Emilia Romagna. Coronavirus, gli imprenditori e l’emergenza

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di Enirco Montanari*
Insieme a tutto il Paese, il mondo dell’imprenditoria condivide la grave emergenza sanitaria, economica e finanziaria.
La doverosa e prioritaria attenzione alla salvaguardia della salute dei propri collaboratori, ha portato, in moltissimi casi, gli imprenditori a sospendere le attività e quindi la produzione.
Gli imprenditori del mondo UCID (Unione cristiana imprenditori dirigenti) hanno avvertito, forse  prima e meglio degli altri, come il valore inalienabile della salute dovesse essere messo al primo posto, senza esitazioni e senza ritrosie, responsabilmente e in aderenza a quei valori che guidano il nostro agire nella società civile e nell’economia per il Bene Comune prima ancora di ogni altro aspetto.
Sorgono alcune domande e riflessioni, non per sterile spirito polemico, ma per offrire il proprio contributo al fine di sviluppare sinergie che supportino le imprese, che diano una visione di contesto del futuro prossimo e che permettano agli imprenditori di comprendere quali siano o quali potrebbero essere le condizioni e lo scenario che dovranno affrontare in un mercato che oggi non può quasi più definirsi tale. In questa prospettiva si colloca questo documento, redatto dagli imprenditori cristiani associati all’UCID.
Il recente intervento del Governo, effettuato con il D.L 17/3/2020 n. 18 , ha dato un primo segnale su vari fronti, fra i quali quello fiscale, sostanzialmente ridotto, salvo qualche eccezione, ad una sospensione degli adempimenti e dei versamenti sino al 31 maggio 2020, e quello previsto in altri articoli che riguardano determinati ammortizzatori sociali messi in campo (cassa integrazione, congedi parentali, equiparazione della quarantena alla malattia, ampliamento delle modalità di fruizione della legge 104, ecc.).
Inoltre l’art. 56 del DL n. 18/2020 prevede delle misure di sostegno finanziario alle micro, piccole medie e grandi imprese colpite dall’epidemia.
Nel corpo di questo articolo, sostanzialmente si mette in atto un meccanismo a sostegno delle attività imprenditoriali che traguarda il suo limite temporale al 30 settembre del 2020, limite temporale che allo stato attuale, non può certo essere considerato di ampio respiro o tantomeno strutturale.
Infatti tra l’altro, è previsto che:
–  le garanzie che lo Stato, attraverso suoi organismi, assume nei confronti del mondo del credito, sono limitate al 30% dell’esposizione,
–  che non possono essere revocate le aperture di credito,
– che viene disposta una proroga delle scadenze per i prestiti non rateali sempre al 30/9/20 e lo stesso dicasi per lo spostamento delle scadenze per mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale nonché per le rate o canoni di leasing la cui scadenza viene differita al 30/9/20.
Per quanto sia doveroso riconoscere al Governo l’impegno profuso, è evidente che tale intervento non può essere risolutivo anche perché, nell’incertezza che condiziona e avvolge questa situazione nel suo complesso, il termine del 30 settembre appare come una scadenza non definitiva, vista l’evoluzione ancora non in regresso dell’epidemia.
Il recentissimo ultimo provvedimento governativo emesso con il DPCM 22/03/2020, nell’intento di ridurre ulteriormente la diffusione del contagio, ha disposto alcune limitazioni agli spostamenti da un comune all’altro e, cosa rilevante, ha sospeso le attività di tutti i comparti che non siano classificabili come “essenziali”, indicando questi ultimi, nell’allegato 1 al DPCM.
Tutto questi provvedimenti inevitabilmente incideranno nell’economia del Paese, ma il momento è talmente grave che tutti ne comprendiamo la necessità e l’urgenza.
Molti di noi imprenditori hanno o avevano già sospeso l’attività, mentre altri la devono continuare nell’interesse generale, con grande senso di responsabilità e di rispetto delle regole.
E allora cosa chiede oggi un imprenditore coscienzioso che vede sospesa la produzione, che non vede quindi entrare i normali ed indispensabili flussi di liquidità, che, e questo è il  punto, vuole però darsi una vision per il “dopo”, quando, auspicabilmente, si tornerà ad una certa normalità?
L’imprenditore non chiede danaro o finanziamenti, sa che il rischio d’impresa fa parte della sua condizione economica e sociale e responsabilmente se lo assume; non chiede di non pagare il giusto dovuto in termini di imposte, contributi e quant’altro, ma vuole che lo Stato, in una visione d’insieme nel fare sistema, possa metter in atto la sua funzione di Garante per quei rapporti con il sistema bancario che certamente emergeranno in tutta la loro forza dopo il 30 settembre 2020, termine più volte evocato nel DPCM ultimo.
Un provvedimento sul modello tedesco che, inaudita altera parte, ha messo concretamente in campo risorse per ben  550 miliardi di euro per sostenere le proprie imprese.
Vale anche per noi quanto ha affermato il Ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, che ha presentato il piano in quattro fasi, accolto molto positivamente dal mondo economico e soprattutto dalle Borse europee: “È una questione di vita o di morte per tutti noi, ma abbiamo la forza finanziaria per superare questa crisi».
Parallelamente anche il Ministro dell’Economia, Peter Altmaier, è intervenuto dichiarando che «non c’è un limite superiore» al credito che la KfW, la banca statale per il sostegno alle imprese, potrà mettere a disposizione del sistema.
Sostanzialmente il pareggio di bilancio è stato abbandonato riconoscendo che in una situazione di questa portata non si può pensare di risparmiare, ma occorre iniettare energia vitale nel sistema economico tedesco, noto come “locomotiva d’Europa”.
Pertanto, considerato che in questa situazione così drammatica ed eccezionale, come tale riconosciuta dallo stesso art. 107 dei Trattati sul funzionamento dell’Unione Europea, determinati vincoli europei possono oggi essere superati, gli imprenditori in qualsiasi settore operino, hanno assoluta necessità di avere al loro fianco uno Stato davvero “amico”, che sia  coprotagonista autorevole nel “sistema Paese” e affianchi il mondo dell’impresa in tutte quelle relazioni vitali con il mondo del credito, che garantisca l’impresa, stabilendone le condizioni perché non ci siano abusi, e la sostenga in maniera strutturata per un certo periodo di tempo che non può essere, almeno con lo scenario attuale, di brevissimo periodo.
Infatti, pensiamo a quelle imprese che hanno già fatto degli investimenti, o hanno già assunto impegni con il mondo bancario, o ancora avevano consapevolmente messo in atto una strategia ed una programmazione che bruscamente ed improvvisamente si sono dovute azzerare senza la possibilità, a macchine ferme, di avere l’opportunità ed il tempo per riprogrammare e ripianificare mettendo in campo azioni e leve gestionali adeguate, cosa non possibile adesso perché semplicemente le imprese sono ferme e tutti i fattori della produzione in stand-by a tempo determinato. Che ne sarà di loro?
Questo ruolo che lo Stato potrebbe, anzi dovrebbe, potere agire servirebbe anche da volano per le imprese sane, che ritroverebbero nuovo slancio per potere competere con mercati, interni ed esterni, che usciranno decisamente modificati, se non trasformati, dopo questa emergenza.
E sarebbe anche un’ ottima opportunità per il mondo bancario e del credito in generale, per potere avere il ritorno dei propri finanziamenti e quindi concederli magari con maggiore apertura rispetto a quanto avviene normalmente in questo mondo.
Senza avere la pretesa di essere una richiesta esplicita, questo documento, facente riferimento alla sussidiarietà, dimensione tipica della Dottrina Sociale della Chiesa, vuole semplicemente interpretare le esigenze che provengono da imprenditori del mondo UCID che, seriamente e responsabilmente, svolgono la propria funzione sociale, prevista anche dalla Costituzione Italiana, nella convinzione che il nostro Paese ha tutte le energie, le capacità e le forze per affrontare il futuro insieme, facendo sistema e dando ciascuno il proprio contributo, con trasparenza e correttezza, con lealtà e senso civico, con volontà convergenti che siano orientate allo stesso unico risultato: rimettere in piedi l’economia italiana duramente provata e consentire alle imprese di continuare con fiducia la propria attività e nello stesso tempo garantire i livelli occupazionali..
In questo contesto gli imprenditori UCID sono pronti a metter in campo tutte le loro energie e competenze, a fare, se necessario, ulteriori sacrifici se questo potrà servire al nostro Paese ed al Bene Comune.
*Presidente regionale Unione cristiana imprenditori dirigenti

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