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Coriano. Antenna al Castello, tutti i lati oscuri

 

La richiesta di accesso agli atti relativi alla vicenda dell’antenna di telefonia mobile installata a ridosso del
cimitero comunale di Coriano e accanto al suo Castello malatestiano ci ha permesso di approfondire e
verificare in dettaglio diversi aspetti che finora erano rimasti sconosciuti soprattutto per le modalità opache
con le quali la Giunta ha informato i cittadini ad autorizzazione concessa prima e le trattative per ricollocare
l’antenna poi.
Trattative che, occorre ricordarlo, sono state determinate dalla ferma reazione dei corianesi che hanno
contestato la collocazione dell’antenna a ridosso dell’importante monumento architettonico corianese.
Dalla lettura degli atti sono emersi aspetti e particolari di notevole importanza, tali da indurci a inoltrare
un’interrogazione che abbiamo presentato nel corso del Consiglio comunale del 9 marzo scorso.
Precisamente abbiamo chiesto all’Amministrazione di dare spiegazioni relativamente a quattro punti:
1. perché dopo essere intervenuta affinché la società Windtre rinunciasse al contratto già stipulato con un
privato per l’installazione dell’antenna in via Circonvallazione 58, ovvero vicino al parcheggio della Conad,
ha successivamente chiesto alla società di telefonia di riportarla nello stesso luogo impegnandosi ad
acquistare dal privato il terreno su cui era già stata autorizzata nel 2018?
2. quali sono le azioni che intende adottare in seguito alla richiesta della Soprintendenza delle belle arti di
smontare l’antenna e ripristinare lo stato dei luoghi precedente entro 180 giorni dalla notifica del Decreto
sanzionatorio da parte della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio?
3. quali sono stati gli atti posti in essere dopo la nostra precedente interrogazione nella quale
manifestavamo preoccupazione relativamente ad un potenziale danno erariale?
4. è vero che, dopo la comunicazione del 2 dicembre, quella con cui il Sindaco comunicava il parcheggio di
via della Grotta come luogo ove spostare l’antenna, è partita una raccolta di firme fra i residenti del
quartiere prospiciente quel sito suggerita dal vicesindaco Ugolini?
Domande che era necessario porre al sindaco, dopo aver constatato l’assenza di una qualsiasi strategia
politica e giuridica nella gestione di tutta la vicenda “Antenna Windtre”
Soprattutto dopo aver compreso che il tentativo di non consegnarci gli atti non fosse per “la trattativa in
atto” quanto per non rendere pubblica una realtà molto diversa da quella rappresentata nel corso degli
ultimi mesi.
Se è vero che la politica sia una cosa seria non può non essere grave vedere come un’importante decisione
come è stata quella di porre l’antenna nel nostro centro storico non sia dipesa da nessuna valutazione di
carattere oggettivo ma sia stata determinata da valutazioni soggettive che appaiono addirittura istintive,
scelte improvvisate a partire dalla prima richiesta di ricollocazione, proposta alla società di telefonia senza
che avessero una precisa idea di cosa fosse possibile proporre a Windtre, una decisione che di fatto hanno
posto il nostro comune in una condizione di debolezza contrattuale.
Merita essere ricordato che questa Amministrazione ha ignorato tutte le richieste di partecipazione dei
cittadini mentre millantava una preparazione e un controllo sulla gestione della trattativa che alla prova dei
fatti e dei risultati non erano quelli esibiti con tanta sicumera.
Un’Amministrazione che ha sottovalutato il rischio di danno erariale che ora si profila minacciosamente ​
all’orizzonte e che non ha avuto nessun riguardo e nessuna consapevolezza dell’importanza del luogo
indicato per installare l’antenna.
Ad aggravare ancor di più il modo in cui è stata condotta la trattativa con Windtre è il fatto che fino al 2/12,
nonostante fosse già a conoscenza del vincolo allo studio della Soprintendenza, nonostante la società
Windtre manifestasse ancora disponibilità e apertura al fine di una ricollocazione, questa Amministrazione
non comprendendo il quadro che si trovava di fronte abbia cercato di prendere tempo, rendendosi conto
della gravità del momento solo quando il 4/12 Windtre ha quantificato in circa 108.000 euro il costo per la
delocalizzazione dell’antenna.
Solo allora sembra si sia compreso che non era più tempo di tergiversare e che Windtre non avrebbe più
accettato altre proposte con intento dilatorio espresse forse solo per continuare a procrastinare il tempo di
una trattativa seria e fattiva.
Ultimo ma non per importanza merita essere ricordato quel Regolamento previsto dalla legge quadro del
2001 che ancora oggi resta l’unico strumento in grado di aiutare i comuni a difendere i propri territori
permettendo loro di disciplinare la collocazione delle antenne al fine di ridurre al massimo l’impatto
elettromagnetico e l’impatto paesaggistico, uno strumento che l’ Amministrazione ha volutamente e
colpevolmente ignorato.

Roberta Talacci, Cristian Paolucci,
Enrica Innocentini, Alessandro Leonardi
Consiglieri del Gruppo consiliare
“Insieme per Coriano”




Misano Adriatico. Strade, 700mila euro di lavori

 

Strade, 700mila euro di lavori

 

Nelle prossime settimane saranno realizzati una serie di interventi, suddivisi in due blocchi, per un importo complessivo di 700 mila euro.

Il primo blocco, da 300 mila euro, prende il via mercoledì 17 marzo e riguarda la messa in sicurezza di strade e arredi. Si parte dalle vie Cavalcanti e Petrarca, nella zona mare, con il rifacimento dei marciapiedi e della pubblica illuminazione. Si proseguirà, poi, con la messa in sicurezza degli arredi delle zone del centro, di Misano Brasile e Portoverde. A seguire toccherà agli interventi ai marciapiedi, alle fognature e ad alcune strade di Santa Monica.

Subito dopo Pasqua, appena le temperature lo consentiranno, parte invece il secondo blocco di interventi, che riguarderà l’asfaltatura delle strade di percorrenza che necessitano di manutenzione su tutto il territorio comunale. A questi lavori sono stati destinati 400 mila euro, una cifra robusta derivante dall’avanzo di amministrazione 2020, destinato interamente a interventi di manutenzione sul territorio. Questo consentirà di prepararsi ad accogliere i turisti con strade ben sistemate dalla zona mare alla zona monte, a beneficio anche delle strade interne che sono meno percorse ma che necessitano di interventi.




Provincia di Rimini. Coronavirus, 430 nuovi positivi (27.869 il totale). terapia intensiva: 25. Decessi: nessuno

 

AGGIORNAMENTO DEL 12 MARZO 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Coronavirus, 430 nuovi positivi (27.869 il totale). terapia intensiva: 25. Decessi: nessuno

 

Emilia-Romagna

Su oltre 47mila tamponi, 3.477 nuovi positivi, di cui 1.392 asintomatici.1.457 i guariti. Vaccinazioni: oltre 556mila dosi somministrate

Il 94,3% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 42,7 anni. 35 decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 293.400 casi di positività, 3.477 in più rispetto a ieri, su un totale di 47.160 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, il numero più alto da inizio pandemia. La percentuale dei nuovi positivi sui tamponi fatti da ieri è del 7,4%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dagli 85 anni in su; proseguono le prenotazioni per quelle dagli 80 agli 84 anni, iniziate il 1^ marzo. Poi il personale scolastico e universitario e le forze dell’ordine.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 556.354 dosi; sul totale, 177.068 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 1.392 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 643 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 1.100 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42,7 anni.

Sui 1.392 asintomatici, 667 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 105 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 56 con gli screening sierologici, 26 tramite i test pre-ricovero. Per 538 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 1.015 nuovi casi, seguita da Modena (514) e Rimini (430); poi Reggio Emilia (298), Ravenna (274), Parma (256), quindi Ferrara (188) e Cesena (156). Seguono le province di Forlì (140), Piacenza (107) e Imola (99).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 24.194 tamponi molecolari, per un totale di 3.646.581. A questi si aggiungono anche 341 test sierologici e 22.966 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.457 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 219.789.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 62.617 (+1.985 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 59.070 (+1.940), il 94,3% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 35 nuovi decessi: 3 a Piacenza (una donna di 84 anni e due uomini di 76 e 84 anni); 8 nella provincia di Modena (cinque donne – rispettivamente di 80, 83, 87, 94 e 103 anni – e tre uomini, di 50, 80 e 89 anni); 13 nella provincia di Bologna (quattro donne di 76, 79, 87 e 93 anni, e nove uomini di 60, 69, 73, 82, 84, 85, 87, 94 e 96 anni); 2 nella provincia di Ferrara (entrambi uomini, di 56 e 65 anni); 2 nella provincia di Ravenna (una donna di 74 e un uomo di 83 anni); 7 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 77 anni e sei uomini di 67, 75, due di 78, 81 e 82 anni). Nessun decesso nelle provincie di Parma, Reggio Emilia e Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 10.994.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 350 (+5 rispetto a ieri), 3.197 quelli negli altri reparti Covid (+40).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 10 a Piacenza (+1), 19 a Parma (numero invariato rispetto a ieri), 30 a Reggio Emilia (invariato), 73 a Modena (+4), 99 a Bologna (+1), 34 a Imola (-1), 33 a Ferrara (+1), 14 a Ravenna (-1), 4 a Forlì (invariato), 9 a Cesena (+1) e 25 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 20.758 a Piacenza (+107 rispetto a ieri, di cui 79 sintomatici), 19.810 a Parma (+256, di cui 127 sintomatici), 36.468 a Reggio Emilia (+298, di cui 185 sintomatici), 50.723 a Modena (+514, di cui 371 sintomatici), 62.607 a Bologna (+1.015, di cui 618 sintomatici), 10.445 casi a Imola (+99, di cui 54 sintomatici), 16.886 a Ferrara (+188, di cui 43 sintomatici), 22.483 a Ravenna (+274, di cui 151 sintomatici), 11.273 a Forlì (+140, di cui 105 sintomatici), 14.078 a Cesena (+156 , di cui 83 sintomatici) e 27.869 a Rimini (+430, di cui 269 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, sono stati eliminati 34 casi, di cui 33 positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare e 1 caso, sempre comunicato in precedenza, giudicato non Covid-19. /Ti.Ga.




Pesaro. “La biblioteca ha cura di te”

 

“La biblioteca ha cura di te”

Pensando al periodo complesso e fragile, le Biblioteche di Quartiere propongono una nuova iniziativa per prendersi cura dei lettori di Pesaro Città che legge

Chi legge vive meglio, un dato di fatto – oggi più che mai ricco di valore – perché come attestano una serie di studi ormai consolidati leggere favorisce la crescita intellettuale, sociale ed economica di una comunità e aiuta a costruire una società più civile. Del resto sono proprio questi i principi fondanti del programma di azione del Cepell (Centro per il libro e la lettura), Istituto Autonomo del Ministero della Cultura che nel 2017 ha dichiarato Pesaro ‘Città che Legge’.

E allora proprio pensando al benessere della comunità in un periodo complesso e fragile, è nata l’iniziativa “la Biblioteca ha cura di te”; le Biblioteche di Quartiere si prendono cura degli utenti invitandoli a scegliere i titoli lasciandosi ispirare dal loro stato d’animo – e non in base al genere o all’autore ed esempio -, perché un libro può davvero offrire un conforto, una risposta e una prospettiva di luce. Percorsi di lettura inaspettati aspettano quindi i lettori all’ingresso delle biblioteche; per ritirare il pacco basterà compilare il modulo con i dati e lasciarlo nell’apposito box. Le proposte tematiche sono abbinate a 6 parole ‘preziose’: ‘amore’ e ‘amicizia’ sentimenti che ci danno forza e passione per resistere, ‘casa’ il luogo che ci protegge, ‘viaggi’ e ‘condivisione’ – elementi che oggi ci mancano tantissimo -, ‘evasione’ verso atmosfere ottimiste e positive.

Nel frattempo ecco le modalità di fruizione delle Biblioteche di Quartiere Louis Braille, Villa Fastiggi, 5 Torri e Rodari. Occorre prenotare per usufruire dei vari servizi (presenza consentita per un massimo di 10/15 minuti) e per riservare un posto nelle sale studio; naturalmente tutto nel rispetto delle note misure precauzionali (rilevazione temperatura, distanziamento, uso mascherina, sanificazione mani e tracciamento). Per prenotare i libri o ricevere informazioni e consigli di lettura si può telefonare o inviare una mail. All’ingresso di ogni biblioteca, sono collocati i contenitori per la restituzione dei libri presi in prestito e il ritiro di quelli prenotati. Per gli utenti in difficoltà, è previsto il servizio di prestito a domicilio in collaborazione con la Protezione Civile.

Ecco gli orari delle biblioteche:

< Biblioteca Louis Braille 0721 387979, bibliolouisbraille@comune.pesaro.pu.it

lunedì, martedì, giovedì 8.30-13.30, 15-19.30, mercoledì e venerdì 8.30-13.30

< Biblioteca 5 Torri 0721 387961 biblio5torri@comune.pesaro.pu.it

lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 9-19, giovedì 8.30-13.30

< Biblioteca Villa Fastiggi 0721 387196 bibliovillafastiggi@comune.pesaro.pu.it

lunedì, mercoledì, venerdì 15-19, martedì, giovedì 8.30-12.30

< Biblioteca Rodari 0721 387976 bibliorodari@comune.pesaro.pu.it

lunedì, mercoledì 8.30-13.30, 15-19; martedì, giovedì 15-19, venerdì 8.30-13.30




Provincia di Rimini. Vaccinazioni continuano; ritirato il lotto AstraZeneca

 

Vaccinazioni continuano; ritirato il lotto AstraZeneca

 

In merito al lotto AstraZeneca ABV2856, sul quale Aifa ha emesso ieri un divieto di utilizzo, l’Ausl Romagna precisa che, a seguito della comunicazione ufficiale di Aifa, che ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo del lotto in questione e delle indicazioni pervenute dalla Regione Emilia Romagna, le dosi relative al lotto in questione sono state immediatamente accantonate in attesa di tutti gli accertamenti del caso.

E’ bene precisare che la decisione assunta dall’Agenzia Italiana del Farmaco sull’utilizzo di quello specifico lotto è stata presa in via precauzionale e che, al momento, non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino ed alcuni eventi avversi , registrati in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto. “Ad oggi – come ha precisato anche l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini- in Emilia Romagna non si sono osservate reazioni anomale”.

Sul territorio della Romagna i 470 flaconi (3124 dosi) appartenenti al lotto momentaneamente sospeso dall’utilizzo erano stati consegnati, e già in buona parte utilizzati, dai medici di Medicina Generale della provincia di Ravenna, (Ravenna, Faenza, Lugo) per effettuare la somministrazione al personale scolastico.

La campagna vaccinale prosegue pertanto secondo le indicazioni del piano nazionale e regionale.




Coriano. Ospedaletto, acque nel Marano…

 

 

Per non fare torto a nessuno e far capire che siamo invece molto attenti all’ambiente, segnalato alla Forestale che da un paio di giorni sotto il ponte di Ospedaletto l’acqua ha assunto un colore molto scuro, vicino al nero.

Una lunga storia quelle delle acque del Marano scure, che finiscono nel mare di Riccione…




Morciano di Romagna. San Gregorio, appuntamento al 2022. Il Comune regala fichi secchi

 

 

San Gregorio, appuntamento al 2022. Il Comune regala fichi secchi




Pesaro. Papalini, presidente degli industriali: “E’ meglio provare e non riuscire che non riuscire a provare”

Mauro Papalini, presidente degli industriali di Pesaro

 

“Credo che mai come in questo momento sia necessario fornire ai cittadini informazioni verificate,
provenienti da fonti ufficiali e commentate senza alzare i toni dello scontro, per non creare il rischio di
aumentare il livello di confusione che già caratterizza il nostro quotidiano e, purtroppo, sta pesantemente
condizionando il futuro di ognuno di noi. A questa regola mi attengo scrupolosamente e vorrei che fosse
condivisa anche dalle forze sindacali, che soprattutto oggi hanno un ruolo importante e delicato anche
fuori le fabbriche: i lavoratori sono innanzitutto madri e padri di famiglia. Per tutte queste ragioni, mi
limito a fare un ragionamento sui dati di fatto con le sigle della metalmeccanica, che lamentano un
presunto abbassamento del livello di sicurezza all’interno delle aziende. Leggo quotidianamente i numeri
forniti dal Servizio Sanitario regionale, fonte ufficiale per i dati che riguardano i nuovi casi di Covid-19
individuati negli ambienti di lavoro in tutte le Marche: erano 11 sul totale di 1.027 positivi (nel giorno
dell’ultimo picco) e 29 su 874 (ieri) e in gran parte contagiati al difuori l’ambiente di lavoro, inoltre – mi
permetto di presumere – credo si tratti soprattutto di lavori della sanità, esposti al contagio più di ogni
altro lavoratore. Gli imprenditori pesaresi, hanno avviato una campagna di screening che non ha
precedenti per numero di aziende aderenti, per lavoratori che si sono sottoposti volontariamente al
tampone antigenico e lo fanno con scadenze continue. Aggiungo che nelle fabbriche sono stati realizzati
investimenti significativi per adeguare gli standard di sicurezza e di mitigazione del contagio e che tutti i
lavoratori hanno a loro disposizione quotidianamente i necessari dispositivi di sicurezza. A tutt’oggi da
nessun esponente sindacale è mai venuta una segnalazione di irregolarità all’interno di una delle nostre
aziende (con oltre 5 mila addetti) della metalmeccanica iscritta a Confindustria Pesaro Urbino. L’ho
appreso dai media, ai quali peraltro le tre sigle sindacali non hanno fornito alcun dato certo ma solo
ipotetiche segnalazioni. Per quanto riguarda la nostra Associazione, posso solo ribadire che monitoriamo
quotidianamente la situazione e che se i sindacati volessero, in un clima di collaborazione, indicare
eventuali criticità siamo pronti a prenderle in considerazione e risolverle. Un anno fa, gli imprenditori
pesaresi sono stati orgogliosi di mettere a disposizione risorse per consentire l’acquisto di letti, macchinari
e dispositivi per mettere i nostri ospedali in condizione di affrontare lo tsunami sanitario che si stava
abbattendo. Fatti, non chiacchiere. Oggi siamo di nuovo orgogliosamente in prima linea per contribuire ad
accelerare la campagna di vaccinazione: dove sarà possibile e in tutta sicurezza, le imprese metteranno a
disposizione spazi per le somministrazioni (e dove non ci saranno spazi possiamo attivare un camper
itinerante con i dispositivi di primo soccorso previsti dal protocollo sanitario), possibilmente facendo conto
sui propri medici del lavoro per non togliere professionalità e risorse alla sanità pubblica già tanto
impegnata. Ancora una volta fatti concreti. Certo: oggi mancano i vaccini, ma già da oggi vogliamo essere
pronti per quando le dosi promesse arriveranno con regolarità e con le giuste quantità. Vogliamo dare una
mano alla nostra comunità e trovo fuori luogo sentire parlare di ‘inutile slogan’. Far credere all’opinione
pubblica che la campagna vaccinale è una gara a chi ha più soldi è un gravissimo errore. E far credere
all’opinione pubblica che le aziende vorrebbero scippare vaccini senza rispettare le priorità fissate dal
Governo centrale è anche peggio. Soprattutto in questo momento. Mi aspetto dalle Organizzazioni
Sindacali che hanno fatto i recenti interventi un più alto senso di responsabilità e di collaborazione
piuttosto che critiche sulle attività volte a contrastare il virus Covid-19. E anche in questo caso vale la frase
“è meglio provare e non riuscire che non riuscire a provare”.




Pesaro. Export 2020, meccanica e mobile si salvano

Moreno Bordoni

 

Nonostante la performance negativa dell’export marchigiano la Meccanica rimane settore
trainante dell’economia regionale per volume d’affari: circa 1 miliardo e 300 milioni, tre
volte quello del comparto Mobile/Arredo.
Lo rileva Moreno Bordoni, presidente dell’Azienda Speciale del Mobile/Meccanica di
Camera Marche Tecne, all’indomani della diffusione dei dati ISTAT, elaborati dalla
Camera di Commercio delle Marche e dalla Azienda suo braccio operativo
Il risultato dell’ultimo trimestre 2020 fa archiviare l’anno pandemico delle esportazioni
marchigiane nel loro complesso con un -11,7% rispetto al 2019. L’export italiano va
poco meglio, con una flessione del -9%.
Senza dubbio la situazione emergenziale ha colpito anche l’interscambio del settore della
Meccanica marchigiana con un calo percentuale a doppia cifra, – 11% per una perdita di
circa 230 mln di euro, che allinea la decrescita delle esportazioni del comparto a quelle
dell’export in generale delle Marche. Sottolineo però come, accanto alla perdita
consistente di quote di mercato i alcune aree geografiche si continui a registrare la buona
crescita verso Paesi da sempre partner strategici per le imprese marchigiane.
E’ il caso della Germania, secondo mercato di riferimento, rispetto a cui l’export cresce del
10,7%. Segno positivo, anche se in misura minore (3%), per l’interscambio con la Francia
(terzo Paese per volume di esportazioni). Al primo posto tra i mercati di destinazione per le
Marche ci sono gli Stati Uniti dove nel 2020 abbiamo esportato beni per 188 mln di euro
nonostante un calo, rispetto al 2019, del 16%. Tra i primi 10 Paesi di riferimento anche la
Romania, che assorbe il 16% delle esportazioni marchigiane.
Anche sul fronte Mobile/Arredo, che pure segna negli ultimi 12 mesi un -2,3%, ci sono
segnali nel complesso incoraggianti: l’interscambio con gli USA cresce del 2,2%, quello
con la Germania del 6,6%. Perdiamo ancora in Russia e nel Regno Unito dove al calo del
15% contribuisce la Brexit, oltre alla pandemia. Di contro le esportazioni verso la Cina, che
si vaccina, crescono del 33%.​
Riflette Bordoni Rispetto al comparto del Mobile Arredo la crisi sanitaria ha influito anche
positivamente: il distanziamento sociale e il lockdown, la riduzione della mobilità tra Paesi, per
lavoro e svago, ha spostato l’orizzonte delle persone dentro confini domestici. Ergo, ci si ripiega
all’intero, si pensa alla casa, al proprio habitat: se vogliamo una strategia di sopravvivenza che ci
accomuna persino alle piante. I prodotti finiti dei nostri mobilieri hanno continuato ad essere
richiesti all’estero, bene in particolare living e cucine, dove tanto tempo si è passato in questa
stagione.
E in attesa di rimettersi in viaggio Camera Marche attraverso l’Azienda Speciale Tecne prepara gli
imprenditori a stare sui mercati digitali con assistenza e formazione. Il prossimo digital lab sarà il
25 marzo, e sarò dedicato alla Meccanica; in aprile quello sulla Mobile Quando tutto sarà finito i
nostri competitor esteri dovranno trovarci più forti e attrezzati di prima. conclude il presidente di
Tecne.




Economia. Italia e Francia nello specchio del fisco

 

Tratto da lavoce.info

di Henri Lagarde, imprenditore francese
e Richard Robert, editore di Telos-eu.com, il cugino francese di LaVoce.info.

Le scelte fiscali di Francia e Italia portano a un parallelo indebolimento del sistema produttivo. La produzione e l’occupazione industriale sono le prime vittime di un sistema fiscale che si concentra sul lavoro salariato. Ma le riforme sono possibili.

Attività produttive tartassate

I sistemi tributari francese e italiano possono sembrare molto diversi. Ma uno sguardo più attento rivela che i loro difetti si riflettono e si illuminano a vicenda. Entrambi tassano molto poco il consumo. Entrambi tassano pesantemente le attività produttive, attraverso canali diversi: i redditi da lavoro dipendente in Italia (l’Irpef), i salari lordi in Francia (la tassazione delle imprese). In entrambi i casi ne deriva una progressiva deformazione dell’apparato produttivo, con un indebolimento dei settori che utilizzano maggiormente il lavoro dipendente. Le conseguenze sono le stesse: bassa crescita ed entrate fiscali la cui base continua a ridursi.

Leggendo l’articolo di Massimo Bordignon sull’agenda fiscale del governo Draghi, pubblicato su lavoce.info l’11 febbraio, siamo rimasti colpiti da un fatto: il sistema fiscale italiano è significativamente diverso da quello che abbiamo in Francia, ma i due modelli mostrano anche sorprendenti convergenze.

Soprattutto, hanno un difetto comune: si concentrano su una parte significativa delle attività produttive, il lavoro dipendente. Ma non lo fanno nello stesso modo.

Una particolarità della Francia è che la pressione fiscale non viene esercitata solo attraverso la tassazione del reddito dei dipendenti, ma anche attraverso la tassazione delle imprese.

In sintesi, le tre principali forme di prelievi obbligatori che colpiscono le imprese francesi sono la quota dei contributi di sicurezza sociale a carico dei datori di lavoro (basata sul salario lordo), le imposte sulla produzione (articolate su varie basi) e l’imposta sulle società (che si basa sui profitti).

Concentriamoci sulle prime due per capire la specificità del sistema francese.

La quota dei contributi di sicurezza sociale a carico dei datori di lavoro, in Francia, è caratterizzata da una aliquota elevata: dal 35 al 38 per cento dei salari lordi. All’interno dell’Europa, è in Francia (e in Spagna) che la quota pagata dai datori di lavoro rappresenta la percentuale più alta delle risorse della protezione sociale: più del 40 per cento, contro il 20 per cento in media nell’Ue-15. I datori di lavoro francesi contribuiscono per 265 miliardi di euro al finanziamento della protezione sociale; i contributi dei dipendenti ammontano a 89,3 miliardi di euro (La Protection sociale en France et en Europe en 2018. Résultats des comptes de la protection sociale).

In Francia, il gettito delle imposte sulla produzione in senso stretto è stato di 75 miliardi di euro nel 2019, una cifra da confrontare con quella dell’imposta sul reddito delle società (31 miliardi). Ma a quelle sulla produzione, che si basano su proprietà fondiaria e attrezzature, si devono aggiungere 37 miliardi di tasse che hanno come base la massa salariale: 14 miliardi di “tassa professionale” (payroll tax), e 23 miliardi prelevate a monte dell’Ebitda, insieme ai contributi sociali.

In totale, se consideriamo la categoria D29 di Eurostat, queste tasse sulla produzione in senso lato ammontavano in Francia a 109 miliardi di euro nel 2018. Al secondo posto in Europa c’è, per l’appunto, l’Italia, con 53 miliardi.

Nel complesso, il sistema fiscale e previdenziale francese è dunque caratterizzato non solo da una forte pressione sulle imprese, ma anche e soprattutto da un eccesso del prelievo sulla massa salariale, a causa dei tributi basati sui salari lordi.

Quando la differenza diventa una somiglianza

Qui, tra Francia e Italia, c’è una differenza che nasconde una vera somiglianza. Mentre l’Italia non tassa le sue aziende come la Francia, tassa pesantemente i redditi dei dipendenti. Spiega Massimo Bordignon nel suo articolo: “Se guardiamo l’aliquota fiscale effettiva, l’Italia è al terzo posto in Europa per la tassazione del lavoro”. Lo fa soprattutto attraverso l’Irpef, che Massimo Bordignon ricorda essere basata principalmente sul reddito dei lavoratori dipendenti e assimilati, che da soli costituiscono l’84 per cento della base imponibile.

Da parte francese, c’è quindi una sovra-tassazione della massa salariale che pesa sulle imprese. Da parte italiana, c’è un’eccessiva tassazione del reddito dei dipendenti. Un contabile potrebbe dire che si tratta di sistemi molto diversi e che il confronto è irrilevante. Ma si può ribattere che in entrambi i casi è il lavoro dipendente svolto nel contesto di un’impresa, e non il lavoro autonomo, a essere preso specificamente di mira dal sistema tributario. Ma non è tutto.

Massimo Bordignon nota anche che l’Italia è solo al 25° posto in Europa per la tassazione dei consumi. È un altro punto comune, poiché anche la Francia tassa poco i suoi consumatori. Questo è il risultato sia di pressioni elettorali che l’effetto di una vecchia credenza keynesiana sulla necessità di sostenere la domanda. L’aliquota Iva standard in Francia è del 20 per cento (e da questo punto di vista è superiore a quella adottata da più della metà dei paesi dell’Ue), ma la presenza di molte aliquote ridotte ne riduce fortemente il gettito. L’aliquota media effettiva dell’Iva è molto più bassa in Francia – come in Italia – rispetto a Germania o Danimarca.

L’Ocse ha sviluppato un indicatore (VAT Revenue Ratio), che misura la perdita di gettito Iva causata dalle aliquote ridotte in rapporto al suo gettito potenziale se tutti i consumi fossero tassati all’aliquota standard. Le cifre parlano da sole. Nel 2018 il rapporto era di 0,48 in Francia e di 0,38 in Italia, la media Ocse è di 0,56.

Così emerge in entrambi i paesi lo stesso equilibrio, con un carico fiscale che pesa poco sul consumo e molto sul lavoro salariato.

C’è più di un modo per sfuggire al fisco

Le scelte fiscali non sono senza conseguenze. In entrambi i paesi portano a varie forme di evasione fiscale, che contribuiscono a distorcere il sistema produttivo e a indebolire il suo nucleo, il tessuto industriale. Questo indebolimento, a sua volta, indebolisce il sistema tributario.

I lettori de lavoce.info conoscono meglio di noi le modalità dell’evasione fiscale in Italia, con il lavoro nero, o, come sottolinea Massimo Bordignon, gli arbitraggi di alcuni lavoratori verso forme di microimprese individuali fiscalmente più vantaggiose del lavoro dipendente.

La stessa fuga esiste anche in Francia, ma prende una forma diversa. Il lavoro nero non è molto diffuso e il lavoro salariato rimane la norma (la proporzione di lavoratori autonomi non è praticamente cambiata negli ultimi dieci anni). Quali forme prende dunque in Francia?

La nostra fonte principale qui è un rapporto di France Stratégie, un’istituzione collegata al primo ministro.

Il rapporto mostra che le aziende francesi hanno delocalizzato più dei loro vicini europei: “Nel 2017, le 4.900 imprese multinazionali francesi (escluso il settore bancario e i servizi non commerciali) controllavano 43.600 filiali straniere in più di 190 paesi. La creazione di queste filiali è un aspetto importante dell’internazionalizzazione dell’economia francese. Le loro vendite cumulative sono più del doppio del livello delle esportazioni di beni e servizi, e solo gli Stati Uniti sono a un livello più alto”. (p. 87)

Il rapporto specifica che l’occupazione nelle filiali industriali straniere dei gruppi francesi corrisponde al 62 per cento dell’occupazione nel settore industriale in Francia, contro il 52 per cento nel Regno Unito, il 38 per cento in Germania, il 26 per cento in Italia e il 10 per cento in Spagna. In altre parole, la sovra-tassazione del lavoro e delle attività produttive porta le imprese francesi a intraprendere quella che si potrebbe chiamare una “evasione industriale”. Creano le loro fabbriche e assumono dipendenti all’estero.

Certo, una parte del reddito generato da questi investimenti torna in Francia, il che si riflette nella bilancia delle partite correnti. Ma il primo effetto di queste scelte è un indebolimento del tessuto industriale.

Dal 1980, la quota dell’industria nel Pil francese è diminuita di 10 punti, raggiungendo il 13,4 per cento del valore aggiunto nel 2018 (il 10 per cento per la manifattura). La quota di occupazione industriale sul totale è passata dal 25 per cento nel 1974 al 10 per cento nel 2018.

L’Italia, da parte sua, ha mostrato una maggiore capacità di resistere alla deindustrializzazione: l’industria rappresenta ancora il 19,7 per cento del Pil. Ma va considerata un’altra tendenza: tra i primi anni Duemila e il 2016, il numero di imprese industriali con più di 20 dipendenti è sceso del 23 per cento in Italia, mentre è aumentato del 2 per cento in Germania. In Francia, è sceso di quasi il 40 per cento (Bilan de la compétitivité française).

In sostanza, le scelte fiscali di Francia e Italia stanno portando a un parallelo indebolimento del sistema produttivo. La produzione e l’occupazione industriale sembrano essere le prime vittime di un sistema fiscale che si concentra sul lavoro salariato. Il lavoro nero italiano e le delocalizzazioni francesi raccontano qui la stessa storia.

Ipotesi di riforma

Il resto è perfettamente descritto da Massimo Bordignon: con una base imponibile sempre più ristretta, la pressione tende ad aumentare ancora di più, e il sistema fiscale stesso è vittima dell’indebolimento economico che ha contribuito a provocare. L’immagine che viene in mente è quella del circolo vizioso.

Da questo quadro scoraggiante emergono però anche alcune ragioni di speranza. Il parallelismo evidenzia effetti specifici della tassazione e quindi correggibili, in contrapposizione alle idee di inevitabile declino o agli sterili dibattiti sui vantaggi e gli svantaggi dell’euro. in entrambi i nostri paesi, l’agenda fiscale è la chiave della rinascita economica.

In Francia, come parte del piano di ripresa economica, è stata introdotta una riduzione di 10 miliardi di euro delle tasse sulla produzione. L’Istituto Rexecode ha calcolato che, per tutte le imprese, sarebbe necessaria un’ulteriore riduzione di 28 miliardi di euro per colmare il divario con la media europea e una riduzione di 56 miliardi di euro per l’economia nel suo complesso, e non solo per l’industria, per coprire il divario con la Germania.

Queste cifre danno un’idea della strada da seguire. Soprattutto ci ricordano che su entrambi i versanti delle Alpi sono proprio le scelte fiscali a indebolirci. Scelte diverse, ma che finiscono per avere conseguenze simili. Riconoscersi nella stessa situazione di stallo è forse un’occasione per scrollarsi di dosso il fatalismo e avviare una nuova agenda di riforme, così come ha fatto la Germania con Agenda 2010.

Sul lato delle entrate l’Iva è senza dubbio lo strumento fiscale più adatto, come nota Massimo Bordignon e come noi stessi abbiamo suggerito in un altro articolo . Se ben spiegato, un aumento delle aliquote Iva (che oltretutto non necessariamente implica una crescita dell’aliquota massima) può essere accettato dalla popolazione. Va anche notato che la crescita dei pagamenti elettronici riduce automaticamente le possibilità di frode sull’Iva. Sia in Francia che in Italia, il gettito dell’imposta ha dunque un buon margine di miglioramento.

Ma l’equilibrio dei conti pubblici non è forse la questione principale. Più che un problema di debito, Italia e Francia hanno un problema di crescita. Rispecchiandosi l’una nell’altra, possono forse capire come migliori sistemi fiscali possano permettere al lavoro industriale di rilanciare la crescita economica.

La via da seguire ci viene indicata dai nostri vicini europei, alcuni dei quali hanno vissuto gli stessi problemi decenni fa. Già negli anni Ottanta, i paesi “fenice” del Nord Europa, come la Danimarca, hanno sviluppato strategie basate sul riequilibrio del sistema fiscale, spostandolo dal lavoro al consumo. I risultati parlano da soli: tutti questi paesi sono ora più ricchi di noi (in termini di Pil pro-capite), hanno conti in equilibrio (sia per quanto riguarda il bilancio pubblico che la bilancia dei pagamenti) e soprattutto al loro interno registrano un maggior consenso sul sistema tributario. Cosa aspettiamo?