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Cattolica. Ciclodromo, pronto entro l’estate

 

Ciclodromo, pronto entro l’estate

Al via il cantiere nella zona della cosiddetta “montagnola” di rimpetto al VGS. I lavori si realizzano tramite accordo quadro e dovrebbero concludersi nella stagione estiva. Il Sindaco Gennari: “Dotiamo la città di un’opera moderna, andando a riqualificare un’area dimenticata per troppo tempo”. Un tassello ulteriore al campus sportivo-educativo che l’amministrazione sta realizzando

 

IL PROGETTO

Il ciclodromo si articolarà planimetricamente con forma anulare per una lunghezza complessiva di 490 metri. La pista in asfalto avrà una larghezza costante lungo tutto l’anello pari a 5 metri, comprensiva della “fascia di “riposo” di larghezza pari ad un metro individuata da segnaletica colorata a tessa. L’andamento sarà piano regolare, in lieve rialzo rispetto alla quota stradale e con pendenza trasversale inclinata verso l’interno. L’ingresso al velodromo avverrà direttamente da via Carpignola attraverso un tratto carrabile che si dirama a partire dalla rotatoria nord della strada pubblica arrivando ad un piazzale di parcheggio. La conformazione dell’area, inoltre, si presta ad ospitare in un prossimo futuro anche la realizzazione di un eventuale tracciato di mountain bike.

 

CAMPUS SPORTIVO

“Andiamo avanti – dice il sindaco Mariano Gennari – con la nostra azione di rigenerazione di Cattolica. Con la realizzazione di questa ulteriore opera, andremo ad offrire ai ciclisti, agli amanti delle due ruote, uno spazio di nuova generazione, moderno e sicuro. Tutto ciò andando a recuperare una zona che, purtroppo, per lungo tempo è rimasta nel dimenticatoio. Una riqualificazione che si aggiunge ai lavori già effettuati per lo Stadio Calbi, per il nuovo centro tennistico, per l’efficientamento della Piscina. Un tassello ulteriore che potrà proporsi anche quale fondamentale volano per la destagionalizzazione turistica del territorio. Vediamo concretizzarsi quel campus sportivo ed educativo della Regina che ci siamo impegnati a realizzare sin dal momento dell’insediamento. Nei prossimi mesi Cattolica avrà un impianto d’eccellenza inserito in questo più eterogeneo distretto dello sport e dell’istruzione, ma anche del verde, poiché adiacente al Parco della Pace”.




Rimini. Convegno: commercio e ristorazione, ripartenza e prospettive

 

Convegno: commercio e ristorazione, ripartenza e prospettive

Venerdì 16 aprile, alle 18, con Gianni Indino, Fabrizio Vagnini, Mirco Ricchi e un rappresentante di Confartigianato.

 

Organizzato da Emma Petitti sulle sue pagine Facebook e YouTube, è un appuntamento che rientra nella sua consueta campagna d’ascolto con la città di Rimini e che intende approfondire con le associazioni di categoria, e tutti gli ascoltatori da casa, le questioni che più toccano da vicino due settori cardine dell’economia riminese che, fin dall’avvento della pandemia, si sono ritrovati a gestire una situazione molto complessa, tra chiusure, restrizioni e ristori non sempre sufficienti e tempestivi.

A riflettere con Emma Petitti, Gianni Indino (presidente Confcommercio Provincia di Rimini), Fabrizio Vagnini (presidente Confesercenti provincia di Rimini), Mirco Ricchi (responsabile settore ristorazione e commercio Cna Rimini) e un rappresentante di Confartigianato, per un confronto volto a riflettere sulle esigenze e sulle richieste dei commercianti e dei ristoratori con lo scopo di sostenerli in questo momento di difficoltà.

Gli utenti collegati potranno partecipare attivamente all’incontro con domande, commenti e spunti di riflessione.




Provincia di Rimini. Coronavirus, 98 nuovi positivi (33.616 il totale). Terapia intensiva: 23. Decessi: 1

 

AGGIORNAMENTO DEL 15 APRILE 2021, ORE 12

Provincia di Rimini

Coronavirus, 98 nuovi positivi (33.616 il totale). Terapia intensiva: 23. Decessi: 1 (un uomo di 86 anni)

 

Emilia-Romagna

Su 25.696 tamponi effettuati, 1.150 nuovi positivi (4,5%). 959 i guariti, in calo i ricoveri (-131). Vaccinazioni: un milione e 213mila dosi somministrate

Il 95,7% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 40,5 anni. 33 i decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 354.901 casi di positività, 1.150 in più rispetto a ieri, su un totale di 25.696 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 4,5%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, le persone dai 75 anni in su e, con l’avvio delle prenotazioni da lunedì, la fascia d’età 70-74 anni.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 1.213.619 dosi; sul totale, 363.220 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Le informazioni sulla campagna vaccinale in Emilia-Romagna: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 423 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 476 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 631 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 40,5 anni.

Sui 423 asintomatici, 315 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 33 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione e 16 con gli screening sierologici. Per 52 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede al primo posto Bologna con 217 nuovi casi, seguita da Reggio Emilia (209). Poi Modena (184), Rimini (98), Ferrara (96). Seguono Parma (88), Forlì (86), Ravenna (68); quindi Cesena (53) e Piacenza (35) e, infine, il Circondario Imolese (16).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 14.312 tamponi molecolari, per un totale di 4.193.731. A questi si aggiungono anche 11.384 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 959 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 277.120.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 65.266 (+158 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 62.490 (+289), il 95,7% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 33 nuovi decessi: 4 a Parma (due donne di 79 e 85 anni e due uomini di 75 e 77); 2 nella provincia di Modena (una donna di 83 anni e un uomo di 82 anni); 18 in provincia di Bologna (cinque donne: una di 51, residente a Imola, e le altre rispettivamente di 82, 87, 88 e 99 anni, e tredici uomini di anni: 60, 62, 71, 77, 79, 83, 85, 86, due di 87, 91 e due di 95 anni); 1 nel ferrarese (un uomo di 74 anni); 3 in provincia di Ravenna (una donna di 93 anni e due uomini di 59 e 86 anni); 3 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 78 anni e due uomini di 25 e 57 anni); 1 nel Riminese (un uomo di 86 anni). Si segnala inoltre il decesso di una donna di 80 anni diagnosticata dall’ Ausl di Modena ma residente nella provincia di Napoli. Nessun decesso nelle province di Reggio Emilia e Piacenza.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.515.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 312 (-5 rispetto a ieri), 2.464 quelli negli altri reparti Covid (-126).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 10 a Piacenza (+1), 32 a Parma (+1), 30 a Reggio Emilia (-3), 59 a Modena (-1), 78 a Bologna (-2), 14 a Imola (numero invariato rispetto a ieri), 40 a Ferrara (invariato), 13 a Ravenna (-1), 8 a Forlì (invariato), 5 a Cesena (+1) e 23 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 22.314 a Piacenza (+35 rispetto a ieri, di cui 24 sintomatici), 24.909 a Parma (+88, di cui 51 sintomatici), 42.697 a Reggio Emilia (+209, di cui 137 sintomatici), 60.573 a Modena (+184, di cui 111 sintomatici), 76.238 a Bologna (+217, di cui 160 sintomatici), 12.018 casi a Imola (+16, di cui 6 sintomatici), 21.805 a Ferrara (+96, di cui 28 sintomatici), 27.904 a Ravenna (+68, di cui 50 sintomatici), 15.064 a Forlì (+86, di cui 54 sintomatici), 17.763 a Cesena (+53, di cui 40 sintomatici) e 33.616 a Rimini (+98, di cui 66 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, sono stati eliminati 10 casi, di cui 9 positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare e 1 caso risultato non Covid-19./Ti.Ga.




Rimini. Ponte di Tiberio, celebrazioni per i 2000 anni

 

 

 

Ponte di Tiberio, celebrazioni per i 2000

In collaborazione con il Festival del Mondo Antico, UAO dedica quattro appuntamenti formativi per le scuole e una tavola rotonda ispirati ai temi e alle riflessioni che il ponte ci ispira: unione, resilienza e celebrazione.

Si parte il 15 aprile, si prosegue il 21, il 27 e il 30 aprile e si chiude questa prima parte formativa il 5 maggio.

UAO è un progetto culturale dedicato alla realizzazione di percorsi educativi, ludici e museali per bambini e bambine promosso dal Laboratorio Aperto Rimini Tiberio.

 

IL PONTE UNISCE.

Il Ponte di Tiberio, che valica il Marecchia, l’antico fiume Ariminus che ha dato il nome alla nostra città, è il primo collegamento tra la città e il suburbio e, soprattutto, è il punto di partenza delle vie consolari che portano al cuore dell’Italia settentrionale, in particolare la via Emilia, l’arteria pulsante dell’Emilia-Romagna.

IL PONTE RESISTE.

I riminesi hanno soprannominato il loro ponte “e pont de dievul” perché ha resistito ai terremoti, alle piene del fiume, all’attacco dei bizantini e alle mine dei tedeschi e si è saputo riproporre con creatività anche nei momenti di difficoltà.

 

IL PONTE CELEBRA.

Il ponte di Tiberio, insieme all’Arco di Augusto, è uno dei simboli fondamentali del potere imperiale a Rimini. L’antica Rimini romana con il suo ricco e ben conservato patrimonio archeologico celebra una città nata grande e che ha saputo conservarsi tale.

Parlare del Ponte di Tiberio significa affrontare con i più piccoli alcuni temi che hanno a che fare con la percezione, lo spazio, il tempo e il corpo. Per questo, gli incontri si svilupperanno seguendo una visione organica e ampia che coinvolga il fare, l’osservazione, la riflessione sulla propria memoria e identità e su quella della città.

Si parte il 15 aprile (ore 17) con Giulia Sagramola, illustratrice e autrice di fumetti e libri per bambini, che accompagnerà gli insegnanti nella scoperta di possibili interpretazioni visive delle foto d’epoca del ponte da sperimentare prima da sé e riproporre poi in classe.

Il lavoro di Giulia sul Ponte di Tiberio è stato pensato giocando su passato, presente e immaginazione. Le fotografie del Ponte conservate presso l’Archivio Fotografico della Biblioteca Gambalunga raccontano non un’unica storia, ma migliaia, come gli occhi, i piedi, le mani che su quel ponte hanno camminato, corso, giocato e che lo stanno facendo o lo faranno in futuro. Questa dimensione del ponte nel tempo ma anche la sua dimensione extra temporale saranno al centro del laboratorio, che si incentrerà sull’intervento artistico sulle fotografie per trasformarle in luoghi altri. Un modus operandi che può essere utile per parlare di tutti i monumenti della città ma anche della sfera emotiva e famigliare e della memoria del singolo e della collettività.

Il secondo appuntamento (21 aprile, ore 17) è con Luca Boscardin, toy designer, grafico e illustratore che lavora sulla città e sulla sua rappresentazione. La riproduzione della tridimensionalità e la reinterpretazione di strade, monumenti e del loro intrico immaginifico saranno al centro di un laboratorio in cui lo sguardo ampio e la curiosità saranno il fulcro della ricerca. Lo sviluppo del linguaggio artistico e della comunicazione attraverso la realizzazione di architetture reali e immaginarie implicano una attenzione e un costante “camminare” tra diversi medium e voci per farle nostre, accoglierle, studiarle.

Il 27 aprile (ore 17) sarà Isadora Bucciarelli, alias Flatopolis, scenografa al Teatro alla Scala prima di decidere di trasferirsi a Parigi, ora dedita alle illustrazioni tridimensionali e ai paper toys, i giochi di carta da costruire che si trovavano un tempo nei giornalini per ragazzi e nelle confezioni di merendine, rivisitati in chiave moderna. L’approccio di Isadora è quello di un architetto della fantasia, in cui i confini tra ciò che è e ciò che potrebbe essere si fondono. Tutto emerge da una forma piatta, bidimensionale, dal disegno, letteralmente. Si passa dalle due alle tre dimensioni, e si arricchisce tutto con elementi sorprendenti, per imparare a progettare seguendo delle regole e poi giocare in assoluta libertà.

Il 30 aprile (ore 18.30) si terrà la tavola rotonda di Sou – School of Architecture For Children, una scuola d’architettura per bambini nata a Favara e fondata da Farm Cultural Park che proporrà una riflessione ampia sull’impatto dell’architettura sulla qualità della vita e sulla cultura e il turismo. Obiettivo principale della scuola -e dell’incontro- è quello di partire dai bimbi per formare cittadini migliori, educati alla bellezza e al rispetto del territorio.

A chiudere questa prima parte formativa di celebrazioni sarà, il 5 maggio (ore 16.30), Archipicchia, Architettura per Bambini, un’associazione Culturale che ha come obiettivo il coinvolgimento dei bambini nello studio dell’architettura e nella progettazione urbana partecipata. Archipicchia parte dall’assunto che l’architettura e il suo spazio possano essere lette solo attraverso il nostro corpo: una ricerca-azione che indaga la relazione tra il movimento e l’esperienza corporea, tra l’architettura e la danza, sperimentandole nella dimensione pedagogico-laboratoriale con i bambini.

Tutti gli incontri sono gratuiti e si svolgeranno on line.

I posti sono limitati.

Per info e iscrizioni: laboratorioapertoriminitiberio@gmail.com




Riccione. Verso il Centenario, a Villa Franceschi si raccolgono i ricordi

 

 

 

Verso il Centenario, a Villa Franceschi si raccolgono i ricordi

Suggestioni, documenti, proposte, fotografie e disegni d’epoca, testimonianze di un passato vicino e lontano. Il collettore di tutto questo materiale, storico e umano, è Villa Franceschi dove ogni sabato mattina dalle 10 alle 12.30, rimane aperto un ufficio come punto di coordinamento, raccolta documentale e di proposte per l’organizzazione delle manifestazioni dell’anno del Centenario 2022. A Villa Franceschi, che è anche la sede del Comitato scientifico, nominato dalla giunta e coordinato dall’assessore ai Servizi educativi, alla Biblioteca e al Museo, Alessandra Battarra, nell’ultimo mese sono arrivate tante proposte e idee. Un giovane che si sta laureando che ha espresso l’intenzione di fare una tesi sui 100 anni di Riccione, la famiglia Travaglini che ha proposto alcune idee sull’Atelier di Alberto Spadolini a Riccione e anche Riccardo Angelini, che appassionato studioso della figura di Maria Boorman Ceccarini, moglie del medico Giovanni Ceccarini, grande filantropa e benefattrice di Riccione, ha portato a Villa Franceschi le copie di alcuni documenti dell’epoca tra cui il testamento olografo. “Da presidente del Rotary – ricorda Angelini – mi sono occupato del restauro della tomba di Maria Boorman Ceccarini, nel cimitero monumentale acattolico di Roma. Durante le mie ricerche mi sono quindi imbattuto nel testamento olografo che ho fotografato, mentre gli originali sono conservati in maniera che si possano preservare dal tempo”. Appassionato della figura della benefattrice di Riccione che con le sue immense ricchezze all’inizio del Novecento gettò le basi per l’autonomia della Perla Verde, Angelini è arrivato a scrivere a New York, alla parrocchia dove la Maria Boorman Ceccarini fu battezzata, ma poi le ricerche si sono arenate. “Ma c’è ancora molto da scrivere e da ricercare”, dice.

“Il lavoro del Comitato scientifico sarà proprio quello di recuperare la memoria collettiva di Riccione – ha detto l’assessore Battarra – per questo motivo l’appuntamento del sabato mattina a Villa Franceschi diventa un momento di ascolto determinante per la preparazione del Centenario. Le iniziative stanno prendendo forma, ci sarà molto da vedere, leggere e assistere insieme, ma non si può svelare tutto e subito perché l’anno dei 100 anni sarà ricco di suggestioni ogni volta nuove ed appassionanti”.




Rimini. Tour turistico, scoprire la Rimini della dolce vita e Belle époque

 

Tour turistico, scoprire la Rimini della dolce vita e Belle époque

Dal weekend del 17 e 18 aprile VisitRimini ripropone i suoi Rimini City Tours,
camminate all’insegna della bellezza e della cultura, alla scoperta dei più suggestivi luoghi
riminesi in piena sicurezza.
I City Tours, organizzati insieme alle guide turistiche e agli storici dell’arte di Guidopolis,
partono il sabato alle ore 15.30 e la domenica alle ore 10.30. Camminate culturali guidate nel
centro storico di Rimini con partenza dal Visitor Center in Corso d’Augusto, esclusivamente
all’aperto. Ogni tour è garantito anche solo per un visitatore.
Questo weekend i City Tours raccontano le storie di donne riminesi che hanno lasciato la loro
significativa testimonianza nella storia della nostra città e la dolce vita della Belle époque vista
dai villini ancora esistenti.
Per sabato 17 aprile , i Rimini City Tours propongono la visita ‘ Ritratti al femminile’:
un omaggio al gentil sesso, attraverso le vicende di alcune delle maggiori protagoniste delle

cronache riminesi: Santa Colomba ed Innocenza, prime martiri cristiane, Santa Chiara e
Francesca da Rimini, con le loro travagliate biografie, Polissena Sforza e Isotta degli Atti, fedeli
consorti del condottiere Sigismondo Pandolfo Malatesta, per poi concludere con alcuni ritratti
di signore che hanno segnato la vita culturale dell’800′ e 900′.
Per domenica 18 aprile , invece, sarà la volta della visita ‘Rimini e la belle époque’:
un walking tour alla scoperta del 900′, attraverso sale cinematografiche d’antan, passati e
moderni salotti culturali (Piazza Cavour ed i suoi caffè) e atmosfere incantate del bel mondo
borghese (e.g. villini e Grand Hotel, dall’esterno).
Si consigliano scarpe comode per lo spostamento a piedi.
I tour, come detto, partono dal Visitor Center della Rimini romana (Corso d’Augusto 235) tutti i
sabati alle ore 15.30 e tutte le domeniche alle ore 10.30 e hanno una durata di 90 minuti.
Basterà arrivare al Visitor Center almeno 15 minuti prima della partenza del tour per
prenotare in loco la propria partecipazione.
I tour possono raggiungere un numero massimo di 12 partecipanti e la guida avrà un
microfono per consentire a tutti di ascoltare, mantenendo le distanze di sicurezza. La
prenotazione può essere fatta anche in anticipo sul sito www.visitrimini.com nella sezione
‘cosa fare’ oppure presso uno degli Uffici Informazione e accoglienza turistica di VisitRimini
(0541 51441). Biglietti: 12 euro a persona per gli adulti e gratis per i bambini fino ai 10 anni.​
Accanto ai city tour, VisitRimini sta preparando una selezione di proposte tematiche per
un calendario in tutta sicurezza, a partire dal mese di Maggio, nel rispetto della normativa.




Economia. America first, anche nei vaccini

 

Tratto da lavoce.info

di Andrea Boitani, insegna Macroeconomia ed Economia Monetaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
e Rony Hamaui, professore a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Due paesi liberali come Usa e Gran Bretagna attuano politiche protezioniste sui vaccini. L’Europa invece si è affidata ai principi del libero scambio e al rispetto dei contratti. Intanto, non decolla il progetto Covax. Ma nessuno si salva da solo.

Il protezionismo vaccinale

A fine marzo la Cina è stata il maggior produttore mondiale di vaccini Covid-19 con oltre 230 milioni di dosi, seguita dagli Stati Uniti, dall’Europa e dall’India con rispettivamente 190, 141 e 131 milioni. Più distante l’Inghilterra con 21 milioni di dosi fabbricate. Non si hanno invece informazioni precise sulla produzione russa dello Sputnik V.

Quello che appare tuttavia più sorprendente è che mentre la Cina, l’Europa e l’India hanno esportato circa la metà della loro produzione (per la precisione il 50, 43 e 42 per cento), gli Stati Uniti hanno inviato solo 30 milioni di dosi in Canada e neppure una fiala è uscita dall’Inghilterra, che invece ne ha importate qualche milione.

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Così gli stati con una più forte tradizione liberista, che diedero i natali ad Adam Smith, David Ricardo e Milton Friedman, hanno anteposto gli interessi nazionali e si sono dimostrati decisamente mercantilisti. In questo ambito, poi, l’America di Joe Biden non sembra molto diversa da quella trumpiana nel seguire il principio “America first”. Tuttavia, in guerra un simile comportamento può trovare validi sostenitori anche nelle file più progressiste. In ogni modo, il protezionismo anglosassone sta raccogliendo non solo ottimi risultati economico-sanitari, ma anche ampi consensi politici. Tutto ciò ha convinto l’India di Narendra Modi a seguirne l’esempio e a interrompere le esportazioni, fino a quando il tasso di contagio nel paese non si ridurrà.

Diverso è il discorso per Cina e Russia, che hanno fatto della vendita dei vaccini all’estero un importante strumento politico e di propaganda in molti paesi emergenti. I vaccini anti-Covid sviluppati dai laboratori cinesi Sinopharm e Sinovac e russi Gamaleya, anche se non hanno avuto l’autorizzazione delle autorità competenti dei paesi avanzati, sono praticamente gli unici disponibili in molti paesi sud-americani, asiatici, e africani.

La fragilità dell’Europa

In questo contesto l’Europa appare debole, incerta, apaticamente legata ai principi del libero scambio e al rispetto dei contratti. Mentre la Commissione europea si è legata le mani con le case produttrici utilizzando il principio del “best effort”, gli inglesi hanno imposto vincoli ben più stringenti. Anche l’accordo raggiunto con la Gran Bretagna dal presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen non va al di là del principio della reciprocità. Ancora una volta, le contrapposizioni fra paesi più interventisti, quali l’Italia di Mario Draghi e quelli più liberisti, che temono ritorsioni sulla supply-chain, hanno di fatto finora impedito sia il blocco delle esportazioni sia una vera strategia di cooperazione con alcuni paesi “amici”. Più di recente la Francia ha dichiarato di essere pronta a produrre “sul suo territorio” 250 milioni di vaccini Moderna, Pfizer e Johnson e nella stessa direzione si sta muovendo, anche se con maggior ritardo, l’Italia. Tuttavia, non è chiaro se tali dosi saranno messe a fattor comune o riservate ai diversi stati produttori, con spirito del tutto revanscista.

I finanziamenti alla ricerca

Le marcate differenze tra Unione europea e Stati Uniti in termini di commercio dei vaccini trovano interessanti analogie se si guarda ai finanziamenti pubblici alla ricerca. Solo a giugno 2020 la UE ha infatti deciso di contribuire al finanziamento allo sviluppo dei vaccini, attraverso i cosiddetti accordi di acquisto anticipato (advance purchase agreements), pari a un’ampia ma imprecisata quota dei 2,7 miliardi di euro dell’Emergency Support Instrument, creato per fronteggiare la pandemia in modo coordinato. Un modo tardivo per trasferire dall’industria farmaceutica alle autorità pubbliche parte dei rischi inevitabilmente connessi a questi processi di sviluppo che possono sempre risolversi in insuccessi. Per la verità, non sappiamo quali cifre siano state poi effettivamente spese dalla Commissione per gli acquisti anticipati. Sappiamo, invece, che il governo tedesco e la Banca europea degli investimenti hanno finanziato, rispettivamente con 445 e 100 milioni, lo sviluppo del vaccino Pfizer-Biontech.

Molto diversa la situazione sul fronte americano. Bisogna riconoscere all’amministrazione Trump, nonostante i numerosi proclami negazionisti, la decisione di finanziare in maniera risoluta la ricerca sin dai primi stadi: facendo le somme di quanto è noto, si arriva ad acquisti anticipati e altri finanziamenti pari a oltre 5,72 miliardi di dollari, vale a dire circa il doppio del massimo teoricamente spendibile dalla Ue. Di nuovo, il paese teoricamente più liberista non ha esitato a fare quanto rientra nella sua tradizione: spendere tantissimi soldi pubblici per la ricerca. Recentemente è stato il multimiliardario Bill Gates (non una “pericolosa estremista” come Mariana Mazzucato) a dire che così è sempre stato negli Usa e così deve continuare a essere. E per fortuna è uno che di innovazione se ne intende. Allora, non è forse un caso che gli Usa detengano tre dei quattro brevetti sui vaccini oggi ammessi nei paesi occidentali e che il quarto sia in mano britanniche.

Una goccia nel mare

Due parole, infine, sul pool di acquisti Covax (Covid Vaccine Global Access) creato nel giugno 2020 con l’obiettivo di garantire ai paesi più poveri l’accesso ai vaccini e guidato dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) assieme al Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) e il Gavi (una partnership di soggetti pubblici e privati impegnati a tutela della salute dei bambini). Finora, Covax è riuscito a distribuire 33 milioni di dosi in molti paesi poveri grazie ai soldi raccolti: 2,5 miliardi dagli Usa, 2 dall’Ue, 1 dalla fondazione Bill Gates, 750 milioni dal Regno Unito, 0,5 dalla Germania e così via. Una goccia nel mare se confrontata alla popolazione mondiale e soprattutto se si considera che un conto è avere i denari e un altro i vaccini. Insomma, siamo ancora molto lontani da un mondo in cui siano tutti convinti che “nessuno è al sicuro, finché non lo siamo tutti”.