Da dove ricomincia il turismo

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Cattolica-Gabicce Mare
Tratto da lavoce.info
di Stefano Castriota, economista
Con la stagione turistica bloccata dall’emergenza, le imprese del settore hanno un problema di liquidità. Ma bisogna ragionare anche sulle strategie future: da come spalmare nell’anno ferie e vacanze scolastiche a ingenti sgravi fiscali per la ristrutturazione degli impianti ricettivi.
Perché riorganizzare le vacanze scolastiche
Le previsioni del Fondo monetario internazionale vedono il Pil italiano contrarsi del 9,1 per cento nel corso del 2020, per recuperare solo parzialmente nel 2021 con una crescita del 4,8 per cento.
Gli effetti colpiranno con maggiore durezza tutti quei settori nei quali vi sono assembramenti di persone che possono incrementare il rischio di contagio. Tra questi spicca il turismo: secondo l’Onit in Italia pesa per circa il 13,2 per cento del Pil e il 14,9 per cento dell’occupazione.
Nel breve periodo, la priorità per le autorità governative è ovviamente garantire la sopravvivenza delle imprese fornendo liquidità, per evitare che vadano in “arresto cardiaco”. Dopodiché, però, è necessario ragionare su strategie di medio periodo per rilanciare il settore. Tra i vari strumenti che è possibile immaginare ve ne sono due che potrebbero fornire un valido aiuto, con ricadute positive anche su altri settori, come l’edilizia.
Il primo strumento è la riorganizzazione delle ferie, un provvedimento che Francesco Rutelli aveva già proposto nel 2006, quando era ministro dei Beni culturali. Oggi, le ferie dei lavoratori sono fortemente concentrate nelle due settimane a cavallo di Ferragosto con la paralisi di gran parte della pubblica amministrazione e dell’attività produttiva, mentre quelle scolastiche prevedono tre mesi d’estate e quasi nulla nel resto dell’anno.
Sarebbe invece opportuno copiare il modello tedesco dell’organizzazione delle vacanze scolastiche – che a sua volta influenza quelle dei lavoratori – e che prevede un numero totale di giorni simile all’Italia, ma una diversa ripartizione. D’estate vi sono solamente sei settimane di vacanza, ma si recupera a Pasqua, quando le scuole rimangono chiuse per due settimane anziché una. Si aggiungono poi due settimane di vacanze autunnali (Herbstferien), una settimana d’inverno (Winterferien) – per andare in montagna cosicché gli studenti non perdano giorni di lezione se la famiglia fa la settimana bianca -, una settimana per la Pentecoste (Pfingstferien), oltre alle solite due settimane natalizie. In Italia il clima è molto più torrido che in Germania, dunque per poter frequentare le lezioni d’estate è necessario un programma d’investimenti sull’edilizia scolastica per installare adeguati sistemi di climatizzazione. Un investimento considerevole, ma più che giustificato dai ritorni economici di un turismo gestito in modo più efficiente e dal processo di surriscaldamento globale che rende le aule scolastiche arroventate per periodi sempre più lunghi, con conseguente calo del rendimento degli studenti.
Per ridurre l’affollamento delle destinazioni turistiche, in Germania le vacanze scolastiche hanno anche calendari diversi a seconda delle regioni. Ad esempio, nel 2020 le sei settimane di vacanze estive saranno dal 29 giugno all’11 agosto nel Land della Nordrhein-Westfalen, mentre in Baviera dal 30 luglio al 7 settembre, periodi quasi totalmente complementari. Lo stesso accade per le altre vacanze, ad eccezione di quelle natalizie e pasquali.
Questa strategia aumenta il tasso di riempimento medio annuale delle strutture alberghiere, alleggerisce il sovraffollamento di autostrade, aeroporti, alberghi e spiagge nei periodi di picco, riduce i prezzi al consumatore e migliora la qualità del servizio offerto. La stagionalità nel turismo ha un impatto negativo sull’accesso al capitale, sulla capacità delle imprese di trattenere personale qualificato e sul sottoutilizzo delle strutture, che ne riduce il rendimento medio rendendo l’attività impraticabile in alcune aree.
Scaglionando le vacanze scolastiche, dunque, si migliora l’efficienza nella gestione del turismo, a tutto vantaggio sia dei produttori che dei consumatori. Nel 2006 le proposte avanzate dall’allora ministro Rutelli finirono in un nulla di fatto, ma ora si dovrebbe fare di necessità virtù e andrebbero riconsiderate.
Sgravi fiscali per le ristrutturazioni
Il secondo strumento che si potrebbe utilizzare per rivitalizzare il turismo sono gli sgravi fiscali per la ristrutturazione delle strutture ricettive. L’Italia è stato uno dei primi paesi a sviluppare il turismo in Europa nel secondo dopoguerra. Ciò comporta che i nostri alberghi siano mediamente molto vecchi e faticano a reggere la concorrenza con paesi che hanno strutture più moderne e confortevoli, come Spagna o Thailandia. Si pensi che il 20 per cento delle strutture ha oltre cento anni e il 60 per cento ne ha più di trenta. Alcune strutture alberghiere versano in condizioni talmente critiche da avere bisogno di un immediato sostegno per sopravvivere allo tsunami economico dalla pandemia, ma altre – se fornite di adeguati strumenti fiscali – potrebbero approfittare di una stagione parzialmente compromessa per attuare importanti lavori di riqualificazione. Il settore edilizio è in crisi da anni, ma con il consumo di territorio effettuato negli ultimi cinquanta anni e una popolazione in diminuzione non si può pensare di rilanciarlo continuando a costruire. La parola d’ordine deve essere “riqualificazione”, da attuare mediante sgravi fiscali più generosi di quelli attuali e soprattutto concentrati al momento delle ristrutturazioni e non dilazionati nel tempo, perché le aziende sono in crisi di liquidità e non possono aspettare i tempi della burocrazia. La crisi potrebbe essere così l’occasione per migliorare in modo strutturale il settore e per aiutare contemporaneamente anche l’edilizia.

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