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Pesaro. Museo nazionale Rossini, 3° concerto in streaming

Claudia Muschio

Museo nazionale Rossini, 3° concerto in streaming

Della nuova serie di concerti al ROF 2020: dall’11 al 16
agosto quattro recital con voce e
pianoforte che saranno diffusi in streaming sui canali social del ROF. Ne sono
protagonisti alcuni tra i giovani talenti usciti negli anni passati dai corsi
dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, accompagnati al pianoforte da
Giulio Zappa.
Il terzo concerto si terrà venerdì 14 agosto alle 11, ed avrà come
protagonista Claudia Muschio. L’ingresso è libero con prenotazione
obbligatoria (massimo 7 persone) allo +39 0721 192 2156 o via mail a
info@museonazionalerossini.it Il biglietto per accedere verrà inviato via mail
il giorno stesso dell’evento prenotato: occorrerà stampare e presentare
l’email all’ingresso.

Il programma
Adina – Cavatina di Adina «Fragolette fortunate»
La pastorella delle Alpi
Beltà crudele
La chanson du bébé
Maometto II – Aria di Anna «Giusto ciel»
L’occasione fa il ladro – Aria di Berenice « Voi la sposa pretendete »
Il quarto ed ultimo appuntamento con i Concerti al Museo si terrà domenica
16 agosto alle 11, protagonista Maria Laura Iacobellis.

Soprano, nata a Brescia, Claudia Muschio ha studiato al Conservatorio di
Brescia e quello di Ferrara, diplomandosi in entrambi con lode e menzione
d’onore. Nel 2018 ha preso parte alla produzione dell’ Ape musicale di
Lorenzo Da Ponte al Teatro Lirico di Cagliari, con la direzione di Donato
Renzetti; si è quindi esibita in un recital rossiniano presso l’Opera di
Marsiglia come rappresentante dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”.
Nel 2019 ha debuttato nel ruolo di Fannì nella Cambiale di matrimonio a
Pesaro e al Teatro Lirico di Cagliari, dove ha cantato anche nel Campanello
di Gaetano Donizetti. Da settembre 2019 lavora come soprano solista alla
Staatsoper di Stoccarda.

 




Misano Adriatico. Parole da e Fnil. Cassonetti e dintorni

Parole da è Fnìl: – E’ vero che Hera potrebbe passare a ferragosto con più frequenza, ma anche la vigilanza potrebbe vedere, segnalare e sanzionare. I veri colpevoli sono, però, coloro che trovando strapieno i cassonetti, non riportano a casa i loro sacchi, abbandonandoli sui marciapiedi.

Tenere l’immondizia un giorno in più, un’ è pó, ì sé difícile.




Riccione. Il sindaco Tosi: “Notte rosa, manifestazione vecchia e al ribasso”

 

“Della Notte Rose salverei solo i fuochi d’artificio e magari neanche tutti”. E’ il commento del sindaco di Riccione, Renata Tosi, che a “bocce ferme” vuole ragionare sul futuro del sistema Romagna e non sul passato. “Prima di tutto ringrazio il prefetto Giuseppe Forlenza, perché ieri ha oggettivamente reso noto il bilancio della settimana della Notte Rosa, in cui si legge che numerosi sono stati gli ambiti di intervento di ordine e sicurezza pubblica e di contrasto e contenimento del Covid-19. Colgo quindi l’occasione per ringraziare le Forze dell’Ordine, carabinieri e polizia di Stato, polizia locale e volontari della protezione civile, donne e uomini che hanno lavorato intensamente a tutela della comunità. Vorrei anche ringraziare tutto il personale medico e infermieristico che ha raddoppiato gli sforzi fatti fino ad oggi, rispondendo ottimamente all’onda d’urto della Notte Rosa, basti pensare che nella sola giornata di sabato 8 agosto, sono stati circa 380 gli accessi ai Pronto soccorso di Rimini e Riccione, con 38 ricoveri totali. Un lavoro che ha comportato uno sforzo in più, e che è pesato sulle strutture sanitarie e sul personale già provato da mesi di turni e preoccupazioni dovuti alla pandemia. Ringrazio i miei operatori economici che hanno fatto di tutto per salvaguardare la salute di turisti e dipendenti. Ma ribadisco la Notte Rosa andava rimandata e anzi va proprio cancellata perché come prodotto, come comunicazione e come richiamo turistico è “over”. Vecchia nei contenuti e nella comunicazione. Per Riccione è un richiamo turistico al ribasso, un evento diffuso senza alcuna utilità. Per il brand Riccione, per i nostri standard, tutta l’estate deve un’offerta valida e di alto livello e non così come viene percepita dal pubblico la Notte Rosa, ossia “vado e faccio casino”. Questo non serve più a nessuno in Romagna. La riflessione utile a questo punto è solo una, è economica ed è politica. Oggi la Romagna deve decidere di alzare l’asticella ad un alto livello unico e diffuso che va da Ravenna città d’arte, passa per Milano Marittima e giunge a Riccione. A questo livello di prodotto devono posizionarsi tutti i territori romagnoli che non devono essere in competizione ma devono aiutarsi per giungere ad un livello omogeneo di offerta turistica importante. Questa è politica di sistema. Un sistema al rialzo, non al ribasso. E da Ravenna oggi più che mai parte quel sistema Romagna, dall’Ausl a Romagna Acque e l’Agenzia mobilità. Allora benissimo pensiamo a fare sistema Romagna anche fattivamente sul Corridoio Adriatico, un sistema di collegamento di costa che sfrutti la rete ferroviaria, che colleghi i luoghi messi a sistema. Non siamo solo contrari alla Notte Rosa, che oramai è uno scatolone privo di contenuti, né siamo profondamente contrariati, perché anche solo come messaggio di comunicazione è sbagliato: non si esaurisce tutto in una notte o in una settimana, l’estate deve essere quel prodotto turistico da va dalla Pasqua a Natale.




Sanità. Terapia intensiva e decessi, il lockdown ha funzionato

 

Tratto da lavoce.info

di Enrico Rettore

I dati relativi ai ricoveri in terapia intensiva e ai decessi da Covid-19 mostrano come, dopo un fisiologico periodo di assestamento, la quarantena ha sortito gli effetti sperati. E per ora le riaperture graduali sembrano non aver intaccato i risultati raggiunti.

Domenica 8 marzo è scattato il provvedimento di lockdown, che ha interessato tutte le principali aree colpite da Covid-19 (la Lombardia e 14 altre province in Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Marche). Il provvedimento, annunciato nel pomeriggio precedente, ha avuto istantaneamente grande risonanza: la notte tra 7 e 8 marzo i treni in partenza dalle aree interessate sono stati presi d’assalto da una folla di persone residenti altrove. L’effetto meccanico del lockdown consiste in una riduzione repentina – da un giorno al successivo – dei contatti tra le persone e quindi dei contagi. Se disponessimo di informazioni affidabili a cadenza giornaliera sul numero di nuovi contagi, questa riduzione sarebbe direttamente osservabile. Non essendo disponibili queste informazioni, mostreremo che le variazioni giornaliere dei ricoveri in terapia intensiva (nel seguito ΔTI) e dei decessi causati da Covid-19 (nel seguito D) – due grandezze osservabili e, tenuto nel debito conto dello sfasamento temporale, determinate dal numero di nuovi contagi – presentano delle rilevanti discontinuità, rispettivamente, 12 e 21 giorni dopo l’inizio del lockdown.

Per interpretare correttamente i risultati presentati qui di seguito, serve tenere a mente che secondo quanto riportato dall’Istituto superiore di sanità: a) il tempo tra contagio e sviluppo dei sintomi va da 2 a 11 giorni; b) il tempo mediano tra sviluppo dei sintomi e ricovero è a pari a 5 giorni; c) il tempo mediano tra sviluppo dei sintomi e decesso è pari a 12 giorni.

Cosa dicono i dati

Tra il 19 e il 20 di marzo – 12 giorni dopo l’inizio del lockdown – la serie ΔTI ha bruscamente cambiato pendenza: crescita giornaliera media pari a 10,7 fino al 19 marzo, diminuzione giornaliera media pari a 15,5 dal 20 (Figura 1). La differenza tra le due pendenze è pari a 26,3 (i.c. 0,95: 23,2, 29,3). Vale a dire che in assenza di lockdown, il 20 marzo, primo giorno successivo al punto di svolta, le persone ricoverate in terapia intensiva sarebbero state 26,3 in più di quelle effettivamente osservate. Il giorno successivo sarebbero state 26,3+26,3*2=78,9, cioè la variazione del primo giorno più la variazione del secondo giorno. E così via per i giorni successivi.

Tra il 28 e il 29 marzo, ovvero 21 giorni dopo l’inizio del lockdown, anche la serie dei decessi giornalieri causati da Covid-19 cambia bruscamente pendenza: crescita giornaliera media pari a 39,1 fino al 28 marzo, diminuzione giornaliera media pari a 21,3 dal 29 (Figura 2). La differenza tra le due pendenze è pari a 60,4 (i.c. 0,95: 51,5, 69,4). Vale a dire che in assenza di lockdown, il 29 marzo ci sarebbero stati 60,4 decessi in più di quelli osservati, il 30 sarebbero stati 60,4*2=120,8 in più; e così via per i giorni successivi.

Una spiegazione plausibile per i due punti di svolta osservati nelle serie ΔTI e D è che si tratti dell’effetto del lockdown. Uno sfasamento temporale di 12 giorni tra l’entrata in vigore del provvedimento e il punto di svolta osservato in ΔTI è compatibile con questi tempi.

Secondo questa spiegazione, la discontinuità osservata a cavallo dei giorni 19 e 20 marzo corrisponde a una discontinuità nella serie dei nuovi ingressi in terapia intensiva (non nella serie delle uscite, a quella data non ancora toccate dal provvedimento). In modo del tutto analogo, anche nel caso della serie dei decessi lo sfasamento temporale di 21 giorni tra l’inizio del lockdown e il punto di svolta è compatibile con i tempi intercorrenti tra contagio e decesso.

Proiettando in avanti le tendenze in atto prima del punto di svolta delle due serie ΔTI e D, si ottiene una stima di ciò che sarebbe successo nei giorni immediatamente successivi al punto di svolta se il lockdown non fosse stato attuato. Il numero di persone in terapia intensiva ha toccato il suo massimo il 3 aprile (4.068 ricoverati), ovvero 15 giorni dopo il punto di svolta di ΔTI. In assenza di lockdown, la stima del fabbisogno di posti in terapia intensiva per il 3 aprile è pari a 7.224 (i.c. 0,95: 6.852, 7.584), largamente superiore ai 4.068 osservati quel giorno.

Analogamente, la stima dei decessi giornalieri per il 12 aprile, cioè 15 giorni dopo il punto di svolta, è pari a 1.493, a fronte dei 431 decessi osservati quel giorno. Secondo questa stima, i decessi evitati nei primi 15 giorni dopo il punto di svolta della serie D, cioè i decessi in più che sarebbero avvenuti in assenza di lockdown nei giorni dal 29 marzo al 12 aprile, sono 7.248 (i.c. 0,95: 6.180, 8.328).

Effetto solo del lockdown?

“Natura non facit saltus” (G.W. Leibniz, 1704)

Come detto sopra, sia per ΔTI che per D, si tratta di punti di svolta con uno sfasamento temporale rispetto alla data del provvedimento compatibile con quanto si sa sui tempi intercorrenti tra contagio, sviluppo dei sintomi, ricovero e decesso. Per smontare questa interpretazione, servirebbe trovare una spiegazione alternativa per il brusco calo di pendenza osservato nelle due serie ΔTI e D. Poco plausibile che siano punti di svolta dovuti all’evoluzione naturale dei contagi, oppure a cambiamenti nei comportamenti delle persone. In entrambi i casi si tratta di cambiamenti che avvengono in modo graduale, nell’arco di più giorni. Qui invece siamo in presenza di punti di svolta bruschi, da un giorno al successivo.

Ci sono altri studi che propongono stime degli effetti totali dei provvedimenti non-pharmaceutical sul numero di decessi causati da Covid-19, ad esempio qui e qui. Si tratta cioè di effetti non limitati ai primi giorni successivi all’adozione dei provvedimenti, come quelli proposti in questo articolo, ma che coprono l’intero periodo successivo all’inizio della pandemia. Il limite di queste stime è riconosciuto esplicitamente dagli stessi autori: a ridosso del punto di svolta, dove iniziano a materializzarsi gli effetti del provvedimento, i cambiamenti osservati sono facilmente attribuibili al provvedimento stesso. Più ci si allontana dal punto di svolta, più è possibile che entrino in gioco altri elementi (evoluzione spontanea del fenomeno, adattamento dei comportamenti). In questo senso, il limite delle stime proposte qui è anche il suo punto di forza: sono meno esposte a questa critica, proprio perché limitate agli effetti nei primi giorni successivi al punto di svolta.

L’evoluzione successiva

La rapida diminuzione della variazione giornaliera del numero di persone ricoverate in terapia intensiva innescata dal lockdown ha a sua volta innescato un circolo virtuoso: nel giro di pochi giorni ha ridotto la pressione sui reparti ospedalieri e li ha messi nelle condizioni di lavorare in relativa tranquillità. Il 3 aprile, 15 giorni dopo il punto di svolta di ΔTI, il numero dei ricoverati in terapia intensiva ha toccato il massimo (poco più di 4 mila) e ha iniziato a diminuire.

Qualche giorno dopo il 3 aprile il rapporto (decessi giornalieri) / (totale ricoverati in TI 8 giorni prima)
si è stabilizzato attorno a 0,14 e da lì non si è più mosso fino ad oggi (Figura 3): una sorta di equilibrio tra numero di decessi e numero di ricoveri in terapia intensiva tra coloro che sono stati contagiati approssimativamente lo stesso giorno. Negli stessi giorni si è stabilizzata anche la variazione giornaliera relativa del numero di ricoverati in terapia intensiva, attorno a -0,04. Cioè una riduzione giornaliera pari a circa il 4 per cento (Figura 4). Le due figure mostrano con chiarezza che entrambe queste regolarità si sono manifestate solo dopo il 3 aprile, giorno in cui il numero di ricoverati in terapia intensiva ha iniziato a diminuire. In particolare, nelle due figure si nota che le progressive aperture del 4 maggio e del 18 maggio non hanno minimamente toccato queste regolarità. È il sentiero percorso lentamente ma regolarmente negli ultimi mesi che ci ha portati fino al quasi azzeramento dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva osservato in questi giorni.

 




Cattolica. Aeroporto di Rimini promozione, Il TAR ha dato ragione al Comune su Crédit Agricole

 

Aeroporto di Rimini promozione, Il TAR ha dato ragione al Comune su Crédit Agricole. La vicenda legata ad un piano di promozione commerciale dell’Aeroporto di Rimini da oltre 110mila euro. Annullate in autotutela due delibere della Giunta Comunale del 2005 e 2010

Dopo la storica sentenza della Cassazione al Sezioni Riunite
relativa ai contratti derivati che ha dato ragione a Palazzo Mancini sulla BNL, anche questa volta il
Comune ha avuto la meglio su un ricorso proposto dalla Crédit Agricole.
Nello specifico, il Tribunale Amministrativo Regionale ha confermato il buon operato del Comune
di Cattolica che, nell’ottobre 2013, annullò in autotutela amministrativa due delibere di Giunta
datate 2005 e 2010. Le delibere approvavano un piano di promozione commerciale dell’Aeroporto
di Rimini (allora Aeradria spa) attraverso il sovvenzionamento di ben totali 110.320 euro.
In accoglimento delle deduzioni del legale del Comune, il TAR ha dichiarato inammissibile il
ricorso proposto dalla Banca Carim, oggi Crédit Agricole. L’istituto di credito, infatti, in quanto
semplice creditore di Aeradria non era legittimato ad agire per conto della stessa avanti al Tribunale
Amministrativo Regionale.
Nel merito, il TAR, ha ritenuto che il Comune abbia correttamente applicato la normativa avendo
annullato un mero piano di attività promozionale. Tale piano demandava l’effettiva assunzione di
spesa a successive determine dirigenziali mai adottate, anche al fine di evitare l’elargizione di
indebiti contributi e del rispetto dei regolamenti comunali. L’atto di annullamento, ha anche
riconosciuto il TAR, era conforme al pubblico interesse. A monte del piano promozionale non vi era
alcun obbligo contrattuale di sovvenzionamento ed era vietato quale aiuto di Stato ad Aeradria.