Rimini. Sagra Malatestiana, apre Riccardo Muti. Il presidente Mattarella ospite

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Sagra Malatestiana, apre Riccardo Muti. Il presidente Mattarella ospite. Cerimonia al Teatro Galli lo scorso 3 luglio.

Ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Una grande emozione essere stasera in questo
meraviglioso teatro restaurato e riaperto  ad ascoltare un maestro come Riccardo Muti”.

Il saluto del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi: “Buonasera a tutti e benvenuti al teatro Amintore Galli di Rimini. Benvenuto, signor presidente. Benvenuto, maestro Muti. La città di Rimini è onorata orgogliosa e felice per la vostra presenza.
Signor presidente, la città di Rimini è piena di gioia per averLa in questo teatro che è un tempio ‘all’italiana’ della musica, uno spazio aperto di civiltà, una fabbrica di cultura, una camera della memoria collettiva. Che va al 1843 con la posa della prima pietra. Lo stesso anno dell’inaugurazione del primo stabilimento privilegiato dei bagni marini a Rimini, con il quale nasce l’industria italiana del turismo balneare.
Poi il 1857: quando il teatro di Rimini apre per la prima volta le sue porte, unico teatro italiano inaugurato con una prima verdiana, l’Aroldo, alla presenza del Maestro. Più tardi, la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Che riduce Rimini e questa sala letteralmente in polvere e cenere.
386 bombardamenti; uno, quello del 28 dicembre del ’43, colpì il Teatro e uccise in due rifugi qui a fianco, San Bernardino e via Montefeltro, 86 persone.
Oggi. Dopo 75 anni di ferita aperta, torna a risuonare la musica e a risplendere l’arte nel Teatro Amintore Galli, ricostruito.
Questo teatro è un racconto di due secoli. Ed in qualche modo la storia del Teatro è la storia di tutta la gente di Rimini. Quelle donne e quegli uomini, incerti tra le macerie, che nel 1945 tornarono alla vita vedendo che sui pochi muri rimasti in piedi ricominciavano ad apparire gli annunci funebri: “Elvira Gasperoni ostetrica, una prece: capivamo che si tornava alla vita perché si tornava a morire uno alla volta”. Ha scritto magnificamente Sergio Zavoli”.
Esserci risollevati con la nostra dignità, sotto al gonfalone in cui è cucita la Medaglia d’Oro al Valor Civile, ci permette oggi, in questa sala, di vivere e godere dell’esperienza di una musica immortale e, allo stesso modo e tempo, non dimenticare chi siamo e da dove siamo partiti e ripartiti. La storia non si rottama. Non si cancella. Non si riduce ad un tweet. E i suoi cambiamenti, come quelli di oggi, si interpretano, se non si vogliono subire.
E così, signor presidente, la nostra traiettoria di comunità, il nostro cambiamento lo possiamo dire con le parole di Calvino e delle sue ‘città invisibili’: ‘Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone’.
Finalmente non siamo più banali discendenti, ma eredi a pieno titolo del nostro passato. Abbiamo scelto di dare forma al nostro presente e al nostro futuro investendo ancora sul mare. Come nell’800. Col più grande progetto sul sistema idrico fognario e di risanamento ambientale e di riqualificazione urbana della marina che il Paese conosce.
E ancora stiamo nel presente, guardando al domani, investendo sui luoghi della cultura, dell’arte. Al deserto delle paure, magari alimentate dalle connessioni e dall’algoritmo opponiamo piazze vere, che vivono di relazioni tra persone. Come la piazza sull’acqua dove parte la via Emilia, sul ponte millenario di Tiberio. Piazze come questo Teatro ritrovato o come il Museo internazionale dedicato a Federico Fellini, che sarà pronto l’anno prossimo e alla cui apertura confidiamo di potere contare ancora sulla Sua pazienza e quindi sulla Sua presenza.
Rimini non è una città perfetta, non è arrivata. Ma è in cammino. Se in fondo 2 italiani su 3 ci sono venuti e se 2 europei su 4 la conoscono, con le sue decine e decine di milioni di presenze, è anche perché il senso di libertà, l’apparente spensieratezza ha fondamenta solide: quelle del dolore e quelle della bellezza, quelle di progetti che danno un senso al futuro.
Questa, signor presidente, è Rimini. Come questo Teatro, che è sì com’era e dov’era, ma ricostruito per come sarà, per stare nella modernità, con le sue 8 sale, un museo e l’arena esterna delle arti.
Grazie ancora signor presidente.  Averla con noi con uno dei più grandi talenti italiani che il Paese abbia, il maestro Muti, è una pagina straordinaria di questo libro italiano, chiamato Rimini.
Ancora una volta, benvenuti e buona serata.

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