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Rimini. Don Gallo: emergenza Covid e nessuno deve rimanere senza casa…

Emergenza Covid e nessuno deve rimanere senza casa…

“L’emergenza Coronavirus necessita di tutto un sistema di tutele sia per le popolazioni che accolgono i migranti sia per i migranti stessi” queste le parole della Ministra Lamorgese il 15 agosto 2020. Concordiamo con le parole della Ministra e ci rende quindi ancora più perplesse la lettura della circolare emessa un solo giorno prima, il 14 agosto 2020, da parte dello stesso Ministero dell’Interno.
La circolare, in sintesi, prevede che, sebbene lo stato di emergenza in Italia sia stato prolungato fino al 15 ottobre 2020, questo non debba essere applicato alle persone richiedenti asilo o titolari di protezione accolti nei progetti SIPROIMI. La circolare sostiene, infatti, che le persone che non hanno più i requisiti per rimanere nei progetti di accoglienza di primo e secondo livello debbano lasciarli, nonostante l’emergenza ancora in corso.
Le Prefetture dell’Emilia Romagna stanno già seguendo la direttiva nazionale, tanto che a diversi enti gestori sono prontamente arrivate comunicazioni di revoca dell’accoglienza. In un momento di pandemia, con i contagi da COVID-19 in aumento e molti servizi per senza fissa dimora interrotti o solo parzialmente funzionanti, proprio a causa dell’emergenza, la Prefettura disporrà nei prossimi giorni l’uscita di decine di persone dai progetti in cui sono accolti, comprese persone con vulnerabilità e disabilità certificate.
I territori della nostra regione si troveranno dunque a dover gestire una nuova mole di persone senza fissa dimora: l’emergenza abitativa per le persone straniere, già presente nel nostro paese, è chiaramente aumentata in modo significativo a causa della pandemia. La difficoltà nel reperire delle soluzioni abitative è altresì aggravata dal fatto che, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 113/18, convertito in L. 132/18, i titolari di permesso di soggiorno per casi speciali e protezione speciale non abbiano diritto ad entrare nei progetti SIPROIMI.
Insieme ai titolari di permesso per casi speciali anche i richiedenti asilo che hanno fatto richiesta di permesso temporaneo per ricerca lavoro con la cosiddetta sanatoria dovranno lasciare l’accoglienza. Al momento della convocazione in Questura, infatti, viene chiesto loro di rinunciare alla domanda di protezione internazionale come condizione per portare a termine la procedura. Una richiesta che secondo alcuni avvocati è illegittima, perché lede un diritto internazionale superiore a quello di una procedura amministrativa. E la conseguenza immediata di questa rinuncia è il non aver più diritto a permanere in progetti di accoglienza, poiché di fatto non si è più richiedenti asilo
L’aumento improvviso della popolazione senza fissa dimora sul territorio potrebbe causare un aumento del contagio tra queste persone e nuovi focolai di difficile

contenimento. Le donne e gli uomini senza fissa dimora, infatti, sono spesso costretti a vivere in insediamenti informali, in piccoli ambienti, senza riscaldamento e sistemi di aerazione, con una grave compromissione dell’accesso ai servizi igienici.

Queste condizioni di vita fanno si che la messa in atto delle misure di prevenzione della diffusione del contagio sia pressoché impossibile. La popolazione senza fissa dimora è ad alto rischio per la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie, ma anche per la carenza di informazioni adeguate e la difficoltà di accesso ai servizi sanitari del territorio.
La revoca dell’accoglienza di persone con vulnerabilità psichiche e fisiche aggiunge, inoltre, all’emergenza sanitaria un’emergenza sociale che non è meno allarmante. E’

plausibile ipotizzare che, in assenza di soluzioni abitative e di intervento da parte dei servizi, queste persone potrebbero costituire un pericolo per se stessi e per l’intera comunità.
Riteniamo che l’inclusione delle persone migranti nei piani nazionali di risposta all’emergenza COVID-19, permetterebbe non solo di proteggere i loro diritti, ma anche di tutelare la salute e la sicurezza pubblica e contenere la diffusione globale di COVID-19.

PROMUOVONO:
Operatrici e Operatori dell’Accoglienza di Rimini Casa Don Andrea Gallo (Rimini)
Rimini Umana
Romagna Migrante (Cesena) Forlì Città Aperta
Help Line Regionale Sanatoria
Ya basta Bologna

Hanno fino ad ora aderito:
Comitato Democrazia Costituzionale Emilia Romagna
Mediterranea Saving Humas Cesentatico
Vite in Transito (Rimini)
Messaggeri del mondo APS (Forlì)
Libertà e Giustizia Rimini
Manifesto contro l’Odio e l’Ignoranza
6.000 Sardine Rimini
Associazione Ardea (Rimini)
LiBERA Rimini, Cesena e Forlì

Per adesioni:
dalleradiciallestelle@gmail.com




Rimini. Sagra Musicale, prove della Bartoli gratuite…

Cecilia Bartoli

Gli appassionati affermano che le prove sono di gran lunga più emozionanti dei concerti ufficiali.

71a Sagra Musicale Malatestiana: un’occasione speciale per ragazzi di età inferiore ai 25 anni e agli over 70 per assistere gratuitamente alle prove del concerto di Cecilia Bartoli accompagnata da Les Musiciens du Prince

Sarà un inizio del tutto speciale quello che attende il pubblico riminese il 16 settembre prossimo quando alle ore 21, salirà sul palco del Teatro Galli Cecilia Bartoli accompagnata da Les Musiciens du Prince per il concerto inaugurale della 71a Sagra Musicale Malatestiana.

Mentre la piazza Cavour sarà allestita per consentire di assistere gratuitamente all’evento trasmesso in diretta su maxi schermo, il Comune di Rimini ha pensato d’offrire ai ragazzi di età inferiore ai 25 anni e agli over 70 la possibilità di assistere gratuitamente alla prova generale del concerto di Cecilia Bartoli con Les Musiciens du Prince, che si terrà il giorno 15 settembre alle ore 20,30 al Teatro Galli.

I posti saranno numerati. Si potranno prenotare non più di due biglietti a persona. Le prenotazioni si accetteranno fino ad esaurimento dei posti disponibili e potranno essere effettuate inviando una mail a sagramalatestiana@comune.rimini.it




Economia. Cpi in ogni quartiere: non sprechiamo i fondi NextGen

 

Tratto da lavoce.info

di Pietro Garibaldi, Professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Torino

Il dispiegamento senza precedenti di risorse europee è l’occasione giusta per provare a colmare l’atavica distanza tra domanda e offerta di lavoro in Italia. Una proposta per potenziare davvero i centri per l’impiego e non sprecare un’occasione storica.

Come investire le imponenti risorse dei Next Generation Eu Funds (NextGF) è una delle più importanti decisioni di politica economica che il governo dovrà assumere nelle prossime settimane, mesi e forse anni. Il paese non ha bisogno di investimenti poco significativi in ognuno dei suoi migliaia di comuni, ma di riforme per affrontare le sue grandi inefficienze. Uno dei nodi strutturali dell’Italia riguarda la distanza tra domanda e offerta di lavoro. Secondo le stime dell’Ocse, l’Italia è caratterizzata dal più alto indice di mismatch, un indicatore che tiene conto della differenza (in termini di skill e competenze) tra le caratteristiche della domanda di lavoro di cui le imprese hanno bisogno e le caratteristiche dei lavoratori in cerca di lavoro. Provare a migliorare l’efficienza allocativa del mercato del lavoro sarebbe un utilizzo saggio dei fondi europei. L’occasione dei NextGF è unica. Abbiamo a disposizione più di 200 miliardi tra prestiti europei e sussidi. Non possiamo sprecarli.

La tenuta dell’occupazione durante la pandemia

Per capire la posta in gioco, facciamo un passo indietro. Dallo scoppio della pandemia, l’intervento nel mercato del lavoro ha avuto due iniziative principali: il divieto di licenziamento e l’estensione della cassa integrazione a tutte le imprese, indipendentemente dal settore di appartenenza e dalla sua dimensione. A distanza di un quadrimestre, possiamo dire che i risultati sono stati tutto sommato positivi. Nonostante un crollo del Pil previsto su base annua di quasi il 10 per cento, l’occupazione ha per ora tenuto. Il tasso di occupazione è diminuito di poco più di un punto percentuale, dal 59 al 57,7 percento secondo le stime Istat di luglio 2020. I risultati negativi sono relativi all’occupazione a termine e all’occupazione giovanile. I primi sono crollati di 500 mila unità in sei mesi, mentre l’occupazione giovanile è diminuita rispetto a giugno 2019 di 250 mila unità, pari al 6 percento su base annua. Come ben sappiamo, la maggior parte dei giovani entra nel mercato con un contratto a termine.

La grande sfida è quella di come dare un futuro ai giovani. Mario Draghi lo ha detto chiaramente al meeting di Rimini ad agosto. Ursula von der Leyen e l’Europa hanno intestato il primo debito europeo alla prossima generazione. In Italia la disoccupazione giovanile è ora vicina al 30 percento e il rapporto tra disoccupazione giovanile e disoccupazione totale è sopra 3, uno dei valori più alti in Europa. Inoltre, i tempi medi della transizione scuola lavoro sono tra i più lunghi del continente. Non deve quindi sorprendere che l’indice di mismatch italiano sia tra i peggiori dell’Ocse.

I centri per l’impiego oggi

I NextGF devono essere destinati a grandi riforme strutturali che, ove necessario, possono richiedere spesa pubblica nel breve periodo. Una priorità assoluta dovrebbe essere quella di dare un ruolo preciso ai centri per l’impiego. Oggi quasi nessuno sa cosa siano, dove siano e a cosa servano. A Torino e Milano ve ne sono solo soltanto due. Oltre a essere pochi, i centri oggi hanno anche poche risorse. Una recente analisi dell’Anpal documentata da lavoce.info, mostra che le risorse umane sono poco qualificate (solo il 20 percento degli addetti è laureato) e con scarse dotazioni infrastrutturali (un addetto su cinque sostiene di avere un hardware a software inadeguato). Fortunatamente il problema è ben conosciuto dalla politica economica. Nel piano strutturale di riforme del 2019 sono previste 11.600 assunzioni per 1,2 miliardi. L’esperienza controversa dei navigator non deve scoraggiare a far sì che lo stato faciliti l’incontro tra domanda e offerta. Nel caso dei navigator e del reddito da cittadinanza, il vero fallimento è stato confondere e mischiare l’assistenza alla povertà con la ricerca di un lavoro adeguato.

Centri per l’impiego in ogni quartiere: come l’ufficio postale

Se utilizziamo bene i NextGF, i centri per l’impiego possono diventare come gli uffici postali: un ufficio in ogni quartiere che tutti sanno dove sia e a cosa serva. L’ufficio postale non è un luogo divertente, ma un posto necessario per accedere a un grande network. I centri per l’impiego dovranno essere il luogo principe per l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. Qualunque disoccupato frequenterà il centro non solo per essere profilato, formato quando necessario e disposto a testimoniare la sua disponibilità a lavorare. Entrerà nei centri soprattutto perché in quei luoghi e in quegli edifici troverà le informazioni sui posti vacanti adatti alle sue competenze. Al tempo stesso, ogni impresa dovrà contattare i futuri centri dell’impiego perché convinta di trovare il giusto lavoratore.

Serve creare un grande network digitale

Sia chiaro, un intervento di questo tipo richiede non solo edifici e personale qualificato, ma soprattutto un investimento infrastrutturale in creazione di database. Per quest’ultimo investimento è necessario un grande coordinamento tra regioni: è forse questa la vera difficoltà burocratica. Oggi i centri per l’impiego sono gestiti dalle singole regioni, e ciascuna regione tende ad avere il proprio database. Per aiutare la mobilità, la base di dati deve essere unica per il paese. Idealmente, una volta creata la rete, alla base dati potrebbero poi accedervi anche gli operatori privati. L’esperienza positiva di Germania e Giappone – due paesi con forti e capillari centri per l’impiego e scarsi problemi di disoccupazione giovanile – suggerisce che la strada è giusta.

L’occasione che abbiamo è unica. Possiamo investire per risolvere uno dei problemi strutturali del mercato del lavoro. Non sfruttarla sarebbe non solo un peccato veniale, ma quasi mortale.