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Rimini. Curia, parroci: nuovi incarichi

Il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi
Curia, parroci: nuovi incarichi
Don Andrea Turchini, finora parroco di Santarcangelo, è stato nominato nuovo Rettore del Pontificio Seminario Regionale Flaminio di Bologna. I Vescovi delle arcidiocesi di Bologna, di Ferrara e delle diocesi della Romagna hanno designato don Andrea a tale incarico e la nomina ufficiale “ad quinquennium” da parte della Santa Sede è stata notificata con lettera del 3 giugno u.s.
Si tratta del secondo sacerdote riminese designato per tale incarico. In precedenza, era toccato a don Nevio Ancarani, Rettore del Pontificio Seminario Regionale Flaminio dal 1958 al 1971.
Don Giuseppe Bilancioni, finora parroco della parrocchia San Raffaele di Rimini, subentrerà a don Turchini quale parroco di Santarcangelo, inserendosi nella comunità sacerdotale già formata da don Giancarlo del Bianco, don Ugo Moncada e don Luca Torsani.
Don Ugo Moncada continua la sua permanenza nella comunità presbiterale di Sant’Arcangelo, e viene nominato parroco di San Vito, a seguito della santa morte del precedente parroco don Giuseppe Celli.
Questo consentirà di rafforzare il legame pastorale tra le due comunità di San Vito e Sant’Arcangelo.
Don Luca Torsani è nominato vicario parrocchiale della parrocchia di Santarcangelo.
Don Eugenio Savino è nominato parroco della parrocchia di San Raffaele, e proseguirà una stretta collaborazione con don Renato Bartoli e con la parrocchia del Crocifisso, dove era precedentemente vicario parrocchiale.
Il vescovo ringrazia di cuore questi nostri fratelli e amici per la disponibilità e la cordiale fiducia che hanno espresso nell’assumere responsabilità non facili da assolvere, nella fondata certezza che troveranno Comunità che sapranno accoglierli e sostenerli nel loro prezioso e delicato servizio.
Noi crediamo che quanto dà serenità nel servizio pastorale è la certezza di rispondere ad una chiamata di Gesù e di offrire il proprio umile contributo per il rinnovamento missionario delle nostre comunità.




Provincia di Rimini. Coronavirus, 1 positivo (totale 2.159) nel Riminese. Decessi: 0

Aggiornamento del 6 giugno 2020
Coronavirus, 1 positivo (totale 2.159) nel Riminese. Decessi: 0
17 nuovi positivi, di cui 11 asintomatici individuati grazie agli screening regionali. I guariti a quota 21.307 (+109), oltre il 76% dei contagiati dall’inizio dell’epidemia
Effettuati 4.000 tamponi, per un totale di 351.146, e 2.301 test sierologici. I malati calano ancora: -96. I casi lievi in isolamento a domicilio sono 2.125 (-68), quasi l’88% dei malati. I ricoverati nei reparti Covid scendono a 256 (-25), 35 in terapia intensiva (-3). Quattro nuovi decessi, nessuno nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara e in Romagna. Nessun nuovo positivo a Imola e nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena
REGIONE: POSITIVI
I casi di positività in Romagna sono 4912 (+1),di cui:
1.028 a Ravenna (dato invariato),
944 a Forlì (dato invariato),
781 a Cesena (+1)
e 2.159 a Rimini (+1).
4.500 a Piacenza (+2),
3.553 a Parma (+6),
4.957 a Reggio Emilia ((+1),
3.926 a Modena (+2),
4.649 a Bologna (+4);
398 a Imola (dato invariato rispetto a ieri);
999 a Ferrara (+1).
REGIONE: DECESSI
4 nuovi decessi: un uomo e tre donne.
Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a 4.171.
I nuovi:
2 si sono avuti in quella di Piacenza,
1 in quella di Parma, 1 in quella di Bologna (nessuno nell’Imolese).
Nessun decesso nelle province di Modena, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Reggio Emilia, Ferrara e da fuori regione.



Santarcangelo di Romagna. Musas: “Fuòri”, la mostra di Elvis Spadoni

Musas: “Fuòri”, la mostra di Elvis Spadoni. L’11 giugno la presentazione in diretta Facebook

Il Museo Storico Archeologico di Santarcangelo (Musas) torna a proporre percorsi di dialogo tra arte contemporanea e antica: a partire da giovedì 11 giugno saranno le opere dell’artista Elvis Spadoni, santarcangiolese d’adozione, a confrontarsi e relazionarsi con la collezione permanente del Musas che ospita dipinti che vanno dal Tardo Medioevo all’Ottocento e da reperti archeologici compresi tra il Paleolitico e l’Età Romana.
“Fuòri”, questo il titolo della mostra di Spadoni, verrà presentata alle ore 17,30 di giovedì 11 giugno attraverso una diretta Facebook sulla pagina dei Musei comunali che vedrà la partecipazione dell’artista, del curatore Massimo Pulini, della sindaca Alice Parma e della vicesindaca e assessora alla Cultura Pamela Fussi.
Per l’artista, il titolo “Fuòri” descrive l’intento di creare una connessione con il momento storico che tutti stiamo vivendo. uscendo lentamente dalla quarantena entriamo nuovamente in relazione con il “fuori”, attraverso nuovi occhi e nuova pelle, dove ci aspetta il ritorno alla “normalità”: “Non ho potuto evitare che la mia mostra – con cui il Musas riapre la sua attività nel post pandemia – si confrontasse con quello che è successo e che sta ancora succedendo. Per questo sia la scelta delle opere che il loro allestimento sono stati pensati sui temi forti che hanno caratterizzato questo periodo: l’essere “chiusi” in casa. La vulnerabilità dell’essere umano e soprattutto l’asse vita/morte che è stato il vero campo di battaglia. La mostra vuole essere una riflessione, che non usa concetti ma immagini, su cosa può significare interiormente l’andare ‘fuòri’ da questa pandemia della primavera 2020. Ogni quadro si presta a essere letto sotto questa ottica, tra cui uno concepito e realizzato proprio in e su questo periodo eccezionale di quarantena”.
La mostra si compone da opere pittoriche di medio e grande formato, una scelta derivata dal fatto che il tema principale della produzione dell’artista è la figura umana nella sua interezza, che richiede non solo di essere proposta alla sua grandezza naturale, ma anche di avere spazio: “La tela è come un palcoscenico che la figura abita, dove essa deve essere virtualmente libera di muoversi, di respirare. Anche lo spazio vuoto diventa elemento compositivo per il quadro: circonda la figura come il silenzio circonda una musica”.
Isolato da questo percorso appena descritto – che si collocherà nelle sale adibite alle mostre temporanee – un singolo grande dipinto, una sorta di “bonus track”, troverà invece allestimento nel percorso storico del museo per motivi che al visitatore non potranno sfuggire. Il titolo “fuori” è stato scelto dall’artista anche come riferimento personale perché per la prima volta egli si presenta alla città che lo ospita da ormai dieci anni.
La mostra sarà visitabile fino al 2 agosto dal giovedì alla domenica (dalle ore 16 alle 20), con accesso su prenotazione. Nel rispetto di quanto stabilito dalla Regione Emilia-Romagna il 30 aprile scorso e in accordo con l’Istituto dei beni artistici, culturali e naturali, per accedere al Musas è infatti necessario prenotare la visita – limitata a quattro persone alla volta o a singolo nucleo familiare – telefonando al numero 0541/624.703 dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13, oppure direttamente il Musas nei giorni di apertura telefonando allo 0541/625.212.
Oltre all’esposizione allestita presso il Musas, è possibile anche visitare anche lo studio di Elvis Spadoni, situato nel centro di Santarcangelo a pochi passi dal museo. Per organizzare la visita è necessario contattare l’artista al numero 339.6266758 (anche WhatsApp) o scrivere a elvis.spadoni@gmail.com.
Soddisfatta la vicesindaca e assessora alla Cultura Pamela Fussi: “Dopo la riapertura con le visite tematiche dedicate al patrimonio del museo, riprende anche l’attività che caratterizza ormai da anni la progettualità di Fo.Cu.S. e che mette al centro il dialogo tra arte contemporanea e antica, tra passato e presente”.
“Una delle chiavi di lettura della mostra, inoltre – conclude l’assessora Fussi – è quanto mai aderente alla situazione che stiamo vivendo: ‘Fuori’ è un modo nuovo e inusuale di vivere e vedere gli spazi esterni, racconta il legame tra la persona fisica, lo spazio e l’ambiente che la circonda”.

Elvis Spadoni (Urbino, 1979) ha vissuto la sua formazione giovanile presso il seminario di Rimini e di Bologna. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Urbino nel 2007. Sono dieci anni che vive e lavora a Santarcangelo di Romagna.



Rimini. Giovani e volontariato: in diretta su Facebook

Giovani e volontariato: in diretta su Facebook
Domenica 7 giugno, dalle 11 alle 12 sulla pagina Facebook “Riportando tutto a casa”. Tra gli ospiti Stefano Laffi, ricercatore sociale
La terza puntata del format “Educazione & caffè…oltre il Covid-19”.
Si parlerà di giovani e volontariato, raccontando le esperienze di chi non si è mai fermato, neanche durante il lockdown. Interverrà in diretta Bianca Agostini, giovanissima volontaria del Festival “Mare di Libri”, Chiara Amatori e Giulia Violanti che racconteranno la realtà di “TeamBòta Rimini” e invierà un video contributo Giacomo Pigni, dell’Auser Ticino-Olona e neo nominato Cavaliere al merito della Repubblica italiana dal presidente Sergio Mattarella.
A commentare le loro esperienze Stefano Laffi, ricercatore sociale e co-fondatore di Codici ricerca e intervento, esperto di volontariato e partecipazione giovanile.
L’evento sarà in diretta sulla pagina Facebook “Riportando tutto a casa” e sarà condotto da Silvia Sanchini. Si potrà interagire con commenti, domande, riflessioni e la presentazione di altre esperienze.
È la terza puntata del format dopo la prima dedicata a case-famiglia, comunità per minori e care leaver e la seconda su scuola, infanzia e adolescenza.
Uno spazio informale di approfondimento e confronto, per dare voce anche a tematiche che hanno trovato meno spazio nel dibattito pubblico in questi mesi e valorizzare esperienze positive in ambito educativo e sociale.



Rimini. Testimoni di Geova, un centinaio in galera per non voler fare il servizio militare tra gli anni ’60 e ’90

La lettera
Testimoni di Geova, un centinaio in galera per non voler fare il servizio militare tra gli anni ’60 e ’90
Un sondaggio condotto dalla confessione religiosa dà un’idea dell’enorme prezzo pagato da migliaia di Testimoni di Geova italiani, specialmente negli anni ’60-’90, per non aver voluto imbracciare le armi
Oggi la giurisprudenza internazionale riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come uno dei diritti umani fondamentali, ma non è stato sempre così. In molti paesi fra cui l’Italia il riconoscimento di tale diritto è stato una conquista di civiltà pagata a caro prezzo. “Se in Italia abbiamo avuto il riconoscimento dell’obiezione di coscienza”, ha scritto Alberto Taccia, pastore valdese, “lo dobbiamo, in gran parte, ai giovani Testimoni di Geova che si sono fatti mesi di galera nelle fortezze militari, per essere poi congedati con umilianti diagnosi di delirio religioso o incapacità psicofisica”.
I Testimoni di Geova hanno sempre ritenuto il servizio militare incompatibile con l’etica di Gesù basata sull’amore e con il comando di amare i propri nemici. Quanti testimoni di Geova italiani nell’ultimo secolo hanno pagato col carcere la loro obiezione di coscienza? E quanti anni hanno trascorso in carcere? Poiché non è possibile rispondere con precisione a queste domande consultando semplicemente la documentazione conservata nei tribunali, l’ufficio centrale dell’ente confessionale ha deciso di condurre un sondaggio rivolgendosi ai Testimoni che sono ancora in vita. Il risultato fornisce una stima (sebbene per difetto) dell’enorme impatto che la posizione dei giovani testimoni di Geova obiettori ha avuto, specialmente nel secondo dopoguerra, sulla società italiana. È emerso che, tra i testimoni di Geova italiani attualmente in vita, almeno 14.180 hanno dovuto scontare una condanna per aver rifiutato di prestare servizio militare, di cui 762 venivano dall’Emilia Romagna e un centinaio dalla provincia di Rimini. Ciò avvenne in larga parte tra la fine degli anni ‘60 e la fine degli anni ’90. In totale, i partecipanti al sondaggio hanno trascorso in carcere ben 9.732 anni; e 463 è il numero degli anni di carcere, stimato sempre per difetto, pagato dai giovani della nostra regione.
I testimoni di Geova costituirono “la stragrande maggioranza dei giovani incarcerati per essersi rifiutati di svolgere il servizio militare”, ha commentato lo storico Sergio Albesano. “Con la loro massiccia adesione al rifiuto di entrare nelle fila dell’esercito, di fatto crearono un caso politico e aiutarono a portare il problema all’attenzione dell’opinione pubblica”.  La posizione assunta dai Testimoni obiettori di coscienza colpì anche l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, che nel 1983 scrisse: “Negli anni Sessanta, quando ero alla Difesa, volli rendermi conto del fenomeno, che andava moltiplicandosi, delle obiezioni militari di coscienza da parte di giovani appartenenti ai Testimoni di Geova […]. Mi colpì, parlando con loro uno a uno nel carcere di Forte Boccea, la evidente ispirazione religiosa e l’estraneità da qualsiasi speculazione politica; non a caso si sottoponevano ad anni di prigione continuando nel rifiuto di indossare la divisa (non c’era ancora la legge per gli obiettori, che essi aiutarono molto a far maturare)”.
Come i resoconti parlamentari testimoniano, il contributo di quegli obiettori spinse le autorità ad approvare, dopo anni di discussioni e rinvii, una legge che sanciva finalmente il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza, la n. 230 del 7 luglio 1998. Il servizio di leva obbligatorio venne poi sospeso nel 2005.
“Appare evidente il collegamento tra la legislazione sulle obiezioni di coscienza e l’evoluzione della società democratica italiana quale comunità di uomini liberi”, ha affermato il Prof. Sergio Lariccia. Oggi l’obiezione di coscienza è inclusa tra i diritti inalienabili dell’uomo e, sebbene le sue origini culturali siano anche religiose, ciò che è stato conquistato ha recato benefici a tutti. Abbiamo un debito di riconoscenza verso coloro che hanno contribuito con la loro vita anche alle garanzie delle nostre libertà”.



Rimini. “Tempo e tempio: abbandonato all’incuria totale…”

Tempio Malatestiano

Sigismondo Malatesa

 

La lettera

Tempio e tempo hanno la stessa radice? Il dubbio assale quando si legge il desiderio di immortalità di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Lo spazio laico e celebrativo del  Tempio Malatestiano , creato dentro un edificio cristiano, richiede almeno un’ora di visita ed è stranamente gratuito. E’ abbandonato all’incuria totale praticate congiuntamente dalla Curia Arcivescovile e dal Comune: assenza di illuminazione, assenza di pannellistica esplicativa, nessun riferimento alla possibilità di guide turistiche. Da questa  damnatio memoriae  Sigismondo si difende dall’alto: con la bellezza sopraffina, senza tempo.

L. M. D.




Santarcangelo di Romagna. Il sindaco Parma: “Caro don Andrea, complimenti e grazie”

 

Il sindaco Alice Parma: “Caro don Andrea, complimenti e grazie”

Lettera aperta 


Carissimo don Andrea,
nell’apprendere della tua prossima partenza per il Pontificio Seminario Regionale Flaminio di Bologna, dove ti
attende il prestigioso incarico di Rettore, non posso che congratularmi con te, esprimendo tutto il mio
apprezzamento per il tuo operato negli anni da Parroco di Santarcangelo.
Un apprezzamento che deriva in prima istanza dalle relazioni, sempre equilibrate e approfondite, tra le due
istituzioni che rappresentiamo. Credo che mai come in questi anni, grazie alla tua sensibilità e disposizione
all’ascolto, il dialogo tra Comune e Parrocchia abbia portato a una sintonia, a una condivisione di intenti e
iniziative di cui ha potuto beneficiare l’intera comunità di Santarcangelo.
Cito solo tre esempi, non a titolo rappresentativo ma perché ritengo siano rimasti nel pensiero di molti: la
fiaccolata in memoria di Maria Pia Galanti, la ragazza ritrovata morta alla stazione ferroviaria; la mobilitazione
per la pace in Siria, compresa la straordinaria accoglienza riservata a Sheik Abdo e alla sua famiglia; le
continue   azioni   di   solidarietà,   come   l’ultima   raccolta   alimentare   per   le   persone   in   difficoltà   a   causa
dell’emergenza Covid.
Il mio apprezzamento, in ogni caso, come ho già avuto modo di dirti è anche personale, perché credo che
anche in un contesto istituzionale siano sempre e comunque le persone a fare la differenza. Nei tuoi anni a
Santarcangelo, che finora hanno quasi coinciso con i miei da sindaca, ho avuto modo di maturare una
profonda stima, anche un affetto per la persona che sei e per il modo in cui interpreti il ruolo che ti è stato
assegnato.