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Rimini. Comune in contenzioso con lo Stato per 2 milioni di Ici non versata

Gian Luca Brasini, assessore al Bilancio

Comune in contenzioso con lo Stato per 2 milioni di Ici non versata. Insomma, gli interessi di Rimini non sono quelli dello Stato. Anzi. Il Comune di Rimini decide di resistere nel giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, dopo il ricorso dei Ministeri, già condannati dalla Corte d’appello a versare al Comune oltre 2 milioni di euro come risarcimento per Ici non versata dallo Stato.

Con l’approvazione della delibera del 17 novembre, la giunta comunale ha deciso di resistere nel giudizio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, dopo il ricorso dei ministeri dell’Economia e Finanze e dell’Interno, condannati dalla Corte d’Appello a versare al Comune di Rimini oltre 2 milioni di euro come risarcimento per Ici non versata dallo Stato.

Una condanna con cui la Corte d’Appello di Bologna, 6 mesi fa, aveva respinto il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno e dal Ministero Economia e Finanze (MEF) contro la sentenza di primo grado che, nel giugno 2016, accolse le ragioni del Comune di Rimini, condannando i Ministeri a versare i contributi economici compensativi, per ICI immobili di categoria D, che avrebbe dovuto ricevere dallo Stato per gli anni compresi tra il 2001 e il 2009.

Come noto la vicenda pone le sue basi vent’anni fa, con l’introduzione della possibilità per i fabbricati di categoria D (che comprende anche gli alberghi) di rivedere le proprie rendite catastali e definendo per legge che i minori imponibili derivanti dalla autodeterminazione provvisoria di tale rendite fossero compensati con corrispondente aumento dei trasferimenti statali. A causa però di una diversa interpretazione della normativa, il Comune di Rimini ha subìto una riduzione degli importi spettanti per oltre 1,8 milioni di euro (856mila euro recuperati dal Ministero perché considerati non dovuti e 984mila euro mai versati). Per questo motivo, l’Amministrazione, a fronte di un cambio di interpretazione della norma che ha finito per penalizzare il bilancio comunale, decise nel gennaio del 2010 di presentare ricorso al TAR, il quale dichiarò il difetto di giurisdizione in favore del Giudice Ordinario e, conseguentemente, proseguì con la costituzione in giudizio innanzi al Tribunale di Bologna che in primo grado nel 2016 riconobbe la bontà delle ragioni del Comune.

L’eventualità del ricorso in Cassazione dei ministeri, era già stata valutata dal Comune di Rimini che nella remota eventualità di una condanna ha previsto, un adeguato accantonamento al fondo rischi contenzioso.

“Abbiamo deciso di resistere al ricorso dei ministeri – dice l’assessore al Bilancio Gian Luca Brasini – per ribadire le ragioni del Comune di Rimini. Lo Stato interviene con riforme e provvedimenti che incidono sulle entrate di un Comune e non sono mai previsti trasferimenti a titolo compensativo, per far sì che i Comuni non debbano far fronte a squilibri di bilancio improvvisi. Queste sono risorse che oggi più che mai diventano essenziali, per far fronte allo sbilancio dovuto alla pandemia, sul quale attendiamo dal Governo garanzie e certezze finanziarie per mantenere adeguato il livello di servizi alle famiglie e di sostegno alle imprese in questa fase delicatissima.”




Pesaro. Palazzo della Provincia con problemi di statiticità, inagibile. Trasferiti i dipendenti

Il palazzo della Provincia

 

Il bel Palazzo della Provincia di Pesaro  con problemi di statiticità: inagibile. Trasferiti i dipendenti Intanto il direttore generale Marco Domenicci commissionerà una nuova indagine

“La verifica statica – dice Marco Domenicucci – ha fatto emergere problemi nella composizione del cemento armato, che non risponde ai requisiti minimi previsti dalla legge. Non c’è pericolo di crollo, ma per la sicurezza e l’incolumità dei dipendenti la sede verrà abbandonata. Ho subito informato la Rsu dell’ente. In mattinata ho contattato il professor Luigino Dezi dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, a cui commissioneremo un’ulteriore verifica per avere la certezza di quanto emerso. In questo momento sono presenti negli uffici della palazzina circa 50 dipendenti tra quelli che vengono in Provincia tutti i giorni e quelli che sono in lavoro agile parziale. Altri lavorano in smart working, ma dovremo trovare soluzioni affinché al termine della pandemia tutti possano avere spazi e uffici a disposizione. Nel frattempo garantiremo comunque tutti i servizi ai cittadini. Ho contattato la Regione Marche per la disponibilità di alcuni uffici: penso al palazzo di via Mazzolari, un tempo sede dell’Ufficio Turismo della Provincia prima della legge di riforma che ha tolto questa competenza al nostro ente. Lì potrebbero essere collocate 40 persone”.




Cattolica. Nuovo Palazzetto, progetto definitivo. Tribuna da mille posti

 

Nuovo Palazzetto, progetto definitivo. Tribuna da mille posti. Si potranno ospitare competizioni agonistiche di pallacanestro, pallavolo, ginnastica artistica e ritmica, arti marziali e pugilato, ma anche eventi. Attenzione alle diversabilità con soluzioni per una fruizione ottimale

L’impianto sorgerà nell’area dell’ex bowling all’interno del VGS

La giunta comunale dà il via libera all’elaborato redatto dalla società Mynd Ingegneria di Pianoro (Bologna) e pronto per l’ammissione a finanziamento. Tribune da oltre 1000 posti.

Il palazzetto previsto, per le caratteristiche costruttive e gli spazi disponibili, dopo le opere di trasformazione e finitura, sarà omologabile per discipline quali pallavolo (serie A2 Maschile e serie A1 Femminile), pallacanestro (serie B Maschile), ed a livello agonistico per ginnastica artistica e ritmica, arti marziali e pugilato. La superficie da gioco principale è pari a circa 1150 mq, con un’altezza utile interna di 9 metri. Due tribune telescopiche da oltre 1000 posti a sedere per la pallavolo e 552 posti per la pallacanestro. Particolare attenzione alla fruizione da parte delle persone con diversabilità, sia spettatori che atleti, con percorsi, servizi, attrezzature e posti a sedere dedicati per la completa accessibilità. Ed il palazzetto si presta anche eventi di natura diversa, in tal senso sono state previste soluzioni funzionali alla migliore acustica all’interno dell’impianto. Previsti impianti di climatizzazione invernale ed estiva ad alta efficienza per evitare il dispendio energetico e contenere i costi di gestione.

La scorsa settima si è perfezionata la cessione dell’immobile con un atto notarile sottoscritto tra un gruppo di società private ed il Comune e la Società. L’iter per la realizzazione dell’opera procede, dunque, speditamente e tale progetto si candida al recepimento delle somme necessarie al cofinanziamento dell’intervento. “Gli uffici del Comune – dice il sindaco Mariano Gennari – continuano a lavorare speditamente su un percorso di rigenerazione dal valore complessivo di circa 2,7 milioni. Il palazzetto che sorgerà sarà un impianto d’eccellenza inserito in un più eterogeneo distretto sportivo ed educativo e potrà proporsi quale volano fondamentale per la destagionalizzazione turistica del territorio”. È intenzione dell’Amministrazione, dopo il conseguimento delle risorse, di procedere celermente all’acquisizione dei pareri previsti dalle legge. Per abbreviare ulteriormente le tempistiche, si andrà a gara tramite appalto integrato permettendo, così, di individuare la società che si occuperà della progettazione esecutiva e della realizzazione dei lavori in una unica procedura. Il Dirigente ai progetti speciali, Baldino Gaddi, ha sottolineato come “quella del recupero del Bowling potrebbe sicuramente rappresentare una delle best practices di recupero degli spazi degradati delle periferie urbane. Il nuovo palazzetto potrebbe divenire un centro d’eccellenza dell’impiantistica sportiva Romagnola”. L’obiettivo temporale è quello di giungere all’affidamento dell’appalto entro la prossima estate e vedere l’avvio del cantiere subito dopo la bella stagione.




Rimini. Rapone, presidente di Amir: “I bilancio non so non opinabili”

Alessandro Rapone

 

di Alessandro Rapone, amministratore unico Amir SpA

L’assessore al Bilancio del Comune di Riccione ha dichiarato che l’Amministrazione
da lui rappresentata intende uscire da alcune aziende partecipate, decisione che in
linea di principio rientra nelle libere scelte di ogni singolo Comune.
Tra queste figura anche AMIR SpA: si tratta di una questione che si sta trascinando
da un paio d’anni, complice anche un decreto governativo che ha congelato
parzialmente gli effetti della cosiddetta Legge Madia, in cui venivano individuati
criteri finalizzati alla riduzione delle aziende partecipate, in specie quelle con bilanci
in deficit da tre esercizi consecutivi.
Ora, pur non essendo questo il caso di AMIR SpA, visto che da cinque anni
chiudiamo il bilancio in utile e soprattutto, negli ultimi tre esercizi abbiamo distribuito
ai soci oltre 4,2 milioni di euro, risulta piuttosto bizzarro il criterio di giudizio
dell’assessore nel classificare le partecipate da cui uscire.
Non mi pare molto elegante fare raffronti e graduatorie fra le diverse aziende di cui
il Comune detiene partecipazioni, ma al tempo stesso non posso accettare che la
sua valutazione faccia riferimento alla “performance” aziendale, visto che abbiamo
chiuso in utile anche il bilancio 2019, dove, l’assessore avrà sicuramente letto,
abbiamo anche fatto un accantonamento di 1,2 milioni di euro di riserva. Insomma,
non risulta corretto nella forma e nella sostanza quanto dichiarato dall’assessore in
riferimento ad AMIR SpA, laddove afferma che “i maggiori oneri di gestione
aggravano i bilanci”.
È pur vero che la partecipazione del Comune di Riccione nella nostra base
societaria è piuttosto esigua, rappresentando lo 0,52% del capitale sociale ma
nondimeno abbiamo sempre manifestato la massima attenzione al nostro socio,
che gode ovviamente di pari diritti rispetto agli altri Comuni con partecipazioni ben
maggiori.




Valconca. Coronavirus, dalla Protezione civile & C. grande contributo

Coronavirus, dalla Protezione civile grande contributo.

Sono coinvolte per l’assistenza alla popolazione e il presidio diurno delle attrezzature, la delegazione di Riccione della Croce Rossa
Italiana, l’Associazione Arcione di Riccione e l’Associazione Nazionale Carabinieri in Congedo di
Cattolica con 6 volontari/giorno.
Stanno fornendo il loro prezioso contributo fin dallo scorso marzo con la distribuzione del materiale informativo agli
esercizi commerciali e alla popolazione, la distribuzione delle mascherine, dei pacchi alimentari,
dei farmaci, ecc., ma nel contempo operano anche attraverso altre attività riconducibili
all’emergenza in atto. La Croce Rossa continua a curare la distribuzione dei pacchi
alimentari e dei farmaci alle persone bisognose, a provvedere alla consegna a tutti i medici del
territorio dei vaccini antinfluenzali e al trasporto dei degenti COVID – 19 in uscita dagli ospedali,
Arcione all’assistenza all’emporio solidale di Riccione e insieme ad ANC a fornire informazion i sul
corretto utilizzo dei dispositivi di protezione e sulle norme di comportamento da tenere alla
popolazione in occasione di mercati, supermercati e nei luoghi ove vi è il rischio di assembramento.
L’impegno delle tre associazioni coinvolte è rilevante, la risposta è stata fin da subito pronta ed
efficace; per far fronte a queste molteplici attività e garantire la continuità dei servizi resi tuttavia è
necessario poter contare su un importante numero di volontari .
Per questo motivo i sindaci dei cinque Comuni (Riccione, Cattolica, Coriano, Misano Adriatico, San Giovanni in Marignano), attraverso il Centro Operativo Intercomunale di si sono rivolti alla Regione Emilia Romagna affinché attivi il Coordinamento Provinciale  del Volontariato di Protezione Civile per il territorio afferente la Riviera del Conca.




Rimini. Biblioterapia, conferenza con Enzo Bianchi

Enzo Bianchi con papa Bergorglio

 

Sabato 21 novembre (ore 17) live streaming con una delle voci più ascoltate dell’esperienza religiosa contemporanea, Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, di cui è stato priore fino al 2017. Rendere la terra più abitabile, creare la bellezza fra gli uomini, riguarda credenti e non credenti, e le diverse fedi religiose. È questo uno dei messaggi di Enzo Bianchi, che individua nella fecondità di domande reciproche la strada per il discernimento della verità, “che non può avvenire senza l’altro, né tanto meno contro l’altro, ma attraverso l’incontro tra diversi”. Esiste un’arte del vivere, perché la vita che viviamo dipende anche dalle nostre consapevolezze, dalle nostre scelte. Una vita buona è segnata dalla ricerca del bene comune, dall’amore, e forse è tempo di “Trovare il tempo”, suggerisce Enzo Bianchi, per non essere trascinati nella tristezza patologica di una vita senza passato e senza futuro: «trova il tempo per pensare / e avrai meno paure/ Trova il tempo per riposare /e avrai più forza/ Trova il tempo per sognare/ e avrai più speranza/ Trova il tempo per amare/e sarai meno solo». La vita spirituale, che si può chiamare vita interiore, è una necessità della vita umana, senza di essa non c’è pienezza di vita, che non può significare moltiplicazione di cose, ma profondità delle esperienze. Per questo occorre riprendersi il tempo, e come profetizzava Paul Celan: «È tempo che sia tempo».

Biblioterapia. Come curarsi (o ammalarsi) coi libri” è organizzata dalla Biblioteca Gambalunga con il contributo e il patrocinio di IBC-Regione Emilia-Romagna, il contributo di SGR e la collaborazione dell’Ufficio scolastico di Rimini.

Enzo Bianchi

E’ il fondatore della Comunità monastica di Bose, di cui è stato priore fino al gennaio 2017. È una delle voci più ascoltate dell’esperienza religiosa nell’epoca contemporanea. Esperto di mistica e di spiritualità, è autore di commenti a libri della Bibbia (Genesi, Cantico dei Cantici, Apocalisse). Tra le sue pubblicazioni: Cristiani nella società (Rizzoli 2003); Lessico della vita interiore. Le parole della spiritualità (BUR 2004); La differenza cristiana (Einaudi 2006); Immagini del Dio vivente (Morcelliana 2008); L’amore vince la morte (San Paolo 2008); Per un’etica condivisa (Einaudi 2009); Ogni cosa alla sua stagione (Einaudi 2010); L’altro siamo noi (Einaudi 2010); Ama il prossimo tuo (Il Mulino 2011); Tristezza. Il rapporto deformato con il tempo (San Paolo 2012); Resisti al nemico. La lotta spirituale (San Paolo 2012); Fede e fiducia (Einaudi 2013); La violenza e Dio ( V&P 2013); Dono e perdono (Einaudi 2014); Perché pregare, come pregare (San Paolo 2014); Nella libertà e per amore (Qiqajon, Comunità di Bose 2014);Raccontare l’amore. Parabole di uomini e donne (Rizzoli 2015); Spezzare il pane. Gesù a tavola e la sapienza del vivere (Einaudi 2015); L’amore scandaloso di Dio (San Paolo 2016); Gesù e le donne (Einaudi 2016); Ero straniero e mi avete ospitato (Rizzoli 2006); Il pane di ieri (Einaudi 2008); La vita e i giorni. Sulla vecchiaia (Il Mulino 2018); L’arte di scegliere. Il discernimento (San Paolo 2018); Non muri ma ponti. Per una cultura dell’incontro e del dialogo (San Paolo 2018, con N. Galantini e G. Ravasi); Credere oggi (EDB. 2020, con Laura Boella.




Economia. Commercio, con la Rcep la Cina chiude il cerchio

 

Tratto da lavoce.info

di Alessia Amighini, professore associato di Politica economica presso l’Università del Piemonte Orientale e Associate Senior Research Fellow nel programma Asia dell’ISPI

Quello siglato in Vietnam tra la Cina e altri 14 paesi asiatici è l’accordo commerciale più grande del mondo. Una rivincita di Pechino che, dopo il fallimento del Tpp per mano di Trump, prova ora a isolare gli Stati Uniti nel Pacifico. Cosa cambia per l’Ue?

Un “blocco asiatico” dei commerci

Con la firma, il 15 novembre scorso, della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), è stata istituita un’area commerciale che rappresenta il 30 per cento del Pil mondiale ed è altrettanto rilevante in termini di popolazione. In questo modo vengono poste le basi per riunire di fatto la Cina con il Sudest asiatico, la più grande regione emergente del mondo – già radunata nell’Asean (10 paesi che ospitano 600 milioni di persone) – e con l’Asia nord-orientale, dove Giappone e Corea del Sud rappresentano le punte economicamente e tecnologicamente più avanzate.

Questo accordo rappresenta una vera e propria svolta per il futuro delle relazioni economiche internazionali, per tanti motivi. Innanzitutto, la Rcep configura l’area commerciale più grande del mondo, sebbene meno ambiziosa delle altre principali (Ue e Nafta), e soprattutto con un elevato grado di complementarietà produttiva: vi partecipano paesi industrializzati alla frontiera della tecnologia e paesi emergenti che possono coprire in modo efficiente le produzioni a più alto contenuto di lavoro. Questa complementarietà è proprio l’elemento da cui dipende il successo degli accordi commerciali che includono facilitazioni sulle produzioni realizzate prevalentemente all’interno (cioè con un’elevata percentuale di valore aggiunto regionale).

In tal senso, la Rcrp si appresta a creare quel grande “blocco asiatico” dei commerci che finora non era mai davvero arrivato a completamento, perché la Cina era sempre stata inserita pesantemente nelle filiere “occidentali”, con Europa e Stati Uniti. Oggi invece la Cina mira a creare filiere regionali, per due motivi: svincolarsi dall’eccessiva dipendenza, produttiva e finanziaria, dagli Stati Uniti, troppo pericolosa in quanto legata a doppio filo all’esito elettorale; e costruire un grande mercato asiatico che accolga le sue merci, inclusi i contenuti high tech che si prefigge di produrre soprattutto in casa (magari con l’aiuto delle imprese giapponesi e coreane). Questo accordo fa il paio con la strategia della dual circulation (aumento del consumo interno e al contempo grande importanza al commercio e agli investimenti diretti), espressa nel 14° piano quinquennale approvato pochi giorni fa per il periodo 2021-2025.

Il ruolo di Usa e Ue

Oggi il protezionismo americano e la recessione dovuta alla pandemia hanno creato un doppio varco per le ambizioni cinesi. Da un lato infatti la caduta rovinosa del Tpp per mano del suo stesso proponente, gli Stati Uniti, ha indirettamente suggerito alla Cina l’idea di unire tutti i paesi asiatici che si affacciano sul Pacifico – Australia inclusa – per favorire filiere asiatiche e isolare così gli Usa. D’altra parte, nel mezzo della pandemia, l’Asia è l’unica area del mondo che è già ripartita e che in realtà non si è mai completamente fermata: ciò significa che avrà un vantaggio di tempo nel ridefinire la geografia della produzione regionale. Nella nuova geografia delle filiere che la Cina vorrebbe disegnare, l’Europa è un partner importante e negli ultimi anni ha siglato accordi di partenariato economico (Fta) con alcuni dei paesi più importanti dell’area Rcep: Giappone, Corea del Sud e Vietnam. Questi accordi sono un grande successo commerciale e istituzionale ma è importante evitare che le regole delle Fta con l’Ue in termini di caratteristiche dei prodotti non subiscano la concorrenza “dal basso” dalle regole più lasche dell’Rcep.

La Rcep, intorno al quale si discute almeno dal 2013, è stato da più parti sminuito nel suo potenziale per essere molto meno ambizioso del Tpp e delle Fta dell’Ue. Al contrario, oggi è stata proprio questa caratteristica è stata il motivo del suo successo. La strada è lunga perché i risultati si vedano: l’accordo va ratificato dai parlamenti nazionali e oggi molti paesi del Sudest asiatico sono riluttanti a legarsi ancor di più alla Cina di quanto già non siano. Intanto, con la Rcep si realizza indirettamente un accordo tra i tre principali paesi asiatici – Cina, Corea del Sud e Giappone – che da tempo dialogano per creare un’area di libero scambio, che i troppi nodi politici irrisolti hanno finora ostacolato.

A questo punto, è ancor più chiaro che la Cina non fosse affatto ai blocchi ad aspettare l’esito delle elezioni americane: la guerra commerciale di Trump aveva già confermato a Pechino l’opportunità di allentare drasticamente il legame con gli Stati Uniti e – qualunque sia l’atteggiamento prevalente oggi a Washington rispetto al “rivale sistemico” – la Cina ha fatto i suoi giochi.




Provincia di Rimini. Cure anziani e disabili, mezzo miliardo dalla Regione

Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna

 

Mezzo miliardo di euro per la cura degli anziani e le disabilità gravi e gravissime. 450 milioni la dotazione 2020 del Fondo regionale per la non autosufficienza, a cui si aggiungono 55,5 milioni del Fondo nazionale. Il presidente Stefano Bonaccini: “A fianco delle famiglie e di chi ha bisogno, non sarà la pandemia a distoglierci dal nostro impegno”. Gli assessori Schlein e Donini: “Mai come in questo momento di grave crisi sanitaria e sociale tante persone attendono risposte concrete ai loro bisogni”

Assistenza domiciliare, assegni di cura, strutture residenziali e centri diurni socio-riabilitativi per i non autosufficienti, oltre ai progetti di “Vita Indipendente delle persone con grave disabilità”. La proposta della Giunta sulla programmazione e ripartizione delle risorse alle Aziende sanitarie del territorio ha incassato oggi il via libera della Commissione assembleare

“La quotidianità è rappresentata dalle famiglie, dalle persone anziane e da quelle fragili che hanno bisogno di cure e di attenzioni- afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. E lo è ancora di più durante un evento così drammatico come la pandemia che stiamo vivendo. L’aumento delle risorse vuole dunque essere un segnale preciso sul fatto che vogliamo rafforzare il nostro impegno a essere al loro fianco”.

“Anche quest’anno- annunciano la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein, e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- siamo riusciti ad aumentare le risorse destinate agli anziani e alle persone con gravi disabilità e alle loro famiglie. E ancora una volta, tra risorse regionali e statali per la non autosufficienza, possiamo contare su una dotazione finanziaria tra le più alte in Italia. Questo aumento è stato possibile anche grazie all’approvazione da parte del governo del Piano nazionale per la non autosufficienza relativo al triennio 2019-2021, che ha stanziato a favore della nostra regione, per il 2020, oltre 55 milioni di euro”.

“La Regione Emilia-Romagna, attraverso risorse del Fondo regionale, sostiene da molti anni i percorsi domiciliari, di assistenza e cura per le persone con disabilità grave e gravissima- aggiungono vicepresidente e assessore-. Si tratta di interventi integrativi e aggiuntivi rispetto a quanto già previsto dai Livelli essenziali di assistenza, che consentono percorsi domiciliari per evitare l’istituzionalizzazione e migliorare la qualità di vita delle persone. Mai come in questo momento di grave crisi sanitaria e sociale tante persone e tante famiglie attendono risposte concrete ai propri bisogni”.

Degli oltre 450 milioni del Fondo regionale, vengono assegnati alle Aziende sanitarie del territorio, da Piacenza a Rimini, più di 317 milioni sulla base della distribuzione della popolazione residente dai 75 anni in su, che in regione erano 574.112 all’ 1 gennaio 2020; oltre 116 milioni sono destinati al finanziamento di interventi a favore di persone con disabilità e gravissime disabilità acquisite; i restanti 15,8 milioni assicurano servizi in presenza di gestioni particolari pubbliche e private e strutture di piccole dimensioni in zone montane e disagiate.

Alle Aziende saranno anche assegnati i 55,5 milioni di euro del Fondo nazionale.

Il riparto del Fondo regionale, per Aziende sanitarie

Del pacchetto complessivo (450 milioni), 92,8 milioni sono destinati a Bologna, 67,5 a Modena, 49 a Reggio Emilia, 44,4 a Parma, 38 a Ferrara, 30,3 a Piacenza, 13 a Imola; e 115 milioni alla Romagna.

Il riparto del Fondo nazionale, per Ausl

Dei 55,5 milioni di risorse statali del Fondo nazionale per la non autosufficienza, 11,2 milioni sono destinati a Bologna, 8,4 a Modena, 6,1 a Reggio Emilia, 5,5 a Parma, 4,6 a Ferrara, 3,6 a Piacenza,1,6 a Imola; i rimanenti 14 milioni di euro alla Romagna.

Altre risorse stanziate per il 2020 a favore delle persone con gravi disabilità

La programmazione 2020 prevede lo stanziamento di ulteriori risorse di provenienza statale e regionale, che si aggiungono a quelle rese disponibili dai Fondi per le non autosufficienze. Nel dettaglio: 5,8 milioni di euro dal Fondo “Dopo di noi” che serviranno a dare concreta assistenza alle persone con gravi disabilità che rimangono prive di sostegno familiare; 6,7 milioni per la realizzazione degli interventi a favore dei caregiver familiari; 2,9 milioni di euro provenienti dall’apposito “Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità”, istituito a livello nazionale per coprire le spese sostenute, tra il 17 marzo e il 31 luglio 2020, dagli Enti gestori.