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Provincia di Rimini. Coronavirus, 129 nuovi positivi (17.693). Terapia intensiva: 27. Decessi: 12

 

AGGIORNAMENTO DEL 14 GENNAIO 2021, ORE 12

Provincia di Rimini

Coronavirus, 129 nuovi positivi (17.693). Terapia intensiva: Decessi: 12 (7 donne – due di 88 anni, due di 89, una di 90, una di 93 e una di 107- e 5 uomini: uno di 72, due di 87 anni, due di 91)

 

Emilia-Romagna

Su oltre 15mila tamponi effettuati, 1.515 nuovi positivi, di cui 686 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Salgono i guariti (+3.475) e diminuiscono i casi attivi (-2.030) e i ricoveri. Vaccini, vicini alle 100mila somministrazioni

Alle 16.30 fatti 5.974 vaccini, 99.226 in totale: aggiornamento on line in tempo reale. Eseguiti anche 7.878 tamponi rapidi e 714 test sierologici. Quasi il 95% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 46 anni. 70 i decessi

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 197.086 casi di positività, 1.515 in più rispetto a ieri, su un totale di 15.033 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 10%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, in questa prima fase riguardante il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani: il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale on line, sul nuovo portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid.

Alle 16.30 sono state vaccinate 99.226 persone, 5.974 le somministrazioni oggi a quell’ora, tendendo presente che le Aziende sanitarie proseguono per l’intera giornata.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 686 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 414 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 672 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45,7 anni.

Sui 686 asintomatici, 440 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 64 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 20 con gli screening sierologici, 7 tramite i test pre-ricovero. Per 155 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 311 nuovi casi, Bologna (279), Reggio Emilia (233); poi Rimini (129), Ravenna (127), Piacenza (110), Ferrara (110); quindi Parma (81), il territorio di Cesena (64), Forlì (41) e infine Imola (30).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 15.033 tamponi, per un totale di 2.752.436. A questi si aggiungono anche 714 test sierologici e 7.878 tamponi rapidi effettuati da ieri.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 3.475 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 132.548.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 55.948 (-2.030 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 53.105 (-1.966), il 94,9% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 70 nuovi decessi: 7 a Piacenza (tre donne di 82, 86 e 87 anni, e 4 uomini: di 54 e 80 anni e due di 84), 4 in provincia di Parma (tre donne – di 75, 85 e 94 anni- e un uomo di 90 anni), 2 in provincia di Reggio Emilia (due uomini di 85 e 88 anni); 9 nel modenese ( 5 donne – una di 50 anni, una di 91, due di 92 anni e una di 97 anni – e 4 uomini di 66, 75, 82, 91 anni); 17 in provincia di Bologna (10 donne – di 56, 75, 79, 81, 87, due di 88, poi di 90, 94 e 96 anni – e 7 uomini: di 57, 82, tre di 84 anni, infine 85 e 93 anni); 6 nel ferrarese (5 donne – di 52, 70, 81, 83 e 87 anni – e un solo uomo di 89 anni); 6 in provincia di Ravenna (una donna di 85 anni e 5 uomini, rispettivamente di 70, 75, 79, 87 e 90 anni); 7 a Forlì-Cesena (una donna di 91 anni e 6 uomini: di 80, 81, 82, 86 e due di 88 anni); 12 nel Riminese (7 donne – due di 88 anni, due di 89, una di 90, una di 93 e una di 107- e 5 uomini: uno di 72, due di 87 anni, due di 91).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 8.590.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 233 (+4 rispetto a ieri), 2.610 quelli negli altri reparti Covid (-68).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 15 a Piacenza (invariato rispetto a ieri), 15 a Parma (+1), 17 a Reggio Emilia (invariato), 47 a Modena (-1), 43 a Bologna (+2), 16 a Imola (+1), 26 a Ferrara (-2), 17 a Ravenna (+2), 4 a Forlì (invariato),6 a Cesena (invariato) e 27 a Rimini (+1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 17.102 a Piacenza (+110 rispetto a ieri, di cui 68 sintomatici), 14.180 a Parma (+81, di cui 46 sintomatici), 26.563 a Reggio Emilia (+233, di cui 86 sintomatici), 35.037 Modena (+311, di cui 206 sintomatici), 39.184 a Bologna (+279, di cui 170 sintomatici), 6.257 casi a Imola (+30, di cui 15 sintomatici), 10.976 a Ferrara (+110, di cui 28 sintomatici), 15.096 a Ravenna (+127, di cui 78 sintomatici), 7.028 a Forlì (+41, di cui 24 sintomatici), 7.970 a Cesena (+64, di cui 43 sintomatici) e 17.693 a Rimini (+129, di cui 65 sintomatici).




Rimini. Pecci: “Turismo, servono nuove idee e nuovo marketing”

Marzio Pecci

Pecci: “Turismo, servono nuove idee e nuovo marketing”

 

di Marzio Pecci, Lega

“Sono sempre più pressanti le richieste dei rappresentanti della maggioranza di sburocratizzare e di semplificare la macchina amministrativa oltre ad evadere le pratiche di condono sospese ormai da vent’anni.

Queste domande sono state formulate da operatori, rappresentanti delle associazioni e dalla Lega decine e decine di volte nelle più svariate sedi.

La maggioranza, che amministra la città, non ha mai dato una risposta e non ha mai adottato le misure volte a risolvere il problema salvo, in prossimità del voto amministrativo, sollecitare i provvedimenti che non è stato capace di adottare.

Pochi giorni fa c’è stato un nuovo contributo di Mauro Santinato per cambiare il nostro turismo, ma i suoi appelli non vengono raccolti da questa amministrazione che continua a dire che tutto va bene.

Altrettanto vale per noi Lega Rimini che in questi cinque anni di consiliatura, più volte, siamo intervenuti per chiedere prima la semplificazione del Rue e poi l’adozione di norme per favorire la ristrutturazione e/o riconversione degli immobili alberghieri, oltre a sburocratizzazione, semplificazione, innovazione e digitalizzazione.

Purtroppo nulla è stato fatto perché la maggioranza che governa questa città non ha voluto fare nulla, ha preferito mantenere lo status quo rinunciando all’innovazione salvo mascherarla con l’arredo urbano dei lungomari e qualche pista ciclabile.

A Rimini servono nuove idee, nuovi modi di fare le cose e soprattutto un amministratore che segua i nuovi metodi di sviluppo e di marketing.

La crisi economica del 2008 e la crisi economica conseguente a quella sanitaria segnano la fine di una epoca e la nascita di un’altra.

Per questa ragione occorre rimboccarsi le maniche per modellare la Rimini futura senza tentennamenti.

Il mondo economico, finanziario ed industriale è da rimodellare e riorientare verso linee nuove e migliori rispetto al passato.

Il futuro sta, dunque, nella innovazione che può essere perseguita solo, come si dice oggi, “facendo sistema” mettendo insieme le risorse dei fondi strutturali, le risorse regionali e le risorse nazionali.

Bisogna creare le condizioni per un territorio in cui gli imprenditori, gli Enti territoriali, con la collaborazione dei sindacati, redigano un loro piano di investimento focalizzandolo verso l’obiettivo finale della riconversione strutturale degli alberghi e di tutti gli immobili commerciali, della crescita economica e della riduzione della disoccupazione.

La Regione, inoltre, dovrà mettere a disposizione le risorse per lo sviluppo delle “reti di impresa” ed il Sindaco dovrà essere capace di mettere insieme i diversi attori del territorio per la condivisione dei vari piani di investimento.

Solo in questo modo si permetterà alle iniziative dei singoli di contribuire alla realizzazione del progetto di sviluppo ampio impedendo la negoziazione corporativa che diverrebbe solo ostativa alla realizzazione del progetto medesimo.

Agli amministratori in carica non chiediamo chiacchiere, ma fatti”.




Riccione. “Sempre con Renata”

Tosi e la sua giunta

“Sempre con Renata”

Piena solidarietà al Sindaco!
Un “secondo rinvio a Giudizio”, sempre per la questione del TRC, nel momento in cui per altri soggetti le posizioni sono state archiviate, pare quantomeno “singolare”.
Siamo certi che la Giustizia accerterà con assoluta chiarezza l’assenza di responsabilità penale di Renata, ma non ci si può non meravigliare di fronte alla pervicacia con cui PMR abbia da sempre percorso la via giudiziaria contro Renata,  sia dal lato penale, che con “discutibili” richieste di risarcimento danni civilistiche (addirittura 2.350.000 euro!).
Ora, saremo sinceramente a fianco del Sindaco in questo particolare, anacronistico, processo penale, quando la storia ha già dimostrato che tutti i dubbi da Noi e da Lei sempre espressi sul TRC, si sono trasformati in amare verità: i conti che non tornano, i passeggeri pressoché inesistenti, i costi lievitati, i bilanci in passivo, lo sperpero di denaro pubblico, i tempi biblici per la realizzazione, lo sventramento fisico di una città.
Processeranno Renata in una aula di Tribunale, ma il processo della storia, Renata, lo ha già vinto: tutto ciò che proponeva allora, e che le sinistre non hanno nemmeno voluto valutare, accecate da quel desiderio di rivalsa contro l’unica persona che non si era prostrata alle loro logiche politiche, contro la prima persona che aveva rotto il “muro politico rosso” della Bassa Romagna, ora ci viene riproposto, a distanza di anni,  proprio da quei personaggi che allora ritenevano tali opzioni impossibili e folli.
Non eravamo folli allora, e non lo siamo ora.
Renata non mollerà.
Renata, ti vogliamo certa, combattiva e determinata come non mai.
Vincerai.
E noi, saremo al Tuo fianco, ieri come oggi, oggi come domani.
Ci hai insegnato a non mollare, a credere nelle proprie ragioni e ad agire con la schiena dritta.
Noi non molleremo.
Fino al giorno in cui anche la Giustizia penale Ti assolverà, pienamente e definitivamente.
Fino all’ultimo respiro.
Sempre con Te!
ANDREA BEDINA Capogruppo Lega
FABRIZIO PULLÈ Capogruppo NOI RICCIONESI
SARA MAJOLINO Capogruppo Lista Civica Renata Tosi
PIER GIORGIO RICCI Capogruppo Forza Italia



Economia. Nella versione 2 del Recovery Plan manca l’economia

 

Tratto da lavoce.info

di Tommaso Monacelli, professore ordinario di Economia all’Università Bocconi di Milano

Il Recovery Plan è il più importante piano di politica economica degli ultimi trenta anni. Ma la sua seconda versione è un documento politico senza analisi economica, con obiettivi contraddittori e che non corrisponde a quanto chiede la Commissione.

Un documento tutto politico

La lettura della nuova versione del Recovery Plan (o Pnnr) lascia l’impressione di un documento meramente politico, volto a salvaguardare (forse) equilibri di breve periodo, ma lontano dal formato che, in linea di principio, la Commissione europea pretenderà dai diversi paesi membri.

Oggi il documento è una dettagliata declamazione di obiettivi generici sui quali nessuno potrebbe essere in disaccordo: green economy, sostenibilità ambientale, parità di genere, digitalizzazione, coesione sociale, riforma della pubblica amministrazione, potenziamento della ricerca. Ogni generico obiettivo è accompagnato da un’allocazione di risorse. Per esempio: tot miliardi per raggiungere la parità di genere, oppure la coesione sociale e la sostenibilità ambientale. Ma il piano è completamente scarno sugli strumenti. Per date risorse, esistono ovviamente molteplici strumenti per raggiungere ciascuno degli obiettivi. Per esempio, per favorire la parità di genere costruire più asili è diverso da promuovere nelle scuole superiori interventi che contrastino il pregiudizio nei confronti delle ragazze nelle materie Stem (science, technology, engineering, mathematics). La selezione di strumenti alternativi per raggiungere il medesimo obiettivo non è affatto neutrale.

Obiettivi senza strumenti per raggiungerli

Tre aspetti colpiscono più di altri nella struttura del Piano. Il primo è lo stile. Molta politica e pochissima (o zero) analisi economica. Completamente assente un riferimento anche minimo alla letteratura scientifica in grado di giustificare criticamente ciascuno degli interventi.

Secondo, il documento non mostra alcuna consapevolezza del fatto che alcuni obiettivi possano essere in contraddizione tra loro. Per esempio, è certamente desiderabile indicare l’obiettivo (via un rafforzamento della cosiddetta “Industria 4.0”) di una maggiore digitalizzazione e automazione dei processi produttivi. Ma questo potrebbe facilmente entrare in conflitto con il raggiungimento (per esempio) di maggiore occupazione femminile. Nel Piano manca totalmente un’analisi economica della coerenza dei diversi obiettivi tra loro in quadro di equilibrio generale. Il messaggio di fondo che sembra emergere è invece il seguente: poiché le risorse a disposizione sono potenzialmente molto ingenti, allora tutti questi obiettivi possono essere raggiunti insieme. Dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione, passando per la green economy fino al “piano nazionale per le ciclovie”. Come se l’economia, nel suo aggregato, non fosse un sistema interdipendente. Un messaggio che sembra quindi dimenticare che il Recovery Plan, secondo la visione della Commissione Ue, avrà forti condizionalità nell’erogazione dei fondi, proprio in funzione della capacità di raggiungere determinati obiettivi.

Terzo, nel proprio impianto il documento sembra non corrispondere a quanto tecnicamente richiesto dalla Commissione, perché non fornisce indicazioni sugli strumenti con cui raggiungere gli obiettivi, come richiamato in precedenza. Per esempio, secondo le richieste della Commissione, non basta certamente indicare l’obiettivo di allocare tot miliardi per raggiungere la cosiddetta parità di genere. Bisogna tradurre questi obiettivi in “target” ben definiti. Per esempio, quanti asili nido? Dove? Utilizzando quanti miliardi? Con che scadenza temporale? E non solo. La Recovery and Resilience Facility della Commissione richiede che siano indicati anche gli obiettivi economici che si intendono raggiungere con tale piano. Per esempio: costruire x mila nuovi asili con l’obiettivo di far crescere l’occupazione femminile dell’x per cento entro il 2026. Dovendo tenere presente che al momento opportuno, se tali obiettivi non saranno stati raggiunti, la Commissione non procederà all’erogazione di fondi.

Per fare un altro esempio, il Recovery Plan contiene un cosiddetto “Piano nazionale borghi per la riqualificazione di luoghi identitari, periferie, parchi e giardini storici”. Al di là delle meritevoli intenzioni di tali obiettivi (chi non è favorevole a riqualificare le periferie e i nostri piccoli centri storici?), il testo è completamente silente sul come gli stessi obiettivi dovrebbero essere raggiunti. Restauro di monumenti? Centri sociali per i giovani? Soprattutto il Piano non specifica come quantificare il ritorno economico degli obiettivi, molto probabilmente perché farlo è estremamente complicato e arbitrario. Ma così facendo si dimentica ancora una volta che ogni progetto deve necessariamente accompagnarsi a obiettivi economici quantificabili. Maggiore occupazione giovanile? Creazione di nuove imprese? Senza una precisa specificazione del ritorno economico atteso, che consenta una verifica in corso d’opera, le risorse del Recovery Plan non verranno erogate e gli obiettivi di inclusione sociale e coesione territoriale rimarranno purtroppo lettera morta.

Il Recovery Plan è il più importante piano di politica economica degli ultimi trenta anni. La sensazione è che verrà fortemente rivisto su impulso della Commissione. È vero che rimane tempo fino ad aprile 2021. Ma una volta che il Piano sarà stato approvato, la sua realizzazione sarà piena di condizionalità, sotto le quali il paese rischia fra pochi anni di rimanere schiacciato. Una responsabilità grandissima nei confronti dell’Europa per il paese che è il massimo beneficiario dell’intero piano Next Generation EU.




Rimini. Sacchetti, segretario provinciale del Pd: “Renzi, la cosa sbagliata nel momento sbagliato”

Filippo Sacchetti, segretario provinciale del Pd

Sacchetti, segretario provinciale del Pd: “Renzi, la cosa sbagliata

nel momento sbagliato”

“La cosa sbagliata nel momento sbagliato. Non riesco a definire in modo diverso questa crisi di governo. Che hai dei contorni inspiegabili agli occhi del buon senso comune, certamente sarà legata a insoddisfazioni personali e ragioni di una parte di maggioranza. Adesso spero che il presidente Conte riesca in tempi brevi a rilanciare la propria azione e quella dei ministri principalmente esposti a guidare una macchina lenta e pesante come quella dello Stato. Abbiamo bisogno di declinare correttamente le risorse europee disponibili. Opportunità di investimenti mai avute prima. Fare bene e fare presto, il motto di tutti i partiti in questi giorni deve passare da una consapevolezza di fondo: bisogna semplificare. Ridurre i tempi dei procedimenti e passare dai vincoli al valore dei progetti. Ci vuole un nuovo patto tra pubblico e privato nel nostro paese. In questo momento il pd deve farsi perno centrale della coalizione e da grande partito quale siamo, sta a noi prenderci la responsabilità di “tenere botta”, non possiamo permetterci incertezze e il passaggio tra resistenza sanitaria e prospettive verso il futuro. La campagna di vaccini in corso, l’economia congelata, il bisogno di spendere bene i ristori sono bisogni immediati per cui serve un governo operativo e pronto a ogni nuova emergenza quotidiana. Un messaggio valido per tutti i livelli istituzionali, da quelli centrale al locale. Non replichiamo in piccolo gli errori che vediamo fare nel grande. Basta con i personalismi, con il mettere avanti le proprie aspettative al bisogno comune. Ci serve unità, di azione e di visione. Ci serve responsabilità per indicare una strada certa per il futuro e per lavorare al rilancio e al contrasto dell’emergenza Covid. Per essere credibili oggi non dobbiamo dividerci, anzi tenere uniti al nostro progetto gli alleati e le forze civiche, tutti coloro che si riconoscono nei nostri valori e una forte attenzione alla cura, di chi ha più bisogno, del benessere della comunità e dell’ambiente. Prendiamoci questa responsabilità non solo per essere vincenti alle elezioni ma anche per fare fronte comune ai problemi quotidiani e alle incertezze del prossimi mesi”