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Provincia di Rimini. Covid: 70 nuovi positivi (35.073 il totale). Terapia intensiva: 15. Decessi: nessuno

 

AGGIORNAMENTO DEL 3 MAGGIO 2021, ORE 21

 

Provincia di Rimini

Covid: 70 nuovi positivi (35.073 il totale). Terapia intensiva: 15. Decessi: nessuno

 

Emilia-Romagna

641 nuovi positivi, 391 i guariti. Vaccinazioni: 1 milione e 728 mila dosi somministrate

Effettuati 11.062 tamponi. Sul totale dei positivi, il 95,4% è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi casi è di 34,1 anni. 10 decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 371.776 casi di positività, 641 in più rispetto a ieri, su un totale di 11.062 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri, pari al 5,8%, non è indicativa dell’andamento generale visto il numero di tamponi effettuati, che la domenica è inferiore rispetto agli altri giorni. Inoltre, nei festivi soprattutto quelli molecolari vengono fatti prioritariamente su casi per i quali spesso è atteso il risultato positivo.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dai 65 anni in su.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 1.728.140 dosi; sul totale, 576.144 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Tutte le informazioni sulla campagna vaccinale: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 282 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 185 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 364 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 34,1 anni.

Sui 282 asintomatici, 215 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 6 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 8 con gli screening sierologici, 1 tramite i test pre-ricovero. Per 52 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 161 nuovi casi, seguita da Reggio Emilia (111) e Modena (108); poi Rimini (70), Cesena (61), Forlì (42), Ravenna(39) e Piacenza (27); quindi il Circondario Imolese (9), Parma (7), e infine Ferrara (6).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 6.487 tamponi molecolari, per un totale di 4.435.642. A questi si aggiungono anche 4.575 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 391in più rispetto a ieri e raggiungono quota 316.859.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 42.001 (+240 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 40.095 (-221), il 95,4% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 10 nuovi decessi: 1 a Parma (un uomo di 70 anni); 1 nella provincia di Reggio Emilia (una donna di 89 anni); 3 nella provincia di Modena (tre uomini, uno di 79 e due di 86 anni); 1 in provincia di Bologna (un uomo di 86 anni); 1 nella provincia di Ferrara (un uomo di 84 anni); 1 in provincia di Ravenna (una donna di 93 anni); 1 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 64 anni). Si segnala inoltre il decesso, diagnosticato dall’Ausl di Ferrara, di una donna di 92 anni residente nella provincia di Rovigo. Nessun decesso nelle province di Piacenza e Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.916.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 219 (+2 rispetto a ieri), 1.687 quelli negli altri reparti Covid (+17).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 9 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri), 17 a Parma (+1), 29 a Reggio Emilia (invariato), 34 a Modena (+1), 56 a Bologna (-1), 11 a Imola (invariato), 23 a Ferrara (invariato), 13 a Ravenna (+1), 6 a Forlì (invariato), 6 a Cesena (invariato) e 15 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.067 a Piacenza (+27 rispetto a ieri, di cui 12 sintomatici), 26.426 a Parma (+7, di cui 3 sintomatici), 45.144 a Reggio Emilia (+111, di cui 48 sintomatici), 63.360 a Modena (+108, di cui 80 sintomatici), 79.413 a Bologna (+161, di cui 81 sintomatici), 12.333 casi a Imola (+9, di cui 4 sintomatici), 22.662 a Ferrara (+6, di cui nessun sintomatico), 29.421 a Ravenna (+39, di cui 24 sintomatici), 16.138 a Forlì (+42, di cui 30 sintomatici), 18.739 a Cesena (+61, di cui 45 sintomatici) e 35.073 a Rimini (+70, di cui 32 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, sono stati eliminati 2 casi, positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare.

 




Primo maggio, i problemi del lavoro vanno oltre la pandemia

 

Tratto da lavoce.info

di Andrea Garnero, economista presso il Dipartimento Lavoro e Affari Sociali dell’OCSE
e Massimo Taddei, Laureato in Economia e Commercio a Genova, con una tesi sulla dimensione economica e sociale della disuguaglianza in Italia

Quest’anno la festa dei lavoratori si festeggia con 900 mila occupati in meno in Italia rispetto all’inizio della pandemia. I problemi, però, non sono iniziati con il Covid e hanno radici più profonde. A partire dalle debolezze strutturali del mercato del lavoro.

È da un po’ di tempo che la dimensione festosa del primo maggio ha lasciato il passo alle preoccupazioni di chi un lavoro non ce l’ha o di chi, pur avendolo, non riesce ad arrivare a fine mese. Questo primo maggio 2021, poi, si caratterizza per una particolare situazione di sospensione tra un mondo pre-Covid-19 che non c’è più e un mondo post-Covid-19 che ancora non c’è e che non sappiamo precisamente come sarà.

In oltre un anno di pandemia il bilancio è molto severo: 900 mila persone occupate in meno tra febbraio 2020 e aprile 2021 (secondo il nuovo metodo di rilevazione Istat). Ma anche chi ha mantenuto il posto ha lavorato meno di quanto facesse prima della pandemia (mentre l’occupazione è calata dell’1,8 per cento tra il quarto trimestre del 2020 e lo stesso periodo del 2019, il numero di ore lavorate è calato del 7,5 per cento). I problemi del mercato del lavoro italiano, però, erano forti anche prima del Covid-19. In questo primo maggio di transizione, quindi, vale la pena provare ad alzare lo sguardo dai numeri della crisi Covid-19 e guardare alle tendenze e alle debolezze di lungo periodo.

La prima è la bassa intensità di lavoro. Non solo un alto numero di inattivi e disoccupati, ma anche poco lavoro per chi un posto ce l’ha. Già prima del Covid-19, le ore lavorate totali, seppure in crescita, erano ancora significativamente sotto il livello pre-crisi finanziaria. Dietro questi numeri si nasconde l’esplosione del tempo parziale involontario, cioè l’impossibilità di trovare un lavoro a tempo pieno, determinata dalla debolezza della struttura economica italiana (e quindi la crescita di lavoretti a basso valore aggiunto) ma anche da cambiamenti strutturali, come un aumento dei servizi (dove, più che nella manifattura, i lavori possono essere spezzettati in brevi fasce orarie) e un aumento della specializzazione del lavoro tra le imprese con alcuni servizi dati in outsourcing per il minimo di ore possibili.

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Altro tasto dolente, i salari. Anche negli anni precedenti alla crisi del 2008, la crescita dei salari reali italiani era inchiodata allo zero virgola e, al netto di un piccolo balzo dovuto a un effetto composizione a cavallo del 2010 (con i lavoratori con salario più basso espulsi dal mercato del lavoro a causa della crisi e quindi un aumento aritmetico della media), la crescita è stata meno della metà di quanto osservato in altri paesi europei. La stagnazione salariale è il riflesso di un sistema di contrattazione che perde i pezzi, di una tassazione che poco premia il lavoro, ma soprattutto di un’economia debole e di una produttività al palo, quando non in calo.

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Con salari che stagnano e ore di lavoro che scendono non sorprende che il numero di persone che pur lavorando sono comunque povere (formalmente gli occupati il cui reddito disponibile è inferiore al 60 per cento del reddito disponibile mediano) sia nettamente aumentato. I poveri tra gli occupati in Italia erano l’8,9 per cento nel 2004, sono saliti al 12,2 per cento nel 2017 e 2018, per poi scendere leggermente nel 2019. Nello stesso periodo, in Unione europea questo indicatore non ha mai superato il 9,6 per cento. Con lo scoppio della pandemia, ci dice l’Istat, l’incidenza di povertà assoluta è cresciuta soprattutto tra le famiglie con persona di riferimento occupata. Si tratta di oltre 955mila famiglie in totale, 227mila famiglie in più rispetto al 2019.

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Tutto il mercato del lavoro italiano soffre quindi di una debolezza strutturale di lungo periodo, riflesso di due decenni di mancata crescita. Sono due i gruppi per cui la preoccupazione è maggiore ma che al tempo stesso rappresentano anche il potenziale di crescita più promettente per l’Italia: i giovani e le donne.

Oltre due milioni di ragazzi tra i 15 e i 29 anni in Italia non studiano, non lavorano e non sono coinvolti in progetti di formazione professionale, con un’incidenza quattro volte più elevata rispetto alla media europea. Pre-Covid-19 si poteva osservare un lento miglioramento, con un dato inferiore a quello pre-crisi a partire dal 2017, ma che, ovviamente, è tornato a salire nel 2020. Risolvere il problema delle opportunità insufficienti per i giovani non è solo un tema sociale e di equità, ma anche di stretta convenienza economica: i ventenni e i trentenni che non lavorano rappresentano una perdita di risorse al picco delle loro forze intellettuali e fisiche, con costi economici e sociali di lunghissimo periodo (una domanda su tutte: chi pagherà le pensioni di questi lavoratori mancati?).

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Un discorso simile vale per l’occupazione femminile: la partecipazione femminile al lavoro in Italia era e rimane tra le più basse in Europa. Prima della crisi, solo il 53,8 per cento delle donne tra 20 e 64 anni aveva un lavoro (contro il 70,1 per cento della media Ue), un dato calato al 52,7 per cento nel 2020 (69,1 per cento in Unione europea). L’Agenda di Lisbona del 2000 prevedeva il raggiungimento di un tasso di occupazione femminile al 60 per cento entro il 2010. Oltre undici anni dopo, l’Italia non ha ancora raggiunto gli obiettivi fissati due decenni fa.

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Possiamo guardare al futuro con maggiore speranza? L’Europa e l’Italia stanno per implementare un piano di rilancio che non ha precedenti nella storia continentale recente. Tuttavia, a parere di molti (sicuramente gli ospiti dell’ultima puntata del podcast “lavoce in capitolo”) il Pnrr non fa abbastanza per donne e giovani. E, comunque, anche secondo le previsioni dello stesso Governo, una piena attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non permetterà di colmare il differenziale di occupazione con gli altri paesi europei (l’impatto occupazionale stimato dal Ministero dell’Economia è “solo” del 3,2 per cento, cioè circa 750 mila posti di lavoro in più, mentre per raggiungere il livello europeo servirebbero 1 milione e 750 mila occupati in più). Nei prossimi anni, Covid-19 permettendo, tornerà la folla al Concertone, ma difficile che torni la festa.




Rimini. Pecci, Lega: “Il Rio dell’Asse inquina”

Marzio Pecci, Lega

 

di Marzio Pecci, Lega

I candidati a sindaco iniziano la loro propaganda sempre dalla colonia bolognese che è sinonimo di degrado.
Nessuno di loro guarda invece al mare di quella zona fortemente inquinato dal Rio dell’Asse.
L’inquinamento che produce è un danno ambientale altissimo e tutti tacciono ….. tranne i cittadini che mi hanno chiamato.
Buona domenica.
Chi si occupa della promozione turistica sa quanto sia importante il tema della sostenibilità.

Mentre i competitor del turismo si adoperano per ottenere le certificazioni di città sostenibili e creano le “destinazioni turistiche”, a Rimini l’Amministrazione Comunale si è dimenticata che, da anni, al confine con Riccione, si registra un inquinamento del mare da escherichiacoli e enterococchi intestinali, che impedisce la balneazione per diversi periodi durante la stagione estiva.

Tutti i giorni gli amministratori riminesi citano la Rimini green, la città sostenibile e la qualità ambientale, ma nella realtà distruggono il verde (es: il Parco di Viserba)e non sono capaci di risolvere il problema degli sfioratori e dell’inquinamento del mare causato dal Rio dell’Asse.

Il sindaco di Rimini poco tempo fa, a proposito del sistema fognario, ha dichiarato: “ci possiamo presentare al mondo con un’opera complessiva che ha messo al centro e risolto i temi dell’ambiente … una Rimini sostenibile, una Rimini vicino alla natura, più bella …….”.

La dichiarazione è apparsa non solo azzardata ma anche irridente in danno dei residenti di Miramare, che sono costretti a convivere con lo sfioratore del Rio dell’Asse e con i continui divieti di balneazione nella zona.

Nel 2020 se ne sono contati oltre sette davanti alla colonia bolognese.

Il problema è vecchio e, fino ad oggi, non si è vista alcuna volontà della Giunta Gnassi nel voler risolvere il problema della zona, anzi, a sfregio e glissandovi con al solita noncuranza e arroganza, la colonia bolognese viene usata come passerella per le discese in campo elettorale dei candidati Pd, ovvero proprio della maggioranza che è responsabile del degrado della zona.

Ma la situazione ora è diventata insostenibile e gli operatori di spiaggia nonché i cittadini che frequentano quel tratto di mare non sono più disposti a subire e chiedono di risolvere il problema prima che il fenomeno si ripeta anche durante la prossima estate.

Il Rio dell’Asse è una vera fogna e continua a scaricare nel mare provocando un grave danno ambientale le cui responsabilità ricadono inevitabilmente sul primo cittadino.

Occorre, dunque, che il Sindaco e l’Assessore all’Ambiente con coraggio e determinazione intervengano perché l’Arpae effettui i necessari controlli per individuare le fonti inquinanti del Rio che, sicuramente, sono di facile individuazione dato che il Rio dell’Asse non è il fiume PO.

Per noi salvaguardare la balneazione significa fare ambiente e se questo non accadrà per Miramare non ci potrà esser alcuna vera rinascita.




Provincia di Rimini. Covid: 79 nuovi positivi (35.003 il totale). Terapia intensiva: 15. Decessi: 2

 

AGGIORNAMENTO DEL 2 MAGGIO 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Covid: 79 nuovi positivi (35.003 il totale). Terapia intensiva: 15. Decessi: 2 (una donna di 74 e un uomo di 75 anni).

 

Emilia-Romagna

950 nuovi positivi, 501 i guariti. Vaccinazioni: verso 1 milione e 700 mila dosi somministrate

Quasi 10mila tamponi effettuati. Il 95,4% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 38,8 anni. 13 i decessi, nessuno nelle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia

 

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 371.137 casi di positività, 950 in più rispetto a ieri, su un totale di 9.852 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri, pari al 9,6%, non è indicativa dell’andamento generale visto il numero di tamponi effettuati che il sabato è inferiore rispetto agli altri giorni. Inoltre, nei festivi e prefestivi soprattutto quelli molecolari vengono fatti prioritariamente su casi per i quali spesso è atteso il risultato positivo.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, le persone dai 65 anni in su (dal 10 maggio saranno aperte le prenotazioni per la fascia 60-64 anni).

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 1.698.223 dosi; sul totale, 560.664 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Tutte le informazioni sulla campagna vaccinale: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 471 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 302 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 483 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 38,8 anni.

Sui 471 asintomatici, 334 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 15 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 32 con gli screening sierologici, 10 tramite i test pre-ricovero. Per 80 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 213 nuovi casi seguita da Reggio Emilia (151), Modena (134), Parma (110), Rimini (79), Ravenna (68), quindi Piacenza (59), Cesena (51), Forlì (42), Ferrara (30). Infine, il Circondario imolese (13).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 7.415 tamponi molecolari, per un totale di 4.429.155. A questi si aggiungono anche 2.437 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 501 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 316.468.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 41.763 (+ 436 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 39.875 (+404), il 95,4% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 13 nuovi decessi: 2 in provincia di Modena (una donna di 95 anni e un uomo di 77), 2 in provincia di Bologna (una donna di 72 e un uomo di 89 anni), 2 a Ferrara (due uomini di 49, e 83 anni), 3 a Ravenna (tutte donne di 70,71,92 anni), 1 in provincia di Forlì- Cesena (un uomo di 75 anni) e 2 in provincia di Rimini (una donna di 74 e un uomo di 75 anni). Nessun decesso nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia. Si registra anche il caso di un uomo di 71 anni proveniente da Andalo (Trento) e deceduto a Ferrara.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.906.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 217 (+1 rispetto a ieri), 1.671 quelli negli altri reparti Covid (+31).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 9 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri), 16 a Parma (-1), 29 a Reggio Emilia (+1), 33 a Modena (invariato rispetto a ieri), 57 a Bologna (+1), 11 a Imola (invariato), 23 a Ferrara (-1), 12 a Ravenna (+2), 6 a Forlì (invariato), 6 a Cesena (-1) e 15 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.040 a Piacenza (+59 rispetto a ieri, di cui 28 sintomatici), 26.419 a Parma (+110, di cui 39 sintomatici), 45.033 a Reggio Emilia (+151, di cui 71 sintomatici), 63.252 a Modena (+134, di cui 83 sintomatici), 79.254 a Bologna (+213, di cui 116 sintomatici), 12.324 a Imola (+13, di cui 5 sintomatici), 22.656 a Ferrara (+30, di cui 5 sintomatici), 29.382 a Ravenna (+68, di cui 27 sintomatici), 16.096 a Forlì (+42, di cui 32 sintomatici), 18.678 a Cesena (+51, di cui 44 sintomatici) e 35.003 a Rimini (+79, di cui 29 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi sono stati eliminati 3 casi, positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare.




Provincia di Rimini. Covid, 71 nuovi positivi (34.924). Terapia intensiva: 15. Decessi: 1

 

AGGIORNAMENTIO DEL 1 MAGGIO 2021, ORE 12

Provincia di Rimini

Covid: 71 nuovi positivi (34.924). Terapia intensiva: 15. Decessi: 1 (uomo di 72 anni)

 

Emilia-Romagna

Su 34.343 tamponi effettuati, 941 nuovi positivi (2,7%). 3.949 i guariti, diminuiscono ricoveri (-102) e casi attivi (-3.025). Vaccinazioni: oltre 1 milione e 673mila dosi somministrate

Il 95,5% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 37,9 anni. 17 i decessi, nessuno nelle province di Piacenza, Parma e Ferrara

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 370.190 casi di positività, 941 in più rispetto a ieri, su un totale di 34.343 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 2,7%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni e le persone dai 70 anni in su, mentre da lunedì sono aperte le prenotazioni anche per la fascia d’età 65-69, con le prime vaccinazioni già effettuate.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 1.673.183 dosi; sul totale, 548.497 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Tutte le informazioni sulla campagna vaccinale: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 378 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 314 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 582 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 37,9 anni.

Sui 378 asintomatici, 285 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 18 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 21 con gli screening sierologici, 5 tramite i test pre-ricovero. Per 49 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 205 nuovi casi, seguita da Reggio Emilia (158) e Bologna (147); poi Parma (105); Rimini e Ravenna (entrambe con 71 nuovi casi), quindi Cesena (62), Forlì (52), Piacenza (36), Ferrara (28). Infine, il Circondario imolese (6).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 16.993 tamponi molecolari, per un totale di 4.421.740. A questi si aggiungono anche 17.350 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 3.949 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 315.967.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 41.330 (-3.025 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 39.474 (-2.923), il 95,5% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 17 nuovi decessi: 8 in provincia di Bologna (4 donne di cui due di 80 anni, una di 82 e una di 87 anni e 4 uomini rispettivamente di 65, 70, 78 e 81 anni),3 in provincia di Reggio Emilia (due donne rispettivamente di 80 e 94 anni e un uomo di 77 anni), 2 a Ravenna (un uomo e una donna entrambi di 63 anni), 2 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 82 anni e un uomo di 84), 1 in provincia di Modena (un uomo di 78 anni) e 1 uomo di 72 anni nel Riminese. Nessun decesso nelle province di Parma, Piacenza e Ferrara.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.893.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 216 (-10 rispetto a ieri), 1.640 quelli negli altri reparti Covid (-92).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 9 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri), 17 a Parma (-5), 28 a Reggio Emilia (invariato), 33 a Modena (-1), 56 a Bologna (invariato), 11 a Imola (invariato), 24 a Ferrara (-1), 10 a Ravenna (-2), 6 a Forlì (invariato), 7 a Cesena (invariato) e 15 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 22.981 a Piacenza (+36 rispetto a ieri, di cui 18 sintomatici), 26.309 a Parma (+105, di cui 61 sintomatici), 44.882 a Reggio Emilia (+158, di cui 82 sintomatici), 63.118 a Modena (+205, di cui 130 sintomatici), 79.044 a Bologna (+147, di cui 102 sintomatici), 12.311 a Imola (+6, tutti sintomatici), 22.626 a Ferrara (+28, di cui 7 sintomatici), 29.314 a Ravenna (+71, di cui 39 sintomatici), 16.054 a Forlì (+52, di cui 37 sintomatici), 18.627 a Cesena (+62, di cui 55 sintomatici) e 34.924 a Rimini (+71, di cui 26 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi è stato eliminato un caso, positivo a test antigenico ma non confermato dal tampone molecolare.

 

 




Pesaro. Festa del lavoro, festa della dignità

Giorgio Girelli

Giorgio Girelli con le nipotine

 

Dal Centro studi sociali “A. De Gasperi”

“Nella giornata in cui si concentra l’attenzione sul mondo del lavoro e sui problemi che esso attraversa il primo pensiero va a coloro che nella presente avversa situazione economica il lavoro l’hanno perduto, a coloro che vedono il proprio posto minacciato, a tutti coloro, specie giovani, che ancora attendono di approdare ad una collocazione lavorativa”. Così si esprime, nel commentare la Festa del Lavoro, il coordinatore del Centro Studi Sociali “Alcide De Gasperi” Giorgio Girelli, il quale poi continua manifestando vicinanza e solidarietà a tutte le famiglie che vivono con grande apprensione questi difficili momenti. A fronte di tante imprese che fanno di tutto per sostenere i propri lavoratori, ci sono anche operatori – stigmatizza Girelli – che con troppa disinvoltura adottano iniziative la cui ottica è solo il conseguimento del massimo profitto. Sono comportamenti irresponsabili che contraddicono la linea sempre tenuta dalla imprenditoria sana e che richiedono anche da parte delle autorità le misure possibili per contrastare il triste fenomeno. Un pensiero particolare, aggiunge Girelli, va poi riservato alle casalinghe, silenziose protagoniste di un lavoro intenso, senza orari, privo di adeguate tutele sociali che assicurino alla “donna di casa” dignità ed anche quella autonomia che finora è mancata poiché il lavoro domestico è vissuto tuttora come appendice del marito “che porta a casa lo stipendio”. Non si tratta ovviamente di creare rivendicazioni e frizioni all’interno della famiglia, ma anzi di rafforzarne la coesione prendendo atto del prezioso lavoro che la donna svolge nel gestire la casa e nell’accudire i figli specie quando sono in tenera età.
Nel 1995, la Corte Costituzionale ha riconosciuto il lavoro delle casalinghe come un’attività lavorativa a tutti gli effetti: perché esso ha un elevato valore sociale ed economico e può quindi essere ricompreso nella norma costituzionale che tutela il lavoro “in tutte le sue forme”. Ma per ora queste “forme “ si sono concretizzate solo in minuscoli vagiti che non cambiano significativamente la situazione di fatto.
C’è poi il caso delle donne che un “ posto” ce l’hanno. Ma sono oberate da un doppio lavoro perché tuttora, per lo più, la “casa” fa capo a lei, né sono disponibili strutture pubbliche adeguate che concorrano a custodire ed educare efficacemente i figli specie se piccoli. Non manca poi la situazione della condizione in cui è vissuta la occupazione stabile della donna. Interferenze indegne sulla maternità, discriminazioni di carriera ed talvolta anche molestie. Ce n’è abbastanza per rilevare che su questi aspetti dovrebbero cimentarsi gli sforzi e le proteste di quante si professano madrine dell’emancipazione femminile più che sulle stucchevoli ed improduttive battaglie per volgere al femminile terminologie valevoli come ambigeneri. Sui progetti e le lotte dei sindacati le tematiche sono note e non necessitano di ripetizioni: si procede sulla scia di quanto Fanfani, cui il mondo del lavoro deve molto, il 22 marzo 1947 all’Assemblea Costituente dichiarò: «Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto a un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale». Sforzo di cui debbono farsi carico, proprio perché i tempi sono difficili, anche i giovani, senza troppo indugiare al riparo delle tutele familiari o nella scelta di lavori e condizioni non proprio conformi ai propri desiderata.