Rimini. Cittadino: “Coronavirus, fare l’interesse comune”

 

 

Questa bella riflessione si è letta online: bellissima.

 

Ragazzi non è uno scherzo! Ma è mai possibile che una volta tanto non si riesca a seguire l’interesse comune almeno quello della vita? Siamo in grave pericolo e ancora c’è gente che la prende alla carlona e fa chiacchiere. Occorre seguire le regole impartite, stare lontani da qualsiasi fonte di aggregazione un contagiato produce almeno altri 100 e così via fino a raggiungere migliaia di soggetti infettati. Gli ospedali non avranno più nei posti nei ventilatori . Non pensate al lavoro agli impegni state il più possibile lontani da qualsiasi fonte di pericolo della gente, via tutto ciò che può contagiare vietato prendere anche un piccolo raffreddore.




Morciano di Romagna. Il sindaco Ciotti: “Dieci positivi, 60 persone in quarantena. Buoni comportamenti”

Giorgio Ciotti (centrodestra), neo sindaco di Morciano

Giorgio Ciotti, sindaco di Morciano

 

“Emergenza Coronavirus riguarda ciascuno di noi non solamente anziani e malati: l’obiettivo deve essere quello di ridurre il raddoppio dei contagi ogni 2,6 giorni. Organizziamo la nostra vita per evitare almeno momentaneamente i contatti sociali: restiamo separati fisicamente ora per poter essere più uniti dopo ”
Il videomessaggio del sindaco di Morciano Giorgio Ciotti.
“Siamo una comunità piccola. Morciano è un Comune dove riusciamo a vederci quasi tutti i giorni, in strada, nei bar oppure nei negozi. Siamo una comunità che da due settimane ha capito che qualche cosa è accaduto. In questi giorni abbiamo assistito a un susseguirsi di ordinanze e decreti. Decreti che riguardano anche il nostro territorio se non altro per quanto concerne le scuole. Credo che dovremmo leggere un pochino meglio i sensi dei decreti e dovremmo leggere un pochino meglio le ordinanze che i vari Comuni stanno emettendo. Perchè? Facciamo parte di quella porzione di Italia che tra le prime ha iniziato a sperimentare la diffusione  di questo Coronavirus. Le cose che leggiamo, che abbiamo letto e sentiamo alla televisione a volte possono apparire molto distanti da noi. Così non è, perché ci siamo dentro anche noi. I dati ci dicono che nell’ambito della provincia di Rimini questa mattina alle 8 abbiamo avuto una certificazione pari a 91 casi. Non vuol dire che nella Provincia ci sono 91 persone contagiate: 91 sono quelli che hanno avuto la necessità di rivolgersi al Sistema Sanitario Nazionale. I casi di persone anche non sintomatiche anche a Morciano sono ben di più. Di questi 91 casi ben 76 sono concentrati nella Valconca. Morciano è nella Valconca. Anche a Morciano noi abbiamo un certo numero di casi che ancora non arriva alla decina ma che comunque presuppone un sistema di quarantene pari a circa 60 persone. C’è un rapporto 1 positivo 6 quarantene. Il dato di Morciano è in linea con il dato statistico nazionale, il quale ci dice che esiste oggi probabilisticamente la possibilità che si vada ad un raddoppio dei casi ogni 2,6 giorni. Fino ad oggi il Comune di Morciano ha rispettato questa statistica. Ogni 2,6 giorni a Morciano abbiamo un raddoppio dei casi presenti. Se non faremo niente, e faremo finta che questa cosa a noi non interessa perché riguarda qualcun altro, questo 2,6 è un numero che ci porteremo dietro. Ergo: entro la prossima settimana potremmo avere 40 casi di coronavirus a letto con la febbre. Ogni caso si porta con sé una serie di quarantene: amici, parenti, genitori, persone strette. Le statistiche ci dicono che in genere ogni positivo si porta dietro qualcosa come 6 persone da porre in quarantena. Noi oggi a Morciano abbiamo qualcosa come 50 quarantene. Se non interrompiamo quel fatidico raddoppio ogni 2,6 giorni, anche le quarantene che oggi non arrivano a 50, statisticamente tenderanno a crescere di sei volte. Quindi potremmo arrivare a 250/300 persone in quarantena con tutti i problemi del caso. Quarantena significa stare da soli, evitare di contattare gli altri. Dobbiamo ricordarci che questa non è una punizione divina, abbiamo tutte le possibilità per fare in modo che questo raddoppio si possa ridurre. Dobbiamo fare in modo di ridurre il grado di contagiosità. Per fare questo bastano poche cose. La prima cosa: evitare tutto ciò che possiamo rimandare. Devo andare da qualche parte? Posso andarci la prossima settimana? Ci vado la prossima settimana. Voglio andare a trovare amici? Meglio superare questo momento difficile. Anche perché dobbiamo stare attenti a chi è più debole di noi. Le persone più a rischio sono gli anziani, che spesso stanno a casa e si ammalano non perché vanno in giro ma perché noi andiamo in giro: ci sentiamo forti e sani e non ci accorgiamo che rientrando a casa e non mettendo in atto le attività che dovremmo fare – lavarci le mani, non toccarci occhi e naso, evitare di starnutire – esponiamo coloro che stanno vicino a noi a dei rischi. Tentiamo di interrompere questo raddoppio di casi che anche a Morciano c’è ogni 2,6 giorni. Per fare ciò evitiamo luoghi affollati e incontri di qualsiasi tipo. Certamente ne usciremo. Pensiamo che la cosa ci riguarda. Non dobbiamo assolutamente dimenticarci di questo: la cosa non riguarda solo gli altri, solo chi ha malattie pregresse o anziani, riguarda noi, perché noi in teoria potremmo essere il veicolo per la trasmissione del virus. Pensiamo a questo, che siamo una comunità molto stretta, un territorio densamente abitato. Cerchiamo di organizzare la nostra vita per evitare almeno momentaneamente quei contatti sociali che possono mettere in pericolo noi e gli altri. L’ordinanza oggi in vigore nel Comune di Morciano è una delle più restrittive, me ne rendo conto, ma si pone un obiettivo chiaro: tentare di allontanare fisicamente le persone per poter essere più uniti dopo, nel momento in cui avremo superato questa cosa, destinata sicuramente a lasciare un ricordo indelebile”.



Emilia Romagna. Agroalimentare, prima regione per Dop e Igp

Agroalimentare: l’Emilia-Romagna prima regione per le eccellenze Dop e Igp. Parma, Modena e Reggio le prime tre province italiane per valore della produzione. L’assessore Mammi: “Riconfermato il successo di un modello produttivo che punta sulla qualità di filiere e prodotti, apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo”
Diffusi i dati del Rapporto Ismea-Qualivita 2019. In Emilia-Romagna oltre 3 miliardi di euro l’impatto economico del “food” e 394 milioni il vino.
Lo studio colloca l’Emilia-Romagna al primo posto tra le regioni italiane per impatto economico delle Dop ed Igp nell’ambito del food, con 3.020 milioni di euro, ai quali vanno sommati circa 394 milioni per il comparto del vino. Unendo poi il fatturato di prodotti alimentari e vino la regione è seconda per valore delle produzioni subito dopo il Veneto. Secondo il rapporto infatti le prime quattro regioni per impatto si trovano nel Nord Italia e concentrano il 65% del valore produttivo complessivo.
“I numeri del rapporto confermano ancora una volta il primato dell’Emilia-Romagna e ribadiscono l’eccellenza del nostro sistema agroalimentare- spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. Viene così riconfermato il successo di un modello produttivo che punta sulla qualità di filiere e prodotti, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. Ed è proprio per questo, soprattutto oggi, che le nostre produzioni vanno difese da ingiustificati blocchi o dall’introduzione di richieste di ulteriori controlli collegati al Coronavirus, perché le merci non sono pericolose e devono poter circolare liberamente. Serve una forte campagna di informazione e, come Regione, metteremo in campo tutto il sostegno possibile per garantire alle nostre eccellenze la meritata diffusione nei mercati internazionali”.
Più in dettaglio, venendo alle province emiliano-romagnole, Parma presenta una produzione per il “food” pari a 1.383 milioni, precedendo Modena (681 milioni) e Reggio Emilia (circa616 milioni).
Inoltre, Parma e Modena sono tra le prime cinque province del Paese per valore complessivo generato dalle filiere “food” e “wine”, rispettivamente al secondo e quarto posto. Le cinque province insieme superano la metà del valore complessivo generato a livello nazionale.
E le specialità agroalimentari made in Emilia-Romagna a marchio tutelato (44 tra Dop ed Igp), conquistano le prime tre posizioni anche nella graduatoria dei singoli prodotti, con Parmigiano-Reggiano Dop (1.434 milioni), Grana padano Dop (1.277), Prosciutto di Parma Dop (824).
Nella lista si trovano anche l’Aceto balsamico di Modena Igp (363) e la Mortadella  Bologna Igp (296) che si piazzano rispettivamente al quinto e all’ottavo posto per impatto economico.



Pesaro. Il sindaco Ricci: “Zona rossa, è incredibile. Economia, mai affrontato una situazione simile”

Matteo Ricci, sindaco di Pesaro

 

«E’ incredibile. Poche ore fa abbiamo saputo di una bozza di decreto che ha cominciato a girare in maniera informale e che prevede ulteriori provvedimenti e restrizioni per alcune zone del Paese. Per Pesaro e Urbino non è una zona rossa, come pareva all’inizio, ma una zona arancione di contenimento ulteriore, che riguarda la Lombardia e 11 province compresa la nostra e quella di Rimini». Dopodiché, rileva il sindaco Matteo Ricci poco prima di mezzanotte, «registriamo una grande confusione. Si prevede una limitazione di spostamento in entrata e in uscita dalla provincia di Pesaro e Urbino, ma ci sono molte cose non chiare. Le persone che sono fuori possono rientrare sì o no? Le aziende saranno aperte? Le merci potranno viaggiare?  Ritengo di sì interpretandolo, ma non è scritto in modo ufficiale. Come Comuni e Regioni stiamo chiedendo spiegazioni: il decreto non è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e quindi fino a domani mattina (domenica 9 marzo) non avremo ulteriori informazioni. E’ una cosa inaudita: già la situazione è difficile, non ci vuole confusione istituzionale come abbiamo visto questa sera da parte del governo. Domani saremo più chiari, ma così è complesso anche per i sindaci lavorare». Poi Ricci ricorda le sette regole «per aiutare il Sistema sanitario, che sta facendo un lavoro straordinario». E manifesta preoccupazione per il comparto economico: «E’ una situazione che non avevamo mai affrontato prima e che sta cambiando di giorno in giorno. Dobbiamo mantenere la calma ed essere uniti sapendo che Pesaro è forte e ce la farà».




Rimini. Coronavirus, 104 a Rimini (11 in più), 1.010 in Emilia Romagna

7 marzo 2020

Coronavirus, l’aggiornamento. 104 nella provincia di  Rimini (11 in più rispetto al giorno prima), 1.010 in Emilia Romagna.  409 a casa perché non necessitano di cure ospedaliere. Aumentano ancora le guarigioni, che passano da 17 a 25. I pazienti in terapia intensiva sono 64
Purtroppo si registrano altri 11 decessi, che complessivamente salgono a 48. 
In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che si riferiscono sempre non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 479 Piacenza (53 in più rispetto a ieri), 229 Parma (49 in più), 104 Rimini (11 in più), 82 Modena (9 in più), 48 Reggio Emilia (4 in più), 49 Bologna (8 in più rispetto a ieri, di cui 20 nell’imolese 3 in più rispetto a ieri e riconducibili al cluster di Medicina), 7 Forlì-Cesena (3 in più rispetto a ieri), 10 Ravenna (2 in più rispetto a ieri), 2 a Ferrara (1 in più rispetto a ieri).
Più posti letto in terapia intensiva
Prosegue intanto da parte della Regione il massimo impegno per potenziare la rete ospedaliera, incrementando il numero dei posti letto in terapia intensiva. Questo avverrà, in particolare, per le strutture ospedaliere del piacentino dove è previsto – già a partire da oggi con l’ospedale di Castel San Giovanni- il raddoppio delle postazioni di terapia intensiva, che passeranno da 15 a 33 (oltre le 9 postazioni per l’attività ordinaria, extra Coronavirus).

Un aumento inferiore a quello registrato ieri, quando erano saliti di 172. E passano da 3.136 a 3.604 i campioni refertati. Si tratta di dati disponibili e accertati alle ore 12 di oggi, sulla base delle richieste istituzionali.
Si conferma anche oggi che si tratta in maggioranza di persone che presentano un quadro clinico non grave, con sintomi modesti o addirittura assenti. 409 sono infatti i pazienti che non necessitano di cure ospedaliere e quindi sono a casa, dove rispettano l’isolamento previsto; 64 i pazienti ricoverati in terapia intensiva (12 in più rispetto a ieri).
Aumentano, passando da 17 a 25, il numero delle guarigioni, 24 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e una dichiarata guarita a tutti gli effetti perché risultata negativa in due test consecutivi.
Sale anche il numero dei decessi, passati da 37 a 48. Di questi, sei sono cittadini lombardi.
Degli 11 nuovi decessi, 6 riguardano il piacentino: si tratta di 4 uomini, rispettivamente due di 72 anni, uno di 74 e uno di 99 anni e 2 donne di 85 e 93 anni; 3 del parmense, due uomini di 73 e 78 anni e una donna di 88 anni; un uomo del modenese di 85 anni e un uomo del riminese di 89 anni.
La grande maggioranza delle persone decedute aveva patologie pregresse, a volte plurime; per tre decessi sono invece ancora in corso gli approfondimenti epidemiologici.