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Regione Emilia Romagna. Coronavirus, sovrappeso e obesità fattori di rischio per chi contrae l’infezione. Uno studio dell’Emilia-Romagna

Coronavirus, sovrappeso e obesità fattori di rischio per chi contrae l’infezione. Uno studio dell’Emilia-Romagna

 

E’ stato pubblicato su “Obesity Surgery”. La ricerca è stata promossa e coordinata dal Centro di Chirurgia Bariatrica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma con il coinvolgimento di Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Bologna. L’assessore Donini: “Ancora una volta, grazie al lavoro di squadra dei nostri professionisti, questa regione può offrire un contributo importante alla ricerca”

In regione la stima, tra gli adulti, è di 884mila adulti in sovrappeso e 354mila obesi. L’eccesso di peso cresce con l’età. Il trend: negli ultimi dieci anni, calano le persone in sovrappeso ma aumentano quelle obese. In compenso, gli emiliano-romagnoli fanno più movimento rispetto alla media nazionale

 




Provincia di Rimini. Coronavirus, 134 nuovi positivi (20.799 il totale). Terapia intensiva: 18. Decessi: nessuno

 

AGGIORNAMENTO DEL 4 FEBBRAIO 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Coronavirus, 134 nuovi positivi (20.799 il totale). Terapia intensiva: 18. Decessi: nessuno

 

Emilia-Romagna

su quasi 26mila tamponi effettuati, 1.192 nuovi positivi (4,6%). 1.726 i guariti, diminuiscono ancora i casi attivi (-592) e i ricoveri (-82). Vaccinazioni: oltre 233.500 somministrazioni, più di 98 mila immunizzati

Il 95% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 41,3 anni. 58 decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 222.804 casi di positività, 1.192 in più rispetto a ieri, su un totale di 25.882 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi, rispetto al numero di tamponi fatti da ieri, è del 4,6%.
Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa prima fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, per poi proseguire con gli ultraottantenni assistiti a domicilio: il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid.
Con la nuova versione aggiornata è possibile sapere anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 233.523 dosi, di cui 5.853 oggi; sul totale, 98.201 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale e sono perciò immunizzate.
Si ricorda che, alla luce delle nuove forniture di dosi di Moderna e Pfizer-Biontech previste in Emilia-Romagna per questa settimana, anche per i prossimi giorni proseguiranno in via prioritaria i richiami, con la somministrazione della seconda dose a chi ha ricevuto la prima, e ai degenti delle Cra.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 494 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 377 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 551 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.
L’età media dei nuovi positivi di oggi è 41,3 anni.
Sui 494 asintomatici, 359 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 39 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 11 con gli screening sierologici, 5 tramite i test pre-ricovero. Per 80 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.
La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 202 casi, poi Bologna (196), Reggio Emilia (136) e Rimini (134). Seguono Cesena (95), Ferrara (93), Parma (81), Ravenna (70), Imola (68), Piacenza (67) e infine Forlì (50).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 15.514 tamponi molecolari, per un totale di 3.040.307 A questi si aggiungono anche 237 test sierologici e 10.368 tamponi rapidi.
Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.726 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 169.281.
I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 43.809 (-592 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 41.575 (-510), il 94,9% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 58 nuovi decessi: 5 a Piacenza (3 donne – due di 72 e una di 98 anni – e 2 uomini, di 85 e 91 anni); 4 a Parma (3 donne di 89, 93 e 94 anni e un uomo di 81 anni); 4 in provincia di Reggio Emilia (2 donne, di 91 e 93 anni, e 2 uomini di 79 e 85 anni); 5 nella provincia di Modena (4 uomini – rispettivamente di 82, due di 87 e uno di 93 e una donna di 79 anni); 24 in provincia di Bologna (14 donne: 79, 82, due di 84, 87, 88, due di 90, una di 92, due di 94, 97, 100, 101 e 10 uomini: 66, 76,78, 84, 86, 87, due di 88, 91 e 95 anni); 1 a Imola (una donna di 90 anni); 4 nella provincia di Ferrara (2 uomini di 70 e 88 anni e 2 donne di 87 e 88); 1 in provincia di Ravenna (una donna di 89 anni); 9 in provincia di Forlì-Cesena (6 donne di 67, 79, 84, 90, 91 e 96 anni e 3 uomini: due di 74 e uno di 90 anni); nessun decesso nel riminese. Va registrato, inoltre, il decesso di una donna di 89 anni residente fuori regione ma deceduta a Piacenza.
Il numero alto di decessi nel bolognese comunicati in questi ultimi due giorni risente dell’allungamento dei tempi necessari per la conferma della causa di decesso nel territorio di competenza dell’Azienda sanitaria. Alcuni di essi, infatti, sono avvenuti nei giorni scorsi.
In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.714.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 188 (-6 rispetto a ieri), 2.046 quelli negli altri reparti Covid (-76).
Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 16 a Piacenza (invariato rispetto a ieri), 12 a Parma (- 2), 15 a Reggio Emilia (invariato), 36 a Modena (-2), 39 a Bologna (-2), 13 a Imola (invariato), 27 a Ferrara (+1), 7 a Ravenna (invariato), 2 a Forlì (invariato), 3 a Cesena (+1) e 18 a Rimini (-2).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 18.635 a Piacenza (+67 rispetto a ieri, di cui 45 sintomatici), 15.574 a Parma (+81, di cui 43 sintomatici), 29.562 a Reggio Emilia (+136, di cui 78 sintomatici), 39.147 a Modena (+202, di cui 132 sintomatici), 44.035 a Bologna (+196, di cui 144 sintomatici), 7.130 casi a Imola (+68, di cui 32 sintomatici), 13.006 a Ferrara (+93, di cui 17 sintomatici), 16.800 a Ravenna (+70, di cui 38 sintomatici), 8.446 a Forlì (+50, di cui 40 sintomatici), 9.670 a Cesena (+95, di cui 67 sintomatici) e a 20.799 Rimini (+134, di cui 62 sintomatici). /OC




Economia. Dati sul Covid: possiamo fidarci dei paesi autoritari?

 

Tratto da lavoce.info

di Giorgio Brosio,

Riccardo Pelosi

e Roberto Zanola

I dati sull’evolversi della pandemia possono rivelarsi un potente strumento di propaganda politica. Una analisi su paesi democratici e autoritari sembra indicare una differenza sistematica nella diffusione dell’informazione tra i diversi tipi di regimi.

Il Covid e l’informazione

Il Covid-19 è probabilmente il primo e unico caso al mondo in cui l’informazione su un grande evento che concerne tutti – appunto, l’evoluzione della pandemia – è accessibile in tempo reale in qualsiasi nazione, dal Nord al Sud del mondo. A partire da questa informazione, i cittadini possono valutare i rischi di contagio e l’operato del proprio governo nel contenerne la diffusione e fare confronti.

Al tempo stesso, l’informazione rappresenta un potente strumento nelle mani dei politici, che possono utilizzarla in modo strumentale. Ad esempio, un numero basso di contagi e di decessi da Covid-19 può essere usato per vantare la buona azione del governo.

Vi è quindi un forte incentivo per politici e governi a controllare e manipolare l’informazione sulla pandemia. È quanto tipicamente possiamo aspettarci soprattutto dai governi autocratici, mentre il sistema di pesi e contrappesi tipico delle democrazie dovrebbe garantirne la trasparenza. Ma è proprio così? Nel caso del Covid-19 i dati sanitari che abbiamo riflettono in qualche misura i regimi che li diffondono?

L’analisi

Per rispondere al quesito abbiamo utilizzato i dati su contagiati e deceduti in 150 paesi (fonte: OurWorldInData) dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020. Li abbiamo riclassificati secondo quattro differenti regimi utilizzando la definizione del Democracy Index pubblicato dall’Economist: democrazie piene (come Finlandia, Svezia, Germania), democrazie parziali (come Brasile, India, Italia), regimi ibridi (come Marocco, Pakistan, Turchia) e autocrazie (come Iran, Egitto, Cina). Il grafico 1 presenta l’evoluzione del numero di contagiati giornalieri per milione di abitanti nei diversi regimi politici.

Emerge netta la polarizzazione tra democrazie (siano esse piene o imperfette) e regimi autocratici, con un alto numero di contagi nelle prime e uno basso nei secondi. Dal momento che la diffusione del virus non è confinata geograficamente, i dati suggeriscono differenze tra regimi. A onore del vero, non sappiamo se le differenze siano imputabili a un numero inadeguato di tamponi, a contesti socio-sanitari diversi o a una manipolazione sistematica nella comunicazione. L’enorme disparità di valori fa però sorgere il dubbio che vi siano differenze nel modo in cui l’informazione è veicolata.

Il numero di contagiati dipende dal numero di tamponi effettuati, un valore che può essere facilmente controllato dai governi senza richiedere necessariamente una manipolazione diretta dell’informazione. La registrazione dei decessi come provocati dal Covid risponde a una scelta precisa dei governi, che ne fissano i criteri, e dunque, in ultima istanza, è uno strumento di controllo diretto dei governi sull’informazione. Il grafico 2 riporta i decessi giornalieri per milione di abitanti.

Ecco, dunque, la pistola fumante che cercavamo, la prova che regimi autoritari forniscono informazioni “addomesticate”. Ma è proprio così? In realtà, esiste un’altra spiegazione. È infatti possibile che i dati siano corretti, segnalando una maggiore capacità dei paesi autoritari a imporre stringenti misure di contenimento, efficaci nel controllare gli effetti della pandemia.

Questa lettura sembrerebbe confermata dall’analisi del Government Stringency Index, un indice pubblicato dall’Università di Oxford che registra le misure complessive di contenimento delle libertà individuali adottate dai governi per limitare la diffusione del virus, da cui emergerebbe, a prima vista, come misure più stringenti siano state adottate negli stati autocratici.

Più facile introdurre il lockdown?

Ma uno sguardo più attento ai dati ci consegna una narrazione diversa. Il grafico 3 mostra le tempistiche dell’introduzione del lockdown nei diversi regimi, calcolate come giorni di ritardo rispetto alla registrazione del primo caso di Covid in ciascun paese, riportando sull’asse delle ordinate la percentuale di paesi che non risulta aver introdotto un lockdown. Benché le democrazie piene sembrino mostrare un tendenziale ritardo relativamente alle altre tipologie di regimi, la differenza tra regimi autoritari e democrazie imperfette è minima. Per esempio, in corrispondenza del centesimo giorno dalla registrazione del primo contagio, il 25 per cento circa dei paesi appartenenti ai regimi autoritari e alle democrazie imperfette non risulta aver imposto un lockdown, mentre per i paesi appartenenti ai regimi ibridi e alle democrazie piene la quota si attesta rispettivamente sul 34 per cento e sul 45 per cento. Inoltre, tutti i paesi del nostro campione finiscono per imporre il lockdown indipendentemente dalla tipologia di regime.

 

Qual è il quadro che i dati ci consegnano? Nonostante la natura prevalentemente descrittiva della nostra analisi, gli elementi emersi sembrano indicare una differenza sistematica nella diffusione dell’informazione tra le diverse tipologie di regimi. Benché i governi autoritari impongano più facilmente limitazioni delle libertà personali associate a una riduzione dei contagi e dei decessi da Covid, anche le democrazie hanno introdotto misure fortemente restrittive; sembra perciò improbabile che questa componente, da sola, possa fornire una spiegazione sufficiente alle enormi divergenze negli andamenti di contagi e decessi da Covid-19.

Facciamo un’ultima verifica. Guardando ai dati è possibile, infatti, che le autocrazie non mentano, nonostante le enormi differenze con le democrazie. È possibile, cioè, che pochi contagi siano la ragione di poche morti, oppure che bassi numeri di morti confermino i bassi contagi. Meglio scindere i due fenomeni, calcolando l’incidenza delle morti sul numero di contagiati.

Appare qui un trend molto interessante. Dopo mesi di enormi discrepanze fra regimi autocratici a bassa incidenza e democratici ad alta incidenza, le linee si avvicinano fino a sovrapporsi. Come interpretarlo? Spinte dalla pressione internazionale e interna le autocrazie finiscono per dire il vero? Oppure è l’evoluzione – o meglio la diffusione – della pandemia in tutti i paesi che conduce a tassi di mortalità similari? Le bugie hanno le gambe corte?

La questione, forse, resta aperta, ma preoccupa il fatto che i regimi autocratici possano usare gli strumenti di diffusione dell’informazione creati nelle democrazie per veicolare informazioni non veritiere che potrebbero mettere in cattiva luce il funzionamento delle democrazie stesse.




Riccione. Spiaggia, ripascimento nella zona sud

Spiaggia, ripascimento nella zona sud

 

Iniziati questa mattina i lavori di ripascimento lungo l’arenile Sud, con il posizionamento di 2500 metri cubi di sabbia di ottima qualità che si aggiungono ai 6500 già utilizzati sempre in zona Sud. Si tratta di una fornitura extra rispetto al totale di 10 mila metri cubi, previsti dall’intervento straordinario per il ripascimento della Regione Emilia Romagna che arriverà a Riccione in primavera e verrà utilizzato in zona Sud. Al porto canale continuano i lavori di dragaggio dell’imboccatura del porto per liberare l’ingresso dalla sabbia che arriva dal mare aperto. Si tratta di sabbia purissima che la marea spinge verso l’imboccatura del porto canale e che una volta prelevata viene utilizzata per il ripascimento sull’arenile Nord.

“Il ripascimento del nostro arenile – ha detto l’assessore al Demanio, Andrea Dionigi Palazzi – rientra in quegli interventi essenziali per la gestione della spiaggia. Siamo costantemente in lotta contro l’erosione della costa dovuta all’ingressione del mare, condizionata dagli agenti atmosferici. Riccione è sempre stata molto attenta da questo punto di vista e anche all’avanguardia. Stiamo da tempo sperimentando in collaborazione con l’Università di Bologna le barriere cosiddette W-Mesh, ma il lavoro fondamentale rimane il ripascimento dell’arenile. E’ importantissimo anche per la stagione estiva che ci accingiamo ad iniziare, laddove le misure anti Covid e i protocolli sanitari impongono un distanziamento interpersonale anche in spiaggia. Serve quindi poter contare su spiagge ampie e con sabbia di ottima qualità”.




Misano Adriatico. Scuole, donate mille borracce ai ragazzi delle elementari e medie

Scuole, donate mille borracce

 

All’avvio della distribuzione hanno presenziato il sindaco Fabrizio Piccioni, l’assessore all’Ambiente Nicola Schivardi, il dirigente scolastico Marco Bugli insieme ad una rappresentanza degli studenti delle scuole medie, guidata dal sindaco dei ragazzi.

Presenti anche Tonino Bernabè e Alessandro Rapone, presidenti di Romagna Acque e AMIR. La prima ha fornito 750 borracce, oltre ad aver posizionato due distributori per il rifornimento di acqua proveniente dalla rete idrica, con un sistema dotato di tutti i requisiti per il consumo in sicurezza anche rispetto alle norme anti Covid. AMIR, invece, ha messo a disposizione gratuitamente 350 borracce per completare la distribuzione a tutti gli studenti di Misano.

“E’ un ulteriore passo – commenta l’assessore Schivardi – verso una scuola sempre più sostenibile. La consegna delle borracce, oltre ad essere un incentivo alla riduzione delle bottigliette di plastica, è soprattutto un atto di sensibilizzazione a comportamenti responsabili verso le nuove generazioni, che più di noi sono ricettive ai cambiamenti. Agli studenti delle scuole medie abbiamo anche inviato una lettera nella quale illustriamo alcuni accorgimenti per il risparmio di energia e per ridurre l’utilizzo della plastica. Il riscontro da parte delle famiglie misanesi, nei confronti di questa iniziativa, è stato positivo. Ci auguriamo che le borracce possano essere utilizzate e che la consegna diventi anche un momento di discussione tra professori e studenti su tematiche così importanti”.

“Attraverso la distribuzione delle borracce ai nostri studenti – aggiunge il sindaco Fabrizio Piccioni – intendiamo anche orientare al consumo dell’acqua di rete, un’acqua più controllata rispetto a quella delle bottiglie di plastica che normalmente consumiamo, perché sottoposta a verifiche periodiche continue. Una pratica che, oltre a consentire la riduzione dell’uso della plastica, dà quindi la possibilità di consumare un’acqua di ottima qualità direttamente a scuola o a casa. E’ questa la direzione verso cui dobbiamo andare”.

Ed è in questa direzione che va anche la realizzazione di due nuove case dell’acqua sul territorio di Misano, che porteranno al raggiungimento del fabbisogno comunale. E’ stato possibile fare il punto sul progetto con Romagna Acque proprio in occasione della consegna delle borracce.




Emilia Romagna. Cimice asiatica, rimborsi agricoli per 63 milioni

 

Agricoltura. Rimborsi per i danni da cimice asiatica, l’assessore Mammi: “L’Emilia-Romagna ha ottenuto 63 milioni di euro per gli imprenditori agricoli, la cifra più alta tra tutte le Regioni. Ora è necessario lavorare sui criteri di ripartizione inadeguati, che dipendono da leggi europee e nazionali, e sulla modifica della legge 102 ormai troppo lenta e antistorica”

Regione disponibile a un confronto con le associazioni di categoria e a portare al tavolo nazionale, voluto dall’Emilia-Romagna, proposte di rilancio del settore dell’ortofrutta insieme al piano dell’Emilia-Romagna in sei punti

“La Regione come sempre c’è, al fianco degli agricoltori e del loro lavoro che, specialmente in questo periodo di emergenza sanitaria, si è rivelato ancor più imprescindibile. Ed è proprio grazie a questo nostro impegno che abbiamo ottenuto 63 milioni di euro, la cifra più alta tra tutte le Regioni italiane, per rimborsare gli imprenditori dai danni provocati dalla cimice asiatica. È necessario non dimenticare questo risultato che è la nostra base di partenza”.

Così l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, torna sui contributi statali erogati dall’Emilia-Romagna per compensare gli agricoltori, in particolare del settore dell’ortofrutta, che hanno visto i loro raccolti colpiti dalla cimice asiatica.

“Le risorse arrivate sono ossigeno importante per dare fiducia- prosegue Mammi-, siamo però consapevoli che non ripagano tutti i danni avuti dagli agricoltori. I criteri di riparto degli indennizzi che, ricordo, derivano da norme europee e nazionali, vanno rivisti perché inadeguati, così come è da rivedere la legge 102 ormai troppo lenta e antistorica. È necessario, perciò, trovare nuove forme di indennizzo e di assicurazione dei prodotti e la Regione Emilia-Romagna si è da tempo resa disponibile a farsi parte attiva, insieme alle associazioni, a portare un miglioramento del quadro normativo, insieme a maggiori interventi sull’ortofrutta, un settore strategico per il presente e il futuro dell’agroalimentare”.

Proprio su questo punto, l’assessore Mammi ha ottenuto presso il ministero delle Politiche agricole, l’attivazione di un tavolo nazionale cui l’Emilia-Romagna ha contribuito anche portando un documento sul piano di rilancio ortofrutta in sei punti – Filiera competitiva, Lavoro sostenibile e di qualità, Adattamento al cambiamento climatico, Gestione del rischio, Ricerca e innovazione, Promozione ed export.

“Appena potremo confrontarci col nuovo ministro- spiega Mammi- chiederemo subito la riattivazione del tavolo perché in quella sede molti problemi possono essere affrontati. Peraltro, siamo stati l’unica Regione a formulare al ministero proposte concrete su cui lavorare rispetto agli investimenti e pensando a una modifica della 102, alla necessità di investire di più sulla ricerca e di ottenere flessibilità e ragionevolezza in campo fitosanitario e sulla promozione. E siamo anche pronti ad appoggiare un piano di rilancio per la pera, se condiviso e unitario”.

“Voglio ringraziare gli uffici per l’importante lavoro fatto nell’erogare le risorse il più rapidamente possibile- chiude Mammi-, un risultato non scontato per la pandemia mondiale con cui ancora adesso dobbiamo fare i conti e che ha rallentato tutte le attività e aperto molti nuovi fronti sui quali dovremo intervenire. Sono comunque disponibile, come sempre, a raccogliere le proposte delle associazioni e a sottoporle al Governo e alla commissione europea per migliorare il lavoro quotidiano delle nostre imprese e consentire loro di avere quel reddito indispensabile a continuare. Anche per questo usiamo tutte le risorse europee e nel prossimo biennio avremo quasi 400 milioni di euro a disposizione nel Programma di sviluppo rurale, la cifra più alta degli ultimi 7 anni”.




Provincia di Rimini. Coronavirus comune per comune al 31 gennaio 2021: positivi 19752 (attivi 2.497), decessi 700

 

Coronavirus al 31 gennaio 2021: positivi 19752 (attivi 2.497), decessi 700




Rimini. Cane e gatti, una famiglia su tre ne ha uno

Cane e gatti, una famiglia su tre ne ha uno

 

Sono quasi 24 mila gli animali d’affezione iscritti all’anagrafe canina; un numero che, tolti quelli affidati al canile comunale “Stefano Cerni”. Le iscrizioni che – ogni anno avvengono presso l’ufficio comunale – si confermano intorno a 2000 animali – per quanto riguarda i cani, e oltre 800 i gatti. Nel 2020 infatti sono stati iscritti 2002 cani e 820 gatti, numeri che sono in linea con le iscrizioni degli anni precedenti che hanno visto 1891 cani e 818 gatti, registrati nel 2019 e 2012 cani e 838 gatti per il 2018.

È quanto risulta dall’Anagrafe canina del Comune di Rimini che, diventata obbligatoria con la legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo, a tutt’oggi registra 19.299 cani e 4648 gatti. Tra i cani la razza maggiormente iscritta è quella che annovera 6.363 “meticci”; seguono i Chihuahua (785), i Labrador (775), i Pastori Tedeschi con 679 iscrizioni. Quindi i Pinscher (677), i Barboncini (617), i Maltesi (603), i Jack Russel Terrier (537), Yorkshire Terrier (389) e i Bulldog che con 376 esemplari, concludono la top ten.

Da rilevare il numero dei cani che risultano avere più di 20 anni che alla fine del 2020 corrisponde a 1336. Un numero in crescita rispetto agli anni precedenti in quanto probabilmente alcuni proprietari si dimenticano di denunciare la morte dell’animale. Incombenza obbligatoria presso l’ufficio comunale per procedere alla cancellazione dai registri dell’anagrafe canina.

A questi numeri si associano quelli del canile comunale “Stefano Cerni” di San Salvatore, che attualmente ospita circa 50 cani. La struttura del canile comunale ha registrato in ingresso, nel 2020, un totale di 182 cani (erano 205 nel 2019), a cui devono sottrarsi quelli restituiti nel corso dell’anno ai legittimi proprietari, che sono stati 111 (158 nell’anno precedente). Tra questi quasi 100 sono stati quelli ritrovati per omessa custodia dei proprietari, un problema che viene segnalato anche dai volontari del canile che invitano ad una maggiore attenzione per evitare che l’animale subisca lo stress della cattura e della custodia in un luogo non conosciuto. Sono invece 58 i cani che sono stati affidati in adozione ai cittadini richiedenti, 67 erano quelli adottati nel 2019.

La tutela degli animali è prevista da una specifica normativa regionale che promuove e disciplina la loro tutela condannando qualsiasi atto di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono per favorire la corretta convivenza tra uomo ed animali e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Per questo i proprietari di cani devono provvedere all’iscrizione del proprio animale presso l’Anagrafe Canina del Comune di residenza e comunicare all’ufficio tutte le successive variazioni (cambio di proprietà e di residenza, decesso o eventuale smarrimento del proprio cane).

Si ricorda che a partire dal 2016 l’applicazione dei microchip può essere effettuata solo da veterinari accreditati presso la Regione Emilia-Romagna. Sono loro che attuano l’intera pratica di iscrizione dell’animale evitando così al cittadino di doversi recare in Comune.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito del Comune di Rimini Canile e anagrafe canina alle pagine web http://bit.ly/3tBiolY




Rimini. Giorno del Ricordo, conoscere per non ripetere atrocità “incomprensibili”

Giorno del Ricordo, conoscere per non ripetere atrocità “incomprensibili”

Da sabato il via alle iniziative in programma a Rimini dedicate al ricordo delle vittime del confine orientale

Per tenere viva la memoria delle vittime dei massacri delle foibe, perpetrati tra il 1943 e il 1945 per opera della polizia segreta e dei partigiani comunisti jugoslavi, e il dramma dell’esodo giuliano-dalmata che tra il 1944 e il 1958 vide la quasi totalità degli italiani e delle italiane, almeno 250.000 persone, costretti ad abbandonare le proprie terre di insediamento storico, l’Istria, Fiume e Zara, passate dopo la Seconda guerra mondiale dalla sovranità italiana a quella jugoslava. Con la legge n. 92/2004, l’Italia ha istituito il 10 febbraio come Giorno del Ricordo, scegliendo la data del trattato di pace con cui nel 1947 l’Italia perse vari territori al confine orientale dell’Alto Adriatico.

In sinergia con l’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea di Rimini e con la partecipazione delle tre associazioni presenti a Rimini che rappresentano gli esuli – “Unione degli Istriani”; “Ass.ne Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia” e “Comitato 10 Febbraio” – il programma per il Giorno del Ricordo prevede per la mattina del 10 febbraio una breve cerimonia, organizzata secondo le restrizioni anti-COVID19, per la deposizione di una corona di alloro al monumento alle Vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle drammatiche vicende del confine orientale (ore 11, “Biblioteca di pietra”, Molo di Rimini). A questo momento rituale di omaggio alla memoria delle vittime e degli esuli italiani, si affianca un calendario di quattro appuntamenti di approfondimento storico e di riflessione, dedicati alle scuole e alla cittadinanza.

 

Tenendo unite la dimensione della storia, che consente di studiare i fatti e di interpretarli alla luce delle fonti, e quella della memoria, che attraverso le testimonianze e i ricordi personali delle vittime offre un punto di vista soggettivo ed emotivamente più coinvolgente, dal 6 al 12 febbraio si alterneranno incontri (tutti su ZOOM, piattaforma dell’Istituto storico di Rimini) con la scrittrice Silvia Dai Prà, autrice del libro Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria (2019), in cui ricostruisce la storia del bisnonno Romeo, ucciso e gettato nella foiba di Vines, e con lo storico Kristjan Knez, Presidente della società di studi storici e geografici di Pirano (Slovenia) e direttore del centro italiano “Carlo Combi” di Capodistria, ognuno per un duplice appuntamento che affronterà l’argomento delle foibe e dell’esodo con un linguaggio e un approccio adatto sia ai giovani studenti che agli adulti e alla cittadinanza.

Sabato 6 febbraio alle 11, Silvia Dai Prà, ispirandosi dalla sua storia famigliare ricostruita nel libro, terrà una relazione per gli studenti dal titolo La memoria famigliare della tragedia delle foibe, replicata per un pubblico adulto domenica 7 febbraio alle ore 18 (sempre su ZOOM). Silvia Dai Pra’ è nata nel 1977 a Pontremoli (Massa), è cresciuta a Massa e ora vive a Roma. Laureata in Lettere, ha conseguito un dottorato di ricerca su Elsa Morante. Insegna in una scuola superiore e si occupa di istruzione per vari giornali e riviste. Nel 2007 ha pubblicato il romanzo La bambina felice Per Laterza ha pubblicato nel 2011 Quelli che però è lo stesso. Nel 2019 Laterza pubblica “Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria”

Giovedì 11 febbraio alle ore 11, Kristjan Knez parlerà alle scuole de L’Adriatico orientale nel Novecento e le sue metamorfosi, mentre venerdì 12 febbraio alle ore 17, terrà una conferenza aperta a tutti, intitolata Il confine mobile nell’Adriatico orientale e le traversie della popolazione italiana. Kristjan Knez (1981), di Pirano, si è laureato in Storia Moderna presso l’Università di Trieste ed è uno dei soci fondatori e presidente della Società di studi storici e geografici di Pirano (Slovenia). Inoltre è vicepresidente della Comunità degli Italiani “Giuseppe Tartini” e direttore del Centro Italiano Italiano “Carlo Combi” di Capodistria. I suoi studi concernono in particolar modo il periodo veneziano sulle sponde orientali dell’Adriatico e la storia del XIX secolo, cioè lo sviluppo della coscienza nazionale e come questa veniva trasmessa attraverso le espressioni culturali.

 

Iscrizioni per le scuole inviando una mail all’indirizzo: istitutostoricorimini@gmail.com

Per le conferenza aperte alla cittadinanza non è richiesta iscrizione. Il link per accedere a Zoom sarà disponibile sul sito dell’Istituto storico riminese, http://istitutostoricorimini.it/ e sul sito dell’Attività di Educazione alla Memoria, https://memoria.comune.rimini.it/

 

In allagato: alcune foto della Biblioteca di Pietra e il manifesto del Giorno del Ricordo