Rimini. Marzio Pecci, Lega: “Nel dopo coronavirus anche una sanatoria fiscale per risollevare l’economia”

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Marzio Pecci, Lega

 

Marzio Pecci, Lega: “Nel dopo coronavirus anche una sanatoria fiscale per risollevare l’economia”.
“Per sconfiggere la paura della infezione da coronavirus – argomenta Pecci – occorre guardare al futuro del Paese e della nostra Economia.
Leggevo pochi giorni fa che ‘oltre 8 milioni saranno gli italiani che, con famiglie già ai limiti della sopravvivenza, rimarranno senza occupazione dopo la mazzata del Coronavirus’ e che ‘le aziende italiane perderanno circa il 30 per cento del fatturato su base annua e questo calo, a cascata, ricadrà sul nostro Pil che perderà almeno 5 punti’.
Dobbiamo dunque già da adesso pensare al dopo.
In poche settimane si è dimostrando che cambiare si può. Le tecnologie offrono potenzialità infinite per liberare tempo e utilizzare il lavoro in modo più produttivo così come anche la giustizia si sta disvelando meno conservatrice e quindi capace di adattarsi ad un nuovo processo civile e penale con lo svolgimento delle udienze da remoto.
Dunque bisogna guardare al futuro con fiducia, sicuramente ci risolleveremo, ma occorre che il Governo venga sollecitato, fin da ora, a porre in essere manovre ed interventi volti alla ripresa dell’economia.
A mio avviso, prima di tutto, occorre mettere in circolazione il denaro “fermo” nelle tasche degli italiani, oppure depositato nelle banche o all’estero. Per fare questo dobbiamo trovare il coraggio di proporre una sanatoria fiscale che legittimi il possesso del danaro, da utilizzare per i futuri investimenti e che ponga termine agli inutili contenziosi tributari.
Sulla circolazione del danaro, poi, occorrerà abolire ogni limite secondo il modello tedesco.
Sarà poi necessario un condono edilizio per consentire ai comuni di avere entrate tributarie extra da impiegare per gli investimenti sul territorio.
Il Governo poi dovrà dare inizio, come promette da inizio legislatura, alle grandi opere mediante la nomina di un unico Commissario che goda di ampi poteri.
Per il resto occorre che il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro) dopo essere sopravvissuto al referendum, svolga il proprio lavoro.
Infatti la Costituzione (art. 99) gli conferisce il potere di iniziativa legislativa oltre alla facoltà di contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale.
Il CNEL ha tutti gli strumenti ed i poteri necessari per agire e per dettare le linee guida per fare uscire il Paese dalla emergenza e dalla crisi economica in cui si trova e per questo occorre che venga sollecitato allo svolgimento della funzione che gli è propria.
Con tali interventi anche la nostra economia locale potrebbe trarne grande vantaggio in particolare l’economia turistica che ha bisogno di grandi interventi di ristrutturazione e riconversione delle strutture.
Così l’Italia non si ferma”.

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