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Economia. Il distanziamento sociale è una questione culturale

 

Tratto da lavoce.info

di Neha Deopa, sta ultimando il suo PhD presso il Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra

e Piergiuseppe Fortunato, docente di politica economica presso l’ Université de Neuchâtel

Molti paesi hanno reagito al Covid-19 con misure volte a ridurre le interazioni sociali. Ma il loro impatto è stato tutt’altro che omogeneo. I dati sulla mobilità in Svizzera ci dicono come determinati tratti culturali possano spiegare le discrepanze.

La diversità tedesca

Una foto scattata il 18 aprile sulle sponde del fiume Isar, a Monaco di Baviera, e postata successivamente su Twitter da Corrado Formigli (https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Formigli), ha destato scalpore nel nostro paese durante le settimane più buie della lotta al Covid-19. Gruppi di famiglie intenti a prendere il sole, in maniera ordinata e a una adeguata distanza gli uni dagli altri. L’Italia, nel frattempo, era in preda a un crescente stato d’ansia e la grande maggioranza della popolazione cercava di evitare gli altri e i luoghi affollati.

Perché in Germania l’emergenza Covid-19 è stata vissuta in maniera così diversa? Si è trattato semplicemente del risultato di misure relativamente più blande e di minor durata o c’è qualcosa di più profondo che distingue la società tedesca?

La Svizzera, un caso di studio

Per capirlo abbiamo utilizzato i dati sugli spostamenti effettuati da un campione di circa 3 mila cittadini svizzeri fra gennaio e maggio 2020, tracciati grazie a un’applicazione per smartphone e raccolti dall’istituto di ricerca Intervista AG (https://www.intervista.ch/) per conto dell’Ufficio federale di statistica. In virtù della sua varietà linguistica e culturale, la Svizzera rappresenta infatti un caso di studio estremamente interessante per comparare i comportamenti e le scelte di individui di estrazione diversa.

La nostra analisi si incentra su due date particolarmente importanti per lo sviluppo dell’emergenza sanitaria in quel paese. La prima è il 25 febbraio, quando è stato segnalato il primo caso di Covid-19 nel paese. La seconda è il 16 marzo, quando il Consiglio federale ha proclamato il sussistere di una “situazione straordinaria”, chiedendo ai cittadini di restare il più possibile in casa e imponendo la chiusura di tutti i negozi, ristoranti, bar e strutture ricreative fino al 19 aprile, data in cui le misure restrittive hanno cominciato a essere progressivamente abrogate.

Mobilità e identità culturale

Nonostante i provvedimenti adottati siano stati uniformi in tutto il paese, il loro impatto sulla mobilità individuale è stato molto diverso fra i vari cantoni. La Svizzera tedesca, in particolare, ha recepito in misura minore l’invito a “restare a casa” e infatti la riduzione della mobilità è stata marcatamente inferiore nei cantoni tedescofoni rispetto a quella registratasi nel resto del paese. La figura 1 evidenzia questo andamento,comparando gli spostamenti giornalieri avvenuti nei cantoni tedeschi (in rosso) rispetto al resto del paese (in blu) fra inizio gennaio e fine aprile 2020.

L’andamento potrebbe però dipendere da una serie di variabili in qualche modo associate alla matrice linguistico-culturale, come ad esempio la diversa incidenza della pandemia o la qualità delle infrastrutture ospedaliere disponibili. Per fugare i dubbi, abbiamo calcolato le variazioni nel volume degli spostamenti avvenuti rispettivamente nei cantoni tedescofoni e in quelli francofoni dopo l’emergere del virus (il Ticino è stato escluso perché ha adottato misure più restrittive e prolungate rispetto al resto del paese). Abbiamo quindi misurato la differenza fra queste variazioni – la cosiddetta “differenza nelle differenze” – al netto degli effetti di una lunga serie di variabili di controllo (socio-economiche, sanitarie e geografiche). Nella ragionevole ipotesi che senza la varietà linguistico-culturale, i cambiamenti nel volume degli spostamenti sarebbero stati gli stessi nei due gruppi, la differenza fornisce una credibile stima degli effetti dell’identità culturale sulla mobilità.

La figura 2 mostra le nostre stime sull’evolversi della differenza fra la distanza percorsa settimanalmente nella Svizzera tedesca e quella percorsa nei cantoni francofoni. Prima dell’identificazione dei primi casi, durante la nona settimana del 2020, non vi è alcuna differenza significativa tra le due aree linguistiche. Tuttavia, l’effetto della cultura tedesca sulla mobilità diventa visibilmente positivo dopo l’identificazione del primo focolaio svizzero e rimane tale per tutto il periodo di emergenza nazionale.

Figura 2 – Differenza di mobilità tra i cantoni di lingua tedesca e francese. Settimana 9: 24 febbraio – 1° marzo. Settimana 12: 16 marzo – 22 marzo. Data del primo focolaio: 25 febbraio; data di attuazione delle misure federali: 16 marzo.

Perché l’identità culturale è importante

L’evidenza di una risposta significativamente diversa, a seconda dell’area linguistica, a misure adottate in maniera omogenea su tutto il paese suggerisce che le radici culturali possano giocare un ruolo non secondario nel determinarne l’effetto. Il nostro modello empirico ci permette anche di valutare l’impatto di alcuni tratti specifici che caratterizzano la cultura della Svizzera tedesca, come l’elevato grado di fiducia nei comportamenti degli altri e una minore tolleranza per gli interventi dello stato in economia. Entrambi risultano associati positivamente alla variazione di mobilità durante le varie fasi della pandemia.

La figura 3 si concentra su alcuni indicatori dei tratti culturali e mostra, per ognuno di essi, la differenza fra la distanza percorsa settimanalmente nei cantoni che fanno registrare valori superiori alla mediana e quella percorsa nei cantoni con valori al di sotto di tale soglia. Il primo pannello in alto a sinistra, ad esempio, indica come nei cantoni dove il livello di fiducia verso gli altri è elevato, la riduzione della mobilità seguita alla scoperta del primo focolaio in Svizzera sia stata marcatamente inferiore rispetto ai cantoni dove ci si fida meno dei propri concittadini.

Tutto ciò non deve sorprenderci. Se si è convinti che i propri concittadini agiscano in maniera responsabile e rispettino dunque tutte le misure igienico–sanitarie consigliate dalle autorità, tra cui il distanziamento fisico, allora limitare la mobilità diventa uno strumento meno efficace per ridurre la probabilità di contrarre il virus. Di fatto, il distanziamento fisico si sostituisce a quello sociale. Analogamente, in un contesto culturale che mette al centro il successo individuale e tollera poco gli interventi pubblici riequilibratori è lecito attendersi che la popolazione sia più restia a rispettare misure che comportano gravi limitazioni delle libertà personali.

Dunque, l’istantanea tedesca del 18 aprile, che si giustapponeva a quelle scattate sui litorali deserti italiani o francesi, è probabilmente figlia di alcuni tratti che caratterizzano la cultura tedesca rispetto a quella dei paesi dell’Europa meridionale.




Misano Adriatico. Bici spostamenti, obiettivo 35 per cento… nuova segnaletica di sicurezza

Bici, segnaletica per maggiore sicurezza

Bici spostamenti, obiettivo 35 per cento (oggi al 6) … nuova segnaletica di sicurezza.

In questi giorni il Comune sta dedicandosi alla segnaletica orizzontale per la sicurezza degli attraversamenti stradali dei percorsi più frequentati dell’entroterra, così da integrarli con quelli cittadini e del percorso naturalistico sul Conca.

In queste settimane c’è infatti un forte incremento dell’utilizzo delle biciclette, da quelle tradizionali a quelle a pedalata assistita, utilizzando la rete delle piste ciclabili realizzate in questi anni, che hanno portato a rendere disponibili 25 km di percorsi in ambito comunale.

“Tutte attività – dice l’assessore alla Viabilità Filippo Valentini – comprese nel Pums, il Piano Urbano Mobilità Sostenibile che distingue Misano per aver saputo, per ora unica in Provincia e fra le pochissime in Emilia-Romagna, dotarsi di uno strumento che programmerà la quota minima di interventi sul territorio per i prossimi anni, stabilendo ogni biennio un monitoraggio delle azioni svolte e dei risultati. Lo scenario del Piano prefigura di incrementare la quota a favore delle biciclette del 35%, mentre ora a Misano Adriatico la scelta delle due ruote è appena del 6% rispetto agli spostamenti complessivi. Una percentuale che comunque sta crescendo, grazie al lavoro svolto e ad una maggiore sensibilità dei cittadini”.




Rimini. Luca Fiorani in conferenza: “Sacrificare natura ed umanità sull’altare del PIL…”

Luca Fiorani

“Se tornare alla normalità significa tornare a sacrificare natura ed umanità sull’altare del PIL (Prodottro interno lordo), nuovo Dio di una religione atea, continuando a distruggere la terra e a sfruttare i poveri, spero proprio che non si ritorni alla normalità”.

È la provocazione lanciata dal professor Luca Fiorani, fisico dell’Enea, protagonista lunedì sera 13 luglio a Viserba di Rimini dell’incontro sul “Sogno folle di Francesco”, organizzato dalla Parrocchia di Santa Maria al Mare nell’ambito dei tradizionali appuntamenti estivi “I Lunedì di Viserba”.

Docente all’Università di Roma e ricercatore presso il centro Enea di Frascati, il professor Fiorani tratterà le interconnessioni esistenti tra crisi ambientale e sociale, soffermandosi in particolare, sull’intima relazione esistente tra poveri e fragilità del pianeta. In questa prospettiva di ecologia integrale deriva dunque l’auspicio espresso dallo scienziato affinché la drammatica pandemia da Coronavirus possa e debba diventare occasione per cambiare stili di vita, rivoluzionare il sistema socioeconomico, contrastare i cambiamenti climatici, promuovere una conversione ecologica, culturale e politica.

L’appuntamento con questo nuovo incontro del ciclo de “I Lunedì di Viserba”, giunto alla decima edizione, è in programma lunedì 13 Luglio alle ore 21 in Piazza Pascoli, di fronte alla chiesa.
“I Lunedì di Viserba” edizione 2020 si compone di 8 incontri, fino al 24 agosto. Dopo l’esordio che ha visto il Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi parlare dei “Santi di Rimini”, saranno ospiti tra gli altri il giornalista inviato di “Avvenire” Nello Scavo, don Mattia Ferrari, il prete imbarcato sulla Ong Mediterranea per “Pescare” gli ultimi (27 luglio), il professor Roberto Mancini e l’economista Stefano Zamagni (17 agosto).

Gli incontri sono previsti sempre alle ore 21 e sono tutti ad ingresso libero.