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Provincia di Rimini. Coronavirus, 228 nuovi positivi (17.339 il totale). Terapia intensiva: 25. Decessi: 4

 

 

AGGIORNAMNENTO DEL 12 GENNAIO 2021, ORE 12

 

Provincia di Rimini

Coronavirus, 228 nuovi positivi (17.339 il totale). Terapia intensiva: 25. Decessi: 4 (due donne di 87 e 95 anni, e due uomini di 91 e 92 anni)

 

Emilia-Romagna

1.563 nuovi positivi, di cui 783 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Salgono i guariti (+2.786) e calano casi attivi (-1.274) e ricoveri. Oggi alle 16.30 somministrati oltre 6.400 mila vaccini, quasi 83mila in totale

Eseguiti 16.653 tamponi, 664 test sierologici e 9.047 tamponi rapidi. Oltre il 95% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 46 anni. 51 i decessi. Online l’aggiornamento in tempo reale della campagna vaccinale e il report periodico sull’andamento del contagio

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 194.395 casi di positività, 1.563 in più rispetto a ieri, su un totale di 16.653 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 9,4%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, in questa prima fase riguardante il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani: il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale on line, sul nuovo portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid.

Alle 16.30 sono state effettuate oltre 82.932 vaccinazioni; 6.408 le somministrazioni oggi a quell’ora, tendendo presente che le aziende sanitarie proseguono per l’intera giornata.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 783 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 334 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 670 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46,2 anni.

Sui 783 asintomatici, 466 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 21 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 35 con gli screening sierologici, 7 tramite i test pre-ricovero. Per 254 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 335 nuovi casi; a seguire Reggio Emilia (240), Rimini (228), Modena (203), Piacenza (131), Ferrara (128), Cesena (97), Ravenna (78). Poi il territorio di Forlì (54), quindi Parma (38) e infine Imola (31).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 16.653 tamponi, per un totale di 2.721.570. A questi si aggiungono anche 664 test sierologici e 9.047 tamponi rapidi effettuati da ieri.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.786 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 125.749.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 60.192 (-1.274 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 57.225 (-1.262), il 95,1% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 51 nuovi decessi: 7 a Piacenza (di cui una donna di 91 anni e 6 uomini di 61, 63, 82, 84, 88 e 95 anni), 3 in provincia di Parma (due donne – 95 anni e 98 anni-, e un solo uomo di 58 anni), 6 in provincia di Reggio Emilia (3 donne di 90, 94 e 97 anni e 3 uomini, di 74, 80 e 84 anni); 9 nel modenese (7 donne – di 83, 85, 87, 89, 90, 91 e 94 anni – e due uomini di 81 e 96 anni); 7 in provincia di Bologna (tutte donne – di 77, 86, 87, 92, 94, 95 e 97anni); 5 nel ferrarese (di cui 3 donne di 86, 88, 97 anni, e due uomini di 75 e 80 anni); 6 in provincia di Ravenna (4 donne – di 69, 78, 84, 86 anni – e due uomini, rispettivamente di 89 e 94 anni); 3 a Forlì-Cesena (e precisamente: una donna di 83 e due uomini di 64 e 80 anni; 4 nel Riminese (due donne di 87 e 95 anni, e due uomini di 91 e 92 anni). Infine, si segnala il decesso di una donna di 83 anni diagnosticata dall’Ausl di Piacenza ma residente in provincia di Lodi.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 8.454.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 237 (-1 rispetto a ieri), 2.730 quelli negli altri reparti Covid (-11).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 14 a Piacenza (invariato rispetto a ieri), 13 a Parma (invariato), 17 a Reggio Emilia (-1 rispetto a ieri), 52 a Modena (-1), 47 a Bologna (-1), 16 a Imola (invariato), 28 a Ferrara (+1), 15 a Ravenna (+1), 4 a Forlì (invariato), 6 a Cesena (invariato) e 25 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi:16.906 a Piacenza (+131 rispetto a ieri, di cui 72 sintomatici), 14.059 a Parma (+38, di cui 24 sintomatici), 26.162 a Reggio Emilia (+240, di cui 77 sintomatici), 34.647 Modena (+203, di cui 137 sintomatici), 38.701 a Bologna (+335, di cui 191 sintomatici), 6.195 casi a Imola (+31, di cui 15 sintomatici), 10.722 a Ferrara (+128, di cui 26 sintomatici), 14.826 a Ravenna (+78, di cui 41 sintomatici), 6.933 a Forlì (+54, di cui 37 sintomatici), 7.845 a Cesena (+97, di cui 62 sintomatici) e 17.399 a Rimini (+228, di cui 98 sintomatici).

(È disponibile il Report periodico sull’andamento della pandemia in Emilia-Romagna, al link https://bit.ly/3btKQiY ).




Rimini. Gianni Indino, Confcommercio: “Non aderiamo alla protesta che ha portato alcuni ristoratori ad annunciare l’apertura dei propri locali venerdì 15 gennaio nonostante i divieti imposti dal Dpcm”

Gaetano Callà e Gianni Indino

 

Rimini. Gianni Indino, Confcommercio: “Non aderiamo alla protesta che ha portato alcuni ristoratori ad annunciare l’apertura dei propri locali venerdì 15 gennaio nonostante i divieti imposti dal Dpcm”

 

“Il nostro obiettivo è quello di tutelare le imprese, non di metterle in difficoltà disubbidendo alle Leggi. Continueremo a incontrare e pressare il Governo affinché abbandoni il balletto dell’incertezza che logora oltremodo le imprese e ponga in essere misure coerenti, anche programmando la riapertura in sicurezza”.
Gaetano Callà, presidente FIPE provincia di Rimini e consigliere nazionale: “Purtroppo è innegabile: circa il 40% dell’intero fatturato annuo del settore è andato in fumo ed è normale essere arrabbiati con chi impone le restrizioni, ma invito tutti alla ragionevolezza. Il presidente Fipe, Stoppani insieme ai sindacati dei lavoratori sarà al tavolo del ministro Patuanelli per elaborare un piano organico che includa le aperture per cena”.

 




Coriano. Insieme per Coriano: “Mancanza di programmazione delle sedute di consiglio comunale”

Insieme per Coriano:

“Mancanza di programmazione delle sedute di consiglio comunale”

In qualità di consiglieri di opposizione, ci preme denunciare la mancanza di programmazione
delle sedute di consiglio comunale che, da tempo, e nonostante ripetute e formali richieste, si
susseguono senza una chiara pianificazione dell’agenda degli incontri.
Dal 21 dicembre a oggi sono stati convocati ben tre consigli comunali, l’ultimo pianificato il 15
gennaio, nientemeno con un solo punto in votazione, evidente sintomo di una disfunzione
organizzativa.
La questione, oltre a porsi come richiesta di metodo, necessario per poter affrontare con la
dovuta preparazione le votazioni, si pone dal punto di vista progettuale, in quanto la
disorganizzazione dell’agenda Spinelli, se non la sua totale assenza, denota la mancanza di una
visione strategica per cui le scelte vengono prese di volta in volta, improvvisando, senza una
prospettiva di lungo termine.
Quale programmazione delle scelte strategiche, tradotte in atti amministrativi, ha pianificato
questa Giunta per Coriano? Quale visione di città? Quale idea progettuale può avere chi non è in
grado di definire nemmeno un’agenda dei consigli comunali?
È necessario precisare, inoltre, che i consigli comunali non sono gratuiti, bensì hanno un costo a
carico della comunità, in quanto tutti i consiglieri comunali percepiscono un compenso legato al
gettone di presenza.
Un piano preordinato delle sedute serve a evitare inutili sprechi delle risorse pubbliche e a
sostenere il lavoro dei dipendenti comunali, che si occupano di predisporre gli atti e quanto
necessario per la buona riuscita del consiglio.
Quindi, chiediamo al Presidente del Consiglio Comunale, Sig. Rosa, di pianificare e concordare,
una volta per tutte, un calendario puntuale delle sedute, per consentire un lavoro serio e
rispettoso delle competenze dei consiglieri e di chi lavora all’interno degli uffici comunali e si
impegna quotidianamente, nonostante la disorganizzazione cronica di questa Giunta.

Cristian Paolucci, Roberta Talacci,
Enrica Innocentini, Alessandro Leonardi
Consiglieri del Gruppo consiliare “Insieme per Coriano”




Rimini. Davide Frisoni, Rete Civica: “La poca credibilità del progetto civico appena presentato nasce dalle passate esperienze”

Davide Frisoni

 

La lettera

 

di Davide Frisoni, Consigliere Comunale Rete Civica

La poca credibilità del progetto civico appena presentato nasce dalle passate esperienze, e la fretta con cui i “Civici” aderiscono incondizionatamente alla coalizione di sinistra schierandosi apertamente e prematuramente per il candidato di Gnassi, dice della paura di sparire di fronte alla forza con cui il PD sta imponendo una candidata fedelissima. I segnali ci sono tutti e come un film già visto assistiamo allo scontro tutto interno al PD per imporre il candidato sindaco, si parla di coalizione più ampia possibile solo in funzione del risultato, ma che non debbono interferire nella scelta del candidato. Gli sarà consentito solo nel caso ci fossero le primarie, di scegliere uno dei 2 candidati indicati dal Pd, in caso contrario, o si mangia quella minestra… Ma oramai lo sappiamo, non esiste un PD buono e uno cattivo.
Dopo Gnassi occorre con urgenza ricostruire una trama, una unità di intenti, tra la città e la pubblica amministrazione, tra le persone e la politica, che inneschi un nuovo slancio di intrapresa e che metta la persona al centro dell’attenzione della politica e non gli interessi di partito come accade da troppo tempo. E il PD non è mai stata in grado di farlo.
L’esperienza di Patto Civico che con il 14% e 5 consiglieri non è stato in grado di incidere, dovrebbe far riflettere i cosiddetti nuovi “Civici “. Figuriamoci se il PD può essere condizionato da una quantità di piccoli cespugli ex PD o di sinistra.

 

 




Economia. Giustizia, il pregio dell’imposta patrimoniale

 

Tratto da lavoce.info

di Guglielmo Fransoni

Una patrimoniale ben concepita sarebbe non solo un innegabile progresso sul piano dell’equità generale, ma anche un grande miglioramento rispetto alle irrazionalità del sistema. Serve un progetto a medio termine per realizzare valori di lungo periodo.

Le disuguaglianze risolte dalla patrimoniale

Tommaso Di Tanno e Rony Hamaui concludono l’articolo Qual è il problema dell’imposta patrimoniale riconoscendo che la patrimoniale è giusta, ma il problema è l’accertamento. Si può fare, allora, un passo in avanti e ponderare l’incremento di giustizia con le difficoltà dell’accertamento.

Prima ancora, però, occorre intendersi. Se si parla seriamente della “patrimoniale” ci si deve riferire a un’imposta: globale (tutte le attività significative), netta (con deduzione delle passività inerenti), sulle persone fisiche (senza tassare gli stabilimenti industriali), sostitutiva delle patrimoniali e parapatrimoniali periodiche (Imu, bollo sui depositi, iscrizione al Pra, canone Rai e così via), fortemente coordinata con le patrimoniali e parapatrimoniali saltuarie (per esempio, forse l’annullamento dell’imposta sulle successioni e il ridimensionamento del registro sui trasferimenti immobiliari).

Se non è questa l’imposta patrimoniale di cui si ragiona, non vale la pena proseguire il discorso e possiamo tranquillamente tenerci tutte quelle che già ci sono, così come sono. Tutti riconosco che sul piano dell’equità generale – quella che riguarda la generica diseguaglianza fra ricchi e poveri – un’imposta patrimoniale costituirebbe un innegabile progresso.

Il punto è che si tratterebbe anche di un grande miglioramento rispetto a diseguaglianze e irrazionalità sul piano fiscale più specifiche e altrettanto (o forse più) pregnanti. Pensiamo alla diseguaglianza fra generazioni. Se una coppia giovane con buone prospettive di reddito compra una villetta al mare con un mutuo, è equo che venga tassata come chi l’ha ricevuta in donazione (quasi sempre esente) o comunque non ha contratto alcun debito per acquistarla?

Pensiamo alla diseguaglianza, dal punto di vista fiscale, fra chi si avvantaggia di un patrimonio ricevuto per eredità e chi può contare solo sul reddito (oggi sempre più aleatorio) da lavoro. Il tutto con un prelievo successorio ormai divenuto l’imposta sulla dabbenaggine. La pagano solo gli sprovveduti grazie all’esclusione delle donazioni indirette e dei patti di famiglia nonché per le generose franchigie di cui si può beneficiare almeno due volte per effetto dell’inapplicabilità del coacervo garantita dalla Cassazione.

Vi è poi la diseguaglianza territoriale fra le imprese: avere uno stabilimento in Italia, anziché all’estero, costa automaticamente di più. Per non parlare poi di quello che potrebbe chiamarsi lo “scandalo delle aree edificabili”. Da un lato, nel periodo che va dall’acquisto al termine dei lavori i real estate developer pagano annualmente poco di più dell’1 per cento del valore venale (ossia più o meno il 30 per cento del rendimento nozionale del capitale investito) con un chiaro svantaggio rispetto ad altre forme di attività d’impresa; dall’altro, la frequenza con la quale moltissimi comuni che “promuovono” al rango di aree edificabili le zone più improbabili del loro territorio al solo fine di aumentare il gettito (e questo riguarda anche le persone fisiche). E l’elenco potrebbe continuare.

Patti chiari tra stato e contribuenti

Più in generale, per ragionare di imposta patrimoniale si devono riconoscere essenzialmente tre cose: 1) le imposte patrimoniali ci sono già con un peso nient’affatto trascurabile; 2) il sistema è caotico; 3) ha solo il pregio dell’illusione fiscale, cioè di quel carattere molto apprezzato dagli economisti forgiati alle dure scuole delle banche centrali per i quali il miglior patto fra stato e cittadini-contribuenti è quello in cui lo stato tiene le carte coperte.

Potrebbero anche avere ragione: ci si guadagna certamente in consenso e forse anche in rispetto delle regole. Tuttavia, è legittimo avere una diversa idea della fiscalità e ritenere che la base del patto sociale fra stato e contribuenti è da individuarsi nella credibilità, nell’equità e nella razionalità del sistema fiscale. Ci sono poi i problemi dell’accertamento e pure su questo punto Di Tanno e Hamaui hanno ragione. Dobbiamo però anche qui chiarire. Ci sarà anche un problema di occultamento della ricchezza. Ma dopo la Beps, la Convenzione multilaterale, la Fatca, il Crs, la Dac6, dovrebbe essere relativamente contenuto.

Più rilevante è il tema, richiamato dagli autori, della determinazione della base imponibile. Ma si tratta di problemi tendenzialmente risolvibili, sia pure con qualche approssimazione. Comunque, in un’ottica di medio termine, l’esperienza operativa consentirà di ridimensionarli. Il che ci porta alla triste considerazione di fondo. Una vera imposta patrimoniale si inserisce in un progetto a medio termine per realizzare valori di lungo periodo (la razionalità, l’eguaglianza, la solidarietà anche intergenerazionale). In questa prospettiva, lo scambio fra giustizia e difficoltà di accertamento segnalato da Di Tanno e Hamaui è chiaramente a vantaggio del primo termine. Ma chi è, ormai, che concepisce la politica (anche fiscale) se non nell’ottica del brevissimo periodo?




Rimini. Jamil Sadegholvaad: ““Si lavori per consentire a bar e ristoranti di tornare operativi per l’inizio della primavera, se necessario anche con capienza ridotta”

L’assessore alle Attività economiche Jamil Sadegholvaad

 

Emergenza Covid, l’assessore alle Attività economiche Jamil Sadegholvaad: “Si lavori per consentire a bar e ristoranti di tornare operativi per l’inizio della primavera, se necessario anche con capienza ridotta”

 

“Da quasi un anno ormai facciamo i conti con i numeri del Covid. Contagi, indici rt, posti in terapia intensiva. Da qualche settimana alla drammatica cifra delle persone che ci hanno lasciato si è aggiunto il conto delle donne e degli uomini coinvolti nella campagna di vaccinazione, la chiave di volta in questa guerra contro il virus, unica possibilità per una reale ripartenza. C’è però un altro numero, grave quanto quello legato alla crisi sanitaria, che va arginato: è il dato delle attività, dei pubblici esercizi, delle imprese, che rischiano di non superare questo gelido inverno. Inutile nascondersi dietro un dito: ogni azione necessaria a contenere i contagi e l’espandersi della pandemia va adottata senza esitazione, ma lungo la strada che ci porterà a debellare il virus rischiamo di lasciare troppe ‘vittime’ tra saracinesche abbassate e vetrine spente. E mentre a Roma si ventilano crisi, rimpasti e giochi di incastri, imprese e lavoratori attendono risposte, cioè ristori. In questa direzione la Regione Emilia Romagna farà ancora una volta la sua parte: il 20 gennaio inizia “l’operazione ristori” che consentirà di assegnare circa 40 milioni di euro alle attività del territorio regionale costrette a chiusure e sospensioni dovute alle restrizioni anti-Covid. E la sta continuando a fare il Comune di Rimini con una serie di azioni mirate a sostegno alle imprese, tra esenzioni e agevolazioni tributarie (ad esempio la riduzione Tari e l’esenzione Cosap) e il progetto Rimini open space, rinnovato anche per il 2021. L’ ”operazione ristori” partirà dai bar e dai ristoranti, una categoria di attività che soprattutto nel nostro territorio rappresenta una fetta importante del nostro tessuto imprenditoriale e sulla quale si regge un’intera filiera, che passa dai produttori agricoli ai distributori. Categoria che vive mesi di incertezze, tra chiusure decise senza preavviso e continue modifiche ai provvedimenti, l’ultima quella ipotizzata di vietare ai bar l’asporto dopo le 18 per contrastare la cosiddetta ‘movida’. Un intervento che per colpa di pochi rischierebbe di peggiorare la situazione già compromessa dei tantissimi esercizi che hanno sempre operato nel rispetto delle regole.

La situazione sanitaria non consente di allentare la presa, ma al rigore delle norme serve accompagnare anche una rapidità da parte del governo nel garantire liquidità alle imprese e non da ultimo dare una visione di prospettiva. L’auspicio è che già da inizio primavera bar, ristoranti possano tornare ad essere pienamente operativi, ma se le condizioni sanitarie non lo consentiranno e dovessero essere necessarie ancora restrizioni, credo doveroso organizzarsi affinché si possa dare una prospettiva alle attività e far sì che possano lavorare con gli orari canonici, se fosse necessario anche con capienza ridotta, consentendo così di poter programmare e organizzarsi. Non sarebbe la panacea di tutti mali, né basterebbe a risollevare il comparto, ma sarebbe una boccata d’ossigeno e soprattutto un segnale per un ritorno alla cosiddetta normalità di cui non vediamo l’ora di riappropriarci. In questo senso a Rimini ci sarebbe anche un’opportunità in più grazie al progetto “Rimini open space” che ha introdotto la possibilità per le attività di ampliare gratuitamente i propri spazi esterni destinati ai clienti. Riaprire le porte di bar e ristoranti in primavera sarebbe un messaggio concreto di speranza e fiducia, la risposta di un Paese che non attende”.