioni appaltanti e rating delle aziende

È opportuno dare attuazione agli articoli del codice che prevedono l’identificazione di criteri per pervenire a una generalizzata classificazione delle amministrazioni pubbliche in relazione al grado di complessità degli appalti che sono autorizzate a gestire. L’esperienza pregressa indica che Consip e, più in generale, l’impiego di centrali di committenza producono benefici sostanziali sugli acquisti pubblici. Tuttavia, preoccupa oggi il proliferare di centrali di committenza che si dotano di piattaforme informatiche diverse e tra loro non comunicanti, rendendo quindi uno dei pilastri della riforma della Pa – la digitalizzazione – una fonte di barriere all’ingresso più che di apertura del mercato e di semplificazione delle procedure.

La qualificazione delle stazioni appaltanti andrebbe necessariamente accompagnata da una parallela classificazione dei fornitori, così da poter escludere quelli particolarmente poco attenti alla qualità e al rispetto delle clausole contrattuali. Il Codice già prevede il sistema del rating d’impresa, sia pure limitatamente ad alcuni aspetti, quali il rispetto dei tempi di consegna e dei costi pattuiti in sede di gara, il mancato ricorso al soccorso istruttorio e l’assenza di litigiosità.

Questi elementi, all’apparenza ragionevoli, sono in realtà problematici e sono uno dei motivi per cui l’introduzione del sistema di rating non è ancora avvenuta. Meglio sarebbe valutare parametri specifici delle singole tipologie contrattuali, idonei a misurare la soddisfazione delle stazioni appaltanti come elemento principale di valutazione dell’operato delle imprese. Un rating d’impresa inferiore a un determinato punteggio dovrebbe comportare l’esclusione dalle gare.

Questo tipo di sistema ben si presta al tipo di monitoraggio dettagliato della performance dei fornitori, che dovrebbe essere uno degli aspetti innovativi che la digitalizzazione può introdurre nel settore appalti. Lascia ben sperare l’esperienza dei paesi anglosassoni che già da metà degli anni Novanta hanno rivisto con successo i loro sistemi di appalti pubblici alla luce dell’impiego sistematico di meccanismi di rating dei fornitori come caposaldo della scelta dei contraenti privati. Da quelle esperienze, tuttavia, è fondamentale apprendere come riforme così radicali necessitino di una introduzione graduale e in via sperimentale per poter disegnare bene – attraverso regolamenti emanati dall’autorità di settore – quei dettagli che definiscono in modo cruciale la “messa a terra” della riforma, garantendone il successo.

Rivedere le regole sul danno erariale

Infine, occorre intervenire per garantire la conclusione delle gare in tempi rapidi. Una delle cause dei ritardi è il fatto che le procedure di appalto vengono sospese in autotutela. In particolare, a seguito dell’impugnazione di fronte al giudice di una procedura da parte di un concorrente ingiustificatamente escluso, sospendendo l’aggiudicazione, i responsabili dei procedimenti evitano l’eventuale pagamento dei danni erariali. Se poi il giudice, nel giudizio di merito, effettivamente annullasse la procedura sospesa in autotutela, l’amministrazione ne bandirebbe un’altra, ma non ci sarebbe alcun danno da risarcire da parte del responsabile.

Se, come suggerisce l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella sua segnalazione dello scorso marzo, in presenza di un’impugnazione da parte di un concorrente ingiustificatamente escluso, il danno erariale fosse configurabile solo nel caso di dolo, non ci sarebbe ragione di sospendere la gara in autotutela e nel giudizio di merito il concorrente avrebbe semplicemente diritto a un risarcimento del danno che verrebbe sostenuto dall’amministrazione appaltante, ma che non potrebbe essere ribaltato sul funzionario responsabile. Ciò implica che funzionari incapaci verrebbero puniti in termini di mancate progressioni di carriera, senza chiedere loro di sostenere le spese associate ai loro errori.

È pertanto essenziale che le riforme del Codice appalti e del regime del danno erariale procedano insieme, disegnando un quadro di incentivi per gli amministratori pubblici coerente con l’obiettivo di velocizzare la realizzazione delle opere.




Cattolica. WeinTour, seminari sulla civiltà del vino

 

WeinTour, seminari sulla civiltà del vino dal 4 al 6 giugno
Due i seminari dedicati a Modigliana e ai bianchi dell’Emilia Romagna

 

Il WeinTour è soprattutto cultura e riscoperta del territorio attraverso i suoi vini. Sono due i seminari con degustazione guidata tenuti da eccezionali cultori. Sabato 5 giugno Renzo Maria Morresi della Casetta dei Frati e Stefano Bariani di Fondo San Giuseppe guideranno la degustazione “Modigliana”, un terroir. Appuntamento alle 15.30 all’hotel Kursaal (lungomare Rasi Spinelli). “Un terroir non è semplicemente un luogo geografico, ma una tradizione, una comunità che condivide tratti distintivi e saperi in relazione al proprio ambiente naturale, con il quale è in grado di interagire – spiegano -. È indispensabile la capacità di evolvere la tradizione, di innovarla e migliorarla, permettendo sempre di riconoscere i vini di un terroir in mezzo agli altri. Quella di Modigliana è una storia millenaria, ma anche una consapevolezza recente, a partire da Ronchi di Castelluccio, negli anni ’70, con i suoi vini eleganti, sottili, freschi e minerali, fino a quelli di Modigliana Stella dell’Appennino, fine wines che possono affrontare il mondo grazie alla loro qualità, originalità e riconoscibilità, tipiche di un terroir unico”. Domenica 6 giugno, sempre alle 15.30 all’hotel Kursaal, il seminario con degustazione guidata sarà tenuta dal “principe dei sommelier” Bruno Piccioni, “Alla scoperta dei vini bianchi dell’Emilia Romagna”.

“Da sempre abbiamo scelto un evento che non sia solo legato al bere – afferma Veronica Pontis, organizzatrice di WeinTour Cattolica -. Il nostro obiettivo è fare cultura, promuovere la conoscenza del territorio, portando la nostra bellissima Emilia-Romagna sulla terrazza al mare di Cattolica. La cultura del territorio diventa anche promotrice del turismo, grazie ai produttori che partecipano all’evento.

Modigliana si presenterà con un folto gruppo di produttori, che faranno esplorare la loro terra per scoprirne l’unicità, all’interno di una regione che non è solo mare. Il riminese Bruno Piccioni, che da sempre porta in giro per il mondo il messaggio legato al nostro territorio parlerà di tutti i bianchi dell’Emilia-Romagna, dove accanto ai rossi Lambrusco e Sangiovese si vinificano bianchi con slancio internazionale. In questi anni abbiamo registrato grande partecipazione ai nostri seminari. I giovani si sono avvicinati alle eccellenze del territorio, hanno imparano a bere con consapevolezza, a consumare prodotti locali e di qualità, diventando ambasciatori della nostra regione. I seminari sono aperti anche agli operatori della costa, perché per poter vendere bene il vino bisogna prima di tutto appassionarsi e conoscerlo”.

I posti disponibili per la partecipazione ai seminari sono limitati e in fase di esaurimento. Prenotazione obbligatoria, WhatsApp 333 2848968 (Veronica). Per informazioni: weintourcattolica@gmail.com.




Misano Adriatico. Giardino Biblioteca, letture condivise il 30 maggio

 

Giardino Biblioteca, letture condivise il 30 maggio

Nella mattinata 32 ragazzi delle scuole di Misano, di età compresa trai 10 ai 14 anni si sfideranno in un torneo dal titolo “Storie di Hogwarts: enigmi in biblioteca”. I fan del celebre mago nato dalla penna di J.K. Rowling potranno dimostrare la loro conoscenza del 1° romanzo “Harry Potter e la Pietra Filosofale” in un gioco a squadre in cui dovranno cercare indizi, risolvere enigmi e guadagnare punti per vincere la coppa delle case. Numerose le iscrizioni pervenute, che in pochi giorni hanno portato al raggiungimento del numero massimo di posto di disponibili.

Il programma pomeridiano inizierà alle 16 con “La voce dei lettori dei gruppi di lettura”, incontro a cura del giornalista, autore e blogger Luigi Gavazzi, da anni fra gli osservatori più autorevoli ed appassionati dell’eterogeneo fenomeno sociale dei gruppi di lettura.

Gavazzi si concentrerà sul punto di vista dei partecipanti ai gruppi, invitandoli a raccontare le proprie esperienze di condivisione, come sono cambiate nel tempo, cosa cercano, cosa hanno trovato e continuano a trovare nel raccontare e ascoltare le storie scaturite dalle letture, fino a riflettere sull’ipotesi che esse possano farsi racconto autobiografico.

Alle 18 è in programma la restituzione finale del laboratorio di teatro autobiografico “L’arte di raccontarsi” condotto da Silvia Giorgi, formatrice e regista del Teatro Cinquequattrini.

Il laboratorio fa parte del progetto #FemminilePlurale promosso dalla Provincia di Rimini-Pari Opportunità con il sostegno della Regione Emilia Romagna.

In caso di maltempo gli incontri pomeridiani verranno spostati all’interno della biblioteca.




Montecopiolo-Sassofeltrio. Albonetti: “Ben tornati a casa”

Sassofeltrio

Bentornati. Bentornati a casa fratelli romagnoli e sorelle romagnole di Montecopiolo e Sassofeltrio. Grazie al voto in Senato del 25 maggio 2021, a 14 anni di distanza dal vostro referendum democratico del giugno 2007, il vostro desiderio di lasciare la regione Marche si è avverato. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito a questo esito e soprattutto un ringraziamento a voi, fratelli e sorelle di Montecopiolo e Sassofeltrio, per averci mostrato come si lotta, democraticamente, con tenacia, senza mai mollare per così tanti anni. Superando mille ostacoli, affrontando ostruzionismi posti anche da istituzioni e da rappresentanti dello Stato italiano, i quali dovrebbero tutelare i cittadini e il loro volere, e non impedire il naturale accoglimento di un chiaro risultato referendario.
Voi non avete perso mai fiducia nella Democrazia,
anche se vi sarebbero state tante motivazioni, e vi siete sempre mossi lealmente, adottando strumenti leciti e trasparenti, a differenza dei vostri avversari.
Nonostante troppo tempo sia passato, il vostro solido senso di appartenenza alla terra di Romagna alla fine ha prevalso. Nessuno mai più provi a dividerci.
Oggi quindi festeggiamo e vi accogliamo con un grande abbraccio. Mentre lacrime di immensa gioia scendono sui nostri volti vogliamo urlare al mondo: “viva Montecopiolo e Sassofeltrio. Viva la Romagna unita”.

Samuele Albonetti,
Coordinatore MAR