Rimini. Museo della Città, trent’anni per il più importante della Romagna

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Museo della Città, trent’anni per il più importante della Romagna.

Giampiero Piscaglia, assessore alla Cultura: “Nel 2020, anno di importanti anniversari, ricorre il trentesimo compleanno nel Museo della Città, traguardo che sarà festeggiato nella sua cornice più consona, all’interno della XXII edizione di Antico/Presente, Festival del Mondo Antico,16-18 ottobre 2020. Un Museo che ha saputo adeguare il suo ruolo da contenitore a promotore culturale, capace di una funzione educativa e sociale al passo con le tendenze museologiche. Oggi festeggiamo il Museo della Città che si presenta come fulcro e nucleo primigenio di un sistema museale in continua crescita e arricchito nel corso degli anni, venendo a comprendere oltre alla Domus del Chirurgo, il Museo degli Sguardi, che raccoglie collezioni etnografiche con materiali provenienti dai quattro continenti, il Visitor Center, pensato per un approccio multimediale alla storia della città, per arrivare al PART- Museo di Arte Moderna e Contemporanea e al Museo Fellini che, prossimi all’apertura, andranno a completare la proposta museale riminese nel solco della vocazione della città a polo culturale di riferimento del territorio”.

In questi 30 anni il Museo è cresciuto fino a sviluppare un percorso dalla Preistoria al Novecento, di cui protagonista è Rimini con il suo territorio con la Domus del Chirurgo, un sito straordinario oramai di fama internazionale. Parallelamente anche il contenitore storico si è dilatato a comprendere l’attigua Ala Nuova, negli ultimi anni sede di tante mostre, laboratori e manifestazioni. Un cammino che ha portato il Museo a crescere anche nel rapporto con la Città e con il pubblico delle mostre e delle iniziative rivolte ai linguaggi contemporanei. Si può dire che la vocazione espositiva, a carattere temporaneo del Museo di Rimini nasce quando ancora il Museo non c’era e si chiamava solo ex-ospedale. Con le grandi mostre personali di Jannis Kounellis e Lucio Fontana nei primi Ottanta, due grandissimi dell’arte contemporanea. Una stagione irripetibile e che probabilmente dette la spinta alla costituzione del Museo della Città, con al suo interno una estensione più ampia che comprendeva anche le sale di Piazza Cavour e la Galleria dell’Immagine di Palazzo Gambalunga, dove avevano nel tempo esposto i grandissimi della scena fotografica internazionale: Weston, Shore, Franck, Ghirri, Schmidt e il “nostro” Marco Pesaresi, per ritrovare un ruolo importante nella costruzione dell’immaginario storico della città. Come non ricordare poi le diverse Officine di barilliana memoria, visto che ormai l’entità Musei aveva raggiunto la credibilità di ruolo importante nella regione assieme ai poli di Bologna Modena Ferrara e Ravenna. Nel 2002 il Museo esprime un apice espositivo con la mostra del Guercino ritrovato, forse la mostra più scenica e raffinata sull’arte del Seicento.

Più tardi lo stesso Museo ha incrementato i suoi spazi con i tre piani dell’ala nuova, la palazzina anni ’30, votata ad essere cantiere permanente e dunque spazio attraente per l’espressione artistica contemporanea. Poi, più recentemente, occorre ricordare con Massimo Pulini le grandi mostre della Biennale del Disegno e della Far in cui il Museo condivideva la scena con i palazzi del Podestà e dell’Arengo. Per terminare con “Revolutions” di Luca Beatrice, la mostra sugli anni ’80 in cui il Castello riprendeva la scena dopo le grandi mostre passate sui Graffitisti americani. Un’evoluzione importante per la Città che nel Museo, che dovrà rinnovarsi nei suoi percorsi espositivi, e nella Domus, ha saputo riconoscere il suo ‘cuore antico’”.

La storia del Museo

Inaugurato il 12 luglio 1990 a seguito di delicati e impegnativi lavori di restauro del settecentesco Collegio dei Gesuiti. L’edificio sorto fra il 1746 e il 1755 su progetto dell’architetto bolognese Alfonso Torreggiani (1682-1764) è attiguo alla chiesa costruita fra il 1719 e il 1740 in onore di San Francesco Saverio, e rispetta nell’impianto molto semplice lo schema ricorrente dei conventi gesuiti.

Ripercorrendo la storia del Museo di Rimini vale la pena ricordare che il primo museo cittadino nasce in realtà già nel 1871 per la caparbia volontà dello storico riminese Luigi Tonini che così appunta nel suo diario “Nei mesi ultimi del 1871 si è dato cominciamento materiale alla nuova Galleria archeologica nella loggia a sinistra del cortile della Gambalunga.”…e ancora con orgoglio: “Non è straniero, ed anche dame, che non si fermino a studiarvi, essendo che il pregio di si fatte collezioni non istà nella copia, ma nella singolarità, e nello appartenere esclusivamente al luogo”.

Nell’intento di Tonini la sua prima raccolta archeologica doveva essere il nobile strumento per indagare, decifrare e ricostruire la storia della città dalle sue più antiche origini, sfrondata dalle leggende più strane e dai luoghi comuni.

Accanto all’interesse per la storia della città, negli stessi anni l’amore per l’arte dà vita ad una Quadreria cittadina per iniziativa del conte Filippo Battaglini, del conte Giovan Battista Spina e dell’avvocato Luigi Pani nel “salotto buono” del palazzo municipale.

Questa duplice anima, storico – archeologica da una parte, storico – artistica dall’altra si è mantenuta per tutta la vita del museo fino ad oggi.

Negli anni venti del secolo scorso viene smantellata sia la quadreria che la galleria archeologica. Nel 1924 una “scelta pinacoteca” è realizzata dal Regio Soprintendente conte Francesco Malaguzzi Valeri, nel piano nobile dell’ex convento francescano attiguo al Tempio Malatestiano mentre al 1931 si data l’allestimento al piano terra dello stesso stabile del museo archeologico ad opera di Salvatore Aurigemma seguito quattordici anni dopo dal “lapidario” medievale ad opera di Carlo Lucchesi e di Gino Ravaioli.

I bombardamenti del 1943-1944 distruggono la città e spazzano via completamente anche le belle sale del museo pensato come “Tempio dell’Arte” accanto al Tempio Malatestiano.

L’attuale museo nasce dopo ripetute, parziali e precarie sistemazioni, con l’autonomia amministrativa concessagli nel 1968 e con l’acquisizione nel 1979 dell’edificio che per un secolo e mezzo aveva ospitato l’Ospedale Civile, nel cuore della città.

Già nel 1981 nel giardino del cortile interno dell’edificio è realizzata ed inaugurata la sezione del lapidario romano, ordinato all’interno del progetto “Musei Proposta ‘80” coordinato da Andreina Tripponi.

Il lungo, delicato e impegnativo lavoro di recupero dell’edificio principale seguito dell’Arch. Pier Luigi Foschi ne ha permesso l’allestimento e la fruizione, a partire dal primo stralcio inaugurato nel 1990 con l’allestimento curato dal prof. Pier Giorgio Pasini.

Il secondo lotto è inaugurato nel 1994, a cinquant’anni esatti dalla distruzione del vecchio Museo, mentre la sezione archeologica ha visto aprirsi nel 2003 un primo segmento con protagonisti i secoli centrali dell’impero. Il percorso, ampliato nel 2007 a comprendere il complesso archeologico della Domus del Chirurgo, dal giugno 2010 ospita il patrimonio archeologico testimone del cammino dell’uomo nel territorio dalla preistoria al tardoantico.

In occasione dei 25 anni dall’apertura della prima ala del Museo della Città, è stato intitolato al suo primo ideatore, Luigi Tonini, il Lapidario romano a Giancarlo Susini e il Giardino interno a Khaled al – Asaad.

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