Festa della Repubblica, il senso di un forte messaggio

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Il prefetto Vittorio Lapolla in una cerimonia al Salone Metaurense (Foto Ammazzalorso – PU).

Il presidente emerito del conservatorio Rossini ambasciatore Giorgio Girelli (Foto Ammazzalorso – PU)

 


di Giorgio Girelli *
Eleganti espressioni di circostanza non appagano la sollecitazione che perviene dal doveroso riscontro al messaggio,  non consueto e non rituale, inviato “alle  Istituzioni e a tutti in cittadini” dal prefetto di Pesaro e Urbino Vittorio Lapolla in occasione della celebrazione del 74° anniversario di Fondazione  della Repubblica . Le parole del rappresentante del Governo infatti, nell’esprimere “vicinanza e sostegno” a tutti i cittadini, se da un lato danno atto della “consapevolezza e dell’alto senso civico” dimostrato dalla comunità in questa drammatica e nuova pandemia, dall’altro stimolano  l’attenzione sulla necessità che quelle virtù continuino ad essere scrupolosamente praticate perché il pericolo non è affatto passato, come insistentemente ammonisce il ministro della salute Speranza. Come pure nobile è l’incitamento alla collaborazione e alla solidarietà, “ guardando con fiducia al futuro”, presupposto essenziale alla ripresa di un  operoso cammino. Sono incoraggiamenti generosi e forti, non rituali appunto, e che dovrebbero trovare riferimenti in misure governative atte a “ potenziare le politiche che attivano i percorsi giusti per mettere in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro”, come rileva Pietro Ichino.  A fine 2019 c’erano in Italia più di un milione di posti di lavoro scoperti per mancanza delle persone adatte a ricoprirli; anche nella situazione attuale di crisi economica profonda, molte imprese hanno necessità di personale qualificato e specializzato che non trovano.  Va in questa direzione la decisione del Governo di destinare altri 3 miliardi di euro per l’ennesimo salvataggio di Alitalia e solo un miliardo e mezzo per la scuola italiana?  Ovvero il ricorso solo alle cosiddette “politiche passive” del lavoro?  E quanto inconsueto sia questo messaggio è posto in evidenza  dallo stesso Prefetto quando rileva che per la prima volta “non potremo condividere tutti insieme questa solenne cerimonia”. Inconsueto anche per il Conservatorio statale “Rossini”,  poiché il 2 giugno ha sempre rappresentato, quanto meno negli anni di mia diretta responsabilità, un collegamento forte con la Prefettura, la più rilevante Istituzione governativa del territorio: i concerti dell’Orchestra di fiati dell’Istituto svolti o nel cortile d’onore o nello stupendo Salone Metaurense del Palazzo del Governo sono stati uno dei momenti più partecipati e significativi della Festa della Repubblica. Per studenti e docenti del Conservatorio ciò rappresenta un dolente vuoto non solo per l’alto onore che all’Istituto veniva riconosciuto, ma per i connessi, rilevanti aspetti socio-educativi che quella esperienza ha sempre incorporato: il legame del Conservatorio  con la comunità locale ampiamente presente nelle sue varie componenti ai concerti e testimone informato e convinto del valore della Istituzione musicale cittadina. E soprattutto  lo stimolo  per gli studenti ad approfondire la riflessione “sui valori fondanti della nostra Costituzione, incarnati – come rileva il prefetto – nella Festa della Repubblica”. Ho infatti sempre ritenuto  –  e a tale obiettivo, oltre a quello del legame con la Città,  ho costantemente dedicato il massimo impegno –  che una istituzione didattica  non deve limitarsi ai suoi compiti  tecnico-formativi in senso stretto, ma  concorrere ad alimentare la maturità civica dei propri studenti. A tali aspirazioni hanno corrisposto oltre al concerto per la Festa della Repubblica, la inaugurazione dell’anno accademico, il concerto per la Festa del Lavoro, il Ferragosto al San Salvatore, i concorsi internazionali, i  concerti di Pasqua e Natale, la celebrazione della ricorrenza di Santa Cecilia, i concerti per la LILT (Lega Italiana Lotta Tumori), i concerti per i terremotati promossi dal maestro Domizi, oltre alle altre numerose manifestazioni con connotato prevalentemente didattico.   Gli effetti collaterali della pandemia ci privano, al momento, di questo essenziale corredo di affinamento sociale nella formazione degli studenti. Occorre dunque associarsi “all’auspicio di poter presto tornare a riprendere la normalità delle nostre vite”. Con il sostegno essenziale  e determinante dei nostri saggi comportamenti personali.

*Presidente Emerito del conservatorio Statale Rossini

 

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