Provincia di Rimini. Coronavirus: 28 positivi in più (totale 1.846). Decessi: 5

Rimini, ospedale
Provincia di Rimini.  Coronavirus: 28 positivi in più (totale 1846). Decessi: 5.
IN REGIONE POSITIVI
3.393 a Piacenza (24 in più rispetto a ieri),
2.887 a Parma (74 in più),
4.352  a Reggio Emilia (34 in più),
3.411 a Modena (21 in più),
3.466 a Bologna (81 in più),
356 le positività registrate a Imola (1 in più),
787 a Ferrara (16 in più).
In Romagna sono complessivamente 4.215 (56 in più),
di cui 934 a Ravenna (8 in più),
821 a Forlì (10 in più),
614 a Cesena (10 in più),
1.846 a Rimini (28 in più).
La rete ospedaliera: 4.696 i posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid-19
DECESSI
5 nella provincia di Rimini
12 a Piacenza,
6 in quella di Parma,
12 in quella di Reggio Emilia,
8 in quella di Modena,
8 in quella di Bologna (nessun caso nell’imolese),
3 in quella di Ferrara,
1 in provincia di Ravenna,1nella provincia di Forlì-Cesena (nel cesenate)
Da Piacenza a Rimini, il lavoro della rete ospedaliera per il piano di rafforzamento messo a punto dalla Regione ha portato complessivamente, a oggi, a 4.696 i posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid 19: 4.184 ordinari (60 in meno di ieri, perché riconvertiti ad attività no Covid) e 512 di terapia intensiva (15 in meno di ieri). Nel dettaglio: 594 posti letto a Piacenza (di cui 38 per terapia intensiva), 972 Parma (58 quelli di terapia intensiva), 539 a Reggio Emilia (58 terapia intensiva), 506 a Modena (74 terapia intensiva), 1.059 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (147 terapia intensiva, di cui 12 a Imola), 333 Ferrara (38 terapia intensiva), 693 in Romagna, di cui 99 per terapia intensiva(nel dettaglio: 187 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 22 Riccione; 106 Ravenna, di cui 14 per terapia intensiva, a cui si aggiungono ulteriori 8 posti messi a disposizione da Villa Maria Cecilia di Cotignola per la terapia intensiva; 24 a Faenza, al San Pier Damiano Hospital; 97 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva; 89 Forlì, di cui 10 per terapia intensiva, a cui si aggiungono 40 letti ordinari nella struttura privata Villa Serena; 128 a Cesena, di cui 26 per terapia intensiva).
Attività dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile
Dispositivi di protezione individuale e materiale sanitario
Dal Dipartimento nazionale, sono pervenuti oggi all’Agenzia 279.200 mascherine chirurgiche, 103.000 mascherine ffp2 e 100.00 mascherine monovelo Montrasio.
Sul sito del Dipartimento e su quello del Ministero della Salute, sono aggiornati i dati complessivi dei DPI e delle apparecchiature elettromedicali distribuiti dalla Protezione Civile a Regioni e Province autonome, attraverso il sistema informatico ADA (Analisi Distribuzione Aiuti).
Volontariato
Domenica 19 aprile sono stati 531 i volontari di protezione civile dell’Emilia-Romagna impegnati nell’emergenza; dall’inizio delle attivazioni del volontariato, si sono accumulate 27.249 giornate complessive. Le attività più rilevanti in svolgimento riguardano il supporto ai Comuni per l’assistenza alla popolazione (comprende anche le funzioni di segreteria e logistica presso i COC, il servizio presso la mensa Caritas di Reggio Emilia), con l’apporto degli scout Agesci in diverse province (circa 350 volontari); il  supporto alle Ausl nel trasporto degenti con ambulanze, trasporto campioni sanitari, consegna farmaci e controllo delle temperature al porto di Ravenna 184 (Cri e Anpas volontari).
Proseguono le attività presso la mensa Caritas di Reggio Emilia e la disinfezione e sanificazione dei mezzi di soccorso a Parma.
Ai numeri precedenti, vanno aggiunti i 31 volontari dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) dell’Emilia-Romagna che stanno coprendo il turno 18/25 aprile presso il campo soccorritori allestito in prossimità dell’ospedale di Bergamo.
Personale sanitario volontario da altre regioni
Dall’inizio dell’emergenza, sono pervenuti in Emilia-Romagna tre contingenti di infermieri (totale 54) e quattro di medici (totale 56). Vitto e alloggio sono assicurati dalle AUSL territoriali.
Punti Triage
Sono 33 i punti-triage attivi in E-R (10 davanti alle carceri, 23 per ospedali e cliniche): 3 in provincia di Piacenza (Piacenza città, Fiorenzuola d’Arda e Castel San Giovanni);3 in provincia di Parma (Parma città, Vaio di Fidenza e Borgotaro); 3 in provincia di Reggio Emilia (Reggio Emilia città, Montecchio e Guastalla); 5 in provincia di Modena (Sassuolo, Vignola, Mirandola, Pavullo e Modena città); 3 nella città metropolitana di Bologna (davanti al Sant’Orsola e al Maggiore, e a Imola); 2 in provincia di Ferrara (Argenta e Cento); 1 in provincia di Forlì-Cesena (Meldola); 1 in provincia di Ravenna (Ravenna città); 1 in provincia di Rimini (Rimini città) e 1 nella Repubblica di San Marino.



Rimini. Zanzini: “Turismo, commercio e moda sono al collasso. Le soluzioni sono deludenti”

Gianmaria Zanzini, vicepresidente di Federmoda-Confcommercio Emilia Romagna

 

 

 

Giammaria Zanzini, referente provinciale e vicepresidente di Federmoda-Confcommercio Emilia Romagna: “Turismo, commercio e moda sono al collasso. Il nostro settore per ogni mese di chiusura perde un miliardo di euro. Parole e decreti ormai non si contano, ma le soluzioni sono deludenti, colme di burocrazia e di insidie. Nemmeno le banche stanno dando risposte”.


“Sono tante le parole spese e i decreti firmati, eppure i problemi per traghettare le attività fuori dalle secche della pandemia sono ancora insormontabili. Tutto il commercio, fatta eccezione per gli alimentari, tutte le attività legate al turismo e tutta la filiera della moda sono al collasso – spiega Giammaria Zanzini, rappresentante provinciale e vicepresidente di Federmoda-Confcommercio dell’Emilia Romagna -. Sento ogni giorno i commercianti del settore abbigliamento, accessori, pelletteria e calzature, che chiusi da oltre un mese e non riescono a fare fronte agli impegni. Per il nostro settore in un mese di lockdown è stata calcolata la perdita di un miliardo di euro. Siamo delusi e arrabbiati per gli interventi di sostegno previsti, che in realtà non sostengono nulla. Siamo delusi e arrabbiati perché il nostro governo pensa di aiutarci facendoci fare altri debiti, senza misure a fondo perduto e senza la cancellazione delle imposte, dunque sbagliando l’approccio al problema. Ci manca la liquidità per pagare fornitori, utenze, affitti e anche per le tasse, che sono state solamente fatte slittare di un paio di mesi. I 600 euro di indennità per le partite iva? Di certo per chi gestisce attività nel nostro settore, valgono meno di un palliativo. Nonostante i chiarimenti richiesti, ancora non si capisce se come commercianti possiamo sospendere i versamenti tributari e contributivi secondo l’Art. 61 del DL Cura Italia. Chiediamo alle amministrazioni locali, che ringraziamo per il grande lavoro di centinaia di sindaci, di annullare per quest’anno tutte le tasse territoriali a chi non può pagarle. Sarà poi lo Stato con la sua garanzia a aprire linee di credito per i Comuni, anche perché se il commercio scompare o si dimezza, di entrate fiscali non se ne parlerà per un bel pezzo.
Al disastro di questo periodo, prima sanitario e poi anche economico (Bankitalia stima per ogni mese di lockdown la perdita di 2 punti percentuali di Pil, sostanzialmente 36 miliardi di Euro), si aggiungono  i problemi con gli istituti di credito, demandati dal governo a concedere i prestiti secondo il DL Liquidità, a cui invece oggi più che mai è richiesto un intervento massiccio a favore delle imprese.
Chi in questi giorni contatta le banche ascolta sempre le stesse risposte, ovvero che ancora non ci sono indicazioni su come erogare i finanziamenti, che mancano i chiarimenti e che non resta altro che riprovare più avanti. Se poi, nonostante la delusione, si va nelle pieghe del provvedimento, si capisce bene che le imprese che hanno già un’alta esposizione con le banche o non hanno un adeguato merito creditizio, non potranno accedere al credito nemmeno nella forma dei famosi 25.000 euro garantiti interamente dallo Stato. Che poi 25.000 non sono perché la cifra massima erogabile resta comunque il 25% del fatturato. Il modulo di richiesta poi è stracolmo di insidie, a cominciare dalla piena responsabilità del richiedente sui rimborsi, per passare all’eventuale pagamento di spese e sanzioni se il Fondo di Garanzia non dovesse dare parere positivo. Ma questi soldi secondo il governo non erano smarcati dalle procedure del Fondo di Garanzia? Burocrazia su burocrazia e il rientro nel breve periodo sono le risposte avute, mentre i commercianti e tutte le micro e piccole imprese hanno bisogno di velocità e chiarezza. E vogliamo parlare dei tassi di interesse richiesti? Non certo tasso zero o poco più come annunciato, ma tassi che arrivano a sfiorare il 2%, insomma quelli di un normale finanziamento aziendale. Abbiamo fortemente chiesto la sospensione dei titoli di credito in essere, ma anche su questo non siamo stati ascoltati.
Non possiamo accontentarci di tutto questo. Il nostro settore, lo ricordo, conta 115.000 punti vendita e dà lavoro a 313.000 persone in Italia. Un settore costituito per lo più da imprese di piccole dimensioni che già da tempo lottano per resistere mettendocela tutta. Basti pensare che negli ultimi otto anni abbiamo perso abbiamo perso 60.706 imprese, a fronte di sole 26.000 nuove aperture. Adesso questo. Certo nessuno poteva prevederlo. Ora però è a rischio il posto per 30.000 lavoratori con un effetto domino su tutta la filiera.
Basterebbero questi numeri, senza aggiungerci la valenza sociale dei negozi di vicinato, per capire che la risposta non può essere l’accensione di altri debiti, sempre che ci si riesca. Perché i debiti poi dovranno essere ripagati a breve termine e mi domando come faremo, visto che, anche con tutto il nostro impegno, servirà tempo prima per riaprire, poi per fare riabituare le persone a entrare nei nostri negozi. Occorrono altri strumenti che il Governo e le parti sociali insieme devono trovare. Non è possibile pensare sempre che ad essere salvato debba essere il grande gruppo: si deve fare di tutto per salvare tutte le imprese, anche le nostre, che sono alla base del tessuto economico e sociale del Paese”.




Rimini. Caritas, cercasi vestiti per il dopo doccia

Mario Galasso, presidente della Caritas diocesana
Caritas, cercasi vestiti per il dopo doccia.
L’appello: “Abbiamo bisogno di voi per permettere il cambio a chi viene e a fare la doccia in Caritas”.
Si cercano: felpe, pantaloni (in modo particolare jeans), tute, giacchetti leggeri, magliette, polo, camicie.
Si raccoglie il vestiario nella sede della Caritas diocesana, a Rimini,
in via Madonna della Scala n. 7, dale 9 alle 13, e dale 14 alle 17.
“Per quanto concerne l’utilizzo delle docce da parte dei senza fissi dimora e di altre persone che vengono alla Caritas in cerca di questi servizi, – spiega il direttore della Caritas diocesana, Mario Galasso – c’è il via libera del Comune di Rimini.
Inoltre, per operare nella massima sicurezza, abbiamo coinvolto la Protezione Civile e la Croce Rossa Italiana, con il supporto della rete delle Unità di strada per senza dimora”.
“Il tuo aiuto può fare la differenza!
Aiutaci ad aiutare, aiutaci a vestire!”.



Rimini. Pecci, Lega: “Ripartire con i protocolli e test sierologici. Nuovi orizzonti per il turismo”

Marzio Pecci, Lega
di Marzo Pecci, capogruppo consiliare della Lega
Pecci, Lega: “Ripartire con i protocolli e test sierologici”.
Dopo quaranta giorni di domicilio coatto per affrontare la “fase 1” del coronavirus è giunto il momento di pensare alla “fase 2″, quella cioè della ripresa economica e poi alla “fase 3” della riconversione.
Per fare questo c’è bisogno che chi ricopre incarichi pubblici si assuma la responsabilità delle decisioni.
Occorre, dunque, programmare la ripartenza dell’economia, che richiede, quale prerequisito, la manutenzione degli impianti delle aziende e delle strutture turistiche.
Non c’è bisogno di una “tasks force”, ma occorre solo trovare il coraggio delle decisioni in una situazione, ancora, di incertezza.
Prima di tutto occorre che la Regione Emilia Romagna rediga, subito, insieme ai rappresentanti delle categorie economiche ed al Servizio Sanitario, un Protocollo Sanitario” ed un “pacchetto di regole” per impedire i contagi ed evitare agli imprenditori le azioni di responsabilità civile e penale qualora si verificassero, nelle loro aziende, casi di contagio da coronavirus.
Occorre poi predisporre una road map di ripresa delle attività economiche, chiedendo agli industriali, in accordo con le forze sindacali, di eseguire i test sierologici sui propri dipendenti al fine di garantirne la sicurezza, così come sancito dall’art. 2087 del codice civile e di predisporre appositi spazi singoli per consentire ai lavoratori di indossare i dispositivi di protezione individuale.
Per gli albergatori e gli operatori balneari occorre, ora, consentire la ripresa graduale delle attività per ultimare i cantieri e svolgere i lavori di “pulizia” e tinteggiatura delle strutture oltre alla revisione degli impianti.
Tutte le attività dovranno essere svolte nel rispetto dei limiti imposti dalle ordinanze in vigore, con l’adozione di tutte le misure di prevenzione, oltre alla diligenza dell’imprenditore.
Per il “Protocollo sanitario” l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha già dettato le linee guida che dovranno essere recepite e calate nelle realtà di ogni singola categoria economica.
Il rispetto del “Protocollo Sanitario” sarà indispensabile per garantire la sicurezza agli ospiti e creare così la meta turistica di “Rimini città sicura”.
E’ evidente, bisogna dirlo in modo chiaro, che il rispetto del protocollo sanitario avrà un costo che inciderà in misura rilevante sul prezzo del prodotto turistico, ma tutti devono essere consapevoli che è il solo modo per svolgere le attività in sicurezza e per ottenere sconti sul premio delle polizze assicurative del rischio coronavirus.
Tutti ripetono che “Niente sarà più come prima”, ma io credo che questo sia solo un refrain inutilmente pessimista; sono, infatti, certo che, debellato il virus, tutto rientrerà nella normalità. Ma noi commetteremmo un grosso errore se non cogliessimo l’opportunità che la crisi offre di “saltare il fosso”, per costruire un prodotto turistico unico al mondo, frutto di una industria che lavori dodici mesi all’anno, compresa la spiaggia.
Per realizzare questo progetto occorre che i maggiori imprenditori, gli istituti di ricerca, i grandi progettisti del Paese, i grandi esperti di marketing e un filosofo (fondamentale in un periodo di pensiero unico come l’attuale) elaborino un progetto che disegni il turismo del futuro e sia idoneo a dare il via, in modo concreto, ad una nuova rivoluzione industriale del turismo riminese e/o della costa emiliano-romagnola.
Da parte dell’Amministrazione comunale, con urgenza, occorre: riscrivere il Rue, abolire la tassa di soggiorno e la tassa di occupazione del suolo pubblico; rateizzare le imposte comunali (scadute e in scadenza) in tre anni e la raccolta rifiuti di Hera (considerati gli alti utili della società) in 60 rate, oltre alla più volte reclamata informatizzazione degli uffici comunali e sburocratizzazione.
In conclusione dobbiamo restituire agli imprenditori la libertà d’impresa accollandoci anche qualche rischio che la libertà comporta …. altrimenti questa sarà la crisi che ci farà andare a sbattere contro un muro ed allora sì che “niente sarà più come prima”.



Rimini. La Rebola San Valentino scelta dallo chef Cracco

Roberto Mascarin
Il vino della San Valentino in vetrina nel ristorante di Cracco
Lo chef propone la rebola ‘Vivi’ come accompagnamento delle pietanze da asporto.
Per sponsorizzare il nuovo servizio di consegna a domicilio del ristorante milanese ‘Carlo e Camilla in Segheria’. Nei giorni scorsi, infatti, sui profili social del locale nel cuore di Milano, il ‘Vivi’ dell’azienda agricola San Valentino, rebola Dop rigorosamente biologico, è stato presentato come perfetto accompagnamento delle portate da asporto del noto locale che, chiuso a causa dell’emergenza sanitaria in corso, effettua consegne ‘stellate’ a domicilio.
“Siamo orgogliosi che lo chef Carlo Cracco, in questo difficile momento, abbia dedicato una vetrina al nostro vino – dichiara Enrico Aureli, socio di maggioranza della cantina San Valentino – E’ un onore per noi vedere la nostra etichetta accostata ai suoi piatti”.
La collaborazione tra lo chef e la cantina riminese è iniziata l’anno scorso: galeotta fu una cena nella Rocca malatestiana a Sant’Arcangelo di Romagna dove fu chiamato ai fornelli lo staff di ‘Carlo e Camilla’.
“Il vino scelto per la serata fu proprio il ‘Vivi’ della San Valentino – racconta Roberto Mascarin, fondatore dell’azienda agricola sui colli riminesi – Il vino conquistò il palato di tutti, tanto che lo chef decise di inserirlo nella carta dei vini del suo ristorante milanese”.
Nonostante il difficile momento per l’enologia internazionale, Vini San Valentino va avanti: in attesa che enoteche e ristoranti riaprano i battenti, l’azienda propone i propri vini sulle piattaforme di e-commerce come ErSommelier, Winepoint e Extrawine.
Di recente, inoltre, il ‘Luna Nuova’ 2016 Igt della cantina San Valentino è stato recensito dalla prestigiosa rivista Italysfinestwines tra i 20 Cabernet Franc migliori d’Italia.



Rimini. Mascherine per le imprese, ancora introvabili… Medico ancora senza tampone…

 

Ha un centinaio di dipendenti, esporta almeno ’70 per cento della produzione; quello tedesco primo mercato. Gioiello della metalmeccanica riminese, imprenditore profondo ed intelligente, il responsabile degli acquisti alla fine dello scorso gennaio cerca di fare un ordine di 5mila mascherine. Contatta 5 fornitori; uno è tedesco. Quest’ultimo gli dice che gli sarebbe piaciuto, ma in Germania c’è una disposizione governativa che impedisce l’esportazione da una parte; dall’altra sequestrano le mascherine in transito per altrove dalla Cina. Abbandonato dal fornitore straniero, si rivolge a 4 italiani. Trova le mascherina da chirurgo ad 80 centesimi (prima del Covid-19 a 20 centesimi); le FFP2, le mascherine col filtro, le trova da un minimo di 7,90 euro, ad un massimo di 12,5 euro. Prima della pandemia si trovavano a 2,5 euro.

Dopo l’ordine di gennaio, la prima fornitura di 400 (quelle da sala operatoria) è giunta la scorsa settimana. Mille, sempre da chirurgo arriveranno la prossima settimana. Le altre più tardi.

 

Causa la penuria di reagenti, ad alcuni medici del Riminese in salute ancora non è stato fatto nessun tampone.