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Provincia di Rimini. Covid: tutti i numeri comune per comune al 28 febbraio 2021

Covid: tutti i numeri comune per comune al 28 febbraio 2021

 




Economia. Salvare i mutui (e la casa) di chi non ce la fa

 

Tratto da lavoce.info

 

di Raffaele Lungarella, è stato docente a contratto di economia applicata nell’università di Modena e Reggio Emilia
e Francesco Vella, insegna Diritto Commerciale e Diritto Bancario all’Università di Bologna

I decreti legge varati in piena pandemia hanno allargato le maglie del fondo Gasparrini, il fondo di solidarietà per i mutuatari in difficoltà. Presto però potrebbe non bastare. Serve intervenire quanto prima, con l’istituzione di una bad bank.

Superano quota 500 mila i mutui ipotecari per i quali i proprietari degli immobili hanno chiesto una moratoria per il pagamento delle rate di ammortamento; il loro capitale residuo complessivo è poco al di sotto dei 45 miliardi di euro. A questi numeri si arriva sommando i 200 mila mutui per i quali è stato chiesto l’intervento del fondo Gasparrini – cioè il fondo di solidarietà, istituito con la legge 244/2007, che permette al mutuatario in difficoltà finanziarie, indipendenti dalla sua volontà, di chiedere la sospensione dell’ammortamento del mutuo prima casa – e le 360 mila moratorie di mutui, per un controvalore di 25 miliardi di euro (dichiarazione Abi alla trasmissione Due di denari del 21 dicembre 2020), non eleggibili a quel fondo, accordate dalle banche a seguito di accordi sottoscritti tra Abi e le associazioni dei consumatori. Questa situazione è dovuta alla perdita di reddito provocata dalla pandemia che ha fatto crescere il numero di famiglie impossibilitate a continuare a pagare le rate.

Moratoria a maglie larghe per il Covid

I decreti legge Cura Italia (17/2020) e Liquidità (23/2020) hanno allargato le maglie del fondo Gasparrini. Alcune deroghe ai criteri ordinari della sua operatività sono temporanee. È diventato, invece, permanente l’allargamento del ventaglio delle condizioni che permettono l’accesso al fondo: alla perdita del lavoro dipendente, anche a tempo determinato o subordinato e alla morte o invalidità grave del mutuatario è stata aggiunta la sospensione o riduzione dal lavoro per non meno di 30 giorni consecutivi. Ad aprile 2020, quando la Banca d’Italia ha iniziato a monitorare gli effetti dei due decreti legge, il numero di richieste di moratoria con i benefici del fondo erano meno di un quinto rispetto all’ultima rilevazione. Non è detto che sia già stato toccato il fondo: la Banca d’Italia, in un’indagine sulle conseguenze economiche del Covid-19, ha rilevato che il 30 per cento dei 3,7 milioni di famiglie che hanno un mutuo per la casa di residenza è in difficoltà per il pagamento delle rate; quando, tra qualche mese, finiranno il blocco dei licenziamenti e l’erogazione della cassa integrazione, con conseguente diminuzione dei redditi dei mutuatari, è probabile che quella percentuale aumenti.

Le moratorie sono, naturalmente, temporanee (quelle del fondo Gasparrini possono durare al massimo 18 mesi) e prima o poi ci saranno famiglie che non riusciranno a rimettersi in carreggiata con le banche, rischiando di perdere le loro abitazioni. Se saranno poche centinaia, si tratterà di drammi individuali, destinati al silenzio. Ma se diventano decine di migliaia, il problema non potrà essere ignorato perché tante famiglie possono perdere la casa e ingrossare le già lunghe liste di attesa per l’assegnazione di una casa popolare oppure aver necessità di altre forme di sussidi pubblici. Inoltre, le banche accuseranno perdite sui mutui di quelle famiglie e i crediti in sofferenza appesantiranno i loro bilanci gravandoli con ulteriori oneri di capitalizzazione.

Alla ricerca di una soluzione

Sarebbe opportuno, pertanto, individuare per tempo misure in grado di limitare al massimo le conseguenze negative sia per i proprietari delle case sia per le banche. Dovrebbe farlo lo stato, attraverso una bad bank, di nuova costituzione o già esistente, che acquisisca dalle banche – magari anche con i fondi dell’Unione Europea – i crediti in sofferenza, con le relative garanzie, per evitare che le banche debbano cederli “sul mercato secondario, dove a comprare, a prezzi vili, sono prevalentemente fondi speculativi (…) interessati a vendere il bene a garanzia” (Corriere della Sera). Si dovrebbe consentire alla bad bank di gestire le sofferenze con la flessibilità necessaria per evitare che le famiglie morose perdano la proprietà delle loro abitazioni. Un’ipotesi potrebbe essere quella di consentire a ogni proprietario di saldare il debito con un piano di ammortamento di lungo periodo calcolato su un capitale pari al prezzo che la bad bank ha pagato per subentrare nel credito, con una rata mensile che risulterà quindi più bassa rispetto alle precedenti. La sostenibilità del nuovo piano di ammortamento è tanto più probabile quanto maggiore è la differenza tra la vecchia e la nuova rata, e quanto più basso era il capitale residuo ancora da ammortizzare con il vecchio piano.

L’involontaria riduzione del suo reddito e il peggioramento della sua situazione economica potrebbero, tuttavia, non consentire al proprietario moroso di pagare neanche la nuova rata. Di fronte all’insorgere di questa eventualità, la bad bank dovrebbe poter attivare un ventaglio di soluzioni. Occorrerebbe, innanzitutto, valutare se la prospettiva economica del proprietario è tale che un ulteriore periodo di moratoria possa consentirgli di non perdere la casa. Quando anche questa strada non fosse percorribile, la bad bank potrebbe essere legittimata a diventare proprietaria dell’abitazione, vincolandone però l’utilizzo ad alloggio di edilizia sociale. Naturalmente il suo primo inquilino dovrebbe essere il vecchio proprietario moroso, che continuerebbe ad abitarlo alle condizioni, relative al canone e alla permanenza, previste dalle specifiche normative sugli alloggi sociali.

 




Pesaro. Manicomio San Benedetto, sarà una meraviglia? Operazione da 40 milioni

Manicomio San Benedetto, sarà una meraviglia?

 

Presentato accordo tra Comune di Pesaro, Regione Marche e Asur per il recupero.

Nel progetto anche un nuovo “polmone” per la cultura

 

Abitazioni sociali, uffici a servizio dei cittadini, casette a schiera e una nuova casa della cultura. Ecco il nuovo progetto per riqualificare il San Benedetto, grazie ad un accordo «concreto e storico» tra Comune di Pesaro, Regione Marche ed ASUR. «L’ex ospedale psichiatrico ha un valore storico per la nostra città, un edificio chiuso da tanti anni. Un tema che può trovare finalmente risoluzione attraverso le opportunità che si aprono nonostante il periodo complicato che stiamo affrontando – dice il sindaco Matteo Ricci -. Nel 2021, in piena pandemia, si apre una nuova opportunità per gli investimenti. Opportunità che in passato non c’erano e che oggi dobbiamo sfruttare al massimo. Operazioni che anticipano il Recovery plan e che diventano prioritarie».

L’accordo tra Comune, Regione e Asur ha come oggetto il recupero e la valorizzazione del “San Benedetto” ex ospedale psichiatrico, di proprietà dell’ASUR Marche. La riqualificazione del complesso immobiliare, che vede una collaborazione degli enti (Comune di Pesaro, Regione Marche, ASUR) prevede più fasi.

Nella prima, il Comune si impegna ad approvare una variante urbanistica non sostanziale al Piano Regolatore Generale, per “spacchettare” le destinazioni d’uso del complesso, suddividendolo in quattro aree per un totale di circa 15mila mq di superficie calpestabile: Residenziale pubblico (5755 mq); Direzionale ASUR (6080 mq); Residenziale privato (1056 mq); Area culturale: terziario, servizi, biblioteca comunale (1457 mq).

Dopo il passaggio e l’approvazione della variante del Consiglio comunale, l’ASUR si impegnerà a cedere lo spazio della lavanderia (parte a sud del complesso, segnalata in azzurro e verde nella planimetria) al Comune di Pesaro. Allo stesso tempo, provvederà ad un intervento di recupero edilizio degli spazi tra via Belvedere e via Mammolabella, quelli che si affacciano sul giardino interno (in blu nella planimetria), per destinarli ad uffici direzionali dell’ASUR (costo stimato di circa 6milioni di euro). Cessione ed interventi che verranno realizzati con il contributo della Regione Marche, che si impegna ad approvare le determine ASUR per il passaggio degli immobili, a collaborare economicamente al recupero edilizio e a vendere come residenze private (case a schiera) gli immobili che insistono su via Mammolabella (segnalati in arancione nella planimetria).

Parallelamente il Comune di Pesaro, con il sostegno di Regione Marche e ASUR, parteciperà al “Bando Abitare”, per il recupero della parte principale del San Benedetto (quella che si affaccia su corso XI Settembre, la struttura disposta su 4 piani fuori terra segnalata nella planimetria in rosso, costo intervento sui 12milioni), da destinare ad edilizia residenziale pubblica. Nel caso in cui il bando vada a buon fine, il Comune di Pesaro diventerà proprietario della parte in oggetto corrispondendo ad ASUR un controvalore.

«Un accordo storico – continua Ricci -. Finora si è sempre parlato di una gara per l’intera struttura, un’impostazione che non ha portato al risultato. Dal primo incontro che abbiamo avuto, l’assessore Aguzzi ci ha consigliato di dividere lo spazio e le responsabilità degli enti». Bandi nazionali, risorse europee che arriveranno, «una fase straordinaria per gli investimenti. In questo accordo ognuno sa cosa deve fare, Asur e Regione dovranno ristrutturare circa 6mila metri per gli uffici, potranno mettere in vendita spazi per edifici residenziali. Comune e Regione partecipano insieme ad un bando per la parte più imponente dell’edificio, mentre come Amministrazione interverremo sulla parte della ex lavanderia. Stiamo già lavorando ad una variante non sostanziale per dividere l’intervento, che punta ad intercettare le risorse che ci sono: se riusciamo, da subito, a vincere uno di questi bandi, riusciremo a partire con una parte degli interventi. Ci vorrà ancora tempo, ma finalmente abbiamo un quadro chiaro di intervento, responsabile, pragmatico e unitario per un edificio che potrà rivedere la luce e che riqualifica un’area di Pesaro ormai spenta».

Al fianco di Ricci, l’assessore regionale all’Urbanistica, Stefano Aguzzi: «Fa piacere che ci sia la collaborazione tra enti: in questi 4 mesi e mezzo da assessore regionale, ho cercato di instaurare questo tipo di rapporti con tutti i sindaci della regione, perché sono loro i rappresentanti del territorio. Nel caso del San Benedetto, ho cercato di interpretare il prima possibile le richieste del sindaco di Pesaro: era difficile trovare una soluzione unica per il San Benedetto, dal momento che servirebbe un investimento da circa 40 milioni di euro, e quindi nell’incontro con l’amministrazione comunale ho suggerito da subito di spezzettare le iniziative. Ci siamo incanalati quindi sul bando che finanzia la rigenerazione urbana e abbiamo abbozzato, come Regione, la proposta che è piaciuta al Comune. Tra le novità che abbiamo previsto nell’accordo con il Comune di Pesaro c’è il fatto che la cessione della ex lavanderia avverrebbe anche se non va in porto tutta la partita. Se il progetto, invece, dovesse essere finanziato, si prevede l’acquisto da parte del Comune della parte che dà su Corso XI Settembre. L’Asur Marche ha confermato oggi che ristrutturerà la parte a fianco per portarvi servizi e uffici che sarebbero più raggiungibili nel centro città. Inoltre Asur venderebbe la parte abitativa che si affaccia su via Mammolabella. L’iniziativa è molto ben calibrata e ha possibilità serie di andare in porto. Sono molto fiducioso del percorso che è stato intrapreso che è una novità rispetto al passato: mi fa piacere poter collaborare con l’amministrazione di Pesaro e penso che i prossimi periodi saranno ricchi di possibilità per i bandi ministeriali futuri e per le risorse che giungeranno con il Recovery plan».

«Viviamo una congiunzione unica, che permette di dare una soluzione organica a uno dei più longevi temi della città. Il lavoro inizia oggi, con il bando di rigenerazione urbana “Abitare” come fondamentale attivatore, per procedere a ritmo serrato» aggiunge il vicesindaco e assessore con delega alla Ricerca di finanziamenti nazionali e comunitari Daniele Vimini.

Il valore totale dell’operazione è di oltre 40 milioni: gli interventi di riqualificazione sono stimati intorno ai 37 milioni; una cifra che va sommata agli 8 (base d’asta con cui la Regione Marche tentò di alienare l’immobile nel 2018) del valore di un complesso che conta una superficie calpestabile totale di 14.348 metri quadri. Numeri che impongono «un sano realismo – commenta Vimini – su cui impostare un’operazione sinergica in grado di attivare contemporaneamente tutte le trasformazioni e le rigenerazioni».

Tra gli interventi su cui il Comune investirà le risorse previste dal bando “ABITARE” (per il progetto dedicato alla rigenerazione urbana dell’asse via Mazza-via Passeri, costo stimato di 1,8milioni) anche il nuovo “polmone” della cultura con una “casa del Rof” «in cui concentreremo gli spazi destinati agli artisti e in cui realizzeremo l’estensione della sala studio per i tanti studenti che frequentano la biblioteca San Giovanni (via Massimi)». Il risultato sarà un’area «di forte permeabilità in cui sarà possibile pensare anche a punti-spettacolo e a spazi destinati a concerti e luoghi da destinare ai momenti di rappresentanza».

Il San Benedetto. Il complesso San Benedetto, situato sul limite ovest del centro storico di Pesaro, in corrispondenza di Porta Rimini, tra le vie Belvedere, Massimi, Mammolabella, e corso XI Settembre, ha ospitato in passato l’ospedale psichiatrico ed i servizi connessi. Attualmente non viene utilizzato e si trova in stato di degrado e abbandono. È formato da diversi blocchi edilizi:

– ex-ospedale (corrispondente alla parte a nord in cui sono presenti quattro cortili),
– schiera (costituita dall’edificio lungo via Mammolabella),
– cella (fabbricato posto all’angolo tra via Massimi e via Mammolabella),
– lavanderia (parte a sud del complesso),
– annesso (fabbricato posto nel retro della lavanderia sul lato di via Belvedere),
– giardino (area interna delimitata dal muro di cinta con ingresso da via Belvedere).




Misano Adriatico. Sfide-i filosofi interrogano il nostro tempo: conferenza con Stefano Zamagni, l’economista del papa

Stefano Zamagni

Sfide-i filosofi interrogano il nostro tempo: conferenza con Stefano Zamagni, l’economista del papa

 

Terzo appuntamento in modalità on-line.
Venerdi 5 marzo, ore 21, Stefano Zamagni, uno degli economisti più importanti del nostro Paese, storico professore dell’Università di Bologna e nuovo presidente della Pontificia Accademia si misura con l’attualissimo tema delle disuguaglianze e ingiustizie sociali.

Stefano Zamagni, da anni una delle voci più autorevoli dell’economia italiana, apprezzato in tutto il mondo per aver promosso i principi di una “economia civile”, affronta ora un tema cruciale della società contemporanea: la disuguaglianza. Ricordandoci che le disuguaglianze non sono un dato di natura da accettare come qualcosa di ineluttabile, analizza i principali fattori responsabili del fenomeno distinguendo le cause di natura socio-politica, quelle di natura economico-finanziaria e quelle che interessano la matrice culturale della società, suggerendo poi delle linee guida chiare che mettono l’accento sull’urgenza di superare la concezione individualistico-libertaria dell’azione umana. La sfida che secondo Zamagni siamo chiamati ad affrontare è quella di adoperarsi con coraggio e intelligenza per trasformare dall’interno il modello economico che si è consolidato negli ultimi quarant’anni: il mercato non dovrà più solamente essere in grado di produrre ricchezza, e di assicurare una crescita sostenibile, ma dovrà porsi al servizio dello sviluppo umano integrale, di uno sviluppo cioè capace di tenere in armonia tre dimensioni: materiale, socio-relazionale e spirituale. Non c’è nulla di irreversibile nel capitalismo: è sbagliato pensare che sia necessario intervenire solamente sul lato delle opportunità, vale a dire sul lato delle risorse e degli incentivi, bisogna invece insistere sulla speranza, che si alimenta con la creatività dell’intelligenza politica e con la purezza della passione civile. È la speranza che sprona all’azione e all’intraprendenza, perché colui che è capace di sperare è anche colui che è capace di agire per vincere la paralizzante apatia dell’esistenza.

Ore 21 – live streaming sul canale youtube del Comune di Misano Adriatico




Provincia di Rimini.  Coronavirus: “Con la vigile attesa si muore, i malati li curo in casa”.

Gianfranco Vanzini

 

di Gianfranco Vanzini

“Con la vigile attesa si muore, i malati li curo in casa”. La “Verità” intervista il prof. Andrea Stramezzi:” Servono una diagnosi e una cura precoce. Il virus entrato nei polmoni può colonizzare altri organi e causare danni permanenti. Il Covid è una sindrome respiratoria virale. Va trattata precocemente.” Cioè subito, senza aspettare che si aggravi e senza andare ad intasare i pronto soccorso. Medici di famiglia coraggio, voi potete fare molto.