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Rimini. Aggregazione fiere di Rimini e Bologna, passo decisivo

Aggregazione fiere di Rimini e Bologna, passo decisivo

La  Regione in campo per la realizzazione di un gruppo leader a livello nazionale e internazionale, primo in Italia e terzo in Europa, a sostegno del Made in Italy e delle imprese del territorio

Incontro fra il presidente Bonaccini e i sindaci Virginio Merola (Bologna) e Andrea Gnassi (Rimini): la Regione si è impegnata ad aumentare la propria partecipazione nel capitale sociale e a sostenere il progetto industriale di sviluppo della nuova società.

 




Provincia di Rimini. Coronavirus, 97 nuovi positivi (19.008 il totrale). Terapia intensiva: 26. Decessi: 3

 

AGGIORNAMENTO DEL 22 GENNAIO 2021, ORE 21

 

Provincia di Rimini

Coronavirus, 97 nuovi positivi (19.008 il totrale). Terapia intensiva: 26. Decessi: 3 (tre donne, di 68, 79 e 94 anni).

 

Emilia-Romagna

Su oltre 21.700 tamponi effettuati, 1.347 nuovi positivi. Sono 2.130 i guariti, mentre diminuiscono i casi attivi (-826). Scende sotto uno l’indice di trasmissibilità: Rt regionale a 0.97

Rt da confermare per almeno due settimane consecutive prima di valutare lo spostamento in fascia di rischio con meno limitazioni. Eseguiti anche 637 test sierologici. In calo i ricoveri nei reparti Covid, pressoché stabili quelli in terapia intensiva. Quasi il 95% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 46 anni. Sono 43 i decessi. Vaccini, 125mila le somministrazioni effettuate finora

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 207.925 casi di positività, 1.347 in più rispetto a ieri, su un totale di 21.709 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 6,2%, in linea col dato di ieri.

Scende l’indice di trasmissibilità, l’Rt regionale, che questa settimana in Emilia-Romagna è di 0.97, rispetto all’1.13 di venerdì scorso. Va ricordato che le nuove soglie di rischio fissate dall’ultimo Dpcm del Governo prevedono la zona arancione con un Rt al di sopra di 1 e rossa al di sopra di 1,25, e che per scendere alla fascia di rischio inferiore bisogna avere per almeno due settimane consecutive un Rt inferiore al limite previsto. La nostra regione, quindi, dopo una sola settimana non può tornare a essere in zona gialla. L’Rt inferiore a 1 dovrà essere confermato anche nella settimana entrante, detto che vi sono poi altri parametri che la Cabina di regia nazionale e il ministero della Sanità valutano per l’assegnazione delle fasce di rischio alle regioni, a partire da quelli sul sistema sanitario (occupazione posti letto nei reparti Covid, in terapia intensiva, ecc.)

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, in questa prima fase riguardante il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani: il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale on line, sul nuovo portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid.

Alle 16 sono state somministrate complessivamente 124.930 dosi. Si ricorda che, a causa dei tagli pari a circa il 50% delle dosi fornite questa settimana – decisa autonomamente da Pfizer-BioNtech – anche per i prossimi giorni in Emilia-Romagna la priorità è data ai richiami, con la somministrazione della seconda dose a chi ha ricevuto la prima, e ai degenti delle Cra.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 569 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 387 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 565 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46 anni.

Sui 569 asintomatici, 334 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 79 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 4 con gli screening sierologici, 20 tramite i test pre-ricovero. Per 132 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 275 nuovi casi, a seguire Bologna (273); Reggio Emilia (144), Cesena (115), Ravenna (110), Rimini (97), Parma (90). Poi la provincia di Ferrara (71), quindi le province di Piacenza (65), Forlì (60); Imola (47).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 13.798 tamponi molecolari, per un totale di 2.865.735. A questi si aggiungono anche 637 test sierologici e 7.911 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.130 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 147.663.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 51.211 (-826 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 48.589 (-774), il 94,8% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 43 nuovi decessi: 8 a Piacenza (4 donne di  cui una di 89, una di 92 e due di 90 anni– e 4 uomini, di 69, 78, 79, 83 anni); 1 in provincia di Parma (una donna di 87 anni); 5 a Reggio Emilia (due donne – di 85 e 94 anni – e tre  uomini di 59,81,89 anni,); 9 in provincia di Modena (3 donne – due di 95 e una di 96 anni – e 6 uomini, di cui uno di 68, due di 74, uno di 86, uno di 90 e uno di 94 anni); 5 in provincia di Bologna (3 donne  – di 76, 82 e 91 anni, le ultime due di Imola – e 2 uomini di 76 e 82 anni, entrambi di Imola); 3 nel ferrarese (due donne di 91 e 93 anni e un uomo di 82 anni); 8 in provincia di Ravenna (3 donne – di 87, 94 e 97 anni – e 5 uomini, rispettivamente di 70, 71, 80, 81 e 88 anni); 1 nella provincia di Forlì-Cesena (una donna di 84 anni di Forlì); 3 nel Riminese (tre donne, di 68, 79 e 94 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.051.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 220 (2 in più rispetto a ieri), 2.402 quelli negli altri reparti Covid (-54).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti:16 a Piacenza (uno in meno rispetto a ieri), 16 a Parma (+2), 18 a Reggio Emilia (-1), 43 a Modena (invariato), 41 a Bologna (invariato), 14 a Imola (invariato), 27 a Ferrara (+1), 12 a Ravenna (+1), 1 a Forlì (+1), 6 a Cesena (+1) e 26 a Rimini (-2).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 17.796 a Piacenza (+65 rispetto a ieri, di cui 37 sintomatici), 14.739 a Parma (+90, di cui 56  sintomatici), 27.717 a Reggio Emilia (+144, di cui 70 sintomatici), 36.991 Modena (+275, di cui 186 sintomatici), 41.151 a Bologna (+273, di cui 158 sintomatici), 6.553 casi a Imola (+47, di cui 25 sintomatici), 11.767 a Ferrara (+71, di cui 17 sintomatici), 15.865 a Ravenna (+110, di cui 65 sintomatici), 7.651 a Forlì (+60, di cui 47 sintomatici), 8.687 a Cesena (+115, di cui 74 sintomatici) e 19.008 a Rimini (+97, di cui 43 sintomatici).




Morciano di Romagna. Gobetti, superati i mille iscritti

Gobetti, superati i mille iscritti

A partire dal prossimo anno scolastico, 2021-2022, verrà sfondato il tetto dei 1.000 iscritti. Risultato che pareva irraggiungibile fino a non più di tre anni fa, con le nuove iscrizioni che nell’anno precedente avevano subito un periodo di stagnazione. Decisiva, in tal senso, è stata l’introduzione dei due nuovi indirizzi, quello linguistico e quello delle scienze umane, che hanno fatto da traino anche agli altri corsi attivi presso il polo scolastico morcianese, che negli ultimi tre anni hanno registrato incrementi anche del 100 per cento rispetto all’anno precedente. A fronte dell’aumento considerevole delle iscrizione, la scuola ha già richiesto all’amministrazione comunale di poter usufruire di spazi aggiuntivi.




Pesaro. Papalini, presidente degli industriali: “Le soluzioni non sono più rinviabili”

Mauro Papalini, presidente degli industriali di Pesaro Urbino

Papalini, presidente degli industriali: “Le soluzioni non sono più rinviabili”

“Da anni continuiamo a rinviare la soluzione di un problema che riguarda le imprese della
nostra provincia: la carenza di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, che in verità è di tutte
le Marche e che ha determinato un aumento significativo dei costi sostenuti dalle imprese
per il conferimento dei rifiuti, una ricorrente difficoltà nel reperire impianti disponibili al
trattamento, ma soprattutto l’impossibilità di sottoscrivere accordi di lunga durata con i
fornitori di servizi o i gestori di impianti, con la conseguenza di non poter avere un pieno
governo dei propri costi aziendali”. Il presidente di Confindustria Marche Nord – Territoriale
Pesaro Urbino, Mauro Papalini, torna a chiedere “un percorso lineare” per arrivare alla
realizzazione di “una rete di servizi e di una struttura impiantistica di qualità”.
“ Le nostre aziende hanno di per sé la necessità di ridurre al minimo il consumo di materie
prime e di energia – ha sottolineato Papalini – e da sempre lavorano in un’ottica di
economia circolare, ma la fase di smaltimento finale dei residui di produzione non è
eliminabile tout court”. Il presidente ha ricordato che “tutte le categorie economiche hanno
in vario modo rappresentato alle istituzioni la necessità di mettere in campo azioni per
affrontare il problema”: la risposta ricorrente è stata che la pianificazione pubblica in
materia di rifiuti non può incidere sulla realizzazione di impiantistica destinata alla gestione
dei rifiuti speciali. “Ma se è vero che non compete al pubblico decidere quali e quanti
impianti debbano essere costruiti per il trattamento dei rifiuti speciali – chiosa -, è anche
vero che la carenza impiantistica, peraltro comune anche alla gestione dei rifiuti urbani,
diventa un problema della collettività quando non consente alle imprese di un territorio di
essere competitive”. La produzione di rifiuti speciali pesa per circa l’80% sulla produzione
totale dei rifiuti, “pertanto chi pianifica e regola questo ambito non può pensare di
concentrarsi solo sul segmento dei rifiuti urbani, ignorando le necessità del territorio”.
Secondo Papalini, dunque, “l’infrastrutturazione del territorio, compresa la presenza degli
impianti di trattamento e smaltimento finale, costituisce l’ossatura necessaria per poter
continuare ad operare con competitività ed attirare nuovi investimenti”. Avere impianti
vicini consente la pianificazione e la riduzione dei costi di conferimento a carico delle
imprese, riduce l’inquinamento atmosferico derivante dai trasporti dei rifiuti, evita il rischio
che si manifestino criticità improvvise. La richiesta del presidente degli industriali pesaresi
è, dunque, rivolta alle istituzioni locali perché “condividano una strategia industriale che
faccia riferimento alla gestione integrata dei rifiuti con l’impegno a rendere realizzabili e
non ostacolare le iniziative che vadano in questa direzione, anche perché gestire questa​
problematica in emergenza metterebbe in ulteriore difficoltà tutto il sistema produttivo
pesarese, a cominciare dal manifatturiero”.




Riccione. Affitti, bando del Comune per i contributi… 233 i beneficiari del 2020

Affitti, bando del Comune

 

E’ possibile presentare domanda da lunedì 25 gennaio fino al 26 febbraio. Nel bando Avviso pubblico per l’erogazione dei contributi integrativi per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione – Anno 2021 (25 gennaio al 26 febbraio 2021) saranno elencati i requisiti e le modalità per presentare la domanda. Quest’anno il Comune di Riccione ha stanziato 100 mila euro per il bando affitti.

Fino al 2020 sono stati 233 i nuclei familiari beneficiari del fondo affitti e altri sostegni per un totale di 289.203,22 euro di fondi del Comune di Riccione. Con il rinnovo del fondo affitti regionale, (258.606,13 euro) nel 2019 sono stati 299 nuclei familiari i benefici, di cui 131 del distretto Sud. Ai fondi regionali, il Comune di Riccione ha aggiunto 62.989,87 euro per problematiche economiche insorte a causa del Covid.

“A fine 2020 siamo riusciti a completare la graduatoria includendo tutte le famiglie del Comune di Riccione nell’elenco per il contributo, nessuno quindi è stato escluso – ha detto l’assessore ai Servizi alla Persona e alla Famiglia, Laura Galli – abbiamo utilizzato la graduatoria includendo al contributo anche le 86 famiglie rimaste inizialmente escluse. Il Comune ha sempre rinnovato le risorse soprattutto negli anni tra il 2015 e il 2019, 3 anni di buco in cui la Regione non ha emanato un nuovo bando per aiutare le famiglie in difficoltà sugli affitti. Tra il 2015-2019, abbiamo sostenuto le famiglie e il fondo affitti con cifre importanti: 121mila euro nel 2016, 97 mila nel 2017 e così via. Ora sarebbe il caso che la Regione facesse chiarezza anche sulle risorse che intende impiegare nel 2021”.




Riccione. Ospedale Ceccarini, videolaparoscopia donata da Banca Malatestiana

Ospedale Ceccarini, videolaparoscopia donata da Banca Malatestiana.

 




Riccione. Silvia Zamboni, consigliere regionale: “La Regione garantisca soluzione adeguata alla Fondazione Cetacea”

Riccione, Fondazione Cetacea: l'ospedale per tartarughe

Riccione, Fondazione Cetacea: l’ospedale per tartarughe

Riccione. Silvia Zamboni, consigliere regionale:

“La Regione garantisca soluzione adeguata alla Fondazione Cetacea”

 

Silvia Zamboni, Capogruppo Europa Verde: “Lo sgombero, ordinato dal Comune di Riccione, dei locali da anni occupati dalla Fondazione Cetacea, senza nessuna garanzia sulla nuova sede, mette a rischio la sopravvivenza stessa della Fondazione e delle nove tartarughe marine attualmente ospitate nella struttura. È inaccettabile che al personale non sia garantito l’accesso alla sede per proseguire le attività di cura”

Interviene a sostegno della Fondazione Cetacea di Riccione, “sgomberata” con un’ordinanza del Comune dall’attuale sede, mentre la nuova sede, oltre ai tempi lunghi di assegnazione, è stata giudicata strutturalmente inadeguata ad ospitare le attività della Fondazione. Ma non solo: da notizie di stampa, si apprende che i dirigenti dell’ente proprietario dell’ipotizzata nuova sede non sarebbero mai stati contattati e informati del possibile trasferimento.

Nel frattempo, l’ordinanza del Comune di Riccione, immediatamente esecutiva, impedisce al personale della Fondazione di accedere ai locali per prendersi cura delle nove tartarughe marine attualmente sottoposte alle cure successive al loro salvataggio.

“Chiedo agli organi competenti della Regione Emilia-Romagna di intervenire con urgenza per fare chiarezza sulla situazione creata dall’ordinanza di sgombero, così da garantire la tutela degli animali e consentire il proseguimento della meritoria attività della Fondazione Cetacei – dichiara Silvia Zamboni, Capogruppo di Europa Verde e Vice Presidente dell’Assemblea legislativa – Non tralasceremo alcuno strumento possibile d’intervento per sostenere la Fondazione, un fiore all’occhiello della nostra regione, che da più di trent’anni conduce attività di ricerca e con dedizione opera in difesa di tartarughe e cetacei feriti e/o spiaggiati nel nord Adriatico”.




Rimini. Giulia Corazzi, Pd: “Sindaco, condividiamo il percorso…”

Rimini, palazzo comunale

 

Come non si può rimanere sorpresi quando un invito all’unità e al dialogo con i movimenti civici, con il partito e con tutte le realtà del nostro territorio viene inteso come una dichiarazione di guerra? Come si può, proprio nel momento in cui anche il PD nazionale è chiamato a una delicata e difficile prova di responsabilità per il Paese, fraintendere un appello alla condivisione di un percorso comune? Francamente non riesco a darmi una risposta.
Il nostro capogruppo Enrico Piccari ha lavorato e sottoposto a tutto il gruppo consigliare PD da giorni la bozza di un testo chiaro nelle intenzioni e nelle espressioni: si raccoglie l’invito del coordinamento civico a un lavoro collegiale e condiviso su programmi e scelta del candidato, valorizzando la positiva esperienza dell’amministrazione comunale uscente e rilanciando poi sul futuro, forti anche del lavoro programmatico fatto dal partito democratico in questi mesi. Qual è il problema? Capisco che forse ci vogliono menti più abituate della mia, ma anche di tanti nostri militanti, alle sottili logiche politiche per capire come una pacata sollecitazione all’unità possa scatenare una polemica inutile, sterile, che fa male al Partito democratico e a tutto il centrosinistra di Rimini.

Il comunicato fatto è una sintesi delle sensibilità e idee del nostro gruppo ma evidentemente, se poi occorre dissociarsi, alcune “sensibilità” valgono più di altre, incluso il voler rinnegare la necessità di percorso unitario affianco alle liste civiche e alle realtà politiche della nostra città per la troppa paura di concedere spazio a qualsiasi altra cosa che non sia il PD. Forse il consigliere Casadei che ieri con così vigore ha rimproverato sul metodo il nostro capogruppo si è dimenticato di dire nel merito cosa non andasse in quel comunicato, cosa che però ha espresso, altrettanto bene, con parole nette, sul ruolo inutile delle liste civiche.
In fondo il rischio più grande di questo momento è che il PD possa essere troppo “subalterno” alle liste civiche e non che si rischia di intraprendere un percorso diviso e lancinante che può solo sfociare in incomprensibili primarie soprattutto in questo momento storico.

Nella storia secolare del PCI, che proprio in questi giorni ritrova spazio sui giornali e sulle tv d’Italia, a un certo punto si è aperto con entusiasmo ai cosiddetti ‘indipendenti’, convinti che essi rappresentassero un valore per le idee, per la personalità, per la connessione con il mondo e i mondi reali. Adesso, nel 2021, vogliamo tornare all’impronta egemonica di un partito che proclama con arroganza la sua autosufficienza? Che considera movimenti civici e gli altri partiti forze tutt’al più gregarie? Esattamente il contrario di ciò che ha fatto Bonaccini alle ultime regionali, Gnassi alle comunali del 2016 e che dichiara più volte di volere fare il nostro stesso segretario nazionale Zingaretti?

Cerchiamo e adoperiamoci per l’unità. Tutti. Io, i consiglieri, la segreteria comunale e provinciale. Facciamolo con parole e messaggi responsabili, evitando di trasformare l’appello alla collaborazione piena e convinta con pezzi della società riminese in affronti di tipo personale. La sfida che ci attende nei prossimi mesi, a Rimini come a Roma, è troppo importante per essere confusa con il gioco di posizione delle correnti. Invito tutti noi del gruppo PD, a pesare espressioni e parole. Se poi invece il tema è un altro- e cioè una divergenza reale sul tema del rapporto tra PD e civismo- il discorso verrà affrontato nelle sedi adeguate, per le scelte altrettanto responsabili che poi saremo chiamati a fare.

Giulia Corazzi




Rimini. Fototeca, un milione e mezzo di immagini per raccontare 160 anni

Ferragosto 2001

Fototeca, un milione e mezzo di immagini per raccontare 160 anni

 

 

Quasi un milione e mezzo di foto digitalizzate e consultabili da casa e dal cellulare. Proseguono i lavori di digitalizzazione dell’archivio fotografico del Comune di Rimini con immagini importanti per la storia cittadina: da quelli dei fotoreporter come Venanzio Raggi e Riccardo Gallini, all’archivio del Ceis, fino agli archivi degli enti di promozione turistica (Azienda di soggiorno, EPT, APT).

Con il suo patrimonio di oltre un milione e mezzo di immagini, l’Archivio Fotografico della Biblioteca Gambalunga offre un formidabile percorso nella memoria visiva cittadina in centosessant’anni di storia, dal 1860 ad oggi. Oggi le collezioni fotografiche della Biblioteca Gambalunga contano 127.387 stampe fotografiche, 831.462 negativi su vetro e pellicola, 25.847 diapositive, 481.148 fotografie digitali native. Dall’inizio degli anni Duemila, con l’avvento della fotografia digitale, l’Archivio Fotografico ha avviato la digitalizzazione dei propri servizi e delle raccolte della Biblioteca, accumulando un repertorio di 1.385.685 immagini digitali, risorse preziose per sostenere i servizi al pubblico da remoto, la comunicazione e promozione delle collezioni e futuri progetti di digital library.

Interessata in modo sistematico da attività di catalogazione, parte della raccolta è consultabile sul catalogo online della Rete bibliotecaria di Romagna https://scoprirete.bibliotecheromagna.it

Nello stratificarsi delle sue collezioni è possibile cogliere il riflesso e il racconto del mutamento paesaggistico e antropologico di una comunità, che da piccola città di provincia arriva a diventare luogo simbolo dell’immaginario collettivo. La Biblioteca Gambalunga è un hub strategico dell’informazione di comunità, attraverso cui i cittadini possono accedere ai documenti fotografici che rientrano a pieno titolo tra le fonti della memoria collettiva cittadina, che insieme ai libri, alle carte, alle opere d’arte formano l’eredità culturale che le generazioni del passato trasmettono alle future.

Creato all’inizio degli anni Settanta nell’ambito del ripensamento dei servizi culturali della città, in cui la Gambalunga, secondo il pensiero dell’urbanista De Carlo, doveva configurarsi come uno dei “condensatori dell’informazione” di comunità, negli stessi anni in cui veniva elaborato per la fotografia lo status di bene culturale, all’Archivio Fotografico vennero fatte confluire le raccolte fotografiche già presenti in biblioteca come prodotti dell’attività istituzionale e come lasciti di famiglie e personaggi illustri. Vennero appositamente commissionate campagne di riproduzione da collezioni fotografiche storiche e reportage sulla città contemporanea. Vennero aggregate le fotografie prodotte dall’Ufficio Stampa del Comune, ospitati e raccolti censimenti di gruppi di studio e progetti di circoli fotoamatoriali.

L’Archivio fotografico della Gambalunga partecipa inoltre alla rete degli archivi fotografici italiani promossa dal Mibact. Strumenti e collaborazioni orientati a perseguire in modo sempre più efficace il fine istituzionale di conservare e valorizzare la fotografia come patrimonio storico e linguaggio contemporaneo, strumento di memoria, di espressione e comprensione del reale.

L’ultima acquisizione, grazie alla partecipazione ad un bando del Mibact che ha consentito l’acquisto della collezione “Fausto Mauri”, è costituita da una raccolta di 4.000 esemplari tra cartoline illustrate e fotografie in formato cartolina postale, che documentano la storia del turismo riminese fin dalle origini (1895-1960).

Maggiori informazioni nella pagina sul sito della Biblioteca https://www.bibliotecagambalunga.it/raccolte/fotografie




Economia. La Cina ha un piano: svincolarsi dal dollaro

 

Tratto da lavoce.info

di Alessia Amighini, professore associato di Politica economica presso l’Università del Piemonte Orientale e Associate Senior Research Fellow nel programma Asia dell’ISPI.

Pechino è ormai una potenza economica globale non solo commerciale, ma anche finanziaria. Ha costruito una rete molto sofisticata di accordi, istituzioni e transazioni finanziarie che hanno l’obiettivo di creare un’area parallela a quella del dollaro.

Cina, il più grande creditore ufficiale al mondo

Uno dei capitoli di politica estera più urgenti che il neo-presidente Usa Joe Biden dovrà affrontare è quello delle relazioni con Pechino. L’eredità di Donald Trump è pesante: rapporti bilaterali compromessi, sfiducia reciproca ai massimi storici, una batteria di dazi da gestire e i paesi alleati in attesa di capire quanto condivisa sarà la nuova politica statunitense in Asia.

Mentre Washington pensa a come contenere la Cina, Pechino accelera nell’espansione della sua influenza all’estero. A metà novembre 2020 ha concluso il più grande accordo commerciale regionale, Rcep (il Partenariato regionale del Pacifico), erede del Tpp di ispirazione statunitense (voluto da Bill Clinton e fatto naufragare da Trump), al quale partecipano i grandi alleati asiatici degli Stati Uniti.

Negli ultimi due decenni la Cina è diventata un attore dominante nel sistema economico e finanziario internazionale, è emersa come potenza economica globale non solo nel commercio ma anche sul fronte dei prestiti all’estero. In questo periodo, per la precisione tra il 1998 e il 2018, è diventata il più grande creditore ufficiale del mondo, superando anche il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale: i prestiti diretti e i crediti commerciali della Cina verso il resto del mondo sono passati da quasi zero a più di 1.600 miliardi di dollari, ovvero quasi il 2 per cento del Pil mondiale.

I prestiti vanno per lo più a paesi a basso e medio reddito e di conseguenza la Repubblica popolare cinese rappresenta oggi un quarto del totale dei prestiti bancari ai mercati emergenti. La presenza cinese è ancor più significativa nei paesi poveri, dove ha superato non solo i creditori privati, ma anche i creditori multilaterali come Fmi e la Banca Mondiale. Probabilmente tra tutte le forme di prestiti cinesi all’estero lo strumento meno noto è costituito dalle linee di swap su larga scala disposte tra la banca centrale della Repubblica popolare cinese e alcune banche centrali straniere: sono linee di credito permanenti tra le banche centrali e quindi un’altra forma di finanziamento ufficiale.

Aumenta la circolazione del renminbi

Da tempo, poi, la Cina persegue l’obiettivo di aumentare la circolazione della propria valuta fuori confine fino a creare un’area parallela a quella del dollaro. L’obiettivo è da intendersi non tanto come liberalizzazione del mercato valutario cinese, cioè un progressivo allentamento dei controlli sul tasso di cambio e sui movimenti di capitale, quanto piuttosto come un aumento della circolazione internazionale del renminbi, fermi restando i controlli su cambio e flussi di capitale.

A questo scopo, Pechino ha congegnato una rete molto sofisticata di accordi, istituzioni e transazioni finanziarie con un gran numero di paesi e attraverso di essa il renminbi viene usato come strumento per persuadere, convincere, attrarre e cooptare altri paesi a usare la valuta cinese, che in tal modo diventa un vero e proprio veicolo di soft power non solo finanziario, ma anche politico. Oggi sono due gli sviluppi che avranno un effetto positivo sull’uso del renminbi come valuta nel commercio internazionale: attraverso la Bri – la Nuova via della seta – la Cina esercita pressioni affinché sia utilizzato per il commercio transfrontaliero con i paesi partner attraverso la gestione del contante e per scopi di finanziamento e investimento in tutte le diverse fasi dei progetti. Inoltre, il renminbi sta perseguendo una de-dollarizzazione di alcune aree del mondo, dalla Russia al Sudest asiatico. Svincolarsi dal dollaro, per la Cina, significa ridurre la dipendenza finanziaria, ma anche politica, per poter creare progressivamente un blocco del renminbi.

Un decennio fa, quando la leadership cinese ha iniziato ad attuare piani straordinari per internazionalizzare il renminbi, la motivazione di Pechino era la reazione disillusa alla crisi finanziaria del 2008, che aveva mostrato la debolezza del sistema basato sul dollaro. A quel tempo, la Cina era pericolosamente esposta alla volatilità della valuta Usa, poiché la maggior parte delle sue passività erano in dollari, mentre la maggior parte dei suoi attivi erano in renminbi. Se la valuta cinese avesse raggiunto un ampio uso internazionale, lo squilibrio avrebbe potuto essere mitigato. Perciò influenti economisti e funzionari hanno proposto la liberalizzazione della valuta locale per stimolare la liberalizzazione finanziaria interna, come quella attuata da altri grandi paesi in passato.

Da allora la Cina ha creato un renminbi offshore guidato dal mercato, ha avviato centri di scambio in tutto il mondo con le banche designate a condurre l’attività e ha compiuto uno sforzo particolare per costruire centri di negoziazione del renminbi a Hong Kong e Londra. In tre anni il numero di banche che conducono operazioni in renminbi è salito da 900 a 10 mila. Pechino ha promosso il renminbi come valuta di regolamento per gli scambi commerciali della Cina, portando a notevoli risparmi per aziende come Samsung che non avevano più bisogno di scambiare renminbi con dollari. Ma Pechino non potrà mai liberalizzare il mercato finanziario interno, né quello valutario: il rischio di instabilità è troppo grande.

Per questo la componente politica in Cina rimane molto più grande. Come a Tokyo, il mercato per il controllo delle imprese è estremamente limitato e ciò costituisce un ostacolo a un importante afflusso di capitale. Anche il recente rafforzamento del sostegno al controllo centrale delle imprese statali e al consolidamento dei campioni nazionali va in questa direzione. Il sistema legale è ora sotto un controllo politico ancora più stretto, per cui gli operatori del mercato non sono sicuri di come verranno risolte le controversie. Sono soprattutto i controlli sul capitale a essere stati rafforzati, e non allentati come ci si aspettava. Attraverso un rafforzamento della sua statecraft finanziaria, in casa e con l’estero, Pechino punta a svincolarsi pian piano dal dollaro e dagli Stati Uniti, rendendo vana qualunque politica più o meno ragionata di “contenimento”.