Pesaro. Fusione comuni di Pesaro-Monteciccardo, disco verde dalla Provincia

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La sede della Provincia di Pesaro
Il Consiglio provinciale ha espresso all’unanimità parere favorevole alla proposta di legge regionale n.320/20 “Incorporazione del Comune di Monteciccardo nel Comune di Pesaro”. Come evidenziato dalla vice presidente Chiara Panicali, che ha aperto la seduta in assenza del presidente Giuseppe Paolini (assenti anche i consiglieri Omar Lavanna, Barbara Massi, Enrico Rossi e Giacomo Toccaceli), si è trattato “di una presa d’atto dopo la vittoria dei ‘si’ ai referendum consultivi indetti nei due Comuni e dopo la delibera del consiglio comunale di Pesaro e la delibera commissariale di Monteciccardo con le quali è stato chiesto alla Regione Marche l’avvio dell’iter legislativo per la fusione per incorporazione”. La delibera del consiglio provinciale verrà ora inviata, come previsto dalla legge, al presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche. “Prendiamo atto – ha detto la capogruppo di ‘Cambiamo Pagina’ Margherita Mencoboni – di quella che è stata la volontà popolare. In queste fusioni ci sono vantaggi e svantaggi: da un lato l’arrivo di contributi, dall’altro la perdita dell’identità del Comune più piccolo rispetto al più grande”.
CIMICE ASIATICA, GRAVI DANNI ALLE COLTURE
Il Consiglio provinciale ha poi approvato, sempre all’unanimità, un ordine del giorno proposto dalla Federazione provinciale Coldiretti di Pesaro e Urbino, nel quale viene chiesto al Governo un “Piano straordinario di lotta alla cimice asiatica”, insetto capace di svilupparsi su oltre 300 specie coltivate e spontanee e che, come evidenzia la federazione, “si pone come emergenza con più di 700 milioni di euro di danni stimati in Italia solo nell’ultima annata”. Come evidenziato nel documento, la cimice asiatica, resistente ai trattamenti, colpisce pere, mele, pesche e nettarine, kiwi, ciliegio e piccoli frutti, albicocco, susino, nocciolo, olivo, soia, mais e ortaggi. I danni più rilevanti sono stati registrati nelle aree ortofrutticole di Emilia Romagna (270 milioni di euro di danni, 9.500 produttori), Piemonte (180 milioni di euro, 13.500 produttori), Veneto (163 milioni di euro, 7.685 produttori), Trentino Alto Adige (40 milioni di euro, 4.500 produttori), Friuli Venezia Giulia (40 milioni di euro, 2.500 produttori), Lombardia (32 milioni di euro, 8.500 produttori) e Liguria (16 milioni di euro, 2.049 produttori), “ma la diffusione – ricorda Coldiretti – interessa ormai purtroppo tutto il territorio nazionale”. Da qui la richiesta al Governo di misure eccezionali, come “un Piano organico che comprenda attività di lotta obbligatoria, azioni di contenimento biologico, sostegno alle imprese per i danni subiti”, con maggiori stanziamenti, la creazione di un tavolo tra ministeri competenti e regioni maggiormente coinvolte, l’apertura di un confronto in sede  UE per il recupero delle ingenti risorse necessarie all’indennizzo delle imprese. Il consiglio provinciale, nell’approvare l’ordine del giorno, lo ha giudicato “ampiamente condivisibile e motivato dalla necessità di tutelare gli interessi dei cittadini e delle imprese agricole”, impegnandosi a trasmettere il documento ai sindaci dei Comuni della provincia, al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e al Ministero della Salute.

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