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Provincia di Rimini. Coronavirus, 128 nuovi positivi (33.361 il totale). Terapia intensiva: 27. Decessi: 3

 

AGGIORNAMENTO DEL 12 APRILE 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Coronavirus, 128 nuovi positivi (33.361 il totale). Terapia intensiva: 27. Decessi: 3 (due donne, di 81 e 96 anni, e un uomo di 74 anni)

 

Emilia-Romagna

1.151 nuovi positivi, 1.306 guariti. Vaccinazioni: 1 milione e 135mila dosi somministrate

Quasi 13mila tamponi effettuati. In calo le persone in isolamento domiciliare e i casi attivi, il 95,4% dei quali è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 40,2 anni. 31 decessi. Alle ore 16.00 già superate le 90mila prenotazioni di 70-74enni per il vaccino

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 352.131 casi di positività, 1.151 in più rispetto a ieri, su un totale di 12.899 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri – dell’8,9%, molto inferiore rispetto al 23% di lunedì scorso – è comunque poco indicativa dell’andamento generale visto il numero di tamponi effettuati, che nei giorni festivi sono in numero inferiore rispetto agli altri giorni. Inoltre, sempre nei festivi, in particolare quelli molecolari vengono disposti soprattutto su casi per i quali spesso è atteso il risultato positivo.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dai 75 anni in su; da oggi si sono aperte le prenotazioni per la fascia d’età 70-74 anni: alle ore 16.00 già superate le 90mila.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 1.135.605 dosi; sul totale, 345.862 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Tutte le informazioni sulla campagna vaccinale su: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 442 sono asintomatici, individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 533 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 642 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 40,2 anni.

Sui 442 asintomatici, 330 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 32 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 20 con gli screening sierologici, 6 tramite i test pre-ricovero. Per 54 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede al primo posto Modena con 213 nuovi casi, seguita da Bologna (203). Poi Rimini (128), Parma (125), Reggio Emilia (103). Seguono Ravenna (96), Forlì (82), Ferrara (81); quindi Cesena (60) e Piacenza (36) e, infine, il Circondario Imolese (24).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 8.229 tamponi molecolari, per un totale di 4.150.281. A questi si aggiungono anche 4.670 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.306 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 273.287.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 66.433 (-186 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 63.345, il 95,4% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 31 nuovi decessi: 1 in provincia di Piacenza (una donna di 94 anni); 1 in provincia di Parma (una donna di 83 anni); 1 a Reggio Emilia (una donna di 82 anni); 4 in provincia Modena (due donne, di 78 e 84 anni, e due uomini, di 73 e 99 anni); 5 in provincia di Bologna (una donna di 85 anni e 4 uomini: uno di 69 anni, due di 83 e uno di 84 anni); 9 nel ferrarese (4 donne, rispettivamente di 69, 84, 88, 95 anni; 5 uomini, di 70, 75 – quest’ultimo deceduto a Bologna –, 76, 90, 91 anni); 6 nel ravennate (4 donne, rispettivamente di 82, 83, 85 e 87 anni, quest’ultima deceduta a Ferrara; due uomini, di 72 e 87 anni); 1 in provincia di Forlì-Cesena (un uomo di 81 anni), 3 nel Riminese (due donne, di 81 e 96 anni, e un uomo di 74 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.411.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 332 (+2 rispetto a ieri), 2.756 quelli negli altri reparti Covid (+46).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 10 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri), 30 a Parma (-1), 34 a Reggio Emilia (+1), 64 a Modena (+3), 86 a Bologna (+1), 15 a Imola (-1), 39 a Ferrara (invariato), 15 a Ravenna (-2), 8 a Forlì (invariato), 4 a Cesena (invariato) e 27 a Rimini (+1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 22.225 a Piacenza (+36 rispetto a ieri, di cui 18 sintomatici), 24.729 a Parma (+125, di cui 71 sintomatici), 42.267 a Reggio Emilia (+103, di cui 57 sintomatici), 60.168 a Modena (+213, di cui 138 sintomatici), 75.736 a Bologna (+203, di cui 137 sintomatici), 11.953 casi a Imola (+24, di cui 14 sintomatici), 21.607 a Ferrara (+81, di cui 24 sintomatici), 27.662 a Ravenna (+96, di cui 65 sintomatici), 14.827 a Forlì (+82, di cui 67 sintomatici), 17.596 a Cesena (+60, di cui 47 sintomatici) e 33.361 a Rimini (+128, di cui 71 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi sono stati eliminati 3 casi, positivi a test antigenico in precedenza, in quanto giudicati non Covid-19. Sono stati inoltre eliminati altri 5 casi, sempre comunicati precedentemente, in quanto giudicati non Covid-19. /CV




Economia. Non solo le donne perdono il lavoro

 

Tratto da lavoce.info

di Elisa Brini, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento
Stefani Scherer, professore di Sociologia all’Università di Trento
e Agnese Vitali, professoressa Associata di Demografia presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento.

Lo svantaggio lavorativo delle donne registrato in vari paesi durante la pandemia ha portato molti a parlare di “she-cession”: una recessione che, in campo lavorativo, ha colpito soprattutto le donne. Ma in Italia i numeri dicono qualcosa di diverso.

Si può davvero parlare di “she-cession” in Italia?

In Italia hanno fatto molto discutere i numeri, diffusi da Istat a febbraio 2021, sul calo dell’occupazione femminile tra dicembre e novembre 2020. Il dato aggregato relativo al tasso di occupazione per sesso pubblicato dall’Istat per la classe di età tra i 15 e i 64 anni, mostra che quello femminile è diminuito di 1,1 punti percentuali nel 2020 rispetto al 2019, mentre quello maschile di 0,8. Tendenze di uno svantaggio più forte per il lavoro femminile si trovano in altri paesi.

Da un’analisi attenta dei dati della statistica ufficiale sulle forze lavoro non emerge un netto peggioramento dell’occupazione femminile. Ad esempio, le donne sopra ai 35 anni non hanno subito uno svantaggio in termini occupazionali rispetto agli uomini. Vediamo i dettagli per la fascia d’età 25-59 anni, definita “prime earning age”, sulla base dei micro-dati trimestrali della Rilevazione continua sulle forze lavoro. La scelta di questa fascia d’età esclude di fatto i giovani ancora in istruzione – prevalentemente donne – e la forza lavoro già orientata verso la pensione. Diversamente da altri, includiamo tutta la forza lavoro, autonomi e dipendenti nel pubblico e nel privato, indipendentemente dal settore. La figura 1 mostra l’andamento dell’occupazione. Tra il secondo trimestre 2019 e 2020, la percentuale di chi si dichiara occupato (includendo i cassintegrati o chi ha preso ferie) diminuisce di 1,3 punti percentuali tra gli uomini e di 1,7 per le donne. Le differenze sono più contenute nel terzo trimestre e spariscono del tutto nel quarto. La differenza di 0,5 punti percentuali fra uomini e donne nel tasso di occupazione è sufficiente per poter parlare di “she-cession”? Per rispondere consideriamo anche indicatori alternativi al tasso di occupazione.

L’analisi sulle ore lavorate

Poiché essere occupati durante un lockdown non implica aver effettivamente lavorato (guadagnando il 100 per cento dello stipendio), consideriamo gli occupati che hanno lavorato almeno un’ora nella settimana di riferimento. La percentuale di occupati si riduce sensibilmente nel secondo trimestre del 2020, ma il calo riguarda più uomini che donne: -10,8 punti percentuali per le donne (da 56,3 per cento nel secondo trimestre 2019 a 45,5 per cento nel 2020), e -14,5 punti percentuali per gli uomini (da 78 a 63,5 per cento). Nel terzo trimestre del 2020, invece, la ripresa dell’occupazione ha riguardato soprattutto gli uomini: quella maschile ritorna ai livelli del 2019, mentre per le donne rimane (leggermente) inferiore. La penalizzazione scompare nel quarto trimestre: qui la riduzione del lavoro non dimostra rilevanti differenze di genere, ma casomai si concentra, di nuovo, sugli uomini.

Anche guardando alle ore lavorate, che diminuiscono per tutti già dal primo trimestre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, la riduzione è maggiore per gli uomini –i quali, in partenza lavoravano più ore– (figura 2), indipendentemente dall’inclusione o meno nel campione di coloro che non hanno lavorato nella settimana di riferimento.

Figura 2 – Ore medie lavorate nella settimana di riferimento dagli occupati in età 25-59 anni, per sesso e trimestre (2019-2020) con intervalli di confidenza al 95 per cento

 

I settori chiusi durante la pandemia sono a maggioranza femminile?

È stato detto che i settori in cui sono prevalentemente occupate le donne sono anche quelli che hanno sofferto di più la crisi. Nel 2019, alla vigilia della pandemia, nel settore del commercio, le donne italiane sono sotto-rappresentate (e non sopra-rappresentate): sono solo il 42 per cento del totale degli occupati nel settore, un dato inferiore alla media europea del 49 per cento, e sono appena il 51 per cento nell’alloggio e ristorazione (tabella 1)

Abbiamo ricostruito, per ciascun settore, il grado di chiusura delle attività imposto dai più importanti decreti del presidente del Consiglio dei ministri (i famosi Dpcm) emanati tra marzo e maggio 2020. Durante la prima fase del lockdown, il 54 per cento delle donne sul totale delle occupate è in settori “aperti” o “quasi aperti” a marzo e aprile, contro il 39 per cento degli uomini (figura 3). Il quadro cambia in seguito al Dpcm del 26 aprile 2020 che, con effetto a partire dal 4 maggio, determina la riapertura della quasi totalità dei settori economici.

Considerando tutta la forza lavoro in età 25-59 anni e misurando chi ha lavorato almeno un’ora nella settimana di riferimento, in Italia l’occupazione femminile non è stata più colpita rispetto a quella maschile durante la pandemia. La situazione potrebbe cambiare con lo sblocco dei licenziamenti (Anastasia 2021). Il quadro è leggermente diverso per i più giovani, che noi abbiamo escluso dalle analisi perché, tra gli under-25, gli attivi nel mercato del lavoro sono una parte selettiva della popolazione che rende difficile una generalizzazione.

La narrazione “pubblica” sullo svantaggio occupazionale delle donne rischia di oscurare un peggioramento della situazione lavorativa complessiva, spostando su una dimensione identitaria una questione che invece ha a che fare con la distribuzione dei rischi occupazionali (indipendenti dal genere) e quindi della disuguaglianza sociale. Inoltre, l’accresciuto carico di lavoro non retribuito per le donne durante la pandemia non si sostituisce, bensì si somma, al lavoro retribuito. La gestione simultanea dei due carichi di lavoro rappresenta un problema, di cui la politica dovrebbe occuparsi seriamente. In quest’ottica, ben venga la decisione di riaprire le scuole e i nidi anche in zona rossa, almeno fino alla prima media.




Santarcangelo di Romagna. Pescheria comunale, aperto il bando per cinque posteggi

 

Pescheria comunale, aperto il bando per cinque posteggi
Le domande entro le ore 14 di mercoledì 12 maggio

Tre i posti riservati agli operatori commerciali del settore alimentare e due quelli per i produttori agricoli: le domande di partecipazione devono essere inviate tramite posta elettronica certificata all’indirizzo suap.valmarecchia@legalmail.it entro le ore 14 di mercoledì 12 maggio.
Per quanto riguarda gli operatori commerciali, il bando prevede l’assegnazione di 60 punti per i venditori di prodotti ittici, 30 punti per prodotti biologici, km 0, tipici e per celiaci, 10 punti per tutti gli altri prodotti. In ogni caso è ammessa la vendita di frutta e verdura esclusivamente biologica. In caso di parità di punteggio verrà data precedenza alle imprese condotte da giovani fino a 35 anni, da donne o ad aziende di comprovata professionalità riferita all’anzianità di esercizio.
I due posti riservati ai produttori agricoli verranno assegnati secondo un punteggio che privilegia la precedente partecipazione alla sperimentazione del 2018 (50 punti), un consorzio di produttori regolarmente costituito (45 punti), la produzione di prodotti biologici certificati (25 punti), la produzione di vino, olio, farina, pane e prodotti fa forno, formaggio e carne provenienti da allevamento (20 punti) e produzione di fiori (10 punti). In questo caso non sono ammessi produttori ittici. In caso di parità di punteggio verrà privilegiata l’anzianità d’impresa.
Il bando, la modulistica e la graduatoria finale saranno pubblicati all’albo pretorio presente sui siti www.vallemarecchia.it e www.comune.santarcangelo.rn.it.




Riccione. Spiaggia, si livellano le dune… lavori finiti per la Pentecoste

 

Iniziati, dalla spiaggia del porto, i lavori per preparare l’arenile alla stagione estiva con l’abbassamento della duna di sabbia; vengono ripristinate ogni autunno in difesa dalle mareggiate e buttate giù a ogni inizio estate. “Lo scorso anno, i lavori per preparare la spiaggia alla stagione estiva, quando stavano uscendo da un inverno incredibilmente duro a causa della prima ondata di Covid, erano iniziati in 23 aprile. Quest’anno con un grande segno di speranza, invece, siamo decisamente in anticipo, un segnale molto positivo ed incoraggiante – spiega l’assessore al Demanio Andrea Dionigi Palazzo -. Si tratta di lavori di abbassamento della duna e ripristino di luogo pubblico, in collaborazione con le cooperative bagnini di Riccione. Dopodiché ogni bagnino inizierà a mettere a sposto il proprio stabilimento. Anzi in molti hanno già iniziato da qualche settimana vista anche le temperature gradevoli di marzo. Con i lavori di abbassamento della duna diamo anche un segnale positivo ai cittadini e agli operatori turistici, perché vogliamo farci trovare pronti per la Pentecoste”.




Provincia di Rimini. Vaccini, 77mila prenotazioni di 70-74 anni… in poche ore un terzo del totale

 

Vaccini, 77mila prenotazioni di 70-74 anni… in poche ore un terzo del totale in Emilia Romagna

 

Dall’apertura delle agende, oggi, fino alle 12 hanno fissato data e luogo dei loro appuntamenti per la somministrazione 77.144 emiliano-romagnoli: 2.045 a Piacenza, 6.443 a Parma, 9.590 a Reggio Emilia, 13.136 a Modena, 21.812 a Bologna, 3.179 a Imola, 4.162 a Ferrara e 16.777 nelle province di competenza dell’Ausl della Romagna, cioè Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini (Forlì 2.292, Cesena 2.244, Ravenna 6.824 e Rimini 5.417).

 

La vaccinazione in Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna è la prima grande regione per persone immunizzate in rapporto alla popolazione, con la capacità di somministrare oltre un milione di dosi al mese in presenza della quantità necessaria.

Alle 13 di oggi, sono 1.132.461 le dosi complessivamente somministrate, di cui 345.158 seconde dosi, quindi le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Oltre il 73% gli ultraottantenni che hanno già ricevuto almeno la prima dose, ed entro i primi di maggio la copertura sarà totale.

Proseguono anche le vaccinazioni di chi ha dai 75 anni in su e delle persone con patologie critiche e gravi disabilità di qualunque età, a cui si aggiungono, da oggi, quelle dei 70 anni e oltre.

L’obiettivo è quello di completare la vaccinazione degli over80 entro fine mese, massimo la prima settimana di maggio, sempre entro aprile aver somministrato almeno la prima dose alla maggior parte degli over70 e avviare quelle degli over60, le fasce d’età sulle quali bisogna concentrare l’attività di vaccinazione secondo le ultime direttive nazionali del Governo e della gestione commissariale.

Avanti anche con la vaccinazione del personale sanitario e delle strutture socio socio-sanitarie-assistenziali, compresi i degenti per la quasi totalità immunizzati.




Pesaro. Storia, comprendere e rispettare il passato

La rimozione della statua di Cristoforo Colombo al Tower Grove Park di St. Louis, in Missouri.

 

 

Storia, comprendere e rispettare il passato

di Giorgio Girelli *

Riccardo Paolo Uguccioni, presidente della Società pesarese di studi storici, ed Ernesto Galli della Loggia il giorno di Pasqua, l’uno all’insaputa dell’altro, hanno curiosamente affrontato lo stesso problema pervenendo alle medesime, condivisibili conclusioni. Uguccioni, sul “Resto del Carlino”, ha osservato che “vizio del nostro tempo è applicare al passato le nostre idee. Criticare Napoleone perché “traditore della Repubblica” o abbattere le statue dei primi presidenti americani proprietari di schiavi è grottesco. Come diceva Spinoza, ricorda Uguccioni, “le gesta degli uomini non vanno compiante o deplorate, piuttosto occorre capirle”. Galli della Loggia, dal canto suo, sul Corriere della Sera, parla di “delirio suicida del ‘politicamente corretto’ che sta devastando l’immagine dell’Occidente: si abbattono le statue di Colombo e di Churchill; l’insegnamento di Omero, Dante, Shakespeare costituisce discriminazione offensiva verso chi ha un colore della pelle diverso dal bianco. Ed anche per questo studioso “l’universo dei valori è soggetto a modifiche profonde con il passare del tempo”. Per cui se “oggi sono inconcepibili la condizione di inferiorità della donna o il lavoro minorile, due o tre secoli fa erano cose accettate come normali”. Si assiste invece ad una assenza di “senso storico” che nasce dalla “ mancanza di conoscenza, dalla crassa ignoranza della storia che ormai pervade le nostre società “. Mentre si dovrebbe “tener fermo che nella storia non possono trovare posto i nostri criteri morali attuali” né possiamo “proiettarli nel passato di cui sappiamo e capiamo sempre meno”. E Galli va anche oltre sottolineando che chi leva l’indice accusatore evita di rilevare, ad esempio, che la tratta dei neri verso l’America sarebbe stata impossibile se “preliminarmente vaste reti di trafficanti arabi e alcuni regni indigeni africani – cui però non si estende la giusta condanna riservata ai bianchi – non si fossero dedicati alla cattura” di tali persone. Bisogna dunque non cedere ad un’indiscriminata attualizzazione etica indotta da quel «politicamente corretto» figlio del punto di vista di entità politico-culturali che cercano di dominare “il discorso pubblico in Occidente”, come in altre circostanze (ad esempio, Corriere della Sera 11 luglio 2017) lo stesso Galli ci ha ricordato osservando che “dei valori e delle mentalità del passato sembra che non si possa, e soprattutto non sia lecito, darsi alcun pensiero”. L’espressione “politicamente corretto” deriva dall’ angloamericana politically correct e designa – come scrive l’ “Enciclopedia dell’Italiano” Treccani – un orientamento ideologico e culturale, sorto negli Stati Uniti, di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Secondo tale orientamento, le opinioni che si esprimono devono apparire esenti, nella forma linguistica e nella sostanza, da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona. Sua degenerazione però è la furia iconoclastica (abbattimento o rimozione di statue e lapidi, oltraggio ai monumenti, ecc..) di minoranze estremiste che cercano – stigmatizza “Pensalibero” del 29.6.2020- di imporre la propria visione ideologica all’intera società.
Ma c’è di più, secondo Galli della Loggia: idea centrale nella costruzione del “politicamente corretto” è che “qualsiasi comportamento, desiderio, modo di vita debba necessariamente tendere a rivestire la forma di un “diritto” da tutelarsi giuridicamente. In particolare per ciò che riguarda i rapporti interpersonali e sessuali”. Pertanto, se ci sono benemeriti studiosi dediti all’impresa di scrivere la storia ”perché – come diceva Erodoto – delle cose avvenute da parte degli uomini non svanisca col tempo il ricordo”, non si può prescindere dall’insegnamento che già il grande Marc Bloch impartiva : “Il passato non va valutato con gli strumenti del presente: i personaggi storici vanno collocati nell’ambiente, nella mentalità e nell’atmosfera delle loro epoche”. Saggezza dalle radici antiche se rammentiamo che già secondo Seneca ”spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”. E oggi non c’è storico serio che non sostenga che nel ricostruire il passato sia essenziale “contestualizzare”, valutare cioè secondo i criteri prevalenti nel momento indagato. Altrimenti potremmo trovarci sotto accusa anche il Vaticano perché l’ordinamento dello Stato pontificio prevedeva la pena di morte. Ed in materia è interessante rivocare che Leopoldo II, granduca di Toscana, nel 1848 concesse lo Statuto liberale ai suoi suddditi. Per l’occasione a Pietrasanta , anche per celebrare i 35 anni di governo illuminato in Versilia, gli fu eretta – ricorda Sergio Casprini su “Pensalibero” – una statua il cui piedistallo fu ornato da quattro bassorilievi che riflettevano l’operato riformista del Granduca. Col sopraggiungere del Regno d’Italia venne deliberato di rimuovere la statua. Ma nel 1863 il nuovo gonfaloniere Gaetano Bichi ottenne la revoca del provvedimento, sostenendo che, al di là di ogni considerazione politica, l’opera d’arte, quale atto di civiltà, andava salvata, anche perché i monumenti sono destinati a servire da insegnamento ai popoli ed ai regnanti. Sicchè «Esempio ai popoli ed ai regnanti» fu il testo della scritta incisa in luogo dei bassorilievi rimossi, insieme al decreto dell’Assemblea Toscana sulla decadenza dal trono dei Lorena. Molto più saggi degli odierni forsennati che si accaniscono contro Colombo, Lee, Churchill, Garibaldi.

*Coordinatore Centro Studi Sociali “A. De Gasperi”