Covid-19, quanto peserà sull’economia mondiale


13.03.20
Articolo tratto da lavoce.info
di Alessia Amighini*

È difficile indicare stime su quali saranno gli effetti del Covid-19 sull’economia mondiale. Si possono però ipotizzare alcuni scenari sulla base di studi effettuati dopo le ultime epidemie. Ricordando però che oggi l’interdipendenza è maggiore.
Com’è andata in passato
La pandemia da Covid-19 avrà un impatto economico enorme, probabilmente maggiore rispetto alle epidemie dell’ultimo secolo (per un elenco si veda qui), in quanto oggi l’economia mondiale è molto più grande (di circa 2,5 volte rispetto al 2000) e molto più interconnessa.
Per il momento è difficile produrre stime, ma alcuni scenari si possono trarre dalla moderna ricerca economica sull’impatto di quegli shock. È iniziata dopo l’epidemia Sars nel 2002-2003 (si veda per esempio lo studio del 2006 di Lars Jonung e Werner Roeger sull’Europa, che però non considera gli effetti dell’interruzione delle catene di fornitura) e si è fatta più intensa soprattutto dopo il 2009, quando la pandemia da H1N1 (la cosiddetta influenza suina) diventò un caso di studio per stimare l’impatto di uno shock globale di origine pandemica sulle economie del XXI secolo.
Se prima del 2009 il World Economic Forum stimava in circa 250 miliardi di dollari il costo economico complessivo di un’eventuale pandemia (a cui era associata una probabilità tra il 5 e il 10 per cento), da quell’anno le conseguenze economiche di un tale fenomeno sono state studiate in modo più approfondito. Un recente studio di Victoria Fan e colleghi (2018) stima fino a 500 miliardi di dollari all’anno (cioè lo 0,6 per cento del reddito mondiale) il valore totale delle perdite di una pandemia influenzale estesa, includendo non solo i costi diretti dovuti all’aumentata mortalità e all’interruzione dell’operatività di molti settori, ma anche il mancato reddito dovuto alla successiva riduzione della dimensione delle forze di lavoro e della produttività, oltre che al calo della domanda per le restrizioni alla mobilità delle persone. Si tratta di un impatto molto maggiore rispetto a quello della Sars, che ha colpito economicamente soprattutto la Cina e Hong Kong (rispettivamente -3 e -4,75 per cento del Pil nel secondo trimestre dopo l’epidemia), con effetti minori solo in Canada e a Singapore, e in ogni caso limitati a un solo trimestre (Marcus Keogh-Brown e Richard Smith 2008).
Un recente studio congiunto della Banca mondiale e dell’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato invece un effetto economico molto più elevato di un’eventuale shock di origine pandemica: tra il 2,2 e il 4,8 per cento del Pil.
Oggi queste stime sono solo il punto di partenza, perché ancora non è chiaro quanto sarà esteso il contagio, quando finiranno le misure restrittive sulla mobilità delle persone, quale sarà il tasso di mortalità e quanto lunga e diffusa la portata dell’interruzione dell’attività produttiva.
La dipendenza dalle importazioni
Dagli studi passati è chiaro che l’impatto aggregato sia tanto maggiore quanto più estesi sono i canali di “contagio economico”, che derivano dall’aumentata mortalità e dal blocco dell’attività economica e che vanno ben oltre i trasporti, l’agricoltura e il turismo per arrivare alla produzione manifatturiera con un elevato grado di dipendenza dalle importazioni. Proprio questo criterio serve a capire, almeno a grandi linee, quali potranno essere nel breve periodo gli effetti economici del Covid-19. La Cina oggi è un importante fornitore di beni intermedi in molti settori: le sue esportazioni utilizzate da altri paesi come input per il loro export sono salite dal 24 per cento del totale nel 2003 al 32 per cento nel 2018, secondo i dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad). Ma Pechino è anche un importante fornitore per tutta la produzione, compresa quella destinata ai mercati interni dei paesi importatori. Secondo Fortune, il 94 per cento delle prime 1000 imprese statunitensi subiscono in questo momento interruzioni nelle forniture. Tra i settori più dipendenti dalle forniture cinesi, e quindi più vulnerabili, ci sono le telecomunicazioni, il mobile e arredamento, gli impianti di riscaldamento, i macchinari elettrici, le componenti metalliche. In questi ambiti la Cina rifornisce parti e componenti per un valore che va dal 22,8 al 39,7 per cento del totale mondiale. E il valore aumenta se includiamo anche i beni intermedi che la Cina esporta attraverso Hong Kong.
L’interruzione delle forniture anche per poche settimane ha bloccato a sua volta la produzione di molti settori per un tempo ben più lungo. Inoltre, le catene di fornitura sono spesso organizzate in cluster, con buona pace per la diversificazione dei rischi legati alla catena del valore: sempre nel caso delle imprese incluse in Fortune 1000, ben 938 hanno i loro fornitori di secondo livello nelle aree “rosse” in Cina. Tutto ciò si innesta in una situazione nella quale l’autonomia (o il magazzino) di molte imprese è ridotta: per esempio, oggi Chrysler ha in magazzino parti per meno di 50 milioni di dollari, mentre negli anni Ottanta il valore era di 440 milioni.
Come se non bastasse, la Cina produce molti beni nei quali sono presenti parti importate dall’estero, da molti dei paesi che oggi si ritrovano a dover chiudere una parte delle fabbriche perché a loro volta in emergenza sanitaria. Quindi anche se e quando la Cina ripartirà a pieno ritmo, le catene non potranno essere ripristinate appieno, e quando lo saranno, molte imprese avranno iniziato a riorganizzare le proprie filiere affidandosi ad altri produttori, come in parte sta già avvenendo. Sono effetti indiretti che non sono inclusi in nessuno dei modelli usati finora per stimare l’impatto globale di una pandemia di questo tipo.
*Professore associato di Politica economica presso l’Universita’ del Piemonte Orientale e Associate Senior Research Fellow nel programma Asia dell’ISPI



Rimini. Coronavirus, la Regione mette a disposizione 10 milioni attraverso Confidi


 

La Regione mette a disposizione 10 milioni di euro attraverso il sistema dei Confidi; risorse che sosterranno finanziamenti  a favore del sistema produttivo emiliano-romagnolo, destinati a superare questo difficile momento. Il contributo messo a disposizione dalla Regione sarà distribuito tramite i Confidi selezionati tra cui Confidi.net  che garantirà con l’80% le operazioni creditizie a supporto delle imprese, che potranno richiedere finanziamenti al massimo di  150.000 euro con durata  fino a 36 mesi. Il contributo regionale sarà a copertura dei costi bancari e di quelli del confidi   con un intervento massimo di € 15.000 per singola impresa. Un’operazione totalmente vantaggiosa per il cliente finale con condizioni di grande agevolazione che tendono  a far concedere finanziamenti a costo zero, cosa che senza questo accordo sarebbe stata impossibile da attuare.
“Confidi.Net – interviene così il Presidente di Confidi.Net, Alduino di Angelo –  ha sempre assistito le imprese per fare crescere l’economia Italia, sostenendo i progetti, appoggiando i nuovi imprenditori, aiutando le aziende in difficoltà, perché siamo ottimisti e abbiamo sempre creduto nella capacità imprenditoriale dell’Italia. E ci crediamo ancor di più adesso: forse siamo in ginocchio di fronte a questo maledetto virus, ma non possiamo arrenderci come non si arrende il personale sanitario che combatte una guerra strenuamente; ci rialzeremo e , dopo una battaglia da combattere insieme, andrà tutto bene. Il forte appoggio della Regione Emilia Romagna con questa iniziativa di grande valenza è fondamentale per rispondere concretamente su uno dei due fronti sui quali si combatte la guerra contro il Covid-19: quello economico/finanziario a sostegno di un sistema imprenditoriale che faticosamente cerca di resistere e dovrà ripartire.”
“In questo momento di difficoltà enorme e mai visto prima – dice il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino – servono strumenti a sostegno alle imprese. Questo importante contributo della Regione per l’accesso al credito, che sostiene la liquidità delle piccole e medie imprese attraverso i Confidi, è di grande importanza e impatto. Un segno tangibile della vicinanza alle nostre aziende, ai nostri associati e a tutte quelle attività che attraverso Confidi potranno utilizzare questo fondamentale strumento che può contribuire alla liquidità e ad una più veloce ripartenza”.




Emilia Romagna. Coronavirus, gli imprenditori e l’emergenza

di Enirco Montanari*
Insieme a tutto il Paese, il mondo dell’imprenditoria condivide la grave emergenza sanitaria, economica e finanziaria.
La doverosa e prioritaria attenzione alla salvaguardia della salute dei propri collaboratori, ha portato, in moltissimi casi, gli imprenditori a sospendere le attività e quindi la produzione.
Gli imprenditori del mondo UCID (Unione cristiana imprenditori dirigenti) hanno avvertito, forse  prima e meglio degli altri, come il valore inalienabile della salute dovesse essere messo al primo posto, senza esitazioni e senza ritrosie, responsabilmente e in aderenza a quei valori che guidano il nostro agire nella società civile e nell’economia per il Bene Comune prima ancora di ogni altro aspetto.
Sorgono alcune domande e riflessioni, non per sterile spirito polemico, ma per offrire il proprio contributo al fine di sviluppare sinergie che supportino le imprese, che diano una visione di contesto del futuro prossimo e che permettano agli imprenditori di comprendere quali siano o quali potrebbero essere le condizioni e lo scenario che dovranno affrontare in un mercato che oggi non può quasi più definirsi tale. In questa prospettiva si colloca questo documento, redatto dagli imprenditori cristiani associati all’UCID.
Il recente intervento del Governo, effettuato con il D.L 17/3/2020 n. 18 , ha dato un primo segnale su vari fronti, fra i quali quello fiscale, sostanzialmente ridotto, salvo qualche eccezione, ad una sospensione degli adempimenti e dei versamenti sino al 31 maggio 2020, e quello previsto in altri articoli che riguardano determinati ammortizzatori sociali messi in campo (cassa integrazione, congedi parentali, equiparazione della quarantena alla malattia, ampliamento delle modalità di fruizione della legge 104, ecc.).
Inoltre l’art. 56 del DL n. 18/2020 prevede delle misure di sostegno finanziario alle micro, piccole medie e grandi imprese colpite dall’epidemia.
Nel corpo di questo articolo, sostanzialmente si mette in atto un meccanismo a sostegno delle attività imprenditoriali che traguarda il suo limite temporale al 30 settembre del 2020, limite temporale che allo stato attuale, non può certo essere considerato di ampio respiro o tantomeno strutturale.
Infatti tra l’altro, è previsto che:
–  le garanzie che lo Stato, attraverso suoi organismi, assume nei confronti del mondo del credito, sono limitate al 30% dell’esposizione,
–  che non possono essere revocate le aperture di credito,
– che viene disposta una proroga delle scadenze per i prestiti non rateali sempre al 30/9/20 e lo stesso dicasi per lo spostamento delle scadenze per mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale nonché per le rate o canoni di leasing la cui scadenza viene differita al 30/9/20.
Per quanto sia doveroso riconoscere al Governo l’impegno profuso, è evidente che tale intervento non può essere risolutivo anche perché, nell’incertezza che condiziona e avvolge questa situazione nel suo complesso, il termine del 30 settembre appare come una scadenza non definitiva, vista l’evoluzione ancora non in regresso dell’epidemia.
Il recentissimo ultimo provvedimento governativo emesso con il DPCM 22/03/2020, nell’intento di ridurre ulteriormente la diffusione del contagio, ha disposto alcune limitazioni agli spostamenti da un comune all’altro e, cosa rilevante, ha sospeso le attività di tutti i comparti che non siano classificabili come “essenziali”, indicando questi ultimi, nell’allegato 1 al DPCM.
Tutto questi provvedimenti inevitabilmente incideranno nell’economia del Paese, ma il momento è talmente grave che tutti ne comprendiamo la necessità e l’urgenza.
Molti di noi imprenditori hanno o avevano già sospeso l’attività, mentre altri la devono continuare nell’interesse generale, con grande senso di responsabilità e di rispetto delle regole.
E allora cosa chiede oggi un imprenditore coscienzioso che vede sospesa la produzione, che non vede quindi entrare i normali ed indispensabili flussi di liquidità, che, e questo è il  punto, vuole però darsi una vision per il “dopo”, quando, auspicabilmente, si tornerà ad una certa normalità?
L’imprenditore non chiede danaro o finanziamenti, sa che il rischio d’impresa fa parte della sua condizione economica e sociale e responsabilmente se lo assume; non chiede di non pagare il giusto dovuto in termini di imposte, contributi e quant’altro, ma vuole che lo Stato, in una visione d’insieme nel fare sistema, possa metter in atto la sua funzione di Garante per quei rapporti con il sistema bancario che certamente emergeranno in tutta la loro forza dopo il 30 settembre 2020, termine più volte evocato nel DPCM ultimo.
Un provvedimento sul modello tedesco che, inaudita altera parte, ha messo concretamente in campo risorse per ben  550 miliardi di euro per sostenere le proprie imprese.
Vale anche per noi quanto ha affermato il Ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, che ha presentato il piano in quattro fasi, accolto molto positivamente dal mondo economico e soprattutto dalle Borse europee: “È una questione di vita o di morte per tutti noi, ma abbiamo la forza finanziaria per superare questa crisi».
Parallelamente anche il Ministro dell’Economia, Peter Altmaier, è intervenuto dichiarando che «non c’è un limite superiore» al credito che la KfW, la banca statale per il sostegno alle imprese, potrà mettere a disposizione del sistema.
Sostanzialmente il pareggio di bilancio è stato abbandonato riconoscendo che in una situazione di questa portata non si può pensare di risparmiare, ma occorre iniettare energia vitale nel sistema economico tedesco, noto come “locomotiva d’Europa”.
Pertanto, considerato che in questa situazione così drammatica ed eccezionale, come tale riconosciuta dallo stesso art. 107 dei Trattati sul funzionamento dell’Unione Europea, determinati vincoli europei possono oggi essere superati, gli imprenditori in qualsiasi settore operino, hanno assoluta necessità di avere al loro fianco uno Stato davvero “amico”, che sia  coprotagonista autorevole nel “sistema Paese” e affianchi il mondo dell’impresa in tutte quelle relazioni vitali con il mondo del credito, che garantisca l’impresa, stabilendone le condizioni perché non ci siano abusi, e la sostenga in maniera strutturata per un certo periodo di tempo che non può essere, almeno con lo scenario attuale, di brevissimo periodo.
Infatti, pensiamo a quelle imprese che hanno già fatto degli investimenti, o hanno già assunto impegni con il mondo bancario, o ancora avevano consapevolmente messo in atto una strategia ed una programmazione che bruscamente ed improvvisamente si sono dovute azzerare senza la possibilità, a macchine ferme, di avere l’opportunità ed il tempo per riprogrammare e ripianificare mettendo in campo azioni e leve gestionali adeguate, cosa non possibile adesso perché semplicemente le imprese sono ferme e tutti i fattori della produzione in stand-by a tempo determinato. Che ne sarà di loro?
Questo ruolo che lo Stato potrebbe, anzi dovrebbe, potere agire servirebbe anche da volano per le imprese sane, che ritroverebbero nuovo slancio per potere competere con mercati, interni ed esterni, che usciranno decisamente modificati, se non trasformati, dopo questa emergenza.
E sarebbe anche un’ ottima opportunità per il mondo bancario e del credito in generale, per potere avere il ritorno dei propri finanziamenti e quindi concederli magari con maggiore apertura rispetto a quanto avviene normalmente in questo mondo.
Senza avere la pretesa di essere una richiesta esplicita, questo documento, facente riferimento alla sussidiarietà, dimensione tipica della Dottrina Sociale della Chiesa, vuole semplicemente interpretare le esigenze che provengono da imprenditori del mondo UCID che, seriamente e responsabilmente, svolgono la propria funzione sociale, prevista anche dalla Costituzione Italiana, nella convinzione che il nostro Paese ha tutte le energie, le capacità e le forze per affrontare il futuro insieme, facendo sistema e dando ciascuno il proprio contributo, con trasparenza e correttezza, con lealtà e senso civico, con volontà convergenti che siano orientate allo stesso unico risultato: rimettere in piedi l’economia italiana duramente provata e consentire alle imprese di continuare con fiducia la propria attività e nello stesso tempo garantire i livelli occupazionali..
In questo contesto gli imprenditori UCID sono pronti a metter in campo tutte le loro energie e competenze, a fare, se necessario, ulteriori sacrifici se questo potrà servire al nostro Paese ed al Bene Comune.
*Presidente regionale Unione cristiana imprenditori dirigenti



Pesaro. Coronavirus, martedì 31 marzo bandiere a mezz’asta anche a Pesaro

Pesaro, palazzo comunale

 

«Martedì 31 marzo bandiere a mezz’asta anche a Pesaro»

«Anche nel Comune di Pesaro, martedì 31 marzo, esporremo le bandiere a mezz’asta. Sempre nella stessa giornata, a mezzogiorno, come sindaco osserverò un minuto di silenzio davanti al municipio o al Monumento ai Caduti a nome di tutta la cittadinanza, che sarà chiamata a fare lo stesso nella propria abitazione. Invito i primi cittadini della nostra provincia e del Paese ad aderire a questo momento di raccoglimento». Così il sindaco Matteo Ricci, che condivide l’appello del presidente dell’Anci Antonio Decaro in segno di cordoglio per le vittime del coronavirus.




Rimini. Coronavirus, stabilimenti balneari: lavori sospesi

Dichiarazione dell’assessore al Demanio del Comune di Rimini Roberta Frisoni: “Anche le attività di preparazione degli stabilimenti balneari nel territorio della provincia di Rimini sono momentaneamente sospese. Una precisazione che si rende necessaria a seguito delle diverse richieste di chiarimenti da parte degli operatori del settore a fronte delle più recenti e stringenti misure introdotte dalla Regione per il contenimento della diffusione del Coronavirus. Se infatti una prima ordinanza della Regione lasciava la possibilità di proseguire l’allestimento dei propri stabilimenti, consentendo l’accesso solo al personale impegnato in comprovate attività di cantiere e lavorative in corso, con la più recente direttiva applicata per il solo territorio di Rimini (e Piacenza) questa possibilità non è più consentita. Dunque, almeno fino al termine di validità dell’ordinanza fissata per il 3 aprile, e salvo proroghe o ulteriori provvedimenti, ogni attività sull’arenile riminese è sospesa, così come sono sospesi tutti i cantieri ad eccezione di quelli prioritari legati a lavori di messa in sicurezza del territorio e alle opere pubbliche ritenute di particolare urgenza”.