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Provincia di Rimini. Coronavirus: 100 positivi (3.660 il totale), 7 in terapia intensiva, nessun decesso

 

AGGIORNAMENTO 24 OTTOBRE 2020

 

Coronavirus: 100 positivi (3.660 il totale), 7 in terapia intensiva, nessun decesso.

Emilia Romagna. Ancora record di tamponi, 17.612. I nuovi positivi sono 1.180, di cui 619 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. 238 le persone già in isolamento al momento del tampone.

Effettuati anche 2.256 test sierologici. Oltre il 94% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. Dieci nuovi decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 45.542 casi di positività, 1.180 in più rispetto a ieri, su un totale di 17.612 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

Dei nuovi positivi, sono 619 gli asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: complessivamente 238 persone (tra i nuovi positivi) erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 250 sono state individuate nell’ambito di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 43,8 anni.

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AGGIORNAMENTO 23 OTTOBRE, ore 12

Coronavirus, 116 positivi (3.560 il totale). 6 in terapia intensiva. Nessun decesso.

 

Emilia Romagna. Su quasi 16mila tamponi 888 i nuovi positivi, di cui 472 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. 182 le persone già in isolamento al momento del tampone

Effettuati anche 2.855 test sierologici. Circa il 94% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. Per il secondo giorno consecutivo nessun nuovo paziente in terapia intensiva (86 in totale). Dieci nuovi decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 44.365 casi di positività, 888 in più rispetto a ieri, su un totale di 15.978 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.
Dei nuovi positivi, sono 472 gli asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.
Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: complessivamente 182 persone (tra i nuovi positivi) erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 278 sono state individuate nell’ambito di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 44,8 anni.

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AGGIORNAMENTO 22 OTTOBRE, alle 12

Coronavirus: 86 positivi (38 sintomatici), 3.444 il totale nella provincia di Rimini. Sei in terapia intensiva. Nessun decesso.

 

In Emilia Romagna.  Su 16.179 tamponi 889 i nuovi positivi, di cui 486 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. 224 le persone già in isolamento al momento del tampone

Effettuati anche 2.053 test sierologici. Circa il 94% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. Sei nuovi decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 43.477 casi di positività, 889 in più rispetto a ieri, su un totale ancora molto alto di 16.179 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46,2 anni.

Sui 486 asintomatici, 176 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 23 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 5 per screening sierologico, 14 con i test pre-ricovero. Per 268 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La provincia con più contagi è quella di Bologna (235), a seguire Reggio Emilia (114), Rimini (86), Modena (84), Parma (76), Piacenza (75), Ferrara (57), Ravenna (52), l’area di Cesena (43), il territorio di Forlì (36) e quello di Imola (31).

I tamponi effettuati sono stati 16.179, per un totale di 1.433.217. A questi si aggiungono anche 2.053 test sierologici.

Le persone complessivamente guarite salgono a 27.277 (+20 rispetto a ieri).

 

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AGGIORNAMENTO 21 OTTOBRE, alle 12

 

A Rimini e provincia, su 100 nuovi positivi, 31 hanno effettuato il tampone per presenza di sintomi, 35 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 6 attraverso i test per le categorie più a rischio, mentre per 28 nuovi positivi l’indagine epidemiologica è ancora in corso. In terapia intensiva 7 pazienti a Rimini (invariato rispetto ieri).

EMILIA ROMAGNA:  Coronavirus. L’aggiornamento: ancora record di tamponi, oltre 17.100, 671 i nuovi positivi, di cui 305 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. 159 le persone già in isolamento al momento del tampone

Effettuati anche più di 2.100 test sierologici. Il 94% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. Otto nuovi decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 42.588 casi di positività, 671 in più rispetto a ieri, su un totale record di 17.165 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 44,9 anni.

Sui 305 asintomatici, 125 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 36 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 1 per screening sierologico, 12 con i test pre-ricovero. Per 131 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La provincia con più contagi è quella di Bologna (172), a seguire Rimini (100), Reggio Emilia (82), Modena (79), Piacenza (59), Parma (51), Ferrara (38), Ravenna (29), il territorio di Forlì (26), l’area di Cesena (21) e quella di Imola (14).

 

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AGGIORNAMENTO 13 OTTOBRE

Positivi: 26 nuovi casi nel Riminese, 8 sono casi sporadici, in seguito a manifestazione dei sintomi; 16 per contatto con casi certi, per la maggior parte in ambito familiare; 2, infine, sono emersi da screening professionali.

EMILIA ROMAGNA

Su oltre 13.300 tamponi sono 341 i nuovi casi positivi, di cui 158 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. +133 i guariti, 86 le persone già in isolamento al momento del tampone

Effettuati anche circa 3000 test sierologici. Oltre il 95% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. In aumento i ricoveri, due nuovi decessi

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AGGIORNAMENTO 12 OTTOBRE

A Rimini e provincia si registrano 34 nuovi casi, di cui 9 asintomatici. Nel dettaglio: 25 sono stati individuati perché contatti con casi noti, di cui 20 in ambito familiare (2 dei quali con una persona rientrata dall’Albania) e 5 in contesto lavorativo o amicale; 5 casi sono pazienti sintomatici, sporadici; 4 rintracciati con lo screening pre-ricovero.

EMILIA ROMAGNA

337 nuovi positivi, di cui 132 asintomatici da screening regionali
Effettuati quasi 6.700 mila tamponi e oltre 2 mila test sierologici. Il 95% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. Un nuovo decesso coronavirus sul bus.jpg. Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 38.018 casi di positività, 337 in più rispetto a ieri, di cui 132 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

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AGGIORNAMENTO DELL’11 OTTOBRE

Coronavirus: 47 positivi (34 sintomatici); 2835 il totale.

A Rimini e provincia 47 nuovi casi, di cui 36 con sintomi, oltre la metà già in isolamento al momento del tampone. Nel dettaglio, 8 pazienti sono risultati positivi dopo il tampone eseguito per sintomi (di cui 1 dopo rientro dalla Toscana e 1 dalla Lombardia), 2 sono risultati positivi dopo rientro dall’estero (Romania), 34 sono risultati positivi per contatto stretto con casi noti (famigliari, amici e lavoro), 2 sono risultati positivi al tampone pre-ricovero per altre patologie, 1 è stato rilevato con test di screening professionale.

In Emilia Romagna 384 i nuovi casi positivi, di cui 171 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. 137 già in isolamento al momento del tampone

Effettuati quasi 8.700 tamponi e oltre 2.000 test sierologici. Il 95% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa. Un nuovo decesso

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 37.681 casi di positività, 384 in più rispetto a ieri, di cui 171 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 43,8 anni.

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AGGIORNAMENTO del 10 ottobre 2020

Coronavirus, 38 nuovi positivi

A Rimini e provincia dei 38 nuovi casi, di cui 29 con sintomi, tutti si trovano in isolamento domiciliare e oltre la metà era già in isolamento al momento del tampone. Nel dettaglio, 13 pazienti sporadici per sintomi, 4 rientri dall’estero (Albania e Spagna), 19 riconducibili a contatti con casi certi di cui 15 di origine famigliare e gli altri amicali o lavorativi; infine 2 sono rientri da altre regioni d’Italia (Toscana).

Coronavirus in Emilia Romagna: su oltre 13.700 tamponi sono 383 i nuovi casi positivi, di cui 162 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Il 95% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa

Effettuati oltre 2.800 test sierologici. 145 già in isolamento al momento del tampone. Un nuovo decesso

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42,8 anni.

 

 

 

 




Provincia di Rimini. “Proteggiamo i nostri Pronto soccorso”: accedere solo per necessità

Riccione, ospedale Ceccarini

“Proteggiamo i nostri Pronto soccorso”: accedere solo per necessità.

Solo in caso di urgenze non rimandabili, infortuni sul lavoro, patologie traumatiche e rispettare i percorsi previsti per gli altri casi. È l’invito che viene dalla direzione sanitaria aziendale e dalla direzione del Dipartimento di Emergenza Urgenza dell’Ausl Romagna, a fronte di un importante aumento degli accessi da parte di cittadini con patologie non gravi.

“Occorre che i nostri cittadini rispettino il percorso più adeguato per la loro patologia – dichiara il Direttore del Dipartimento Raffaella Francesconi – ricordando che il primo interlocutore resta il medico di famiglia, con le modalità che ognuno di questi concorda e comunica ai propri pazienti. In particolare il pronto soccorso, ed i servizi di emergenza in generale, compreso il 118, non possono essere considerati e utilizzati per velocizzare l’iter di approfondimenti diagnostici né per cercare di abbreviare l’eventuale richiesta di tampone, perché tali comportamenti mettono in crisi la capacità di risposta dei servizi, specie per quelle che sono le vere emergenze”.

L’invito a non presentarsi spontaneamente in Pronto Soccorso, ne’ peraltro alle altre strutture sanitarie, è particolarmente importante in presenza di febbre superiore ai 37,5°C o altri sintomi sospetti associabili al covid-19. Anche l’ultimo Decreto infatti, precisa che i soggetti con infezione respiratoria o sintomi gastroenterici con febbre devono rimanere presso il proprio domicilio e contattare il proprio medico curante che può attivare secondo criteri precisi il percorso diagnostico e l’esecuzione del tampone se indicato; vale a dire che non è consentito uscire in alcun caso, nemmeno per fare la spesa o accompagnare i figli a scuola (al termine un sintetico elenco delle misure da rispettare).

Con l’occasione si ribadisce inoltre che l’accesso alle strutture sanitarie è riservato unicamente al paziente (possono entrare solo gli accompagnatori di persone con fragilità o minorenni) e dopo aver effettuato gli screening all’ingresso da parte degli Stewart.

Queste misure – pur nella consapevolezza che possano provocare disagi – sono necessarie per garantire più sicurezza per tutti, cittadini e operatori e anche per garantire una presa in carico più efficace per ogni specifico problema di salute.

“Lo ribadiamo ancora una volta: l’attuale situazione dell’infezione da covid 19 non è paragonabile con quella dei mesi della ‘prima ondata’ – sottolinea il direttore sanitario dottor Mattia Altini -: allora il numero di positività era parametrato su un numero di tamponi molto minore e soprattutto la gravità dei pazienti era superiore. Anche il numero di positività, se parametrata al numero di tamponi eseguiti, resta in Romagna molto contenuta. Oggi la maggioranza dei pazienti riesce ad essere gestita al proprio domicilio e almeno al momento la rete ospedaliera, e soprattutto delle Terapie intensive, non è a rischio. Ciononostante, e proprio per mantenere questa situazione, è importante tutelare gli operatori e anche i pazienti. Sempre i cittadini dovrebbero accedere ai servizi dell’emergenza solo in caso di reale bisogno, e non come ‘scorciatoia’ per avere esami ed altro: in questo momento è ancor più importante farlo. Noi d’altra parte continueremo ad impegnarci al massimo per garantire una adeguata risposta e presa in carico ai problemi non urgenti a livello di medicina territoriale”.

 

Cosa fare in caso di sintomi sospetti per covid-19

· Restare a casa

· Non recarsi in Pronto soccorso o altre strutture sanitarie ma contattare il proprio medico/pediatra. Contattare il 118 solo in casi di comprovata gravità

· Se si è stati in contatto con persone risultate positive al covid-19, riferirlo al proprio medico




Rimini. Ecomondo (3-9 novembre), nella Piazza dell’Innovazione più di neonate aziende

Pneumatici rigenerati in altri prodotti

Ecomondo (3-9 novembre), nella Piazza dell’Innovazione più di neonate aziende.

La Green Economy italiana innova continuamente e ingaggia creatività e risorse, producendo nuove start-up. Lo dimostra la partecipazione di oltre 70 tra start-up e scale-up a Ecomondo e Key Energy 2020 (alla fiera di Rimini di Italian Exhibition Group dal 3 al 6 novembre prossimi), di cui ben 12 fondate nel corso di quest’anno. Tutte insieme rappresenteranno il fulcro della “Innovation Square” allestita da IEG al centro del quartiere fieristico riminese – dove per le due manifestazioni saranno presenti 750 aziende – con la collaborazione di ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e con main partner ART-ER (Attrattività Ricerca Territorio), Società Consortile dell’Emilia-Romagna.

Scendendo nel dettaglio, sono 40 le start-up e scale-up che presidiano i settori chiave di Ecomondo, manifestazione leader per la green economy. Si occupano di bioeconomia, gestione del ciclo idrico integrato, tecnologie e macchinari per la gestione dei rifiuti, ma tra loro spiccano anche aziende impegnate nell’ecodesign e nell’agrifood. Altre operano nel settore della cosmesi, dei biofertilizzanti, del riciclo della plastica, del pellet, o del packaging innovativo. Start-up, oltre a creatività e innovazione, significa anche ricerca di capitali e investimenti. Per facilitare in questo senso la filiera, la Innovation Square allestita da IEG ha anche lo scopo di servire da piazza di mercato, oltre che da vetrina. Ci sono poi le scale-up, e cioè le star-tup già mature che hanno già raggiunto una raccolta o un fatturato di un milione di euro.

Per i comparti riguardanti Key Energy, la manifestazione incentrata sulle energie rinnovabili, sono 33 le start-up e scale-up. Oltre agli ormai classici settori dell’efficienza energetica, il digitale da circa un paio di anni affascina le start-up che immettono innovazione di prodotto nei sistemi di monitoraggio digitale. Compaiono anche le piattaforme di crowfunding per sostenere progetti di piantumazione di aree verdi o le app che indicano quanto il nostro stile di vita contribuisca all’impatto climatico. Mentre, tra le ex start-up che hanno consolidato il proprio mercato, spiccano i progetti di intelligenza artificiale per il riconoscimento dei prodotti e le istruzioni per smaltirli come rifiuti, secondo le direttive delle utilities della città in cui si vive.




Economia. Discutere di Mes senza sapere perché

 

Tratto da lavoce.info

 

di Massimo Bordignon, professore ordinario di Scienza delle Finanze presso l’università Cattolica di Milano
e Gilberto Turati, professore ordinario di Scienza delle Finanze presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Si fa aspro lo scontro sulla possibilità di utilizzare il Mes. Ma favorevoli e contrari non sembrano avere un interesse reale al miglioramento del Servizio sanitario nazionale. Per questo servirebbe un piano particolareggiato, del quale non c’è traccia.

Torna di moda il Mes

Assieme alla curva dei contagi torna a crescere sui media anche il dibattito sul Mes, cioè sull’uso o meno da parte del governo della linea di credito speciale (pandemic crisis support) messa a disposizione dal Meccanismo europeo di stabilità, un’istituzione intergovernativa dei paesi euro, per finanziare con prestiti agevolati le spese sostenute dai paesi membri per affrontare la crisi sanitaria.

Come al solito, il dibattito è più o meno insensato. C’è una corrente di fautori a oltranza, secondo i quali se non si usano questi fondi non si potrà mai riformare la sanità italiana, che accusano i contrari di voler deliberatamente affossare il Servizio sanitario nazionale per pure ragioni ideologiche. A loro si contrappone una corrente di accaniti detrattori, che invece insiste sul fatto che nonostante tutti i passi formali presi in questo senso dalla Commissione , il ricorso al Mes porterebbe inevitabilmente a forme di sorveglianza macroeconomica, prive di senso nel contesto attuale. Dietro questi argomenti apparentemente economici, si nascondono spesso obiettivi politici non dichiarati, a favore o contro la sopravvivenza del governo attuale.

La realtà sul piano economico è molto più prosaica. Il vantaggio potenziale di ricorrere alla speciale linea di credito del Mes è che permette di risparmiare sugli interessi. La sua convenienza dipende dunque esclusivamente dalla differenza tra i tassi di interesse che il paese potrebbe spuntare finanziandosi sul mercato rispetto a quelli che dovrebbe pagare chiedendo i soldi in prestito al Mes. Ai tassi attuali un beneficio netto esiste ancora; ma è anche vero che si sta riducendo rapidamente, con il rendimento del Btp a 10 anni sceso attorno allo 0,8 per cento. È inoltre un fatto che, nonostante tutte le rassicurazioni della Commissione, esiste evidentemente ancora un forte “effetto stigma” sul ricorso al Mes, giustificato o meno che sia. A dimostrazione, basta guardare all’esperienza del Sure , uno strumento sostanzialmente analogo di prestiti agevolati da parte dell’Unione europea, in questo caso condizionato a finanziare spese a sostegno dell’occupazione. Mentre dodici paesi dell’area euro, tra cui l’Italia, hanno già chiesto un prestito al Sure, nessun paese euro ha al momento richiesto il finanziamento del Mes.

D’altra parte, appare poco convincente anche la posizione intermedia assunta dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Per il ministro, il Mes è come un bancomat che garantisce al paese la possibilità di accedere, fino ad un massimo di 36 miliardi di euro, a prestiti agevolati; meglio allora non usare questa possibilità adesso, quando i tassi sono bassi, ed esercitare invece l’opzione nel caso i nostri tassi dovessero di nuovo ricominciare a crescere o si verificassero altri problemi di liquidità. Il problema con questo argomento è che mentre è vero che i paesi euro possono fare richiesta al Mes fino alla fine del 2022, l’accesso ai fondi richiede una preliminare attestazione di sostenibilità del debito del paese richiedente da parte delle istituzioni europee. Una valutazione positiva in questo senso, non solo per l’Italia ma automaticamente per tutti i paesi euro, è stata definita la scorsa primavera, non è però detto che rimanga inalterata per tutti i due anni di possibile accesso alla linea speciale di credito. In altre parole, c’è il rischio che proprio quando ci serverebbe esercitare l’opzione Mes questa non sia più disponibile; o che comporti comunque per il paese il doversi sottoporre al rischio addizionale di una nuova valutazione sulla sostenibilità del debito.

Il progetto che manca

Ma l’elemento forse più surreale di tutto il dibattito è che si svolge senza alcun riferimento ai costi che il ricorso al Mes dovrebbe finanziare, cioè alle spese necessarie per riformare il sistema sanitario per renderlo più pronto ad affrontare le crisi pandemiche presenti o future. Ragionevolmente, si dovrebbe prima specificare il progetto di riforma della sanità e quantificarne tempi e costi; dopo si può anche ragionare se convenga finanziarlo solo con risorse interne oppure ricorrendo anche a prestiti dal Mes. Ma di questo articolato progetto di riforma del sistema sanitario italiano non c’è traccia. Anzi, risulta che anche gli interventi di emergenza già previsti per rafforzare il Ssn contro il Covid-19 siano stati soltanto parzialmente attuati, per esempio, nella predisposizione di un maggior numero di posti letti per terapie intensive.

La Nadef 2020 stima in 5,4 miliardi di euro le risorse in più stanziate dal governo nel 2020 sulla sanità per affrontare la crisi epidemica; ma in assenza di altri interventi, queste diventano solo 1,2 miliardi in più nel 2021 (rispetto agli usuali 120 miliardi di spesa), curiosamente esattamente lo stesso incremento annuale nel finanziamento riconosciuto al Ssn dai governi in periodi precedenti la pandemia. Le linee guida del governo sull’uso dei fondi del Next Generation-EU contengono una “missione” dedicata alla salute, ma si tratta solo di petizioni di principio, senza contenuti concreti, che ricalcano esattamente quanto già suggerito in campo sanitario dalle “raccomandazioni” della Commissione al paese. Insomma, invece di discutere del Mes, sarebbe il caso che cominciassimo a discutere seriamente su come vogliamo riformare il sistema sanitario.

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Santarcangelo di Romagna-Poggio Torriana. La Sangiovesa e Tenuta Saiano su Linea Verde

Manlio Maggioli titolare delle due aziende, nonché dell’omonimo Gruppo

La Sangiovesa

Il ristorante La Sangiovesa e la Tenuta Saiano su Linea Verde  domenica 25 ottobre alle 12.20 su Rai 1.

I conduttori vanno alla scoperta della campagna italiana tra storia, arte, gastronomia e innovazione.

La puntata che andrà in onda domenica 25 ottobre alle 12.20 su Rai 1 prende spunto da i Signori di Romagna che dominarono il territorio tra Rimini e Urbino per circa 200 anni e sarà dedicata alle eccellenze del nostro territorio.

Il programma, girato in Valmarecchia nella prima settimana di ottobre, ha aperto una finestra anche su due delle più importanti realtà imprenditoriali del nostro territorio: Tenuta Saiano e Osteria La Sangiovesa.

I conduttori del programma Beppe Convertini, Ingrid Muccitelli e Peppone Calabrese sono andati alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche della Romagna facendo tappa all’Osteria La Sangiovesa nel cuore di Santarcangelo di Romagna, dove hanno raccontato il lavoro delle “Sfogline” romagnole mentre tirano la pasta fatta in casa e la piadina e alla Tenuta Saiano di Montebello di Poggio Torriana.

Una tappa, quella nell’azienda agricola di Montebello, che ha permesso ai conduttori di raccontare una delle realtà locali più importanti dove viene sottolineata l’attenzione ambientale e la forte presenza di agricoltura e zootecnia biologica. Qui, infatti il veterinario della azienda romagnola, il dottor Alberto Marziali, ha raccontato come nascono e vengono allevati i maiali che vivono allo stato semibrado, cibati con granaglie e vegetali e senza antibiotici.

A Poggio Torriana Beppe Convertini ha poi incontrato i titolari della tenuta Manlio Maggioli ed Olivia Lucchi Maggioli. Un racconto quello di Manlio Maggioli che spazia tra l’amore per l’arte e le produzioni biologiche, il buon cibo e il vino. Non mancherà nella puntata una visita a L’Olfattorio. Ingrid Muccitelli ha infatti incontrato l’alchimista profumiere Baldo Baldinini che concepisce ricette segrete di vermouth, liquori e vini aromatizzati.

Una intera puntata quella di Linea Verde alla scoperta della Romagna, terra ricca di storia e di squisitezze tipicamente emiliano-romagnole.